“Una guerra mondiale a pezzi”.

                                   Leonardo Boff

Il 29 giugno 2022 si è svolto il Vertice di Madrid dei paesi che compongono l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) a cui gli USA appartengono come attore principale. In effetti, il rapporto tra questi paesi europei e gli USA è di umiliante subordinazione.

In questo Summit è stato stabilito un ‘Nuovo Impegno Strategico’ che, in un certo senso, va oltre i limiti geografici europei e copre tutto il mondo. Per rafforzare questa strategia globalista erano presenti anche Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. A Madrid si è dichiarato qualcosa di estremamente pericoloso e provocatorio su un’eventuale terza guerra mondiale. Si è riaffermata la Russia come il nemico diretto e la Cina come il nemico potenziale di domani. La Nato non è solo un’alleanza difensiva, è diventata offensiva.

Si è introdotta la categoria perversa del “nemico” che va affrontato e sconfitto. Questo ci riporta al giurista nazi-fascista di Hitler, Carl Schmitt (1888-1985). Nel suo «Il concetto del politico» pubblicato nel 1932 (in italiano in «Le categorie del ‘politico’. Saggi di teoria politica», Il Mulino, Bologna 2014) afferma: “l’essenza dell’esistenza politica di un popolo è la sua capacità di definire amico e nemico”. Definire il nemico, combatterlo, “trattarlo come brutto e cattivo, e sconfiggerlo”, questo stabilisce l’identità di un popolo.

Ancora una volta, l’Europa cade vittima del proprio paradigma di volontà di potenza e di potere come dominio sugli altri, compresa la natura e la vita. Questo paradigma ha significato che solo nel 20° secolo si facessero due grandi guerre con 100 milioni di vittime. Sembra che non abbia imparato nulla dalla storia, per non parlare della lezione che il Covid-19 sta duramente dando in quanto è caduto come un fulmine sul sistema e sui suoi mantra.

Si sa oggi che dietro la guerra che si svolge in Ucraina c’è una contrapposizione tra USA e Russia-Cina, nella prospettiva di chi assumerà il dominio geopolitico del mondo. Finora ha prevalso un mondo unipolare con il completo predominio degli USA nel corso della storia, nonostante le sconfitte subite in vari interventi militari, sempre brutali e distruttivi di antiche culture.

Il nostro maestro in geopolitica Luiz Alberto Moniz Bandeira (1935-2017) nel suo meticoloso libro «A desordem mundial:o espectro da total dominação» (Civilização Brasileira, Rio de Janeiro 2016) ha indicato chiaramente i tre mantra fondamentali del Pentagono e della politica estera nordamericana:

  • un mondo – un impero (USA);
  • full spectrum dominance: dominare l’intero spettro della realtà, in terra, nel mare e nell’aria, con circa 800 basi militari distribuite in tutto il mondo;
  • destabilizzare tutti i governi dei paesi che resistono o si oppongono a questa strategia.

Non più attraverso un colpo di stato con carri armati per strada, ma attraverso la diffamazione della politica, come il mondo degli sporchi e dei corrotti, la distruzione della reputazione dei leader politici e un’articolazione politico-mediatico-legale per rimuovere i capi di stato resistenti. In effetti è successo in Honduras, Bolivia e Brasile con il colpo di stato di questo tipo contro Dilma Rousseff nel 2016 e successivamente con l’ingiusta reclusione di Lula. Ora, il ‘Nuovo Impegno Strategico della Nato’ obbedisce a questo orientamento, imposto dagli USA, valido per tutti con il pretesto della sicurezza e della stabilità nel mondo.

Accade così che l’impero nordamericano sia alla deriva per quanto faccia appello al suo eccezionalismo e al “destino manifesto” secondo cui gli USA sarebbero il nuovo popolo di Dio che porterà democrazia, libertà e diritti alle nazioni (sempre inteso nel codice capitalista). Tuttavia, la Russia si è ripresa dall’erosione dell’impero sovietico, si è armata di potenti armi nucleari, di missili inattaccabili e si contende un forte spazio nel processo di globalizzazione. L’irruzione della Cina con nuovi progetti come la via della seta e come potenza economica così potente al punto di superare, tra poco, quella nordamericana. Allo stesso tempo, è emerso il Global South, un gruppo di paesi BRICS a cui partecipa il Brasile. In altre parole, non esiste più un mondo unipolare, ma multipolare.

