ECOLOGIA OGGI: SCOMMESSA PER LA VITA

Pochi pensatori nel campo dell’ecologia tentano di andare alle radici dell’attuale crisi ecologica globale. Uno dei più rinomati è sicuramente il messicano Enrique Leff con il suo libro più recente: A aposta pela vida: imaginação sociológica e imaginários sociais nos territórios ambientais do Sul (uscirà a breve, per i tipi dell’Ed. Vozes)”. Oltre che pensatore e ricercatore, è stato per vari anni Coordinatore della Rete di Formazione Ambientale per l’America Latina e i Carabi nel Programma delle N. U. per l’Ambiente. Ha accumulato molte esperienze che serviranno e servono di base per la sua produzione intellettuale.

Enfatizza la preoccupazione filosofico-sociale, perché il suo interesse è decifrare i meccanismi che ci hanno portato alla crisi attuale e come potremo uscirne bene. Pertanto, studia le cause metafisiche (la concezione dell’essere e della realtà), epistemologiche (i modi di conoscere) secondo le diverse ontologie (determinazioni sociali, politiche, culturali e del mondo della vita, tra le altre). Svolge un lavoro minuzioso di ricostruzione dell’ecologia sociale e della ecologia politica: come sono sorte e si sono sviluppate davanti alla crescente crisi ecologica, specialmente di fronte al riscaldamento globale. Questa parte è rilevante per chi volesse conoscere i meandri del discorso ecologico nelle sue differenti tendenze.

La domanda che attraversa tutto il suo testo, denso, ricco di riferimenti bibliografici di varie scienze e tendenze, si concentra in questa questione: come stabilire le condizioni adeguate alla vita in un mondo diventato insostenibile?

La risposta richiede due impegni:

Il primo è la demolizione dei presupposti equivoci della modernità con la sua razionalità tecnico-scentifica-utilitaristica e volontà di dominare tutto: territori, popoli, natura e processi di vita; realizza questo lavoro con un’argomentazione serrata citando le autorità filosofiche e scientifiche più serie, sempre salvaguardando ciò che è irrinunciabile ma denunciando questo tipo esacerbato di razionalità che ha portato a una crisi di civiltà globale con processi insostenibili e ostili alla vita, che all’estremo, potrebbero condurre a un collasso della nostra civiltà.

Il secondo consiste nella creazione di una nuova coscienza e il senso di un destino comune Terra-Natura-Umanità. E’ la parte più creativa. Lo aiuta la teoria della complessità e del caos; discute il senso della sostenibilità come principio di vita e di imperativo della sopravvivenza. Interroga le varie teorie sull’origine della vita e sostiene la tesi di F. Capra secondo il quale la vita avrebbe origine dal metabolismo tra materia e energia, che generano reti autogenerative che liberano i flussi della vita.

Scrive in dettaglio i diversi modi di rifare e di appropriarsi della natura, rispettando i suoi ritmi e cicli.

Opponendosi al paradigma vigente dell’appropriazione privata della natura e dei flussi vitali in funzione dell’arricchimento, sapendo soltanto modernizzare senza ecologizzare i saperi, postula varie immaginarie alternative di organizzare la Casa Comune, d’accordo con le differenti culture, nelle quali l’identità e la differenza sono lavorate in forma integrativa. Valorizza soprattutto il contributo andino del “bien vivir”. Più che una filosofia di vita è una metafora di un mondo in armonia con il Tutto. Il sumak kawsay (bien vivir) ingloba pratiche sociali nelle quali si esprimono le relazioni dei popoli con il cosmo, con il loro territorio, con i loro ecosistemi, le loro culture e le loro relazioni sociali.

La parte finale ci comunica grande speranza: la crescita a livello mondiale attraverso innumerevoli movimenti e esperienze locali, che rivelano la capacità delle popolazioni di resistere alla ragione economica, strumentale e utilitaristica vigente. I paesi centrali che oramai hanno sfruttato praticamente quasi tutti i loro servizi e beni naturali tentano di ricolonizzare soprattutto l’America Latina, per farne una riserva di questi beni per se stessi. Nella nostra visione latino americana tali “bontà della natura” come dicono i nativi costituiscono la base per i diritti della natura e della Terra vista intesa come Pachamama, per i diritti culturali e ambientali, che concretizzano altre modi di abitare la Casa Comune e di trarre beneficio da tutto quello che la Pachamama ci offre per vivere in armonia.

