Papa Francesco non è un nome, ma un progetto della Chiesa e de mondo

Papa Francesco non è un nome, ma un progetto della Chiesa e de mondo

Leonardo Boff

Ogni punto di vista è la visione da un punto, ho affermato una volta. Il mio punto di vista su Papa Francesco è quello di un latinoamericano. Lo stesso Papa Francesco si è presentato come «colui che viene dalla fine del mondo», cioè dall’Argentina, dall’estremo Sud del mondo. Questo fatto non è privo di rilevanza, poiché ci offre una lettura diversa da quella di altri, da altri punti di vista.

La scelta del nome Francisco, senza precedenti, non è casuale. Francesco d’Assisi rappresenta un altro progetto di Chiesa la cui centralità risiedeva nel Gesù storico, povero, amico dei disprezzati e umiliati, come i lebbrosi con i quali andò a vivere. Questa è la prospettiva adottata da Bergoglio quando è stato eletto Papa. Vuole una Chiesa povera per i poveri. Di conseguenza, si spoglia dei paramenti onorari, tradizione degli imperatori romani, ben rappresentata dalla mozzetta, quella mantellina bianca ornata di gioielli, simbolo del potere assoluto degli imperatori e incorporata nei paramenti papali. Lui la rifiuta e la dà alla segretaria come souvenir. Indossa un semplice mantello bianco con la croce di ferro che sempre usava. Visse nella più grande semplicità (il Papa non indossa Prada) e, senza cerimonie, infranse i riti per poter essere vicino ai fedeli. Ciò sicuramente ha scandalizzato molti esponenti della vecchia cristianità europea, abituati alla pompa e alla gloria dei paramenti papali e dei prelati della Chiesa in generale. Vale la pena ricordare che tali tradizioni risalgono agli imperatori romani, ma non hanno nulla a che fare con i poveri artigiani e contadini mediterranei di Nazareth.

Sorprendentemente, egli si presenta in primo luogo come vescovo locale di Roma. Poi come Papa per animare la Chiesa universale e, come lui stesso ha sottolineato, non con il diritto canonico, ma con l’amore.

Ha scelto il nome Francesco perché san Francesco d’Assisi è «l’esempio per eccellenza della cura e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità» (Laudato Sì, n. 10) e che chiamava tutti gli esseri con il dolce nome di fratello e sorella.

Non ha voluto vivere in un palazzo pontificio, ma in una foresteria, Santa Marta. Mangiava in fila come tutti gli altri e, con umorismo, commentava: così è più difficile che mi avvelenino.

La centralità della sua missione era posta sulla preferenza e la cura dei poveri, in particolare dei migranti. Disse onestamente: “Voi europei siete stati lì per primi, avete occupato le loro terre e ricchezze e siete stati ben accolti. Ora loro sono qui e non siete disposti a riceverli”. Con tristezza constata la globalizzazione dell’indifferenza.

Per la prima volta nella storia del papato, Papa Francesco ha ricevuto varie volte  i movimenti sociali mondiali. Vedeva in loro la speranza di un futuro per la Terra, perché la trattano con cura, coltivano l’agro-ecologia e vivono una democrazia popolare e partecipativa. Spesso ripeteva loro i diritti che gli sono negati, le famose tre T: Terra, Teto e Trabalho. Devono iniziare da dove si trovano: dalla regione, perché è lì che si può costruire una comunità sostenibile. Con ciò ha legittimato un intero movimento mondiale, il bio-regionalismo, come via per superare lo sfruttamento e l’accumulazione da parte di pochi e garantire una maggiore partecipazione e giustizia sociale per molti.

Fu in questo contesto che ha scritto due straordinarie encicliche: “Laudato Sì: sulla cura della casa comune”, su un’ecologia integrale che coinvolge l’ambiente, la politica, l’economia, la cultura, la vita quotidiana e la spiritualità ecologica. Nell’altra, la “Fratelli tutti”, di fronte al degrado diffuso degli ecosistemi, lanciò il severo monito: «Siamo sulla stessa barca: o ci salviamo tutti o nessuno si salverà» (n. 34). Con questi testi, il Papa si pone in prima linea nel dibattito ecologico mondiale che va oltre la semplice ecologia verde e altre forme di produzione, senza mai mettere in discussione il sistema capitalista che, per sua logica, crea accumulazione da un lato al costo dello sfruttamento della grande maggioranza dall’altro.

