Quale scienza è utile per la trasformazione del mondo?

Leonardo Boff

I paesi che compongono il G20, dal 2017, hanno creato un collegamento tra le accademie scientifiche dei paesi membri per elaborare sussidi scientifici e tecnologici per i loro incontri annuali. Responsabile dell’incontro di questo gruppo è il paese che ospita il G20, in questo caso il Brasile, dove il vertice è in svolgimento in questi giorni a Rio de Janeiro. Il gruppo ha creato il nome Science20. Gli studi ed i dibattiti si sono conclusi il 2 luglio di quest’anno.

Il tema è “La scienza per la trasformazione mondiale” ed è articolato in cinque assi tematici: intelligenza artificiale, bioeconomia, processo di transizione energetica, sfide sanitarie e giustizia sociale.

Trattandosi di qualcosa di molto importante, è necessaria un’analisi attenta sulle proposte avanzate ai Capi di Stato e di Governo riuniti in questo Vertice.

Poiché si tratta di un tema specifico nei settori della scienza e della tecnologia, è naturale che la sintesi presentata nei cinque argomenti trattati si concentri su questi rami della conoscenza.

Tuttavia, appare subito evidente che abbiamo a che fare con un discorso intra-sistemico, senza mettere in discussione i presupposti alla base di questo sistema. In esso opera il paradigma delle scienze della modernità, che atomizza i saperi, è antropocentrico poiché vede l’essere umano separato dalla natura, il cui asse strutturante della sua pratica è la volontà di potere/dominio su tutto e tutti. Si inserisce, senza alcuna osservazione critica, nell’ambito del sistema del capitale, creato da questo paradigma, con tutti i suoi mantra ben noti.

In questo senso, nella sintesi pubblicata, non vi è alcuna appropriazione del nuovo paradigma olistico e relazionale basato sulla fisica quantistica (Bohr/Heisenberg), la cui comprensione fondamentale è sostenere che tutto è in relazione con tutto e nulla esiste al di fuori della relazione; nella scienza introdotta da Einstein dell’equivalenza tra materia ed energia; né nella nuova biologia e cosmologia, viste in processo, quindi, come cosmogenesi e biogenesi; né nel discorso ecologico che dal suo fondatore Ernst Haekel (1834-1919), il quale coniò la parola ecologia (1866), considerandola come la scienza delle relazioni, poiché tutti gli esseri sono interconnessi e tutti sono in dialogo permanente con l’ambiente. Ciò è stato chiaramente espresso nella Carta della Terra, adottata dalle Nazioni Unite (2003), come uno dei documenti ufficiali più importanti dell’ecologia attuale: “Le nostre sfide ambientali, economiche, politiche, sociali e spirituali sono interconnesse e insieme possiamo creare soluzioni inclusive (Preambolo, 4). Lo stesso scrive Papa Francesco nella sua enciclica Sulla cura della casa comune (2015).

Invano troviamo nella citata sintesi tale “interconnessione” e la ricerca di “soluzioni inclusive”. I temi corrono paralleli senza che si riscontri alcuna interconnessione sistemica tra loro.

Ciò nonostante; sia chiaro tra noi che la scienza è la tecnica fondamentale per il funzionamento delle nostre società complesse. Ma siamo anche coscienti attraverso l’epistemologia contemporanea che dietro ogni sapere ci siano interessi di ogni tipo, compresi quelli geopolitici. Basti ricordare il classico libro di Jürgen Habermas, “Conoscenza e interesse” (Biblioteca Universale Laterza, 1990), filosofo e sociologo della scuola di Francoforte.

Quali sarebbero questi interessi? L’aspetto più importante è il mantenimento dell’attuale sistema socio-economico, il capitalismo, come modo di produzione e sua espressione politica, il neoliberismo con il suo mercato. Inoltre, la preoccupazione della potenza dominante, gli USA, per la sicurezza al fine di garantire un mondo unipolare, fondato sulla tecno-scienza e sulla produzione di armi sempre più sofisticate, molte delle quali così potenti da poter liquidare la vita del genere umano. In funzione di questo proposito si investono migliaia di miliardi di dollari che, se destinati diversamente, risolverebbero il grave problema della fame, della salute e dell’alloggio per milioni di persone emarginate dall’attuale sistema dominante.