Qui compare una nuova scommessa per la vita, che non la minaccia, ma si prende cura di lei, le crea le condizioni di permanenza sulla faccia della Terra e le garantisce le condizioni per co-evolversi e costituirsi in un patrimonio da trasmettere agli eredi, le generazioni che verranno dopo di noi.

Questo libro di Leff è una manna per coloro che una volta svegliati alla crisi ecologica, non si rassegnano davanti alle strategie di dominazione dei potenti, ma resistono e inventano nuove forme di convivenza, di produzione, di consumo e di cura e rispetto per tutti gli esseri, specialmente per la grande e generosa Madre Terra.

E’ un libro necessario, che va nella linea esposta con grande forza dal papa Francesco nella sua enciclica sulla cura della Casa Comune.

*Leonardo Boff, scrittore, filosofo, teólogo, Columnist del Jornal do Brasil

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato

Ecología hoy: una apuesta por la vida

Pocos pensadores en el campo da ecología intentan ir a las raíces de la actual crisis ecológica global. El mexicano Enrique Leff es seguramente uno de los más conocidos, con su reciente libro: La apuesta por la vida: imaginación sociológica e imaginarios sociales en los territorios ambientales del Sur (Siglo XXI). Además de profesor e investigador, fue durante varios años Coordinador de la Red de Formación Ambiental para América Latina y el Caribe del Programa de las Naciones Unidas para el Medio Ambiente. Sus acumuladas experiencias le sirvieron y sirven de base para su producción intelectual.

Destaca su preocupación filosófica y social. Su interés se centra en descifrar los mecanismos que nos han llevado a la crisis actual y cómo podemos salir bien de ella. Por lo tanto, estudia las causas metafísicas (la concepción del ser y de la realidad) y epistemológicas (los modos de conocimiento) en sus diversas ontologías (determinaciones sociales, políticas, culturales y del mundo de la vida, entre otras).

Realiza un detallado trabajo de reconstrucción integral de la ecología social y de la ecología política: cómo han surgido y evolucionado ante la creciente crisis ecológica, especialmente ante el calentamiento global. Esta parte es relevante para quien quiera conocer los entresijos del discurso ecológico en sus diferentes tendencias.

La búsqueda que atraviesa todo su texto, denso, rico en referencias bibliográficas de varias ciencias y tendencias, se centra en esta pregunta: ¿cómo establecer las condiciones adecuadas para la vida en un mundo que se ha hecho insostenible?

La respuesta exige dos tareas:

La primera es demoler las suposiciones erróneas de la modernidad con su racionalidad científico-técnico-utilitaria y la voluntad de dominar todo: territorios, personas, la naturaleza y los procesos de la vida. Realiza este paso con argumentos fuertes, citando a las autoridades científicas y filosóficas más serias, salvaguardando siempre lo que es irrenunciable, pero denunciando cómo este tipo exacerbado de racionalidad ha llevado a una crisis de civilización global con procesos insostenibles y hostiles a la vida, pudiendo conducir, en último término, al colapso de nuestra civilización.

La segunda tarea consiste en la creación de una nueva conciencia y el sentido de un destino común Tierra-Naturaleza-Humanidad. Es la parte más creativa. Le auxilia la teoría de la complejidad y del caos; discute el sentido de la sostenibilidad como principio de vida e imperativo de supervivencia. Interroga a las diversas teorías sobre el origen de la vida y sostiene la tesis de F. Capra, según la cual la vida se originaría del metabolismo entre materia y energía, creando redes autogenerativas que liberan los flujos de la vida.

Detalla las diferentes maneras de reconstruir y de utilizar la naturaleza respetando sus ritmos y sus ciclos.

