Un’escalation della guerra Russia-Ucraina potrebbe mettere in pericolo la vita sulla Terra

               Leonardo Boff

Sempre più spesso si sente parlare di un’escalation della guerra tra Russia e Ucraina, provocata dallo stesso Putin che alla fine ha ammesso, l’eventuale uso di armi nucleari tattiche. Non distruggono molto, ma la radioattività emessa potrebbe rendere la regione inabitabile per molti anni. La ragione fondamentale è che la Russia non può perdere la guerra.

Questa situazione è peggiorata quando la NATO, sotto la pressione degli Stati Uniti, ha esteso la sua azione offensiva dall’Atlantico al Pacifico con l’adesione del Giappone, della Corea del Sud, dell’Australia e della Nuova Zelanda.

La NATO si è vergognosamente sottomessa alla volontà imperiale degli USA. Sembra che non abbia imparato nulla dalle due guerre del XX secolo in Europa che hanno fatto 100 milioni di vittime.

Si sa oggi che dietro la guerra che si sta svolgendo in Ucraina, c’è uno scontro tra USA e Russia/Cina al fine di chi detiene il dominio geopolitico del mondo. Finora ha prevalso un mondo unipolare con il predominio completo degli USA.

Il nostro maestro in geopolitica Luiz Alberto Moniz Bandeira (1935-2017) nel suo minuzioso libro ‘A desordem mundial:o espectro da total dominação (Civilização Brasileira, RJ 2016) ha evidenziato, chiaramente, i tre mantra fondamentali del Pentagono e della politica estera nord-americana:

  • one World-one Empire (USA);
  • full spectrum dominance: dominare l’intero spettro della realtà, sulla terra, nel mare e nell’aria con circa 800 basi militari distribuite in tutto il mondo;
  • destabilizzare tutti i governi dei paesi che resistono o si oppongono a questa strategia imperialista come è avvenuto in Honduras, in Bolivia e nel Brasile con il golpe contro Dilma Rousseff nel 2016 e poi con l’ingiusta detenzione di Lula.

Gli USA non rinunciano al loro proposito di essere l’unica potenza mondiale. Si dà il caso che l’impero nord-americano sia alla deriva, per quanto faccia ancora appello al suo eccezionalismo e al “destino manifesto”, secondo il quale gli USA sarebbero il nuovo popolo di Dio che porterà alle nazioni democrazia, libertà e diritti (sempre inteso all’interno del codice capitalista).

Nel frattempo, la Russia si è armata con potenti armi nucleari, con missili inattaccabili e sta disputando per essere parte della leadership nel processo di globalizzazione. Ha fatto irruzione la Cina con nuovi progetti come la ‘via della seta’ e come potenza economica che ha già superato quella nord-americana. In parallelo a ciò è emerso nel Sud Globale, un gruppo di paesi il cui acronimo è BRICS di cui il Brasile partecipa. In altre parole, non esiste più un mondo unipolare, ma multipolare.

Questo fatto esaspera l’arroganza dei suprematisti neocon che affermano che è necessario continuare la guerra in Ucraina per dissanguare ed eventualmente devastare la Russia e neutralizzare la Cina per affrontarla in una fase successiva. In questo modo torneremmo al mondo unipolare.

Ecco qui gli elementi che possono generare una terza guerra mondiale che sarà terminale. Papa Francesco, nella sua chiara intuizione, ha più volte detto che siamo già nella “terza guerra mondiale a pezzi”. Per questo afferma con tono quasi disperato (ma sempre personalmente speranzoso) che “siamo tutti sulla stessa barca; o ci salviamo tutti o non si salva nessuno” (Fratelli tutti n.32). È la ragione diventata irrazionale e impazzita. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha spesso ripetuto: “l’unica alternativa è la cooperazione di tutti o il suicidio collettivo”.

Perché l’occidente europeo ha optato per la volontà di potenza e non per la volontà di vivere di pacifisti come Albert Schweitzer, Leon Tolstoy, Mahatma Gandhi, Luther King Jr e Dom Helder Câmara? Perché l’Europa, che ha prodotto una grande cultura e tanti geni, santi e sante, ha scelto questa strada che potrebbe devastare l’intero pianeta fino a renderlo inabitabile? Ha lasciato irrompere, senza controllo, il più pericoloso degli archetipi – secondo C.G.Jung – quello del potere, capace di auto-distruggerci? Ecco un mistero della storia umana da decifrare.

