Brasile al bivio: prolungare la dipendenza o completare l’invenzione?

Osservatore attento dei processi di trasformazione dell’economia mondiale in contrappunto con quella brasiliana, Celso Furtado,  uno dei nostri migliori nomi in economia politica, ha scritto nel suo libro Brasile: la costruzione interrotta: “In mezzo millennio di storia, partendo da una costellazione di fattorie, di popolazioni indigene disorientate, di schiavi trapiantati da un altro continente, di avventurieri europei e asiatici in cerca di un destino migliore, siamo arrivati a un popolo di straordinaria polivalenza culturale, un paese senza confronti per la vastità territoriale e per l’omogeneità linguistica e religiosa. Ma ci manca l’esperienza di prove cruciali,  come quelle che hanno conosciuto altri popoli la cui sopravvivenza è arrivata ad essere minacciata. E ci manca pure una vera conoscenza delle nostre possibilità e soprattutto dei nostri lati deboli. Ma non ignoriamo che il tempo storico si accelera e che la conta di questo tempo avviene contro di noi. Si tratta di sapere se abbiamo un futuro come nazione che conta nella costruzione del divenire umano. Oppure se prevarranno le forze impegnate per interrompere il nostro processo storico di formazione di uno Stato-Nazione” (Paz e Terra, Rio 1993, 35).

L’attuale società Brasiliana , bisogna ammetterlo, ha conosciuto avanzate significative sotto i governi del Partito dei Trabalhadores. L’inclusione sociale realizzata e le politiche sociali benefiche per quei milioni che erano rimasti sempre al margine, possiede una magnitudine storica il cui significato non abbiamo ancora finito di apprezzare, specialmente se ci confrontiamo con le fasi storiche anteriori, egemonizzate dall’élite tradizionali che sempre hanno avuto in mano il potere di Stato.

Ma questi avanzamenti non sono ancora proporzionati alla grandezza del nostro paese e del suo popolo. Le manifestazioni del giugno 2013 hanno mostrato che buona parte della popolazione, specialmente i più giovani, è insoddisfatta. Questi manifestanti vogliono di più. Vogliono un altro tipo di democrazia, quella partecipativa, vogliono una repubblica non di patteggiamenti ma di carattere popolare, esigono a ragione un sistema di trasporti che non rubi loro troppo tempo di vita, servizi basici di igiene, educazione che dia loro la capacità di decifrare meglio il mondo e migliorare il tipo di lavoro eventualmente scelto, reclamano un servizio sanitario con un minimo di decenza e qualità. Cresce in tutti la convinzione che un popolo malato e ignorante mai farà un salto di qualità in direzione di un altro tipo di società meno diseguale e, per questo, come la chiamava Paulo Freire, meno malvagia. Il PT dovrà stare all’altezza di queste nuove sfide, rinnovare la sua agenda anche a rischio di non stare più al potere.

Ci stiamo avvicinando a ciò che Celso Furtado chiamava “prove cruciali”. Forse come mai prima nella nostra storia, siamo arrivati a questo stadio critico delle “prove”. Le prossime elezioni avranno, a mio modo di vedere una qualità singolare. Data l’accelerazione della storia, sospinta dalla crisi sistemica mondiale, saremo portati a prendere una decisione: o approfittiamo delle opportunità che i paesi centrali in profonda crisi ci offrono, riaffermando la nostra autonomia e garantendo il nostro futuro autonomo ma relazionato con la totalità del  mondo oppure le sciupiamo e vivremo ingabbiati col destino sempre deciso da loro che vogliono condannarci ad essere soltanto fornitori di prodotti in natura , di cui sono sprovvisti e così tornano a colonizzarci di nuovo.

Non possiamo accettare questa strana divisione internazionale del lavoro. Dobbiamo riprendere il sogno di alcuni dei nostri migliori analisti del calibro di Darcy Ribeiro e di Luis Gonzaga de Souza Lima tra gli altri che hanno proposto una reinvenzione o rifondazione del Brasile su basi nostre, gestite dal nostro tentativo di civiltà tanto magnificato da Celso Furtado.