Contrariando el paradigma actual de la apropiación privada de la naturaleza y de los flujos vitales en función del enriquecimiento, sabiendo sólo modernizarse sin ecologizar los saberes, postula varios imaginarios alternativos para organizar nuestra Casa Común en consonancia con las diferentes culturas en las que la identidad y la diferencia son trabajadas de manera integradora. Valora especialmente la contribución andina del “bien vivir”. Más que una filosofía de la vida es una metáfora de un mundo en armonía con el Todo. El Sumak Kawsay (vivir bien) engloba prácticas sociales en las que se expresa la relación de los pueblos con el cosmos, con su territorio, sus ecosistemas, sus culturas y sus relaciones sociales.

La parte final nos comunica una gran esperanza: el crecimiento a nivel mundial a través de innumerables movimientos y experiencias locales que revelan la capacidad de las poblaciones para resistir a la razón económica, instrumental y utilitarista vigente. Los países centrales que han explotado prácticamente casi todos sus servicios y recursos naturales tratan de recolonizar especialmente a América Latina para que sea una reserva de estos bienes para ellos. En nuestra visión latinoamericana, tales “bondades de la naturaleza”, como dicen los pueblos indígenas, son la base para los derechos de la naturaleza y de la Tierra, considerada como la Pachamama, y para los derechos culturales y ambientales que concretan otras formas de habitar nuestra Casa Común y de beneficiarse de todo lo que ella nos ofrece para vivir en armonía.

Aquí se revela una apuesta nueva por la vida, que no la amenaza, sino que cuida de ella, crea las condiciones para su permanencia sobre la faz de la Tierra y le asegura las condiciones para co-evolucionar y constituirse en un bien a ser heredado por las generaciones que vendrán después.

Este libro de Leff es un estímulo para aquellos que un día despertaron a la crisis ecológica y no se resignan ante las estrategias de dominación de los poderosos, sino que resisten y ensayan nuevas formas de convivencia, de producción, de consumo y de cuidado y respeto por todos los seres, especialmente por la generosa y gran Madre Tierra.

Es un libro necesario, que va en la línea expuesta con gran fuerza por el Papa Francisco en su encíclica sobre “el cuidado de la Casa Común”.

Leonardo Boff es columnista del JB online y ha escrito: Ecología: grito de la Terra, grito de los pobres.

Traducción de MJ Gavito Milano

Another way of resolving conflicts

Humanity has always seen conflicts of every type, especially under patriarchy. The predominant means of resolving them has been, and still is, the use of violence, to defeat the other and subjugate him to some lower order. That is the worst of paths, because it leaves in the vanquished the taste of bitterness, humiliation and a desire for revenge. And this perpetuates the spiral of violence that, especially today, takes on the form of terrorism, the expression of revenge of the humiliated. Could this be the only way for human beings to resolve their conflicts?

There was someone who considered himself “God’s madman” (pazzus Dei), Francis of Assisi, who could also be the present Francis of Rome, who sought another way. The previous path was one of win/lose. The new one, the win/win path, removes the bases of the bellicose spirit. Let’s take examples from the practice of Francis of Assisi. His usual greeting was to wish everyone: “peace and good”. He asked of his followers: “Anyone who comes, friend or foe, thief or bandit, greet him with kindness” (Regla no bulada, 7).

Let us consider Francis’ strategy regarding violence. Let’s take two legends, that, as legends, express the spirit better than the letter of the facts: the thieves of the Hamlet of San Sepolcro and the Wolf of Gubbio (Fioretti, c. 21).

A band of thieves used to hide in the woods and rob the passers-by of the neighborhood. Moved by hunger, they went to the hermitage of the friars to ask for food. They were welcomed, not without remorse, by the friars: “It is not right that we give charity to this band of thieves who cause so much evil in this world”. They brought the question to Francis; who suggested the following strategy: take bread and wine to the woods, and shout to them: “Brother thieves, come here, we are brothers and we bring you bread and wine” ―they happily eat and drink―, then talk to them about God, but do not ask them to abandon the life they lead because it would be to ask too much; only ask them that when they assault to not cause the person harm. Another time, Francis counsels: “Bring them something better: cheese and eggs”. Happier, the thieves rejoice, but listen to the exhortation of the friars: “Leave this life of hunger and suffering, stop thieving, convert to work because the good God will provide what is necessary for the body and for the soul”. The thieves, moved by such goodness, leave that life and some of them even become friars.

