Il fallimento etico e morale dell’umanità

Leonardo Boff

La nostra origine è in Africa. Ecco perché siamo tutti africani. La Rift Valley, visibile dalla Luna, con un’estensione di 3 mila km. dal nord della Siria al centro del Mozambico, è una zona privilegiata. In questa valle si è verificata una grande divisione: da un lato a settentrione restarono le foreste in cui vivevano i nostri antenati antropoidi e, in seguito, le scimmie superiori come i gorilla e gli orango-tanghi, che avevano abbondanza di cibo. Non avevano bisogno di evolversi per sopravvivere.

Alcuni rimasero nella parte inferiore della Rift Valley, che divenne una specie di savana. I nostri antenati in questa “zona arida” si evolsero nel corpo, iniziarono a camminare eretti e nel loro cervello con più sinapsi dei loro neuroni, si propiziò un processo di pensiero iniziale, nell’ansia di cercare ciò che era necessario per la sopravvivenza. Ecologicamente la vita nella savana non è così abbondante di risorse come in altre bioregioni. Nel 1974, nel deserto di Afar, in Etiopia, fu scoperto un fossile abbastanza completo, risalente a 3,18 milioni di anni fa. Sembrava appartenere a una donna. Per questo motivo, le fu dato il nome di “Lucy”, un nome tratto dalla canzone dei Beatles “Lucy in the Sky with Diamonds”.

In conclusione, la bio-antropologia ha chiarito che noi esseri umani deriviamo da un antenato comune. Non si trattava di una scimmia antropomorfa, come comunemente si pensa, ma di un primate primitivo che si è ramificato: da un lato, ha dato origine alle grandi scimmie antropomorfe menzionate sopra, e dall’altro, alle varie fasi dell’essere umano, come l’homo habilis, poi l’homo erectus e, infine, l’homo sapiens, da cui noi abbiamo origine.

Il grande cambiamento iniziò con l’homo habilis, più di 2 milioni di anni fa. Lui utilizzava già strumenti come pietre appuntite, bastoni affilati e ossa spesse con cui interveniva sulla natura e facilitava la caccia agli animali. Ma questo intervento non era ancora distruttivo.

A distanza di centinaia di anni emerse l’homo erectus, già bipede e dotato di strumenti più potenti al punto da cacciare, in gruppi coordinati, bovini e persino elefanti. Utilizzò per la prima volta il fuoco, inaugurando una vera e propria rivoluzione culturale, passando dal cibo crudo a quello cotto, come fu studiato dall’antropologo Claude Lévi-Strauss. L’intervento sulla natura aumentò, raggiungendo animali maggiori, come i grandi bradipi.

Dopo essere rimasti in Africa per millenni, migrando da un luogo all’altro, ma sempre all’interno del continente africano, iniziò la grande migrazione dell’homo erectus.

Emigrò in Eurasia, in Asia centrale, raggiungendo l’India, la Cina fino l’Australia. Più tardi i loro discendenti, l’homo sapiens, arrivarono nelle Americhe intorno a 20 mila anni fa, occupando così l’intero pianeta.

Dall’homo erectus emigrante, arriviamo all’homo sapiens di 100 mila anni fa. Lui ha introdotto da 10 mila anni, forse la maggiore rivoluzione realizzata della storia, l’unica che divenne universale, le cui conseguenze perdurano e si sono approfondite fino ai giorni nostri. È la rivoluzione del neolitico. Gli esseri umani divennero sedentari: crearono villaggi e città. La grande invenzione fu l’agricoltura e l’irrigazione, soprattutto lungo i grandi fiumi, Tigri, Eufrate, Nilo e Indo.

Con l’agricoltura, si formò un surplus di mezzi di sussistenza. Inizia in quel momento il suo processo di violenza e aggressione, non solo contro la natura, come era avvenuto in modo crescente fino a quella data, ma anche contro gli altri esseri umani. La produzione agricola produsse eccedenze in buona quantità. Questo rese possibile la guerra, poiché vi erano riserve per nutrire i soldati. Fu in questo momento che lo storico Arnold Toynbee, nella sua immensa opera “A Study of History“, vide l’emergere di un fenomeno che non è mai scomparso dalla faccia della Terra: la guerra. Iniziò il vero “abominio della desolazione”, come biblicamente si descrive il livello di distruttività umana.