Questo fatto esaspera l’arroganza dei nordamericani, in particolare dei suprematisti neocon che affermano che è necessario continuare la guerra in Ucraina per dissanguare e alla fine spazzare via la Russia e neutralizzare la Cina per affrontarla in una fase successiva. In questo modo – questa è la pretesa neo-con – si tornerebbe al mondo unipolare.

Ecco qui gli elementi che possono generare una terza guerra mondiale, che sarà suicida. Papa Francesco, nella sua chiara intuizione, ha più volte affermato che siamo già nella “terza guerra mondiale a pezzi”. Per questo afferma con tono quasi disperato (ma sempre personalmente fiducioso) che “siamo tutti sulla stessa barca; o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (Fratelli tutti n.32). Denuncia  spesso le stesse cose l’eminente intellettuale Noam Chomsky. Egli afferma con enfasi che ci sono abbastanza pazzi al Pentagono e in Russia che vogliono questa guerra, che può porre fine alla specie umana. È la ragione diventata irrazionale, impazzita e suicida.

In questo modo si rafforza il paradigma letale del dominus (signore e padrone) della modernità e l’alternativa del frater (fratello e sorella) proposta da papa Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti, ispirata all’uomo migliore d’Occidente, Francesco di Assisi, è indebolita. O tutti fraternizziamo gli uni con gli altri e con la natura o, nelle parole del segretario dell’ONU António Guterrez, “ci stiamo scavando la propria fossa”.

Perché è stata scelta la volontà di potenza e non la volontà di vivere dei pacifisti Albert Schweitzer, Leo Tolstoj e Mahatma Gandhi? Perché l’Europa, che ha prodotto tanti saggi e santi, ha scelto questa strada che può devastare l’intero pianeta fino a renderlo inabitabile? Ha accolto come guida il più pericoloso degli archetipi, secondo C.G.Jung, quello del potere, capace di autodistruggersi? Lascio aperta questa domanda che Martin Heidegger ha portato senza risposta nella tomba. Addolorato, ha lasciato scritto per essere pubblicato nell’aldilà: “Solo un Dio può salvarci”.

È in questo Dio vivente e fonte di vita che riponiamo la nostra speranza. Questo va oltre i limiti della scienza e della ragione strumentale-analitica. È il salto di fede che rappresenta anche una virtualità presente nel processo cosmogonico globale. L’alternativa a questa speranza è l’oscurità. Ma la luce ha più diritto delle tenebre. In questa luce noi crediamo e speriamo.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

              “Uma guerra mundial em pedaços”  

                                                   Leonardo Boff

No dia 29 de junho do corrente ano de 2022 aconteceu a Cúpula de Madrid dos países que compõem a Organização do Tratado  do Atlântico Norte  (Nato) à qual pertence como ator  principal os USA. Aliás a relação entre estes países europeus e os USA é de humilhante subordinação.

Nesta Cúpula se estabeleceu um “Novo Compromisso Estratégico” que de certa forma vai além dos limites europeus e recobre todo mundo. Para reforçar esta estratégia globalista se fizeram presentes também o Japão, a Coreia do Sul, a Austrália e a Nova Zelândia. Ai declarou-se algo extremamente perigoso e provocador de uma eventual terceira guerra mundial. Reafirmou-se  a Rússia como o inimigo direto e a China como inimigo potencial de amanhã. A Nato não se apresenta apenas defensiva, passou a ser ofensiva.

Introduziu-se a perversa categoria do “inimigo” a quem deve-se enfrentar e derrotar. Isso nos  remete ao jurista  nazi-fascista de Hitler Carl Schmitt (1888-1985). Em seu O Conceito do Político (1932, Vozes 1992) diz: “a essência da existência política de um povo é sua capacidade de definir o amigo e o inimigo”(p.76). Definindo o inimigo,combatê-lo,”tratá-lo como mau e feio e derrotá-lo”, isso  instaura a identidade de um povo.

Novamente a Europa se faz vítima de seu próprio paradigma da vontade de poder e do poder como dominação sobre os outros inclusive sobre a natureza e a vida. Este paradigma fez com que só no século XX se fizessem duas grandes guerras com 100 milhões de vítimas. Parece que ela não aprendeu nada da história e muito menos da lição que o Covid-19 está duramente dando pois caiu como um raio sobre o sistema e seus mantras.

Sabe-se hoje que por detrás da guerra que ocorre na Ucrânia está se dando o confronto entre os USA e a Rússia/China  no sentido de quem detém o domínio geopolítico do mundo. Até agora vigorava um mundo unipolar com a predominância completa dos USA sobre o curso da história não obstante as derrotas sofridas em várias intervenções militares,sempre brutais e destruidoras de antigas culturas.