Questa è la sfida lanciata in forma urgente a tutte le istanze sociali: sono esse di aiuto nell’invenzione del Brasile come nazione sovrana, ripensata nei quadri della nuova coscienza planetaria e del destino comune della Terra e dell’Umanità? Potranno queste essere partners di una cittadinanza nuova – la co-cittadinanza e la cittadinanza terrestre – che articola il cittadino con lo Stato, il cittadino con l’altro cittadino, quello nazionale con quello mondiale, la cittadinanza brasiliana con la cittadinanza planetaria, aiutando così a modellare il divenire umano? O esse si faranno complici di quelle forze che non sono interessate alla costruzione del progetto-Brasile perché si propongono di inserire il Brasile nel progetto-mondo globalizzato in maniera subalterna e dipendente, con i vantaggi concessi alle classi opulente, beneficiate da questo tipo di alleanze?

Le prossime elezioni porteranno alla luce questi due progetti. Dobbiamo decidere da che parte stare. La situazione è urgente perché, come avvertiva preoccupato Celso Furtado;”tutto indica la non ulteriore praticabilità del paese come progetto nazionale” (op.cit.35). Ma non vogliamo accettare come fatale questo avviso severo. Non dobbiamo riconoscere le sconfitte senza prima dare battaglia come ci ha insegnato Don Chisciotte nella sua gaia saggezza.

C’è ancora tempo per cambiamenti che possono riorientare il paese nella direzione giusta, specialmente adesso che, con la crisi ecologica, il paese si è trasformato in un peso decisivo della bilancia e dell’equilibrio ricercato dal pianeta Terra. E’ necessario credere nelle nostre possibilità nascoste, anzi dirò di più, nella nostra missione planetaria.

Traduzione di Romano Baraglia

La sabiduría china del cuidado: el Feng Shui

Una de las ventajas de la globalización, que es no solo económico-financiera sino también cultural, está en permitirnos recoger valores poco desarrollados en nuestra cultura occidental. En esta ocasión, vamos a hablar del Feng-Shui chino. Literalmente significa viento (feng) y agua (shui). El viento lleva el Qi [se lee chi], la energía universal, y el agua la retiene. Personalizado significa “el maestro de las recetas”: el sabio que, a partir de su observación de la naturaleza y de una fina sintonía con el Qi, indicaba el rumbo de los vientos y los flujos de agua y, así, cómo montar bien la vivienda.

Beatriz Bartoly, en su brillante tesis de filosofía en la Universidad del Estado de Río de Janeiro (UERJ), de la cual fui orientador, escribe: «el Feng Shui nos remite a una forma de celo cariñoso» –nosotros diríamos cuidadoso y tierno– «con respecto a lo banal de nuestra existencia, que en Occidente ha sido desprestigiado y menospreciado durante mucho tiempo: cuidar las plantas, los animales, arreglar la casa, cuidar de la limpieza, del mantenimiento de los aposentos, preparar los alimentos, adornar lo cotidiano con la prosaica, y al mismo tiempo, majestuosa belleza de la naturaleza. Sin embargo, más que las construcciones y las obras humanas, es su conducta y su acción el objetivo principal de esta filosofía de vida, pues más que los resultados al Feng-Shui le interesa el proceso. Lo valioso está en la acción y no en su efecto, en la conducta y no en la obra».

Como se deduce, la filosofía Feng-Shui se centra más en el sujeto que en el objeto, más en la persona que en el ambiente y la casa en sí. La persona tiene que involucrarse en el proceso, desarrollar la percepción del ambiente, captar los flujos energéticos y los ritmos de la naturaleza. Debe asumir una conducta en armonía con los otros, con el cosmos y con los procesos rítmicos de la naturaleza. Cuando haya creado esa ecología interior, estará capacitada para organizar, con éxito, su ecología exterior.

