Boff: «Quella porta sbattuta in faccia alla modernità»

INTERVISTA. Il suo sogno, rievangelizzare l’Europa sotto la guida della Chiesa cattolica. Un progetto medievale, un’umiliazione per i teologi della liberazione

Boff: «Quella porta sbattuta  in faccia alla modernità»

image.png
Leonardo Boff – foto Ap

Nuovo!

Claudia Fanti

Era il 7 settembre del 1984 e Leonardo Boff sedeva come imputato dinanzi al prefetto della Congregazione per la dottrina delle fede Joseph Ratzinger, in quello che appariva a tutti gli effetti come un moderno processo per eresia. Sotto accusa c’era il suo libro Chiesa: carisma e potere, di cui l’ex Sant’uffizio aveva evidenziato aspetti «tali da mettere in pericolo la sana dottrina della fede».

Ma nel mirino del Vaticano non c’era solo un libro: c’era piuttosto quella Teologia della Liberazione (TdL), che, nata dalla realtà dei poveri (interpretata con l’ausilio delle scienze sociali e dell’analisi marxiana della storia) e diretta alla loro liberazione, aveva subito messo in allarme i centri più sensibili del potere politico e religioso.

Sarebbe stato, aveva garantito Ratzinger, un «colloquio tra fratelli» – con gli occhi del mondo puntati su Roma non era il caso di evocare immagini inquisitoriali -, ma l’esito era già scritto. L’anno successivo Boff sarebbe stato punito con l’obbligo del silenzio ossequioso. E nel 1992, in seguito alla minaccia di ulteriori provvedimenti disciplinari, avrebbe abbandonato l’Ordine dei Francescani e rinunciato al sacerdozio, pur continuando infaticabilmente a svolgere la sua attività di teologo della liberazione. Oggi, di fronte alla morte del suo persecutore, dice di non provare alcun risentimento, evidenziando solo la necessità di una «lettura oggettiva» del pensiero e dell’azione di Ratzinger.

Per Benedetto XVI sono state spese grandi parole di elogio. Lei che, insieme a tanti altri, ha pagato di persona la persecuzione vaticana, come reagisce di fronte ai commenti di questi giorni?
È normale parlare bene dei morti, soprattutto se si tratta di un papa. Tuttavia, la teologia, non potendo sottrarsi a una lettura oggettiva e critica, deve avere il coraggio di mostrare anche le ombre di Benedetto XVI. Era un teologo progressista e stimato quando insegnava in Germania. Ma poi si era lasciato contaminare dal virus conservatore della millenaria istituzione ecclesiastica, fino ad abbracciare, in alcuni aspetti, posizioni reazionarie e fondamentaliste. Basti pensare alla dichiarazione Dominus Iesus del 2000, nella quale rilanciava la vecchia tesi medievale, superata dal Vaticano II, secondo cui “fuori dalla Chiesa non c’è salvezza”: Cristo è l’unica via di salvezza e la Chiesa è il pedaggio esclusivo. Nessuno percorrerà il cammino se prima non pagherà il pedaggio. Quanto alle Chiese non cattoliche, non sarebbero «Chiese in senso proprio», ma solo «comunità separate». Una porta sbattuta in faccia all’ecumenismo. Il suo sogno era quello di una rievangelizzazione dell’Europa sotto la guida della Chiesa cattolica. Un progetto risibile e impraticabile, dovendo fare piazza pulita di tutte le conquiste della modernità. Ma Ratzinger era un rappresentante della vecchia cristianità medievale.

C’è stata poi la condanna della Teologia della Liberazione.
Per noi teologi latinoamericani è stata una grande ferita il fatto che egli avesse proibito a decine di teologi e teologhe di tutto il continente di produrre una collana di 53 volumi, dal titolo Teologia della Liberazione, come sussidio per studenti, comunità di base e operatori di pastorale impegnati nella prospettiva dei poveri. Era chiaro che egli non volesse saperne di una teologia elaborata a partire dalle periferie. Per i poveri fu uno scandalo, per noi teologi, appoggiati da centinaia di vescovi, un’umiliazione.