Ma la violenza sistematica contro gli altri esseri umani e la natura ha raggiunto dimensioni mai viste prima con il processo di colonizzazione e schiavitù dell’Africa e dell’America Latina e di altre regioni, a partire dall’Europa. Milioni di persone furono sacrificate. Solo nelle Americhe, 61 milioni, nell’arco di un secolo e mezzo. Fu il più grande olocausto della storia. Ci furono veri e propri genocidi, attualizzati ai giorni nostri, come quello della Striscia di Gaza contro i palestinesi. L’avvento dell’industrializzazione moderna fino ad oggi, con le forme più sofisticate di dominio sulle persone e la depredazione di praticamente tutti gli ecosistemi, utilizzando l’intelligenza artificiale, ha portato al culmine dell’uso della violenza. Fino a creare il principio di autodistruzione con ogni tipo di armi mortali.

Dobbiamo riconoscere che, grazie alle scienze e alle tecniche moderne, il benessere umano è cresciuto prodigiosamente. Hanno reso la vita più confortevole e più longeva, sebbene gran parte dell’umanità sia condannata all’esclusione da questi benefici. Indubbiamente, ci sono stati progressi in tutti gli ambiti: nella salute, nell’educazione, nella mobilità e in mille altre invenzioni. Ma non dovremmo vantarci più di tanto, visto che, come ha osservato il genetista francese André Langaney (*1942), le alghe e le farfalle hanno sviluppato il loro DNA più di noi. In termini di massa, i lombrichi ne possiedono più di tutta l’umanità.

Nonostante questo sviluppo culturale, in termini morali (modi di organizzare la vita) ed etici (i principi che guidano la vita), siamo ancora nella preistoria. Ci ha accompagnato sempre la malvagità, la crudeltà, la menzogna ​​intenzionale e la mancanza di empatia, come verifichiamo ai nostri giorni. Gli scandali di pedofilia e gli indicibili abusi su bambine, attestati nei dossier Epstein, che coinvolgono il presidente Trump e altri, testimoniano il livello di degrado morale ed etico.

Siamo gli ultimi esseri dotati di intelligenza riflessa a entrare nel processo evolutivo. Siamo nell’ultimo minuto prima di mezzanotte, se riduciamo l’età dell’universo (13,7 miliardi di anni) a un anno solare. Sarà che ancora abbiamo una possibilità di far prevalere la bontà sulla brutalità, la cura sulla distruttività del nostro modo di vivere? Un insano mentale come il presidente Donald Trump minaccia di usare il suo potere militare per sottomettere tutti i paesi, con il rischio di eliminare la vita umana attraverso una guerra nucleare. Oppure, attraverso la sua sfrenata volontà di potere distruttivo, sarebbe lui, il nemico della vita, il rappresentante dell’Anticristo, che porrebbe fine alla saga umana? La Terra continuerà a ruotare attorno al sole per millenni, ma senza di noi o solo con i trilioni e trilioni di microrganismi nel sottosuolo che sopravviveranno. Il destino è nelle nostre decisioni, nelle nostre mani. Come possiamo salvare noi stessi e la vita facendo dell’amore, della cura e dell’empatia gli assi strutturali di un nuovo tipo di civiltà? Senza questo, non avremo futuro.

Leonardo Boff è un ecoteologo, filosofo e scrittore. Scrive per la rivista LIBERTA dell’Instituto Conhecimento Liberta (ICL: https://www.revistaliberta.com.br) e sul suo sito web: http://www.leonardoboff.org

Ha pubblicato recentemente il libro: “A nova visão do universo: de onde viemos?, Animus-Anima, Petrópolis 2025

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

O fracasso ético e moral da humanidade

Leonardo Boff

Nossa origem se encontra na África. Por isso somos todos africanos. O Vale do Rift que pode ser visto da Lua, com a extensão de  3 mil km, começando no norte da Síria e chegando ao centro de Moçambique é uma zona privilegiada. Nesse Vale se produziu uma grande divisão: de um lado,mais alto, ficaram as florestas nas quais nossos antepassados antropoides  e depois os símios  superiores como os gorilas e orangotangos viviam e tinham abundância de alimentos. Não precisavam evoluir para sobreviver.

Alguns ficaram na parte rebaixada do Vale do Rift tornada uma espécie de savana. Nossos ancestrais neste “nordeste seco” evoluíram em seu corpo, começaram a andar em pé e em seu cérebro com mais sinapses de seus neurônios, propiciando um pensamento inicial, no afã de buscar o necessário para a sobrevivência. Ecologicamente a vida  na savana não é tão abundante em meios de vida quanto as demais bio-regiões. Em 1974 descobriu-se um fóssil bastante completo,  no deserto de Afar na Etiópia, datado de 3,18 milhões de anos. Parecia ser  de uma mulher. Por isso, foi chamada de “Lucy”, nome tirado de uma canção dos Beatles “Lucy in the Sky with Daimonds”.