Más que una ciencia y un arte, el Feng Shui es fundamentalmente una sabiduría, una ética ecológico-cósmica de cómo cuidar de la correcta distribución del Qi en todo nuestro ambiente.

En sus múltiples facetas el Feng Shui representa una síntesis acabada del cuidado en la forma como se organiza el jardín, la casa o el apartamento, con una integración armoniosa de los elementos presentes. Podemos incluso decir que los chinos, como los griegos clásicos, son los incansables buscadores del equilibrio dinámico en todas las cosas. El supremo ideal de la tradición china que encontró en el budismo y en el taoísmo su mejor expresión, representada por Laozi (siglo VI-V a.C.) y por Zhuangzi (siglo V-IV a.C.), consiste en procurar la unidad mediante un proceso de integración de las diferencias, especialmente de las conocidas polaridades yin/yang, masculino/femenino, espacio/tiempo, celestial/terrenal entre otras. El Tao representa esa integración, la realidad inefable con la cual busca unirse la persona.

Tao significa camino y método, pero también la Energía misteriosa y secreta que produce todos los caminos y proyecta todos los métodos. Es inexpresable en palabras, ante ella solo cabe el respetuoso silencio. Subyace en la polaridad del yin y del yang y se manifiesta a través de ellos. El ideal humano es llegar a una unión tan profunda con el Tao que se produzca el satori, la iluminación. Para los taoístas el bien supremo no se da más allá de la muerte como para los cristianos, sino ya en el tiempo y en la historia, mediante una experiencia de no-dualidad y de integración en el Tao. Al morir la persona se sumerge en el Tao y se unifica con él.

Para alcanzar esta unión, es imprescindible la sintonía con la energía vital que atraviesa el cielo y la tierra, llamada Qi. Qi es intraducible, pero equivale a la ruah de los judíos, al pneuma de los griegos, al spiritus de los latinos, al axé de los yoruba/nagô, al vacío cuántico de los cosmólogos: expresiones que designan la Energía suprema y cósmica que subyace y sustenta a todos los seres.

Por la fuerza del Qi todas las cosas se transforman (véase el I Ching, el Libro de los Cambios) y se mantienen permanentemente en proceso. Fluye en el ser humano a través de los meridianos de la acupuntura. Circula en la Tierra por las venas telúricas subterráneas, compuestas por campos electromagnéticos distribuidos a lo largo de los meridianos de ecopuntura que entrecruzan la superficie terrestre. Cuando el Qi se expande significa vida, cuando se retrae, muerte. Cuando adquiere peso, se presenta como materia, cuando se torna sutil, como espíritu. La naturaleza es la combinación sabia de los distintos estados del Qi, desde los más pesados hasta los más ligeros.

Cuando el Qi emerge en un determinado lugar, surge un paisaje armonioso con brisas suaves y aguas cristalinas, montañas sinuosas y valles verdeantes. Es una invitación al ser humano para instalar allí su morada o encontrar un apartamento en el cual se sienta “en casa”.

La visión china del mundo privilegia el espacio, a diferencia de Occidente que privilegia el tiempo. El espacio para el taoísmo es el lugar de encuentro, de convivencia, de las interacciones de todos con todos, pues todos somos portadores de la energía Qi que empapa el espacio. La suprema expresión del espacio se realiza en la casa, en el jardín, en el apartamento bien cuidado.

Si el ser humano quiere ser feliz debe desarrollar la topofilia, amor al lugar donde vive y donde construye su casa y su jardín o donde monta su apartamento. El Feng Shui es el arte y la técnica de construir bien la casa, el jardín, y decorar el apartamento con sentido de armonía y belleza. Frente al desmantelamiento del cuidado y a la grave crisis ecológica actual, la milenaria sabiduría del Feng Shui nos ayuda a rehacer la alianza de simpatía y de amor con la naturaleza. Esa conducta reconstruye la morada humana (que los griegos llamaban ethos), asentada sobre el cuidado y sus múltiples resonancias como la ternura, la caricia y la cordialidad.