Ratzinger ha pubblicato due Istruzioni sulla TdL. La prima molto dura, nel 1984. La seconda, due anni dopo, dai toni più morbidi, scritta sotto la pressione dei cardinali brasiliani Arns e Lorscheider. Ed è proprio nel 1984 che lei ha subito il processo davanti alla Congregazione della Dottrina della fede.
Il processo si concluse con l’imposizione di un “silenzio ossequioso”, un eufemismo per indicare il divieto di parlare, di insegnare, di svolgere qualsiasi attività teologica. Ma non provo alcun risentimento ripensando a quei giorni turbolenti: il fatto di aver abbracciato la causa dei poveri, i prediletti del Gesù storico, mi faceva sentire sicuro. Inoltre quel processo, seguito dai mezzi di comunicazione di tutto il mondo, aveva offerto un’enorme opportunità per far conoscere la TdL. Tutti compresero che in gioco non c’era solo una teologia, ma la posizione della Chiesa dinanzi al dramma dei poveri e degli oppressi. Con la censura e la persecuzione di tanti teologi, da Gustavo Gutiérrez a Jon Sobrino, Ratzinger non ha offerto un buon esempio: non ha ascoltato il clamore dei poveri, ha condannato i loro amici e alleati e ha frainteso la TdL. Guai a chi non si colloca al lato dei poveri, perché saranno loro a giudicarci.

Cosa ha comportato questo fraintendimento?
Il mancato appoggio di Ratzinger alla TdL ha fatto vacillare molti cristiani. Tanto più in quanto ai teologi nella linea della liberazione era vietato offrire consulenze pastorali ai vescovi e persino accompagnare le comunità di base. È stata negata loro la gioia di lavorare nella pastorale e di insegnare teologia. Ratzinger è stato un fattore di divisione all’interno della nostra Chiesa latinoamericana.

Come valuta il suo pontificato?
Benedetto XI ha dato continuità all’inverno ecclesiale avviato da Giovanni Paolo II con l’abbandono delle riforme del Concilio. Con il «ritorno alla grande disciplina» da lui promosso ha persino accentuato questa tendenza. Basti pensare alla reintroduzione della messa in latino. Ha concepito la Chiesa come un castello fortificato contro gli errori della modernità, dal relativismo al marxismo fino alla perdita della memoria di Dio nella società. Ha posto al centro la Verità, con la sua difesa dell’ortodossia. Privo di capacità di governo, ha seminato nella Chiesa più paura che gioia, più controllo che libertà. Era una persona affabile e delicata, ma senza il carisma del suo predecessore. Tuttavia, per le sue virtù personali e la sofferenza che ha patito, sono certo che verrà accolto tra i beati.

Come ha interpretato la sua rinuncia ?
Aveva preso coscienza degli scandali sessuali e finanziari nella Chiesa, ma sentiva di non avere le forze per modificare la situazione. Serviva un altro papa più di polso. Non si trattava di problemi di salute, ma del fatto che si sentiva psicologicamente, mentalmente e spiritualmente impotente.

il-manifesto-prima pagina.webp

Benedicto XVI – Un Papa de la vieja cristiandad

Siempre que muere un Papa toda la comunidad eclesial y mundial se conmueve, pues ve en él el confirmador de la fe cristiana y el principio de unidad entre las varias iglesias locales. Pueden hacerse muchas interpretaciones de la vida y de los actos de un Pontífice. Haré una a partir de Brasil (de América Latina), seguramente parcial e incompleta.

Es importante constatar que en Europa viven solo el 23,18% de los católicos y en América Latina el 62%, el restante en África y Asia. La Iglesia Católica es una Iglesia del Segundo y del Tercer mundo. Probablemente los futuros Papas vendrán de esas Iglesias, llenas de vitalidad y con nuevos estilos de encarnar el mensaje cristiano en las culturas no occidentales.