Perché è in questo Dio vivente e fonte di vita che riponiamo la nostra ultima speranza. Questo va oltre i limiti della scienza e della ragione strumentale-analitica. È l’atto di fede che rappresenta anche una virtualità presente nel processo cosmo-genico globale. L’alternativa a questa speranza è l’oscurità. Ma la luce ha più diritti dell’oscurità. In questa luce noi crediamo e speriamo.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV: una nuova visione e un nuovo stile pontificio

      Leonardo Boff

Nel finire la lettura della prima enciclica di Papa Leone XIV notiamo, con sorpresa, l’introduzione di un nuovo stile argomentativo: non più il classico stile ecclesiastico, con i suoi numerosi riferimenti ai pensatori cristiani dei primi secoli. Ma uno nuovo, contemporaneo, che dialoga con i diversi campi del sapere e con autori, uomini e donne, al di là della loro origine confessionale. Ci sembra di leggere un testo di un teologo contemporaneo.

Innanzitutto, è opportuno sottolineare il tono generalmente fiducioso dell’enciclica nell’affrontare un tema così controverso e spinoso come quello dell’Intelligenza Artificiale (IA). Ma è realistico nel descrivere la situazione mondiale di perenne belligeranza: «può apparire cupo o pessimista, ma ritengo che sia una denuncia necessaria.» (MH, 210). Questa denuncia diventa cristallina quando si riferisce a «bombardamenti su civili, ad attacchi contro ospedali, scuole o infrastrutture vitali, a violenze che colpiscono bambini, ci troviamo davanti a scandali che feriscono lumanità stessa.» (MH, 216). È come se stesse riferendosi ai crimini dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Assume la prospettiva delle vittime «Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali» (MH, 216).

Ma quando affronta direttamente la sfida dell’IA, in modo positivo, afferma subito che essa rimane sempre artificiale e non sostituirà mai la natura (MH, 97). Tuttavia, può rappresentare «una forma umana di partecipazione allatto divino della creazione» (MH, 111). Questo fatto implica che l’IA debba assumere una speciale responsabilità etica e spirituale, perché ogni scelta progettuale esprime una visione dell’umanità (MH, 111; 117; 129). Infatti, questo punto è cruciale nella comprensione del Papa: non basta considerare se la tecnica e l’intelligenza artificiale siano buone o cattive e i loro fini buoni, ma bisogna chiarire «la visione che vi soggiace: se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare […] svincolata dal progresso morale e sociale» (MH, 117). Non possiamo considerare l’IA «moralmente neutra. In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni» (MH, 104). Bisogna «chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano» (MH, 104). È intrinsecamente ambivalente «ciò che nasce per difendere può essere rapidamente convertito alloffesa, e il confine tra protezione e aggressione tende a sfumare» (MH, 183).

È a questo punto che Papa Leone muove una forte critica a due ideologie, il transumanesimo e il postumanesimo. Queste hanno come presupposto «la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana» (MH, 116). Il transumanesimo vuole esacerbare esponenzialmente le capacità umane (attraverso la biomedicina, l’ingegneria del corpo, gli algoritmi) per essere più efficienti e ottenere così vantaggi lucrativi. Il postumanesimo «prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui lumanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo» (MH, 116). Qui si ignorano i limiti naturali dell’essere umano e «si promette una “salvezza” puramente tecnica» (MH 117). Possiamo affermare che oggi, come hanno sottolineato diversi analisti, prevale un’idolatria della tecnica, una vera e propria religione. Tra noi l’ha pubblicamente denunciata, il nostro neuro-scienziato di fama mondiale Miguel Nicolelis.

Sarebbe lungo commentare i diversi punti affrontati dall’enciclica Magnifica Humanitas. In pratica, il suo ambito si estende dalle filosofie di vita alla politica (i vari radicalismi), all’economia (finanziarizzazione e criptovalute), alla salvezza del cuore, all’educazione, all’importanza dell’immaginario sociale, al tema del lavoro e dell’ecologia, culminando in utopie basate sulla cultura digitale, tecnologica e cibernetica e infine alla civiltà dell’amore. Questa «non è unutopia ingenua, ma un progetto esigente» (NH 186).

