Cina-Brasile oltre l’economia

Leonardo Boff

La Cina è uno dei principali partner commerciali del Brasile. Con la chiara deriva del predominio/dominazione occidentale, emerge come la principale potenza del XXI secolo. Lo stile cinese è notevolmente diverso da quello occidentale. Non solo quest’ultimo si ritiene il migliore e il più forte, ma deve anche essere promosso in tutto il mondo. I cinesi sono riservati e apprezzano il silenzio, i medi  e i lunghi periodi. Sanno aspettare che il tempo maturi. Il grande ideale proposto da Xi Jinping è: Una comunità con un Futuro Condiviso per l’Umanità, tradotto anche come Comunità di Destino Comune. Ecco un ideale generoso da realizzare.

Si dice spesso tra gli analisti di geopolitica globale che dopo una guerra economica, come quella condotta da Trump principalmente contro la Cina, segue una guerra militare. Non è improbabile. L’asse anglo-sassone occidentale non rinuncerà mai a essere l’unico polo a guidare il corso del mondo e ad avere il dollaro come unica moneta di riferimento del valore. È bastata la decisione arrogante di Trump di stanziare 500 miliardi di dollari per la produzione di nuovi chip di intelligenza artificiale, i più potenti possibili, perché la Cina rompesse il silenzio e annunciasse la piattaforma Deep Seek, con i suoi trilioni e trilioni di algoritmi, più economica e accessibile a tutti. Ha messo in ginocchio gli orgogliosi padroni delle grandi piattaforme conosciute che, a causa dell’immensa superiorità cinese, hanno perso, complessivamente, in un solo giorno, un trilione di dollari di valore di mercato. Se alla fine scoppiasse una guerra, la Cina ne uscirebbe vincitrice, utilizzando solo l’intelligenza artificiale o addirittura armi nucleari tattiche, non quelle strategiche che significherebbero la fine della specie umana.

È chiaro che le relazioni tra Cina e Brasile hanno un significato strategico che va oltre gli scambi commerciali essenziali. Il Brasile non può che guadagnarci se si apre agli antichi valori culturali e alla saggezza ancestrale della Cina. Ciò è caratterizzato dall’insaziabile ricerca dell’integrazione degli opposti e dell’armonizzazione delle forze cosmiche e psichiche. In un paese tanto diviso come il nostro, questo sarebbe un rimedio.

Noi occidentali siamo eredi di un pensiero lineare che opera costantemente con il principio di identità e contraddizione, tardivamente arricchito dal pensiero dialettico. La nostra posizione antropologica ci ha resi imperialisti e dominatori di tutti i popoli e distruttori di tutte le differenze. O loro vengono incorporate nell’uniformità occidentale oppure vengono subalternizzate e persino distrutte. È la tragedia dell’Occidente, ormai al tramonto. Consultata la Deep Seek ha denunciato “l’insostenibilità umana e l’obsolescenza storica del neoliberismo del modello economico occidentale”. Esso è destinato a scomparire. Ciò indebolisce l’attuale unipolarismo occidentale.

La saggezza cinese cerca sempre di includere gli opposti. Questa postura è espressa dal famoso tai-ki, il cerchio all’interno del quale si intrecciano tra loro due teste di pesce. È la presenza delle due forze universali – ying e yang – (cielo e terra, luce e ombra, maschile e femminile) che entrano nella composizione di tutti gli esseri. Ying e yang incarnano Shi, l’energia primordiale e misteriosa che sostiene tutto, chiamata anche Tao. Il Tao è interpretato in mille modi. Ma per me il più suggestivo è quello del cammino convenzionale. Il Tao sarebbe l’energia attraverso la quale costruiamo il cammino e che sta alla base di ogni singola realtà. Il Tao si trova in tutto, come dice Chung-tzu, dallo sterco del campo fino alla testa dell’Imperatore. Il taoismo non è una religione, ma un cammino di saggezza. Le religioni esistenti sono una delle risposte alla percezione del Tao, così come la cucina, l’arte, la politica e l’etica.