Con referencia a Benedicto XVI conviene distinguir al teólogo Joseph Ratzinger del Pontífice Benedicto XVI.

El teólogo Joseph Alois Ratzinger fue un típico intelectual y teólogo centro-europeo, brillante y erudito. No fue un creador, sino un eximio expositor de la teología oficial. Esto aparecía claramente en los varios diálogos públicos que mantuvo con ateos y agnósticos.

No introdujo visiones nuevas, pero dio otro lenguaje a las ya tradicionales, fundadas especialmente en San Agustín y San Buenaventura. Tal vez sea algo nuevo su propuesta de la Iglesia como un pequeño grupo altamente fiel y santo en “representación” de la totalidad. Para él no era importante el número de los fieles. Era suficiente el pequeño grupo altamente espiritual que está en lugar de todos. Sucede que dentro de ese grupo de puros y santos hubo pedófilos y personas envueltas en escándalos financieros, lo que desmoralizó su comprensión de representación.

Benedicto XVI alimentaba un sueño de recristianizar Europa bajo la hegemonía de la Iglesia Catolica, un sueño considerado inviable por que la Europa de hoy, con tantas revoluciones que ha hecho y con la introducción de valores democráticos,no es la misma del imaginario de viés medieval, con su sintesis entre fe y razón.Ese ideal no encontró resonacia por ser extemporaneo y raro.

Otra posición singular, objeto de una polémica interminable conmigo, que obtuvo resonancia en la Iglesia, fue la interpretación de que la “Iglesia Católica es la única Iglesia de Cristo”. Las discusiones conciliares y el espíritu ecuménico cambiaron “es” por “subsiste”. Se abría así un camino para que en otras Iglesias “subsistiese” también la Iglesia de Cristo. Ratzinger siempre afirmó que ese cambio era solo un sinónimo de “es”, lo que la investigación minuciosa de las actas teológicas del Concilio no confirmó. Pero siguió sustentando su tesis. Afirmó además que las otras Iglesias no son iglesias, sino que poseen solamente elementos eclesiales.

Llegó a afirmar, varias veces, que mi posición se había difundido entre los teólogos como algo común, lo que motivó nuevas críticas por parte del Papa. No obstante, se fue quedando aislado, pues había provocado gran decepción en las demás iglesias cristianas, como la luterana, la baptista, la presbiteriana y otras, por cerrar las puertas al diálogo ecuménico.

Entendió la Iglesia como una especie de castillo fortificado contra los errores de la modernidad, colocando la ortodoxia de la fe, ligada siempre a la verdad (su tonus firmus), como referencia principal. No obstante su carácter personal sobrio y cortés, como Prefecto de la Congregación para la Doctrina de la Fe se mostró extremadamente duro e implacable. Cerca de cien teólogas y teólogos, de los más preeminentes, fueron sentenciados o con la pérdida de la cátedra, o con la prohibición de enseñar y escribir teología o, como en mi caso, con “silencio obsequioso”. Así, nombres notables de Europa como Hans Küng, Edward Schillebeeckx, Jacques Dupuis, B. Häring, J. M. Castillo entre otros. En América Latina, el fundador de la Teología de la Liberación, el indigena peruano Gustavo Gutiérrez,el hispano-latinoamericano Jon Sobrino, la teóloga Ivone Gebara, censurada, así como el autor de estas líneas. En Estados Unidos hubo otros, como Charles Curran y R. Haight. Hasta fueron prohibidos los libros de un teólogo indio ya fallecido, el padre Anthony de Mello, así como T. Balasurya de Sri Lanka que fué excomulgado. 

Los/las teólogos/as de América Latina, decepcionados, nunca acabamos de comprender por qué prohibió la colección “Teología y Liberación”, de 53 volúmenes, que incluía a decenas de teólogos y teólogas (se publicaron unos 26 tomos), destinada a subsidiar los seminarios, las comunidades eclesiales de base y los grupos cristianos comprometidos con los derechos humanos. Era la primera vez que se producía una obra teológica de envergadura fuera de Europa, con resonancia mundial. Pero fue pronto abortada. El teólogo Joseph Ratzinger se mostró amigo de los amigos de los pobres. Eso entrará negativamente en la historia de la teología.