Al di là di queste riflessioni teoriche, vale la pena evidenziare gli effetti concreti di questo tipo di scienza e tecnica sviluppatosi a partire dalla modernità e ancora in vigore oggi. Nella volontà di dominare tutto, è stato creato il principio di autodistruzione con ogni tipo di arma letale, il che dimostra che la razionalità tecnico-scientifica è divenuta del tutto irrazionale. La furia per l’accumulazione ha devastato praticamente tutti gli ecosistemi terrestri e marini. Il consumo dei paesi opulenti richiede più di una Terra e mezza di beni e servizi, cosa che il pianeta non può soddisfare: il noto “Earth Overload”. L’estrazione estremamente intensiva delle risorse naturali, di alcuni beni comuni collettivi (come l’acqua, le foreste e i semi), ha portato all’attuale crisi ecologico-sociale di oggi.

Questa crisi è dimostrata dal riscaldamento globale che non ha precedenti dall’ultimo periodo interglaciale di 125mila anni fa. Le temperature globali hanno raggiunto un record nel 2023 e nel 2024, raggiungendo 1,5ºC al di sopra del periodo pre-industriale (1850-1900). Le inondazioni e gli incendi hanno devastato diverse regioni, come tra noi in Brasile il Rio Grande do Sul e il Pantanal. La disuguaglianza sociale è una delle realtà più perverse: l’1%

più ricco possiede più della metà della ricchezza mondiale. L’inquinamento atmosferico dovute alle mini-particelle è responsabile di molte malattie e, ogni anno, di 7 milioni di morti premature. E potremmo continuare con molti altri effetti dannosi derivanti da questo paradigma.

L’importante è dire che questo degrado del pianeta Terra e della vita ha come attori principali proprio coloro che si incontrano al vertice del G20 (con alcune eccezioni): i Governi dove si trovano i potenti e i ricchi di questo mondo. È sintomatico che nella voce “Giustizia sociale” non ci sia una parola sulla brutale disuguaglianza sociale globale. Si concentrano sull’espansione dell’accesso universale a Internet. Nella voce “Bio-economia” speravamo che ci si riferisse al superamento dell’attuale tipo di economia, altamente esclusivista, centrata sulla produzione di beni materiali. Invece di collocare, come suggerisce il titolo, la vita al centro e la scienza e la tecnologia, la politica e l’economia al servizio della vita. Ma si lancia un appello “a formulare un quadro di politiche congiunte che consentano ai paesi di attuare programmi di bio-economia…migliorare la qualità della vita e proteggere le risorse naturali”. Senza toccare il sistema di accumulazione ed esclusione, è un bellissimo proposito come l’Accordo di Parigi del 2015 che non è stato messo in pratica. Tale proposito idealistico va contro la logica del sistema dominante. Sicuramente non sarà implementato.

Sono questi alcuni aspetti critici alle proposte di tecnici e scienziati che saranno presentate al vertice del G20 di Rio de Janeiro. Sottolineo la proposta del comosso Presidente Lula di formare un’Alleanza Globale contro la Fame e la Povertà.Gli USA si hanno mostrato contra, nella logicsa perversa e egoistica del capitalismo centrasle.

Ma bisogna dire la verità: questo tipo di tecno-scienza, senza coscienza, non è sufficiente per la trasformazione del mondo. Se ci concentriamo semplicemente sui mezzi senza definire altri fini umanitari ed ecologici, secondo un altro paradigma, cammineremo in direzione di una catastrofe incommensurabile.

Quanta verità e quanto cambiamento di direzione sostiene lo spirito del capitale? Questa è una domanda che difficilmente troverà una risposta.