Schematizzando, è evidente il background intellettuale, teologico e spirituale dell’attuale Papa. Si fonda su Sant’Agostino (354-430), fonte d’ispirazione per il suo Ordine religioso (gli Agostiniani). Come è noto, il vescovo di Ippona, uno dei geni del pensiero occidentale, articola la sua visione della storia nell’interazione dialettica tra le due città e i due amori (129-130): la città terrena e la città celeste, l’amore di Dio e del prossimo e l’amore di sé. Biblicamente, ciò significa: costruire Babele, prototipo dell’essere umano che superbamente pensa solo a se stesso, dimenticando Dio, e ricostruire Gerusalemme, esempio dell’essere umano che fa la storia pensando a Dio e, a partire da Lui, a se stesso (MH, 130).

Leone XIV attualizza questa dialettica con ciò che sta accadendo oggi: un sistema di sorveglianza e controllo sulle popolazioni, proposto da alcune piattaforme digitali, in particolare la più perversa di tutte, Palantir (controllare tutta la popolazione di un paese e usare l’IA per la guerra), e il sistema di cura dell’essere umano, della sua relazione rispettosa con la natura e della fraternità universale tra gli esseri umani e tra loro e il Tutto. Tutta la sua riflessione presuppone questo scontro odierno. Prende chiaramente posizione a favore della cura, dell’amore disinteressato, della prospettiva delle vittime, dei poveri e degli oppressi.

Ci presenta un testo contemporaneo, di grande attualità, con un linguaggio del nostro tempo e quindi accessibile a tutti, senza sacrificare la gravità e la profondità delle questioni da considerare, affrontare e perseguire in modo da generare speranza per la possibilità di un mondo diverso, affettuoso, rispettoso della natura e aperto all’Infinito.

Concludendo, possiamo affermare che l’attuale Papa, seguendo le orme di Sant’Agostino e della grande tradizione dottrinale della Chiesa sulle questioni sociali (riassunta nell’enciclica MH nn. 28-44), ripropone il tema della civiltà dell’amore (termine coniato da Papa Paolo VI). Lo definisce così: «Essa consiste nel tradurre la carità in strutture di giustizia, nel dare corpo istituzionale alla fraternità e nel considerare laltro sia esso persona o popolo come un alleato necessario per la costruzione del bene comune. […] solo questo amore sociale, capace di farsi cultura e norma, può generare un ordine internazionale stabile, trasformando la convivenza da semplice coesistenza armata a comunità di destino» (MH, 186).

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV: una nuova visione e un nuovo stile pontificio

   Leonardo Boff

Nel finire la lettura della prima enciclica di Papa Leone XIV notiamo, con sorpresa, l’introduzione di un nuovo stile argomentativo: non più il classico stile ecclesiastico, con i suoi numerosi riferimenti ai pensatori cristiani dei primi secoli. Ma uno nuovo, contemporaneo, che dialoga con i diversi campi del sapere e con autori, uomini e donne, al di là della loro origine confessionale. Ci sembra di leggere un testo di un teologo contemporaneo.

Innanzitutto, è opportuno sottolineare il tono generalmente fiducioso dell’enciclica nell’affrontare un tema così controverso e spinoso come quello dell’Intelligenza Artificiale (IA). Ma è realistico nel descrivere la situazione mondiale di perenne belligeranza: «può apparire cupo o pessimista, ma ritengo che sia una denuncia necessaria.» (MH, 210). Questa denuncia diventa cristallina quando si riferisce a «bombardamenti su civili, ad attacchi contro ospedali, scuole o infrastrutture vitali, a violenze che colpiscono bambini, ci troviamo davanti a scandali che feriscono lumanità stessa.» (MH, 216). È come se stesse riferendosi ai crimini dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Assume la prospettiva delle vittime «Ci sono conflitti in cui non è giusto rimanere neutrali» (MH, 216).