Traducción de María José Gavito Milano

O Movimento dos Sem Terra (MST) chegou ao Vaticano: João Pedro Stedile

Seguramente o Movimento dos Sem Terra (MST) é polêmico, porque aborda uma questão que sempre foi polêmica na história do Brasil: a questão da terra.  Segundo Noam Chomsky, um dos intelectuais norteamericanos mais lúcidos e analista agudo das políticas mundiais, também um dos fundadores do Forum Social Mundial, disse repetidas vezes que considera o MST o movimento social popular mais importante e articulado do mundo junto com a Via Campesina da qual faz parte. No seu seio não se discute apenas a reforma agrária que nunca foi feita, embora esteja na Constituição de 1988, mas o futuro do planeta Terra, a preservação de sua vitalidade e integridade e o destino da Humanidade que está seriamente ameaçado. Seu sonho é grande, do tamanho de nosso mundo. E assim deve ser. Mas fundamentalmente a questão pela qual se originou o MST e  sempre se bate é garantir terra para quem quer nela viver e trabalhar para seu próprio sustento e para o consumo do povo brasileiro (60% de nosssa alimentação não vem do agronegócio mas da agricultura familiar e das pequenas corporativas). Pelo fato de nunca se ter feito reforma agrária, apenas políticas agrárias, temos a favelização de nossas cidades. Sem incentivos, longe de tudo, da escola, do hospital,do serviço  bancário,  da cultura e do lazer, milhões de camponeses deixam, pesarosos, suas terras e vão inchar as periferias das cidades. Como para os pobres quase sempre só se fazem  políticas pobres, dificilmente se consegue organizar e urbanizar as favelas (os que nelas habitam, com razão, as chamam de comunidades). Daí se cria o caldo da violência, do tráfico de drogas, dos milicianos, do rolezinhos e outros epifenômenos. O que caracteriza o MST é sua militância, sua persistência na luta, sua capacidade de unir formação política com vontade de transformação social. Não sem razão possuem um rede de escolas inspiradas no método de Paulo Freire e até um Centro de Estudo e Reflexão, verdadeiro embrião de Universidade, a Escola Florestan Fernandez no Estado de São Paulo. Um de seus coordenadores e animadores é João Pedro Stedile. Pode-se fazer todo tipo de crítica a ele, a grande maioria injustificada, mas não se pode negar sua capacidade analítica, sua lucidez política e a determinação com que defende a visão que o MST desenvolveu sobre o Brasil que queremos e que devemos juntos construir: justo, solidário, ecológico, dialogal, cooperastivo em todas as questões que movem a Humanidade. Publicamos aqui uma de suas muitas entrevistas. Os leitores/as poderão se fazer uma opinião pessoal do teor de seu pensamento, tão distorcido e combatido por um tipo de midia que, ao atacá-lo, está na verdade, recusando reformas sociais includentes que lhes tolherão  privilégios construídos contra os interesses da grande maioria. Eu pessoalmente o considero uma das lideranças mais corajosas, desprendidas e organica e visceralmente ligadas à causa dos mais prejudicados e penalizados pelo tipo de sociedade que temos construído na nossa história.Sua opção mais que ideológica possui um alto teor ético e humanístico:L.Boff

********************************

1.Falando sobre a bandeira símbolo do MST (Movimento dos Sem Terra). Qual a situação da reforma agrária no país hoje?