Quando, su invito ufficiale, ho visitato la Cina insieme ad altri, ciò che più mi ha impressionato è stata questa visione olistica diventata cultura generale. Essa è penetrata nel popolo e permea la vita quotidiana, facendo si che la persona comune cinese sia pragmatica, laboriosa e minuziosa, come nei dipinti, e contemporaneamente contemplativa, seria e serena, come nelle figure dei maestri. Questa convergenza degli opposti ha introdotto una cultura della cura, fondamentale per l’ethos cinese. La cura cerca sempre l’equilibrio delle energie, anche opposte. Ciò che ne consegue è un atteggiamento di rispetto, quasi sacro, verso ogni essere, in quanto portatore dell’energia del Tao. La medicina cinese dei tè, dell’agopuntura e dei massaggi rappresenta l’attivazione di questa energia. La salute è essere in sintonia con le energie e con il Tao.

Il valore più importante nella tradizione cinese e anche nella politica risiede nell’amicizia. Non è tanto un sentimento soggettivo quanto l’accettazione della differenza in modo riverente. L’amicizia si dimostra attraverso la condivisione e la solidarietà. “Condividere è giusto” afferma una massima dell’etica cinese. Per noi condividere appartiene all’ordine della “gratuità, di ciò che può essere o non essere”. Sempre che in Cina si accoglie un gruppo, gli si offre un ricco banchetto, espressione di amicizia. Per i cinesi condividere appartiene all’ordine oggettivo dell’essere. Condividere e mostrare solidarietà significa far coesistere lo ying con lo yang. Allora il diritto di ciascuno è rispettato e c’è giustizia.

Un altro valore importante è il consenso, a differenza della nostra cultura politica che cerca prima di tutto l’egemonia. Il consenso non implica la riduzione di tutte le differenze a un’unica posizione. È la coesistenza accettata della loro ricchezza che, insieme, costruiscono una convergenza più elevata e migliore per tutte le parti.

Infine, la patria costituisce un altissimo concetto. Essa è la rappresentazione archetipica del cielo e della terra, è la tenda del Tao, la realizzazione sociale dello ying e dello yang. La patria sono gli antenati, le cui ceneri accompagnano le famiglie per secoli. La Cina è una, i governi possono essere divisi e passare. Ma la Cina resta sempre, si dice.

Infine, grandioso è il motto della proclamazione della Repubblica nel 1911 da parte del cristiano Sun Yat Sen, che si può trovare sui bottoni: “L’amore è universale e il paradiso appartiene a tutti“. Ora, con l’ascesa della Cina sulla scena mondiale, il Brasile avrebbe molto da imparare dalla sua saggezza ancestrale, attraverso l’interscambio, per arricchire la nostra propria cultura.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

China-Brasil para além da economia

Leonardo Boff

       A China é um dos principais parceiros comerciais do Brasil. Com a deriva clara do domínio/dominação ocidental, ela surge como a principal potência do século XXI. O estilo chinês é notavelmente diferente do ocidental.Este não apenas se crê o melhor e o mais forte, tem que também propalá-lo mundialmente. O chinês é contido e valoriza o silêncio, os médios e o longos períodos. Sabe esperar a maturação do tempo. O grande ideal proposto por Xi Jinping é: Uma Comunidade com Futuro Compartilhado para a Humanidade, também traduzido como Comunidade de Destino Comum. Eis um ideal generoso a ser realizado.

Costuma-se dizer entre os analistas da geopolítica mundial que depois de uma guerra econômica, como essa sendo travada por Trump principalmente contra  a China, segue-se uma guerra bélica.Ela não é improvável. O eixo anglo-saxão ocidental não renuncia jamais ser o único polo a conduzir o curso do mundo e ter o dólar como única moeda de referência de valor. Bastou a decisão  arrogante de Trump destinando 500 bilhões de dólares para a produção de novos chips de IA, os mais potentes possíveis, para a China sair de seu silêncio e anunciar a plataforma Deep seek, com seus trilhões e trilhões de algoritmos,mais barata e acessível a todos. Pôs de joelhos os orgulhosos donos das grandes plataformas conhecidas que, em razão da imensa superioridade chinesa, perderam, juntas, num só dia, um trilhão de dólares de valor de mercado. Se ocorrer eventualmente uma guerra, a China levará a melhor, só usando a IA ou mesmo armas nucleares táticas, não as estratégicas que significariam o fim da espécie humana.

