Foi publicado há dias na Italia e ofereço aos interessados. Sairá no Brasil dentro de dias LBoff

“Abitare la terra”. Quale via per la fraternità universale?

ArticoliCultureRiccardo Cristiano

Condividi

1 0

L’epoca della pandemia seguita a porci sfida ormai esistenziali e un grande teologo, dall’America Latina ci avverte: “Di fronte a questo drammatico scenario in cui è in ballo il destino comune della Terra e dell’umanità sono stati prodotti tre documenti seminali: la Carta della Terra (2003), nata da un’ampia consultazione e approvata dall’UNESCO, e le encicliche di Papa Francesco Laudato si’. Enciclica sulla cura della Casa Comune (2015) e Fratelli tutti (2020). Tutti questi testi, coscienti della grave situazione del pianeta e della vita su di esso, propongono alternative paradigmatiche, capaci di proiettarci verso un percorso diverso e salvifico. Come mai prima d’ora nella storia siamo obbligati a prenderci carico della nostra sopravvivenza e decidere se vogliamo prolungarla o se porvi drammaticamente fine”.

La storia della teologia della liberazione non può prescindere dalla storia dei cristiani marxisti, che Papa Francesco ha ricordato magnificamente dicendo di loro che pensavo di essere gli ultimi cristiani e invece erano gli ultimi marxisti. Ma la storia della teologia della liberazione non prescindere neanche dalla domanda se esista una teologia che non è di liberazione. Purtroppo abbiamo viste molte teologie smarrire questa necessità di liberazione dell’uomo. Per questo uno dei più grandi teologi viventi, Leonardo Boff, padre della teologia della liberazione, si è compromesso per tutta la sua con i poveri: “si è compromesso, secondo il paradigma centrale della teologia della liberazione, con i poveri e gli ultimi”. Eppure i teocon hanno diffuso un cattocapitalismo che legittima non solo il liberismo economico, ma anche il privilegiare i ricchi, perché così si creerebbe una ricaduta di benessere sui poveri. La fermezza della presa di distanza di Papa Francesco da queste visioni è divenuta esplicita con le sue ultime due encicliche, Laudato si’ e Fratelli tutti, citate da Boff come due dei tre documenti che ci indicano la strada della liberazione dalle secche in cui ci troviamo. In particolare a queste due encicliche e soprattutto a Fratelli tutti è dedicato il nuovo volume, pubblicato in Italia da Castelvecchi, di Leonardo Boff, “Abitare la terra”, aperta da una bellissima dedica al collega di Rainews Pierluigi Mele che ne ha scritto la prefazione.

Mele presenta con sintesi e visione il lavoro di Boff, indicandoci da subito il legame tra l’autore e i citati testi di Francesco, in una importante citazione del grande teologo brasiliano: “Ora l’ecologia integrale e la teologia della liberazione hanno qualcosa in comune: entrambe partono da un grido. L’ecologia nasce dal grido degli esseri viventi, delle foreste, delle acque […] specialmente dal grido della Terra. […] E all’interno della categoria dei poveri deve essere incluso il Grande Povero che è la Terra, nostra Madre, la Terra torturata e crocifissa che dobbiamo far scendere dalla croce”. E’ vero, tanto che Mele può concludere così la sua prefazione: “ Per questa loro capacità di ascolto dei poveri e degli ultimi, Papa Francesco e Leonardo Boff sono diventati fratelli di tutti, fratelli universali”. Non è la tesi di un “bergoglista”, tanto è vero che l’umanista planetario Edgar Morin, compiendo un un secolo di vita, ha detto: “Rendo omaggio a Papa Francesco, perché è il solo ad avere la coscienza di tutta l’umanità. Serve un cambio di rotta al mondo”. Che questo cambio di rotta serva lo percepiamo tutti, ma è Francesco che sa esprimerlo con la forza della sua visione radicalmente evangelica e quindi la sua piena accettazione dell’altro. La digressione è fratelli tutti, mentre l’economia attuale o ci rende con il consumismo “clienti tutti” o ci fa con la finanza soci tutti, ma mai ci fa fratelli. Il racconto evangelico del buon samaritano è un po’ la bussola narrativa di questo rieorientamento nell’enciclica di Francesco. Scrive al riguardo Leonardo Boff: “Attraverso i personaggi che popolano la parabola del buon samaritano, Papa Francesco sferza un ulteriore attacco all’economia politica che si traduce in una domanda cruda, diretta e determinante: “Con chi ti identifichi?”. Il racconto è noto. Un viandante viene piccato per strada e lasciato così, sanguinante. Passano degli uomini di Dio, dei sacerdoti, ma non si ferma. Si ferma invece un samaritano, l’eretico del tempo. E soccorre il malcapitato. Il senso è forte, evidente: il buon samaritano diventa così il modello dell’amore sociale e politico e della solidarietà illimitata.

