Dall’attuale caos planetario è possibile un nuovo ordine?

Leonardo Boff

L’articolo precedente “Lattuale caos distruttivo e il caos generativo come soluzione salvifica” sarà completato dalla seguente riflessione fatta un anno fa, che qui estende la precedente.

Come poche volte nella storia generale dell’umanità, la crisi sistemica e diffusa regala segnali apocalittici che vanno sotto il nome di antropocene (gli esseri umani sono la grande meteora che minaccia la vita), di necrocene (morte di massa di specie viventi) e ultimamente di pirocene (i grandi incendi in varie regioni della Terra), tutti dovuti all’azione irresponsabile dell’uomo. Inoltre ci sono le conseguenze del nuovo regime climatico, considerate irreversibili e, non ultimo, il rischio di un’ecatombe nucleare – fino allo sterminio di ogni vita umana – a proposito della guerra Russia-Ucraina e le potenze occidentali. Putin ha già avvertito che se ci fossero forze militari occidentali in Ucraina potrebbe usare armi nucleari tattiche. Distruggono meno, ma lasciano l’intera atmosfera contaminata.

La situazione generale nel mondo non suscita ottimismo, ma piuttosto sconforto e perfino pessimismo e seria preoccupazione per la possibile fine della nostra specie. Molti giovani si rendono conto che, se l’attuale corso della storia continua, non avranno un futuro attraente. Alcuni si rassegnano, come ha recentemente denunciato Steven Rockfeller in un libro impressionante: gran parte della gioventù nordamericana è disinteressata ai valori tradizionali e democratici della nazione (cfr Spiritual Democracy and Our Schools, 2022). Altri si impegnano coraggiosamente in un movimento ormai planetario per salvaguardare la vita e il futuro della nostra Casa Comune, come fa la giovane Greta Thunberg.

Suona ancora forte il monito di Papa Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti (2020): «[…] una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca […] nessuno si salva da solo […] ci si può salvare unicamente insieme» (n.32).

È in questo contesto che cerchiamo qualche speranza in uno dei più grandi scienziati moderni già scomparso, il russo-belga Ilya Prigogine, premio Nobel per la chimica nel 1977, soprattutto nel suo libro in “The End of Certainty: Time, Chaos, and the New Laws of Nature”, 1996. Lui e il suo team hanno creato una nuova scienza, la fisica dei processi di non equilibrio, cioè in una situazione di caos.

Nella sua opera sfida la fisica classica con le sue leggi deterministiche e mostra che la freccia del tempo non torna indietro (irreversibilità) e punta alle probabilità e mai alle certezze. L’evoluzione propria dell’universo è caratterizzata da fluttuazioni, deviazioni, biforcazioni, situazioni caotiche, come la prima singolarità del big bang, generatore dell’universo. Enfatizza che il caos non è mai solo distruttivo. Contiene un ordine nascosto che, date determinate condizioni, irrompe e dà inizio a un altro tipo di ordine. Il caos, quindi, può essere generativo, perché la vita è nata dal caos, come ha mostrato nella sua opera classica (Order out of Chaos, 1984).

In questo scienziato, che era anche un grande umanista, troviamo riflessioni che non sono soluzioni, ma ispirazioni per sbloccare il nostro orizzonte oscuro e catastrofico. Può generare qualche speranza nonostante la pericolosa disputa per l’egemonia del processo storico, unipolare (USA) o multipolare (Russia, Cina e i BRICS).

Prigogine se ne va dicendo che il futuro non è determinato. “La creazione delluniverso è innanzitutto una creazione di possibilità, alcune delle quali si realizzano, altre no”. Ciò che può accadere è sempre potenziale, in sospensione e in uno stato di fluttuazione. Cosi è accaduto nella storia delle grandi decimazioni avvenute milioni di anni fa sul pianeta Terra. Specialmente in alcune epoche, come quando la rottura della Pangea (l’unico super-continente), dividendola in parti, originò i vari continenti. Circa il 75% del carico biotico scomparve. La Terra ebbe bisogno di alcuni milioni di anni per ricostruire la sua biodiversità.

Vale a dire, da quel caos è emerso un nuovo ordine. Ciò è avvenuto con l’ultima grande estinzione di massa avvenuta 67 milioni di anni fa, che si portò via tutti i dinosauri ma risparmiò il nostro antenato che si evolse fino a raggiungere l’attuale stadio di sapiens sapiens o, realisticamente, sapiens e demens.