Ma quando affronta direttamente la sfida dell’IA, in modo positivo, afferma subito che essa rimane sempre artificiale e non sostituirà mai la natura (MH, 97). Tuttavia, può rappresentare «una forma umana di partecipazione allatto divino della creazione» (MH, 111). Questo fatto implica che l’IA debba assumere una speciale responsabilità etica e spirituale, perché ogni scelta progettuale esprime una visione dell’umanità (MH, 111; 117; 129). Infatti, questo punto è cruciale nella comprensione del Papa: non basta considerare se la tecnica e l’intelligenza artificiale siano buone o cattive e i loro fini buoni, ma bisogna chiarire «la visione che vi soggiace: se l’essere umano è trattato come materiale da perfezionare o da oltrepassare […] svincolata dal progresso morale e sociale» (MH, 117). Non possiamo considerare l’IA «moralmente neutra. In realtà, ogni artefatto tecnico porta con sé scelte e priorità: ciò che misura, ciò che ignora, ciò che ottimizza e il modo in cui classifica persone e situazioni» (MH, 104). Bisogna «chiedersi come esso venga progettato e quale idea di persona e di società risulti inscritta nei dati e nei modelli che lo guidano» (MH, 104). È intrinsecamente ambivalente «ciò che nasce per difendere può essere rapidamente convertito alloffesa, e il confine tra protezione e aggressione tende a sfumare» (MH, 183).

È a questo punto che Papa Leone muove una forte critica a due ideologie, il transumanesimo e il postumanesimo. Queste hanno come presupposto «la centralità della tecnica e il sogno di oltrepassare i limiti della condizione umana» (MH, 116). Il transumanesimo vuole esacerbare esponenzialmente le capacità umane (attraverso la biomedicina, l’ingegneria del corpo, gli algoritmi) per essere più efficienti e ottenere così vantaggi lucrativi. Il postumanesimo «prospetta una forma di ibridazione tra essere umano, macchina e ambiente, fino a immaginare un passaggio di soglia in cui lumanità supererà se stessa entrando in un nuovo stadio evolutivo» (MH, 116). Qui si ignorano i limiti naturali dell’essere umano e «si promette una “salvezza” puramente tecnica» (MH 117). Possiamo affermare che oggi, come hanno sottolineato diversi analisti, prevale un’idolatria della tecnica, una vera e propria religione. Tra noi l’ha pubblicamente denunciata, il nostro neuro-scienziato di fama mondiale Miguel Nicolelis.

Sarebbe lungo commentare i diversi punti affrontati dall’enciclica Magnifica Humanitas. In pratica, il suo ambito si estende dalle filosofie di vita alla politica (i vari radicalismi), all’economia (finanziarizzazione e criptovalute), alla salvezza del cuore, all’educazione, all’importanza dell’immaginario sociale, al tema del lavoro e dell’ecologia, culminando in utopie basate sulla cultura digitale, tecnologica e cibernetica e infine alla civiltà dell’amore. Questa «non è unutopia ingenua, ma un progetto esigente» (NH 186).

Schematizzando, è evidente il background intellettuale, teologico e spirituale dell’attuale Papa. Si fonda su Sant’Agostino (354-430), fonte d’ispirazione per il suo Ordine religioso (gli Agostiniani). Come è noto, il vescovo di Ippona, uno dei geni del pensiero occidentale, articola la sua visione della storia nell’interazione dialettica tra le due città e i due amori (129-130): la città terrena e la città celeste, l’amore di Dio e del prossimo e l’amore di sé. Biblicamente, ciò significa: costruire Babele, prototipo dell’essere umano che superbamente pensa solo a se stesso, dimenticando Dio, e ricostruire Gerusalemme, esempio dell’essere umano che fa la storia pensando a Dio e, a partire da Lui, a se stesso (MH, 130).

Leone XIV attualizza questa dialettica con ciò che sta accadendo oggi: un sistema di sorveglianza e controllo sulle popolazioni, proposto da alcune piattaforme digitali, in particolare la più perversa di tutte, Palantir (controllare tutta la popolazione di un paese e usare l’IA per la guerra), e il sistema di cura dell’essere umano, della sua relazione rispettosa con la natura e della fraternità universale tra gli esseri umani e tra loro e il Tutto. Tutta la sua riflessione presuppone questo scontro odierno. Prende chiaramente posizione a favore della cura, dell’amore disinteressato, della prospettiva delle vittime, dei poveri e degli oppressi.

Ci presenta un testo contemporaneo, di grande attualità, con un linguaggio del nostro tempo e quindi accessibile a tutti, senza sacrificare la gravità e la profondità delle questioni da considerare, affrontare e perseguire in modo da generare speranza per la possibilità di un mondo diverso, affettuoso, rispettoso della natura e aperto all’Infinito.