Per questo l’amicizia sociale è al centro del libro e della riflessione cosmica di Boff, che prima di arrivare ai rapporti con il creato setaccia quelli dell’umano, di noi uomini, per poi affermare che il reset che ci occorre è quella di una cosmologia, abbandonando quella del dominio, con gli altri e con la natura. Non può che essere una la cosmologia opposta, quella che ci serve. Ma Mele ci riporta ancora all’economia, alla concretezza del fare, tanto cara a uomo post-ideologico come Francesco. E così riproduce i 12 punti scaturiti dall’incontro mondiale di giovani economisti The Economy of Francis: è una tabella di marcia per il nuovo presente: “1.Le grandi potenze mondiali e le grandi istituzioni economico-finanziarie rallentino la loro corsa per lasciare respirare la Terra. Il Covid ci ha fatto rallentare, senza averlo scelto. Quando il Covid sarà passato, dobbiamo scegliere di rallentare la corsa sfrenata che sta asfissiando la Terra e i più deboli;

2. venga attivata una comunione mondiale delle tecnologie più avanzate perché anche nei Paesi a basso reddito si possano realizzare produzioni sostenibili; si superi la povertà energetica – fonte di disparità economica, sociale e culturale – per realizzare la giustizia climatica;

3. il tema della custodia dei beni comuni (specialmente quelli globali quali l’atmosfera, le foreste, gli oceani, la Terra, le risorse naturali, gli ecosistemi tutti, la biodiversità, le sementi) sia posto al centro delle agende dei governi e degli insegnamenti nelle scuole, università, business school di tutto il mondo;

4. mai più si usino le ideologie economiche per offendere e scartare i poveri, gli ammalati, le minoranze e svantaggiati di ogni tipo, perché il primo aiuto alla loro indigenza è il rispetto e la stima delle loro persone: la povertà non è maledizione, è solo sventura, e responsabilità di chi povero non è;

5. che il diritto al lavoro dignitoso per tutti, i diritti della famiglia e tutti i diritti umani vengano rispettati nella vita di ogni azienda, per ciascuna lavoratrice e ciascun lavoratore, garantiti dalle politiche sociali di ogni Paese e riconosciuti a livello mondiale con una carta condivisa che scoraggi scelte aziendali dovute al solo profitto e basate sullo sfruttamento dei minori e dei più svantaggiati;

6. vengano immediatamente aboliti i paradisi fiscali in tutto il mondo perché il denaro depositato in un paradiso fiscale è denaro sottratto al nostro presente e al nostro futuro e perché un nuovo patto fiscale sarà la prima risposta al mondo post-Covid;

si dia vita a nuove istituzioni finanziarie mondiali e si riformino, in senso democratico e inclusivo, quelle esistenti (Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale) perché aiutino il mondo a risollevarsi dalle povertà, dagli squilibri prodotti dalla pandemia; si premi e si incoraggi la finanza sostenibile ed etica, e si scoraggi con apposita tassazione la finanza altamente speculativa e predatoria; le imprese e le banche, soprattutto le grandi e globalizzate, introducano un comitato etico indipendente nella loro governance con veto in materia di ambiente, giustizia e impatto sui più poveri;

