Il Vertice dei popoli originari:il Condor e l’Aquila

Leonardo Boff

Il celebre storico e pensatore culturale Emmanuel Todd, con tono deciso, denunciava già nel 2024 “La défaite de lOccidente” (La sconfitta dell’Occidente). Egli mostrava con ragione come l’Occidente fosse stato sconfitto da se stesso, per non essere riuscito a rigenerarsi a partire dalle proprie radici già necrotiche.

Ciò che Todd ha affermato dell’Occidente potrebbe essere detto dell’intera civiltà planetaria, forse con l’eccezione della Cina di Xi Jinping, che sta cercando di salvare le radici etiche e spirituali della tradizione ancestrale cinese. Ma il problema è la mancanza di libertà. La storia ci insegna che all’essere umano ripugna vedersi privato ​​di questo dono maggiore che è la libertà, con cui può plasmare il proprio destino ed esprimere la propria visione delle cose.

Se quasi la totalità della civiltà globalizzata è alla deriva, lo stesso non si può dire dei popoli nativi di Abya Yala, il nome Kuna per l’Amerindia, che significa “terra fertile”. Il nome è già stato incorporato da quasi tutti i gruppi etnici. È stato un lungo viaggio. Al Primo Congresso Indigeno Interamericano, tenutosi a Pátzcuaro (Messico) nel 1940, ancora si sosteneva la tesi colonialista dell’omogeneizzazione e dell’assimilazione dei popoli nativi nella cultura dominante, di stampo occidentale.

Tutto iniziò a cambiare a partire dagli anni ’60, quando emerse uno spirito libertario, soprattutto tra i giovani. In questo contesto, in tutti i paesi sudamericani, irruppe anche la coscienza indigena come indigena. I popoli nativi rifiutarono di essere chiamati “selvaggi” per essere distinti dai “civilizzati”. Volevano essere ciò che sono, veri popoli: Maya, Inca, Aztechi, Olmechi, Toltechi, Tupi-Guarani, Pataxó, Yanomami e decine di altri.

A partire al 1990 si sono svolti diversi incontri dei popoli nativi del Grande Sud e, anche, del Grande Nord. Si cercava un’identità unica che fosse qualcosa di comune. Ben presto si resero conto che era nella resistenza e nella salvaguardia della propria cultura che potevano trovare qualcosa in comune. Ma per avere forza, avevano bisogno di forgiare insieme un’articolazione che unisse tutti quelli del Nord con quelli del Sud. Uniti, avrebbero potuto affrontare il rullo compressore della cultura dominante, di stampo occidentale, che ha sempre cercato di assimilarli sacrificando la loro identità, cultura, religione, feste e miti ancestrali. E, per di più, rubandogli le terre.

In risposta a tutto questo, fu creato così nel 2007 il Vertice dei Popoli di Abya Yala. Molto importante è stato l’incontro di Porto Alegre nel 2012, quando decine di etnie e gruppi di sostegno hanno lanciato il “Manifesto dei Popoli Indigeni di Abya Yala“. Il cui sottotitolo specifica: “In difesa della Madre Terra, per il Bem Viver, la Vita Piena e contro la Mercificazione della Vita e della Madre Natura”.

Il testo è esplicito: “La nostra relazione con le nostre terre è la base della nostra esistenza in quanto popoli, la base del nostro Bem Viver e della nostra Vita Piena, in armonia con Madre Natura”.

Avevano capito che la cosiddetta “scoperta dell’America o del Brasile” era stata un’invasione e una conquista da parte degli europei che li colonizzarono con una violenza inaudita, appropriandosi delle loro terre, cercando soprattutto oro, argento e legnami pregiati. Oggi, tutti si uniscono intorno alla resistenza e al recupero delle loro identità, che implica la preservazione delle lingue, delle tradizioni, delle religioni e della saggezza degli anziani e degli sciamani.

Un’ombra li accompagna: lo sterminio dei loro antenati, inflitto dagli invasori europei. Si verificò uno dei più grandi genocidi della storia. Circa 60 milioni di integranti di questi popoli nativi furono uccisi da guerre di sterminio e dai lavori forzati o da malattie portate dai bianchi contro cui non avevano difese immunitarie.

