Perché siamo arrivati ​​alla situazione pericolosaattuale?

Leonardo Boff

È un luogo comune affermare che siamo al cuore di una grande crisi di civiltà. Essa non è regionale, ma globale. In verità, questa crisi globale contiene un numero infinito di altre crisi sul piano economico, politico, ideologico, educativo, religioso e persino spirituale. Non sappiamo cosa ci aspetta. Abbiamo sempre più coscienza collettiva che, così com’è, il mondo non può continuare. Il cammino attuale ci sta portando sull’orlo di un precipizio. Dobbiamo cambiare. È attribuita ad Einstein la frase: “il pensiero che ha creato la crisi attuale non può essere lo stesso che ci farà uscire da essa”. Dobbiamo definire un nuovo cammino. Come possiamo costruirlo affinché sia ​​davvero un altro tipo di mondo?

Il fatto inconfutabile è che c’è troppo caos distruttivo senza previsione che possa essere generativo. Ci sono forme di disumanità che ultra-passano tutto ciò che abbiamo vissuto e sofferto nella storia fino al momento attuale. Basta guardare al genocidio che avviene a cielo aperto nella Striscia di Gaza, perpetrato da un primo ministro israeliano, crudele e spietato, Benjamin Netanhyau, sostenuto da un presidente cattolico nord-americano e dalla Unione Europea che tradisce i suoi ideali storici di diritti umani, di libertà e di democrazia. Tutti questi diventano complici dell’atroce crimine contro l’umanità. C’è un’enorme ondata di odio, di disprezzo per la solidarietà, per la scienza, di negazione della verità e per il dominio dell’ignoranza. Questo anti-fenomeno si verifica soprattutto in Occidente.

Solo il fatto che l’1% possieda la ricchezza di più della metà dell’umanità, dimostra quanto sia perverso, profondamente diseguale e ingiusto, lo scenario sociale globale. A ciò si aggiunge l’emergenza ecologica con l’insostenibilità del pianeta Terra, vecchio e con risorse limitate che, di per sé, non sostiene un progetto di crescita illimitata, ossessione delle politiche sociali dei paesi. Questo processo ha esaurito, attraverso l’eccesso di sfruttamento, i biomi terrestri e sta mettendo a rischio i fondamenti naturali che sostengono la nostra vita e la vita della natura (Earth Overshoot). La continuità dell’avventura umana su questo pianeta non è assicurata. Ha scritto bene Papa Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti (2020): «Siamo tutti sulla stessa barca; o ci salviamo tutti o nessuno si salva”. Il tutto si riassume con il riscaldamento globale crescente, inaugurando, quella che sembra essere, una nuova fase, più calda e pericolosa nella storia della Terra e dell’umanità.

Perché siamo arrivati ​​all’attuale situazione minacciosa che può mettere a rischio il futuro della vita umana e della natura?

Esistono diverse interpretazioni della situazione critica attuale. Non pretendo di avere una risposta sufficiente. Ma lancio un’ipotesi, frutto di una vita di studi e riflessioni. Stimo che la nostra situazione risalga a più di due milioni di anni fa, quando comparve l’homo habilis, l’essere umano che inventò strumenti di intervento nei cicli della natura. Fino ad allora, il suo rapporto era di interazione, di sintonizzazione con i ritmi naturali e prendendo quello che le sue mani potevano raggiungere. Ora, con l’homo habilis o faber, inizia l’intervento sulla natura: la caccia agli animali e l’abbattimento sistematico degli alberi. Dopo migliaia di anni, l’intervento continuò fino a 10-12 mila anni fa, nel Neolitico, con l’aggressione della natura. Ha interferito con il corso dei fiumi, inaugurando un’agricoltura irrigua e una gestione di intere regioni, che implicava cambiamenti nei rapporti con la natura fino a depredarla. Infine, a partire dall’era dell’industrialismo e del modo di produzione moderno e contemporaneo, attraverso la tecnica, l’automazione e l’intelligenza artificiale, si è giunti alla distruzione della natura. Proiettiamo una nuova era geologica, quella dell’antropocene, del necrocene e del pirocene, in cui l’essere umano appare come il Satana della Terra. Ha trasformato il giardino dell’Eden in un mattatoio, come denunciato dal biologo E. Wilson. Non si è comportato come l’angelo custode del suo habitat, la Madre Terra.

