Diventeremo una cellula cancerogena da estirpare?

C’è gente che si rifiuta di ammettere la Shoah, (il piano per l’eliminazione di milioni di ebrei nei campi di sterminio nazisti) e c’è gente che non ammette le mutazioni climatiche della Terra.

I primi riscuotono il biasimo dell’umanità intera; i secondi, che fino a poco tempo fa sorridevano cinicamente, adesso vedono le loro convinzioni contestate da fatti innegabili. Mantengono le loro posizioni perché costringono gli scienziati a non dire tutto quello che sanno, come è già stato denunciato da differenti e seri mezzi alternativi di comunicazione. È la ragione rimbecillita che persegue l’accumulo di ricchezza senza nessun’altra considerazione.

In tempi recenti abbiamo conosciuto eventi estremi della massima gravità: Katrina e Sandy negli Stati Uniti, tifoni terribili nel Pakistan e in Bangladesh, tsunami nel sud est dell’Asia e in Giappone dove sono state pericolosamente danneggiate le centrali termonucleari di Fucushima e ultimamente il disastroso tifone Haiyan nelle Filippine con migliaia di vittime.

Oggi è noto che la temperatura del Pacifico tropicale, dove nascono i principali tifoni, rimaneva normalmente al di sotto dei 19,2° centigradi. Le acque marine si sono a poco a poco riscaldate fino al punto che dal 1976 in poi le temperatura si è attestata intorno ai 25° centigradi e nel periodo 1977-1998 raggiungeva i 30° centigradi. Ciò comporta una grande evaporazione di acqua. Gli eventi estremi avvengono a partire dai 26° centigradi.

Con il riscaldamento, i tifoni si formano sempre più spesso e con maggiore velocità. Nel 1951 viaggiavano a 240 km all’ora; dal 1960 al 1980, la velocità sale intorno ai 275 km/h; nel 2006 sono arrivati a 306 km all’ora; nel 2013 agli spaventosi 380 km/h.

Negli ultimi mesi quattro relazioni ufficiali di organismi legati all’Onu hanno lanciato allarmi fortissimi sulle gravi conseguenze del crescente riscaldamento globale. E’ certo al 90% e ci sono le prove che il surriscaldamento è provocato dall’attività irresponsabile degli esseri umani e dai paesi industrializzati.

Nel mese di settembre, il IPPC che vede articolati oltre 1000 scienziati l’ha confermato; lo stesso ha fatto il Programma Ambiente dell’Onu (PNUMA); in seguito il rapporto internazionale sullo stato degli oceani che denuncia l’aumento dell’acidità e conseguente minore assorbimento di CO2; infine il 13 novembre a Ginevra l’ Organizzazione Meteorologica Mondiale. Tutti unanimi nell’affermare che non stiamo andando incontro al riscaldamento globale: già ci stiamo dentro. Se all’inizio della rivoluzione industriale l’anidride carbonica era di 280 ppm (parti per milione), nel 1990 si era alzata a 350 ppm e oggi è arrivata a 450 ppm. Quest’anno si è saputo che in qualche posto del pianeta si è già sfondata la barriera dei 2° centigradi, il che può comportare danni irreversibili agli esseri viventi.

Poche settimane fa, la Segretaria Esecutiva della Convenzione sul Clima dell’Onu, Christiana Figeres sul più bello di un’intervista collettiva, è scoppiata in un pianto irrefrenabile, mentre denunciava che i paesi non fanno quasi niente per l’adattamento e la riduzione del riscaldamento globale. Yeb Sano ha pianto davanti ai rappresentanti di 190 paesi, mentre raccontava l’orrore del tifone che ha decimato il suo paese e raggiunto la sua stessa famiglia. La maggioranza non ha potuto trattenere le lacrime. Ma per molti erano lacrime di coccodrillo. I rappresentanti portano con sé già al loro arrivo le istruzioni previamente prese dai loro governi e i grandi rendono difficile in molti modi qualsiasi tipo di consenso. Là stanno anche i detentori del potere nel mondo, padroni delle miniere di carbone, azionisti delle compagnie petrolifere o industriali della siderurgia. Tutti chiedono che le cose restino come stanno. Questo è il peggio che ci può succedere, perché in così il cammino incontro all’abisso diventa diretto e fatale. Perché questa opposizione irrazionale?