         Concluindo: a bio-antropologia deixou claro que nós, seres humanos, derivamos de um ancestral comum. Não era um macaco como comumente se pensa, mas um primata primitivo que se bifurcou: por um lado deu origem aos grandes símios, acima referidos, e por outro as várias fases do ser humano,como o homo habilis, depois o homo erectus e, por fim, o homo sapiens, donde nós procedemos

A grande mudança começou com o homo habilis há mais de 2 milhões de anos. Ele já utilizava instrumentos como pedras pontiagudas, paus aguçados e ossos grossos com os quais intervinha na natureza e facilitava a caça de animais. Mas essa intervenção não era ainda destrutiva.

         Com a diferença de centenas de anos, surgiu o homo erectus, já bípede que utilizava instrumentos mais potentes a ponto de, em grupos coordenados, caçar bovinos e até elefantes. Usou pela primeira vez  o fogo introduzindo uma verdadeira revolução cultural passando do cru para o cozido, como foi estudado pelo antropólogo Claude Levy Strauss. Cresceu a intervenção na natureza atingindo animais maiores, como as grandes preguiças.

Depois de ter permanecido por milênios na África, migrando de um lugar ao outro,mas sempre dentro do continente africano, começou a grande migração do  homo erectus.Emigrou para a Eurásia, para a Ásia Central, chegando à Índia, à China até a Austrália. Mais tarde os seus descendentes o homo sapiens chegaram às Américas por volta de 20 mil  anos atrás e assim ocupar todo  o planeta.

Do emigrante  homo erectus chegamos ao homo sapiens de 100 mil anos atrás. Este introduziu há  10 mil anos talvez a maior revolução na história já realizada, a única universalizada, cujas consequências perduram e se aprofundaram até os dias atuais. É a revolução do neolítico. Os seres humanos ficaram sedentários: criaram vilas e cidades. A grande invenção foi a agricultura e a irrigação, especialmente junto aos grandes rios, Tigre, Eufrates, Nilo e Indo.

         Com a agricultura formou-se  um superavit de meios de vida.  Agora começa seu processo de violência e  agressão, não só contra a natureza como vinha fazendo crescentemente até esta data, mas  contra outros seres humanos. A produção agrícola produziu excedentes em boa quantidade. Isso possibilitou a guerra, pois havia reservas para alimentar os soldados. Foi nesse momento em que o historiador Arnold Toynbee em sua imensa obra  A Study of History viu o surgimento do fenômeno que jamais desapareceu da face da Terra: a guerra. Começou a verdadeira “abominação da desolação” como biblicamente se descreve o nível da destrutividade humana.

Mas a sistemática violência contra outros seres humanos e a natureza ganhou dimensões nunca vistas antes com o processo de colonização e escravização de África e da América Latina e de outras regiões a partir da Europa. Milhões foram sacrificados.Só nas Américas 61 milhões no espaço de um século e meio. Foi o maior holocausto da história. Houve verdadeiros genocídios,atualizados nos dias atuais,como aquele da Faixa de Gaza contra os palestinos. A inauguração da industrialização moderna até a presente data com as formas mais sofisticadas de dominação de pessoas e da depredação de praticamente todos os ecossistemas, utilizando a IA, propiciou o auge do uso da violência. Até criarmos o princípio de autodestruição com todo tipo de armas letais.

Devemos reconhecer que graças às ciências e às técnicas modernas o bem estar humano cresceu prodigiosamente.Tornou a vida mais cômoda e mais longeva,embora grande parte da humanidade seja condenada à exclusão desses benefícios.Indubitavelmente houve um progresso em todos os âmbitos,na saúde, da educação, na mobilidade e outras mil invenções. Mas não devemos nos orgulhar, pois como observou o geneticista francês André Langaney(*1942) as algas e as borboletas desenvolvera mais o DNA que nós. Em termos de massa, os vermes da terra a possuem mais do que toda a humanidade.

         Não obstante este desenvolvimento cultural,em termos morais (modos de organizar a vida) e éticos (os princípios que orientam a vida) estamos ainda na pré-história. Acompanhou-nos sempre  a maldade, a crueldade, a mentira intencionada e a falta de empatia como verificamos em nossos dias.Os escândalos de pedofilia e se abusos inomináveis a jovens meninas, atestados nos arquivos de J.Epstein,envolvendo o presidente Trump e outros nos testemunham o nível da degradação moral e ética a que chegamos.