Here the finger, ready to accuse and to condemn, was set aside in the name of the warm closeness, and trust in the energy hidden in them to be something other than thieves. It is to overcome the tendency to see things in black and white, that puts goodness on one side and evil on the other. In fact, in each person is hidden a possible thief and a possible friar. With tender affection, the friar hidden within the thief can be rescued. And that is what happened in Assisi.

This strategy of renouncing violence also appears clearly in the legend of the Wolf of Gubbio. that attacked the people of that small town. Once again schematization is overcome: on one side, the “big wolf, terrible and ferocious” and on the other, the people, filled with fear and armed. The two actors whose only relationship was violence and mutual destruction confronted each other. Francis’ strategy was not to seek a truce or an equilibrium of forces ruled by fear. Francis did not take sides with one or the other, in a false Pharisaic attitude: “it is the other who is bad, not I, therefore the other must be destroyed”. Has anyone asked himself whether inside each of us there can be hiding a bad wolf, and at the same time, a good citizen?

The path of Francis was the union of opposites, and to bring the opposites close enough to each other that they could make a pact of peace. Francis went to the wolf and said to him: “brother wolf, you are a bad murderer, and deserve the gallows, but I also recognize that you do so much harm because of hunger. Let’s make a pact: the people will feed you, and you will stop threatening them”. Then Francis addressed the people, preaching: “turn to God, stop sinning. Make sure that there is enough food for the wolf, and that way God will free you from eternal punishment, and from the bad wolf”.

Legend has it that the small town changed its habits. They decided to feed the wolf, and the wolf moved among the people, as if he were a gentle citizen.

There have been those who read that legend as a metaphor for class struggle. That could be. The fact is that the peace that was accomplished was not through the victory of one of the parties, but by transcending the sides and parties. Each one gave in, the gain/gain was realized and peace came, one which does not exist by itself, but that results from a collective agreement between the citizens and the wolf.

Conclusion: Francis did not stimulate the contradictions nor did he remove the dark dimension where hatreds boil. Francis trusted in the humanizing capacity of goodness, dialogue and mutual trust. He was not naive. He knew that we live in the “regio dissimilitudinis”, a world of inequalities (Fioretti, c. 37). But he did not resign himself to this decadent situation. He intuited that beyond bitterness, deep inside each creature there exists a submerged goodness to be rescued. And it was.

The day will come when humans will embrace their cordial and spiritual intelligence, whose biological base was identified by the new neurologists, and which complements the intellectual reason, that divides and atomizes. Then we will have inaugurated the kingdom of peace and concord. The wolf will continue being a wolf, but he will threaten no one.
Free translation from the Spanish by
Servicios Koinonia, http://www.servicioskoinonia.org.
Done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.

Francisco de Assis:o protótipo ocidental da razão cordial. Entrevista com L. Boff

Esta entrevista saiu no IHU- on line, dos jesuitas da Unisinos RS no dia 4/10/2015

“Francisco punha coração em todas as coisas, por isso as amava e sentia-se unido a elas como membros de uma grande família terrenal e cósmica”, afirma o teólogo

Foto: Jim Frazier

“Ser radicalmente pobre para poder ser plenamente irmão: este é o sentido da pobreza franciscana”, explica Leonardo Boff à IHU On-Line, na entrevista a seguir, concedida por e-mail.

Neste domingo, 04-10-2015, a Igreja celebra o dia de São Francisco de Assis, que, segundo o teólogo, “inaugurou uma Igreja na base, junto com os pobres, pregando pelas estradas ou nas praças, rezando as horas canônicas debaixo de árvores e teatralizando passagens bíblicas como fez com a celebração do Natal, inventando o presépio”.

Fonte de inspiração nos dias de hoje, a figura de Francisco de Assis é reavivada na Igreja e inspira inclusive Bergoglio, que “tomou o nome de Francisco pelo fascínio que sempre exerceu sobre ele a figura deste santo especial e por causa do amor aos pobres e à natureza”, diz o teólogo. Parafraseando a Carta Encíclica Laudato Si’, do Papa Francisco, sobre o cuidado da casa comum, Boff lembra que “‘Francisco é o exemplo por excelência do cuidado pelo que é frágil e por uma ecologia integral… o seu coração era universal’ (n.10). Todo o texto da encíclica vem imbuído de coração, pois lê os dados da situação da Terra afetivamente e não apenas intelectualmente. Isso é o modo de São Francisco ler o mundo a partir de um sentimento profundo de união”.

