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Covid-19: un attacco della Terra contro di noi

16/07/2020

Fino ad oggi, la preoccupazione per Covid-19 si è concentrata sulla medicina, sulla tecnica e su tutto quello che evita la contaminazione degli operatori sanitari. Si cerca urgentemente un vaccino efficace. Nella società, l’isolamento sociale ed evitare l’affollamento delle persone. Tutto questo è fondamentale. Tuttavia, non possiamo considerare il coronavirus come un fatto isolato. Deve essere visto nel contesto che ha permesso la sua apparizione.

Il virus è venuto dalla natura. Ebbene, come dice papa Francesco nella sua enciclica “sulla cura della Casa comune”: “Non abbiamo mai maltrattato e ferito la nostra Casa comune come negli ultimi due secoli” (n. 53). È stato il processo industriale a ferirla: il socialismo reale (fin quando è esistito) e soprattutto il sistema capitalistico ormai globalizzato. Questo è il Satana della Terra che la sta devastando e che la sta portando ad ogni tipo di squilibrio.

È il principale (non l’unico) responsabile delle varie minacce al sistema-vita e al sistema-Terra: dal possibile olocausto nucleare, al riscaldamento globale, alla carenza di acqua potabile, all’erosione della biodiversità. Faccio eco alle parole del noto geografo americano David Harley: “COVID-19 è la vendetta della natura per più di quarant’anni di maltrattamenti e abusi per mano di un estrattivismo neoliberale violento e non regolamentato”.

Isabelle Stengers, chimica e filosofa della scienza che ha lavorato a lungo in collaborazione con il premio Nobel Ilya Prigogine, sostiene la tesi che sottoscrivo anch’io: “il coronavirus sarebbe un’intrusione della Terra-Gaia nelle nostre società, una risposta all’antropocene”.

Sapevamo di altre intrusioni: la peste nera (la peste bubbonica) che proveniva dall’Eurasia ha decimato un totale stimato di 75-200 milioni di persone. In Europa, tra il 1346 e il 1353, causò la morte di gran parte della sua popolazione, che passò da 475 a 350 milioni di abitanti. Ci sono voluti 200 anni per riprendersi. È stata la più devastante mai conosciuta nella storia. Anche l’influenza spagnola è stata notevole. Originaria probabilmente negli Stati Uniti, tra il 1918-1920 ha contagiato 500 milioni di persone e causato 50 milioni di morti, tra cui il presidente eletto di Brasile Rodrigues Alves nel 1919.

Ora, per la prima volta, un virus ha attaccato l’intero pianeta, causando migliaia di morti senza poterlo fermare a causa della sua rapida diffusione, poiché viviamo in una cultura globalizzata con un grande movimento di persone che viaggiano in tutti i continenti e possono essere portatori dell’epidemia.

La Terra ha già perso il suo equilibrio e ne sta cercando uno nuovo. E questo nuovo potrebbe significare la devastazione di parti importanti della biosfera e di una parte significativa della specie umana.

Questo accadrà, anche se non sappiamo nè quando né come, dicono biologi famosi. Se arriva il temuto NBO (The Next Big One), il prossimo grande virus devastante, potrebbe, secondo il ricercatore dell’USP Prof. Eduardo Massad, portare alla morte circa due miliardi di persone, riducendo l’aspettativa di vita generale da 72 a 58 anni. Altri temono addirittura la fine della specie umana.

Il fatto è che siamo già dentro la sesta estinzione di massa. Secondo alcuni scienziati, abbiamo inaugurato una nuova era geologica, quella dell’antropocene e della sua espressione più dannosa, il necrocene. L’attività umana (antropocene) è responsabile della produzione in massa della morte (necrocene) degli esseri viventi.

I diversi centri scientifici che monitorano sistematicamente lo stato della Terra confermano che, anno dopo anno, i principali elementi che perpetuano la vita (acqua, suolo, aria pulita, semi, fertilità, clima e altro) si stanno deteriorando giorno dopo giorno. Quando finirà tutto questo?