Leonardo Boff ha scritto O doloroso parto da Mãe Terra: uma sociedade de fraternidade sem fronteiras e de amizade social, Vozes 2021; Cuidar da Casa Comum: pistas para protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Qual ciência é boa para a transformação mundial?

Leonardo Boff

Os países que formam o G20, desde de 2017, criaram uma articulação entre as academias de ciências dos países membros para elaborar subsídios científicos e tecnológicos para as suas reuniões anuais. O país que hospeda o G20 é responsável pela reunião desse grupo, no caso, o Brasil, onde ocorrerá  a Cúpula no Rio de Janeiro em 2024. O grupo criou o nome Science20. Os estudos e debates foram concluídos no dia 2 de julho do corrente ano.

O tema é “Ciência para a transformação mundial. Ele vem detalhado em cinco eixos temáticos – inteligência artificial, bioeconomia, processo de transição energética, desafios da saúde e justiça social.

Como se trata de algo muito importante,cabe uma análise criteriosa sobre as propostas feitas aos chefes de Estado e de Governo reunidos nessa Cúpula.

Como se trata do tema específico das áreas de ciência e tecnologia é natural que o resumo apresentado nas cinco temáticas se concentre nesses ramos do saber.

Entretanto. salta logo à vista que temos a ver com um discurso intra-sistêmico,sem questionar os pressupostos subjacentes a este sistema.Nele funciona o paradigma das ciências da modernidade que atomiza os saberes, é antropocêntrico pois vê ser humano separado da natureza,cujo eixo estruturador de sua prática é a vontade de poder/dominação sobre tudo e sobre todos. Inscreve-se, sem qualquer observação crítica, dentro do sistema do capital, criado por este paradigma, com todos os seus conhecidos mantras.

Neste sentido, no resumo publicado, não se vê nenhuma apropriação do novo paradigma holístico fundado na física quântica (Bohr/Heisenberg), cuja compreensão fundamental é sustentar que tudo é relacionado com tudo e nada existe fora da relação; da ciência introduzida por Einstein da equivalência entre matéria e energia; nem da nova biologia e cosmologia, vistas dentro de um imenso processo de evolução, a cosmogênese e biogênese; nem do discurso ecológico que desde seu fundador Ernst Haekel (1834-1919) que cunhou a palavra ecologia (1866) se considera a ecologia como a ciência das relações, porquanto todos os seres   estão interligados entre si e todos em permanente diálogo com o ambiente. Isso o expressou claramente a Carta da Terra, assumida pela ONU (2003), como um dos documentos oficiais mais importantes da atual ecologia:”Nossos desafios ambientais, econômicos, políticos, sociais e espirituais estão interligados e juntos podemos forjar soluções includentes”(Preâmbulo,4).O mesmo escreve o Papa Francisco em sua encíclica Sobre o cuidado da Casa Comum (2015).

Em vão encontramos no aludido resumo tal “interligação” e a busca de “soluções includentes”. Os temas correm paralelos sem se notar e interconexão entre  eles.

Entretanto, que fique  claramente afirmado ser a ciência a técnica  fundamentais para o funcionamento de nossas sociedades complexas. Mas estamos também conscientes pela epistemologia contemporânea de que por detrás de todo saber vigoram interesses de toda ordem,também geopolíticos. Basta lembrar o livro clássico de Jürgen Habermas, “Conhecimento e Interesse”(Unesp 2014), filósofo e sociólogo da escola de Frankfurt.

Quais seriam esses interesses? O mais importante comparece na manutenção do atual sistema socio-econômico, o capitalismo, como modo de produção e sua expressão política, o neoliberalismo com seu mercado. Em seguida, a preocupação da potência dominante, os USA, pela segurança no sentido de garantir um mundo unipolar, baseado  na produção de armas cada vez mais sofisticadas, muitas delas tão poderosas que podem liquidar com a vida humana.Em função deste propósito investem-se trilhões de dólares que,se aplicados, resolveriam o grave problema da fome,da saúde e da moradia para os milhões de marginalizados do atual sistema dominante.