I dati più recenti sono stati raccolti dall’educatrice Moema Viezer e dal sociologo e storico canadese residente in Brasile, Marcelo Grondin. Il libro, con prefazione di Ailton Krenak, descrive dettagliatamente, regione per regione, come avvenne l’uccisione sistematica di indigeni e persino di interi popoli, come accadde ad Haiti. Si intitola “Abya Yala: genocídio, resistência e sobrevivência dos povos originários das Américas” (Editora Bambual, Rio de Janeiro 2021).

Cosciente della tragedia accaduta ai suoi fratelli, un saggio della nazione Yanomami, lo sciamano Davi Kopenawa Yanomami, prevedendo il proseguimento di questo processo mortale, avvertì nel libro “A Queda do Céu” (La caduta del cielo) ciò che gli sciamani del suo popolo stavano percependo: “la corsa dell’umanità si sta dirigendo verso la sua fine” (Companhia das Letras, 2015).

Al termine di uno di questi incontri tra i popoli del Grande Sud con quelli del Grande Nord, uno sciamano si alzò e disse con voce forte e misurata: “Fratelli e sorelle, miei parenti. Ascoltate questa profezia, pronunciata da un anziano dei tempi antichi. Verrà un giorno in cui l’Aquila del Nord, che aveva scacciato il Condor del Sud, volerà qui. Incontrerà il Condor. Non lo perseguirà più. Lo inviterà a volare insieme. E di fatto, così fu. Aprendo entrambi le loro grandi ali, i due, il Condor e l’Aquila, iniziarono a volare insieme sopra quelle terre e quelle valli. E non si separarono mai più.”

(Non ho bisogno di chiarire che l’Aquila rappresentava gli Stati Uniti d’America e il Condor Abya Yala, l’Amerindia).

E lo sciamano concluse: “Questo giorno è arrivato: eccoci qui, provenienti da ogni parte, dal Nord e dal Sud. Siamo tutti parenti e abbiamo la Terra come nostra Grande Madre. Aiutiamo gli altri nostri fratelli e sorelle, di varie parti del mondo, ad amare, rispettare e rivitalizzare la nostra Grande Madre. Così potremo vivere tutti insieme nello stesso grande Villaggio Comune”. Parlò e disse.

Questa profezia si sta adempiendo tra i popoli nativi. Che si realizzi anche in noi finché abbiamo ancora tempo.

Leonardo Boff scrive per la rivista ICL LIBERTA

(https://www.revistaliberta.com.br). Ha anche scritto il libroCuidar da Casa comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2025 (https://www.leonardoboff.com).

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

A luta do Condor com Touro: colonização versus libertação

      Leonardo Bof

Por mais que tenham sido oprimidos e,em grande parte, exterminados, os povos originários de Abya-Yala (nome indígena para a América do Sul) sempre resistiram e alimentaram a esperança de um dia resgatarem sua identidade.

Em razão desta esperança, em algumas comunidades andinas dos antigos incas, lá por Portosí, celebra-se, de tempos em tempos, um ritual de grande significação: amarra-se um Condor no dorso de um Touro bravio. Trava-se, diante da multidão, uma luta feroz e dramática, O Touro faz de tudo para se livrar do Condor e este bica-o,incessantemente, até que com suas potentes bicadas extenua e derruba o Touro. Este então,  vencido, é comido por todos.

O cristianismo imposto fazia parte do projeto colonial. Tratava-se,na clássica fórmula “dilatar a fé e o império”. Ele, em geral, se mostrou sempre sensível ao pobre, embora com métodos discutíveis, mas foi implacável e etnocêntrico face à alteridade cultural. O outro (o indígena e negro) foi considerado inimigo, pagão e infiel.

Contra ele se moveram “guerras justas” e se lhe leu o requerimiento (um documento em latim lido diante do cacique no qual ele deveria reconhecer o rei como seu soberano e o papa como representante de Deus). Caso não aceitasse,pois nem entendia o latim, se legitimava o sometimento forçado.

Não devemos jamais esquecer que nossas sociedades sul-americanas estão assentadas sobre grande violência praticada pelo colonialismo que invadiu nossas terras e  obrigou-nos falar e pensar nos moldes do invasor. Sofremos feroz etnocídio indígena com sua quase exterminação; o desumano escravismo que reduziu milhões de pessoas de África a “peças”; a dominação persistente das classes dominantes, egoístas, corruptas e insensíveis face à pobreza de seus semelhantes,negadoras de um projeto nacional que incluísse a todos, só pensando em seus benefícios e privilégios. As desigualdades sociais,  as hierarquias discriminatórias e a falta de sentido do bem comum se alimentam ainda hoje deste substrato cultural perverso.