Il giorno di superamento della Terra (The Earth Overshoot day) si è verificato il 29 luglio 2019. Ciò significa che in quella data tutte le risorse naturali disponibili e rinnovabili per quell’anno erano state già consumate. La Terra è andata in rosso, con un assegno scoperto.

Come fermare questo esaurimento delle risorse? Se insistiamo nel mantenere il livello di consumo attuale, soprattutto il consumo dispendioso, dobbiamo esercitare più violenza contro la Terra, costringendola a darci ciò che non ha più o non può più sostituire.

La reazione della Terra si è manifestata mediante eventi estremi, come la flortissima tempesta di vento di Santa Catarina alla fine di giugno (in Brasile) e mediante gli attacchi di diversi tipi di virus conosciuti: zika, chicungunya, ebola, Sars, l’attuale coronavirus e altri. Dobbiamo anche includere la crescita della violenza sociale, poiché la Terra e l’umanità costituiscono un’unica entità relazionale.

O cambiamo il nostro rapporto con la Terra viva e con la natura o dovremo fare i conti con nuovi e più potenti virus che potrebbero annientare milioni di vite umane. Il nostro amore per la vita, la saggezza umana dei popoli e il bisogno di cura non sono mai stato così urgenti.

*Leonardo Boff è ecoteologo e scrittore. Ha scritto il libro O Covid-19: A Mãe Terra contra-ataca a Humanidade, che sarà pubblicato dalla Editora Vozes quest’anno.

Traduzione di Mª José Gavito e Stefano Toppi Leia mais…

EL Papa Francisco y la Pandemia Coronavirus

15/07/2020

Pablo Richard es un teólogo chileno que vive en Costa Rica y es membro do DEI que tantas contribuciones ha dado a la tología de la liberación en articulación la economía y la Biblia. Es también exégeta, con vastos conocimientos en el campo de la sociología y hace un admirable trabajo con comunidades de base con la lectura popular de la Biblia. Tiene varios libros de gran calidad. Publicamos este trabajo singular. Muchisimos analistas de todo el mundo  se parecen a “Fachidioten” idiotas especializados:todo está concentrado en la medicina,en las técnicas, los insumos, especialmente las mascarillas y la búsqueda desesperada de una vacuna. Practicamente son poquisimos que hablan de la naturaleza de  donde viene el coronovírus. El vírus es una especie de contaataque de la Tierra-Gaia en razón de las seculares agresiones de los humanos contra ella. Si no cambianos nuestra relación con la naturaleza, la Tierra nos va a enviar vírus todavía más mortales. El futuro sera una articulación entre ecologia y economia pensandolo todo desde la ecologia pues ella tendrá centralidad y pondrá limites en la voracidad productivista. Una fuente de inspiración para lo Nuevo  que vendrá es la enciclica del Papa Francisco Laudato Si: sobre  el cuidado de la Casa Común. Richard recolectó los mejores textos para mejor entender las causas  porqué el Covid-19 hice su intrusión en todo el planeta y como salir de esta crisis de dimensión planetaria.  LBoff

 

                EL Papa Francisco y la Pandemia Coronavirus

Pandemia es una enfermedad que se extiende a muchos países y continentes, que ataca a muchos individuos de una localidad o región. La pandemia coronavirus atacó y llegó a toda la tierra porque el mundo estaba destruido y

desarticulado mundialmente. La pandemia coronaviru no nació de la nada y ni nos atacó como una fuerza misteriosa invisible. Nuestro sistema económico social de los últimos tiempos le marcó el camino y le dio toda su fuerza.

 El Papa Francisco 5 años antes del ataque del Coronavirus, publicó su CARTA ENCÍCLICA “LAUDATO Si SOBRE EL CUIDADO DE LA CASA COMÚN.” Es su pensamiento ecológico más

completo. Si esa ecología fuese real no tendríamos pandemia coronavirus.

 

Citas textuales de la encíclica:

 

  1. “Laudato si, mi Signore”. «Alabado seas, mi Señor», cantaba san Francisco de Asís. «Alabado seas, mi Señor, por la hermana nuestra madre tierra, la cual nos sustenta, y gobierna ”
  2. “Entre los pobres más abandonados y maltratados, está nuestra oprimida y devastada tierra, que «gime y sufre dolores de parto» (Rm 8,22). Olvidamos que nosotros mismos somos tierra (cf. Gn 2,7). Nuestro propio cuerpo está constituido por los elementos del planeta, su aire es el que nos da el aliento y su agua nos vivifica y restaura.”