Questo processo storico-sociale ha trovato la sua giustificazione teorica presso i padri fondatori della modernità: Galileo Galilei, Cartesio, Newton, Francis Bacon e altri. Per loro l’essere umano è il “signore e padrone” della natura. Non si sente parte di essa, ma sta fuori e al di sopra di essa. La Terra, fino ad allora considerata la Magna Mater che ci dona tutto, passò ad essere considerata come una cosa inerte (res extensa), senza scopo, al massimo, uno scrigno di risorse devolute all’uso e al piacere dell’essere umano. L’asse portante di questo modo di vedere il mondo è la volontà di potenza, come dominio sugli altri, sui popoli, sulle loro terre (colonizzazione a partire dall’Europa), sulla classe lavoratrice, sulla natura, sulla vita fino all’ultimo gene, sulla materia fino al minimo top-quark. A servizio del dominio fu proiettata la scienza, non solo come conoscenza teorica di come funzionano le cose, ma se ne è presto appropriata la volontà di potenza, convertendola in un’operazione tecnica di trasformazione della realtà. Con essa si è scatenata una vera e propria guerra contro la Terra, senza alcuna possibilità di vittoria, strappandole tutto in funzione del sogno di una crescita illimitata dei beni materiali. La Terra è stata attaccata a tutti i livelli (suolo, aria, acque, foreste ecc.) provocando la devastazione praticamente dei principali biomi, senza misurare gli effetti collaterali. È l’impero della ragione strumentale-analitica e tecnocratica. Non possiamo fare a meno di apprezzare gli immensi benefici che ha portato alla vita umana. Ma allo stesso tempo ha creato il principio dell’autodistruzione con armi letali in grado di spazzare via ogni forma di vita. La ragione è diventata irrazionale e folle.

Oggi siamo arrivati ​​al punto-limite in cui la Terra si mostra gravemente malata. Essendo un Super-organismo vivente, reagisce inviandoci eventi estremi: gravi siccità e forti nevicate, una vasta gamma di virus e batteri, alcuni letali, oltre a tifoni, tornado, inondazioni e terremoti. Non stiamo andando incontro al riscaldamento globale. Ci siamo già dentro. La scienza è arrivata tardi, può solo avvisare del suo arrivo e mitigarne gli effetti dannosi. Questo cambiamento climatico minaccia di fatto la biodiversità e mette a serio rischio il futuro del sistema-vita.

Aggiunge un fatto non trascurabile. Il dispotismo della ragione – il razionalismo – ha represso ciò che di più umano c’è in noi: la nostra capacità di sentire, di amare, di prenderci cura, di vivere la dimensione dei valori come l’amicizia, l’empatia, la compassione e la capacità di rinuncia e di perdono, insomma il mondo delle eccellenze. Tutto ciò veniva visto come un ostacolo alla visione oggettiva della scienza. Abbiamo separato mente e cuore, la ragione intellettuale e la ragione sensibile. Tale rottura ha causato una profonda distorsione dei comportamenti, provocando l’insensibilità di fronte al dramma di milioni e milioni di persone povere e miserabili e alla mancanza di cura della natura e dei suoi beni e servizi.

Se volessimo sintetizzare la crisi di civiltà in una piccola formula, diremmo: essa ha perso la giusta misura, il suo valore, presente in tutte le tradizioni etiche dell’umanità. Tutto è eccessivo, l’assalto alla natura, l’uso della violenza nelle relazioni personali e sociali, le guerre senza alcuna misura di contenimento, l’eccessivo predominio della competizione al prezzo della cooperazione, il consumo eccessivo accanto alla fame da lupi di milioni di persone, senza alcun senso di solidarietà e umanità.

Seguendo questo progetto di civiltà, basato sul dominio del potere, ormai globalizzato, andremo fatalmente incontro ad una tragedia ecologico-sociale al punto da rendere il pianeta Terra inabitabile per noi e per gli organismi viventi. Sarebbe la nostra fine dopo milioni di anni su questo pianeta bello e ridente. Non abbiamo saputo prendercene cura affinché fosse la Casa Comune di tutti gli esseri umani, natura compresa.