le istituzioni nazionali e internazionali prevedano premi a sostegno degli imprenditori innovatori nell’ambito della sostenibilità ambientale, sociale, spirituale e, non ultima, manageriale, perché solo ripensando la gestione delle persone dentro le imprese, sarà possibile una sostenibilità globale dell’economia;

gli Stati, le grandi imprese e le istituzioni internazionali si prendano cura di una istruzione di qualità per ogni bambina e bambino del mondo, perché il capitale umano è il primo capitale di ogni umanesimo;

le organizzazioni economiche e le istituzioni civili non si diano pace finché le lavoratrici non abbiano le stesse opportunità dei lavoratori, perché imprese e luoghi di lavoro senza una adeguata presenza del talento femminile non sono luoghi pienamente e autenticamente umani e felici;

chiediamo infine l’impegno di tutti perché si avvicini il tempo profetizzato da Isaia: «Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell’arte della guerra» (Is 2, 4). Noi giovani non tolleriamo più che si sottraggano risorse alla scuola, alla sanità, al nostro presente e futuro per costruire armi e per alimentare le guerre necessarie a venderle. Vorremmo raccontare ai nostri figli che il mondo in guerra è finito per sempre.” Punti che Leonardo Boff sa ricapitolare culturalmente così: “ Il paradigma del potere e la pretesa dell’essere umano di apparire come un dominus (signore e padrone) su tutto ciò che esiste e vive – piuttosto che essere frater (fratello) di tutti e con tutti – non rispondono ai gravi problemi che l’uomo stesso ha creato. Dobbiamo necessariamente cambiare e cercare un altro cammino, poiché questo ci porta su una strada senza ritorno.

Sia la Carta della Terra che le due encicliche di ecologia integrale di Papa Francesco si sforzano di presentare altri principi e nuovi valori che possono illuminarci a intraprendere un percorso di salvezza. […] L’ultima enciclica sociale Fratelli tutti rappresenta un appello di Papa Francesco angosciato e speranzoso al tempo stesso. Angosciato dalla chiara consapevolezza che siamo tutti «sulla stessa barca e che o ci salviamo tutti insieme o nessuno si salva». Speranzoso nella fiducia verso la creatività umana che può progettare un altro tipo di mondo non ancora conosciuto, basato cioè su quanto di più umano c’è nell’uomo: l’amore, la solidarietà, la cura, il senso di una fratellanza universale non solo tra gli esseri umani, ma anche con tutti gli altri esseri della natura e una totale apertura all’Infinito, al Dio che si è presentato come un appassionato «amante della vita» che abita dentro di noi”.

O pior está ainda por chegar

As grandes enchentes ocorridas na Alemanha e na Bélgica em julho. mês do verão europeu, causando centenas de vítimas, associadas a um aquecimento abrupto que chegou em alguns lugares a mais de 50 graus, nos obriga a pensar e a tomar decisões em vista do equilíbrio da Terra. Alguns analistas chegaram a dizer: a Terra não se aqueceu; ela se tornou, em alguns lugares, uma fornalha.

Isso significa que dezenas de organismos vivos não conseguem se adaptar e acabam morrendo. Atualmente com o atual aquecimento que no último século cresceu em mais de um grau Celsius, e se chegar, como previsto, a dois graus cerca de um milhão de espécies vivas estarão à borda de seu desaparecimento depois de milhões de anos vivendo neste planeta.

