Il futuro ora dipende da noi

                Leonardo Boff

La COP26 di Glasgow ha deluso nel punto centrale: nel consenso sulla mitigazione del riscaldamento globale, poiché ha accolto favorevolmente anche l’uso del carbone, seppure progressivamente abolito come fonte energetica. Ma ha avuto un merito, mai visto nelle precedenti 25 sessioni della COP. Questa volta, senza eccezioni, è stata ammessa l’esistenza antropica dei cambiamenti climatici. Gli eventi estremi, il rilascio di metano dovuta allo scioglimento del permafrost e delle calotte glaciali, 20 volte più dannoso della CO2, la crescente erosione della biodiversità, la gamma di virus come il Covid-19, il sovraccarico terrestre (Earth Overhoot) che ci spaventa ogni anno, in quanto il consumo attuale richiede più di una Terra e mezzo (1,75) impedendo la bio-capacità e facendoci superare alcune dei Nove Confini Planetari (9 Planetarian Bounderies), che potrebbero mettere a rischio il nostro grado di civiltà, hanno superato i negazionisti che prima preferivano difendere le proprie fortune e capitali sulla vita del pianeta e il nostro futuro comune.

Tali eventi hanno dato vita a scenari apocalittici e a un vero terrore metafisico, nel senso chehttp://confini.blog.rainews.it/files/2021/12/GettyImages-73600151-200x300.jpeg temiamo per la nostra sopravvivenza su questo pianeta. Molti sono gli avvertimenti di questa eventualità da parte di illustri scienziati e soprattutto di Papa Francesco, che nell’ultima e paradigmatica enciclica, Fratelli tutti (2020) ha affermato categoricamente: “siamo sulla stessa barca; o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (n.34).

C’è un’accesa disputa in tutto il mondo su come la storia seguirà dopo la pandemia. Diversi modelli sono all’ordine del giorno. Credo che i più radicali vadano scartati, in quanto sono troppo crudeli e contro la vita umana come il Great Reset, il “Grande Ripristino” di un capitalismo dispotico, suggerito dal principe parassita Carlo e assunto dallo 0,1% dei miliardari mondiali . Anche l’allettante “Capitalismo Verde” che punta a ricoprire di verde l’intero pianeta, ma non pone mai il problema della disuguaglianza sociale che penalizza e miete vittime di milioni di vite umane. Accettabili e, in un certo senso, promettenti, sono l’eco-socialismo e il bien vivir y convivir andino. Entrambi sarebbero praticabili sul presupposto di una governance globale e pluralista, disposta a trovare soluzioni globali a problemi globali come la pandemia e un ordine planetario minimo che includa tutti nell’unica Casa Comune, compresa la natura.

Credo che Papa Francesco nella Fratelli tutti abbia presentato alcuni dei valori fondamentali da cui si potrebbe disegnare un paradigma per garantire il futuro della specie e della nostra civiltà: una bio-civiltà centrata sulla fraternità senza frontiere e sull’amicizia sociale universale.

Ci siamo resi conto chiaramente che sono necessari tre presupposti: il primo, superare il paradigma in vigore da alcuni secoli, quello dell’essere umano come dominus (proprietario e padrone), che non si sente parte della natura, ma che la domina con lo strumento della tecno-scienza. Il secondo, assumere un’alternativa al dominus che sarebbe il frater: l’essere umano, uomo e donna, fratelli e sorelle l’uno dell’altro e di tutti gli esseri della natura, perché tutti abbiamo un’origine comune, l’humus della Terra , perché siamo portatori dello stesso codice genetico di base e perché ci sentiamo parte della natura. Il terzo, attivare il “principio della speranza”, più profondo della virtù della speranza, quell’impulso interiore che non conosce né tempo né spazio e che è sempre presente negli esseri umani, portandoli all’indignazione contro gli errori sociali e al coraggio di trasformarli mediante la proiezione di nuovi mondi, di utopie praticabili e di un superamento di sé.

I valori non saranno presi dalle grandi narrazioni già provate, quella dell’illuminismo, del capitalismo e del socialismo sfociate nell’attuale crisi sistemica e che, pertanto, non hanno adempiuto ai loro scopi. Dovremo abbeverarci dal proprio pozzo, nella natura essenziale dell’essere umano.