O Brasil nunca teve um programa de reforma agrária, que de fato se propusesse a democratizar o acesso a terra e garantir terra aos pobres do campo.  Então de acordo com a correlação de forças, as vezes avançamos e conseguimos mais assentamentos e outros períodos o capital avança e impede que tenhamos desaporpirações.  E essa é a situação atual.  Nem temos reforma agrária, e mesmo os processos de conquistas de novos assentamentos estão parados.  E isso se deve a que há uma especulação dos preços das commodities agrícolas que aumentou o lucro dos fazendeiros e jogou o preço das terras nas nuvens.  O capital  está impondo o agronegócio ocmo única forma de se produzir.  E se completa com o governo Dilma, que é hegemonizado pelo agronegócio. Os que defendem a reforma agrária dentro do governo são minoritários.   E pior ainda, há uma incompetência administrativa do Incra impressionante, que não consegue resolver os mínimos problemas, mesmo de quem já esta assentado.

2.- Como as mudanças projetadas pelo MST no campo impactariam as pessoas que vivem nas cidades?

 Diante dessa situação adversa, nós passamos os últimos dois anos debatendo com nossa base, nossa militância e construímos a idéia da necessidade de um programa de reforma agrária popular.   Que representasse mudanças necessárias para todo povo e não apenas para os sem-terra.  E no nosso programa colocamos a necessidade de fazer amplas desarpopriações dos maiores latifúndios, começando pelas empresas estrangeiras.  Precisamos priorizar a produção de alimentos.  Precisamos produdizr sem agrotóxicos para que o povo da cidade tenha saúde.  Precisamos adotar a agroecologia como uma nova matriz de produtção em equilíbrio com a natureza.  Precisamos instalar agroindústrias na forma cooperativa, para dar emprego aos jovens do campo, estancar o êxodo e distribuir renda.  E finalmente precisamos democratizar o acesso a escola em todos os níveis.  Essa é na essência nossa proposta de reforma agrária.  

 3.- Você esteve recentemente na Pontifica academia de ciências, no Vaticano, a convite do Papa Francisco  discutindo a questão da fome no mundo. Que impressões teve desse encontro?

 Causou a todos surpresa, pois pela primeira vez o Vaticano convocou dois movimentos sociais,o MST e o movimento dos Cartoneros (catadores de material reciclavel) da Argentina,  para debater com bispos, intelectuais e cientistas que fazem parte da Academia, qual é a causa dos pobres, dos excluídos e de tantos problemas econômicos.

Colocamos nossa visão sobre a etapa atual do capitalismo financeiro e internacional, que está dominando o mundo, e que são os principais responsáveis.  As 300 maiores empresas do mundo, controlam 60% de toda riqueza.  Um por cento dos ricos controlam metade de toda riqueza da humanidade.  Sem combater a esse sistema, não teremos uma sociedade mais igualitária, mais justa e democrática.

O seminário agora terá certamente outros desdobramentos, com outros encontros promovidos pelo Papa Francisco, que está nos surpreendendo a todos..  .

4. O MST foi o principal movimento social do Brasil nas últimas décadas. Agora, surge como principal ator social a juventude. Qual sua opinião sobre os movimentos de juventude da atualidade?

As mobilizações da juventude, em qualquer sociedade, são sempre uma espécie de termômetro, que indicam a temperatura de indignação de toda sociedade. E aqui não foi diferente. Apesar dos avanços que houve nos últimos dez anos em relação ao neoliberalismo, porem,  os trabalhadores enfrentam ainda graves problemas, que afetam também a juventude.  E a juventude foi para a rua dizer em nome de todos nós, que precisamos de mudanças sociais.  Mudanças no regime político, que não representa a ninguém.  Mudanças na política econômica. E mais estado e poder publico atendendo as necessidades do povo, na saúde, educação e transporte publico de qualidade.

5.- Como o MST está pensando em dialogar ou se articular com essa juventude?

Em todas as mobilizações  nós procuramos participar com nossa militância, apesar de que nossa base social esta longe das capitais.  Seguimos incentivando a que juventude se organize, se mobilize.

