Cómo surge Dios den tro de la nueva visión del universo

Leonardo Boff*

Esta cuestión de Dios dentro de la moderna visión del mundo (cosmogénesis) surge cuando nos interrogamos: ¿qué había antes de antes y antes del big-bang? ¿Quién dio el impulso inicial para que apareciese aquel puntito, menor que la cabeza de un alfiler que después explotó? ¿Quién sustenta el universo como un todo para que siga existiendo y expandiéndose así  como cada uno de los seres que existen en él, ser humano incluido? 

¿La nada? Pero de la nada nunca sale nada. Si a pesar de eso aparecieron seres es señal de que Alguien o Algo los llamó a la existencia y los sustenta permanentemente. 

Lo que podemos decir sensatamente, antes de formular inmediatamente una respuesta teológica, es: antes del big bang existía lo Incognoscible y estaba en vigor el Misterio. Sobre el Misterio y lo Incognoscible, por definición, nada puede decirse literalmente. Por su naturaleza, el Misterio y lo Incognoscible son anteriores a las palabras, a la energía, a la materia, al espacio, al tiempo y al pensamiento.

Pues bien, sucede que el Misterio y lo Incognoscible son precisamente los nombres con los que las religiones, incluido el judeocristianismo, designan a Dios. Dios es siempre Misterio e Incognoscible. Ante Él, vale más el silencio que las palabras. Sin embargo, puede ser intuido por la razón reverente y sentido por el corazón inflamado. Siguiendo a Pascal, yo diría: creer en Dios no es pensar a Dios, sino sentirlo desde la totalidad de nuestro ser. Él emerge como una Presencia que llena el universo, se muestra como entusiasmo (en griego: tener un Dios dentro) dentro de nosotros y hace surgir en nosotros el sentimiento de grandeza, de majestad, de respeto y de veneración.

Esta percepción es típica de los seres humanos. Es innegable, poco importa que sea religioso o no.

Situados entre el cielo y la tierra, al mirar los millares de estrellas, contenemos la respiración y nos llenamos de reverencia. Y surgen naturalmente las preguntas:

¿Quién hizo todo esto? ¿Quién se esconde detrás de la Vía Láctea y dirige la expansión aún en curso del universo? En nuestros despachos refrigerados o entre las cuatro paredes blancas de un aula o en un círculo de conversación informal, podemos decir cualquier cosa y dudar de todo. Pero inmersos en la complejidad de la naturaleza e imbuidos de su belleza, no podemos permanecer callados. Es imposible despreciar el irrumpir de la aurora, permanecer indiferente ante el brotar de una flor o no contemplar con asombro a un recién nacido. Cada vez que nace un niño nos convence de que Dios sigue creyendo en la humanidad. Casi espontáneamente decimos: es Dios quien puso todo en movimiento y es Dios quien lo sostiene todo. Él es la Fuente originaria y el Abismo que todo alimenta, como dicen algunos cosmólogos. Yo diría: Él es el Ser que hace ser a todos los seres.

Al mismo tiempo surge otra pregunta importante: ¿por qué existe exactamente este universo y no otro y por qué nosotros hemos sido puestos en él? ¿Qué quiso expresar Dios con la creación? Responder a esta pregunta no es sólo una preocupación de la conciencia religiosa, sino de la ciencia misma. 

Como dice Stephen Hawking, uno de los más grandes físicos y matemáticos, en su conocido libro Breve historia del tiempo (1992): «Si encontramos la respuesta a por qué existimos nosotros y el universo, tendremos el triunfo definitivo de la razón humana; porque entonces habremos alcanzado el conocimiento de la mente de Dios» (p. 238). Pero hasta el día de hoy, científicos y sabios siguen todavía  preguntándose y buscando el designio oculto de Dios.

Las religiones y el judeocristianismo se han atrevido a dar una respuesta dando reverentemente un nombre al Misterio,  llamándolo con mil nombres, todos insuficientes: Yavé, Alá, Tao, Olorum y principalmente Dios. 

El universo y toda la creación constituyen una especie de espejo en el que Dios se ve a sí mismo. Son  expansión de su amor, pues quiso  compañeros y compañeras a su lado. Él no es soledad, sino comunión de los Tres divinos –Padre, Hijo  y Espíritu Santo– y quiere incluir en esta comunión a toda la naturaleza y al hombre y a la mujer, creados a su imagen y semejanza.