Autor de São Francisco de Assis: Ternura e Vigor, Boff enfatiza que Francisco se “transformou num arquétipo”, numa referência de ideal humano, porque “de tudo o que lhe acontecia, a dimensão de sombra e a dimensão de luz, suas decepções e alegrias, seu sofrimento e morte, fazia caminhos de crescimento e de total integração. Desse processo que combina ternura e vigor, céu e terra, vida e morte, irrompe sua irradiação de alguém que realizou sua humanidade de modo exemplar. Criou um humanismo terno e fraterno que vai além do mundo humano e que abarca toda a natureza e o próprio universo. (…) Francisco bem o sabia, por isso, embora para nós seja um santo exemplar, se considerava o maior pecador do mundo, ‘pequenino, pútrido e fétido, mesquinho, miserável e vil’, como diz numa de suas cartas. Ele podia dizer isso, pois não havia negado, mas integrado tais realidades sombrias, próprias de nossa condição humana, numa síntese superior, repleta de luz, de enternecimento e de amortização”.

Leonardo Boff é teólogo, filósofo e autor de uma imensa obra sobre temas ambientais. Desta obra, citamos Ecologia: grito da Terra, grito dos pobres, recentemente reeditada.

Confira a entrevista.

Foto: http://www.paroquiadapompeia.org.br

IHU On-Line – Quem foi Francisco de Assis? Como entendê-lo na sua complexidade que vai da ternura ao vigor?

Leonardo Boff – Embora tenha vivido há mais de 800 anos, novo é ele; nós somos velhos. Pois ele conseguiu o que nós dificilmente alçamos: nos relacionar com todas as coisas, mesmo as mais adversas como a morte, chamando-as com o doce nome de irmãos e irmãs. Assim conseguiu uma reconciliação, como se fosse um habitante do paraíso terrenal. Com razão o grande historiador Arnold Toynbee disse em sua última entrevista: “Francisco, o maior dos homens que viveram no Ocidente, deve ser imitado por todos nós, pois sua atitude é a única que pode salvar a Terra e não aquela de seu pai, o mercador Bernardone”.

O filósofo Max Scheler em conhecido livro Essência e Formas da Simpatia afirmava: “São Francisco é o protótipo ocidental da razão cordial e emocional, coisa que posteriormente foi relegada à margem”. É ela que nos faz sensíveis à paixão dos sofredores e aos gritos da Terra devastada pela voracidade industrialista atual.

IHU On-Line – O senhor diz que o contato com Francisco de Assis provoca uma crise profunda. Que tipo de crise é essa?

Leonardo Boff – São Francisco nos faz descobrir nosso distanciamento da natureza, como se não fôssemos parte dela, mas sim seus senhores e donos. Essa atitude está na raiz da crise ecológica atual, pois ela se funda na falta de pertencimento, da ausência de cuidado e de amor para com todas as coisas, pois elas têm um valor intrínseco em si mesmas. Comparar o que somos e fazemos com o que fazia e era São Francisco nos cria má consciência e nos introduz numa crise purificadora, pois nos convida a mudar nosso estilo de vida.

IHU On-Line – Como entender a mística de Francisco de Assis e a sua relação com o meio ambiente?

Leonardo Boff – São Francisco conferiu centralidade ao coração. Em seus escritos a palavra “coração” ocorre 42 vezes sobre uma de “inteligência”; “amor”, 23 vezes sobre 12 de “verdade”. Sabemos hoje que é na razão cordial e sensível que se encontram a sensibilidade profunda para com os outros, os valores éticos e a espiritualidade. É o coração que o fez sentir o Sol, a Lua, a água e o lobo e até a morte como irmãos e irmãs. Essa atitude nos é exigida hoje pela crise ecológica. A razão sozinha não dá conta de nossos problemas fundamentais, porque ela apenas vê, analisa e calcula. Será o coração que nos moverá para o cuidado, o respeito e o amor à Mãe Terra.