Papa Francesco proviene dalla teologia della liberazione della corrente argentina, che sottolinea l’oppressione del popolo e l’esclusione della cultura popolare. Fu discepolo del teologo della liberazione Juan Carlos Scannone, che arrivò a citare in una nota a piè di pagina della Laudato Sì. Già come studente e ispirato da questa teologia, fece una promessa a se stesso: ogni settimana visitare, da solo, le favelas (“vilas miseria“). Entrava nelle case, si informava sui problemi dei poveri e infondeva speranza in tutti. Per anni portò avanti una polemica con il governo che, come politiche dello Stato, faceva assistenzialismo e paternalismo.

Reclamava dicendo: in questo modo i poveri non saranno mai liberati dalla dipendenza. Ciò di cui abbiamo bisogno è la giustizia sociale, radice della vera liberazione dei poveri. In solidarietà con i poveri, viveva in un piccolo appartamento, cucinava il proprio cibo, andava a prendere il suo giornale. Si rifiutava di vivere nel palazzo e di usare l’auto speciale.

Questa ispirazione liberatrice illuminò il modello di Chiesa che egli si proponeva di costruire. Non una Chiesa chiusa come un castello, immaginandola circondata da nemici da tutti i lati, proveniente dalla modernità con le sue conquiste e le sue libertà. A questa Chiesa chiusa egli contrappose una Chiesa in cammino verso i bisogni esistenziali, una Chiesa come ospedale da campo che accoglie tutti i feriti, senza chiedere loro quale sia il loro orientamento sessuale, la loro religione o ideologia: basta che siano esseri umani bisognosi.

Papa Francesco non si presenta come un dottore della fede, ma come un pastore che accompagna i fedeli. Chiede ai pastori di avere l’odore delle pecore, tale è la loro vicinanza e il loro impegno verso i fedeli, esercitando una pastorale di tenerezza e di amore.

Forse nessun papa nella storia della Chiesa ha dimostrato tanto coraggio quanto lui nel criticare il sistema attuale che uccide e produce due feroci ingiustizie: l’ingiustizia ecologica, che devasta gli ecosistemi, e l’ingiustizia sociale, che sfrutta l’umanità fino a versarne il sangue. Mai nella storia si è assistito a una tale accumulazione di ricchezza in poche mani. Otto persone possiedono individualmente più ricchezza di 4,7 miliardi di persone. È un crimine che grida al cielo, offende il Creatore e sacrifica i suoi figli e le sue figlie.

Come un pastore più che come medico, il suo messaggio è fondato soprattutto sulla figura storica di Gesù, amico dei poveri, dei malati, degli emarginati e degli oppressi. Fu assassinato sulla croce attraverso un duplice processo, uno religioso (offese alla religione del tempo per la sua pretesa di sentirsi Figlio di Dio) e l’altro politico, da parte delle forze di occupazione romane.

Non dava molta importanza alle dottrine, ai dogmi e ai riti che aveva sempre rispettato, poiché riconosceva che con tali cose non si raggiunge il cuore umano. Per questo si ha bisogno di amore, di tenerezza e misericordia. Una volta pronunciò una delle frasi più importanti del suo magistero: “Cristo è venuto per insegnarci a vivere: l’amore incondizionato, la solidarietà, la compassione e il perdono, valori che costituiscono il progetto del Padre che è il nucleo dell’annuncio di Gesù: il Regno di Dio. Lui preferiva un ateo sensibile alla giustizia sociale rispetto a un credente che frequenta la chiesa ma non ha alcun riguardo per il prossimo che soffre.