Al decir esto, descansa nuestro preguntar cansado, pero ante el Misterio de Dios y de todas las cosas, continúa nuestro preguntar, siempre abierto a nuevas respuestas.

*Leonardo Boff ha escrito junto con el cosmólogo canadiense Mark Hathaway, El Tao de la liberación: explorando la ecología de la trasformación, Trotta 2012; La nueva visión del universo, Petrópolis 2022

      L’attuale collasso dell’etica

                                       Leonardo Boff

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Percepisco due fattori principali, tra gli altri, che arrivano al cuore dell’etica: la globalizzazione del capitalismo predatore e la mercificazione della società.

La mondializzazione del capitalismo, come modo di produzione e la sua espressione politica, il neoliberismo hanno mostrato le conseguenze perverse dell’etica capitalista: i suoi assi strutturanti sono il profitto illimitato, accumulato individualmente o da grandi aziende, la concorrenza sfrenata, l’assalto a beni e servizi della natura, la flessibilità delle leggi e la minimizzazione dello stato nella sua funzione di garante di una società minimamente equilibrata. Tale etica è fortemente conflittuale perché non conosce la solidarietà, ma la competizione che rende tutti gli avversari, altrimenti nemici da sconfiggere.

Ben diversa, ad esempio, è l’etica della cultura Maya. Questa incentra tutto nel cuore, poiché tutte le cose sono nate dall’amore di due grandi cuori, del Cielo e della Terra. L’ideale etico è creare in tutte le persone cuori sensibili, giusti, trasparenti e veri.

O l’etica del “bien vivir y convivir” degli andini, basata sull’equilibrio con tutte le cose, tra gli umani, con la natura e con l’universo.

La globalizzazione, mettendo in relazione tutte le culture, ha finito per rivelare anche la pluralità dei percorsi etici. Una delle sue conseguenze è la relativizzazione generale dei valori etici. Sappiamo che la legge e l’ordine, valori della pratica etica fondamentale, sono i prerequisiti per qualsiasi civiltà in qualsiasi parte del mondo.

Quello che osserviamo è che l’umanità sta cedendo alla barbarie verso un’epoca di vera oscurità mondiale, tale è il disastro etico che stiamo vedendo.

Il secondo grande ostacolo all’etica è la mercificazione della società, quella che già nel 1944 Karl Polaniy chiamava “La grande trasformazione”. È il fenomeno del passaggio da un’economia di mercato a una società puramente di mercato.

Tutto si trasforma in merce, cosa già predetta da Karl Marx nel suo testo “La miseria della filosofia” del 1848, quando si riferiva al tempo in cui le cose più sacre come la verità e la coscienza sarebbero state portate al mercato; sarebbe “il tempo della grande corruzione e della venalità universale”. Poiché viviamo questo tempo.

L’economia, soprattutto quella speculativa, detta le direzioni della politica e della società nel suo insieme, caratterizzata dalla generazione di un profondo divario tra i pochi ricchi e le grandi maggioranze impoverite. Qui tracce di barbarie e crudeltà si rivelano come poche volte nella storia.

Qual è l’etica che potrebbe guidarci come umanità che vive nella stessa Casa Comune? È quell’etica che è radicata in ciò che è specifico per noi umani e che, per questo, sia universale e possa essere assunta da tutti.

Credo che in primo luogo sia l’etica della cura. Secondo la favola 220 dello schiavo Higino e ben interpretata da Martin Heidegger in Essere e tempo e da me dettagliata in Saper curare, essa costituisce il sostrato ontologico dell’essere umano, cioè quell’insieme di fattori oggettivi senza i quali non sorgerebbe mai l’essere umano e gli altri esseri viventi.

Poiché la cura è l’essenza dell’umano, ognuno può viverla e dargli forme concrete, secondo le diverse culture. La cura presuppone una relazione amichevole e amorevole con la realtà, con la mano tesa per la solidarietà e non con il pugno chiuso per la competizione. Al centro della cura c’è la vita. La civiltà dovrà essere bio-socio-centrata.

Un altro fatto della nostra essenza umana è la solidarietà e l’etica che da essa deriva. Sappiamo oggi attraverso la bio-antropologia che è stata la solidarietà dei nostri antenati antropoidi che ci ha permesso di fare il salto dall’animalità all’umanità. Cercavano cibo e lo consumavano solidariamente. Viviamo tutti perché è esistito e esiste un minimo di solidarietà, a cominciare dalla famiglia. Ciò che è stato fondatore ieri, continua essendolo ancora oggi.