Afora estas reflexões de viés teórico, cabe ressaltar os efeitos concretos deste tipo de ciência e de técnica desenvolvidas a partir do paradigma do poder/dominação.No afã de dominar tudo, criou-se o princípio de autodestruição com todo tipo de armas letais, o que mostra que a racionalidade tecnico-científica se fez totalmente irracional. A fúria por acumulação devastou praticamente todos os ecossistemas terrestres e marinhos. O consumo dos países opulentos exige mais de uma Terra e meia de bens e serviços, coisa que ela não pode atender: a conhecida “Sobrecarga da Terra”. A extração extremamente intensiva dos recursos naturais, alguns commons coletivos,(como água, florestas e sementes) levou a um desequilíbrio do sistema-Terra e do sistema-vida.

Esse desequilíbrio se mostra pelo aquecimento global que é sem precedentes desde o último período interglacial há 125 mil anos atrás.As temperaturas globais atingiram o recorde em 2023 e em 2024, chegando a 1,5ºC acima dos período pré-industrial (1850-1900).As inundações e queimadas assolaram várias regiões como entre nós no Rio Grande do Sul e no Pantanal. A desigualdade social é uma das realidades mais perversas: 1% mais rico possui mais da metade da riqueza mundial.A poluição do ar por mini-partículas é responsável  anualmente por 7 milhões de mortes prematuras. E poderíamos prosseguir com muitos outros efeitos danosos resultantes desse paradigma.

O importante é dizer que esta degradação do planeta Terra e da vida tem como principais agentes exatamente aqueles que se reúnem na Cúpula dos G20. São os poderosos deste mundo. É sintomático que no item “Justiça Social”não há uma palavra sobre a brutal desigualdade social mundial.Concentram-se na expansão do acesso universal à internet. No item “Bioeconomia”esperávamos que se referisse à superação do tipo atual de economia,altamente excludente, centrada na produção de bens materiais. Ao invés de colocar, como o título sugere, a vida no centro e a ciência e tecnologia, a política e a economia a serviço da vida. Mas faz-se uma conclamação “para formular um quadro de políticas conjuntas que permite os países implementar programas de bioeconomia…melhorar a qualidade de vida e proteger os recursos naturais”. Eis um belo propósito como o Acordo de Paris de 2015 que não foi posto em prática. Tal propósito idealista vai contra a lógica do sistema dominante. Seguramente não será implementado.

Estas são algumas reflexões críticas às propostas dos técnicos e cientistas que serão apresentadas na Cúpula do G20 no Rio de Janeiro. A verdade tem que ser dita: esse tipo de tecno-ciência não é boa para a transformação mundial. Se ficarmos apenas nos meios sem definir outros fins humanitários, caminharemos na direção de uma catástrofe incomensurável. Quanto de verdade e quanto de mudança de rumo suporta o espírito do capital? Eis a questão que dificilmente será respondida.

Leonardo Boff escreveu O doloroso parto da Mãe Terra: uma sociedade de fraternidade sem fronteiras e de amizade social, Vozes 2021;Cuidar da Casa Comum: pistas para protelar o fim do mundo, Vozes 2024.
 

Ist die Erde wie eine „Petrischale“(Platte von Petri), ein Zeichen für unser Aussterben?

Leonardo Boff

Lynn Margulis und Dorian Sagan, renommierte Wissenschaftler, stellen in ihrem bekannten Buch Microcosmos (1990) anhand von Daten aus fossilen Aufzeichnungen und der Evolutionsbiologie selbst fest, dass eines der Anzeichen für den nahen Zusammenbruch einer Art deren rasche Überbevölkerung ist.