O nosso mestre em geopolítica Luiz Alberto Moniz Bandeira (1935-2017) em seu minucioso livro A desordem mundial:o espectro da total dominação (Civilização Brasileira,RJ 2016) apontou, claro, os três mantras fundamentais do Pentágono e da política externa norte-americana: (1)um  mundo- um império (USA); (2) full spectrum dominance: dominar todo o espectro da realidade, na terra, no mar e no ar com cerca de 800 bases militares distribuídas no mundo inteiro;(3) desestabilizar todos os governos dos países que resistem ou se opõem a esta estratégia. Não mais via golpe de estado com tanques na rua, mas mediante a difamação da política, como o mundo do sujo e do corrupto, destruição da fama das lideranças políticas e uma articulação político-midiático-jurídica para afastar os chefes de estado resistentes. Efetivamente isso ocorreu em Honduras, na Bolívia e no Brasil com o golpe desta natureza contra Dilma Rousseff em 2016 e posteriormente com a injusta prisão de Lula. Agora o Novo Compromisso Estratégico da Nato obedece a esta orientação,imposta pelos USA, valendo para  todos sob a pretexto de segurança e estabilidade do mundo.

Ocorre que o império norte-americano está à deriva por mais que ainda se apele ao seu excepcionalismo e ao “destino manifesto”  segundo o qual os USA seriam o novo povo de Deus que irá levar para as nações a democracia, a liberdade e os direitos (sempre entendidos dentro do codigo capitalista).  No entanto, a Rússia se refez da erosão do império soviético, armou-se com armas nucleares potentes, com  misseis inatacáveis e disputa um forte espaço no processo de globalização. Irrompeu a China com projetos novos como o camino da seda e como uma potência econômica tão potente a ponto de, dentro de pouco,  ultrapassar a norte-americana. Paralelamente a isso surgiu no Sul Global, um grupo de países do BRICS do qual o Brasil participa. Em outras palavras, já não há um mundo unipolar, mas multipolar.

Este fato exaspera a arrogância dos norte-americanos especialmente os supremacistas neocons que afirmam ser necessário continuar a guerra na Ucrânia para sangrar e eventualmente  arrasar a Rússia e neutralizar a China para confrontá-la numa fase posterior. Desta forma – esta é a pretensão neocon – se voltaria ao mundo unipolar.

Eis aqui postos os elementos que podem gerar uma terceira guerra mundial que será suicida. O Papa Francisco em sua intuição clara tem falado repetidas vezes que estamos já dentro da “terceira guerra mundial em pedaços”. Por esta razão conclama em tom quase desesperado (mas sempre pessoalmente esperançoso) de que “estamos todos no mesmo barco; ou nos salvamos todos ou ninguém se salva”(Fratelli tutti n.32).Não denuncia outra coisa e com frequência o  eminente intelectual Noam Chomsky. Enfaticamente afirma que há suficiente loucos no Pentágono e na Rússia que querem essa guerra que pode colocar um fim à espécie humana.É a razão tornada irracional e enlouquecida.

Desta forma se reforça o letal paradigma do dominus(senhor e dono) da modernidade e se debilita a alternativa do frater (irmão e irmã),proposto pelo Papa Francisco em sua encíclica Fratelli tutti, inspirado no melhor homem do Ocidente, Francisco de Assis. Ou nos confraternizamos todos entre nós e com a natureza ou então estamos,nas palavras do secretário da ONU António Guterrez, cavando a nossa própria sepultura.

Por que se optou pela vontade de poder e não pela vontade de viver dos pacifistas Albert Schweitzer, Leon Tolstói e Mahatma Gandhi? Por que a Europa que produziu tantos sábios e santos e santas escolheu  este caminho que pode devastar todo o planeta até fazê-lo inabitável? Acolheu como orientador o mais perigoso dos arquétipos, segundo C.G.Jung, aquele do poder,capaz de nos auto-destruir? Deixo aberta esta questão que Martin Heidegger levou sem resposta à sepultura.Pesaroso deixou escrito para ser publicado na pós-morte:”Só um Deus nos poderá salvar”.

Pois é nesse Deus vivo e fonte de vida que colocamos nossa esperança. Isso ultrapassa os limites da ciência e da razão instrumental-analítica. É o salto da fé que também representa uma virtualidade presente no processo global cosmogênico.A alternativa a esta esperança são as trevas. Mas a luz tem mais direito que a trevas. Nessa luz cremos e esperamos.