E ao mesmo tempo contribuímos na construção de plenárias estaduais e nacionais de todos os movimentos sociais, que envolve todos os setores, desde o movimento sindical ate as pastorais, para discutirmos os rumos do pais, e a necessidade de uma reforma política.

6.- Você acha que as manifestações de junho protagonizadas por esses jovens foram uma surpresa pela proporção e impacto que tomaram?

Foram surpresa pela forma e rapidez como aconteceram.  Mas todos os militantes sociais, sabiam que os problemas que o povo está enfrentando nas grandes cidades  estavam aumentando e latentes.Veja a situação dos transportes públicos: é um caso, perde-se horas no transito e caro.  Enqaunto o governo isenta IPI e incentiva o transporte individual, que as multinacionais automobilísticas agradecem.   O atendimento da saúde publica é uma vergonha. E isso pelo menos destravou o programa Mais médicos, que é uma coisa boa.  E na educação, temos graves problemas, desde elevada taxa de analbetismo, que atinge 18 milhões de trabalhadores adultos até o fato de 88% da juventude em idade universitária, não consegue entrar na universidade.

Por outro lado, a política institucional no Brasil foi seqüestrada pelos financiadores de campanha, que transformam os eleitos em reféns do capital. E o povo a juventude não se sente mais representado nos parlamentares, no sistema político.

Então, dia mais, dia menos, esses problemas apareceriam.  E apareceram no melhor lugar possível:. Nas ruas!  Que o melhor lugar da juventuide praticar a democracia.

7.- Qual o saldo das mobilizações de junho para a luta política no país?

 Em termos de conquistas reais, foi ainda pequeno, porque barraram apenas o aumento das tarifas.  Mas o  saldo político é fantástico.  Recolocou a política nas ruas.  Recolocou o debate das mudanças necessárias.  E  colocou na pauta a reforma política e a necessidade da convocação de uma assembléia constituinte. E o processo está ainda em curso, tende a aumentar.

 8.- No balanço de 2013, os movimentos levantaram alguns retrocessos na política econômica nacional. A que se deveu esse retrocesso?

 A política econômica do governo federal é um dos palcos centrais da luta de classes da sociedade brasileira.  Pois é através dela que as classes dividem a riqueza produzida todos os dias pelos trabalhadores.  E há uma pressão permanente dos bancos, e das grandes empresas, para abocanharem os recursos públicos, na forma de juros.  Na forma de empréstimos favorecidos no BNDES, na forma de emendas parlamentares, na forma de isenção de impostos.  E do lado dos trabalhadores precisamos disputar para que esses recursos, que são públicos, que são de todo povo sejam priorizados nos investimentos da educação, da saúde, da reforma agrária e dos transporte públicos nas grandes cidades.

E nessa luta, acho que em 2013, a classe trabalhadoura saiu perdendo. Os bancos abocanharam 280 bilhões de reais do tesouro em juros.  O banco central dominado pelos bancos aumentou a taxa de juros.  O cidadão comum, o comercio e a industria pagam taxas de juros que variam de 40% a 144% ao ano. Isso é uma afronta.

E o governo ficou administrando, sem coragem e força, para brecar o poder econômico, porque parte do governo está impregnado por esses interesses.

 9. – A direita e a esquerda estão apostando que as mobilizações voltarão no período da Copa do mundo. Há risco de as mobilizações, que são um sinal de desejo de mudança, contribuírem com as forças conservadoras? Isso pode ser usado no jogo eleitoral?

 Mobilizações massivas sempre ajudam a fazer debate político na sociedade.  A direita brasileira, não tem nem base social, nem discurso, nem proposta para mobilizar milhões. Porque seria mobilizar contra os interesses do povo. As mobilizações mais do que bem vindas, são necessárias, para seguirmos mudando o pais, para termos mais  Estado a serviço do povo. Mais recursos para  a educação, saúde. Os que tem medo do povo, é porque já estão longe de seus interesses. 