Lì scoprire che siamo essenzialmente esseri di relazioni illimitate, la cui migliore espressione risiede nell’amore; esseri di solidarietà che all’inizio dell’evoluzione ci ha permesso di fare il salto dall’animalità all’umanità; esseri di cooperazione perché solo insieme possiamo costruire il nostro habitat che si realizza nella convivenza, nella società e nelle civiltà, in una parola, nel bene comune generale; esseri di cura, poiché questo definisce la natura umana da tutti gli esseri viventi e che emerge anche come costante cosmologica: tutto esiste perché tutti i fattori si sono sottilmente combinati per far esplodere la vita, e come sotto-capitolo della vita, la vita umana e l’universo stesso, che senza la dovuta cura di tutti gli elementi, non ci permetterebbe di stare qui a scrivere di queste cose; esseri spirituali, capaci di porre le domande più radicali sul perché della nostra esistenza, assolutamente gratuita, su qual’è il nostro posto nell’insieme degli esseri, a quale destino siamo chiamati e il fatto che lo intuiamo, dietro tutto ciò che esiste e vive, alla base di un’Energia potente e amorevole (il Vuoto Quantico, l’Energia di fondo dell’universo o l’Abisso Generatore di tutto ciò che esiste?) a cui possiamo relazionarci con riverenza e riverente silenzio.

Da questi valori sarà possibile forgiare un altro mondo possibile e ora necessario. Logicamente, il passaggio da un paradigma all’altro non avverrà dall’oggi al domani e non senza grandi difficoltà, opposizioni e crisi. Ma non abbiamo altra alternativa. Come ha scritto Eric Hobsbawn nel suo “The Age of Extremes” (1995) nell’ultima pagina: “Non sappiamo dove stiamo andando. Se l’umanità vuole avere un futuro significativo, non può essere prolungando il passato e il presente. Se proviamo a costruire il terzo millennio su questa base, falliremo. E il prezzo del fallimento, cioè l’alternativa per cambiare la società, è l’oscurità” (p.562).

Ciò è particolarmente vero per coloro che desiderano tornare alla vecchia normalità, perversa per la vita della natura e per la vita umana. Dobbiamo cambiare, altrimenti, come ha detto il segretario dell’Onu, António Guterrez, aprendo i lavori della Cop26: “Se non agiamo ora, ci scaveremo la fossa”.

Il futuro è oggi come proclamato dai 100.000 della COP26 parallela di Glasgow. Se non iniziamo da subito ad orientarci sui valori sopra citati, apriremo la strada a un disastro ecologico-sociale di proporzioni mai viste prima. Ma credo e spero, spero e credo che la pulsione di vita, più forte della pulsione di morte, ci porterà ai cambiamenti necessari. Vivremo e ancora brilleremo.

*Ecoteologo brasiliano. Autore di numerosi saggi di etica ecologica, molti tradotti in italiano . Uno degli ultimi è uscito per Castelvecchi editore : Abitare la Terra. Quale via per la fraternità universale? (2021)

 Fonte: RAI-News 8/12/202

(Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti)

  Os direitos da natureza e da Terra

Com  a intrusão do Cvid-19 e o aumento dos eventos extremos, a natureza e a Terra entraram no radar das preocupações humanas. O fato é que nos encontramos dentro da sexta extinção em massa, agravada pelo antropoceno e pelo necroceno dos últimos decênios. Por isso, impõe-se outro tipo de relação para com a natureza e para com a Terra, nossa Casa Comum para que mantenham sua biocapacidade.

Isso só ocorrerá, se refizermos o contrato natural com a Terra e se considerarmos que todos os seres vivos, portadores do mesmo código genético de base (os mesmos 20 aminoácidos e as 4 bases fosfatadas), formam a grande comunidade de vida como o entende a Carta da Terra. Esta afirma taxativamente que todos eles têm valor intrínseco, independente do uso que fizermos deles, e por isso merecem respeito e são sujeitos de dignidade e de direitos. Repetidamente em sua encíclica ecológica Laudato Si enfatiza o Papa Francisco que “cada criatura possui um valor e um significado próprio”(n.76).