IHU On-Line – Qual era a concepção de Igreja de Francisco de Assis? Quais eram os pontos cruciais de divergência com o alto clero? Com qual modelo de igreja ele estava dialogando e, inclusive, se opondo?

Leonardo Boff – O teólogo Joseph Ratzinger, num de seus escritos sobre o sentido da profecia na Igreja, escreveu que o “não” de São Francisco ao tipo de Igreja de seu tempo não poderia ser mais radical. Mas seu “não” nunca é verbalizado, nunca faz uma crítica aberta ao sistema curial, especialmente sob Inocêncio III, o Papa mais poderoso da história da Igreja. Ele não falou nem criticou como fizeram os Reformadores do século XVI. Ele simplesmente deixou-se orientar pelo evangelho, lido em glossa, quer dizer, sem comentários que lhe tiram a força transformadora, mas em seu sentido original: viver seguindo o Cristo pobre, descoberto nos mais pobres dos pobres que são os hansenianos, ter extremo enternecimento e compaixão para com todos os sofredores e jovialmente acolhendo as mais duras adversidades que a pobreza radical lhe comportava.

Ele inaugurou uma Igreja na base, junto com os pobres, pregando pelas estradas ou nas praças, rezando as horas canônicas debaixo de árvores e teatralizando passagens bíblicas como fez com a celebração do Natal, inventando o presépio. Queria que seus seguidores fossem “menores”, categoria social dos sem poder e que não aceitassem nenhum cargo eclesiástico. Deviam “in plano subsistere”, quer dizer, “manter-se no nível do chão” onde todos os anônimos e invisíveis, o povo em geral, se encontram.

IHU On-Line – Quais os conceitos-chave, as ideias e concepções principais de Francisco de Assis? Como compreender esses conceitos nos dias de hoje?

Leonardo Boff – São Francisco não era um teólogo. Nem era um clérigo. Esquecemos que era um leigo. Só no final da vida deixou-se ordenar diácono para poder continuar a pregar já que havia um decreto papal que os leigos não podiam mais pregar como se fazia antes. Mas à condição de que a este ofício não caberia nenhum benefício. As virtudes principais que vivia com grande jovialidade era a extrema simplicidade, acolhendo a todos assim como eram; depois era a grande humildade tendo-se a si como o menor e servidor, irmãozinho de todos, o fratello; principalmente vivia uma radical pobreza como poverello.

Mas para ele, a pobreza não consistia em não ter, mas na capacidade de dar, e mais uma vez dar, até se espoliar de tudo. Tinha consciência de que entre as pessoas se interpõem os bens e os interesses. Remover tais coisas permitia o encontro direto e imediato, olho a olho, corpo a corpo para colocar-se junto ao outro como irmão. Ser radicalmente pobre para poder ser plenamente irmão: este é o sentido da pobreza franciscana. E por fim, era a permanente alegria, como quem se sente continuamente na palma da mão de Deus. Atribui-se a ele este dito: “eu possuo pouco e o pouco que possuo é pouco”. Este projeto de vida, se vivido hoje, criaria um mundo terno e fraterno, amigo da vida, com uma sobriedade compartida, numa aura de fraternidade universal, entre as pessoas e com todos os seres da natureza, abraçados como irmãos e irmãs.

“Está dentro das possibilidades humanas desentranhar um São Francisco escondido dentro de cada um”

 

IHU On-Line – Como esses conceitos podem ser atualizados para nossos dias na busca por inspiração para sairmos do estado de crise?

Leonardo Boff – Entre muitas outras coisas, considero fundamental, para sairmos da atual crise, resgatarmos os direitos do coração. Quer dizer, sermos não apenas portadores da inteligência racional, mas junto com ela e de forma mais profunda, da inteligência cordial ou sensível. Sentir, como diz o Papa em sua encíclica sobre “o cuidado da Casa Comum”, como próprias as dores da Terra e o padecimento dos outros irmãos e irmãs.

Agirmos a partir do coração que ama, que se identifica com o outro, que cultiva a compaixão e cuidado para com todas as coisas, como cuidava São Francisco.