Un altro percorso etico, legato alla nostra rigorosa umanità, è l’etica della responsabilità universale. Essere responsabili significa rendersi conto delle conseguenze benefiche o dannose delle nostre azioni personali e sociali. O assumiamo responsabilmente insieme il destino della nostra Casa Comune oppure percorreremo un cammino senza ritorno. Siamo responsabili della sostenibilità di Gaia e dei suoi ecosistemi in modo da poter continuare a vivere insieme all’intera comunità di vita.

Il filosofo Hans Jonas che, per primo, ha elaborato “Il principio di responsabilità”, vi ha aggiunto l’importanza della paura collettiva. Quando questa appare e gli umani cominciano a rendersi conto che potrebbero andare incontro a una tragica fine e persino scomparire come specie, irrompe una paura ancestrale che li porta a un’etica di sopravvivenza. Il presupposto inconscio è che il valore della vita sia al di sopra di ogni altro valore culturale, religioso o economico.

È anche importante salvare l’etica della giustizia per tutti. La giustizia è il diritto minimo che diamo all’altro, perché possa continuare ad esistere dandogli ciò che gli spetta come persona: dignità e rispetto. Specialmente le istituzioni devono essere giuste ed eque per evitare i privilegi e l’esclusioni sociali che tante vittime producono, in particolare in Brasile, uno dei paesi più disuguali, cioè più ingiusti del mondo. Questo spiega l’odio e le discriminazioni che dilaniano la società, provenienti non dal popolo, ma da quelle élite benestanti che non accettano il diritto per tutti, ma vogliono preservare i propri privilegi.

La giustizia non vale solo tra gli esseri umani, ma anche per e con la natura e la Terra, che sono portatrici di diritti e, perciò, devono essere incluse nel nostro concetto di democrazia socio-ecologica.

Infine, dobbiamo incorporare un’etica della sobrietà condivisa per raggiungere quello che ha detto Xi Jinping, il leader supremo della Cina, “una società moderatamente benestante”. Ciò significa un ideale minimo e raggiungibile.

Questi sono alcuni parametri fondamentali per un’etica, valida per ogni popolo e per l’umanità, riunita nella Casa Comune. Altrimenti, potremmo sperimentare un Armageddon sociale ed ecologico.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Leonardo Boff ha scritto Abitare la Terra: quale via per la fraternità universale?,Castelvecchi,Roma 2022.

Der gegenwärtige Zusammenbruch der Ethik

Ich sehe unter anderem zwei Hauptfaktoren, die den Kern der Ethik angreifen: die Globalisierung des Raubtierkapitalismus und die Kommodifizierung der Gesellschaft.

Die Globalisierung des Kapitalismus als Produktionsweise und sein politischer Ausdruck, der Neoliberalismus, haben die perversen Folgen der kapitalistischen Ethik aufgezeigt: Ihre strukturierenden Achsen sind der unbegrenzte Profit, der individuell oder von großen Konzernen akkumuliert wird, der ungezügelte Wettbewerb, der Angriff auf die Güter und Dienstleistungen der Natur, die Lockerung der Gesetze und die Minimierung des Staates in seiner Funktion, eine minimal ausgeglichene Gesellschaft zu garantieren. Eine solche Ethik ist höchst konfliktträchtig, denn sie kennt keine Solidarität, sondern einen Wettbewerb, der alle Gegner, wenn nicht gar Feinde, zu Besiegten macht.

Ganz anders ist zum Beispiel die Ethik der Maya-Kultur. Hier steht das Herz im Mittelpunkt, da alle Dinge aus der Liebe zweier großer Herzen, des Himmels und der Erde, entstanden sind. Das ethische Ideal besteht darin, in allen Menschen sensible, gerechte, transparente und wahre Herzen zu schaffen.

Oder die Ethik des “bien vivir y convivir” der Andenbewohner, die auf dem Gleichgewicht mit allen Dingen, zwischen den Menschen, mit der Natur und mit dem Universum beruht.

Die Globalisierung, die alle Kulturen miteinander verbindet, hat schließlich auch die Vielfalt der ethischen Wege offenbart. Eine ihrer Folgen ist die allgemeine Relativierung der ethischen Werte. Wir wissen, dass Recht und Ordnung, Werte der grundlegenden ethischen Praxis, die Voraussetzungen für jede Zivilisation überall auf der Welt sind.