Un tema ricorrente nelle sue prediche è quello della misericordia. Per Papa Francesco la misericordia è essenziale. La condanna è solo per questo mondo. Dio non può perdere nessun figlio o figlia che ha creato nell’amore. La misericordia vince la giustizia e nessuno può porre limiti alla misericordia divina. Metteva in guardia i predicatori da ciò che era stato fatto per secoli: predicare la paura e instillare il terrore dell’inferno. Tutti, indipendentemente da quanto siano stati malvagi, sono sotto l’arcobaleno della grazia e della misericordia divina.

Logicamente, non tutto vale la pena in questo mondo. Ma coloro che hanno vissuto sacrificando altre vite, preoccupandosi poco di Dio o addirittura negandolo, attraverseranno la clinica di guarigione della grazia, dove riconosceranno le loro azioni malvagie e apprenderanno cosa sono l’amore, il perdono e la misericordia. Solo allora la clinica di Dio, che non è l’anticamera dell’inferno, ma l’anticamera del paradiso, si aprirà affinché anche loro possano partecipare alle promesse divine.

Con il suo appello all’azione a favore dei poveri, con la sua coraggiosa critica all’attuale sistema che produce morte e minaccia le basi ecologiche che sostengono la vita, con il suo amore appassionato e la sua cura per la natura e la Casa Comune, con i suoi instancabili sforzi per mediare le guerre in favore della pace, è emerso come un grande profeta che ha annunciato e denunciato, ma sempre suscitando la speranza che possiamo costruire un mondo diverso e migliore. Grazie a ciò, egli si dimostrò un leader religioso e politico rispettato e ammirato da tutti.

Indimenticabile è l’immagine di un papa che cammina da solo, sotto una leggera pioggia, in piazza San Pietro, verso la cappella della preghiera affinché Dio risparmiasse l’umanità dal coronavirus e avesse pietà dei più vulnerabili.

Papa Francesco ha onorato l’umanità e resterà nella memoria come una persona santa, gentile, premurosa ed estremamente umana. È grazie a figure come queste che Dio ha ancora pietà della nostra malvagità e follia e ci ha tenuti in vita su questo piccolo e meraviglioso pianeta.

Leonardo Boff ha scritto Francesco d’Assisi, Francesco di Roma. Una nuova primavera nella chiesa, Editrice Missionaria Italiana, 2014; La tenerezza di Dio-Abbà e di Gesù, Castelvecchi, 2024

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

O Papa Francisco não é um nome mas um projeto de Igreja

Leonardo Boff

     

       Todo ponto de vista é a vista de um ponto, afirmei certa vez. O meu ponto de vista acerca do Papa Francisco é aquele latino-americano. O próprio Papa Francisco se apresentou como “aquele que vem do fim do mundo”isto é, da Argentina,do extremo Sul do mundo.Este fato não é sem relevância, pois nos oferece uma leitura diversa de outras, de outros pontos de vista.

         A escolha do nome Francisco,sem antecedentes, não é fortuita. Francisco de Assis representa um outro projeto de Igreja cuja centralidade residia no Jesus histórico, pobre, amigo dos despezados e humihados como os hansenianos com os quais foi morar. Pois esta é a perspectiva assumida por Bergoglio ao ser eleito Papa. Quer uma Igreja pobre para os pobres.Consequentemente despoja-se das vestes honoríficas, da tradição dos imperadores romanos, bem representadas pela mozzeta aquela capinha branca ornada de joias, símbolo do poder absoluto dos imperadores e incorporada às vestimentas papais.Recusou-a e a deu ao secretário com recordação.Veste um simples manto branco com a cruz de ferro que sempre usou. Viveu na maior simplicidade (o Papa não veste prada) e, sem cerimônia, quebrou ritos para poder estar perto dos féis. Isso seguramente escandalizou a muitos da velha cristandade europeia,acostumada à pompa e à glória das vestimentas papais e em geral dos prelados da Igreja. Cabe recordar que tais tradições remontam aos imperadores romanos,mas que não têm nada a ver com o pobre artesão e camponês mediterrâneo de Nazaré.

         Surpreendentemente apresenta-se, primeiro com bispo local, de Roma.Depois com Papa para animar a Igreja universal  e,  como enfatizou, não com o direito canônico mas com o amor.