Ma poiché il processo cosmogenico e terreno non è lineare, capace di balzi in alto e in avanti, può accadere l’imprevisto, rendendolo probabile attraverso un grande impatto. Ciò trasformerebbe la coscienza collettiva dell’umanità. Come diceva il poeta tedesco Hölderin (+1843): “Dove abita il pericolo, cresce anche ciò che lo salva”. Questo salvataggio significherebbe il necessario cambio di paradigma e garantirebbe così il nostro futuro. Ciò rappresenterebbe un’utopia possibile e realizzabile per l’attuale situazione della Terra e dell’umanità.

Leonardo Boff ha scritto A busca da justa medida (2 vol), Vozes 2002/3; Cuidar da Casa Comum: pistas para evitar o fim do mundo, Vozes 2023.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

“Pueblo mío blanco: ¿en qué te entristecí? Respóndeme”

Leonardo Boff*

El día 20 de noviembre hemos celebrado el Día de la Conciencia Negra, por primera vez a nivel nacional. Para la oportunidad escribí el presente texto como un homenaje a esta fecha.

La Pasión de Cristo continúa siglo tras siglo en el cuerpo de los negros históricamente crucificados. Jesús agonizará hasta el fin del mundo, mientras uno solo de sus hermanos y hermanas esté todavía colgando de alguna cruz. Con esta convicción, la Iglesia Católica, en la liturgia del Viernes Santo pone en boca de Cristo estas palabras conmovedoras:

Pueblo mío, mi pueblo elegido ¿en qué te entristecí? Dime. ¿Qué más podría haber hecho por ti? ¿en qué te falté? Yo te hice salir de Egipto y te alimenté con maná. Te preparé una tierra hermosa; tú, la cruz para tu rey”.

Al celebrar el Día de la Conciencia nacional nos damos cuenta de que aún no ha sido completamente asumida. Hay mucha discriminación en la calle, en las redes sociales contra los afrobrasileros, alcanzando a muchas personas negras sencillas, trabajadores, jugadores de fútbol y hasta actrices y actores famosos. ¿Cuántos jóvenes negros son ejecutados por la policía en los cerros de nuestras ciudades? En una década, de 2012 a 2022, el 79% de las víctimas de homicidio del sexo masculino eran negras. El estudio divulgado por el Instituto Sou da Paz es atroz: 8 de cada 10 hombres muertos por arma de fuego son negros.

Estos datos nos revelan que la pasión de Cristo continúa en la pasión de este pueblo afrobrasilero. Falta la segunda abolición, de la miseria, del hambre, del desempleo, de la discriminación.

En solidaridad con todos ellos y ellas hice esta pequeña reflexión-poema, inspirada en la liturgia católica del viernes santo:

Hermano mío blanco, hermana mía blanca, pueblo mío: ¿qué te he hecho, en qué te entristecí? ¡Respóndeme!

Yo te inspiré la música cargada de melancolía y el ritmo contagioso. Te enseñé cómo usar el bombo, la cuica y el atabaque. Fui yo quien te mostró el rock y el balanceo de la samba. Y tú tomaste lo que era mío, te hiciste nombre y renombre, acumulaste dinero con tus composiciones y shows y nada me devolviste.

Yo bajé de los cerros, te mostré un mundo de sueños, de una fraternidad sin barreras. Creé mil fantasías multicolores y te preparé la mayor fiesta del mundo: bailé el carnaval para ti. Y tú te alegraste y me aplaudiste de pie. Pero pronto, muy pronto, me olvidaste reenviándome al cerro, a la favela, a la realidad desnuda y cruda del desempleo, del hambre, de la discriminación y de la opresión.

Mi hermano blanco, mi hermana blanca, pueblo mío: ¿qué te he hecho, en qué te entristecí? ¡Respóndeme!

Yo te di en herencia el plato del día-a-día, el fríjol y el arroz. De las sobras que recibía, hice la feijoada, el vatapá, el efó y el acarajé: la cocina típica de Bahía. Y tú me dejas pasar hambre. Permites que mis niños mueran de hambre o que sus cerebros queden irremediablemente afectados, infantilizándolos para siempre.

Yo fui arrancado violentamente de mi patria africana. Conocí el navío-fantasma de los negreros en el que tantos y tantas murieron y fueron lanzados al mar. Al llegar aquí fui hecho cosa, “pieza”, esclavo y esclava. Fui la madre-negra para tus hijos e hijas. Cultivé los campos, planté el tabaco para el cigarro y la caña para el azúcar. Hice todos los trabajos. Ayudé a construir gran parte de lo que existe en este país, monumentos, palacios e iglesias coloniales en las cuales muchos se revelaron grandes artistas. Y tú me llamas perezoso y me arrestas por vagabundo. Me discriminas debido al color de mi piel y me tratas como si todavía siguiera siendo esclavo.