Wir beobachten, dass die Menschheit sich der Barbarei hingibt und sich auf ein wahres globales dunkles Zeitalter zubewegt, so groß ist der ethische Zusammenbruch, den wir erleben.

Das zweite große Hindernis für die Ethik ist die Kommodifizierung der Gesellschaft, die Karl Polaniy bereits 1944 als “Die große Transformation” bezeichnete. Es handelt sich dabei um das Phänomen des Übergangs von einer Marktwirtschaft zu einer reinen Marktgesellschaft.

Alles wird zur Ware, was schon Karl Marx in seinem Text “Das Elend der Philosophie” von 1848 voraussagte, als er auf die Zeit hinwies, in der die heiligsten Dinge wie Wahrheit und Gewissen auf den Markt getragen werden würden; es wäre “die Zeit der großen Korruption und der allgemeinen Käuflichkeit”. Denn wir leben in dieser Zeit: Wissen, Schulen, Universitäten, neupfingstliche Kirchen, Kurse, Vorlesungen, Beratung, Sex, menschliche Organe, alles, wirklich alles ist ein Objekt von Geschäft und Gewinn. Es herrscht ein eigennütziges und merkantilistisches Verhältnis vor, das die Solidarität, die Zusammenarbeit und die Gegenseitigkeit stark schwächt.

Die Wirtschaft, insbesondere die spekulative, diktiert die Richtung der Politik und der Gesellschaft als Ganzes, die durch die Entstehung einer tiefen Kluft zwischen den wenigen Reichen und der großen verarmten Mehrheit gekennzeichnet ist. Hier zeigen sich Spuren von Barbarei und Grausamkeit wie selten zuvor in der Geschichte.

Welches ist die Ethik, die uns als Menschheit, die im selben gemeinsamen Haus lebt, leiten kann? Es ist die Ethik, die in dem verwurzelt ist, was uns als Menschen eigen ist, und die daher universell ist und von allen übernommen werden kann.

Ich glaube, dass an erster Stelle die Ethik der Fürsorge steht. Nach der Fabel 220 des Sklaven Higino aus der römischen Kaiserzeit, die von Martin Heidegger in Sein und Zeit gut interpretiert und von mir in Wissen, wie man sich kümmert, ausführlich dargestellt wurde, bildet sie das ontologische Substrat des menschlichen Wesens, d. h. die Gesamtheit der objektiven Faktoren, ohne die der Mensch und andere Lebewesen niemals entstehen würden.

Da die Fürsorge zum Wesen des Menschseins gehört, kann jeder sie erfahren und ihr je nach Kultur konkrete Formen geben. Die Fürsorge setzt eine freundliche und liebevolle Beziehung zur Wirklichkeit voraus, mit einer ausgestreckten Hand für die Solidarität und nicht mit einer geballten Faust für den Wettbewerb. Im Zentrum der Fürsorge steht das Leben. Die Zivilisation muss bio-sozio-zentriert sein.

Eine weitere Tatsache unseres menschlichen Wesens ist die Solidarität und Ethik, die sich daraus ableiten. Durch die Bioanthropologie wissen wir heute, dass es die Solidarität unserer anthropoiden Vorfahren war, die uns den Sprung von der Tierwelt zum Menschen ermöglichte. Sie suchten Nahrung und verzehrten sie in Solidarität. Wir alle leben, weil es ein Mindestmaß an Solidarität gab und gibt, angefangen bei der Familie. Was gestern die Grundlage war, ist auch heute noch die Grundlage.

Ein anderer ethischer Weg, der mit unserer strengen Menschlichkeit verbunden ist, ist die Ethik der universellen Verantwortung. Verantwortlich zu sein bedeutet, sich der positiven oder negativen Folgen unseres persönlichen und gesellschaftlichen Handelns bewusst zu sein. Entweder wir nehmen das Schicksal unserer gemeinsamen Heimat verantwortungsvoll in die Hand, oder wir werden einen Weg ohne Wiederkehr beschreiten. Wir sind verantwortlich für die Nachhaltigkeit von Gaia und ihren Ökosystemen, damit wir weiterhin mit der gesamten Lebensgemeinschaft zusammenleben können.