Por isso com espanto ainda recentemente escutamos de autoridades oficiais eclesiásticas que a primeira evangelização não foi uma “imposição nem uma alienação”. E que seria “um retrocesso e uma involução” querer resgatar as religiões ancestrais dos povos originários. Hoje após o sínodo Pan-amazônico do Papa Francisco, ao contrário,  se insiste neste resgate.

Face a isso não podemos deixar de escutar o reverso da conquista e da evangelização imposta, a voz das vítimas que ecoam até os dias de hoje. Testemunha-o os lamentos  do  profeta maia Chilam Balam de Chumayel :

”Ai! Entristeçamo-nos porque chegaram…vieram fazer nossas flores murchar para que somente  a sua flor vivesse…vieram castrar o sol”. E sua lamúria continua:”Entre nós se introduziu a tristeza, se introduziu o cristianismo…Esse foi o princípio de nossa miséria, o princípio de nossa escravidão”(cf.M.León-Portilla, El reverso de la conquista, México  1989). Há palavras que mais nos desmoralizam que essas? A boa-nova como tristeza, princípio de escravidão!

Segundo o filósofo e historiador Oswald Spengler (1880-1936) em A Decadência do Ocidente,(1938) a invasão ibérica na América significou o maior genocídio da história humana. A destruição, diz ele, foi da ordem de 90% da população. Dos 22 milhões de astecas em 1519 quando Hernán Cortés penetrou no México, só restou um milhão em 1600. E os sobreviventes no dizer de Jon Sobrino, teólogo assessor do Santo Dom Oscar Arnulfo Romero, são povos crucificados que pendem da cruz; missão da Igreja e da cidadania aberta é baixá-los da cruz e  fazê-los ressuscitar.

O embate entre o Touro e o Condor  significa uma metáfora:  Touro é o colonizador espanhol e o Condor o inca do altiplano andino, oprimido. Processa-se uma reversão simbólica: o vencedor de ontem (o Touro) é o vencido de hoje.O vencido de ontem,(o Condor) é o vencedor hoje. O sonho de liberdade triunfa, pelo menos, simbolicamente.

Nesse contexto, a missão da Igreja é de justiça, não de caridade como foi afirmado, solenemente pelas conferências episcopais de toda a América do Sul, como Medellín, Puebla e Aparecida: reforçar o resgate das culturas ancestrais dos povos originários, com seu espírito que são as tradições, a sabedoria dos pajés e suas religiões. E em seguida estabelecer um diálogo no qual ambos se complementam, se purificam e se evangelizam mutuamente.

Então,como atestam tantos missionários, eles nos evangelizam porque, geralmente são melhores que os cristãos pelo menos não sabem  o que é a mentira. Sentem-se a própria natureza e vivem na maior liberdade.

Leonardo Boff escreve para a revista do ICL LIBERTA (https:// (https:// www.revistaliberta.com.br); escreveu também A nova evangelização: a perspectiva dos pobres Vozes 1990. (www.leonardoboff.org).

Der Gipfel der indigenen Völker:Der Kondor und der Adler

Leonardo Boff

Der Volksgipfel: Der renommierte Historiker und Kulturtheoretiker Emmanuel Todd prangerte bereits 2024 in scharfem Ton „Die Niederlage des Westens“ (La défaite de l’Occident) an. Er zeigte überzeugend auf, wie der Westen sich selbst besiegte, indem er nicht in der Lage war, sich aus seinen bereits nekrotischen Wurzeln – dem Kondor und dem Adler – neu zu erschaffen.

Was Todd über den Westen sagte, ließe sich auf die gesamte Zivilisation des Planeten übertragen, vielleicht mit Ausnahme Chinas unter Xi Jinping, das versucht, die ethischen und spirituellen Wurzeln der chinesischen Washeit wiederzuentdecken. Doch das Problem ist der Mangel an Freiheit. Die Geschichte lehrt uns, dass es dem Menschen zutiefst widerstrebt, seiner größten Gabe, der Freiheit, beraubt zu werden, mit der er sein Schicksal gestalten und seine Visionen verwirklichen kann.