         Escolheu o nome Francisco porque São Francisco de Assis é o “exemplo por excelência do cuidado e por uma ecologia integral vivida com alegria e autenticidade( Laudato Sì,n.10) e que chamava a todos os seres com o doce nome de irmão e de irmã.

         Não quis morar num palácio pontifício, mas numa casa de hóspedes, Santa Marta. Comia na fila como todos os demais e, com humor comentava: assim é mais difícil que me envenenem.

         A centralidade de sua missão foi colocada na preferência e cuidado dos pobres especialmente dos migrantes. Disse com honradez: “vocês europeus estiveram primeiro lá,ocuparam suas terras e riquezas e foram bem recebidos. Agora eles estão aqui e não estão dispostos a recebê-los”. Com tristeza constata globalização da indiferença.

Pela primeira vez na história do papado, o Papa Francisco recebeu, por várias vezes, os movimentos sociais mundiais. Via neles a esperança de um futuro para a Terra, porque a tratam com cuidado, cultivam a agro-ecologia, vivem uma democracia popular e participativa.Repetiu-lhes muitas vezes o direito que lhes é negado,os famosos três Ts: Terra, Teto e Trabalho. Devem começar de lá onde estão: na região, pois aí se pode construir uma comunidade sustentável. Com isso legitimou todo um movimento mundial, o bioregionalismo, como forma de superação da exploração e da acumulação de poucos e com mais participação e justiça social para muitos.

         Foi neste contexto que escreveu duas extraordinárias encíclicas: “Laudato sì: sobre o cuidado da casa comum”(2020), de uma ecologia integral que implica o meio-ambiente,a política, a economia, a cultura, a vida cotidiana e a espiritualidade ecológica. Na outra, na Fratelli tutt i(2025, face à degradação generalizada dos ecossistemas, faz a severa advertência:”estamos no mesmo barco: ou nos salvamos todos ou ninguém se salva”(n.34). Com estes textos, o Papa se coloca na ponta da discussão ecológica mundial que vai além da simples ecologia verde e de outras formas de produção sem nunca questionar o sistema capitalista que,por sua lógica,cria acumulação de um lado às custas da exploração do outro, das grandes maiorias.

         O Papa Francisco vem da teologia da libertação de vertente argentina que enfatiza a opressão do povo e o silenciamento da cultura popular. Foi discípulo do teólogo da libertação Juan Carlos Scannone que chegou a citar num rodapé da Laudato Si. Já como estudante e inspirado neste teologia fez para si uma promessa: de toda semana fazer, sozinho, uma visita às favelas (“vilas miseria”). Entrava nas casas, informava-se dos problemas dos pobres e suscitava esperança em todos. Durante anos levou uma polêmica com governo que fazia assistencialismo e paternalismo como políticas do estado. Reclamava dizendo: assim jamais se tirará os pobres da dependência. O que precisamos é de justiça social, raiz da real  libertação dos pobres. Em solidariedade para com os pobres, vivia num pequeno apartamento, cozinhava sua comida, buscava seu jornal. Recusou viver no palácio e usar o carro especial.

         Esta inspiração libertadora iluminou o modelo de Igreja que se dispôs a construir. Não um Igreja fechada qual castelo, imaginando-a cercada de inimigos por todos os lados, vindos da modernidade com suas conquistas e liberdades. A esta Igreja fechada  opôs uma Igreja em saída rumo às carências existenciais, uma Igreja qual hospital de campanha que acolhe a todos os feridos, sem perguntar-lhes a tendência sexual, a religião ou ideologia: basta serem humanos necessitados.

         Papa Francisco não se apresenta como um doutor da fé mas como um pastor que acompanha os fiéis. Pede aos pastores que tenham cheiro de ovelhas, tal a sua proximidade e compromisso com os fiéis, exercendo a pastoral da ternura e da amorosidade.

         Talvez nenhum papa na história da Igreja mostrou tanta coragem quanto ele ao criticar o sistema vigente que mata e que produz duas ferozes injustiças:  a injustiça ecológica,devastando os ecossistemas e a injustiça social explorando até o sangue a humanidade. Nunca na história houve tanta acumulação de riqueza em poucas mãos. Oito pessoas individualmente possuem mais riqueza que 4,7 bilhões de pessoas.  É um crime que brada ao céu, ofende o Criador e sacrifica seus filhos e filhas.

