Noi facciamo ammalare la Terra e lei fa ammalare noi

In un modo o nell’altro, noi soffriamo di dolori fisici, psichici e spirituali. C’è tanta sofferenza, abbandono, tristezza e delusione che colpiscono gran parte dell’umanità. L’abbiamo già detto: dalla recessione economica, siamo passati alla depressione psicologica. La causa principale deriva dall’intrinseca relazione tra l’essere umano e la Terra viva. Tra i due esiste un forte nesso di coinvolgimento reciproco.

La nostra presenza sulla Terra è aggressiva, noi moviamo una guerra totale a Gaia, attaccandola su tutti i fronti. La conseguenza diretta è che la Terra si ammala. Lei lo dimostra con la febbre (riscaldamento globale), che non è una malattia ma ci addita una malattia al traguardo: la sua incapacità di continuare a offrirci tutto quello di cui abbiamo bisogno. A partire dal 2 settembre del 2017 è avvenuto il Sovraccarico della Terra, cioè, per le riserve della Terra siamo arrivati in fondo al pozzo. Siamo al semaforo rosso. Per avere il necessario e, peggio, per mantenerci il consumo allegro e lo spreco dei paesi ricchi, dobbiamo strappare con la forza i beni e i servizi naturali per soddisfare la domanda. Fino a quando la Terra ce la farà? La conseguenza sarà che avremo meno acqua, meno nutrienti, meno raccolti e meno prodotti indispensabili alla vita.

Noi, d’accordo con la nuova cosmologia, formiamo una grande unità, una vera entità unica con la Terra, subiamo le tesse malattie della Terra. A causa dell’aggressione degli ecosistemi e a causa del consumismo, e per la mancanza di attenzione alla vita e alla biodiversità, facciamo ammalare la Terra.

Isaac Asimov, scienziato russo, famoso per i suoi libri di divulgazione scientifica, ha scritto un articolo, su richiesta della rivista New York Times (il giorno 9 ottobre 1972) in occasione della celebrazione dei venticinque anni dal lanciamento dello Sputnik che ha inaugurato l’era spaziale, sull’eredità di questo quarto di secolo spaziale.

Il primo lascito, ha detto lui, è la percezione che nella prospettiva delle navi spaziali, la Terra e l’umanità formano una unica entità, cioè un unico essere, complesso, diverso, contraddittorio e dotato di grande dinamismo, chiamato dal noto scienziato James Lovelock, Gaia. Siamo quella porzione della Terra che sente, pensa, ama e cura.

Il secondo lascito a detta di Asimov, è l’irruzione della coscienza planetaria: Terra e Umanità hanno un destino comune. Quello che sente uno si trasmette anche agli altri. Si ammala la Terra, si ammala insieme all’essere umano, e se si ammala l’essere umano si ammala anche la Terra. Siamo uniti nel bene e nel male.
Succede anche l’inverso: tutte le volte che ci mostriamo bene in salute curando meglio tutto, ricuperando la vitalità degli ecosistemi, migliorando i nostri alimenti organici, disinquinando l’atmosfera, rispettando le acque e le foreste è segno che noi stiamo rivitalizzando la nostra Casa Comune.

Secondo Ilya Prigogine, scienzato russo-belga, premio Nobel per la chimica (1977) la Terra viva ha sviluppato strutture dissipative, cioè strutture che disperdono l’entropia (perdita di energia).Queste metabolizzano il disordine e i rifiuti del caos dell’ambiente in modo che sorgono nuovi tipi di ordini e strutture complesse che si auto-organizzano, sottraendosi all’entropia e, positivamente, producendo sintropia (accumulazione di energia: Order out of Chaos, 1984).

Così per esempio i fotoni del sole sono secondo lui inutili, energia che sfugge quando si brucia idrogeno grazie al quale vive. Questi fotoni che sono disordine servono come alimento per la Terra, soprattutto per le piante quando queste processano la fotosintesi. Attraverso la fotosintesi , le piante, sotto la luce solare, scompongono il biossido di carbonio, che per loro è alimento e liberano ossigeno, necessario per la vita animale e umana.