Nenhuma mudança social ocorreu na historia da humanidade, sem que tenha havido mobilização popular.Nenhuma mudança acontece pela” vontade generosa” de algum governante ou guru.

Em relação ao calendário, torço para que as mobilizações de rua comecem logo,  pois no período da realização da copa, vai confundir a cabeça do povo, que quer ver a copa, e pode reduzir as mobilizações como se fossem apenas protesto pelo dinheiro gasto nas obras.   O dinheiro que foi gasto nos estádios, em torno de 8 bilhões, claro que poderiam ser melhor aplicados, porem eles representam apenas duas semanas do volume de recursos que o governo passa para os bancos.  Entao a cada duas semanas temos uma copa do tesouro nacional para os bancos.  E esses são os nossos inimigos principais, que precisamos denuncia-los e  derrota-los, dentro e fora do governo.

 10.- O que esperar das eleições de 2014?

 Pessoalmente acho que não teremos grandes mudanças.  Nem nos eleitos, nem nas propostas que os eleitos defendem. Então as verdadeiras mudanças, não dependem mais do calendário eleitoral, vão depender  da capacidade da classe trabalhadora  construir um programa unitario de  medidas que a sociedade precisa para poder  resolver os problemas do quotidiano do povo.

 11- O MST e outros movimentos sociais pretendem lançar alguma bandeira política e construir mobilizações neste ano?

Já está posta na rua, desde o segundo semestre do ano passado.  Nós participamos de  uma ampla frente popular, desde a CNBB, OAB, ABI CUT  e movimentos populares,  para juntos lutarmos por uma reforma política.

Uma reforma política que mude as regras do jogo, devolva ao povo o direito de escolher seus verdadeiros representantes, altere a correlação de forças na sociedade e abra portas, para que ocorram as outras reformas necessárias: a reforma urbana, a reforma agrária, a reforma educacional garantindo 10% do PIB para educação, a ampliação dos recursos para saúde, e o controle dos juros e do superávit primário.

12. – Em quais outras reivindicações você apostaria como as principais para 2014?

Esse é o salto político que os movimentos populares vamos precisar dar.  Mais do que pautas especificas de reindivicações, que cada setor social, vai continuar lutando para atender as necessidades de sua base, agora é fundamental consturirmos uma unidade programática, em torno dos temas políticos.   Unidade para fazer um grande mutirão naiconal e fazermos trabalho de base para discutir com o povo, que mudanças políticas queremos?   E a partir desse debate  organizar  um plebiscito popular na semana de sete de setembro, para que o povo vote,  na possibilidade ou não da convocação de uma assembléia constituinte, eleita de forma soberana, sob outras regras, e exclusiva para fazer a reforma política do pais.

Tenho esperanças de que poderemos mobilizar a milhões de brasileiros nessa missão, e com isso aglutinar forças para pressionar os três poderes da republica para convocar a assembléia constituinte em 2015.

                           João Pedro Stedile,

25 de janeiro de 2014, São Paulo, entrevista a Brasil de Fato

The Chinese wisdom of caring: Feng Shui

One advantage of globalization, one that is not only economic-financial but also cultural, is that it enables us to access values that are not well developed in our Western culture. Here, we will touch on the Chinese Feng-Shui. Literally, it means wind (feng) and water (shui). The wind carries Qi [pronounced, chi], the universal energy, and the water retains it.  On a personal level, it means “master of the prescriptions”: the wise one who, starting from the observation of nature and of close harmony with Qi, would point out the path of the winds and the flow of the waters and, this way, how to properly construct a dwelling.

Beatriz Bartoly, in her brilliant thesis of philosophy, of which I served as advisor, at the State University of Rio de Janeiro (UERJ), writes: «Feng Shui gives us a form of loving jealousy» –we would say caring and tenderness– «with respect to the banality in our existence, that in the West has long been discredited and underrated: to care for the plants, for the animals, to arrange the home, care for the cleaning, the maintenance of the bedrooms, preparation of meals, to adorn daily life with the prosaic, and simultaneously, with the majestic beauty of nature. However, more than buildings and human endeavors, the principal objective of this philosophy of life is conduct and action, because more than in the results, Feng-Shui is interested in the process. The value is in the action rather than its effect, in the conduct rather than the end result».