Prigogine sviluppò quello che ha chiamato “strutture dissipative” come abbiamo spiegato nell’articolo precedente. Esse dissipano il caos, cioè gli scarti si trasformano in nuovi ordini. Così, nel linguaggio popolare, dalle scorie del sole – i raggi che si disperdono e ci raggiungono – nasce quasi tutta la vita sul pianeta Terra, soprattutto dalla fotosintesi delle piante che ci forniscono l’ossigeno senza il quale nessuno può vivere. Queste strutture dissipative trasformano l’entropia in sintropia. Ciò che viene lasciato da parte come caotico è rielaborato fino a formare un ordine nuovo. In questo modo, non andremmo incontro alla morte termica, ad un collasso totale di tutta la materia ed energia, ma verso ordini sempre più complessi e superiori fino ad un ordine supremo, il cui significato ultimo ci è sconosciuto. Prigogine rifiuta l’idea che tutto finisca nella polvere cosmica. Chissà, potrebbe essere la tanto sognata noosfera (sfera del pensiero umano) di Pierre Teilhard de Chardin.

Di conseguenza, Prigogine è ottimista di fronte al caos attuale, in quanto inerente al processo evolutivo. In questa nostra fase, spetta agli esseri umani la responsabilità di – conoscendo il dinamismo della storia aperta – assumere decisioni che diano prevalenza al caos generativo e rafforzare le strutture dissipative che pongano un freno all’azione letale del caos distruttivo. Il nostro destino è nelle nostre proprie mani.

Spetta alluomo così com’è oggi, con i suoi problemi, dolori e gioie, far sì che sopravviva nel futuro. Il compito è trovare la stretta via tra la globalizzazione e la preservazione del pluralismo culturale, tra la violenza e la politica, e tra la cultura della guerra e quella della ragione”. L’essere umano appare come un essere libero e creativo e può trasformarsi e trasformare il caos in cosmo (ordine nuovo).

Questa sembra essere la sfida attuale di fronte al caos che ci affligge. O prendiamo coscienza che su di noi ricade la responsabilità di voler continuare su questo pianeta o permettere, a causa della nostra irresponsabilità, un armageddon ecologico-sociale. Sarebbe la tragica fine della nostra specie.

Alimentiamo con Prigogine la speranza umana (e anche teologica) che il caos attuale rappresenti una sorta di parto, con i dolori che l’accompagnano, di un nuovo modo di organizzare l’esistenza collettiva della specie umana all’interno dell’unica Casa Comune, inclusa l’intera natura. Se il rischio è grande, diceva un poeta tedesco, grande è anche la possibilità di salvezza. O con le parole delle Scritture: «[…] dove era abbondante il peccato (caos), ancora più abbondante fu la grazia (ordine nuovo)”, dalla “Lettera ai Romani 5, 20”. Cosi speriamo e cosi Dio lo vuole.

Leonardo Boff ecoteologo e filosofo ha scritto: Abitare la terra. Quale via per la fraternità universale?, Castelvecchi 2021; O doloroso parto da Mãe Terra, Vozes 2021.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

L’attuale caos distruttivo e il caos generativo come soluzione salvifica

Leonardo Boff

Stiamo innegabilmente vivendo una concomitanza di crisi di ogni tipo. Sono così tante che non abbiamo nemmeno bisogno di menzionarle. Insomma, viviamo una situazione di grande caos.

Già da molti anni, gli studiosi delle scienze della vita e dell’universo iniziarono a lavorare con la categoria del caos. Questo si presenta come distruttivo di un ordine dato e come generativo di un nuovo ordine nascosto, che fatica a nascere dentro quello distruttivo.

Seguiamo questo percorso: inizialmente si pensava che l’universo fosse statico e regolato da leggi deterministiche. Anche lo stesso Einstein inizialmente condivideva questo punto di vista.

Ma tutto cominciò a cambiare quando Hubble, un cosmologo dilettante, nel 1924 dimostrò che l’universo non era statico, ma si incontrava in espansione e in via di fuga, in una direzione per noi indecifrabile. Più tardi, gli scienziati hanno percepito un’onda di intensità molto bassa e permanente, proveniente da tutti i lati. Si tratterebbe dell’ultima eco del big bang avvenuto circa 13,7 miliardi di anni fa. Qui sarebbe l’origine dell’universo.