Concludendo, possiamo affermare che l’attuale Papa, seguendo le orme di Sant’Agostino e della grande tradizione dottrinale della Chiesa sulle questioni sociali (riassunta nell’enciclica MH nn. 28-44), ripropone il tema della civiltà dell’amore (termine coniato da Papa Paolo VI). Lo definisce così: «Essa consiste nel tradurre la carità in strutture di giustizia, nel dare corpo istituzionale alla fraternità e nel considerare laltro sia esso persona o popolo come un alleato necessario per la costruzione del bene comune. […] solo questo amore sociale, capace di farsi cultura e norma, può generare un ordine internazionale stabile, trasformando la convivenza da semplice coesistenza armata a comunità di destino» (MH, 186).

Leonardo Boff scrive per la rivista digitale LIBERTA dell’ICL (https://www.revistaliberta.com.br); è anche autore di “O cuidado necessário:na vida, na saúde, na educação, na ecologia, na ética e na espiritualidade“, Vozes 2012 (https://www.leonardoboff.org).

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Magnifica Humanitas of Pope Leo XIV: a new vision and a new pontifical Style

Leonardo Boff*

         Upon finishing reading the first encyclical of Pope Leo XIV, we notice, with surprise, the introduction of a new style of argumentation: it is no longer the classic ecclesiastical style, with many references to Christian thinkers of the first centuries. But a new, contemporary one, which dialogues with various fields of knowledge and authors, men and women, beyond their confessional origin. It seems to us that we are reading a text by some contemporary theologian.

First of all, it is worth highlighting the generally hopeful tone of the encyclical when addressing such a controversial and thorny topic as Artificial Intelligence (AI). But it is realistic in describing the world situation of permanent belligerence: “it is not a gloomy and pessimistic description, but a necessary denunciation” (MH, 210). This denunciation becomes crystal clear when referring to “bombings against civilians, attacks on hospitals, schools or vital infrastructure, violence affecting children… scandals that wound humanity itself” (MH, 216). It is as if he were reporting on the crimes of the Israeli army in the Gaza Strip. He assumes the perspective of the victims “because it is not right to remain neutral in the face of conflicts” (MH, 216).

But when directly addressing the challenge of AI, positively, he immediately states that it always remains artificial and never replaces the natural (MH, 97). However, “it can represent a form of participation in the divine act of creation” (MH, 111). This fact implies that it must assume “a special ethical and spiritual responsibility, because each design choice expresses a vision of humanity” (MH, 111; 117; 129).

Moreover, this point is crucial in the Pope’s understanding: it is not enough to consider whether technology and AI are good or bad and their ends good, but to clarify “the underlying vision, whether they treat the human being as material to be perfected or surpassed…or their moral and social progress” (MH, 117). AI “is not morally neutral, since every technical artifact implies decisions and priorities: what it measures, what it ignores, what it optimizes, and how it classifies people and situations… One must ask “what is the design, what idea of ​​person and society is inscribed in the data and models that guide it” (MH, 104).

It is “intrinsically ambiguous, it can defend as well as attack, or the boundary between protection and aggression tends to blur” (MH, 183). It is at this point that Pope Leo makes a strong criticism of two ideologies, transhumanism and posthumanism. These “give total centrality to technology and the dream of overcoming the limits of the human condition” (MH, 116). Transhumanism wants to exponentially exacerbate human capabilities (through biomedicine, body engineering, algorithms) to be more efficient and thus achieve lucrative advantages. Posthumanism “aims to go beyond the human being and connect him in such a way to the machine and the environment an environment that would inaugurate a new stage of evolution” (MH, 116).

Here, the natural limits of human beings are disregarded, and a purely technical “salvation” is promised” (MH 117). We can say that today, as several analysts have pointed out, an idolatry of technology prevails, a true religion. Among us, our world-renowned neuroscientist Miguel Nicolelis, professor in Autin University has publicly denounced this.

It would be lengthy to comment on the various points addressed by the encyclical Magnifica Humanitas. Practically, its scope extends from philosophies of life, through politics (the various radicalisms), economics (financialization and cryptocurrencies), the rescue of the heart, education, the importance of the social imaginary, the issue of work and ecology, culminating in utopias based on digital, technological and cybernetic culture and finally in the civilization of love. This “is not a naive utopia, but a demanding project” (MH 186).