Entendemos a resignação e o ceticismo de muitos meteórologos e cosmólogos que afirmam termos chegado tarde demais no combate ao aquecimento global. Não estamos indo ao encontro dele. Estamos gravemente dentro dele. Argumentam, desolados, temos pouco que fazer, pois o dióxido de carbono já está excessivamente acumulado, pois, permanece na atmosfera entre 100 a 120 anos, agravado pelo metano,20 vezes mais tóxico, embora fique por pouco tempo no ar. Por surpresa geral, ele irrompeu, devido  ao degelo das calotas polares e do parmafrost que vai do Canadá e atravessa toda a Sibéria.E fez crescer o aquecimento global.

A intrusão do Covid-19, por ser planetário. nos obriga a pensar e a agir de modo diferente. É notório que a pandemia é consequência do antropoceno, quer dizer, do excessivo avanço agressivo do sistema imperante, baseado no lucro ilimitado. Ele ultrapassou os limites suportáveis pela Terra. Pelo desmatamento à la Ricardo Salles/Bolsonaro, pelo cultivo de monoculturas e pela  geral poluição do meio ambiente, chegou-se a destruir o habitat dos vírus. Sem saber para onde ir, saltaram para outros animais, imunes dos vírus e deles passaram a nós que não possuímos esta imunidade.

Vale pensar o que significa o fato de que o inteiro planeta foi afetado, por um lado igualando a todos, e por outro aumentando as desigualdades porque a grande maioria não consegue viver o isolamento social, evitar as conglomerações, especialmente, no transporte coletivo e nas lojas. Não afetou os demais seres vivos, nossos animais domésticos.

Devemos reconhecer: os visados fomos nós humanos. A Mãe Terra,desde os anos 70 do século passado,. reconhecida como um organismo vivo, Gaia, e pela ONU (no dia 22 de abril de 2009) aprovada verdadeiramente como Mãe-Terra, nos enviou um sinal e uma advertência: “parem de agredir todos os ecossistemas que me compõem; já não me concedem o tempo suficiente para repor o que me tiram durante um ano e de me regenerar”.

Como o paradigma vigente considera a Terra ainda como um mero meio de produção, num sentido utilitarista, não estão prestando atenção a suas advertências. Ela, como super-orgnismo vivo, nos dá sinais inequívocos, como agora,, com as grandes enchentes na Europa, o excessivo frio no hemisfério sul e a gama de vírus já enviados (zica, ebola, chikungunya e outros).

Como somos cabeças duras e vige uma clamorosa ausência de consciência ecológica, podemos ir ao encontro de um caminho sem retorno.

Curiosamente, como já foi comentado por outros, “os profetas do neoliberalismo estão se transformando em promotores da economia social  porque concebem, diante da catástrofe atual, que já não será possível fazer o mesmo que antes e que será necessário voltar aos imperativos sociais”. O pior que nos poderia acontecer é voltar ao antes, cheio de contradições perversas, inimigo da vida da natureza e indiferente ao destino das grandes maioria pobres e se armando até os dentes com armas de destruição em massa, absolutamente inúteis face aos vírus.

Temos que forçosamente mudar, superar os velhos soberanismos que tornava os outros países  até hostis ou submetidos à feroz competição. O vírus mostrou que não contam para nada os limites das nações. O que, realmente, conta é a solidariedade entre todos e o cuidado de uns com os outros e para com a natureza, para que, preservada, não nos envie vírus ainda piores. Agora é da nova era da Casa Comum dentro da qual estão as nações.

David Quamen, o grande especialista em vírus, deixou esta advertência: ou mudamos nossa relação para com a natureza sendo respeitosos, sinergéticos e cuidadosos, caso contrário ela nos enviará outros vírus, quem sabe um tão letal que nossas vacinas não poderão ataca-los e levarão grande parte da humanidade.

Ao não determos o aquecimento global e ao não mudarmos de paradigma para com a natureza, conheceremos dias piores. Se não podemos mais deter o aumento do aquecimento global, com a ciência e a técnica que possuímos, podemos pelo menos mitigar seus efeitos deletérios e salvar o máximo da imensa biodiversidade do planeta.