Mi hermano blanco, mi hermana blanca, pueblo mío: ¿qué te he hecho, en qué te entristecí? ¡Respóndeme!

Yo supe resistir, conseguí huir y fundar quilombos: sociedades fraternales y sororales, sin esclavos, de gente pobre pero libre, negros, mestizos y blancos pobres. A pesar de los azotes en mi espalda, trasmití la cordialidad y la dulzura al alma brasilera. Y tú me cazaste como a un bicho, arrasaste mis quilombos y todavía hoy impides que la abolición de la miseria que esclaviza y de la discriminación que duele continúen como realidades cotidianas y efectivas.

Yo te mostré lo que significa ser templo vivo de Dios. Y, por eso, cómo sentir a Dios en el cuerpo lleno de axé y celebrarlo en el ritmo, en la danza y en las comidas sagradas. Y tú reprimiste mis religiones llamándolas ritos afrobrasileros o simple folclore. A menudo hiciste de la macumba un caso de policía.

Mi hermano blanco, mi hermana blanca, pueblo mío: ¿qué te he hecho yo, en qué te entristecí? ¡Respóndeme!

Cuando con mucho esfuerzo y sacrificio conseguí ascender un poco en la vida, ganando un salario com mucho sudor, comprando mi casita, educando a mis hijos, cantando mi samba, animando a mi equipo preferido y pudiendo tomar el fin de semana una cervecita con los amigos, tú dices que soy un negro de alma blanca, disminuyendo así el valor de nuestra alma de negros dignos y trabajadores. Y en los concursos, en igualdad de condiciones, casi siempre decides a favor de un blanco. Porque soy negro o negra.

Y cuando se pensaron políticas públicas por un gobierno que cuida del pueblo, para reparar la infamia histórica, permitiéndome lo que siempre me negaste: estudiar y formarme en las universidades y en las escuelas técnicas y así mejorar mi vida y la de mi familia, la mayoría de los tuyos grita: va contra la constitución, es discriminación, es una injusticia social. Pero finalmente la Justicia ahora nos hizo justicia y nos abrió las puertas de las universidades y de las escuelas técnicas.

Mi hermano blanco, mi hermana blanca, pueblo mío: ¿qué te he hecho yo, en qué te entristecí? ¡Respóndeme!

Respóndeme, por favor”.

Y nosotros los blancos, los que disponemos del tener, del saber y del poder, generalmente callamos, avergonzados y cabizbajos. Es hora de escuchar el lamento de estas hermanas y hermanos nuestros afro-descendientes, sumar fuerzas con ellos y ellas y construir juntos una sociedad inclusiva, pluralista, negra, mestiza, fraterna, cordial donde nunca más haya, como todavía sigue habiendo en el campo y en las ciudades, personas que se atreven a esclavizar a otras persoas.

Ojalá podamos gritar: “esclavitud nunca más”. Y enjugando las lágrimas podamos responder a las discriminaciones con amor y comprensión como tantos y tantas afrodescendientes lo hacen. Y un día, que sólo Dios sabrá cuando, podremos decir todos juntos, como en el Apocalipsis, sin venganza y sin rencor: “Todo eso pasó”.

*Leonardo Boff ha escrito entre otros libros Tierra madura: una teología de la vida, Planeta, São Paulo 2023.

Traducción de Mª José Gavito Milano

 “Meu povo branco: em que te contristei:responde-me?”

                            Leonardo Boff

No dia 20 de novembro temos celebrado o Dia da consciência Negra, pela primeira vez  a nível nacional. Para esta oportunidade escrevi o presente texto como uma homenagem à esta data.

A Paixão de Cristo continua pelos séculos afora no corpo dos negros historicamente crucificados. Jesus agonizará até o fim do mundo, enquanto houver um único de seus irmãos e irmãs que esteja ainda pendendo de alguma cruz. Nesta convicção, a Igreja Católica, na liturgia da Sexta-feira Santa, coloca na boca do Cristo estas palavras pungentes:

”Que te fiz, meu povo eleito? Dize em que te contristei! Que mais podia ter feito, em que foi que te faltei?