In questo contesto di evoluzione che appare non lineare, ma che balza in avanti e verso l’alto, il concetto di caos ha acquisito centralità. Il big bang rappresenterebbe un caos incommensurabile. L’evoluzione sembrerebbe mettere ordine in questo caos originario, creando nuovi ordini: la miriade di corpi celesti, le galassie, le stelle e i pianeti.

Il fenomeno del caos è il risultato dell’osservazione di fenomeni casuali come la formazione delle nuvole e in particolare di quello che è stato chiamato effetto farfalla. In altre parole: piccoli cambiamenti iniziali, come il fruscio delle ali di una farfalla in Brasile, possono alla fine causare un effetto completamente diverso, come una tempesta su New York.

Questo perché tutti gli elementi sono interconnessi, tutto è in relazione con tutto e può diventare complesso in modi sorprendenti. È stata constatata la crescente complessità di tutti i fattori che sono alla radice dell’emergere della vita e negli ordini di vita sempre più elevati (cfr J. Gleick, Caos. La nascita di una nuova scienza, Rizzoli 2018).

Il significato è questo: nel caos si nascondono virtualità di un altro tipo di ordine. E viceversa, dietro l’ordine si celano dimensioni del caos. Ilya Progrine (1917-1993), premio Nobel per la chimica nel 1977, studiò in particolare le condizioni che permettono alla vita di emergere dal caos.

Secondo questo grande scienziato, ogni volta che c’è un sistema aperto, ogni volta che c’è una situazione di caos (quindi, fuori dall’equilibrio) e si osserva la connettività tra le parti, si genera un nuovo ordine (cfr Order out of Chaos, 1984) . In questo caso, il nuovo ordine emergente sarebbe la vita o una nuova forma di organizzare la società.

Sempre secondo Ilya Prigogine, esistono nel seno della vita strutture dissipative, in un duplice senso: esse richiedono molta energia e quindi dissipano questa energia sotto forma di rifiuti; d’altro canto, queste strutture dissipano l’entropia e fanno dei rifiuti la base per altre forme di vita. Niente è perduto. Tutto si ricompone e genera la possibilità di nuove forme di vita ed eventualmente di società. Questo indefinitamente, come un processo di evoluzione.

Proviamo ad applicare questa comprensione all’attuale caos distruttivo. Nessuno può dire quale ordine possa emergere, nascosto in questo caos. Sappiamo appena che, date determinate condizioni socio-storiche, può irrompere un ordine diverso. Chi lo svelerà e supererà così il caos distruttivo?

Ciò che possiamo dire con certezza è che l’attuale ordine caotico imperante nel mondo non offre alcun supporto per superare il caos. Al contrario, portandolo avanti, può condurci su una strada senza ritorno. Il risultato finale sarebbe l’abisso. Albert Einstein evidenziava bene: “lidea che ha creato la crisi (diremmo il caos) non sarà la stessa che ci farà uscire da essa; dobbiamo cambiare”.

Quando l’umanità si trova ad affrontare situazioni caotiche fondamentali che possono minacciare la sua esistenza, – credo che ci troviamo in questa condizione – non gli resta altra via che cambiare. Penso che il modo migliore sia consultare la nostra stessa natura umana. Sebbene contraddittoria (sapiente e demente) essa si caratterizza per essere un progetto infinito, pieno di potenzialità. All’interno di queste potenzialità si possono individuare elementi di un ordine differente e migliore.

Ciò si baserà, necessariamente, su una nuova relazione con la natura, affettuosa e rispettosa, sentendosi parte di essa; nell’amore che appartiene al nostro DNA; nella solidarietà che ha permesso il salto dall’animalità all’umanità; nella fraternità universale, fondata sullo stesso codice genetico, presente in tutti gli esseri viventi; nella coltivazione del mondo dello spirito, che anche appartiene all’essenza dell’essere umano. Questo ci rende cooperativi e compassionevoli e ci rivela che siamo un nodo di relazioni rivolte in tutte le direzioni, anche verso l’Essere che fa esistere tutti gli esseri. Così usciremmo dal caos distruttivo in direzione al caos generativo.