         Como pastor mais do que como doutor, sua mensagem é fundada especialmente no Jesus histórico, amigo dos pobres, dos doentes, dos marginalizados e dos oprimidos.Foi assassinado na cruz por um duplo processo,um religioso (ofensas à religião da época e sua afirmação de sentir-se de Filho de Deus) e outro político, pelas forças de ocupação romana.

Não colocava muito o acento nas doutrinas, nos dogmas e nos ritos que sempre respeitou, pois reconhecia que com tais coisas não se chega ao coração humano. Para isso precisa-se de amor, de ternura e misericórdia. Disse, certa feita, uma das frases mais importantes de seu magistério: Cristo veio nos ensinar a viver: o amor incondicional, a solidariedade,a compaixão e o perdão, valores que compõe o projeto do Pai que é o cerne do anúncio  de Jesus : o Reino de Deus. Prefere um ateu sensível à justiça social que um fiel que frequenta a igreja mas não tem um olhar para o semelhante sofredor.

         Tema recorrente em suas pregações é o da misericórdia. Para o Papa Francisco a misericórdia é essencial. A condenação é só para este mundo. Deus não pode perder nenhum filho ou filha que criou no amor. A misericórdia vence a justiça e ninguém pode impor algum limite à misericórdia divina. Alertava os pregadores o que se fez durante séculos:pregar o medo e infundir pavor do inferno. Todos,por piores que tenham sido, estão sob o arco-iris da graça e da misericórdia divina.

         Logicamente nem tudo vale nesse mundo. Mas os que viveram uma vida sacrificando outras vidas e pouco se importando ou até negando Deus passarão pela clínica curadora da graça, na qual reconhecerão suas maldades e aprenderão o que é o amor, o perdão  e a  misericórdia. Só então a clínica de Deus que não é a ante sala do inferno mas a ante sala do céu se abrirá para que participem também eles das promessas divinas.

         Com sua conclamação em favor do empobrecidos, com sua crítica corajosa ao sistema vigente que produz morte e ameaça as bases ecológicas que sustentam a vida, por seu apaixonado amor e cuidado da natureza e da Casa Comum, pelos incansáveis esforços para mediar guerras em função da paz, emergiu com um grande profeta que anunciou e denunciou, mas sempre suscitando a esperança de que podemos construir um mundo diferente e melhor. Com isso compareceu como um líder religioso e político respeitado e admirado por todos.

         Inesquecível é a imagem de um papa caminhando solitário sob chuva fina, na praça de São Pedro em direção da capela de orações para que Deus poupasse a humanidade do coronavírus e tivesse misericórdia dos mais vulneráveis.

         O Papa Francisco honra a humanidade e ficará na memória como uma pessoa santa, amável,carinhosa e extremamente humana. É por causa de figuras assim que Deus ainda se tem apiedado de nossas maldades e loucuras e nos mantém vivos sobre sobre esse pequeno e belo planeta.

Leonardo Boff escreveu Francisco de Assis e  Francisco de Roma:uma nova primavera na Igreja, Rio de Janeiro 2015 (adquirir com o autor: contato@leonardoboff.eco.br ); A amorosidade do Deus-Abba  Jesus de Nazaré,  Vozes 2025.

        

L’economia per bambini di John Maynnard Keynes

    Leonardo Boff

Oggigiorno, a causa della sovversione portata avanti da Donald Trump in tutti i mercati mondiali, il tema dominante è l’economia e gli effetti delle politiche tariffarie da lui imposte. Si tratta di misure folli, applicate all’intera umanità, a 180 Paesi, destrutturando le economie nazionali e pregiudicando particolarmente la popolazione povera. Solo persone senza cuore e senza alcun senso di umanità possono prendere misure di questa natura.