É notório que as relações China-Brasil possuem um significado estratégico que alcança para além das imprescindíveis trocas comerciais. O Brasil só tem a ganhar caso se abrir aos valores culturais milenares e à sabedoria ancestral da China. Esta se caracteriza pela insaciável busca de integração dos opostos e da harmonização das forças cósmicas e psíquicas.Num país tão dividido como o nosso isso seria um remédio.

Nós ocidentais somos herdeiros de um pensamento linear que trabalha constantemente com o princípio de identidade e de contradição, tardiamente enriquecido pelo pensamento dialético. Nossa postura antropológica nos fez imperialistas e dominadores de todos os povos e destruidores de todas as diferenças. Ou elas são incorporadas na mesmidade ocidental ou subalternizadas e até destruídas. É a tragédia do Ocidente, agora em seu ocaso. Consultada a Deep seek  denunciou a “insustentabilidade humana e a obsolescência histórica do neoliberalismo do modelo econômico ocidental”. Ele está destinado a desaparecer. Isso tira as bases da vigente unipolaridade ocidental.

A sabedoria chinesa procura sempre incluir os opostos. Tal postura vem expressa pelo famoso tai-ki, o círculo dentro do qual se entrelaçam como que duas cabeças de peixe. É a presença das duas forças universais – yng e yang – (céu e terra, luz e sombra, masculino e feminino) que entram na composição de todos os seres. Yng e yang concretizam o Shi, a energia primordial e misteriosa que sustenta tudo, chamada também de Tao. O Tao  vem interpretado de mil maneiras. Mas para mim a mais sugestiva, da convencional de  caminho. O Tao seria a energia pela qual construímos o caminho e subjaz a toda e qualquer realidade. O Tao se encontra em tudo, como diz Chung-tzu, no esterco do campo até à cabeça do Imperador. O Taoismo não é uma religião, mas um caminho de sabedoria. As religiões existentes são uma das respostas à percepção do Tao, assim como a culinária, a arte, a política e a ética.

Quando à convite oficial, com outros,visitei à China o que mais me impressionou foi esta visão holística feita cultura geral. Ela penetrou no povo e impregna a vida cotidiana, fazendo com que o chinês comum seja pragmático, laborioso e detalhista como nas pinturas e simultaneamente contemplativo, grave e sereno como na figura dos mestres.Esta convergência dos opostos, introduziu uma cultura do cuidado, fundamental no ethos chinês. O cuidado sempre busca o equilíbrio das energias mesmo opostas. O que daí  resulta é uma atitude de respeito, quase sagrado, por cada ser, pois ele é portador da energia do Tao. A medicina chinesa dos chás, da acupuntura e das massagens representa a ativação desta energia. Saúde é estar sintonizado com as energias e com o Tao.

O valor mais importante na tradição chinesa e também na política reside na amizade. Não é tanto um sentimento subjetivo mas a acolhida da diferença de forma reverente. A amizade se mostra pela partilha e pela solidariedade. “Partilhar é justo” diz uma máxima da ética chinesa. Para nós partilhar pertence à ordem da “gratuidade, daquilo que pode ser ou não ser”. Sempre que na China se acolhe um grupo, oferece-se um rico banquete, expressão da amizade. Para os chineses partilhar pertence à ordem objetiva do ser. Partilhar e solidarizar-se é fazer que o yng conviva com o yang. Então o direito de cada um é respeitado e há justiça.

Outro valor importante é o consenso,  à diferença de nossa cultura política que procura antes  a hegemonia. O consenso não implica a redução de todas as diferenças a uma única posição. É a coexistência aceita da riqueza delas que, juntas, constroem uma convergência mais alta e  boa para todas as partes.

Por fim a pátria constitui um altíssimo conceito. Ela é a representação arquetípica do céu e da terra, é a tenda do Tao, a realização social do ying e do yang. Pátria são os ancestrais, cujas cinzas acompanham as famílias por séculos. A China é una, os governos podem estar devidos e passar. Mas a China sempre permanece,comenta-se.

 Por último, grandioso é o lema da proclamação da República em 1911pelo cristão Sun Yat Sen que se encontra nos batonsc: “O amor é universal e o céu pertence a todos”.Agora com o ascenso da China no cenário mundial, o Brasil teria tanto a aprender de sua sabedoria ancestral para pelo intercambio, enriquecer a nossa própria cultura.