Dieser Zusammenbruch lässt sich bei Mikroorganismen in Petrischalen-Platte von Petri (Glasplatten, die mit Bakterienkolonien und Nährstoffen bedeckt sind) beobachten. Aus einer Art Instinkt heraus vermehren sie sich exponentiell, kurz bevor sie den Rand der Platte erreichen und ihnen die Nährstoffe ausgehen. Und plötzlich sterben sie alle. Wären wir nicht auch auf diesem Weg des exponentiellen menschlichen Bevölkerungswachstums und dem Verschwinden ausgesetzt? Die Daten deuten auf diese Möglichkeit hin.

Die Menschheit brauchte eine Million Jahre, um bis 1850 eine Milliarde Menschen zu erreichen. Die 2-Milliarden-Grenze wurde 1927 erreicht, die 3-Milliarden-Grenze 1960, die 4-Milliarden-Grenze 1974, die 5-Milliarden-Grenze 1987, die 6-Milliarden-Grenze 1999, die 7-Milliarden-Grenze 2011 und schließlich die 8-Milliarden-Grenze im Jahr 2023. 2050 werden wir schätzungsweise die Schwelle von 10-11 Milliarden Einwohnern erreichen. Das bedeutet, dass die Menschheit alle 12 bis 13 Jahre um 1 Milliarde Menschen wächst – ein unglaublicher Anstieg.

Es ist der unbestreitbare Triumph unserer Spezies. Aber es ist ein Triumph, der unser Überleben auf dem Planeten Erde bedrohen könnte. Grund dafür sind die Überbevölkerung und die Tatsache, dass wir die Regenerationsfähigkeit des lebenden Planeten Erde um 64 Prozent überschritten haben.

Für die Menschheit, so die Autoren, kann der Planet Erde aufgrund des zunehmenden und schnellen Bevölkerungswachstums wie eine Platte von Petri aussehen (S.214). In der Tat nehmen wir fast die gesamte Erdoberfläche ein und lassen nur 17 Prozent frei, weil sie unwirtlich sind, wie Wüsten und hohe Schnee- oder Felsberge.

Leider haben wir nach Ansicht mehrerer Wissenschaftler ein neues geologisches Zeitalter, das Anthropozän, eingeläutet. Von Mördern, Ethnoziden und Ökoziden sind wir zu Bioziden geworden, denn wir sind diejenigen, die das Leben der Natur am meisten bedrohen und zerstören. Wir wissen aus den Lebens- und Geowissenschaften, dass jedes Jahr Hunderte von Arten auf natürliche Weise oder durch menschliche Aggression verschwinden, nachdem sie Millionen von Jahren auf dem Planeten gelebt haben.

Das Aussterben von Arten ist Teil der Evolution der Erde selbst, die mindestens sechs mysteriöse Massenaussterben erlebt hat. Berühmt-berüchtigt sind das Devon vor 370-360 Millionen Jahren, das 70-80 % aller Arten von der Landkarte tilgte, und das Perm vor 250 Millionen Jahren, auch bekannt als „Das große Sterben“, bei dem 95 % der lebenden Organismen ausstarben. Das letzte, das sechste, findet vor unseren Augen im Anthropozän statt, in dem wir Menschen nach Angaben des verstorbenen großen Biologen E.O. Wilson zwischen 70-100 Tausend Arten lebender Organismen ausgelöscht haben.

Tatsache ist, dass die menschliche Überbevölkerung die Grenzen der Erde erreicht hat. Würden wir auch das gleiche Schicksal erleiden wie die Bakterien in der Platte von Petri, die nach Erreichen eines Höhepunkts der Überbevölkerung plötzlich aussterben?

Man fragt sich: Sind wir im evolutionären Prozess nicht an der Reihe, von der Erdoberfläche zu verschwinden? Die Hypothese, dass der Planet, der so schnell von so vielen Milliarden Menschen bewohnt wurde, praktisch zu einer Platte von Pter- Petrischale geworden ist, macht durchaus Sinn.