Eu te fiz sair do Egito, com maná de alimentei. Preparei-te bela terrra, tu, a cruz para o teu rei”.

Celebrando o Dia nacional da Consciência negra, nos damos conta de que ela não foi ainda plenamente assumida. Há muitra discriminação na rua, nas midias sociais contra os afrobrasileiros, atigindo muitas pessoas negras simples, trabalhadores, jogadores de futebol e  até atores e atrizes famosos. Quantos jovens negros são executados pela polícia nos morros de nossas cidades? Em uma década, de 2012 a 2022, 79% das vítimas de homicídio do sexo masculino eram negras. O estudo divulgado pelo Instituto Sou da Paz é estarrecedor: 8 em cada 10 homens mortos por arma de fogo são negros.

Estes dados nos revelam que a paixão de Cristo continua na paixão deste povo afrobrasileiro. Falta a segunda abolição, da miséria, da fome do desemprego e da discriminação.

Em solidariedade a todos eles e elas fiz este pequeno poema-reflexão,inspirada na liturgia católica da sexta-feira santa:

“Meu irmão branco,  minha irmã branca, meu povo: que te fiz eu e em que te contristei? Responde-me!

Eu te inspirei a música carregada de banzo e o ritmo contagiante. Eu te ensinei como usar o bumbo, a cuíca e o atabaque. Fui eu que te mostrei o rock e a ginga do samba. E tu tomaste do que era meu, fizeste nome e renome, acumulaste dinheiro com tuas composições e shows e nada me devolveste.

Eu desci os morros, te mostrei um mundo de sonhos, de uma fraternidade sem barreiras. Eu criei mil fantasias multicores e te preparei a maior festa do mundo: dancei o carnaval para ti. E tu te alegraste e me aplaudiste de pé. Mas logo, logo, me esqueceste, reenviando-me ao morro, à favela, à realidade nua e crua do desemprego, da fome, da discriminação  e da opressão.

Meu irmão branco, minha irmã branca, meu povo: que te fiz eu e em que te contristei? Responde-me!

Eu te dei em herança o prato do dia-a-dia, o feijão e o arroz. Dos restos que recebia, fiz a feijoada, o vatapá, o efó e o acarajé: a cozinha típica da Bahia. E tu me deixas passar fome. E permites que minhas crianças morram famintas ou que seus cérebros sejam irremediavelmente afetados, infantilizando-as para sempre.

Eu fui arrancado violentamente de minha pátria africana. Conheci o navio-fantasma dos negreiros no qual tantos e tantos morreram e foram lançados ao mar. Chegando aqui fui feito coisa, “peça”, escravo e escrava. Fui a mãe-preta para teus filhos e filhas. Cultivei os campos, plantei o fumo para o cigarro e a cana para o açúcar. Fiz todos os trabalhos. Ajudei a construir grande parte do que existe neste país, monumentos, palácios e igrejas coloniais nas quais muitos se revelaram grandes artistas. E tu me chamas de preguiçoso e me prendes por vadiagem. Por causa da cor da minha pele me discriminas e me tratas ainda como se continuasse ainda na escravidão.

Meu irmão branco, minha irmã branca, meu povo: que te fiz eu e em que te contristei? Responde-me!

Eu soube resistir, consegui fugir e fundar milhares de quilombos: sociedades fraternais e sororais, sem escravos, de gente pobre mas livre, negros, negras, mestiços e brancos pobres. Eu transmiti, apesar do açoite em minhas costas, a cordialidade e a doçura à alma brasileira. E tu me caçaste como bicho, arrasaste meus quilombos e ainda hoje impedes que a abolição da miséria que escraviza e a discriminação que machuca,  continuem como realidades cotidianas e efetivas.

Eu te mostrei o que significa ser templo vivo de Deus. E, por isso, como sentir Deus no corpo cheio de axé e celebrá-lo no ritmo, na dança e nas comidas sagradas. E tu reprimiste minhas religiões chamando-as de ritos afro-brasileiros ou de simples folclore. Não raro, fizeste da macumba caso de polícia.

Meu irmão branco, minha irmã branca, meu povo: que te fiz eu e em que te contristei? Responde-me!