Como nunca antes na história, o destino comum está em nossas mãos: devemos escolher entre seguir a mesma rota que nos leva a um abismo ou mudar forçosamente e garantir um futuro para todos, mais frugal, mais solidário e mais cuidadoso para com a natureza e a Casa Comum.

Já há 30 anos repito esta lição e sinto-me um profeta no deserto. Mas cumpro o meu dever que é de todos os que despertaram um dia.Devemos  falar e agora já gritar.

Leonardo Boff ecofilósofo e escreveu Habitar a Terra: a via para a fraternidade universal a sair pela Vozes dentro de pouco; Covid-19, a Mãe Terra contra-ataque a Humanidade, Vozes 2020.

Die Unersättlichkeit des Kapitalismus brachte uns Covid-19

Ich habe die These vertreten, dass Covid-19 ein Gegenangriff von Mutter Erde gegen das System des Kapitals und dessen politischen Ausdruck, den Neoliberalismus, ist. Er hat die militaristischen Mächte, die mit ihren Massenvernichtungswaffen das Leben auf dem Planeten vernichten könnten, in die Knie gezwungen, gedemütigt. Wenn der Krieg gegen den Planeten weitergeht, will dieser uns vielleicht nicht mehr. Ein tödlicheres Virus, das gegen jeden Impfstoff immun ist, könnte einen großen Teil der menschlichen Spezies zu seinem Ende führen.

Eine solche Eventualität ist nicht unmöglich, weil dieses für Natur und Menschen Tod bringende System laut den Worten von Papst Franziskus eine selbstmörderische Tendenz hat. Es würde eher den Tod riskieren, als auf seine Gefräßigkeit zu verzichten.

Die folgende Kurzgeschichte von Leo Tolstoi (1828-1910), die er den Bauern seines Hofes Isnaya Poliana unter dem Titel “Wie viel Erde braucht der Mensch” erzählt, mag uns zum Nachdenken anregen.

“Es war einmal ein Bauer, der ein Stück Land bearbeitete, das nicht sehr fruchtbar war. Er arbeitete hart, aber ohne reiche Ernte. Er beneidete seine Nachbarn, die größeres Land und üppigere Ernten hatten. Er ärgerte sich sehr über die hohen Steuern, die er für das kleine Land und den mageren Verdienst noch zu zahlen hatte.

Eines Tages dachte er viel nach und beschloss: “Ich werde mit meiner Gefährtin weit weg von hier gehen, um besseres Land zu suchen.  Er erfuhr, dass es viele Meilen von seinem Zuhause entfernt Zigeuner gab, die Land sehr billig und sogar zu lächerlich niedrigen Preisen verkauften, wenn sie jemanden sahen, der bedürftiger und arbeitswilliger war.

Dieser Bauer, begierig darauf, mehr und mehr Land zu besitzen, um es zu bewirtschaften und reich zu werden, dachte: “Ich werde einen Pakt mit dem Teufel schließen. Dieser wird mir Glück bringen”, sagte er zu seiner Frau, die die Nase rümpfte. Sie warnte ihn:

“Mein Mann, hüte dich vor dem Teufel, es bringt nie etwas Gutes, einen Pakt mit ihm zu schließen.

Doch auf Drängen ihres Mannes beschloss sie, ihn bei der Verwirklichung seines ehrgeizigen Projekts zu begleiten. Damit machten sie sich auf den Weg, wobei sie nur wenige Habseligkeiten mitnahmen.