Nur dass dieses Mal das Aussterben nicht auf einen natürlichen Prozess, wie mysteriös auch immer, zurückzuführen wäre, sondern auf menschliches Handeln selbst. Unsere herzlose, industrialisierte Zivilisation hat in ihrem Streben nach Macht und Herrschaft etwas absolut Irrationales geschaffen: das Prinzip der Selbstzerstörung allen Lebens, einschließlich unseres eigenen, durch verschiedene Arten tödlicher Waffen.

Wir haben bereits das Schlimmste getan: Als der Sohn Gottes in unser heißes, sterbliches Fleisch inkarniert ist, haben wir ihn abgelehnt, ihn durch ein doppeltes Urteil, ein religiöses und ein politisches, verurteilt und ihn ermordet, indem wir ihn als Zeichen des Fluchs außerhalb der Stadt ans Kreuz genagelt haben.

Nach dieser schändlichen und unheilvollen Tat ist alles möglich, sogar unsere eigene Selbstzerstörung. Uns selbst zu vernichten ist weniger schlimm als den Sohn Gottes selbst zu töten, der nur Gutes getan hat: „Er kam zu den Seinen, und die Seinen nahmen ihn nicht auf“, stellt der Evangelist Johannes mit unendlicher Traurigkeit fest (Joh 1,11).

Aber trösten wir uns: Er ist auferstanden, er hat sich als „das neue Wesen“ („der neue Adamnovissimus Adam: 2 Kor 15,45) gezeigt, bereits frei vom Tod und in der Fülle seines Menschseins. Das wäre eine Revolution in der Evolution und ein Vorgeschmack auf das gute Ende allen Lebens.

Die Träger des Glaubens wagen zu glauben und  zu  hoffen, dass der Spiritus Creator den menschlichen Verstand noch erleuchten kann, so dass sie das Risiko des Aussterbens erkennen und schließlich zur Vernunft des Herzens zurückkehren und wissen, wie man zurücktritt und einen Weg der Liebe, des Mitleids und des Mitgefühls gegenüber allen Mitmenschen, der Natur und der Mutter Erde definiert. Und dann hätten wir noch eine Zukunft.

So wollen wir es, und hoffentlich so will es auch der Schöpfer.

Leonardo Boff  Autor von: Cuidar da Terra – proteger a vida:como escapar do fim do mundo, Record, Rio de Janeiro 2010; Cuidar da Casa Comum: pistas para protelar o fim do mundo, Vozes, Petrópolis 2023.

La Tierra como “Placa de Petri”, ¿señal de nuestra extinción?

Leonardo Boff*

Lynn Margulis y Dorion Sagan, notables científicos, en el conocido libro Microcosmos (1990) afirman con datos de los registros fósiles y de la propia biología evolutiva que una de las señales del colapso próximo de una especie es su rápida superpoblación.

Tal colapso puede ser verificado con microorganismos colocados en una Placa de Petri (placas de vidrio con colonias de bacterias y nutrientes superpuestas). Por una especie de instinto, poco antes de alcanzar los bordes de la placa y agotarse los nutrientes, se multiplican de forma exponencial. Y de repente mueren todas. ¿No estaríamos nosotros en la ruta de crecimiento exponencial de la población humana y expuestos a desaparecer? Los datos apuntan hacia esa eventualidad.

La humanidad necesitó un millón de años para llegar en 1850 a mil millones de personas. En 1927 alcanzamos los 2 mil millones; en  1960 3 mil millones; los 4 mil millones en 1974; 5 mil millones 1987; 6 mil millones en 1999; 7 mil millones en 2011; y finalmente 8 mil millones en 2023. Se estima que hacia 2050 alcanzaremos la meta límite de 10-11 mil millones de habitantes. Esto significa que la humanidad ha crecido en mil millones de habitantes cada 12-13 años, un crescendo de hacer pensar.

Es el triunfo innegable de nuestra especie. Pero es un triunfo que puede amenazar nuestra supervivencia en el planeta Tierra, por efecto de la superpoblación y porque hemos sobrepasado en un 64% la capacidad de regeneración del planeta vivo, la Tierra.