Quando com muito esforço e sacrifício consegui ascender um pouco na vida, ganhando um salário suado, comprando minha casinha, educando meus filhos e filhas, cantando o meu samba, torcendo pelo meu time de estimação e podendo tomar no fim de semana uma cervejinha com os amigos, tu dizes que sou um negro de alma branca, diminuindo assim o valor de nossa alma de negros, dignos e trabalhadores. E nos concursos em igual condição quase sempre sou preterido em favor de um branco. Porque sou negro ou negra.

E quando se pensaram políticas públicas por um governo que cuida do povo, para reparar a infâmia histórica, permitindo-me o que sempre me negaste: estudar e me formar nas universidades e nas escolas técnicas e assim melhorar minha vida e de minha família, a maioria dos teus grita: é contra a constituição, é uma discriminação, é uma injustiça social. Mas finalmente a Justiça agora nos fez justiça e nos abriu as portas das universidades e das escolas técnicas.

Meu irmão branco, minha irmã branca, meu povo: Que te fiz eu e em que te contristei? Responde-me!”

“Responde-me, por favor”.

E nós brancos, os que dispomos do ter, do saber e do poder, geralmente calamos, envergonhados e cabisbaixos. É hora de escutar o lamento destes nossos irmãos e irmãs afrodescendentes, somar forças com eles e elas e construir juntos uma sociedade inclusiva, pluralista, negra, mestiça, fraterna, cordial onde nunca mais haverá, como ainda continua havendo no campo e nas cidades pessoas que se atrevem a escravizar outras pessoas.

Oxalá possamos gritar: “escravidão nunca mais”. E enxugando as lágrimas podemos responder às discriminações com amor e compreensão como tantos e tantas afrodescendentes o fazem. E vamos um dia, que só Deus saberá quando, poderemos dizer todos juntos, como no Apocalipse,  sem vingança e sem rancor:”Tudo isso passou”.

Leonardo Boff escreveu entre outros Terra madura:uma teologia da vida, Planeta, São Paulo 2023.

Warum haben wir die derzeitige gefährliche Situation erreicht?

Leonardo Boff                  

         Es ist eine Binsenweisheit, dass wir uns im Zentrum einer großen Zivilisationskrise befinden. Sie ist nicht regional, sondern global. In der Tat umfasst diese globale Krise eine Vielzahl anderer Krisen im wirtschaftlichen, politischen, ideologischen, erzieherischen, religiösen und sogar spirituellen Bereich. Wir wissen nicht, was vor uns liegt. Wir werden uns mehr und mehr kollektiv bewusst, dass es so, wie die Welt ist, nicht weitergehen kann. Der derzeitige Weg führt uns an den Rand eines Abgrunds. Wir müssen uns ändern. Einstein wird der Ausspruch zugeschrieben, dass das Denken, das die gegenwärtige Krise verursacht hat, nicht dasselbe sein kann wie das, das uns aus ihr herausführen wird. Wir müssen einen neuen Weg definieren, aber wie können wir ihn so gestalten, dass es wirklich eine andere Art von Welt ist?

Die unwiderlegbare Tatsache ist, dass es zu viel zerstörerisches Chaos gibt, das nicht die Absicht hat, generativ zu sein. Es gibt Formen der Unmenschlichkeit, die alles übertreffen, was wir in der Geschichte bisher erlebt und erlitten haben. Sehen Sie sich nur den Völkermord an, der im Gazastreifen unter freiem Himmel stattfindet, verübt von einem grausamen und gnadenlosen israelischen Premierminister Benjamin Netanjahu, unterstützt von einem katholischen US-Präsidenten und von der Europäischen Union, die ihre historischen Ideale von Menschenrechten, Freiheit und Demokratie verrät. Es gibt eine riesige Welle des Hasses, der Verachtung der Solidarität, der Wissenschaft, der Verleugnung der Wahrheit und der Herrschaft der Unwissenheit. Dieses Anti-Phänomen findet vor allem im Westen statt.