Todo contrato é feito a partir da reciprocidade, da troca e do reconhecimento de direitos de cada uma das partes. Da Terra recebemos tudo: a vida e os meios de vida. Em retribuição temos um dever de gratidão, de retribuição e de cuidado. Mas nós, há muito, rompemos esse contrato natural. Temos submetido a Mãe Terra a uma verdadeira guerra, no afã de arrancar-lhe, sem qualquer outra consideração, tudo o que achávamos útil para o nosso uso e desfrute.

Se não restabelecermos esse laço de mutualidade duradoura, ela pode, eventualmente, a não nos querer mais sobre a sua face terrestre. Por isso que a sustentabilidade aqui é essencial, por constituir a base  de um refazimento real do contrato natural.

O Presidente da Bolívia, o indígena aymara Evo Morales Ayma em seu pronunciamento na ONU no dia 22 de abril de 2009, ao se discutir se o dia 22 de abril continuaria a ser o Dia da Terra ou se deveria ser o Dia da Mãe  Terrra elencou ele alguns destes direitos::

“Direito à vida e a existir;

Direito a ser respeitada;

Direito à regeneração da sua bio-capacidade e continuação dos seu ciclos e processos vitais livre das alterações humanas;

Direito a manter a sua identidade e integridade como seres diferenciados, autorregulados e interrelacionados;

 Direito à agua como fonte de vida;

 Direito ao ar limpo;

 Direito à saúde integral;

 Direito de estar livre da contaminação, poluição e resíduos tóxicos ou radioativos;

Direito a não ser alterada geneticamente e modificada na sua estrutura, ameaçando assim a sua integridade ou funcionamento vital e saudável;

 Direito a uma plena e pronta restauração depois de violações aos direitos reconhecidos nesta Declaração e causados pelas atividades humanas”.

 Sua proposta foi acolhida unanimemente pela Assembleia dos Povos. Nos dias 19-23 de abril de 2009 celebrou-se em Cochabamba, convocada por Evo Morales, a  Cúpula dos Povos sobre as Mudanças Climáticas e os Direitos da Mãe Terra. Dai surgiu a Carta dos Direitos da Mãe Terra com os itens afirmados por ele na ONU na qual eu mesmo estava presente com o encargo de na Assembleia fundar teoricamene tais direitos.

Esta visão permite renovar o contrato natural para com a Terra que, articulado com o contrato social entre os cidadãos, acabará por reforçar a sustentabilidade planetária e garantir os direitos da natureza e da Terra.

Hoje sabemos, pela nova cosmologia, que todos os seres possuem não apenas massa e energia. São portadores também de informação que resulta das permanentes  interações entre si que vai crescendo até irromper como autoconsciência. Tal fato implica níveis de subjetividade e de história. Aqui reside a base científica que justifica a ampliação da personalidade jurídica à Terra viva.

A partir dos anos 70 do século passado como hipótese e a partir de 2002 como teoria científica acolheu-se a visão de que a Terra é um Super Ente vivo que se comporta, sistemicamente, articulando os fatores físico-químicos e ecológicos de tal forma que sempre continua viva e produtora de vida.

Ao afirmar ser um Super Ente vivo, cabe a ela a dignidade e o respeito que toda vida merece. Cresce mais e mais a clara consciência de que tudo o que existe merece existir e tudo o que vive merece viver. E a nós cabe acolher sua existência, defendê-la e garantir-lhe as condições de continuar a evoluir.

Ademais ninguém duvida de que o ser humano é sujeito de direitos inalienáveis e de que goza de subjetividade e de história. Ora, este ser humano, como sustentam muitos cosmólogos e antropólogos, é a própria Terra que num momento avançado de sua complexidade começou a sentir, a pensar,a amar e a cuidar. Esses direitos humanos, pelo fato de nós sermos Terra, devem ser atribuídos também à Terra. Os modernos a chamaram de Gaia, os antigos de Grande Mãe e os andinos de Pacha Mama.
 