As is deduced, the philosophy of Feng-Shui is centered more in the subject than the object, more in the person than the environment and the house itself. The person must be involved in the process, to develop the perception of the environment, capture the energetic flows and the rhythms of nature. The person must assume a conduct in harmony with others, with the cosmos and the rhythmical processes of nature. The person who has created that interior ecology will be able to successfully organize its exterior ecology.

More than a science or art, Feng Shui is fundamentally a wisdom, an ecological-cosmic ethic of how to correctly distribute the Qi throughout our environment.

The multiple facets of Feng Shui represent the final synthesis of care in organizing the garden, the house or apartment, with a harmonious integration of the elements that are present. We can even say that the Chinese, as the classic Greeks, are tireless seekers of the dynamic equilibrium of all things. The supreme ideal of the Chinese tradition, that found its best expression in Buddhism and Taoism, represented by Lao-tzu (VI-V century a.C.) and by Zhuangzi (V-IV century a.C.), consists of procuring unity through a process of integrating the differences, especially the known polarities of yin/yang, masculine/feminine, space/time, celestial/terrestrial, among others. The Tao represents that integration, the ineffable reality with which it attempts to unify the person.

Tao means path and method, but also the mysterious and secret Energy that produces all the paths and projects all the means. It cannot be expressed in words.  Before it, only respectful silence suffices. It underlies the polarity of yin and yang and manifests itself though them. The human ideal is to reach such a profound union with Tao that the satori, the illumination, results. For Taoists, the supreme good is not found beyond death, as it is for Christians, but here, in time and history, through an experience of non-duality and integration in the Tao. A person who dies is submerged in, and unified with, the Tao.

To reach this union, harmony with the vital energy that courses through heaven and Earth, called Qi, is essential. Qi can not be translated, but is equivalent to the ruah of the Jews, the pneuma of the Greeks, the spiritus of the Latins, the axe of the yoruba/nago, the quantum vacuum of the cosmologists: expressions of the supreme and cosmic Energy that underlies and sustains all beings.

Through the strength of Qi, all things are transformed (see the I Ching, the Book of Changes), and permanently remain in process. The Qi flows in the human being through the meridians of acupuncture. It circulates in the Earth through the subterranean telluric veins, composed of the electromagnetic fields that lie along the meridians of ecopuncture that are interwoven along Earth’s surface. The expansion of Qi means life, when Qi retracts, there is death. When Qi acquires weight, it appears as matter, when it turns subtle, as spirit. Nature is the wise combination of the distinct states of Qi, from the heaviest to the lightest.

When Qi emerges in a given place, a harmonious scene is created, with soft winds and crystalline waters, sinuous mountains and green valleys. It invites the human being to build his abode, or locate an apartment there, where he can find himself “at home”.

The Chinese vision of the world favors the space, in contrast to the West, that favors time. Space for Taoism is the place of encounter, of confraternity, of the interactions of all with all, because all of us are carriers of the Qi energy that envelopes the space. The supreme expression of space is realized at home, in the garden, in the well cared for apartment.

The human being who wants to be happy must develop topofilia; love of the place where one lives and where one’s home and garden, or apartment, is found.  Feng Shui is the art and technique of building well the house, the garden, and of decorating the apartment with a sense of harmony and beauty.  In the face of the dismantling of caring and the present ecological crisis, the millenarian wisdom of Feng Shui helps us rebuild the alliance of sympathy and love with nature. That remakes the human presence (that the Greeks called ethos), based on caring and its multiple facets, such as tenderness, charity and cordiality.

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, alfaro_melina@yahoo.com.ar,
done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.