Quel che è disordine per qualcuno serve da ordine per un altro. E’ attraverso un equilibrio precario tra ordine e disordine (Caos: Dupuy, Ordres et Désordres, 1972) che la vita si mantiene (Ehrlich, Il meccanismo, della natura, 1993).

Il disordine obbliga a creare nuove forme di ordine più profonde e complesse con minore spreco di energia. A partire da questa logica, l’universo cammina verso forme sempre più alte e complesse e così prepara una riduzione dell’entropia (consumo di energia).

A livello umano e spirituale si originano forme di relazioni e di vita nelle quali predomina la sintropia (economia di energia) sull’entropia (consumo di energia). La solidarietà, l’amore, il pensiero, la comunicazione sono energie fortissime con scarso livello di entropia e alto livello di sintropia. In questa prospettiva abbiamo davanti non la morte termica, ma la trasfigurazione del processo cosmogenico mostrandosi in ordini supremamente ordinati, creativi e vitali.

Quanto più le nostre relazioni con la natura saranno amichevoli e, da parte nostra, cooperative, tanto più la Terra si rivitalizza. Una Terra sana trasmette anche a noi buona salute.

*Leonardo Boff, ecoteologo, filosofo ha scritto Opzione terra: la soluzione della terra non cade dal cielo. Record 2009.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

Enfermamos a la Tierra y la Tierra nos enferma

De una u otra forma todos nos sentimos enfermos física, psíquica y espiritualmente. Hay mucho sufrimiento, desamparo, tristeza y decepción que afectan a gran parte de la humanidad. Ya lo hemos dicho: de la recesión económica pasamos a la depresión psicológica. La causa principal deriva de la intrínseca relación existente entre el ser humano y la Tierra viva. Existe entre ambos una implicación recíproca.

Nuestra presencia en la Tierra es agresiva, promovemos una guerra total a Gaia, atacándola en todos los frentes. La consecuencia directa es que la Tierra enferma. Lo muestra por la fiebre (calentamiento global), que no es una enfermedad pero apunta a una enfermedad: su incapacidad de seguir ofreciéndonos todo lo que necesitamos. El 2 de septiembre de 2017 ocurrió la Sobrecarga de la Tierra, es decir, las reservas de la Tierra llegaron al fondo del pozo. Entramos en rojo. Para tener lo necesario y, lo que es peor, para mantener el consumo suntuario y el desperdicio de los países ricos, debemos arrancarle a la fuerza los bienes y servicios naturales para atender las demandas. ¿Hasta cuándo aguantará la Tierra? La consecuencia será que tendremos menos agua, menos nutrientes, menos cosechas y demás elementos indispensables para la vida.

Nosotros, que según la nueva cosmología, formamos una gran unidad, una verdadera entidad única con la Tierra, participamos de la enfermedad de la Tierra. Por la agresión a los ecosistemas y por el consumismo, por la falta de cuidado a la vida y a la biodiversidad enfermamos a la Tierra.

Isaac Asimov, científico ruso famoso por sus libros de divulgación científica, escribió un artículo a petición de la revista New York Times (del día 9 de octubre de 1982) con ocasión de la celebración de los 25 años del lanzamiento del Sputnik que inauguró la era espacial, sobre el legado de ese cuarto de siglo espacial. El primer legado, dice él, es la percepción de que, desde la perspectiva de las naves espaciales, la Tierra y la humanidad forman una única entidad, o sea, un único ser, complejo, diverso, contradictorio y dotado de gran dinamismo, llamado por el conocido científico James Lovelock, Gaia. Somos la porción de la Tierra que siente, piensa, ama y cuida.

El segundo legado, según Asimov, es la irrupción de la conciencia planetaria: la Tierra y la Humanidad tienen un destino común. Lo que le pasa a una, le pasa también a la otra. Enferma la Tierra, enferma conjuntamente el ser humano; enferma el ser humano, enferma también la Tierra. Estamos unidos en lo bueno y en lo malo.
Pero también ocurre lo contrario: siempre que nos mostramos más saludables, cuidando mejor de todo, recuperando la vitalidad de los ecosistemas, mejorando nuestros alimentos orgánicos, descontaminando el aire, preservando las aguas, los bosques y las selvas es señal de que estamos revitalizando nuestra Casa Común.