Leonardo Boff escreveu A busca da justa medida:o pescador ambicioso e o peixe encantado,Vozes 2022 e Habitar a Terra:qual o caminho para a fraternidade universal? Vozes 2021.

“La Amazonia, santuario intangible de la Casa Común”

Después del asesinato del indigenista Bruno Pereira y del periodista inglés Dom Phillips en el Valle del Jari amazónico, el tema de la Amazonia ha vuelto a estar presente en las discusiones en Brasil y en el mundo. El agravamiento de los cambios climáticos ha sido señalado en el Informe del Grupo Intergubernamental de Expertos sobre el Cambio Climático (IPCC) en tres partes, alertando sobre la aceleración de los índices del calentamiento global. Es bueno oír la voz de aquellos que conocen la selva y se sienten parte de ella y captan cual es el sentido de aquel inmenso bioma que se extiende por 9 países. Con ocasión del Sínodo Panamazónico en Roma hace dos años, ellos entregaron al Papa Francisco el siguiente documento. Vale la pena oír su voz que viene de lo más profundo de la selva, voz que nunca o poquísimas veces fue escuchada. Tiene mucho que enseñarnos. Lboff

Este es el texto

          “Amazonia, santuario intangible de la Casa Común”

Saludamos la realización del Sínodo Panamazónico, una extraordinaria iniciativa del Papa Francisco por la cual esta importante asamblea colegial puede ver la problemática, analizar y evaluar la realidad a la luz de la Palabra y diseñar propuestas de acción. La iniciativa es una señal de esperanza en medio de los peligros que amenazan la supervivencia de la Casa  Común.

Pedimos al Papa Francisco y a todos los padres sinodales una declaración de la Amazonia como Santuario de la Casa Común.

Esta declaración sería un llamamiento espiritual y profético a todos los hombres y mujeres de buena voluntad para que se reconozca a la Amazonia, que se extiende por nueve países, como tierra santa, tan sagrada como la zarza ardiente de Moisés, que escuchó estas palabras de Dios “el lugar en el que estás es tierra santa”.

Sería un llamamiento a la conciencia universal y particularmente una petición a los organismos mundiales y a los estados responsables para que tomen las medidas urgentes y profundas que se hacen necesarias para salvar la vida en el planeta.

Las medidas deberían ser hechas y aplicadas con sentido de emergencia, considerando la velocidad y profundidad de los cambios adversos que están afectando cada vez más el clima, el hábitat y la vida de los pueblos amazónicos. Los objetivos deben enfocar el problema como un todo, pues todo está afectado sistémicamente. Han sido impactadas la flora y la fauna, el clima, el aire y el régimen de lluvias, comprometiendo el delicado equilibrio de todos los ecosistemas así como la vida de los pueblos amazónicos, cuyo exterminio está cada vez más próximo. Los pueblos no son una especie más del sistema. Son una obra magnífica de Dios, su imagen y semejanza. Ellos recibieron del Creador ese paraíso natural, lo disfrutan y lo protegen. Sabiéndose y sintiéndose uno con su mundo, saben cómo vivir sin comprometer su equilibrio.

Consecuentemente deberían implementarse las siguientes medidas.

1. Que se determinen legalmente los territorios suficientes para cada una de las distintas nacionalidades indígenas que habitan en la Amazonia, considerando su forma de vivir y de interactuar con la naturaleza.

2. Que la delimitación y la localización de los territorios sea tal que cada uno constituya un refugio seguro y la base de sustento y nutrición de los pueblos indígenas y la vida de la Amazonia.

3. Que se aplique a estos territorios una moratoria significativa de las actividades extractivistas que perjudican a la selva, también de las petroleras y de las mineras. De la misma manera, que se discuta seriamente la implementación de plantaciones y de cría de ganado que implican deforestación. Especialmente que se garantice la sostenibilidad de una eventual apertura de carreteras y de centrales eléctricas. En fin, que cesen las intervenciones predatorias tanto por parte de los gobiernos como de los grupos económicos interesados, nacionales e internacionales.

4. Que los pueblos indígenas puedan ejercer en estos territorios su autoridad, en el marco de la autodeterminación, del autogobierno, de la justicia ancestral de acuerdo con los usos y costumbres, y su vida política, cultural y espiritual en plenitud, sintiéndose parte de la nación.