 

  1. Merecen una gratitud especial quienes luchan con vigor para resolver las consecuencias dramáticas de la degradación ambiental en las vidas de los más pobres del mundo. Los jóvenes nos reclaman un cambio. Ellos se preguntan cómo es posible que se pretenda construir un futuro mejor sin pensar en la crisis del ambiente y en los sufrimientos de los excluidos. “

 

“LO QUE LE ESTÁ PASANDO A NUESTRA CASA.

Contaminación y cambio climático, basura y cultura del descarte”

 

  1. “Hay que considerar la contaminación producida por los residuos, incluyendo los desechos peligrosos presentes en distintos ambientes. La tierra, nuestra casa, parece convertirse cada vez más en un inmenso depósito de porquería.“

 

  1. “Hay un consenso científico muy consistente que indica que nos encontramos ante un preocupante calentamiento del sistema climático.”

 

  1. “ Si la actual tendencia continúa, este siglo podría ser testigo de cambios climáticos inauditos y de una destrucción sin precedentes de los ecosistemas, con graves consecuencias para todos nosotros.

 

  1. El cambio climático es un problema global con graves dimensiones ambientales, sociales, económicas, distributivas y políticas, y plantea uno de los principales desafíos actuales para la humanidad. “

 

  1. Un problema particularmente serio es el de la calidad del agua disponible para los pobres, que provoca muchas muertes todos los días.

 

  1. “Mientras se deteriora constantemente la calidad del agua disponible, en algunos lugares avanza la tendencia a privatizar este recurso escaso, convertido en mercancía que se regula por las leyes del mercado. “

 

  1. “ Los impactos ambientales podrían afectar a miles de millones de personas, pero es previsible que el control del agua por parte de grandes empresas mundiales se convierta en una de las principales fuentes de conflictos de este siglo.”

 

33.”Cada año desaparecen miles de especies vegetales y animales que ya no podremos conocer, que nuestros hijos ya no podrán ver, perdidas para siempre.

 

  1. “Hoy advertimos el crecimiento desmedido y desordenado de muchas ciudades que se han hecho insalubres para vivir. No es propio de habitantes de este planeta vivir cada vez más inundados de cemento, asfalto, vidrio y metales, privados del contacto físico con la naturaleza.”


  1. El ambiente humano y el ambiente natural se degradan juntos, y no podremos afrontar adecuadamente la degradación ambiental si no prestamos atención a causas que tienen que ver con la degradación humana y social.

 

RAÍZ HUMANA DE LA CRISIS ECOLÓGICA

 

  1. “En algunos círculos se sostiene que la economía actual y la tecnología resolverán todos los problemas ambientales,
  2. del mismo modo que se afirma, con lenguajes no académicos, que los problemas del hambre y la miseria en el mundo simplemente se resolverán con el crecimiento del mercado. “

 

UNA ECOLOGÍA INTEGRAL

 

  1. “No hay dos crisis separadas, una ambiental y otra social, sino una sola y compleja crisis socio-ambiental.“

 

  1. “A las próximas generaciones podríamos dejarles demasiados escombros, desiertos y suciedad. El ritmo de consumo, de desperdicio y de alteración del medio ambiente ha superado las posibilidades del planeta, de tal manera que el estilo de vida actual, por ser insostenible, sólo puede terminar en catástrofes, como de hecho ya está ocurriendo periódicamente en diversas regiones.”

 

Nota final.

¿Como veríamos el mundo si hubiéramos leído y puesto en practica la encíclica “LAUDATO SI” del Papa Francisco publicada en junio 2015 ?

 

FIN

 

 

In omaggio agli indigeni uccisi dal Covid-19

14/07/2020

Sono molti i nostri fratelli e sorelle indigeni che stanno morendo a causa del Covid-19 e della mancanza di attenzione per le politiche genocide ed etnocide dell’attuale governo.