Während die globalisierte Zivilisation fast vollständig orientierungslos ist, gilt dies nicht für die indigenen Völker von Abya Yala, dem Kuna-Namen für die amerikanischen Ureinwohner, der „reifes Land“ bedeutet. Dieser Name ist bereits von fast allen ethnischen Gruppen übernommen worden. Ein langer Weg wurde zurückgelegt. Auf dem Ersten Interamerikanischen Indigenenkongress, der 1940 in Pátzcuaro (Mexiko) stattfand, wurde die kolonialistische These der Homogenisierung und Assimilation der indigenen Völker in die dominante westliche Kultur noch immer vertreten.

Ab den 1960er Jahren begann sich alles zu verändern, als insbesondere unter jungen Menschen ein libertärer Geist aufkam. In diesem Kontext erwachte in allen südamerikanischen Ländern auch das indigene Bewusstsein. Die indigenen Völker weigerten sich, als „Eingeborene“(Naturais) bezeichnet zu werden, um sie von den „Zivilisierten“ abzugrenzen. Sie wollten das sein, was sie sind: wahre Völker: Maya, Inka, Azteken, Olmeken, Tolteken, Tupi-Guarani, Pataxó, Yanomami und Dutzende andere.

Ab 1990 fanden mehrere Treffen zwischen den indigenen Völkern des südlichen und nördlichen Amerikas statt. Sie suchten nach einer gemeinsamen, einzigartigen Identität. Schnell erkannten sie, dass sie nur im Widerstand und im Schutz ihrer Kultur etwas Gemeinsames finden konnten. Um jedoch Stärke zu erlangen, mussten sie ein Bündnis schmieden, das alle Völker des Nordens mit denen des Südens vereinen würde. Vereint konnten sie der dominanten westlichen Kultur entgegentreten, die sie seit jeher zu assimilieren versucht, ihre Identität, Kultur, Religion, angestammten Feste und Mythen zu opfern und ihnen ihr Land zu rauben.


Als Reaktion darauf wurde 2007 der Gipfel der Völker von Abya Yala ins Leben gerufen. Von großer Bedeutung war das Treffen in Porto Alegre im Jahr 2012, bei dem Dutzende von Ethnien und Unterstützergruppen das „Manifest der indigenen Völker von Abya Yala” verabschiedeten. Es enthielt folgende Forderungen: „Zur Verteidigung von Mutter Erde, für ein gutes Leben, ein erfülltes Leben und gegen die Kommerzialisierung des Lebens und von Mutter Natur”.

Der Text ist eindeutig: „Unsere Beziehung zu unserem Land und unseren Territorien ist die Grundlage unserer Existenz als Völker, die Grundlage unseres guten Lebens und unserer Erfüllung, in Harmonie mit Mutter Natur.“        Sie verstanden, dass die sogenannte „Entdeckung Amerikas oder Brasiliens“ eine Invasion und Eroberung durch die Europäer war, die sie mit beispielloser Gewalt kolonisierten, sich ihr Land aneigneten und vor allem nach Gold, Silber und Edelhölzern suchten. Heute schließen sich alle zusammen, um Widerstand zu leisten und ihre Identität wiederzugewinnen, was bedeutet, ihre Sprachen, Traditionen, Religionen und das Wissen der Ältesten und Schamanen zu bewahren.

Ein Schatten begleitet sie: die Ausrottung ihrer Vorfahren durch die europäischen Invasoren. Es kam zu einem der größten Völkermorde der Geschichte. Etwa 60 Millionen Angehörige dieser Urvölker wurden durch Vernichtungskriege oder durch von den Weißen eingeschleppte Krankheiten, gegen die sie keine Immunität hatten, sowie durch Zwangsarbeit getötet.

Die neuesten Daten wurden von der Pädagogin Moema Viezer und dem in Brasilien lebenden kanadischen Soziologen und Historiker Marcelo Grondin erhoben. Das Buch mit einem Vorwort von Ailton Krenak, ein Fürer der Indigenen beschreibt Region für Region, wie die systematische Ausrottung von Indigenen und sogar ganzen Völkern, wie im Fall von Hati, ablief. Es trägt den Titel Abya Yala: Völkermord, Widerstand und Überleben der Ureinwohner Amerikas (Verlag Bambual, Rio de Janeiro 2021).