Questi sarebbero alcuni elementi, tra tanti altri non menzionati qui, che potrebbero fondare un nuovo ordine e un modo di abitare amichevolmente il pianeta Terra, considerato come Casa Comune, natura inclusa. E così ci salveremmo avendo superato il caos distruttivo verso un caos generativo con un altro orizzonte di vita e di futuro di civiltà.

Leonardo Boff è un ecoteologo e filosofo e ha scritto: Cuidar da Casa Comum: pistas para protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

¿Del caos planetario actual es posible un orden nuevo?

Leonardo Boff

El artículo anterior El caos destructivo actual y el caos generativo como salida salvadora pretende ser completado aquí por la siguiente reflexión hecha hace un año.

Como pocas veces en la historia general de la humanidad, la crisis sistémica y generalizada se presenta con pronósticos apocalípticos que vienen bajo el nombre de antropoceno (el ser humano es el gran meteoro amenazador de la vida), necroceno (muerte masiva de especies de vida) y últimamente de piroceno (grandes incendios en varias regiones de la Tierra), todo por la irresponsable acción humana.  Además, esos pronósticos son consecuencia del nuevo régimen climático, dado como irreversible, y, no en último lugar, del peligro de una hecatombe nuclear que podría exterminar toda la vida humana en relación con la guerra Rusia-Ucrania y las potencias occidentales. Putin ya avisó que, si despliegan fuerzas militares occidentales en Ucrania, podría usar armas nucleares tácticas. Destruyen poco pero dejan la atmosfera muy contaminada.

La situación general del mundo no suscita optimismo, sino abatimiento e incluso pesimismo y una seria preocupación sobre el eventualfin de nuestra especie. Muchos jóvenes se dan cuenta de que, si se prolonga el curso actual de la historia, no tendrán un futuro apetecible. Algunos se resignan, como recientemente denunció en un impresionante libro Steven Rockfeller: buena parte de la juventud norteamericana se desinteresa de los valores tradicionales y democráticos de la nación (cf. Spiritual Democracy and Our Schools, 2022). Otros se comprometen valientemente en un movimiento que ya es planetario para salvaguardar la vida y el futuro de nuestra Casa Común, como lo hace la joven Greta Thunberg

No deja de sonar fuertemente la advertencia del Papa Francisco en su encíclica Fratelli tutti (2020): “Estamos todos en el mismo barco; o nos salvamos todos o nadie se salva” (n.32).

En este contexto buscamos alguna esperanza en uno de los mayores  científicos modernos, ya fallecido, el ruso-belga Ilya Prigogine, premio Nóbel de Química en 1977, principalmente en El fin de las certidumbres (Andrés Bello,1996). Él y su equipo crearon una nueva ciencia, la física de los procesos de no-equilibrio, es decir, en situación de caos.

En su obra pone en jaque a la física clásica con sus leyes determinísticas y muestra que la flecha del tiempo no vuelve atrás  (irreversibilidad) y apunta a probabilidades, nunca certezas. La propia evolución del universo se caracteriza por fluctuaciones, desvíos, bifurcaciones, situaciones caóticas, como la primera singularidad del big bang, generadora del universo. Enfatiza que el caos nunca es solo destructivo. Alberga un orden escondido que, dadas ciertas condiciones, irrumpe y da inicio a otro tipo de orden. El caos, por tanto, puede ser generativo, pues del caos surgió la vida, como mostró en su obra clásica Order out of Chaos (1984).

En este científico, que era también un gran humanista, encontramos  reflexiones que no son soluciones, sino inspiraciones para desbloquear nuestro horizonte sombrío y catastrófico. Puede generar alguna esperanza no obstante la peligrosa lucha por la hegemonía del proceso histórico, unipolar (USA) o multipolar (Rusia, China y los BRICS).

Prigogine parte diciendo que el futuro no está determinado. “La creación del universo es ante todo una creación de posibilidades, algunas de las cuales se realizan y otras no”. Lo que puede suceder está siempre en potencia, en suspensión y en estado de fluctuación. Así sucedió en la historia de las grandes extinciones ocurridas hace  millones de años en el planeta Tierra. Hubo épocas, especialmente cuando se produjo la fractura de Pangea, el continente único que se partió en pedazos originando los distintos continentes, en que cerca del 75% de la carga biótica desapareció. La Tierra necesitó algunos millones de años para rehacer su biodiversidad.