Allein die Tatsache, dass 1 % den Reichtum von mehr als der Hälfte der Menschheit besitzt, zeigt, wie pervers, zutiefst ungleich und ungerecht die soziale Landschaft der Welt ist. Hinzu kommt die ökologische Notlage, die sich aus der mangelnden Nachhaltigkeit des Planeten Erde ergibt, der alt ist und über begrenzte Ressourcen verfügt, so dass er das Projekt des unbegrenzten Wachstums, von dem die Sozialpolitiken der Länder besessen sind, nicht mehr tragen kann. Dieser Prozess hat die Biome der Erde übermäßig ausgebeutet und gefährdet die natürlichen Grundlagen, die unser Leben und das Leben der Natur erhalten (Earth Overshoot). Das Fortbestehen des menschlichen Abenteuers auf diesem Planeten ist nicht gesichert. Wie Papst Franziskus in seiner Enzyklika Fratelli tutti (2020) schrieb: „Wir sitzen alle im selben Boot; entweder wir retten uns alle oder niemand rettet sich“. Das alles wird durch die zunehmende globale Erwärmung zusammengefasst, die eine neue, wärmere und gefährlichere Phase in der Geschichte der Erde und der Menschheit einzuläuten scheint.

Warum haben wir die derzeitige bedrohliche Situation erreicht, die die Zukunft des menschlichen Lebens und der Natur gefährden könnte?

Es gibt verschiedene Interpretationen der heutigen kritischen Situation. Ich behaupte nicht, eine ausreichende Antwort zu haben. Aber ich habe eine Hypothese, die das Ergebnis eines lebenslangen Studiums und Nachdenkens ist. Ich glaube, dass unsere Situation vor mehr als zwei Millionen Jahren entstand, als der Homo habilis, der Mensch, der Werkzeuge erfand, um in die Zyklen der Natur einzugreifen, auftauchte. Bis dahin war ihre Beziehung eine der Interaktion, des Einstimmens auf die natürlichen Rhythmen und des Nehmens dessen, was sie in die Hände bekamen. Mit dem homo habilis oder faber begann nun der Eingriff in die Natur: die Jagd auf Tiere und das systematische Fällen von Bäumen. Nach Tausenden von Jahren setzte sich der Eingriff in die Natur bis vor 10-12 Tausend Jahren, in der Jungsteinzeit, mit der Aggression der Natur fort. Man griff in den Lauf der Flüsse ein und führte die Bewässerungslandwirtschaft und die Bewirtschaftung ganzer Landstriche ein, was zu einer Veränderung der Beziehungen zur Natur führte und diese bereits erschöpfte.  Das Zeitalter der Industrialisierung und der modernen, derzeitigen Produktionsweise durch Technologie, Automatisierung und künstliche Intelligenz führte schließlich zur Zerstörung der Natur. Wir projizieren ein neues geologisches Zeitalter, das Anthropozän, Nekrozän und Pyrozän, in dem der Mensch als Satan der Erde erscheint: Er hat den Garten Eden in ein Schlachthaus verwandelt, wie der Biologe E. Wilson anprangerte, und hat sich nicht wie der fürsorgliche Engel seines Lebensraums, der Mutter Erde, verhalten.

Dieser sozialgeschichtliche Prozess wurde von den Gründervätern der Moderne, Galileo Galilei, Descartes, Newton, Francis Bacon und anderen, theoretisch begründet. Für sie ist der Mensch der „Herr und Besitzer“ der Natur. Er fühlt sich nicht als Teil von ihr, sondern steht außerhalb und über ihr. Die Erde, die bis dahin als die Magna Mater galt, die uns alles gibt, wird nun als träges Ding (res extensa) ohne Zweck betrachtet, allenfalls als Schatztruhe mit Ressourcen, die dem Menschen zur Nutzung und zum Vergnügen überlassen werden. Die Leitachse dieser Weltanschauung ist der Wille zur Macht, zur Beherrschung des anderen, der Völker, ihrer Länder (Kolonialisierung von Europa aus), der Arbeiterklasse, der Natur, des Lebens bis zum letzten Gen, der Materie bis zum kleinsten Topquark. Die Wissenschaft sollte der Herrschaft dienen, und zwar nicht nur als theoretisches Wissen über die Funktionsweise der Dinge, sondern wurde bald vom Willen zur Macht vereinnahmt und in eine technische Operation zur Umgestaltung der Wirklichkeit verwandelt. Mit ihr wurde ein wahrer Krieg gegen die Erde geführt, ohne Aussicht auf Erfolg, indem ihr alles entrissen wurde, um den Traum vom unbegrenzten Wachstum der materiellen Güter zu verwirklichen. Die Erde wurde im Boden, in der Luft, in den Gewässern, in den Wäldern auf allen Ebenen angegriffen, was zur Zerstörung praktisch aller wichtigen Biome führte, ohne die Nebenwirkungen abzuwägen. Es ist das Reich der instrumentell-analytischen und technokratischen Vernunft. Wir können nicht umhin, die immensen Vorteile zu schätzen, die sie dem menschlichen Leben gebracht hat. Gleichzeitig hat sie aber auch das Prinzip der Selbstzerstörung mit tödlichen Waffen geschaffen, die alles Leben auslöschen können. Die Vernunft ist irrational und wahnsinnig geworden.