“Gentileza-Gefälichkeit- ist das Heilmittel gegen alle Übel“

Leonardo Boff

Wir leben in Zeiten allgemeiner Gewalt und Brutalität in persönlichen, sozialen und internationalen Beziehungen, die durch die neuen Formen der digitalen Kommunikation noch verstärkt werden. Es scheint, dass sich Unmenschlichkeit eingebürgert hat, wenn wir Verbrechen gegen die Menschlichkeit und regelrechten Völkermord, wie sie im Gazastreifen im Konflikt zwischen der Hamas und der israelischen Regierung stattfinden, als Referenz nehmen. Sie werden in den Zeitungen und verschiedenen Medien kaum noch erwähnt. Das ist nichts Neues: Das Leben spielt keine Rolle.

Das Verhalten von US-Präsident Donald Trump läutet eine Zeit der Verrohung und Arroganz ein, die sich in der ganzen Welt ausbreitet.  Es ist zu Recht gesagt worden, dass er sich wie ein umgekehrter Pfadfinder verhält. Der Pfadfinder hat sich vorgenommen, jeden Tag eine gute Tat zu tun. Trump vollbringt jeden Tag eine neue schlechte Tat gegen die Welt. Er stellt nicht nur Amerika „an die erste Stelle“, sondern „nur Amerika zählt“. Es scheint, dass die Welt sich seinen Träumen von unbegrenzter Macht unterordnen muss, einschließlich der Tötung aller.

In diesem düsteren Kontext kommt uns der Prophet Gentileza in den Sinn. Anlässlich des Brandes des nordamerikanischen Zirkus in Niterói am 17. November 1961, bei dem 500 Menschen ums Leben kamen, hatte er ein spirituelles Erlebnis. Pedro da Trino, so sein Name, musste seine Arbeit als Lastwagenfahrer und seine ganze Familie verlassen und zum Brandort gehen, um die Menschen zu trösten. Er machte das Gelände platt und verwandelte es in einen Blumengarten. Er schlief in seinem Lastwagen. Vier Jahre lang tröstete er alle, die zum Ort des Geschehens kamen, um ihre Toten zu betrauern, indem er ihnen sagte: „Ihre Körper sind tot, aber ihre Geister sind in Gott“.

Nach vier Jahren begann er, sich in einen weißen Mantel voller Applikationen zu kleiden, mit einem Stab, einem langen Banner mit seinen Botschaften, gekrönt von Blumen, die ihn an den Garten Eden erinnern sollten. Er reiste durch das Land, in den Nordosten und Norden, und verkündete seine Botschaft: „Freundlichkeit erzeugt Freundlichkeit“. Schließlich ließ er sich in Rio nieder und reiste wie ein skurriler Don Quijote mit seinem Evangelium der Freundlichkeit durch die Stadt. Er gewann die Sympathie vieler, wurde von Musikern besungen und von Künstlern zitiert. Er starb 1996 in Mirandópolis, São Paulo. Es waren 35 Jahre konsequenter prophetischer Mission. Diese Zahl regt zu einigen aktuellen Überlegungen an.

            Der Prophet Gentileza zeigt eine in der christlichen Geschichte seltene trinitarische Mystik des Vaters, des Sohnes und des Heiligen Geistes. Er fügt immer ein viertes weibliches Element hinzu, die Natur oder Maria. Der Psychoanalytiker C.G. Jung hat gezeigt, dass 3 und 4 nicht als Zahlen, sondern als Archetypen betrachtet werden sollten: 3 symbolisiert eine innere Totalität (die Trinität selbst) und 4 eine äußere Totalität (die Trinität), die die Schöpfung und das Weibliche einschließt. Oder die Summe von 3 und 4, die 7 ergibt, würde die Gesamtheit des Geheimnisses des dreifaltigen Gottes zusammen mit seiner Schöpfung darstellen. 

Wie jeder Prophet, prangert Gentileza an und verkündet. Er prangert diese Welt an, die „vom Kapital des Teufels regiert wird, der alles verkauft und alles zerstört“. Er sieht den zerstörten Zirkus als Metapher für den Weltzirkus, der ebenfalls zerstört werden wird. Aber er verkündet die „Freundlichkeit, die das Heilmittel gegen alle Übel ist“. Gott ist „Güte, denn er ist Schönheit, Vollkommenheit, Güte, Reichtum, Natur, unser Schöpfervater“.