Als sie bei den Zigeunern ankamen, war der Teufel schon da, schön herausgeputzt und machte den Eindruck eines einflussreichen Landhändlers. Der Bauer und seine Frau begrüßten die Zigeuner höflich. Als sie gerade ihren Wunsch äußern wollten, Land zu erwerben, trat der Teufel kurzerhand vor und sagte:

“Guter Herr, ich sehe, dass Sie einen langen Weg hinter sich haben und von dem großen Wunsch ergriffen sind, gutes Land zu besitzen, um es zu bepflanzen und ein Vermögen zu machen. Ich habe einen ausgezeichneten Vorschlag für Sie. Das Land ist billig und erschwinglich für Sie. Ich mache Ihnen folgenden Vorschlag: Sie lassen einen angemessenen Geldbetrag in einer Tasche hier neben mir liegen. Wenn Sie einen ganzen Tag lang, vom Sonnenaufgang bis zum Sonnenuntergang, durch das Gebiet wandern und zurück sind, bevor die Sonne untergeht, gehört das ganze Land, das Sie durchwandern, Ihnen. Andernfalls verlieren Sie das Geld im Beutel.

Die Augen des Bauern leuchteten vor Rührung und er sagte:

“Ich finde, das ist ein ausgezeichneter Vorschlag. Ich habe starke Beine und nehme den Vorschlag an. Morgen früh, bei Sonnenaufgang, werde ich laufen, und das ganze Gebiet, das meine Beine erreichen können, wird mein sein.

 Der Teufel, bösartig wie immer, lächelte breit.

In der Tat, sehr früh am Morgen, sobald die Sonne über den Horizont schien, begann der Bauer zu laufen. Er sprang über Zäune, überquerte Bäche und hielt, noch nicht zufrieden, nicht einmal an, um sich auszuruhen. Er sah vor sich eine lachende grüne Ebene und dachte sofort: “Hier werde ich Weizen in Hülle und Fülle pflanzen. Als er nach links schaute, tat sich ein sehr flaches Tal auf, und er dachte: “Hier kann ich eine ganze Plantage mit Leinen für feine Kleider anlegen.

 Etwas atemlos stieg er einen kleinen Hügel hinauf, und siehe da, am Fuße erschien ein Feld mit unberührtem Land. Da dachte er: “Dieses Land will ich auch haben. Dort werde ich Rinder und Schafe züchten und meinen Esel mit Geld füllen.

Und so reiste er viele Kilometer, nicht zufrieden mit dem, was er erobert hatte, denn die Orte, die er sah, waren attraktiv und fruchtbar und nährten sein unbändiges Verlangen, sie ebenfalls zu besitzen.

Plötzlich schaute er zum Himmel hinauf und erkannte, dass die Sonne hinter dem Berg unterging. Er sagte zu sich selbst:

“Wir haben keine Zeit zu verlieren. Ich muss schnell zurück, sonst verliere ich das ganze Land, das ich durchquert habe, und das Geld obendrein. Ein Tag des Schmerzes, ein Leben der Liebe”, dachte er, wie sein Großvater zu sagen pflegte.

Er begann mit einer Geschwindigkeit zu rennen, die zu schnell für seine müden Beine war, aber er musste rennen, ohne die Grenzen seiner angespannten Muskeln zu bemerken. Er zog sogar sein Hemd aus und ließ die Tasche mit etwas Essen darin fallen. Er schaute immer wieder auf den Stand der Sonne, die sich bereits dem Horizont näherte, riesig und rot wie Blut. Aber sie war noch nicht ganz untergegangen.  Obwohl er sehr müde war, lief er immer weiter und konnte seine Beine vor lauter Anstrengung nicht mehr spüren. Traurig dachte er: “Vielleicht bin ich zu weit gelaufen und könnte alles verlieren. Aber ich will weitermachen”.

Doch als er den Teufel feierlich in der Ferne stehen sah, mit seinem Geldsack neben sich, fasste er wieder Mut und war sicher, dass er ankommen würde, bevor die Sonne unterging. Er sammelte alle Energie, die er hatte, und unternahm eine letzte Anstrengung. Er rannte, ohne an die Grenzen seiner Beine zu denken, als ob er fliegen würde. Nicht weit von der Ziellinie entfernt, warf er sich nach vorne und verlor dabei fast das Gleichgewicht.