Heute haben wir den Grenzpunkt erreicht, an dem die Erde ernsthaft erkrankt ist. Als lebender Super-Organismus reagiert sie mit extremen Ereignissen: schwere Dürren und Schneestürme, eine breite Palette von Viren und Bakterien, einige davon tödlich, sowie Taifune, Tornados, Überschwemmungen und Erdbeben.  Wir bewegen uns nicht auf die globale Erwärmung zu. Wir sind bereits mitten drin. Die Wissenschaft ist zu spät dran, sie kann nur noch vor der Ankunft des Klimawandels warnen und seine schädlichen Auswirkungen abmildern. Tatsächlich bedroht dieser Klimawandel die Artenvielfalt und gefährdet ernsthaft die Zukunft des Lebenssystems.

Es gibt auch eine nicht unbedeutende Tatsache. Die Despotie der Vernunft – der Rationalismus – hat das Menschlichste in uns verdrängt: unsere Fähigkeit zu fühlen, zu lieben, sich zu kümmern, die Dimension der Werte wie Freundschaft, Empathie, Mitgefühl und die Fähigkeit zu Verzicht und Vergebung zu leben, kurz, die Welt der Exzellenzen. All dies wurde als ein Hindernis für den objektiven Blick der Wissenschaften angesehen. Wir trennen Verstand und Herz, intellektuelle Vernunft und sensible Vernunft. Dieser Bruch hat zu einer tiefgreifenden Verzerrung des Verhaltens geführt, die zu einer Gefühllosigkeit gegenüber der Not von Millionen und Abermillionen armer und unglücklicher Menschen und zu einem Mangel an Fürsorge für die Natur und ihre Güter und Dienstleistungen führt.

Wollte man die Krise der Zivilisation in einer kurzen Formel zusammenfassen, würde man sagen: Sie hat ihr rechtes Maß verloren, einen Wert, der in allen ethischen Traditionen der Menschheit vorhanden ist. Alles hat kein Maß mehr, der Angriff auf die Natur, die Anwendung von Gewalt in persönlichen und sozialen Beziehungen, die Kriege ohne jedes Maß, die ungebremste Vorherrschaft des Wettbewerbs auf Kosten der Zusammenarbeit, der ungebremste Konsum neben dem unersättlichen Hunger von Millionen von Menschen, ohne jeden Sinn für Solidarität und Menschlichkeit.

Wenn wir dieses auf Machtherrschaft basierende Zivilisationsprojekt verfolgen, das jetzt globalisiert ist, werden wir unweigerlich in eine ökologisch-soziale Tragödie geraten, die so weit geht, dass der Planet Erde für uns und für lebende Organismen unbewohnbar wird. Das wäre das Ende von uns nach Millionen von Jahren auf diesem schönen, lachenden Planeten. Wir haben nicht gewusst, wie wir ihn pflegen sollen, damit er die gemeinsame Heimat aller Menschen und der Natur sein kann.

Aber da der kosmogene und irdische Prozess nicht linear ist und nach oben und nach vorne springen kann, könnte das Unerwartete eintreten, was durch einen großen Einschlag wahrscheinlich wird. Dies würde das kollektive Bewusstsein der Menschheit verändern. Wie der deutsche Dichter Hölderin (+1843) sagte: „Wo die Gefahr wohnt, wächst auch das, was sie rettet“. Diese Rettung würde den notwendigen Paradigmenwechsel bedeuten und damit unsere Zukunft garantieren. Dies wäre die Utopie, die für die derzeitige Situation der Erde und der Menschheit möglich und tragfähig ist.

Leonardo Boff  Autor von: Die Suche nach dem rechten Maß: Wie der Planet Erde wieder ins Gleichgewicht kommt. LIT Verlag (9. Oktober 2023)

Übersetzt von Bettina Goldhartnack