Voglio dedicare loro questo bellissimo mito-storia dei popoli amazzonici sul significato della morte e sull’ingresso nella felicità suprema. Penso anche ai parenti delle migliaia di persone che sono morte a causa del coronavirus. Per tutti la nostra solidarietà e le nostre parole di conforto.

Ci chiediamo sempre: come fanno i morti ad arrivare in paradiso? C’è la convinzione tra i popoli che tutti devono fare un viaggio. E in quel viaggio ci sono delle prove da superare. Secondo questa storia dei popoli amazzonici, ognuno deve purificarsi, diventare luce, per potersi immergere in quel mondo di gioia e di festa dove sono tutti gli antenati e i parenti morti.

A causa della mancanza di attenzione da parte delle autorità che disprezzano e persino odiano le popolazioni indigene, molti pajé stanno morendo, vittime dei Covid-19. Con loro scompare un’intera biblioteca di conoscenze che hanno ereditato, arricchito e sempre trasmesso alle nuove generazioni. Con la loro morte c’è una dolorosa rottura con questa tradizione. Loro e noi soffriamo e siamo più poveri. Per tutti loro la nostra profonda solidarietà e compassione, noi soffriamo il dolore che soffrono loro: L.Boff.

* * * * * * * * * * * * * *

In molte tribù amazzoniche si crede che i morti si trasformino in farfalle. Durante il tempo necessario alla purificazione, ciascuna assume una forma adeguata. Quelle che si purificano presto sono molto leggere, con poche ore di vita e con colori bianchi. Penetrano direttamente nel mondo della felicità.

Quelle che hanno bisogno di più tempo sono più piccole, più leggere e più colorate. E quelle che hanno bisogno di molto tempo sono più grandi, più pesanti e di colore più scuro.

Tutte volano di fiore in fiore, succhiando il nettare e diventando più forti per portare il proprio peso quando si alzano verso il cielo, dove vivranno felici con tutti gli antenati e i parenti, che sono soltanto dall’altra parte della vita.

Per alleviare la saudade infinita per il marito, Coaciaba camminava quando poteva lungo la riva del fiume, guardando le farfalle, o vicino ai campi lavorati, dove svolazzavano anche i colibrì e molti insetti.

Da tanta tristezza, Coaciaba finì per morire. Non solo si muore di malattia, di vecchiaia o di un virus maligno della natura. Si muore anche di saudade della persona amata.

Guanambi, sua figlia, rimase completamente sola. Inconsolabile, piangeva molto, soprattutto all’ora in cui sua madre la portava a fare una passeggiata. Anche se era piccola, voleva solo visitare la tomba di sua madre. Non voleva più vivere. Chiedeva a lei e agli spiriti di venire a prenderla e portarla con la sua madre.

Da tanta tristezza, Guanambi languiva giorno dopo giorno e anche lei finì per morire. I suoi parenti erano molto addolorati per le tante disgrazie che avevano colpito la stessa famiglia.

Ma curiosamente il suo spirito non si è trasformato in farfalla come negli altri indiani della tribù. Rimane imprigionato dentro un bellissimo fiore di lillà, molto vicino alla tomba di sua madre. Così poteva stare con la madre, come aveva chiesto agli spiriti.

La madre, Coaciaba, il cui spirito si era effettivamente trasformato in farfalla, volava di fiore in fiore succhiando il nettare per rafforzarsi e prepararsi al suo viaggio verso il cielo.

Un giorno, al tramonto, zigzagando di fiore in fiore, atterrò su un bellissimo fiore di lillà. Mentre succhiava il nettare, sentì un pianto triste e dolce. Il suo cuore tremò e quasi svenne dall’emozione. Aveva riconosciuto da dentro il fiore la piccola voce della sua amata figlia Guanambi; come poteva essere imprigionata lì? Si rimise dell’emozione e disse:

“Bimba mia, mamma è qui con te. Stai tranquilla che vado liberarti perché possiamo volare insieme verso il cielo”.