In summary, the intellectual, theological, and spiritual background of the current Pope is evident. He is founded on Saint Augustine (354-430), the inspiration for his Religious Order (Augustinians). As is known, the Bishop of Hippo, one of the geniuses of Western thought, articulates his vision of history in the dialectical interplay between the two cities and the two loves (MH,129-130): the earthly city and the heavenly city, the love of God and neighbor and the love of self. Biblically, this means: building Babel, the prototype of the human being who arrogantly thinks only of himself, forgetting God, and rebuilding Jerusalem, an example of the human being who makes history thinking of God and, from Him, of himself (MH, 130).

Leo XIV updates this dialectic with what is currently happening: a system of surveillance and control over populations, proposed by some digital platforms, especially the most perverse of all, Palantir (to control all the people of a country and use AI for war), and the system of care for the human being, of their respectful relationship with nature and universal fraternity among humans and between them and the Whole. All his reflection presupposes this current confrontation.

 Clearly takes a stand for care, for selfless love, for the perspective of the victims, the poor, and the oppressed. It presents us with a contemporary, highly relevant text, using the language of our time and therefore accessible to all, without sacrificing the gravity and depth of the issues to be considered, addressed, and pursued in a way that generates hope for the possibility of a different world, affectionate, friendly to nature, and open to the Infinite.

In conclusion, we can affirm that the current Pope, following in the footsteps of Saint Augustine and the great doctrinal tradition of the Church on social issues (summarized in the encyclical MH nn. 28-44), re-proposes the theme of the civilization of love (a term coined by Pope Paul VI). He defines it thus: “it consists of translating charity into structures of justice, in giving institutional form to fraternity and considering the other – whether person or people – as a necessary ally for the construction of the common good… Only this love can generate a stable international order, transforming coexistence from a simple armed coexistence into a community of destiny” (MH, 186).

Leonardo Boff,1938, is a Brazilian theologian and belongs to the Earth Charter International Group.

La Magnifica Humanitas del Papa León XIV: nueva visión y nuevo estilo pontificio

Leonardo Boff

            Al terminar la lectura de la primera encíclica del Papa León XIV, notamos, con sorpresa, la introducción de un nuevo estilo de argumentación: ya no es aquel estilo eclesiástico clásico, con numerosas referencias a los pensadores cristianos de los primeros siglos, sino uno nuevo, contemporáneo, que dialoga con diversos saberes y autores, hombres y mujeres, más allá de su origen confesional. Nos parece estar leyendo un texto de algún teólogo contemporáneo.

            Ante todo, cabe subrayar el tono general esperanzador de la encíclica al abordar un tema tan controvertido y espinoso como la Inteligencia Artificial (IA). Pero es realista al describir la situación mundial de permanente beligerancia: “no se trata de una descripción sombría y pesimista, sino de una denuncia necesaria” (MH, 210). Esa denuncia se vuelve cristalina cuando se refiere a “bombardeos contra civiles, ataques a hospitales, escuelas o infraestructuras vitales, violencias que afectan a niños… escándalos que hieren a la propia humanidad” (MH, 216). Es como si estuviera refiriéndose a los crímenes del ejército israelí en la Franja de Gaza. Asume la mirada de las víctimas “pues no es justo permanecer neutrales frente a los conflictos” (MH, 216).

            Pero al abordar directamente el desafío de la IA, de manera positiva, afirma enseguida que ella continúa siendo siempre artificial y jamás sustituye a la inteligencia natural (MH, 97). Sin embargo, “puede representar una forma de participación en el acto divino de la creación” (MH, 111). Este dato implica que debe asumir “una responsabilidad ética y espiritual especial, pues cada elección de diseño expresa una visión de humanidad” (MH, 111; 117; 129). De hecho, este punto es decisivo en la comprensión del Papa: no basta considerar si la técnica y la IA son buenas o malas, y si sus fines son buenos, sino esclarecer “la visión subyacente, si ellas tratan al ser humano como material a ser perfeccionado o superado… o favorecen su progreso moral y social” (MH, 117). La IA “no es moralmente neutra, pues todo artefacto técnico implica decisiones y prioridades: qué mide, qué ignora, qué optimiza y la forma en que clasifica a las personas y las situaciones… Debe preguntarse: ¿cómo es el diseño?, ¿qué idea de persona y de sociedad se inscribe en los datos y en los modelos que la guían?” (MH, 104). Ella es “intrínsecamente ambigua: puede defender tanto como atacar, y la frontera entre la protección y la agresión tiende a desdibujarse” (MH, 183).