Según Ilya Prigogine, científico ruso-belga premio Nobel de química 1977, la Tierra viva ha desarrollado estructuras disipativas, esto es, estructuras que disipan la entropía (pérdida de energía). Ellas metabolizan el desorden y el caos (residuos) del medio ambiente de suerte que surgen nuevos órdenes y estructuras complejas que se autoorganizan, huyendo de la entropía, o positivamente, produciendo sintropía (acumulación de energía: Order out of Chaos, 1984).

Así, por ejemplo, los fotones del sol son para él, inútiles, energía que escapa al quemar el hidrógeno del cual vive. Esos fotones que son desorden (residuos), sirven de alimento a la Tierra, principalmente para las plantas cuando estas realizan la fotosíntesis. Mediante la fotosíntesis, las plantas, bajo la luz solar, descomponen el dióxido de carbono, alimento para ellas y liberan oxígeno, necesario para la vida animal y humana.

Lo que es desorden para uno sirve de orden para otro. Y a través de un equilibrio precario entre orden y desorden (caos: Dupuy, Ordres et Désordres, 1982) se mantiene la vida (Ehrlich, O mecanismo da natureza, 1993). El desorden obliga a crear nuevas formas de orden más altas y complejas con menos disipación de energía. Desde esta lógica, el universo camina hacia formas cada vez más complejas de vida y así hacia una reducción de la entropía (desgaste de energía).

A nivel humano y espiritual se originan formas de relación y de vida en las cuales predomina la sintropía (economía de energía) sobre la entropía (desgaste de energía). La solidaridad, el amor, el pensamiento, la comunicación son energías fortísimas con escaso nivel de entropía y alto nivel de sintropía. Desde esta perspectiva tenemos por delante no la muerte térmica, sino la transfiguración del proceso cosmogénico, revelándose en órdenes supremamente ordenados, creativos y vitales.

Cuanto más amigables sean nuestras relaciones con la naturaleza y más cooperativas entre nosotros, más se revitalizará la Tierra. Una Tierra sana nos hace también sanos.

*Leonardo Boff es articulista del JB online, ecoteólogo, filósofo y ha escrito Opción Tierra: la solución para la Tierra no cae del cielo, Sal Terrae 2008.

Traducción de Mª José Gavito Milano

Il senso della vita non è andato perduto

Chi osserva il panorama brasiliano alla luce di una prospettiva etica (ogni ottica produce la sua etica) non può non rimanere desolato e profondamente rattristato. Un presidente non è soltanto il portatore del potere supremo di un paese. La carica che occupa possiede una carica etica. Lui deve testimoniare, con la sua vita e la sua condotta, i valori che pretende dal suo popolo.

Qui abbiamo il contrario: un presidente giudicato corrotto, non da accuse di politici, e neanche da delazioni, sempre discutibili, ma da accurate indagini della Polizia Federale e di altri organi come il Pubblico Ministero. Ma la smisurata vanità della carica e l’assenza totale di rispetto davanti al proprio paese rimane alla base della corruzione fatta alla luce del sole, comprando voti di deputati e offrendo altri benefit. E i deputati, gaiamente, si lasciano corrompere, dato che molti sono corrotti, approfittano delle occasioni, per conquistare incarichi e altri benefici.

La Repubblica si è incancrenita interamente. Dobbiamo rifondare il Brasile sopra altre basi, dato che quelle che finora lo hanno sostenuto malamente, ormai non riescono a darle degna sostenibilità.

A dispetto di tutto questo, non lasciamo morire la speranza, anche se in questo momento, come dice Rubem Alves, si tratta di una “speranza agonizzante”. Ma risusciterà e dopo questa agonia ci riscatterà un senso di vivere. Se perdiamo il senso della vita, il prossimo passo, potrebbe essere il cinismo completo, o addirittura il suicidio. Ritorniamo al problema del senso della vita.
Nonostante la disperazione e l’esistenza dell’assurdo davanti al quale la stessa ragione si arrende, crediamo ancora nella bontà fondamentale della vita.