Der Philosoph Hans Jonas, der das “Prinzip Verantwortung” als Erster ausgearbeitet hat, fügte ihm die Bedeutung der kollektiven Angst hinzu. Wenn diese auftritt und die Menschen zu erkennen beginnen, dass sie ein tragisches Ende finden und sogar als Spezies verschwinden könnten, bricht eine uralte Angst aus, die sie zu einer Ethik des Überlebens führt. Die unbewusste Annahme ist, dass der Wert des Lebens über jedem anderen kulturellen, religiösen oder wirtschaftlichen Wert steht.

Es ist auch wichtig, die Ethik der Gerechtigkeit für alle zu retten. Gerechtigkeit ist das Mindestmaß an Recht, das wir dem anderen zugestehen, damit er weiter existieren kann und wir ihm das geben, was ihm als Person zusteht: Würde und Respekt. Vor allem die Institutionen müssen fair und gerecht sein, um die Privilegien und sozialen Ausschlüsse zu vermeiden, die so viele Opfer hervorbringen, vor allem in Brasilien, einem der ungleichsten, d. h. ungerechtesten Länder der Welt. Das erklärt den Hass und die Diskriminierung, die die Gesellschaft zerreißen, und die nicht von den Menschen, sondern von den reichen Eliten ausgehen, die keine Rechte für alle akzeptieren, sondern ihre Privilegien bewahren wollen.

Gerechtigkeit gilt nicht nur für den Menschen, sondern auch für die Natur und die Erde, die Träger von Rechten sind und daher in unser Konzept der sozial-ökologischen Demokratie einbezogen werden müssen.

Schließlich müssen wir eine Ethik der gemeinsamen Nüchternheit einbeziehen, um das zu erreichen, was Xi Jinping, der oberste Führer Chinas, als “eine mäßig wohlhabende Gesellschaft” bezeichnet hat. Damit ist ein minimales und erreichbares Ideal gemeint.

Dies sind einige grundlegende Parameter für eine Ethik, die für jedes Volk und für die gesamte Menschheit gilt, die im Gemeinsamen Haus versammelt ist. Andernfalls könnten wir ein soziales und ökologisches Armageddon erleben.

Leonardo Boff ist Autor von: Wie man sich um das Gemeinsame Haus kümmert, Petropolis/Rio 2018.

El colapso actual de la ética

Leonardo Boff*

Hemos vivido y sufrido en Brasil tiempos sombríos bajo el gobierno de Jair Bolsonaro, donde la ética fue enviada al limbo y prácticamente valía todo (las fake news, las mentiras, la predicación de la violencia y la exaltación de la tortura). En el  momento actual  asistimos desolados a la guerra Rusia-Ucrania. Esta guerra representa la negación de todos los valores  civilizatorios, pues una  gran potencia nuclear está literalmente destruyendo una pequeña nación y a su pueblo.

Sin perder de vista los dos datos que hemos mencionado, percibo, entre otros, dos factores  principales que alcanzan el corazón de la ética: la globalización del capitalismo depredador y la mercantilización de la sociedad.

La mundialización del capitalismo, como modo de producción, y su expresión política, el neo-liberalismo, ha mostrado las consecuencias perversas de la ética capitalista: sus ejes  estructuradores son el lucro ilimitado, acumulado individualmente o por grandes corporaciones, la competencia desenfrenada, el asalto a los bienes y servicios de la naturaleza, la flexibilización de las leyes y la minimización del estado en su función de garantizar una sociedad mínimamente equilibrada. Tal ética es altamente conflictiva porque no conoce la solidaridad, sino la competencia que hace de todos adversarios, si no enemigos a ser vencidos.

Es muy diferente, por ejemplo, la ética de la cultura maya. Esta cultura pone todo centrado en el corazón, ya que todas las cosas nacieron del amor de dos grandes corazones, del Cielo y de la Tierra. El ideal ético es crear en todas las personas corazones sensibles, justos, transparentes y verdaderos. O la ética andina del “bien vivir y convivir”, basada en el equilibrio con todas las cosas, entre los humanos, con la naturaleza y con el universo.

La globalización, al interrelacionar todas las culturas, ha acabado por revelar la pluralidad de caminos éticos. Una de sus consecuencias está siendo la relativización general de los valores éticos. Sabemos que la ley y el orden, valores de la práctica ética fundamental, son los requisitos previos de cualquier civilización en cualquier parte del mundo.

Lo que observamos es que la humanidad está cediendo ante la barbarie, poniendo rumbo  hacia una verdadera edad de las tinieblas global, tal es el descalabro ético que estamos viendo.