Son muchos los teólogos que afirman que estaba obsesionado con el relativismo y por marxismo, aunque este hubiese fracasado en la Unión Soviética. Publicó un documento sobre la teología de la Liberación, Libertatis nuntius (1984), lleno de advertencias pero sin una condena explícita. Otro documento posterior, Libertatis conscientia (1986), destaca los elementos positivos pero con demasiadas restricciones. Podemos decir que nunca entendió lo central de esa teología: la “opción por los pobres contra su pobreza y por su liberación”, que hacía de los pobres protagonistas de su liberación y no meros destinatarios de la caridad y del paternalismo. Esa era la visión tradicional y la del Papa Benedicto XVI. Sospechaba que había marxismo dentro de ese protagonismo de la fuerza histórica de los pobres. 

 Como Pontífice, Benedicto XVI inauguró el “Retorno a la Gran Disciplina”, con clara tendencia restauradora y conservadora, hasta el punto de reintroducir la misa en latín y de espaldas al pueblo. Causó extrañeza general en la propia Iglesia cuando en el año 2000 publicó el documento “Dominus Iesus”. En él reafirma la vieja doctrina medieval superada por el Concilio Vaticano II, según la cual “fuera de la Iglesia Católica no hay salvación”. Los no-cristianos corrían grave peligro. Nuevamente negó el calificativo de “iglesia” a las demás Iglesias, lo que provocó irritación general. Serían solamente comunidades eclesiales. Con toda su sagacidad polemizó con los musulmanes, con los evangélicos, con las mujeres y con el grupo integrista contrario al Vaticano II.

Su forma de conducir la Iglesia no mostraba el carisma, tan fuerte en el Papa Juan Pablo II. Se orientaba más por la ortodoxia y por el celo vigilante de las verdades de la fe que por la apertura al mundo y por una relación de ternura para con el pueblo cristiano, como lo aparece fuertemente el Papa Francisco.

Fue un genuino representante de la vieja cristiandad europea con su pompa y poder político-religioso. Desde la perspectiva de la nueva fase de la planetización, la cultura europea, rica en todos los campos, se ha encerrado en sí misma. Raramente se ha mostrado abierta a otras culturas como las antiguas de América Latina, África y Asia,lo que se ha mostrado en el proceso de evangelización que implicaba una occidentalización de la fé. Nunca se liberó de una cierta arrogancia de ser la mejor y en nombre de eso colonizó todo el mundo, tendencia aún no totalmente superada. 

No obstante las limitaciones, por sus virtudes personales y por la humildad de haber renunciado al munus papal al haber llegado al límite de sus fuerzas, seguramente se contará entre los bienaventurados.

*Leonardo Boff, teólogo católico brasilero

Traducción de MªJosé Gavito Milano

Que novo Papa  prolongará  o legado do Papa Francisco?

Leonardo Boff

O Papa Francisco escolheu o dia certo para fazer seu encontro com o Senhor: a páscoa que é o começo do novo e é uma pequena antecipação do fim bom da história.

         Reproduzo em parte um artigo que escrevi no dia 1/2//2020 ”Papa Francisco, uma nova genealogia de papas”? Creio que  expressa o desejo de muitos cristãos da América Latina. A nossa perspectiva é que o Papa Francisco emerge como o inaugurador de uma nova genealogia de Papas que vêm fora da velha cristandade europeia.