Andiamo dritti alla questione centrale: questo caos ecologico è il tributo da pagare al nostro modo di produzione che devasta la natura e alimenta la cultura della crescita illimitata. O cambiamo il nostro paradigma di relazione con la Terra e verso i beni resi e servizi naturali o andremo a tutta birra incontro al peggio. Il paradigma vigente si regge su questa logica: quanto posso guadagnare con il minor investimento possibile nel più breve lasso di tempo, con l’innovazione tecnologica e con maggiore impatto competitivo?

La produzione è per il puro e semplice consumo che genera accumulazione, questo è l’obiettivo principale. La devastazione della natura e l’impoverimento dell’ecosistema qui coimplicati sono pure esternalità (non entrano nella contabilità dell’impresa). Siccome l’economia neoliberale si regge strettamente sulla competizione e non sulla cooperazione, si stabilisce una guerra di mercato, di tutti contro tutti. Chi paga il conto sono gli esseri umani (ingiustizia sociale) e la natura (ingiustizia ecologica).

La Terra non sopporta più questo tipo di guerra totale contro di lei. Lei ha bisogno di un anno e mezzo per riporre l’equivalente che le abbiamo strappato in sei mesi. Il riscaldamento globale è la febbre che denuncia che è malata, gravemente malata.

O cominciamo a sentirci parte della natura e allora la rispettiamo come noi stessi, o passiamo dal paradigma di conquista e di dominazione a quello della cura e della convivenza e produciamo rispettando i ritmi naturali e entro i limiti di età di ogni ecosistema oppure prepariamoci per amare lezioni che la Madre Terra ci darà. E non è esclusa la possibilità che essa non non ci voglia mai più sulla sua faccia e si liberi di noi come noi ci liberiamo di una cellula cancerogena. Lei continuerà, coperta di cadaveri, ma senza di noi. Che Dio non permetta un simile tragico destino.

Leonardo Boff è autore di Proteger a Terra e cuidar da vida. Como escapar do fim do mundo, Record, Rio de Janeiro 2011.

Traduzione di Romano Baraglia

Theologie von Frauen und aus der Perspektive von Frauen

 

 

 

Papst Franziskus sagte, wir bräuchten eine profundere Theologie von Frauen und ihrer Mission in Welt und Kirche. Das stimmt zwar, aber es kann ihm nicht entgangen sein, dass bereits eine große Bandbreite an feministischer Theologie höchster Qualität existiert, die von Frauen und aus der Perspektive von Frauen geschaffen wurde und die unsere Erfahrungen von Gott erheblich bereichert hat. Ich habe mich selbst diesem Thema intensiv gewidmet und schließlich zwei Bücher darüber geschrieben: Das mütterliche Antlitz Gottes (1989) und Femenino-Masculino (Weiblich-Männlich), 2010, Letzteres in Zusammenarbeit mit der Feministin Rosemarie Muraro. Unter so vielen zeitgenössischen Theologinnen beschloss ich, zwei große Theologinnen der Geschichte hervorzuheben, die wirklich einiges bewegt haben: die Heilige Hildegard von Bingen (1098-1179) und die Heilige Juliana von Norwich (1342-1416).

Hildegard von Bingen, die vielleicht erste Feministin innerhalb der Kirche, war eine außerordentliche und geniale Frau, und dies nicht nur für ihre Zeit, sondern für alle Zeiten. Sie war eine Benediktinerin und Äbtissin ihres Klosters Rupertsberg in Bingen am Rhein, eine Prophetin (profetessa germanica), Mystikerin, Theologin, leidenschaftliche Predigerin, Komponistin, Poetin, Naturkennerin, Heilkundige, Dramatikerin und deutsche Schriftstellerin.

Für ihre Biographen und für Gelehrte ist es ein Rätsel, wie diese Frau all dies in der engstirnigen und chauvinistischen mittelalterlichen Welt vollbringen konnte. In allen Gebieten, die sie betrat, brillierte sie mit Exzellenz und enormer Kreativität. Sie schrieb zahlreiche Bücher über Mystik, Poesie, Naturwissenschaften und Musik. Ihr wichtigstes Werk, das sogar noch heute gelesen wird, ist Scivias Domini (Wisse die Wege des Herrn).