Ma ben presto si rese conto che si trattava di una farfalla molto leggera e non aveva la forza di aprire i petali, spezzare il fiore e liberare la sua amata bambina. Così si è raccolta in un angolo e, in lacrime, ha implorato lo Spirito Creatore e tutti gli antenati della tribù:

“Per l’amore di mio marito, guerriero coraggioso, morto in difesa di tutti i suoi parenti, per la compassione di mia figlia orfana, Guanambi, prigioniera nel cuore del fiore di lillà, ti imploro, Spirito di bontà, e tutti voi anziani della nostra tribù: trasformatemi in un uccello veloce e agile, dotato di un becco appuntito per rompere il fiore di lillà e liberare la mia cara bambina”.

Tale fu la compassione suscitata dalla Coaciaba che lo Spirito Creatore e gli anziani della tribù risposero prontamente alla sua richiesta. La trasformarono in un bellissimo, leggero, agile colibrì, che atterrò immediatamente sul fiore di lillà. Gli sussurrò con una voce piena di tenerezza:

“Bambina mia, sono io, tua madre. Niente paura. Sono stata trasformata in un colibrì per venire a liberarti”.

Con il suo becco appuntito, tirò fuori con cura un petalo dopo l’altro fino ad aprire il cuore del fiore. Lì c’era Guanambi che sorrideva, allungando le braccia alla madre.

Purificate e abbracciate, volarono verso l’alto, sempre più in alto, fino a raggiungere insieme il cielo.

Da allora, c’è un’usanza tra molti indigeni amazzonici: ogni volta che una creatura orfana muore, si ricopre il suo piccolo corpo di fiori di lillà, come se fosse dentro un grande fiore, nella certezza che la madre, in forma di colibrì, verrà a cercarla per volare abbracciate al cielo, dove saranno eternamente insieme e felici con tutti i loro antenati e tutti gli altri parenti.

*Leonardo Boff ha riscritto miti-storie dei nostri popoli indigeni: Il matrimonio tra cielo e la Terra, Mar de ideias, Rio de Janeiro 2014.

Traduzione di Maria José Gavito e Stefano Toppi

En homenaje a los indígenas muertos por la Covid-19

11/07/2020

Son muchos nuestros hermanos y hermanas indígenas que están muriendo por causa de la Covid-19 por y la falta de atención de las políticas genocida y etnocida del actual gobierno.

Quiero dedicarles este bello mito-historia de los pueblos amazónicos sobre el sentido de la muerte y la entrada en la suprema Felicidad. Es también para los familiares de los miles de fallecidos a causa del coronavirus. Para todos nuestra solidaridad y nuestras palabras de consuelo.

Siempre nos preguntamos: ¿cómo llegan al cielo las personas fallecidas? Existe la convicción entre los pueblos de que todos deben hacer un viaje. Y en ese viaje hay que pasar pruebas. Según este relato de los pueblos amazónicos, cada uno debe purificarse, volverse leve para poder sumergirse dentro de ese mundo de alegría y de fiesta donde están todos los antepasados y los parientes fallecidos.

Por causa de la falta de atención de las autoridades que desprecian e incluso odian a los pueblos originarios, muchos pajés están muriendo, víctimas de la Covid-19. Con ellos desaparece una biblioteca completa de conocimientos que ellos heredaron, enriquecieron y pasan siempre a las nuevas generaciones. Con su muerte se produce una ruptura dolorosa de esa tradición. Ellos y nosotros sufrimos y quedamos más pobres. Para todos ellos nuestra profunda solidaridad y compasión, sufrimos el dolor que ellos sufren: LBoff

En muchas tribus de la Amazonia se cree que los muertos se transforman en mariposas. Durante el tiempo necesario para la purificación, cada cual adquiere una forma adecuada. Las que se purifican pronto, son albísimas, con pocas horas de vida y con colores blancos. Penetran directamente en el mundo de la felicidad.

Las que necesitan más tiempo son más pequeñas, ligeras y multicolores. Y las que necesitan mucho tiempo son más grandes, pesadas y de colores oscuros.

Todas ellas vuelan de flor en flor, chupando el néctar y fortaleciéndose para cargar su propio peso cuando se alcen al cielo, donde vivirán felices con todos los antepasados y parientes, que están solo en el otro lado de la vida.