Na Igreja europeia vivem apenas 25% dos católicos. Nas Américas 65% e o restante nos vários continentes. O cristianismo europeu é agônico. Há igrejas fechadas porque nenhum fiel a frequenta. Nas Américas está se consolidando um cristianismo-fonte e não mais espelho dos europeus. Depois de mais de 500 anos de presença cristã surgiram rostos novos de Igreja, a Igreja na base dos fiéis, bispos despojados não mais morando em palácios e no meio do povo, padres que moram nas periferias,uma série enorme de movimentos leigos, que assumem sua autonomia e muitas religiosas vivendo no interior da Amazônia. Com razão dizemos que aqui está surgindo uma eclesiogênese, vale dizer, a gênese de outro tipo de igreja. Logicamente persiste muito ainda o velho estilo romano de Igreja. Mas não é ela que leva o futuro; ela não caracteriza um outro estilo de Igreja, diverso daquele estritamente tradicional.Vejo as seguintes características do papado de Francisco de Roma.

         Em primeiro lugar Francisco não é apenas um nome mas um projeto de Igreja: pobre e especialmente para os pobres,uma Igreja, anunciadora da paz contra todo tipo de guerras que existem no mundo, denunciadora de um sistema econômico que mata, pois pratica duas injustiças: devasta a natureza e oprime a maioria da humanidade, uma Igreja que cuida da criação como Casa Comum. Escreveu duas belas encícliclas:”sobre cuidado da Casa Comum(2020 e Fratelli tutti (2025). Especialmente nesta última apresenta uma alternativa ao paradigma da modernidade fundado no poder/dominação e do ser huma acima e fora da natureza. Apresenta como alternativa a fraternidade universal e o amor social  sendo o ser humano dentro da natureza e irmão e irmão de todos os demais seres particularmente de seus semelhantes. Nisso vê uma possível salvação da vida na Terra, “pois estamos todos no mesmo barco, ou nos salvamos todos ou ninguém se salva”.

         Francisco de Roma imitando o de Assis não vai morar nos palácios pontifícios. Escolhe uma casa de hóspedes, Santa Marta, mora num quarto simples e outro para receber as pessoas.Está mais próximo da gruta de Belém do que do palácio de Herodes. É um homem entre outros homens. Diz que antes de tudo é bispo de Roma e depois Papa que quer conduzir a Igreja com amor e não com o direito canônico. Pede aos bispos, coisa inaudita, uma pastoral da ternura e da irrestrita acolhida.

         O Papa Francisco “vem do fim do mundo”, da Argentina, com outra imagem de Igreja, diversa daquela de seus predecessores, uma Igreja que não é um castelo, voltada para dentro com sua ortodoxia e disciplina e cercada de inimigos, a cultura da modernidade,mas uma “igreja em saída” na direção dos que estão à margem,que sofrem e se sentem marginalizados. Diz que quer “uma Igreja tenda de campanha” que acolhe a todos os feridos sem perguntar por sua religião, sua moralidade, basta que sejam humanos e necessitados.

         Francisco não é uma Papa centrado na ortodoxia, na vigilância dos dogmas e da reta disciplina. Respeita esta formulação mas abertamente diz que com tais coisas não se chega ao coração humano. Precisamos acercar-nos com bondade, com sentido de compaixão e de ternura. Não se trata de converter os outros mas seduzi-los pela mensagem humanitária de Jesus. Repetiu muitas vezes: Cristo veio para ensinar-nos a viver, o amor  incondicional, a solidariedade, a compaixão,o perdão, valores que compõem seu projeto de Reino de Deus.

         O Papa Francisco se inscreve nos quadros da teologia da libertação de estilo argentino: libertar a cultura silenciada e o povo oprimido. Desde jovem estudante assumiu esta teologia associada a uma promessa que fez a si mesmo: toda semana visitar sozinho uma favela (“vila miseria”), entrar nas casas das pessoas, conversar com elas, animá-las e trazer-lhe a verdade de que Deus ama especialmente os pobres, pois Deus é vivo e prefere aqueles que menos vida têm. Recebe com carinho o fundador da teologia da  libertação, Gustavo Gutiérrez, John Sobrino, Pepa Castillo e queria também muito me ver. Importante: interrompe o sínodo para lembrar a morte de Gustavo Gutiérrez de 96 anos, grande servidor dos pobres. Marcamos pessoalmente por várias vezes um encontro mas problemas internos do Vaticano o impossibilitaram. Mas tenho cartas carinhosas dele além de uma fotografia juntos, quando dávamos palestras em Buenos Aires em 1972.