Esta subjetividade possui história, quer dizer, encontra-se dentro do imenso processo cosmogênico fazendo que a Terra viva através dos seres humanos se veja a si mesma, contemple o universo e represente o estágio mais avançado do cosmos até agora conhecido.

Michel Serres, filósofo francês das ciências, afirmou com propriedade: ”A Declaração dos Direitos do Homem teve o mérito de dizer ‘todos os homens têm direitos’ mas o defeito de pensar ‘só os homens têm direito”.

Custou muita luta o reconhecimento pleno dos direitos das mulheres, dos indígenas,dos negros, dos homoafetivos e de outros, como agora está exigindo muito esforço o reconhecimento dos direitos da natureza e da Mãe Terra, formada pelo conjunto de todos os ecossistemas.

Por causa de sua mútua imbricação,Terra e Humanidade possuem o mesmo destino. Cabe a nós,sua porção consciente e seus cuidadores, fazer que este destino comum seja bem sucedido à condição de respeitarmos a dignidade e os direitos da Mãe Terra.

Leonardo Boff, escreveu: Dignidade da Terra:ecologia,grito da Terra-grito dos pobres Vozes 1999/2015.



        Die Zukunft hängt jetzt von uns ab

Die COP26 in Glasgow enttäuschte in ihrem zentralen Punkt: dem Konsens über die Abschwächung der globalen Erwärmung, da sie immer noch an der Verwendung von Kohle festhielt, obwohl diese nach und nach als Energiequelle abgeschafft wird. Doch es gab auch Fortschritte, die bei den vorangegangenen Sitzungen der 25 COPs nicht zu sehen waren. Diesmal wurde ausnahmslos zugegeben, dass der Klimawandel vom Menschen verursacht wird. Die Extremereignisse, das Eindringen von Methan durch das Schmelzen der Permafrostböden und der Polkappen, das 20-mal schädlicher ist als CO2, die zunehmende Erosion der biologischen Vielfalt, die Verbreitung von Viren wie Covid-19, der Overshoot der Erde, der uns jedes Jahr erschreckt, weil der derzeitige Verbrauch bei mehr als eineinhalb Erden (1, 75) liegt, was die Biokapazität der Erde einschränkt, und die Überschreitung einiger der neun planetarischen Grenzen, die unsere zivilisatorische Erfahrung gefährden könnten, haben die Leugner auf den Plan gerufen, die lieber ihr Vermögen und ihr Kapital verteidigen wollen als das Leben des Planeten und unsere gemeinsame Zukunft.

Solche Ereignisse haben zu apokalyptischen Szenarien und einem regelrechten metaphysischen Terror geführt, in dem Sinne, dass wir um unser Überleben auf diesem Planeten fürchten. Die Warnungen namhafter Wissenschaftler und insbesondere von Papst Franziskus, der in seiner letzten Enzyklika Fratelli tutti (2020) kategorisch feststellte: “Wir sitzen alle im selben Boot; entweder wir retten uns alle, oder niemand wird gerettet” (Nr. 34).

Weltweit wird heftig darüber gestritten, wie die Geschichte nach der Pandemie weitergehen soll. Es stehen mehrere Modelle auf der Tagesordnung. Ich denke, dass die radikalsten verworfen werden sollten, weil sie zu grausam und lebensfeindlich sind, wie der Great Reset. Es handelt sich um einen despotischen Kapitalismus, der von dem parasitären Prinz Charles vorgeschlagen und von den 0,1 % der Milliardäre der Welt aufgegriffen wurde.

Auch der verlockende “Grüne Kapitalismus”, der darauf abzielt, den ganzen Planeten in Grün zu hüllen, stellt nie die Frage der sozialen Ungleichheit, die Millionen von Menschenleben kostet. Akzeptabel und in gewisser Weise vielversprechend sind der Ökosozialismus und das “bien vivir y convivir” der Anden. Beide wären lebensfähig unter der Annahme einer globalen und pluralistischen Regierungsführung, die bereit ist, globale Lösungen für globale Probleme wie Pandemien und eine minimale planetarische Ordnung zu finden, die alle in das eine gemeinsame Haus, auch die Natur, einbeziehen würde.