            Es en este punto donde el Papa León realiza una crítica contundente a dos ideologías: el transhumanismo y el poshumanismo. Estos “otorgan centralidad total a la técnica y al sueño de superar los límites de la condición humana” (MH, 116). El transhumanismo busca exacerbar exponencialmente las capacidades humanas (mediante la biomedicina, la ingeniería corporal y los algoritmos) para ser más eficiente y así alcanzar ventajas lucrativas. El             “pretende ir más allá del ser humano y conectarlo de tal modo con la máquina y el medio ambiente que inaugure una nueva etapa de la evolución” (MH, 116). Aquí se menosprecian los límites naturales del ser humano y se promete una “salvación” puramente técnica (MH, 117). Podemos decir que hoy, como varios analistas han señalado, predomina una idolatría de la técnica, una verdadera religión. Entre nosotros lo ha denunciado públicamente nuestro neurocientífico, mundialmente conocido, Miguel Nicolelis.

            Sería largo comentar los diversos puntos abordados por la encíclica Magnifica Humanitas. Prácticamente, su abanico se extiende desde las filosofías de la vida, pasando por la política (los diversos radicalismos), la economía (la financiarización y las criptomonedas), el rescate del corazón, la educación, la importancia del imaginario social, la cuestión del trabajo y la ecología, desembocando en las utopías basadas en la cultura digital, tecnológica y cibernética y, finalmente, en la civilización del amor. Esta “no es una utopía ingenua, sino un proyecto exigente” (MH, 186).

            Esquemáticamente, es visible el trasfondo intelectual, teológico y espiritual del actual Papa. Se funda en San Agustín (354-430), inspirador de su Orden Religiosa (los agustinos). Como es sabido, el obispo de Hipona, uno de los genios del pensamiento occidental, articula su visión de la historia en el juego dialéctico entre las dos ciudades y los dos amores (129-130): la ciudad terrenal y la ciudad celestial, el amor a Dios y al prójimo y el amor a sí mismo. Bíblicamente significa: construir Babel, prototipo del ser humano que soberbiamente solo piensa en sí mismo, olvidando a Dios, y reconstruir Jerusalén, ejemplo del ser humano que hace la historia pensando en Dios y, a partir de Él, en sí mismo (MH, 130).

            León XIV actualiza esta dialéctica con aquello que está ocurriendo actualmente: un sistema de vigilancia y control sobre las poblaciones, propuesto por algunas plataformas digitales, especialmente la más perversa de todas, Palantir (controlar a todas las personas de un país y usar la IA para la guerra), y el sistema del cuidado del ser humano, de su relación respetuosa con la naturaleza y de la fraternización universal entre los seres humanos y de estos con el Todo. Toda su reflexión presupone este enfrentamiento actual. Toma partido claramente por el cuidado, por el amor desinteresado, por la mirada de las víctimas, de los pobres y de los oprimidos.

            Nos presenta un texto contemporáneo, muy actual, con el lenguaje de nuestro tiempo y por ello accesible a todos, sin sacrificar la gravedad y la profundidad de las cuestiones que deben ser pensadas, asumidas y encaminadas de modo que generen esperanza en la posibilidad de un mundo diferente, afectuoso, amigo de la naturaleza y abierto al Infinito.

            Concluyendo, podemos afirmar que el actual Papa, en la estela de San Agustín y de la gran tradición doctrinal de la Iglesia sobre las cuestiones sociales (resumidas en la encíclica MH nn. 28-44), vuelve a proponer el tema de la civilización del amor (término acuñado por el Papa Pablo VI). Así la define: “consiste en traducir la caridad en estructuras de justicia, en dar cuerpo institucional a la fraternidad y considerar al otro —sea persona o pueblo— como un aliado necesario para la construcción del bien común… Solo este amor puede generar un orden internacional estable, transformando la convivencia de una simple coexistencia armada en una comunidad de destino” (MH, 186).

Leonardo Boff escribe para la revista digital LIBERTA del ICL (https://www.revistaliberta.com.br); escribió también El cuidado necesario: en la vida, en la salud, en la educación, en la ecología, en la ética y en la espiritualidad, Vozes, 2012 (https://www.leonardoboff.org).