         Feito Cardeal,vive sozinho num pequeno apartamento, cozinha sua comida, dispensou o palácio e o carro. Vai a pé ou se desloca de metrô ou de ônibus, compra seu próprio jornal.

         Tema central de sua pregação é a misericórdia infinita de Deus. Diz que a condenação é só para esse mundo, pois Deus não pode perder nenhum filho e filha que criou no amor, pois ninguém pode impor limites à sua misericórdia que vai além da justiça. Insiste: não preguem o evangelho com o medo e com a ameaça do inferno. Cristo bem disse no evangelho de São João: “se alguém vem a mim eu ou não mandarei embora”. Acolhe a todos independente de sua condição sexual. A um menino que se revela ao Papa como homoafetivo, ouve a resposta: “Deus te quis assim. Deus te ama e eu também de amo”. Efetivamente torna a mensagem cristã uma realidade libertadora que humaniza e torna alegre e leve a vida e não um pesadelo com medo do fogo do inferno.

         Ouso pensar que pelo fato da maioria os católicos viverem fora da galáxia europeia, a partir do Papa Francisco serão eleitos Papas das Igreja novas, capazes de dialogar com as demais religiões e viver a nova situação da humanidade, habitando a única Casa Comum. Quem sabe se o único Cardeal de toda a Amazônia, Leonardo Ulrich Steiner não seria uma excelente opção? De todas as formas junto com outros caminhos espirituais a Igreja ajudará a manter acesa a chama interior da espiritualidade natural, a alimentará, a cultivará e impedirá que o mais sagrado do ser humano sucumba junto com sua Casa Comum (1/2/2020).

Leonardo Boff escreveu: Francisco de Assis e Francisco de Roma: uma nova primavera na Igreja  Rio de Janeiro 2015 (aquisição com o autor por e-mail: contato@leonardoboff.eco.br).A amorosidade de Deus-Abba e Jesus de Nazaré, Vozes 2023.

.

Benedikt XVI. – Ein Papst der alten Christenheit

                          

Der Tod eines Papstes bewegt die gesamte Kirchen- und Weltgemeinschaft, die in ihm die Bestätigung des christlichen Glaubens und das Prinzip der Einheit der verschiedenen Ortskirchen sieht. Viele Interpretationen können über das Leben und die Taten eines Papstes gemacht werden. Ich werde einen aus Brasilien (aus Lateinamerika) machen, sicherlich teilweise und unvollständig.

Es sei darauf hingewiesen, dass nur 23,18 % der Katholiken in Europa und 62 % in Lateinamerika leben, der Rest in Afrika und Asien. Die katholische Kirche ist eine Kirche der Zweiten und Dritten Welt. Zukünftige Päpste werden wahrscheinlich aus diesen Kirchen kommen, voller Vitalität und mit neuen Arten der Inkarnation der christlichen Botschaft in nicht-westlichen Kulturen.

In Bezug auf Benedikt XVI. ist es zweckmäßig, den Theologen Joseph Ratzinger und den Papst Benedikt XVI. zu unterscheiden.

Der Theologe Joseph Alois Ratzinger ist ein typischer mitteleuropäischer Intellektueller und Theologe, brillant und gelehrt. Er ist kein Schöpfer, aber ein hervorragender Vertreter der offiziellen Theologie, was sich deutlich in den verschiedenen öffentlichen Dialogen zeigte, die er mit Atheisten und Agnostikern führte.

Es führte keine neuen Perspektiven ein, sondern gab den bereits traditionellen Visionen, die insbesondere in Saint Augustin und Saint Bonaventure gegründet wurden, eine andere Sprache. Vielleicht etwas Neues ist seine These von der Kirche als einer kleinen, sehr treuen und heiligen Gruppe als „Repräsentation“ des Ganzen. Die Zahl der Gläubigen war ihm nicht wichtig. Die kleine, hochspirituelle Gruppe, die für alle einsteht, war genug. Zufällig gab es in dieser Gruppe der Reinen und Heiligen Pädophile und Menschen, die in Finanzskandale verwickelt waren, was ihr Verständnis von Repräsentation demoralisierte.