El segundo gran obstáculo para la ética es la mercantilización de la sociedad, lo que Karl  Polanyi llamaba ya en 1944 La Gran Transformación. Es el fenómeno del paso de una economía de mercado a una sociedad puramente de mercado.

Todo se transforma en mercancía, algo ya previsto por Karl Marx en su texto “La miseria de la filosofía” de 1848, cuando se refería a la época en que las cosas más sagradas como la verdad y la conciencia serían llevadas al mercado; sería “el tiempo de la gran corrupción y de la venalidad universal”. Pues estamos viviendo ese tiempo.

La economía, especialmente la especulativa, dicta el rumbo de la política y de la sociedad en su conjunto, que se caracteriza por generar un profundo foso entre los pocos ricos y las grandes mayorías empobrecidas. Aquí se revelan huellas de barbarie y crueldad como pocas veces en la historia.

¿Qué ética puede orientarnos como humanidad que vive en la misma Casa Común? La ética que hunde sus raíces en lo que nos es propio como humanos y que, por tanto, es universal y puede ser asumida por todos.

Creo que en primer lugar está la ética del cuidado. Según la fábula 220 del esclavo Higino, bien interpretada por Martin Heidegger en Ser y Tiempo y detallada por mí mismo en Saber cuidar, el cuidado constituye el sustrato ontológico del ser humano, es decir, el conjunto de factores objetivos sin los cuales el ser humano y los demás seres vivos no podrían existir.

Dado que el cuidado está en la esencia del ser humano, todos pueden vivirlo y darle formas concretas, según las distintas culturas. El cuidado presupone una relación amigable y afectuosa con la realidad, una mano tendida para la solidaridad, no el puño cerrado para la competición. En el centro del cuidado está la vida. La civilización deberá ser bio-socio-centrada.

Otro dato de nuestra esencia humana es la solidaridad y la ética que de ahí se deriva. Hoy sabemos por la bioantropología que fue la solidaridad de nuestros antepasados antropoides la que nos permitió dar el salto de la animalidad a la humanidad. Buscaban los alimentos y los consumían solidariamente. Todos vivimos porque ha existido y existe un mínimo de solidaridad, empezando por la familia. Esto que ayer fue fundamento sigue siéndolo todavía hoy.

Otra vía ética, ligada a nuestra estricta humanidad, es la ética de la responsabilidad universal. Ser responsable es ser consciente de las consecuencias beneficiosas o perjudiciales de nuestros actos personales y sociales. O asumimos juntos responsablemente el destino de nuestra Casa Común o recorreremos un camino sin retorno. Somos responsables de la sostenibilidad de Gaia y de sus ecosistemas para que podamos seguir conviviendo con toda la comunidad de vida.

El filósofo Hans Jonas, que elaboró por primera vez el Principio de Responsabilidad, le agregó la importancia del miedo colectivo. Cuando surge este miedo y los humanos empiezan a darse cuenta de que pueden tener un final trágico e incluso desaparecer como especie, surge un miedo ancestral que les lleva a una ética de  supervivencia. El supuesto inconsciente es que el valor de la vida está por encima de cualquier otro valor cultural, religioso o económico.

También es importante rescatar la ética de la justicia para todos. La justicia es el derecho mínimo que debemos a los demás para que puedan seguir existiendo y darles lo que les corresponde como personas: dignidad y respeto. Las instituciones, especialmente, deben ser justas y equitativas para evitar los privilegios y las exclusiones sociales que producen tantas víctimas, particularmente en Brasil, uno de los países más desiguales, es decir, más injustos del mundo. De ahí el odio y la discriminación que desgarran la sociedad, que no provienen del pueblo, sino de las élites adineradas que no aceptan la ley para todos, sino que quieren preservar sus privilegios.

La justicia no sólo se aplica a los seres humanos, sino también a la naturaleza y a la Tierra, que son portadoras de derechos y deben, por tanto, incluirse en nuestro concepto de democracia socioecológica.

Por último, debemos incorporar una ética de sobriedad compartida para alcanzar lo que  decía Xi Jinping, Jefe Supremo de China: “una sociedad moderadamente acomodada”. Esto significa un ideal mínimo y alcanzable.

Estos son algunos parámetros básicos para una ética, válida para cada pueblo y para la humanidad reunida en la Casa Común. De lo contrario, podríamos vivir un Armagedón social y ecológico.

*Leonardo Boff ha escrito Cómo cuidar de la Casa Común, Vozes 2018.