En aquella selva se cuenta la siguiente historia:

Coaciaba, era una joven india, esbelta y de rara belleza. Había quedado viuda muy pronto, pues su marido, valiente guerrero, cayó bajo una flecha enemiga. Cuidaba con extremo cariño de su única hijita, Guanambi.

Para aliviar la saudade interminable del marido, paseaba cuando podía por la orilla del río, mirando las mariposas, o por el campo, cerca del sembrado, donde también revoloteaban colibrís y muchos insectos.

De tanta tristeza, Coaciaba acabó muriendo. No sólo se muere de enfermedad, de vejez o por un virus maligno de la naturaleza. También se muere de saudade de la persona amada.

Guanambi, su hija, quedó completamente sola. Inconsolable, lloraba mucho, especialmente a la hora en que su madre solía llevarla de paseo. Aun siendo pequeña, sólo quería visitar el túmulo de su madre. No quería vivir más. Le pedía a ella y a los espíritus que viniesen a buscarla y la llevasen donde estuviese su madre.

De tanta tristeza, Guanambi fue languideciendo día tras día hasta que también ella murió. Sus parientes estaban muy apenados con tanta desgracia sobrevenida sobre la misma familia.

Pero curiosamente su espíritu no se volvió mariposa como en los demás indios de la tribu. Quedó aprisionado dentro de una linda flor de lila, muy cerca de la sepultura de su madre. Así podía estar junto a su madre, como había pedido a los espíritus.

La madre, Coaciaba, cuyo espíritu sí se había trasformado en mariposa, volaba de flor en flor chupando el néctar para fortalecerse y preparar su viaje al cielo.

Cierto día, al atardecer, zigzagueando de flor en flor, se posó sobre una linda flor de lila. Al chupar el néctar, oyó un lloriqueo triste y dulce. Su corazón se estremeció y casi desfalleció de emoción. Había reconocido dentro de ella la vocecita de su querida hija Guanambi. ¿Cómo podía estar aprisionada allí? Se rehízo de la emoción y dijo:

-Hija querida, mamá está aquí contigo. Estate tranquila que voy a liberarte para que podamos volar juntas al cielo.

Pero pronto se dio cuenta de que era una levísima mariposa y no tenía fuerzas para abrir los pétalos, romper la flor y libertar a su hijita querida. Entonces se recogió en un rincón y, entre lágrimas, suplicó al Espíritu creador y a todos los ancestros de la tribu:

-Por amor a mi marido, valiente guerrero, muerto en defensa de todos los parientes, por compasión de mi hija huérfana, Guanambi, presa en el corazón de la flor de lila, os imploro, Espíritu de bondad y a todos vosotros ancianos de nuestra tribu: transfórmenme en un pajarillo veloz y ágil, dotado de un pico puntiagudo para romper la flor de lila y liberar a mi querida hijita.

Tanta fue la compasión despertada por Coaciaba que el Espíritu creador y los ancianos de la tribu atendieron sin tardanza su súplica. La transformaron en un bellísimo colibrí, ligero, ágil, que se posó inmediatamente sobre la flor de lila. Le susurró con voz cargada de ternura:

-Hijita, soy yo, tu mamá. No te asustes. He sido transformada en un colibrí para venir a liberarte.

Con el pico puntiagudo fue sacando con cuidado un pétalo tras otro hasta abrir el corazón de la flor. Allí estaba Guanambi sonriente, tendiendo los bracitos hacia su madre.

Purificadas y abrazadas volaron hacia lo alto, cada vez más alto hasta llegar juntas al cielo.

Desde entonces existe entre muchos indígenas amazónicos la siguiente costumbre: siempre que muere una criatura huérfana, se cubre su cuerpecito con flores de lila, como si estuviese dentro de una gran flor, en la certeza de que su madre, en forma de colibrí, vendrá a buscarla para volar abrazadas al cielo, donde estarán eternamente juntas y felices con todos los antepasados y todos sus demás parientes.

*Leonardo Boff reescribió mitos-historias de nuestros pueblos indígenas: El casamiento entre el cielo y la Tierra, Mar de Ideias, Rio de Janeiro 2014.
Traducción de Mª José Gavito Milano

 

 

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