Hildegard war vor allem eine Frau, die mit göttlichen Visionen begabt war. In den autobiografischen Texten schreibt sie: „Als ich 42 Jahre und sieben Monate alt war, kam ein feuriges Licht mit Blitzesleuchten vom offenen Himmel hernieder. Es durchströmte mein Gehirn und durchströmte mir Herz und Brust gleich einer Flamme, die jedoch nicht brannte, sondern wärmte, wie die Sonne den Gegenstand erwärmt, auf den sie ihre Strahlen legt. Nun erschloss sich mir plötzlich der Sinn der Schriften, des Psalters, des Evangeliums und der übrigen katholischen Bücher des Alten und Neuen Testamentes.“  (Auf der Wikipedia-Seite über Hildegard von Bingen finden sich eine exzellente Beschreibung sowie eine Bibliographie)

Es ist erstaunlich, dass sie über solche Kenntnisse über Kosmologie, Heilpflanzen, Anatomie und über die Geschichte der Menschheit hatte.  Die Theologie spricht von der „eingegossenen Wissenschaft“ als eine Gabe des Heiligen Geistes. Hildegard zeichnete sich durch diese Gabe aus.

Sie entwickelte eine interessante holistische Vision, wobei sie stets den Menschen mit der Natur und dem Kosmos verband. In diesem Kontext spricht sie vom Heiligen Geist als der Energie, die allen Dingen „viriditas“ verleiht. Viriditas kommt von „verde“, grün. Es bedeutet das Grün und die Frische, die alle vom Heiligen Geist durchdrungenen Dinge charakterisieren. Manchmal spricht sie von der „unermesslichen Süße des Heiligen Geistes, der in Seiner Gnade alle Geschöpfe umarmt“. (Flanagan, Hildegard von Bingen, 1998, S. 53). Hildegard entwickelte ein vermenschlichtes Gottesbild, da Er das Weltall „mit Macht und Milde“ regiert und alle Wesen mit Seiner fürsorglichen Hand und Seinem liebenden Blick begleitet (siehe N. Fierro,  Hildegarda of Bingen and her vision of the Feminine, 1994, 187).

Hildegard war vor allem bekannt für die von ihr entwickelten Heilmethoden, die noch immer in Österreich und Deutschland bei einigen Ärzten Anwendung finden. Sie zeigte eine erstaunliche Kenntnis des menschlichen Körpers und dafür, welche Wirkstoffe der Heilkräuter für die diversen Krankheiten geeignet sind. Im Jahr 2012 schrieb Papst Benedikt XVI sie ins Verzeichnis der Heiligen ein.

Eine andere berühmte Frau war Juliana von Norwich, England (1342-1415). Über ihr Leben ist wenig bekannt, wie z. B. ob sie eine Nonne oder eine weltliche Witwe war. Gewiss ist, dass Juliana in einem von Mauern umgebenen Gelände der Kirche von St. Julian eingeschlossen lebte. Im Alter von 30 Jahren wurde sie von einer schweren Krankheit erfasst, an der sie beinahe gestorben wäre. Zu einem bestimmten Zeitpunkt hatte sie Visionen von Jesus Christus, die fünf Stunden lang währten. Gleich darauf schrieb sie eine Zusammenfassung dieser Visionen. Zwanzig Jahre später, nachdem sie viel über die Bedeutung dieser Visionen nachgedacht hatte, schrieb sie eine längere und abschließende Fassung, „Revelations of Divine Love“ (Offenbarungen der Göttlichen Liebe), London, 1952. Dies ist der älteste, von einer Frau geschriebene Text auf Englisch.

Ihre Entdeckungen sind überraschend, denn sie zeugen von einem felsenfesten Optimismus, der aus ihrer Gottesliebe entstand. Sie spricht von der Liebe als Freude und Mitgefühl. Im Gegensatz zum Volksglauben ihrer Zeit und zu den Vorstellungen einiger heutiger Gruppen verstand sie Krankheiten nicht als Strafe Gottes. Für Juliana sind Krankheiten und die Pest Gelegenheiten, Gott zu erfahren.