È in questo contesto che mi riferisco al padre della macroeconomia John Maynard Keynes (1883-1946). Considerato uno dei più grandi economisti degli ultimi anni, per il quale il ruolo dello Stato è quello di promuovere lo sviluppo, ha contribuito a far uscire l’Europa dalla devastazione della seconda guerra mondiale e ha dato una direzione all’economia mondiale. Non concepiva l’economia come qualcosa di assoluto in sé, ma nel congiunto delle attività umane. Si mostrò spesso un umanista radicale e, come tale, dotato di una forte carica utopica.

Mi riferisco a un testo raramente citato. In una conferenza del 1926, disse: “Le divinità che presiedono alla vita economica non possono essere altro che geni del male; di un male necessario che, più o meno, da qui a un secolo (fino al 2028), ci costringerà a far credere a ciascuno e a noi stessi che la lealtà è un’infamia e che l’infamia è una lealtà, poiché l’infamia ci è utile e la lealtà no”. In altre parole, aggiungeva, “l’umanità raggiungerà il consenso nel considerare l’avarizia, l’usura e la prudenza come indispensabili per farci uscire dal tunnel della necessità economica e a portarci alla luce del sole”.

“Solo allora si raggiungerà il benessere generale e sarà il momento in cui i nostri figli – ed è questo il senso del mio saggio “Prospettive economiche per i nostri figli*” – capiranno finalmente che il bene è sempre meglio che l’utile.

“Allora non avranno più bisogno di ricordare certi principi, i più sicuri e i meno ambigui della religione e della virtù tradizionale: che l’avarizia è un vizio, che è malvagio estorcere i benefici dall’usura, che l’amore per il denaro è esecrabile.”

“Coloro che cammineranno sicuri sul sentiero della virtù e della saggezza saranno coloro che si preoccuperanno meno del domani. E ancora una volta arriveremo ad apprezzare i fini più dei mezzi e a preferire il bene all’utile. Onoreremo coloro che ci insegneranno ad accogliere il momento presente in modo virtuoso e piacevole, persone eccezionali che sapranno assaporare le cose immediate, come i gigli del campo che non tessono né filano”.

Anche se la proposta dell’umanista e dell’eminente economista non si è ancora realizzata (si realizzerà?), perché viviamo sotto la dittatura del vile metallo e dell’economia speculativa che non produce altro che più denaro ancora, lasciando gran parte dell’umanità nella povertà e nella miseria. Percepirà, e questo continuerà a valere, che l’essenza della vita non sta nell’accumulare senza limiti e nel consumare eccessivamente. Ma il senso della vita consiste nel vivere la vita, goderla, riprodurla, celebrarla, condividerla con gli altri. Ciò non è possibile con l’economia vigente. In una parola, è l’inutile che conta e non ciò che è economicamente utile.

Sicuramente il saggio umanista ed economista Keynes ci ha rivelato la vera natura dell’economia, comprensibile più dai bambini che dagli adulti.

Oggi abbiamo perso questa prospettiva e siamo tutti ostaggi della cultura del capitale che ci obbliga a spendere la nostra vita e il nostro tempo lavorando, producendo e consumando nel contesto di una società perversa, il cui ideale è l’accumulazione senza limiti e il consumismo, una società che ha trasformato tutto in merce, persino le cose più sacre o vitali come gli organi umani.

Se continuiamo su questa strada, per quante siano le tariffe con cui l’impazzito Donald Trump castigherà l’umanità intera, probabilmente, andremo incontro a una grande tragedia, eventualmente la nostra stessa fine. Giustamente, quindi, non realizziamo lo scopo per cui siamo stati creati: vivere la vita ed esserne grati.

*John Maynnard Keynes, Perspectives économiques pour nos petits-enfants, in Essais sur la monnaie et l’économie:les cris de Cassandre, Paris, Payot 1971, p.140; L.Boff, Ecologia, mundialização e espiritualidade, Ática, SP 1996. (Traduzione dal portoghese

La economía para niños de John Maynard Keynes

Leonardo Boff

Actualmente debido a la subversión hecha por Donald Trump en todos los mercados mundiales, el asunto dominante es la economía y los efectos de las políticas arancelarias impuestas que ha impuesto. Son medidas descabelladas, aplicadas a toda la humanidad, a 180 países, que desestructuran las economías nacionales y perjudican particularmente a la población pobre. Sólo alguien sin corazón y sin sentido de humanidad puede tomar medidas de esta naturaleza.