Para la humanidad, comentan los autores, como consecuencia del crecimiento rápido de la población, el planeta Tierra puede mostrarse idéntico a una Placa de Petri. En efecto, ocupamos casi toda la superficie terrestre, dejando solo un 17% libre, por ser inhóspita como los desiertos y las altas montañas nevadas o rocosas.

Lamentablemente, según varios científicos, hemos inaugurado una nueva era geológica, el antropoceno. De homicidas, etnocidas y ecocidas nos hemos vuelto biocidas, pues somos los que más amenazan y destruyen la vida de la naturaleza. Sabemos por las ciencias de la vida y de la Tierra que todos los años desaparecen naturalmente o por la agresión humana cientos de especies, después de haber vivido millones de años sobre el planeta.

La extinción de especies es parte de la evolución de la propia Tierra que ha conocido por lo menos seis grandes misteriosas extinciones en masa. Son notorias las del Devónico hace 370-360 millones de años que barrió del mapa el 70-80% de todas las especies y la del Pérmico, de hace 250 millones de años, llamada también “La Gran Muerte” en la cual el 95% de los organismos vivos se extinguieron. La última, la sexta, está ocurriendo ante nuestros ojos con el antropoceno, en el cual, nosotros los humanos, según el gran biólogo fallecido E.O.Wilson hemos extinguido entre 70-100 mil especies de organismos vivos.

El hecho es que la superpoblación humana ha tocado los límites de la Tierra. ¿Conoceremos también nosotros el mismo destino de las bacterias dentro de la Placa de Petri que, alcanzado un punto alto de superpoblación, de repente acaban muriendo?

Nos preguntamos ¿será que en el proceso evolutivo ha llegado nuestro turno de desaparecer de la faz de la Tierra? La hipótesis de que el planeta habitado de forma tan acelerada por tantos miles de millones de seres humanos se ha vuelto efectivamente una Placa de Petri gana todo su sentido.

Solamente que esta vez la extinción no sería por un proceso natural, aunque misterioso, sino por la propia acción humana. Nuestra civilización industrialista y sin corazón, en su afán de poder y de dominación, ha creado algo absolutamente irracional: el principio de autodestrucción, mediante varios tipos de armas letales de toda la vida, también de la nuestra.

Lo peor ya lo hemos hecho: cuando el Hijo de Dios se encarnó en nuestra carne caliente y mortal, nosotros lo rechazamos, lo condenamos en un doble juicio, uno religioso y otro político, y lo asesinamos, clavándolo en una cruz fuera de la ciudad, como señal de maldición.

Después de ese acto nefasto y abominable, todo es posible, hasta nuestra propia destrucción. Exterminarnos a nosotros mismos es menos grave que matar al mismo Hijo de Dios, que pasó por este mundo haciendo solamente el bien. “Vino a lo que era suyo y los suyos no le recibieron” constata con infinita tristeza el evangelista Juan (Jn 1,11).

Pero consolémonos: él resucitó, se mostró como “el ser nuevo” (“novissimus Adam: 2Cor 15,45), libre ya de tener que morir y en la plenitud de su humanidad. Sería una revolución en la evolución y la muestra anticipada del fin bueno de toda la vida.

Para los profesantes de la fe, creemos y esperamos que el Spiritus Creator pueda aún iluminar las mentes humanas para que tomen conciencia del riesgo de desaparecer y acaben volviendo a la racionalidad cordial, sabiendo retroceder y definiendo un camino de amorosidad, de piedad y de compasión hacia todos sus semejantes, la naturaleza y la Madre Tierra. Entonces aún tendríamos futuro. Así lo queremos y lo quiera también el Creador.

*Leonardo Boff ha escrito Cuidar la Tierra–proteger la vida: cómo escapar del fin del mundo, Record, Rio de Janeiro 2010; Cuidar de la Casa Común: pistas para retrasar el fin del mundo, Vozes, Petrópolis 2023.