Los acuerdos y pactos internacionales han resultado ineficaces porque no son obligatorios para los países. No se establecieron consecuencias por su no implementación. Aspiramos a que el Sínodo pueda demandar a los organismos internacionales para que pidan la aplicación efectiva y eficaz de las resoluciones tomadas.

Pedimos a los padres sinodales que actúen con energía para pedir que los estados ejecuten los compromisos contraídos en favor de la Amazonia mediante la adopción de mecanismos idóneos, independientes del vaivén de las coyunturas políticas.

De esta forma, la Declaración de Santuario será un instrumento idóneo para salvaguardar a los pueblos indígenas en aislamiento voluntario. Ellos son los grupos humanos más vulnerables de la Amazonia y del mundo, víctimas de la violencia del modelo económico global, depredador, impuesto. Al mismo tiempo comparecen como un testimonio de resistencia a esta globocolonización que uniformiza y mata la diversidad y la vida de la humanidad y del planeta.

“Para el indígena, la Tierra es madre. No se trata de una manera de hablar, no es puro sentimentalismo. El pueblo indígena considera, dentro de su núcleo cultural, dentro de su pensamiento, a la tierra como su madre… pensamiento que por otra parte se identifica con el pensamiento de las Sagradas Escrituras, en otras palabras, con el pensamiento de Dios” (Don Leonidas Proaño, obispo de Riobamba, Ecuador). Y el Papa Francisco en su encíclica Laudato Si sobre el cuidado de la Casa Común, añade todavía: «Para los indígenas, la Tierra no es un bien económico, sino un don de Dios y de sus antepasados que descansan en ella, un espacio sagrado pues lo necesitan para interactuar y para sustentar su identidad y sus valores; cuando permanecen en sus territorios, son precisamente ellos quienes los cuidan mejor» (n.146).

Queremos finalizar con las palabras de Bernardo Alves, del pueblo indígena Sateré-Mawé. “Los pueblos indígenas son bibliotecas vivas. Son guardianes, cuidadores y jardineros de la Amazonia y del planeta. Cada vez que un pueblo indígena es exterminado o desaparece, un rostro de Tupãna (Dios) muere y el cosmos, el planeta y toda la humanidad se empobrecen”.

Coordinadora- Pueblo Indio del Ecuador, Quito.

E-mail: fpie@fundaciónpuebloindio.org

Siguen más de 400 adhesiones de líderes indígenas, de muchos obispos, especialistas, militantes, misioneros y misioneras y representantes de los pueblos de la selva.

  “Amazônia, santuário intangível da Casa Comum”

Depois do assassinato do indigenista Bruno Pereira e do jornalista inglês Dom Phillips no vale do Jari amazônico,  o tema da Amazônia voltou à cena das discussões no Brasil e no mundo. O agravamento das mudanças climáticas apontado pelo relatório do Painel Intergovernamental sobre as Mudanças Climáticas (IPCC) em três partes, alertando para a aceleração dos índices do aquecimento global é bom ouvir a voz daqueles que conhecem a floresta, se sentem parte dela e qual é o sentido que dão àquele imenso bioma que cobre 9 países. Por ocasião do Sínodo Panamazônico em Roma há dois anos, eles entregaram ao Papa Francisco o seguinte documento. Vale a pena ouvir a voz que vem dos fundos da floresta, voz que nunca ou pouquíssimas vezes foi escutada. Eles têm muito a nos ensinar. LBoff

Este é o texto

                             “Amazônia, santuário intangível da Casa Comum”

“Saudamos a realização do Sínodo Panamazônico, uma extraordinária iniciativa do Papa Francisco pela qual esta importante asembléia colegial pode ver a problemática, analizar e avaliar a realidade a luz da Palavra e desenhar propostas de ação. A iniciativa é um sinal de esperança no meio dos perigos que ameaçam a subsistência da Casa Comum.

Pedimos ao Papa Francisco e a todos os padres sinodais uma declaração da Amazônia como Santuario da Casa Común.

 Esta declaratória seria um chamado espiritual e profético a todos os homens e mulheres de boa vontade para que se reconheça a Amazônia, que cobre 9 países, como terra santa, tão sagrada como a da sarça ardente de Moisés que escutou as palavras de Deus, “o lugar em que estás é terra santa”.

A declaratória seria um chamado à consciência universal e particularmente um pedido aos organismos mundiais e aos estados responsáveis para que tomem as medidas urgentes e profundas que se fazem necessárias para salvar a vida no planeta.