Ein Refrain taucht immer wieder auf, vor allem auf den 56 Säulen mit Inschriften am Eingang des Busbahnhofs Novo Rio in Caju: „Freundlichkeit erzeugt Freundlichkeit, Liebe“. Auf der Eco 92, dem Gipfeltreffen der Völker zum Thema Entwicklung und Ökologie, rief er den Staatsoberhäuptern zu: „Freundlichkeit erzeugt Freundlichkeit“ und forderte alle auf, freundlich und dankbar zu sein. In der Tat kündigte er ein Gegenmittel gegen die Brutalität unseres Beziehungssystems an. In der Sprache des Volkes und der Religion ist dies der Vorläufer eines neuen Zivilisationsparadigmas, das die gesamte Menschheit dringend braucht und das nicht auf der Gier nach Bereicherung, sondern auf dem Geist der Freundlichkeit und der Feinheit beruht. Dies erinnert uns an Blaise Pascal (1623-1662), den großen Mathematiker und Denker, der in den Fragmenten seiner Pensées zwischen dem „Geist der Geometrie“ (esprit de géometrie) und dem „Geist der Finesse“ (esprit de finesse) unterscheidet. Ersterer, der „Geist der Geometrie“, der für die aufkommende Moderne typisch ist, konzentriert sich auf das Kalkül und das Interesse, während letzterer, der „Geist der Finesse“ und der menschlichen Sensibilität, die freien und uneigennützigen Beziehungen zwischen den Menschen kennzeichnet. Er sagte voraus, dass der erstere in der Geschichte vorherrschen würde, und das hat er auch getan.

Heute müssen wir gegen die vorherrschende Barbarei, Grobheit und Dummheit die Werte der Freundlichkeit, der Sensibilität gegenüber anderen, des Respekts vor Unterschieden und des allgemeinen Wohlwollens verteidigen. Pascal erkannte im Geist der Finesse die Qualität des „honnête homme“ des „guten Menschen“. Heutzutage sind „gute Menschen“ Menschen, die sich selbst als „Patrioten“ bezeichnen, aber Lügen, Verleumdungen und die Verbreitung von Fehlinformationen nutzen, um ihr autoritäres und altmodisches Machtprojekt durchzusetzen. Für diese Menschen ist das „Evangelium der Güte“ mehr wert als für andere.

Wir glauben mit dem Propheten Gentileza, dass „Sanftmut“, wie er verkündete, „das Heilmittel gegen alle Übel ist“. Denn hinter dem Wort „Freundlichkeit“ verbirgt sich das Vornehmste und Edelste im Menschen, die Freundlichkeit/Gefälichkeit, die in den schlechten Tagen, in denen wir leben, so fehlt und so notwendig ist.

Leonardo Boff   schrieb  Das Recht des Herzens, Herder 2024

Überzetzung von Bettina Goldhartnack

“La GENTILEZA es el remedio para todos los males; Gentileza gera Gentileza”

Leonardo Boff*

Vivimos tiempos de violencia y de brutalidad generalizadas en las relaciones personales, sociales e internacionales, potenciadas por las nuevas formas de comunicación digital. Parece que la inhumanidad se ha naturalizado entre nosotros si  tomamos como referencia los crímenes contra la humanidad y el verdadero genocidio que está ocurriendo a cielo abierto en la Franja de Gaza en el conflicto entre Hamas y el gobierno israelí. Ya casi no aparecen en los periódicos y en los diferentes medios de comunicación. No es novedad: la vida no importa (Live no matter).

Las actitudes del presidente Donald Trump de Estados Unidos inauguran tiempos de brutalización y de arrogancia, difundidos por todo el mundo. Ya se dice con razón que se comporta como un scout pero al revés. El scout se propone hacer una buena acción cada día. Trump cada día hace una nueva mala acción contra el mundo. No solo pone a América “en primer lugar” sino que “sólo América cuenta”. Parecería que el mundo debiera someterse a sus devaneos de poder ilimitado, inclusive el de matar a todos.