Es decir, de aquel caos surgió un orden nuevo. Así ocurrió con la última gran extinción masiva de hace 67 millones de años, que exterminó a todos los dinosaurios pero dejó a nuestro antepasado, el cual evolucionó hasta alcanzar el estadio actual de sapiens sapiens o, más realistamente, sapiens y demens.

Prigogine desarrolló lo que llamó “estructuras disipativas” como ya explicamos en el artículo anterior. Ellas disipan el caos, o sea,  trasforman los residuos en nuevos órdenes. Así, en un lenguaje pedestre, de la basura del sol –los rayos que se dispersan y llegan a nosotros– surge casi toda la vida en el planeta Tierra, especialmente la fotosíntesis de las plantas que nos proporcionan el oxígeno sin el cual nadie vive. Esas estructuras disipativas transforman la entropía en sintropía. Lo que se deja de lado por ser caótico es retrabajado hasta formar un orden nuevo. De esta forma, no iríamos al encuentro de la muerte térmica, a un colapso total de toda la materia y energía, sino hacia órdenes cada vez más complejos y altos hasta un orden supremo, cuyo sentido último nos es desconocido. Prigogine rechaza la idea de que todo termina en el polvo cósmico. Tal vez sería la tan soñada noosfera de Pierre Teilhard de Chardin.

Como consecuencia, Prigogine es optimista frente al caos actual, pues es inherente al proceso evolutivo. En esta fase actual cabe al ser humano, al conocer el dinamismo de la historia en abierto, la responsabilidad de asumir decisiones que den prioridad al caos generativo y de hacer valer las estructuras disipativas que pongan freno a la acción letal del caos destructivo. Nuestro destino está en  nuestras propias manos.

“Cabe al hombre tal cual es hoy, con sus problemas, dolores y alegrías, garantizar que sobreviva en el futuro. La tarea es encontrar la estrecha vía entre la globalización y la preservación del pluralismo cultural, entre la violencia y la política, y entre la cultura de la guerra y la de la razón”. El ser humano aparece como un ser libre y creativo y podrá transformarse y transformar el caos en cosmos (orden nuevo).

Tal parece ser el desafío actual ante el caos que nos asola. O tomamos conciencia de que sobre nosotros recae la responsabilidad de querer seguir sobre este planeta o permitiremos, por nuestra irresponsabilidad, un armagedón ecológico-social. Sería el trágico fin de nuestra especie.

Alimentamos con Prigogine la esperanza humana (y también teológica) de que el caos actual representa una especie de parto, con los dolores que lo acompañan, de una nueva forma de organizar la existencia colectiva de la especie humana dentro de la única Casa Común, incluyendo a toda la naturaleza. Si grande es el riesgo, decía un poeta alemán, también es grande la posibilidad de salvación. O en palabras de las Escrituras: “Donde abundó el pecado, superabundó la gracia (nuevo orden: Epístola a los Romanos 5,20). Así lo esperamos y así lo quiera Dios.

*Leonardo Boff, ecoteólogo, filósofo y escritor ha escrito Habitar la Tierra:cuál es el camino para la fraternidad universal, Vozes 2022; El doloroso parto de la Madre Tierra, Vozes 2021.

Ist aus dem gegenwärtigen planetarischen Chaos eine neue Ordnung möglich?

 Leonardo Boff

Der vorangegangene Artikel Das gegenwärtige zerstörerische Chaos und das generative Chaos als Retter wird durch die folgenden Überlegungen ergänzt, die vor Jahren angestellt wurden und die hier den vorangegangenen Artikel erweitern.

Wie nur wenige andere Zeiten in der Geschichte der Menschheit gibt uns die systemische und allgemeine Krise apokalyptische Vorwarnungen unter dem Namen Anthropozän (der Mensch ist der große Meteor, der das Leben bedroht), Nekrozän (das massenhafte Sterben von Lebensarten) und neuerdings Pyrozän (die großen Brände in verschiedenen Regionen der Erde), die alle durch unverantwortliches menschliches Handeln verursacht werden. Darüber hinaus besteht als Folge des neuen Klimaregimes, das als unumkehrbar und nicht als das Letzte angesehen wird, die Gefahr einer nuklearen Hekatombe bis hin zur Auslöschung allen menschlichen Lebens im Zusammenhang mit dem russisch-ukrainischen Krieg und den westlichen Mächten. Putin hat bereits gewarnt, dass er im Falle westlicher Streitkräfte in der Ukraine taktische Atomwaffen einsetzen könnte. Sie zerstören wenig, aber sie verseuchen die gesamte Atmosphäre.