Ich glaube, dass Papst Franziskus in Fratelli tutti einige der grundlegenden Werte vorgestellt hat, auf deren Basis wir ein Paradigma entwerfen können, das die Zukunft der Spezies und unserer Zivilisation garantiert: eine Biozivilisation, die auf einer Geschwisterlichkeit ohne Grenzen und einer universellen sozialen Freundschaft basiert.

Die erste besteht darin, das seit Jahrhunderten geltende Paradigma des Menschen als Dominus (Herr und Meister) zu überwinden, der sich nicht als Teil der Natur fühlt, sondern sie mit dem Instrument der Technowissenschaften beherrscht. Die zweite, eine Alternative zum Dominus anzunehmen, die aus Frater bestünde: der Mensch, Mann und Frau, einander Bruder und Schwester und von allen Wesen in der Natur, weil wir alle einen gemeinsamen Ursprung haben, den Humus der Erde, weil wir Träger des gleichen genetischen Grundcodes sind und weil wir uns als Teil der Natur fühlen. Drittens, das “Prinzip Hoffnung” zu aktivieren, tiefer als die Tugend der Hoffnung, jener innere Impuls, der weder Zeit noch Raum kennt und der immer im Menschen vorhanden ist, der ihn zur Empörung über soziale Missstände und zum Mut führt, sie zu verändern, indem er neue Welten, lebensfähige Utopien und Selbstverbesserung projiziert.

Die Werte werden nicht den großen Narrativen entnommen, die bereits erprobt wurden, der Aufklärung, dem Kapitalismus und dem Sozialismus, die zur aktuellen Systemkrise geführt haben, die also ihre Ziele nicht erreicht haben. Sie wird aus ihrer eigenen Quelle schöpfen, aus dem Wesen des menschlichen Wesens.

Dort entdeckt er, dass wir im Wesentlichen Wesen der unbegrenzten Beziehung sind, deren bester Ausdruck in der Güte der Liebe liegt; Wesen der Solidarität, die uns in den frühen Tagen der Hominisation den Sprung von der Animalität zur Menschlichkeit ermöglichte; Wesen der Kooperation, denn nur gemeinsam können wir unseren Lebensraum aufbauen, was im Zusammenleben, in der Gesellschaft und in den Zivilisationen geschieht, mit einem Wort, im Allgemeinwohl-Gemeinsamen; Wesen der Fürsorge, denn diese definiert die menschliche Natur, die aller Lebewesen, und die sich auch als kosmologische Konstante herausstellt: Alles existiert, weil alle Faktoren auf subtile Weise zusammenwirken, um das Leben hervorzubringen, und als Unterkapitel des Lebens, das menschliche Leben und das Universum selbst, das uns ohne die gebührende Sorgfalt aller Elemente nicht erlauben würde, hier zu sein und über diese Dinge zu schreiben; spirituelle Wesen, die in der Lage sind, die radikalsten Fragen zu stellen, warum unsere Existenz absolut frei ist, was unser Platz in der Gesamtheit der Wesen ist, zu welchem Schicksal wir berufen sind, und durch die Tatsache, dass wir intuitiv wissen, dass hinter allem, was existiert und lebt, eine mächtige und liebevolle Kraft steht. Darunter liegt eine mächtige und liebevolle Energie (das Quantenvakuum, die Energie des Hintergrunds des Universums oder der Abgrund, der alles, was existiert, hervorbringt?), mit der wir eine Beziehung mit Ehrfurcht und stiller Verehrung aufbauen können.

Aus diesen Werten kann eine andere mögliche und jetzt notwendige Welt geschmiedet werden. Es ist logisch, dass der Übergang von einem Paradigma zum anderen nicht über Nacht und nicht ohne große Schwierigkeiten, Widerstände und Krisen erfolgen wird. Doch wir haben keine andere Alternative. Wie Eric Hobsbawm in seinem Buch “The Age of Extremes” (1995) auf der letzten Seite schreibt: “Wir wissen nicht, wohin wir gehen. Wenn die Menschheit eine sinnvolle Zukunft haben soll, kann dies nicht durch die Verlängerung der Vergangenheit und der Gegenwart geschehen. Wenn wir versuchen, das dritte Jahrtausend auf dieser Grundlage aufzubauen, werden wir scheitern, und der Preis des Scheiterns, d.h. die Alternative zur Veränderung der Gesellschaft, ist Dunkelheit.