En este contexto desolador me viene a la mente el Profeta Gentileza. Con ocasión del incendio del Circo Norteamericano en Niterói el 17 de noviembre de 1961, en el cual hubo 500 víctimas, él tuvo como una experiencia espiritual. José da Trino, ese era su nombre, debía dejar su trabajo de camionero y su familia y dirigirse al local del siniestro para consolar a la gente. Allanó el lugar y lo convirtió en un jardín lleno de flores. Dormía en el camión. Durante cuatro años consoló a todos que iban al lugar a llorar a sus muertos diciéndoles: “el cuerpo está muerto, pero su espíritu está en Dios”.

Transcurridos esos cuatro años, pasó a vestirse con una bata blanca llena de apliques, un bastón, un largo estandarte con sus mensajes, rematado por flores para recordar el Jardín del Edén. Recorrió el país, el nordeste y el norte, predicando su mensaje: “Gentileza genera Gentileza”. Por fin se afincó en Río recorriendo la ciudad con su evangelio de la gentileza, como un Don Quijote bizarro. Conquistó la simpatía de muchos, fue cantado por músicos y citado por artistas. Murió en 1996 en Mirandópolis, São Paulo. Fueron 35 años de coherente misión profética. Esta figura nos sugiere algunas reflexiones para hoy día.

         En el Profeta Gentileza aparece una mística trinitaria, rara en la historia cristiana, del Padre, del Hijo y del Espíritu Santo. Ella está, misteriosamente, presente hasta en su nombre José Da Trino. Él siempre añade un cuarto elemento femenino, la naturaleza o María. El psicoanalista C.G. Jung mostró que el 3 y el 4 no deben ser vistos como números sino como arquetipos: el 3 simboliza una totalidad hacia dentro (la Trinidad en sí) y el 4 una totalidad (la Trinidad hacia fuera) más allá de sí que incluye la creación y lo femenino. O la suma de 3 y 4 que da como resultado el 7 representaría la totalidad del misterio de Dios trino junto con su creación.

Como todo profeta, Gentileza denuncia y anuncia. Denuncia este mundo, regido “por el diablo capital que vende todo y destruye todo”. Ve en el circo destruido una metáfora del circo-mundo que también será destruido. Pero anuncia la “gentileza que es el remedio para todos los males”. Dios es “Gentileza porque es Belleza, Perfección, Bondad, Riqueza, la Naturaleza, nuestro Padre Creador”.

Un estribillo se repite siempre, especialmente en las 56 pilastras con inscripciones a la entrada de la estación de autobuses de Novo Rio en Caju: “Gentileza genera gentileza, amor”. En la Eco 92, la cúpula de los pueblos para tratar de desarrollo y ecología, gritaba a los jefes de Estado: “Gentileza genera Gentileza”. Invita a todos a ser amables y agradecidos, en verdad anuncia un antídoto a la brutalidad de nuestro sistema de relaciones. Es precursor, bajo un lenguaje popular y religioso, de un nuevo paradigma civilizatorio urgente en toda la humanidad, basado no en la codicia del enriquecimiento sino en el espíritu de gentileza y de finura. Esto nos hace recordar a Blas Pascal (1623-1662), gran matemático y pensador, que en los fragmentos de sus Pensées distinguía el “espíritu de geometría” (esprit de géometrie) del “espíritu de finura” (esprit de finesse). El primero, “espíritu de geometría”, propio de la modernidad naciente, se concentra en el cálculo y en el interés mientras que el segundo, “espíritu de finura” y de sensibilidad humana, caracteriza las relaciones gratuitas y desinteresadas entre las personas. Preveía que el primero predominaría en la historia, y así ocurrió.

Hoy tenemos que rescatar, contra la barbarie, la grosería y la estupidez dominantes, el valor de la gentileza, de la sensibilidad hacia el otro, el respeto a las diferencias y la bienquerencia, la estima general. Pascal veía en el espíritu de finura la cualidad del honnête homme” del “hombre de bien”. Hoy el “hombre de bien” son personas que se proclaman “patriotas” pero se sirven de la mentira, la calumnia y la difusión de desinformación para realizar su proyecto de poder autoritario y arcaico. Para estos más que para otros vale el “evangelio de la gentileza”.

Creemos, con el Profeta Gentileza, que la “gentileza” como él proclamaba “es el remedio para todos los males”. Pues en la palabra “Gentileza” se esconde lo que de más fino y noble hay en el ser humano, la Gentileza, tan ausente y tan necesaria para los días malos que vivimos.

Traducción de María José Gavito Milano