As medidas deveriam ser feitas e aplicadas com sentido de emergência, considerando a velocidade e a profundidade das mudanças adversas que vêm afetando cada vez mais o clima, o habitat e a vida dos povos amazônicos. Os objetivos devem enfocar o problema como um todo, pois tudo é afetado sistematicamente. A flora é impactada e a fauna, o clima, o ar, e o regime de chuvas, comprometendo o delicado equilíbrio de todos os ecossistemas e mesmo a vida dos povos amazônicos, cujo extermínio está cada vez mais próximo. Os povos não são uma espécie a mais do sistema. São uma obra magnífica de Deus, sua imagem e semelhança. Eles receberam do Criador esse paraíso natural, o desfrutam e o protegem. Sabendo-se e sentindo-se um com seu mundo, sabem como viver sem afetar seu equilíbrio.

Consequentemente as medidas deveriam ser assim implementadas.

1.Que se determinem legalmente os territórios suficientes para cada uma das diversas nacionalidades indígenas que habitam na Amazônia, considerando sua forma de viver e de interagir com a natureza.

2.Que a delimitação e a localização dos territórios seja tal que cada um constitua um refúgio seguro e a base de sustento e nutrição dos povos indígenas e a vida da Amazônia.

3.Que se aplique a estes territórios uma significativa moratória das atividades extrativistas que prejudicam a floresta, também das petroleiras e das mineradoras. Da mesma forma se discuta seriamente a implementação de plantações e de criação de gado que implicam desflorestação. Especialmente que se garanta a sustentabilidade para uma eventual abertura de estradas e de centrais hidrelétricas. Em fim, que cessem as intervenções predatórias tanto por parte dos governos quanto dos grupos econômicos interessados, nacionais e internacionais.

4.Que os povos indígenas possam exercer nestes territórios sua autoridade, no marco da autodeterminação, do autogoverno, da justiça ancestral de acordo com os usos e costumes e sua vida política, cultural e espiritual em plenitude, sentido-se parte da nação.

Os acordos e pactos internacionais ficaram sem eficácia porque não são obrigatórios para os países. Não se estabeleceram consequências para a sua não implementação. Aspiramos que o Sínodo possa demandar aos organismos internacionais para que peçam a aplicação efetiva e eficaz das resoluções tomadas.

Pedimos aos padres sinodais que atuem com energia para pedir que os estados que se comprometeram com seus compromissos em favor da Amazônia mediante a adoção de mecanismos idôneos, independentes do vai- e- vem das conjunturas políticas.

Desta forma, a Declaratória de Santuário, será um instrumento idôneo para salvaguardar os povos indígenas em isolamento voluntário. Eles constituem grupos humanos mais vulneráveis da Amazônia e do mundo, vítimas da violência do modelo econômico global, depredador, imposto. Ao mesmo tempo comparecem como um testemunho de resistência a esta globocolonização que uniformiza e mata a diversidade e a vida da humanidade e do planeta.

Para o indígena, a terra é mãe. Não se trata de uma maneira de falar, não é um puro sentimentalismo. O povo indígena considera, dentro de seu núcleo cultural, dentro de seu pensamento, a terra como sua mãe… pensamento que, por outra parte, se identifica com o pensamento das Sagradas Escrituras, em outras palavras, com o pensamento de Deus”(Dom Leônidas Proaño, bispo de Riobamba, Equador). E acrescenta ainda o Papa Francisco em sua encíclica Laudato Si sobre o cuidado da Casa Comum. “Para os indígenas a Terra não é um bem econômico, senão é um dom de Deus e de seus antepassados que descansam nela, um espaço sagrado pois o nessecitam para interagir e para sustentar sua identidade e seus valores; quando permanecem em seus territórios, são precisamente eles que melhor os cuidam”(n.146).

Queremos finalizar com as palavras de Bernardo Alves, do povo indígena Sateré-Mawé. “Os povos indígenas são bibliotecas vivas. São guardiães, cuidadores e jardineiros da Amazônia e do planeta. Cada vez que um povo indígena é exterminado ou desaparece, um rosto de Tupãna (Deus),morre e o cosmos, e o planeta e toda a humanidade se empobrecem”.

 Articulação– Pueblo Indio del Ecuador, Quito.

e-mail   fpie@fundaciónpuebloindio.org Seguem mais de 400 subscrições de lídres indígenas, de muitos bispos, especialistas, militantes, missionários e missionárias e representantes de povos da floresta