Somos os últimos dos seres portadores de inteligência reflexa a entrar no processo da evolução. No derradeiro minuto antes da meia-noite, se reduzirmos a idade do universo (13,7 bilhões de anos) ao calendário de um ano.Será que ainda temos a chance de fazer predominar a bondade sobre a brutalidade, o cuidado sobre a destrutividade de nosso modo de viver? Um insano como o Presidente Donald Trump ameaça usar seu poder militar para submeter todos os países, com o risco de eliminar por uma guerra nuclear, a vida humana.Ou por sua incontida vontade de poder destrutivo seria aquele, o inimigo da vida, representante do Anti-Cristo, que poria fim à saga humana? A Terra continuará a girar por milênios ao redor do sol, mas sem nós ou apenas com os trilhões de trilhões micro-organismos no subsolo que sobreviverão. O destino está em nossas decisões,em nossas mãos. Como salvar a nós e a vida fazendo do amor,do cuidado e da empatia os eixos estruturadoras de um novo tipo de civilização? Sem isso não teremos futuro.

Leonardo Boff é ecoteólogo, filósofo e escritor e escreve para a revista LIBERTA do Instituto Conhecimento Liberta (ICL: (https://www.revistaliberta.com.br); A nova visão do universo:de onde viemos? Animus-Anima,Petrópolis 2025; site:www.leonardoboff.org

BALANÇO AOS SETENTA ANOS

Frei Sérgio Antônio Görgen

Poucos dias após de ter completado 70 anos o querido e bom confrade e amigo Frei Sérgio Görgen foi no dia 3 de fevereiro fulminado por um enfarte. Sua vida toda foi entregue à causa da justiça, da solidariedade e da convivência concreta com os pequenos, especialmente os pequenos camponeses rurais.Unia uma profunda fé com um engajamento direto, até expondo a vida, pelos direitos pessoais e sociais, pela reforma agrária e pela valorização do pequeno produtor rural. Curiosamente, era também um fino intelectual, com bons livros publicados a partir de sua prática. Conhecia bem a ecologia. Acompanhava a literatura recente. Tivemos longas conversas. Creio que foi um dos primeiros brasileiros ecologistas a se ocupar com o grande físico russo Igor Vernasky. Ele, antes de James Lovelock, propôs pensar a Terra como um todo e não apenas seus ecossistemas. Foi um dos primeiros a consagrar o termo Biosfera (1936 título de seu livro) como parte essencial do planeta vivo, a Terra.

Frei Sérgio cedo se deu conta que  para o futuro da humanidade é essencial preservar as sementes creoulas. Incentivava os camponeses a criar seu banco de sementes e trocá-las com outros companheiros. Mas o que mais aparecei nele era sua bondade, seu imenso coração e sua ternura para com os humildes. Era profundamente humano, seguir do Jesus histórico, nosso Deus humanado.

Perdemos uma das lideranças mais límpidas da causa dos pobres e oprimidos, da salvaguarda da vida e da Mãe Terra. Esse seu testamto pélos 70 anos representa um verdadeiro legado espiritual, humano e social.

Agora estará junto de seu pai São Francisco. Seu imenso coração pulsará junto com o coração do Universo e com o coração de Deus-Pai e Mãe de infinita bondade. junto ao seu filho e nosso irmão Jesus Cristo e ao Espírito que penetra toda a criação e suscita lideranças despojadas e coladas ao destino dos sofredores deste mundo. Que agora descanse da longa labuta que travou a vida inteira sempre do lado dos que mais precisam e que são os amados de Deus. De seu confrade L.Boff

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Ao completar setenta anos, roda um filme na cabeça da gente.Nunca imaginei chegar a esta idade.Mas se os anos se cumpriram, não resta dúvida, foi por Graça, pura Graça.

Então, só resta agradecer ao Senhor da Vida, em seu Filho e em sua Mãe. Com certeza, me ampararam e me seguraram. Muitas e muitas vezes, através das amizades, do companheirismo, da fortaleza comum, no suporte das duas famílias (a de sangue e a de hábito), das tantas e tantas orações, dos pedidos de “se cuide” (quase nunca obedecidos). É nos gestos que a Graça se faz prática e o Amor se faz vivo.