Juliana sieht die Sünde als eine Art Lernmittel, mittels derer Gott uns auffordert, uns selbst zu erkennen und seine Barmherzigkeit zu suchen. Und sie sagt: Hinter dem, was wir Hölle nennen, liegt eine größere, stets siegreiche Wirklichkeit: die Liebe Gottes.

Da Jesus barmherzig und unsere geliebte Mutter mitfühlend ist, ist Gott selbst der barmherzige Vater und die Mutter grenzenloser Güte (Revelations, 119).

Nur eine Frau könnte solch eine Ausdrucksweise über Liebe und Mitgefühl benutzen und Gott als die Mutter unendliche Güte bezeichnen. So wird uns wieder vor Augen geführt, wie wichtig die weibliche Stimme für eine nicht-patriarchalische und daher vollständigere Vorstellung Gottes und des Heiligen Geistes ist, der alles Leben und das ganze Universum durchdringt.

Viele andere Frauen könnten hier genannt werden, wie z. B. die Heilige Theresa von Avila (1515-1582), Simone Weil (1909-1943), Madeleine Delbrel (1904-1964), Mutter Teresa und unter unseren Zeitgenossinnen Ivone Gebara und Maria Clara Bingemer, die den Glauben aus der weiblichen Perspektive sahen bzw. sehen. Und sie bereichern uns immer noch.

 

 Übersetzt von Bettina Gold-Hartnack

 

 

 

La importancia de la espiritualidad para la salud

Por regla general todos los trabajadores de la salud han sido modelados por el paradigma científico de la modernidad que ha hecho una separación drástica entre cuerpo y mente y entre ser humano y naturaleza. Así se han creado muchas especialidades que tantos beneficios han traído para el diagnóstico de las enfermedades y también para las formas de curación.

Reconocido estos méritos, no podemos sin embargo olvidar que se ha perdido la visión de totalidad: el ser humano dentro de una visión más amplia de la sociedad, de la naturaleza y de las energías cósmicas, la enfermedad como una fractura de esta totalidad, y la curación como la reintegración en ella.

Hay en nosotros una dimensión que responde por el cultivo de esta totalidad, que vela por el eje Estructurador de nuestra vida: es la dimensión del espíritu. Espiritualidad viene de espíritu; es el cultivo de lo que es propio del espíritu, su capacidad de proyectar visiones unificadoras, de relacionar todo con todo, de conectar y reconectar todas las cosas entre sí y con la Fuente de Originaria de todo ser.

Si el espíritu es relación y vida, su opuesto no es materia y cuerpo sino la muerte como ausencia de relación. En este sentido, espiritualidad es toda actitud y actividad que favorece la expansión de la vida, la relación consciente, la comunión abierta, la subjetividad profunda y la trascendencia como modo de ser, siempre dispuesto a nuevas experiencias y a nuevos conocimientos.

Los neurobiólogos y estudiosos del cerebro han identificado la base biológica de la espiritualidad; se encuentra en el lóbulo frontal del cerebro. Descubrieron empíricamente que siempre que se captan los contextos más globales o se produce una experiencia significativa de totalidad o también cuando que se abordan de forma existencial (no como objeto de estudio) realidades últimas cargadas de sentido, y se producen actitudes de adoración, devoción y respeto, hay una aceleración de las vibraciones periódicas de las neuronas localizadas allí. A este fenómeno lo llamaron el «punto Dios» en el cerebro o la aparición de la «mente mística» (Zohar, SQ: Inteligencia Espiritual, 2004). Es como un órgano interior por el cual se capta la presencia de lo Inefable dentro de la realidad.

Este hecho constituye un avance evolutivo del ser humano que, como ser humano-espíritu, percibe la Realidad Fontal sustentando todas las cosas. Se da cuenta de que sorprendentemente puede entablar un diálogo y buscar una comunión íntima con ella. Tal posibilidad lo dignifica, pues lo espiritualiza y lo conduce a un mayor grado de percepción del Enlace que conecta y reconecta todas las cosas. Se siente dentro de ese Todo.

Este «punto Dios» se revela por valores intangibles como más compasión, más solidaridad, más sentido de respeto y dignidad. Despertar este «punto Dios», quitar las cenizas con las que una cultura excesivamente racionalista y materialista lo cubrió, es permitir que la espiritualidad aflore en la vida de las personas.