Im Bewusstsein dieser Tragödie, die seine Brüder ereilt hatte, warnte der Schamane Davi Kopenawa Yanomami, ein Weiser der Yanomami-Nation, in dem Buch „Der Fall des Himmels“ vor der Fortsetzung dieses tödlichen Prozesses und sagte voraus, was die Schamanen seines Volkes spüren: „Die Menschheit steuert ihrem Ende entgegen“ (Companhia das Letras, 2015).

Am Ende einer dieser Begegnungen zwischen den Völkern des Großen Südens und des Großen Nordens erhob sich ein Schamane und sprach mit kräftiger, ruhiger Stimme: „Brüder und Schwestern, meine Verwandten. Hört diese Prophezeiung, die ein Ältester aus uralten Zeiten verkündet hat. Es wird ein Tag kommen, da der Adler des Nordens, der den Kondor des Südens vertrieben hat, hierher fliegen wird. Er wird den Kondor finden. Er wird ihn nicht länger verfolgen. Er wird ihn einladen, mit ihm zu fliegen. Und so geschah es. Mit ihren gewaltigen Schwingen begannen die beiden, der Kondor und der Adler, gemeinsam über jene Berge und Täler zu fliegen. Und sie wurden nie wieder getrennt.“

(Es versteht sich von selbst, dass der Adler die Vereinigten Staaten von Amerika und der Kondor Abya Yala den indigenen Kontinent Amerikas repräsentierte).

Und der Schamane schloss: „Der Tag ist gekommen: Hier sind wir, aus allen Teilen der Welt, aus dem Norden und dem Süden. Wir sind alle miteinander verwandt und die Erde ist unsere Große Mutter. Lasst uns unseren Brüdern und Schwestern aus aller Welt helfen, unsere Große Mutter zu lieben, zu achten und zu stärken. So können wir alle zusammen in diesem großen gemeinsamen Dorf leben.“ Er sprach und sagte es.

Diese Prophezeiung erfüllt sich unter den indigenen Völkern. Möge sie sich auch in uns erfüllen, solange wir noch Zeit haben.

Leonardo Boff,Autor für das ICL-Magazin LIBERTA

(https:// www.revistaliberta.com.br). Er schrieb auch „Caring for Our Common Home: How to Postpone the End of the World, Vozes 2025“. (https://www.leonardoboff.com)

Übersetzt von Bettina Goldhacker

A Cúpula dos Povos Originários: o Condor e a Águia

     Leonardo Boff

         O notório historiador e pensador da cultura Emmanuel Todd,em tom forte denunciava já em 2024 “A derrota do Ocidente”(La défaite de l’Occident).Mostrava com razões como o Ocidente foi derrotado por ele mesmo, por não poder se recriar a partir de suas próprias raízes já necrosadas.

O que Todd afirmou do Ocidente poder-se-á dizer de toda a civilização planetária,talvez à exceção da China  sob Xi Jinping que tenta resgatar as raízes éticas e espirituais da ancestral tradição chinesa. Mas o problema é a falta de liberdade.A história nos ensina que repugna ao ser humano ver-se privado desse dom maior que é a liberdade, com a qual pode moldar seu destino e expressar sua visão das coisas.

 Se quase a totalidade da civilização globalizada está à deriva,o mesmo não se pode dizer dos povos originários de Abya Yala, nome kuna para a Ameríndia, que significa “terra madura”. O nome já é incorporado por quase todas as etnias. Fez-se uma longa caminhada. No Primeiro Congresso Indigenista Interamericano celebrado em Pátzcuaro (México) em 1940 ainda se sustentava a tese colonialista da homogeneização e assimilação dos povos originários à cultura dominante, de cariz ocidental.

Tudo começou a mudar a partir dos anos 60, quando surgiram, especialmente entre os jovens, um espírito libertário. Neste contexto, em todos os países sul-americanos irrompeu também a consciência indígena como indígena. Os povos originários recusavam ser chamados de “naturais” para distingui-los dos “civilizados.Queriam ser o que são: verdadeiros povos:maias, incas, astecas, olmecas, toltecas,tupi-guarani, pataxó, yanomami e outras dezenas.