L’uomo comune, (noi che siamo la grande maggioranza) si alza, perde tempo prezioso della vita negli autobus strapieni, va al lavoro, non raramente penoso e mal remunerato, lotta per la famiglia, si preoccupa dell’educazione dei suoi figli, sogna un Brasile migliore, è capace di gesti generosi, aiutando un vicino più povero di lui, in casi estremi rischia la vita, per salvare una bambina innocente minacciata di stupro.

Che cosa si nasconde dietro a questi gesti quotidiani e banali? Si nasconde la fiducia che nonostante tutto vale la pena vivere perché la vita, nel suo profondo è buona ed è stata fatta per essere vissuta con coraggio, che produce autostima e senso di valore.

C’è una sacralità che proviene non da un simbolo religioso ma sotto la prospettiva dell’etica, per vivere correttamente e di fare quel che deve essere fatto. Il grande sociologo austriaco-nordamericano, Peter Berger, da poco scomparso, ha scritto un brillante libro relativizzando la tesi di Max Weber sulla secolarizzazione completa della vita moderna col titolo ll brusio degli angeli. Il sacro nella società contemporánea (Mulino 21995). dove descrive innumerevoli segnali ( che lui chiama “rumore di angeli”) che mostrano il sacro della vita il senso che essa custodisce, a dispetto di tutto il caos e dei controsensi storici.

Sviluppo solo un esempio che mi viene in mente, banale ma compreso da tutte le mamme che allevano figli con grazia e dolcezza. Uno di questi si sveglia di soprassalto in piena notte. Ha avuto un incubo, percepisce l’oscurità si sente solo e preso da paura. Con un grido chiama la mamma. Lei si alza, prende il bambino tra le braccia e in questo gesto primordiale della magna mater lo circonda di carezze e baci. Gli dice parole dolci e gli sussurra: “bambino mio, non aver paura, la tua mamma è qui. Tutto a posto, tutto è in ordine, mio caro”. Il bambino smette di piangere. Riprende la fiducia anche se è buio e un poco alla volta, si addormenta rasserenato e riconciliato con le cose.

Questa scena tanto comune nasconde qualcosa di profondo che appare nella domanda: la mamma sta ingannando il bambino? Il mondo non è in ordine, le cose non sono tutte a posto. E nonostante questo stiamo certi che nonostante il disordine che la ragione pratica indica, rimane al comando un ordine suo fondamentale. Il noto pensatore Eric Voegelin (Order and History, 1956) ha mostrato magistralmente che ogni essere umano possiede una tendenza essenziale all’ordine. In qualunque posto dove nasce un essere umano, lì appare un ordine delle cose, di valori e di specifici comportamenti.

La tendenza all’ordine implica convinzioni che la vita ha senso. Che in fondo alla realtà non impera la menzogna, ma la fiducia, il conforto e l’ultima accoglienza.

Così noi crediamo che il tempo della grande desolazione a causa della corruzione che distrugge l’ordine, torneremo a celebrare e a sfruttare il senso buono dell’esistenza.

*Leonardo.Boff ha scritto: Continuare la rifondazione o prolungare la dipendenza? Uscirà tra breve per i tipi della Vozes.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

El sentido de la vida no se ha perdido

Quien observa el panorama brasilero bajo la óptica de la ética (toda óptica produce su ética) no deja de quedar desolado y profundamente entristecido. Un presidente no es solo portador del poder supremo de un país. El cargo posee una carga ética. Él debe testimoniar, con su vida y actos, los valores que quiere que su pueblo viva.

Aquí tenemos lo contrario: un presidente tenido por corrupto, no sólo por acusación de políticos, ni siquiera por delaciones, siempre discutibles, sino por una seria investigación de la Policía Federal y de otros órganos como el Ministerio Público. Pero la desmesurada vanidad del cargo y la total falta de respeto a su propio país, se mantienen a base de corrupción hecha a la luz del día, comprando votos de diputados y ofreciendo otros favores. Y esos diputados, alegremente, se dejan corromper, porque muchos son corruptos y aprovechan la ocasión para conseguir funciones y otros beneficios.