Papst Benedikt XVI. hatte einen einzigartigen, ich würde sagen seltsamen Traum: Europa unter der Hegemonie der katholischen Kirche neu zu christianisieren. Er suchte nach einer verlorenen Einheit, der großen mittelalterlichen Synthese. Zufällig ist Europa ein anderes, säkularisiertes, das mehrere Revolutionen durchgemacht hat, die die Neuzeit mit neuen Werten, mit Demokratien, Menschenrechten und der Säkularität des Staates einleiteten. Dieses ganze Projekt wurde als ein Traum ohne Realisierbarkeit angesehen. Es zeigte einfach die restaurative und konservative Sehnsucht von Benedikt XVI. nach einer versöhnten Welt unter dem Bogen des Christentums, das jetzt von verschiedenen Kirchen, Philosophien und neuen Geschichtsvisionen zerrissen, gekennzeichnet ist.

 
Eine andere ungewöhnliche Position, Gegenstand einer endlosen Kontroverse mit mir, die aber in der Kirche Resonanz fand, war die Interpretation, dass die „katholische Kirche die einzige Kirche Christi“ sei. Konziliare Diskussionen und der ökumenische Geist veränderten „ist“ zu „existiert“ (subsistit in). Auf diese Weise wird der Kirche Christi ein Weg eröffnet, in anderen Kirchen zu „existieren“. Ratzinger behauptete immer, diese Veränderung sei nur ein weiterer Ausdruck  des „ist“, was die akribische Recherche der theologischen Akten des Konzils nicht bestätigte. Aber unterstützte er weiterhin seine These. Außerdem stellte er fest, dass die anderen Kirchen nicht Kirche seien, sondern nur kirchliche Elemente hätten.
 
Er ging so weit, mehrmals zu behaupten, dass sich diese meine Position unter Theologen als etwas Gemeines verbreitet habe, was zu neuer Kritik des Papstes gegen mich führte. Er war jedoch isoliert, da er bei anderen christlichen Kirchen wie Lutheranern, Baptisten, Presbyterianern und anderen große Enttäuschungen verursacht hatte, indem er die Türen zum ökumenischen Dialog verschlossen hatte.
 
Er verstand die Kirche als eine Art befestigte Burg gegen die Irrtümer der Moderne und stellte die Orthodoxie des Glaubens, die immer mit der Wahrheit (ihrem tonus firmus) verbunden ist, als Hauptbezugspunkt. Ander ist der Papst Franziskus, für ihn ist die Liebe, besonders der Barmherzlichkeit und die Achsamkeit gegenüber allen, besonders den Armen die Hauptbezieung sein soll.
 
Trotz seines nüchternen und höflichen Charakters zeigte er sich als Präfekt der Kongregation für die Glaubenslehre äußerst hart und unerbittlich. Etwa hundert Theologinnen und Theologen, darunter die prominentesten, wurden entweder mit dem Verlust des Lehrstuhls oder mit dem Zeugnis, Theologie zu lehren und zu schreiben, oder, wie in meinem Fall, mit dem „unterwürfigen Schweigen (silentium obsequiosum)“ verurteilt.“ Hans Küng, Edward Schillebeeck, Jacques Dupuis, B. Haering, J.M. unter anderem. In Lateinamerika der Begründer der Befreiungstheologie der Indiane aus Peru Gustavo Gutiérrez, Jon Sobrino, der Theologe Ivone Gebara zensiert, sowie der Autor dieser Zeilen. Andere wurden in den USA getroffen, wie Charles Curran und R. Haight. Sogar einem verstorbenen Theologen aus Indien, Pater Anthony de Mello, wurden seine Bücher verboten, ebenso wie einem anderen exkommunizierten Inder, Belasurya.
 Benedikt XVI. als Leiter der Kiche ist der,  die „Rückkehr zur großen Disziplin“ mit einer klaren restaurativen und konservativen Tendenz ein, bis hin zur Wiedereinführung der Messe in lateinischer Sprache und mit dem Rücken zum Volk. 
 