A fin de cuentas espiritualidad no es pensar a Dios, sino sentir a Dios a través de ese órgano interior y experimentar su presencia y actuación desde el corazón. Lo percibimos como entusiasmo (en griego significa tener un dios dentro) que nos lleva y nos sana y nos da voluntad de vivir y de crear continuamente sentidos de existir.

¿Qué importancia prestamos a esta dimensión espiritual en el cuidado de la salud y de la enfermedad? La espiritualidad tiene una fuerza curativa propia. No es de ninguna manera algo mágico y esotérico. Se trata de potenciar las energías características de la dimensión espiritual, tan válida como la inteligencia, la libido, el poder, el afecto entre otras dimensiones de lo humano. Estas energías son altamente positivas como amar la vida, abrirse a los demás, establecer lazos de fraternidad y solidaridad, ser capaz de perdón, de misericordia y de indignación ante las injusticias de este mundo, como lo have ejemplarmente el Papa Francisco.

Además de reconocer todo su valor a las terapias conocidas hay todavía un supplément d’âme como dirían los franceses, un complemento de lo que ya existe, que lo refuerza y enriquece con factores oriundos de otra fuente de curación. El modelo establecido de medicina no tiene, por supuesto, el monopolio del diagnóstico y la curación. Es aquí donde se abre camino la espiritualidad.

La espiritualidad en primer lugar fortalece en la persona la confianza en las energías regenerativas de la vida, en la competencia del médico/a, en el cuidado diligente del enfermero/a. Sabemos por la psicología profunda y la transpersonal el valor terapéutico de la confianza en el curso normal de la vida. Confianza significa básicamente decir: la vida tiene sentido, vale la pena, tiene una energía interna que la autoalimenta, es preciosa. Esta confianza pertenece a una visión espiritual del mundo.

Pertenece a la espiritualidad la convicción de que la realidad que captamos es más de lo que los análisis nos dicen. Podemos tener acceso a la misma por los sentidos interiores, por la intuición y por los caminos secretos de la razón cordial. Se puede ver que hay un orden subyacente al orden sensible, como sostenía siempre el gran físico cuántico, y premio Nobel, David Bohm, alumno predilecto de Einstein.

Este orden subyacente responde de los órdenes visibles y siempre puede traernos sorpresas. A menudo los mismos médicos se sorprenden de la rapidez con que alguien se recupera o cómo situaciones consideradas normalmente como irreversibles, retroceden y acaban curando. En el fondo es creer que lo invisible e imponderable es parte de lo visible y previsible.

Pertenece también al mundo espiritual, la esperanza inquebrantable de que la vida no termina con la muerte, sino que se transfigura a través de ella. Nuestros sueños de regresar a la vida normal desencadenan energías positivas que contribuyen a la regeneración de la vida enferma.

Una fuerza mayor, sin embargo, es la fe de sentirse en la palma de la mano de Dios. Entregarse confiadamente a su voluntad, desear sinceramente la curación, pero también aceptar serenamente si nos llama a si: esto es la presencia de la energía espiritual. Nosotros no morimos, Dios viene a buscarnos y a llevarnos a donde pertenecemos desde siempre, a su casa a convivir con Él. Tales convicciones espirituales actúan como fuentes de agua viva, generadoras de curación y de potencia de vida. Es el fruto de la espiritualidad.

Traduccion de Maria Jose Gavito Milano

The importance of spirituality to health

As a general rule, health workers have all been trained in the modern scientific paradigm that draws a complete separation between mind and body, and between human beings and nature. Thus many specialties have been created that have been very beneficial for diagnosing illnesses and also for developing the means of curing them.

Having given credit where credit is due, we cannot forget, however, that the holistic vision has been lost: the human being within a wider concept of society, of nature and of the cosmic energies; illness as a rupture of that totality, and the cure as its reintegration.

There is in us a dimension responsible for cultivating that totality, one that looks to the Structuring axis of our lives: namely, the spiritual dimension. Spirituality comes from spirit; it is the cultivation of what is proper for the spirit, its capacity to project a unifying vision, to relate with everything, to connect and reconnect all things with each other and with the Original Source of all beings.