Dann brach er erschöpft und ohne jede Kraft auf dem Boden zusammen. Und er starb. Sein Mund blutete und sein ganzer Körper war mit Kratzern und Schweiß bedeckt.

Bösartig wie er war, lächelte der Teufel nur. Gleichgültig gegenüber dem toten Mann und gierig betrachtete er den Beutel mit Geld. Er machte sich sogar die Mühe, ein Grab von der Größe des Bauern zu machen und vergrub ihn darin. Es waren nur sechs Ellen Erde, der kleinste Teil, der ihm von all dem Land, das er durchwanderte, passte. Er brauchte nicht mehr als das. Die Frau sah dem Ganzen wie versteinert zu und weinte sehr.”

In dieser Erzählung klingen die Worte von João Cabral de Melo Neto (1920-1999) in seinem Werk Morte e Vida Severina (1995) nach. Bei der Beerdigung des Bauern sagt der Dichter: “Dieses Grab, in dem du liegst, gemessen nach Zentimetern, ist der kleinste Schein, den du im Leben genommen hast; es ist dein Anteil an diesem Latifundium”.

Von all den attraktiven Grundstücken, die er sah und besitzen wollte, blieben dem eifrigen Bauern am Ende nur die sechs Ellen für sein Grab.

Ist das nicht das Schicksal des Kapitalismus und des Neoliberalismus?

Leonardo Boff Autor von: Covid-19: Mother Earth Strikes Back at Humanity: Warnings from the Pandemic, Vozes 2020. 

Übersetzt von Bettina Goldharnackt

Palavra de agradecimento e comunhão depois de uma ameaça de infarto cardíaco: Dom Marcelo Barros, irmão universal

Publicamos aqui o testemuimho comovente de monje beneditino,peregrino pelas comunidades do Brasil e do mundo e um dos mentores de excelentes lives sobre temas bíblicos e espirituais.. É teólogo, foi assessor de Dom Hedler Câmara e um dos importantes teólogos da libertação. Um homem verdadeiramente espiritual que sabe ver so sinais do amor de Deus no cotidiano da vida e no encontro com os irmãos e irmãs. É também autor de muitos livros, de extraordinária qualidade sobre vida espiritua, sobre relação fé e política e comentários bíblicos. Publicamos aqui este seu testemunho depois de sofrer um infarto do mio cárdio e como sobreviveu. Sempre sentindo-se na palma da mão de Deus que o deixou entre nós para cumprir uma missão de ânimo e de esperança em todos que o seguem seja nas lives, seja nas conferências, seja lendo seus livros. Ao amigo-irmão vão aqui os votos meus e de Márcia que muito o admira para que volte logo à sua missão peregrina. LBoff

****************************************

“E depois de ter criado o humano,
 Deus viu tudo quanto tinha feito, e eis que era muito bom. 
Houve uma tarde e a manhã. Foi o sexto dia” (Gn 1, 31).

Queridos irmãos e irmãs, 

Neste sexto dia, depois do infarto, recebi alta e acabo de chegar em casa. Quando vejo no relatório clínico, “infarto agudo do miocárdio”, ainda tenho dificuldade de aceitar que aquela dor sufocante era isso. De todo modo, ela não me venceu. Não me impediu de esperar o amanhecer, andar duas quadras da minha casa até encontrar um taxi e ir sozinho ao hospital onde fui imediatamente muito bem socorrido e diagnosticado quase pela cara. 

Nestes dias me lembrava de um dos livros do Saint Exupery que conta uma pane que, em seu avião do Correio Aéreo Francês, ele sofreu no meio da Cordilheira dos Andes e teve consciência de iria morrer ali no meio da neve e do vazio. Neste momento, compreendeu que o náufrago não era apenas ele e sim todas as pessoas queridas e por elas tentou andar com a perna quebrada e desmaiou. Foi socorrido por alguém que ele nunca soube quem foi, o que o fazia ver o seu salvador em todo ser humano que encontrava. 
Louvado és Tu, Pai, Mãe de Amor, 

Antes de tudo pelo irmão infarto que me deu uma queda imensa, desarrumou a casa, mas parece que não quis acabar com minha vida como teria podido. Obrigado pelo aviso agressivo e violento, mas aviso de vida. 