Dies gilt vor allem für diejenigen, die zur alten Normalität zurückkehren wollen, was für das Leben der Natur und das menschliche Leben pervers ist. Wir müssen uns ändern, oder, wie UN-Sekretär Antonio Guterrez bei der Eröffnung der COP26 sagte: “Wenn wir jetzt nicht handeln, schaufeln wir unser eigenes Grab.”

Die Zukunft ist heute, wie die 100.000 Menschen auf der parallel stattfindenden COP26 in Glasgow verkündeten. Wenn wir nicht schon jetzt damit beginnen, uns an den oben genannten Werten zu orientieren, werden wir den Weg für eine ökologisch-soziale Katastrophe ungeahnten Ausmaßes ebnen. Aber ich glaube und hoffe, ich hoffe und glaube, dass der Lebenstrieb, der stärker ist als der Todestrieb, uns zu den notwendigen Veränderungen führen wird. Wir werden leben und noch immer leuchten.

Leonardo Boff ist Philosoph und Ecotheologe und schrieb O doloroso parto da mãe Terra:uma sociedade de fraternidade ilimitada e de uma amizade social fundamental,Vozes,Petrópolis 2020.

El futuro depende ahora de nosotros

La COP26 en Glasgow decepcionó en el punto central: en el consenso sobre la mitigación del calentamiento global, pues todavía admitió el uso del carbón, aunque para ser abolido gradualmente como fuente energética. Pero tuvo el mérito que nunca habían tenido las sesiones de las 25 COPs anteriores. Esta vez, sin excepción, se admitió la existencia antropogénica de los disturbios climáticos. Se han producido eventos extremos, la irrupción del metano, debido al deshielo del permafrost y de los cascos polares, 20 veces más dañino que el CO2, la erosión creciente de la biodiversidad, la gama de virus como el de la Covid-19, la Sobrecarga de la Tierra (Earth Overhoot) que nos llena de temor cada año, pues el consumo actual necesita más de una Tierra y media (1,75), lo que impide su biocapacidad y la superación de algunas de las Nueve Barreras Planetarias (9 Planetarian Bounderies) que pueden poner en peligro nuestro ensayo civilizatorio. Tdo ello ha duplicado los negacionistas, que preferían defender sus fortunas y su capital antes que la vida del planeta y nuestro futuro común.

Tales eventos hicieron surgir escenarios apocalípticos y un verdadero terror metafísico, en el sentido de temer por nuestra supervivencia en este planeta. Son muchas las advertencias de esa eventualidad por parte de renombrados científicos y principalmente del Papa Francisco que en la última encíclica, paradigmática, Fratelli tutti (2020) afirmó taxativamente: “estamos en el mismo barco; o nos salvamos todos o nadie se salva” (nº 34).

Hay una acalorada disputa mundial sobre cómo continuará la historia en la pos-pandemia. Hay varios modelos en la agenda. Creo que deberían descartarse los más radicales, porque son demasiado crueles y anti-vida humana, como el Great Reset, “el Gran Reinicio” de un capitalismo despótico, sugerido por el príncipe parásito Charles y asumido por el 0,1% de los multibillonarios mundiales. También el tentador “Capitalismo verde” que busca cubrir de verde todo el planeta, pero no plantea nunca la cuestión de la desigualdad social que castiga y se cobra millones de vidas humanas. Aceptables y en cierto modo promisorios son el eco-socialismo y el bien vivir y convivir de los andinos. Ambos serían viables en el supuesto de una gobernanza global y pluralista, dispuesta a encontrar soluciones globales para problemas globales como el de la pandemia, y de un orden planetario mínimo que incluya a todos, también la naturaleza, en la única Casa Común.

Creo que el Papa Francisco en la Fratelli tutti presentó algunos valores fundamentales a partir de los cuales se podría proyectar un paradigma que garantice el futuro de la especie y de nuestra civilización: una biocivilización centrada en una fraternidad sin fronteras y una amistad social universal. 