Chegar aos setenta tendo sofrido 6 acidentes de carro, passado por cinco greves de fome, inúmeros conflitos sociais e fundiários, saindo ferido em dois, como diz o ditado popular, “só por Deus”.

Vivi em situações de muita dor (até hoje ecoam nos meus ouvidos o choro de crianças com fome nos barracos de acampamento e até me dói no mais fundo de mim a dor de enterrar crianças que morriam de fome) e muita tensão em tantos e tantos conflitos vividos, mas os tempos de alegria e confraternização foram infinitamente maiores. Algumas decepções, mas os testemunhos edificantes foram e são infinitamente maiores.

Lembro, neste filme da vida, dos direitos que não tive.

Não tive o direito de ter medo, mesmo carregado de temor, porque em tantos conflitos, uma covardia minha seria a derrocada para muita gente.

Não tive o direito de vacilar, embora inseguro e cheio de dúvidas, por este vacilo comprometeria a firmeza na luta de tanta gente.

Não tive o direito ao desânimo, embora tantas vezes sem enxergar caminhos seguros, porque estavam tantos olhando em minha direção e uma pequena demonstração de desânimo de minha parte, contaminaria o coração de muita gente e desistiriam de lutar pela dignidade de suas vidas.

Não tive direito ao cansaço, embora tantas e tantas vezes, o espírito arrastou meu corpo exausto.

Não tive o direito de ter crise, nem vocacional, nem espiritual, nem de confiança no futuro, embora em meu interior, tenha passado por várias e tantas, porque sentia a responsabilidade e o peso do hábito de São Francisco sobre os ombros na vocação que abracei.

E desde aquele dia em que, num conflito de terra na ocupação da Fazenda Anonni, em que a Brigada Militar avançava em direção ao povo e uma mulher puxou minha camisa e me disse “Frei, o senhor não vai fazer nada?” e eu, cheio de vergonha, avancei do meio do povo e fui para frente dos policiais, incapaz de dizer uma única palavra, abri os braços e parei bem próximo a eles – e as crianças com flores na mão, me seguiram e os policiais pararam – desde aquele dia, perdi também o direito à omissão.

Por isto cheguei aos setenta meio assim, bruto, sincero demais, teimoso, xucro, irreverente, fora dos prumos estabelecidos, mas disposto e esperançoso na força do amor e da vida, pedindo sempre a Jesus e aqueles com quem caminho nas empreitadas da vida, que me fraquejem e corrijam, para que meus muitos defeitos não sejam mais salientes que a Graça de Deus.

Continuo acreditando na força do povo organizado, uma das expressões mais vigorosas da Graça e das Bênções divinas.

Um direito, porém, sempre me assistiu: a proteção de Maria e a presença amorosa e incômoda de Jesus.

Talvez, só por isto, tenha chegado aos setenta.

Gratidão enorme, a Deus e a tanta gente com quem os caminhos da existência propiciou encontrar.

Frei Sérgio Antônio Görgen ofm

29 de janeiro de 2026.

A desumanidade dos escravocratas de ontem e de hoje

        Leonardo Boff*

A palavra escravo deriva de slavus em latim, nome genérico para designar os habitantes da Eslávia, região dos Bálcãs, no sul da Rússia e às margens do Mar Negro, grande fornecedora de pessoas feitas escravas para todo o Mediterrâneo. Eram brancos, louros com olhos azuis. Só os otomanos de Istambul importaram entre 1450-1700 cerca de 2,5 milhões dessas pessoas brancas e escravizadas.

No nosso tempo, as Américas foram as grandes importadores de pessoas de África que foram escravizadas. Entre 1500-1867 o número é espantoso: 12.521,337 fizeram a travessia transatlântica, das quais, 1.818,680 morreram a caminho e foram jogados ao mar. O Brasil foi campeão do escravagismo. Só ele importou, a partir de 1538, cerca de 4,9 mihões de africanos que foram escravizados. Das 36 mil viagens transatlânticas, 14.910 destinavam-se aos portos brasileiros.