Ele tirava da estrada as minhocas para não serem pisadas e pedia que até as ervas silvestres tivessem o seu canto reservado nas hortas, porque elas também merecem viver e louvam a Deus de seu modo. Se tivéssemos na humanidade tais sentimentos, não precisaríamos falar em ecologia nem em direitos das pessoas e da natureza, pois tudo isso seria vivido com total espontaneidade.

IHU On-Line – Como Bergoglio e Ratzinger compreendem a figura de São Francisco de Assis?

Leonardo Boff – Joseph Ratzinger, em sua tese sobre o conceito de história em São Boaventura, escreveu como introdução ao tema uma das mais belas páginas que já se escreveram modernamente sobre a figura singular de São Francisco. Creio que os franciscanos ainda não souberam valorizar tais reflexões.

Bergoglio tomou o nome de Francisco pelo fascínio que sempre exerceu sobre ele a figura deste santo especial e por causa do amor aos pobres e à natureza. Em sua encíclica, lhe dedica três grandes parágrafos (nn.10, 11 12) e explica: “Acho que Francisco é o exemplo por excelência do cuidado pelo que é frágil e por uma ecologia integral… o seu coração era universal” (n.10). Todo o texto da encíclica vem imbuído de coração, pois lê os dados da situação da Terra afetivamente e não apenas intelectualmente. Isso é o modo de São Francisco ler o mundo a partir de um sentimento profundo de união.

IHU On-Line – Como compreender a relação entre Francisco e Clara de Assis? Qual o papel de Clara na história e na “doutrina” de Francisco?

Leonardo Boff – A relação entre Clara e Francisco é uma das mais belas e puras da história do cristianismo. Ele possuía três amores: amor ao Cristo crucificado, amor aos pobres e amor à irmã Clara. Era um verdadeiro amor entre um homem e uma mulher, mas transfigurado por um projeto comum: servir ao Crucificado e aos crucificados da história. O eros desabrochava no agape sem perder o seu fascínio e beleza. Entre eles havia afeto e carinho que não escondeu durante toda a sua vida. Clara seguramente o ajudou a ser tão terno e amoroso para com todas as criaturas.

IHU On-Line – Em que medida a visão de Francisco de Assis com relação ao mundo, os seres humanos e a Igreja dialogam com o pontificado de Bergoglio?

Leonardo Boff – O Papa Francisco colocou o evangelho no centro de sua pregação e de seus gestos exemplares. Foi exatamente isso que fez São Francisco: para ele o evangelho era tudo, não como mero texto, mas como fonte de inspiração, de humanização, de espiritualização e de identificação com o Jesus histórico, a ponto de os textos originários atestarem que chegou a receber as chagas de Cristo em seu próprio Cristo. Não sem razão foi chamado “o primeiro depois do Único (Jesus Cristo)” ou até de “o último cristão”. A simplicidade, a bondade, a ternura e a proximidade que o Papa Francisco revela em sua vida, bem traduzem o espírito de São Francisco.

IHU On-Line – Como compreender Laudato Si’ desde a perspectiva de Francisco de Assis? De que forma a ideia de Ecologia Integral, conceito central da Encíclica, aparece no legado de Francisco de Assis?

Leonardo Boff – O próprio Papa o esclarece em sua encíclica sobre “o cuidado da Casa Comum”, ao dizer: “A reação de Francisco ultrapassava uma mera avaliação intelectual ou um cálculo econômico, porque, para ele, qualquer criatura era uma irmã, unida a ele por laços de carinho; por isso sentia-se chamado a cuidar de tudo o que existe” (n.11). Como dizíamos, Francisco punha coração em todas as coisas, por isso as amava e sentia-se unido a elas como membros de uma grande família terrenal e cósmica.

IHU On-Line – Em seu livro “São Francisco de Assis – Ternura e Vigor”, a história do santo é revelada tendo cinco aspectos como pano de fundo. Quais são, como se relacionam? Como esses aspectos se atualizam nos dias de hoje?

Leonardo Boff – Alguns dizem que de todos os meus livros (já são perto de cem) este é o meu melhor. Que outros o digam, não eu. Mas tentei, por ocasião da celebração de 800 anos de seu nascimento, destacar cinco pontos que mostrassem sua atualidade para o mundo de hoje.