If the spirit is relationship and life, its opposite is not matter and body, but death, as the absence of relationships. In this sense, spirituality is every attitude and activity that favors the expansion of life, the conscious relationship, open communion, profound subjectivity and transcendence as a form of being, always open to new experiences and new knowledge.

Neurobiologists and scholars of the brain have identified the biologic basis of spirituality; it is found in the frontal lobe of the brain. They discovered empirically that when global contexts are captured, or a meaningful experience of the totality is produced, or when final realities charged with meaning are approached in an existential manner (rather than as objects of study), and attitudes of adoration, devotion and respect are produced, there is always an acceleration of the periodic vibrations of the neurons in that lobe. They call this phenomenon the «God point» in the brain, or the appearance of the «mystical mind»  (Zohar, SQ: Inteligencia Espiritual, 2004). It is like an inner organ, through which the presence of the Ineffable is captured within reality.

This fact constitutes an evolutionary advance of the human being who, as a human–spiritual being, perceives the Fontal Reality sustaining all things, realizing with surprise that it is possible to dialogue and seek an intimate communion with her.  This possibility dignifies the human, because it spiritualizes and leads one to a higher level of perceiving the Link that connects and reconnects all things. The human feels a part of that Whole.

This «God point» is revealed through intangible values such as greater compassion, more solidarity, and a deeper sense of respect and dignity. To awaken this «God point», to remove the ashes with which an excessively rationalist and materialistic culture covered it, is to allow that spirituality to flourish in people’s lives.

In fact, spirituality does not consist of thinking about God, but of feeling God, through that inner organ, and experiencing God’s presence and action from the heart. We perceive God as the enthusiasm (in Greek enthusiasm means to have a god within), that transports and heals us, gives us the will to live, and is continuously creating meaningful existence.

What importance should we give this spiritual dimension in caring for health and illness? Spirituality has a healing force of its own. It is not something magic and esoteric. It is about using the energies that characterize the spiritual dimension, which is as valid as intelligence, libido, power, and affection for other human dimensions. These energies are highly positive, such as to love life, to open up to others, to establish bonds of fraternity and solidarity, to be capable of forgiveness, mercy, and indignation, when facing the injustices of this world, as Pope Francis exemplarily does.

Besides recognizing the great value of the known therapies, there is still a supplément d’âme, as the French would say, a complement to what already exists, that strengthens and enriches it with factors arising from other sources of healing. The established model of medicine does not have, of course, a monopoly on diagnosis and healing. This is where spirituality opens a path.

In the first place, spirituality strengthens in the person the confidence in the regenerative energies of life, in the competence of the physician, in the diligent caring of the nurses. We know from the profound and transpersonal psychology the therapeutic value of confidence in the normal course of life. Confidence means basically to say: life has meaning, it is worth living, has an internal energy that nourishes it, it is beautiful. This confidence pertains to a spiritual vision of the world.

Spirituality carries the conviction that the reality we experience is more than what analysis tells us. We can have access to reality though the inner senses, by intuition and the secret paths of the cordial reason. It can be seen that there is an underlying order to the sensible order, as Nobel laureate, David Bohm, the great quantum physicist, a favorite disciple of Einstein, always maintained.

This underlying order responds to the visible orders and can always bring us surprises. Often physicians themselves are surprised by the rapid healing of some patients, or how conditions normally considered to be irreversible, turn around and wind up being cured. Deep down, it is to believe that the invisible and imponderable are part of the visible and foreseeable.

Also to the spiritual world pertains the unquenchable hope that life does not end with death, but that it is transformed through it. Our dreams of returning to normal life unleash positive energies that contribute to regaining health.

A major force, however, is the faith of feeling oneself in the palm of the hand of God. To confidently turn one’s self to His will, to sincerely wish to be cured, but also to serenely accept if He calls us to Himself: this is the presence of spiritual energy. We do not die, God comes seeking us, to take us where we have always belonged, to His home, to live together with Him. Such spiritual convictions act as the springs of the waters of life, generators of healing and of life’s potency.  It is the fruit of spirituality.

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, alfaro_melina@yahoo.com.ar,
done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.
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