La república ha quedado podrida para siempre. Tenemos que volver a fundar Brasil sobre otras bases pues aquellas que lo han sostenido cojeando hasta ahora ya no consiguen sostenerlo dignamente.

A pesar de todo esto, no dejamos que muera la esperanza, aunque en este momento, al decir de Rubem Alves, se trata de una “esperanza agonizante”. Pero resucitará de esta agonía y nos rescatará el sentido de vivir. Si perdemos el sentido de la vida, el próximo paso podría ser el completo cinismo y, en último término, el suicidio. Quiero retomar la cuestión del sentido de la vida.

A pesar de la desesperanza y de la existencia del absurdo ante el cual se rinde la propia razón, creemos en la bondad fundamental de la vida. La persona común, que somos la gran mayoría de nosotros, se levanta, pierde un precioso tiempo de su vida en los autobuses superabarrotados, va al trabajo, muchas veces duro y mal remunerado, lucha por la familia, se preocupa por la educación de sus hijos, sueña con un Brasil mejor, es capaz de gestos generosos auxiliando a un vecino más pobre y, en casos extremos, arriesga la vida para salvar a una niña inocente amenazada de estupro.

¿Qué se esconde detrás de estos gestos cotidianos y banales? Se esconde la confianza de que, a pesar de todo, vale la pena vivir porque la vida, en su profundidad, es buena y fue hecha para ser vivida con coraje, que produce autoestima y sentido de valor.

Hay aquí una sacralidad que no viene bajo un signo religioso sino bajo la perspectiva de lo ético, de vivir correctamente y de hacer lo que debe ser hecho. El gran sociólogo austríaco-norte-americano Peter Berger, fallecido hace poco, escribió un brillante libro relativizando la tesis de Max Weber sobre la secularización completa de la vida moderna con el título: Rumor de ángeles: la sociedad moderna y el descubrimiento de lo sobrenatural (Herder 1975). En él describe innumerables señales, que él llama “rumor de ángeles”, que muestran lo sagrado de la vida y el sentido que ella siempre guarda, a pesar de todo el caos y de los contrasentidos históricos.

Traigo aquí solo un ejemplo que me viene a la mente, banal y entendido por todas las madres que duermen a sus hijos. Uno de ellos despierta sobresaltado en medio de la noche. Tiene una pesadilla, todo está oscuro, se siente solo, y lleno de miedo grita llamando a su madre. Esta se levanta, abraza el niño a su cuello y en un gesto primordial de magna mater lo rodea de cariño y de besos, le dice cosas dulces y le susurra: “Mi niño, no tengas miedo; tu madre está aquí. Todo todo está en orden, no pasa nada, mi amor”. El niño deja de llorar. Recobra la confianza en la noche y poco después se duerme de nuevo, tranquilo y reconciliado con las cosas.

Esta escena tan común esconde algo radical que se manifiesta en la pregunta: ¿será que la madre está engañando al niño? El mundo no está en orden, ni todo está bien. Y sin embargo estamos seguros de que la madre no está engañando a su hijito. Su gesto y sus palabras revelan que, no obstante el desorden que la razón práctica percibe, impera un orden más fundamental. El conocido pensador Eric Voegelin (Order and History, 1956) mostró magistralmente que todo ser humano posee una tendencia esencial hacia el orden. Donde quiera que surja el ser humano, aparece un orden de las cosas, valores y ciertos comportamientos.

La tendencia hacia el orden implica la convicción de que la vida tiene sentido. Que en el fondo de la realidad, no prevalece la mentira, sino la confianza, el consuelo y la acogida final.

Así creemos que el tiempo de la gran desolación por causa de la corrupción que destruye el orden pasará, y volveremos a celebrar y disfrutar el sentido bueno de la existencia.

*Leonardo Boff es articulista del JB online y acaba de escribir Brasil: ¿continuar la refundación o prolongar la dependencia?, que saldrá publicado en breve por la editorial Vozes.

Traducción de M.ª José Gavito Milano