O primeiro é “a irrupção da ternura e da convivialidade, como mensagem à cultura atual”. É a tentativa de opor ao paradigma moderno, fundado no poder como dominação, que tantos males trouxe às grandes maiorias, o paradigma do cuidado, da ternura, da convivialidade com todas as criaturas, não as dominando, mas estando ao pé delas, como irmão menor.

“Foi exatamente isso que fez São Francisco: para ele o evangelho era tudo, não como mero texto, mas como fonte de inspiração, de humanização, de espiritualização e de identificação com o Jesus histórico”

O segundo ponto é “a opção pelos pobres como mensagem de São Francisco à sociedade atual”. Tentei assumir o propósito da Igreja latino-americana, expresso em Medellín e Dom Helder, que entendeu a pobreza não como algo natural e dado, mas como resultado de relações injustas entre as pessoas e suas instituições. Fez-se a opção preferencial pelos pobres, contra a pobreza e a favor da justiça social. Desta opção nasceu a teologia da libertação. Dom Helder sempre repetia que foi São Francisco o verdadeiro fundador desta teologia, porque ele não teve uma atitude assistencialista vivendo para os pobres. Ele mesmo se fez pobre, foi viver no meio deles como pobre e a partir deles lia toda a realidade, também a eclesial. Estimo que esta perspectiva é extremamente atual.

O terceiro ponto trata “da libertação pela bondade: uma contribuição de São Francisco para uma libertação integral dos oprimidos”. Tento mostrar a sua estratégia que era de renúncia total a qualquer tipo de violência. Procura conversar com todos, até com o feroz lobo e conquistar as pessoas pela bondade na convicção de que dentro de cada um arde a chama divina da benquerença entre todas as pessoas.

O quarto ponto aborda “como São Francisco criou nas bases da Igreja daquele tempo uma igreja popular e pobre”, na qual prevaleceu a fraternidade sobre o poder, a palavra do evangelho sobre as reflexões teológicas, a celebração da vida sobre a celebração de simples ritos e a profunda piedade pelos atos e fatos do Jesus histórico, seu nascimento, sua cruz, sua presença eucarística.

Por fim, como último ponto abordo o tema “do processo de individuação realizado biograficamente por São Francisco”. Quer dizer, como ele, de tudo o que lhe acontecia, a dimensão de sombra e a dimensão de luz, suas decepções e alegrias, seu sofrimento e morte, fazia caminhos de crescimento e de total integração. Desse processo que combina ternura e vigor, céu e terra, vida e morte irrompe sua irradiação de alguém que realizou sua humanidade de modo exemplar. Criou um humanismo terno e fraterno que vai além do mundo humano e que abarca toda a natureza e o próprio universo. Penetrou no seu Profundo radical onde se aninha Deus com sua graça e seu amor.

Poder ter chegado até aquele ponto é mais que esforço pessoal, é principalmente dom de Deus. Francisco bem o sabia, por isso, embora para nós seja um santo exemplar, se considerava o maior pecador do mundo, “pequenino, pútrido e fétido, mesquinho, miserável e vil”, como diz numa de suas cartas. Ele podia dizer isso, pois não havia negado, mas integrado tais realidades sombrias, próprias de nossa condição humana, numa síntese superior, repleta de luz, de enternecimento e de amorização.

IHU On-Line – Que humanismo Francisco inaugura e como se alinha com os princípios cristãos?

Leonardo Boff – Francisco se transformou num arquétipo, isto é, numa referência de valor e de ideal humano. Como tal não pertence mais aos franciscanos nem sequer aos cristãos. Ele pertence à humanidade. É uma das figuras da qual nos podemos orgulhar e dizer: está dentro das possibilidades humanas desentranhar um São Francisco escondido dentro de cada um. Essa energia amorosa e terna, escondida em nós, nos faz mais humanos, mais compassivos, mais solidários e mais capazes de um amor incondicional. Não foi isso que queria Jesus de Nazaré? Seu propósito não era criar uma nova religião, mas suscitar o homem e a mulher novos, feitos de amor, de compaixão, de entrega aos outros até o último sacrifício, sempre com total desapego, com alegre jovialidade e com jovial alegria.

Por João Vitor Santos e Patricia Fachin