Estas pessoas escravizadas eram tratadas como mercadorias, chamadas “peças”. A primeira coisa que o comprador fazia para “traze-las bem domesticadas e disciplinadas” era castigá-las, “haja açoites, haja correntes e grilhões”. Os historiadores dos escravocratas criaram a legenda que aqui a escravidão foi branda, quando foi crudelíssima. Dou dois exemplos aterradores:

O primeiro: O holandês, Dierick Ruiters que em 1618 passou pelo Rio relata: “Um negro faminto furtou dois pães de açucar. O senhor, sabendo disso, mandou amarrá-lo de bruços a uma tábua e ordenou que um negro o surrasse com chicote de couro; seu corpo ficou da cabeça aos pés, uma chaga aberta e os lugares poupados pelo chicote foram lacerados à faca; terminado o castigo, um outro negro derramou sobre suas feridas um pote contendo vinagre e sal…tive que presenciar –relata o holandês – a transformação de um homem em carne de de boi salgada; e como se isso não bastasse, derramaram sobre suas feridas piche derretido; deixaram-no toda uma noite, de joelhos, preso pelo pescoço a um bloco, como um mísero animal”(Cf. L.Gomes, Escravidão vol.I,2019,p.304). Sob tais castigos.  a espectativa de vida de uma pessoa escravizada em 1872 era de 18,3 anos.A história da escravidão negra foi escrita pela mão branca.

O outro não menos horripilante, vem do antropólogo Darcy Ribeiro,que pinta a situação geral do escravizado:”Sem amor de ninguém, sem família, sem sexo que não fosse a masturbação, sem nenhuma identificação possível com ninguém – seu capataz podia ser um negro, seus companheiros de infortúnio, inimigos -, maltrapilho e sujo, feio e fedido, perebento e enfermo, sem qualquer gozo ou orgulho do corpo, vivia a sua rotina.  Esta era sofrer todo dia o castigo diário das chicotadas soltas, para trabalhar atento e tenso.  Semanalmente, vinha um castigo preventivo, pedagógico, para não pensar em fuga, e, quando chamava atenção, recaía sobre ele um castigo exemplar, na forma de mutilações de dedos, do furo dos seios, de queimaduras com tição, de ter todos os dentes quebrados criteriosamente, ou dos açoites no pelourinho, sob trezentas chicotadas de uma vez, para matar, ou cinquenta chicotadas diárias, para sobreviver.  Se fugia e era apanhado, podia ser marcado com ferro, ser queimado vivo, em dias de agonia, na boca da fornalha, ou, de uma vez só, jogado nela para arder como um graveto oleoso” (O Povo Brasileiro,1995,p.119-120).

O jesuíta André João Antonil dizia:”para o escravo são necessários três Ps, a saber: pau, pão e pano”. Pau para bater, Pão para não deixá-lo morrer de fome e Pano para esconder-lhe as vergonhas.De modo geral a história dos escravizados negros foi escrita pela mão branca.

É sempre atual o grito lancinante de Castro Alves em “Vozes d’Africa”: “Ó Deus, onde estás que não respondes? Em que mundo, em qu’estrela tu t’escondes/ Embuçado nos céus? Há dois mil anos te mandei meu grito/ Que embalde, desde então, corre o infinito… /Onde estás, Senhor Deus?” Como dói! Jessé de Souza em sua obra mostrou que o que os escravocratas fizeram com os negros,a maioria da atual classe dominante, transfere em desprezo e ódio aos negros de hoje

Falo como teólogo:misteriosamente Deus se calou como se calou no campo de extermínio nazista de Auschwitz-Birkenau que fez o Papa Bento XVI,estando lá, se perguntar:” Onde estava Deus naqueles dias? Por que Ele silenciou? Como pôde permitir tanto mal?”

E a pensar que foram cristãos os principais escravocratas. A fé não os ajudou a ver nessas pessoas “imagens e semelhanças de Deus”, menos ainda, “filhos e filhas de Deus”, nossos irmãos e irmãs. Como foi possível a crueldade nos porões de tortura dos vários ditadores militares do Brasil, da Argentina, do Chile, do Uruguai, de El Salvador que se diziam cristãos ou católicos? E o ex-presidente,condenado por tentativa de golpe de estado, Jair Bolsonaro, defendia publicamente a tortura como modo de enfrentar opositores.

Quando a contradição é grande demais que vai além de qualquer racionalidade,que encontra aqui o seu limite, simplesmente calamos. É o mysterium iniquitatis, o mistério da iniquidade que até hoje nenhum filósofo, teólogo ou pensador encontrou-lhe uma resposta. Cristo na cruz também gritou e sentiu a “a morte”de Deus. Mesmo assim vale a aposta de que todas as trevas juntas não conseguem apagar uma luzinha de bondade que brilha na noite humana. É a nossa esperança contra toda a esperança.

Leonardo Boff é filósofo, teólogo escreve para a revista LIBERTA do ICL (https://www.revistaliberta.com.br) ; Paixão de Cristo-paixão do mundo,Vozes 2009.