         A partir de 1990 fizeram-se vários encontros dos povos originários  do Grande Sul e também do  grande Norte. Buscava-se uma identidade própria que fosse algo comum.Deram-se logo conta que era na resistência e na salvaguarda da própria cultura que podiam encontrar algo comum.Mas para ter força precisavam  juntos forjar   uma articulação que unisse a todos os no Norte com os do Sul. Unidos, poderiam fazer frente ao rolo compressor da cultura dominante de viés ocidental que sempre tentou assimilá-los sacrificando sua própria identidade, a cultura, a religião, as festas e os mitos ancestrais. E roubar-lhes as terras.

         Em reação a tudo isso foi assim que em 2007 se criou a Cúpula dos Povos de Abya Yala. Muito importante foi o encontro de Porto-Alegre em 2012 quando dezenas de etnias e grupos de apoio lançaram o “Manifesto dos Povos indígenas de Abya Yala. Vinha com especificações:Em Defesa da Mãe Terra, pelo Bem Viver, a Vida Plena e Contra a Mercantilização da vida e da Mãe Natureza”.

 O texto é explícito: “A nossa relação com as nossas terras e territórios é a base da nossa existência enquanto povos, a base do nosso Bem Viver e Vida Plena, em harmonia com a Mãe Natureza”. Entenderam que a assim chamada “descoberta da América ou do Brasil” era uma invasão e conquista de europeus que os colonizaram com violência inaudita, se apropriando de suas terras, buscando mais que tudo ouro,prata e madeiras nobres. Hoje todos se unem ao redor da resistência e do resgate de suas identidades que implicam guardar as línguas, as tradições, as religiões e a sabedoria dos anciãos e pajés.

Uma sombra os acompanha: extermínio de  seus antepassados, infligido pelos invasores europeus.Ocorreu um dos maiores genocídios da história. Foram mortos por guerras de extermínio ou por doenças trazidas pelos brancos contra as quais não possuíam imunidade e por trabalhos forçados cerca de 60 milhões de representantes destes povos originários.

 Os dados mais recentes foram levantados pela  educadora Moema Viezer e pelo sociólogo e historiador canadense radicado no Brasil, Marcelo Grondin. O livro com prefácio de Ailton Krenak, detalha região por região como foi a matança sistemática de indígenas e até de inteiros povos, como ocorreu no Hati. Leva como título Abya Yala: genocídio, resistência e sobrevivência dos povos originários das Américas(Editora Bambual, Rio de Janeiro 2021).

 Ciente desta tragédia acontecida com seus irmãos, um sábio da nação yanomami, o pajé Davi Kopenawa Yanomami, entrevendo a continuidade desse processo mortal, advertiu no livro A Queda do Céu o que os xamãs de seu povo estão pressentindo:a corrida  da humanidade está rumando  na direção de seu fim”(Companhia das Letras,2015).

 No final de um desses encontros de povos do Grande Sul com o Grande Norte, um xamã se levantou e disse com voz forte e pausada. “Irmãos e irmãs, meus parentes. Escutai esta profecia,  dita por um ancião de tempos antigos. Vai chegar um dia em que a Águia do Norte que havia expulso o Condor do Sul, voará para cá. Vai encontrar o Condor. Não vai mais persegui-lo. Vai convidá-lo a voarem juntos. E de fato, assim foi. Abrindo ambos as grandes asas, os dois, o Condor e a Águia começaram a voar juntos por sobre aquelas terras e vales. E nunca mais se separaram”.

(Nem preciso esclarecer que a Águia representava os Estados Unidos da América e o Condor a Abya Yala, a Ameríndia).

E concluiu o xamã: “Este dia chegou: aqui estamos vindos de todas as partes, do Norte e do Sul. Somos todos parentes e temos a Terra como nossa Grande Mãe. Ajudemos os outros nossos irmãos e irmãs, de várias partes do mundo, a amar, respeitar e revitalizar nossa Grande Mãe. Assim  poderemos viver todos juntos na mesma grande Taba Comum”. Falou e disse.

Esta profecia está se realizando entre os povos originários. Que se realize também em nós enquanto tivermos ainda tempo.

Leonardo Boff escreve para a revista do ICL LIBERTA:(https:// www.revistaliberta.com.br). Escreveu também Cuidar da Casa comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2025 (https://www.leonardoboff.com).