En este contexto quiero referirme al padre de la macroeconomía, John Maynard Keynes (1883-1946). Considerado uno de los mayores economistas de los últimos tiempos, para quien la función del Estado es la de ser promotor del desarrollo, ayudó a sacar a Europa de la devastación de la segunda-guerra mundial y dio rumbo a la economía mundial. No veía la economía como algo absoluto en sí sino en el conjunto de las actividades humanas. Se mostró muchas veces como un humanista radical y como tal con fuerte carga utópica.

Voy a citar un texto muy poco conocido. En 1926 decía en una conferencia: «Las divinidades que presiden la vida económica sólo pueden ser genios del mal; un mal necesario que hasta dentro de un siglo (hasta 2028) nos obligará a hacer creer a los demás y a nosotros mismos que la lealtad es una infamia y que la infamia es lealtad, pues la infamia nos es útil y la lealtad no». En otras palabras –añadía– la humanidad llegará al consenso de considerar la avaricia, la usura y la prudencia como indispensables para sacarnos del túnel de la necesidad económica y llevarnos a la luz del día».

«Sólo entonces se alcanzará el bienestar general y será el momento en que nuestros niños, y ese es el sentido de mi ensayo Perspectivas económicas para nuestros niños*, finalmente comprenderán que lo bueno es siempre mejor que lo útil».

«Entonces ya no necesitarán recordar ciertos principios, los más seguros y menos ambiguos de la religión y la virtud tradicionales: que la avaricia es un vicio, que es una maldad obtener beneficios prestando con usura, que el amor al dinero es execrable».

«Los que caminan con seguridad por la senda de la virtud y la sabiduría serán los que menos se preocupen por el mañana. Y una vez más llegaremos a valorar más los fines que los medios y a preferir lo bueno a lo útil».

«Honraremos a aquellos que nos enseñaron a acoger el momento presente de manera virtuosa y placentera, personas excepcionales que saben saborear las cosas inmediatas, como los lirios del campo que no tejen ni hilan».

Aunque esta propuesta humanista del eminente economista no se haya realizado aún (¿se realizará?) pues vivimos bajo la dictadura del vil metal y de la economía especulativa que no produce nada a no ser más dinero todavía, dejando a gran parte de la humanidad en la pobreza y la miseria, él percibió, y esto sigue siendo válido, que la esencia de la vida no está en acumular ilimitadamente y en consumir desmedidamente. El sentido da vida consiste en vivir la vida, gozarla, reproducirla, celebrarla, compartirla con otros. Esto no nos lo da la economía vigente. En una palabra, es lo inútil lo que cuenta, no lo que es económicamente útil.

Seguramente el sabio humanista y economista Keynes nos haya revelado la verdadera naturaleza de la economía, más comprensible por los niños que por los adultos.

Hoy hemos perdido esta perspectiva y somos todos rehenes de la cultura del capital que nos obliga a gastar nuestras vidas y nuestro tiempo trabajando, produciendo y consumiendo en el contexto de una sociedad perversa, cuyo ideal es la acumulación sin límite y el consumismo, sociedad que ha transformado todo en mercancía, hasta las cosas más sagradas o vitales como los órganos humanos.

De seguir por este camino, por más aranceles que el que el descontrolado Donald Trump imponga a la humanidad entera, iremos, probablemente, al encuentro de una gran tragedia, eventualmente de nuestro propio fin. Merecidamente, pues no hemos cumplido el fin para el cual hemos sido creados: vivir la vida y agradecerla.

*John Maynard Keynes, “Perspectives économiques pour nos petits-enfants”, en Essais sur la monnaie et l’économie: les cris de Cassandre, Paris, Payot 1971, p.140; L.Boff, Ecologia, mundialização e espiritualidade, Ática, SP 1996.

Traducción de Maria Jose Gavito Milano