Louvado sejas pela Medicina Contemporânea. 
Sei que anda de mãos dadas com a indústria e o comércio. Sei que não é holística e sua arrogância dificulta o diálogo com as sabedorias ancestrais e a medicina popular. Sei que fui olhado e analisado como uma máquina que apresenta defeito e precisa de recauchutamento. No entanto, muito obrigado por me salvar a vida de forma que talvez há algumas décadas não tivesse sido possível. 

Louvado sejas pelos médicos e enfermeiras/as que cuidaram de mim noite e dia, pelos trabalhadores que servem nos hospitais e principalmente naquele ambiente inóspito e quase cruel da UTI. Ilumina-os e fortalece-os/as no caminho da humanização. 
Lembra, meu Deus, que cada vez que furavam meu braço e procuravam veias que não encontravam, eu pensava em um terreno esburacado no qual, em cada um destes furos, quero plantar uma flor e cada flor deste terreno simbólico terá o nome de uma das pessoas que fazem parte de minha vida.

Lembra que na sexta à noite, o médico de plantão da UTI veio até o meu leito, me viu cheio de fios e controles. E me disse: Estou espantado em ver como o senhor é uma pessoa recomendada. 

E desde o limiar da consciência ainda que na névoa provocada pelos medicamentos, respondi: 
– Cada pessoa aqui, doutor, é muito recomentada. Em cada um desses leitos, se o senhor olhar bem, o senhor vai ver de pé e segurando na mão do outro, uma mãe ou pai, um filho ou filha, um/a amigo querido/a… Sempre recomendando quem está doente. 
Ele me respondeu: – É verdade. 
E não o vi mais depois disso. 

Quando eu estava ali uma hora na maca nu e em uma temperatura muito baixa, não sei quantos graus eram, e com tanta gente na sala que iam e voltavam sem me dirigir a palavra, e eu de repente me senti como se fosse ali uma coisa, um pacote, menos que um animal se esvaindo… Tu, meu Pai, me fizeste recordar dos milhões de brasileiros que sofrem muito mais do que eu, em situação de pobreza muito maior e a comunhão com esses irmãos e irmãs não digo que me fez sentir feliz de estar ali (isso seria demais), mas me fez aceitar e rir da minha própria autocentralidade. Que importava tudo aquilo, se eu estava ali para que me colocassem em condições mínimas para voltar à missão com as pessoas que amo e ainda dar muito trabalho por aí?  

Desculpa meu Deus, esta presunção de me achar necessário e pensar que farei falta. Todo mundo que se vai faz falta. Mas, permite que eu ainda pense um pouco assim para me cuidar mais. 

Lembro-me que ainda estava sob o efeito da anestesia e um dos médicos me disse umas coisas das quais não me lembro, mas me recordo sim de ouvi-lo dizer: 
– Cuidado com as emoções!
E parece que eu respondi:
– Quais? as minhas ou as dos outros? 
E acho que ele riu. 

Por falar em emoção, quero terminar esta comunicação dizendo que vou ser obrigado a voltar as coisas devagar. Sinto-me como uma casa na qual a eletricidade está funcionando com uma só fase. Vocês sabem isso como é. Mas, quero de todo modo garantir que amo muito, muito, a todos/as vocês que fazem parte da minha vida e da minha missão. E a aqueles e a aquelas, aos/às quais por acaso, essas minhas palavras possam não parecer ainda totalmente verdadeiras, saibam que quero fazer tudo para que se tornem verdade e testemunho de amor. 

Obrigado por essa rede de comunhão e abraço carinhoso do irmão

Marcelo Barros