In der Kirche selbst sorgte sie für allgemeine Verwunderung, als sie im Jahr 2000 das Dokument „Dominus Jesus“ veröffentlichte, in dem er die alte mittelalterliche und vom Zweiten Vatikanischen Konzil abgelöste Lehre bekräftigte, wonach „außerhalb der katholischen Kirche kein Heil“ sei.  Nichtchristen waren in großer Gefahr. Erneut verweigerte er den anderen Kirchen die Bezeichnung „Kirche, was allgemeine Irritationen hervorrief. Sie seien nur kirchliche Gemeinschaften.
Die enttäuschten lateinamerikanischen Theologen haben nie verstanden, warum die Sammlung „Theologie und Befreiung“ in 53 Bänden, an der Dutzende von Theologen/inen beteiligt waren (etwa 26 Bände wurden veröffentlicht), die dazu gedacht war, Seminare, kirchliche Gemeinschaften und christliche Gruppen zu unterstützen, die sich für Menschenrechte einsetzen. Es war das erste Mal, dass ein großes theologisches Werk außerhalb Europas mit weltweiter Resonanz entstand. Aber es wurde bald abgebrochen. Der Theologe Joseph Ratzinger hat sich als Feind der Freunde der Armen erwiesen. Das wird negativ in die Theologiegeschichte eingehen.
 
Es gibt viele Theologen, die behaupten, er sei vom Relativismus und Marxismus besessen gewesen, obwohl er in der Sowjetunion gescheitert sei. Er veröffentlichte ein Dokument zur Befreiungstheologie, Libertatis nuntius (1984), voller Warnungen, aber ohne ausdrückliche Verurteilung. Ein weiteres späteres Dokument, Libertatis conscientia (1986), hebt seine positiven Elemente hervor, jedoch mit zu vielen Einschränkungen. 
 
Wir wagen zu sagen, dass er die zentrale Bedeutung dieser Theologie nie verstanden hat: die „Option für die Armen gegen die Armut und für die Befreiung“. Es machte die armen Protagonisten ihrer Befreiung und nicht bloße Empfänger von Almosen und Paternalismus. Das war die traditionelle Ansicht und die von Papst Benedikt XVI. Er vermutete, dass es in diesem Protagonismus der historischen Macht der Arme Marxismus gab.

Bei aller Scharfsinnigkeit polemisierte er mit Muslimen, mit Evangelikalen, mit Frauen und mit der fundamentalistischen Gruppe gegen das Zweite Vatikanische Konzil.

 
Seine Art, die Kirche zu führen, war nicht charismatisch wie die von Johannes Paul II. Sie wurde mehr von Orthodoxie und wachem Eifer für die Wahrheiten des Glaubens geleitet als von Weltoffenheit und Zärtlichkeit gegenüber dem christlichen Volk, wie es Papst Franziskus tut.
 
Er war ein legitimer Vertreter des alten europäischen Christenheit mit ihrem Pomp und ihrer politisch-religiösen Macht.In der Perspektive der neuen Phase der Planetisierung schloss sich die auf allen Gebieten reiche europäische Kultur ab. Selten war es so offen für andere Kulturen wie die alten in Lateinamerika, Afrika und Asien. Eine gewisse Arroganz, die Beste zu sein, wurde sie nie los und kolonisierte in deren Namen die ganze Welt, eine Tendenz, die noch nicht ganz überwunden ist.
 
Trotz der Schatten, aber wegen seiner persönlichen Tugenden und der Demut, das päpstliche Amt aufgrund der Grenzen seiner Kräfte niedergelegt zu haben, wird er sicherlich zu den Seligen gezählt werden.
 
Leonnardo Boff, brasilianischer katholischer Theologe.