Claramente se dio cuenta de que hay tres presupuestos necesarios: el primero, superar el paradigma vigente desde hace ya algunos siglos del ser humano como dominus (dueño y señor) que no se siente parte de la naturaleza sino que la domina con el instrumento de la tecnociencia. El segundo, asumir una alternativa al dominus, que sería el frater: el ser humano, hombre y mujer, hermanos y hermanas unos de otros y de todos los seres de la naturaleza, por tener todos un origen común, el húmus de la Tierra, por ser portadores del mismo código genético de base y por sentirnos parte de la naturaleza. El tercero, activar el “principio esperanza”, más profundo que la virtud de la esperanza, aquel impulso interior que no conoce tiempo ni espacio y que está presente siempre en el ser humano llevándolo a la indignación contra los desaciertos sociales y al coraje para transformarlos proyectando nuevos mundos, utopías viables y la autosuperación de sí mismo.

Los valores no serán tomados de las grandes narrativas ya ensayadas, la del iluminismo, la del capitalismo y la del socialismo que llevaron a la crisis sistémica actual, y que por tanto no realizaron sus propósitos. Va a beber del propio pozo, en la naturaleza esencial del ser humano. 

Ahí descubre que somos esencialmente seres de relación ilimitada, cuya mejor expresión reside en la amorosidad; seres de solidaridad que en los primeros tiempos de la hominización nos permitió dar el salto de la animalidad a la humanidad; seres de cooperación, pues solamente juntos podemos construir nuestro hábitat que se da en la convivencia, en la sociedad, en las civilizaciones, en una palabra, en el bien-común general; seres de cuidado, pues este define la naturaleza humana, de todos los seres vivos y emerge también como una constante cosmológica: todo existe porque todos los factores se combinaron sutilmente para que irrumpiese la vida, y como sub-capítulo de la vida, la vida humana y el propio universo, que sin el debido cuidado de todos los elementos no habría permitido que estuviésemos aquí escribiendo sobre estas cosas; seres espirituales, capaces de plantear las cuestiones más radicales sobre el por qué de nuestra existencia, absolutamente gratuita, cuál es nuestro lugar en el conjunto de los seres, a qué destino somos llamados y el hecho de intuir que detrás de todo lo que existe y vive subyace una Energía poderosa y amorosa (¿el Vacío cuántico, lEnergía de fondo del universo o el Abismo generador de todo lo que existe?) con la cual podemos relacionarnos con veneración y con silencio reverente.

A partir de estos valores podrá forjarse otro mundo posible y ahora necesario. Lógicamente la travesía de un paradigma a otro no se hará de un día para otro, y no sin grandes dificultades, oposiciones y crisis. Pero no tenemos otra alternativa. Como escribió Eric Hobsbawn en “La era de los extremos” (1995) en su última página: “No sabemos hacia donde estamos yendo. Si la humanidad quiere tener un futuro significativo no puede ser mediante la prolongación de pasado y del presente. Si tratamos de construir el tercer milenio sobre esta base vamos a fracasar. Y el precio del fracaso, o sea, la alternativa al cambio de la sociedad es la oscuridad” (p.562). 

Esto vale especialmente para aquellos que anhelan volver a la antigua normalidad, perversa para la vida de la naturaleza y para la vida humana. Tenemos que cambiar o si no, como dijo el Secretario de la ONU, António Guterres, al abrir los trabajos de la COP26: “Si no actuamos ahora estaremos cavando nuestra propia sepultura”.

El futuro es hoy, como proclamaban las cien mil personas de la COP26 paralela en Glasgow. Si no empezamos ahora a orientarnos por los valores arriba mencionados, estaremos pavimentando el camino para un desastre ecológico-social de proporciones nunca antes habidas. Pero creo y espero, espero y creo que la pulsión de vida, más fuerte que la pulsión de muerte, nos llevará a los cambios necesarios. Viviremos y todavía vamos a brillar.

Leonardo Boff, filósofo y ecoteólogo ha escrito El doloroso parto de la Madre Tierra: una sociedad de fraternidad sin fronteras y de amistad social, Vozes 2020.