Die allgemeine Lage in der Welt gibt keinen Anlass zu Optimismus, sondern eher zu Düsternis und sogar Pessimismus und zu ernsthafter Sorge über das mögliche Ende unserer Art. Viele junge Menschen sind sich darüber im Klaren, dass sie keine attraktive Zukunft haben werden, wenn der gegenwärtige Lauf der Geschichte anhält. Einige resignieren, wie Steven Rockefeller kürzlich in einem beeindruckenden Buch anprangerte: ein großer Teil der amerikanischen Jugend ist desinteressiert an den traditionellen und demokratischen Werten der Nation (vgl. Spiritual Democracy and Our Schools, 2022). Andere engagieren sich mutig in einer bereits planetarischen Bewegung zum Schutz des Lebens und der Zukunft unseres gemeinsamen Hauses, wie die junge Greta Thunberg.

Die Warnung von Papst Franziskus in seiner Enzyklika Fratelli tutti (2020) ist unüberhörbar: “Wir sitzen alle im selben Boot; entweder wir retten uns alle oder niemand wird gerettet” (Nr. 32).

In diesem Zusammenhang sehen wir eine gewisse Hoffnung in einem der größten modernen Wissenschaftler, der verstorben ist, dem russisch-belgischen Ilya Prigogine, der 1977 den Nobelpreis für Chemie erhielt, insbesondere in “The End of Certainties” (Unesp, 1996). Er und sein Team schufen eine neue Wissenschaft, die Physik der Nicht-Gleichgewichtsprozesse, mit anderen Worten, der Prozesse im Chaos.

In seinem Werk stellt er die klassische Physik mit ihren deterministischen Gesetzen in Frage und zeigt, dass der Pfeil der Zeit nicht zurückgeht (Irreversibilität) und auf Wahrscheinlichkeiten und niemals auf Gewissheiten hinweist. Die Entwicklung des Universums selbst ist durch Fluktuationen, Abweichungen, Bifurkationen, chaotische Situationen gekennzeichnet, wie die erste Singularität des Urknalls, aus der das Universum entstanden ist. Er betont, dass das Chaos niemals nur zerstörerisch ist. Es beherbergt eine verborgene Ordnung, die unter bestimmten Bedingungen ausbricht und eine andere Art von Ordnung hervorbringt. Das Chaos kann also generativ sein, denn das Leben ist aus dem Chaos hervorgegangen, wie er in seinem klassischen Werk Order out of Chaos (1984) gezeigt hat.

Bei diesem Wissenschaftler, der auch ein großer Humanist war, finden wir Überlegungen, die keine Lösungen sind, sondern Inspirationen, um unseren dunklen und katastrophalen Horizont zu entschlüsseln. Er kann trotz des gefährlichen Streits um die Hegemonie des historischen Prozesses, ob unipolar (USA) oder multipolar (Russland, China und die BRICS), eine gewisse Hoffnung wecken.

Prigogine beginnt mit der Feststellung, dass die Zukunft nicht festgelegt ist. “Die Schöpfung des Universums ist vor allem eine Schöpfung von Möglichkeiten, von denen einige verwirklicht werden, andere nicht“. Was geschehen kann, befindet sich immer in der Potenz, in der Schwebe und in einem Zustand der Fluktuation. So war es auch in der Geschichte der großen Dezimierungen, die vor Millionen von Jahren auf dem Planeten Erde stattfanden. Insbesondere gab es Zeiten, in denen Pangea (der einheitliche Kontinent) auseinanderbrach und die verschiedenen Kontinente entstehen ließ. Dabei verschwanden etwa 75 Prozent der biotischen Vielfalt. Die Erde brauchte ein paar Millionen Jahre, um ihre biologische Vielfalt wieder aufzubauen.

Mit anderen Worten, aus diesem Chaos entstand eine neue Ordnung. Dies geschah beim letzten großen Massenaussterben vor 67 Millionen Jahren, das alle Dinosaurier auslöschte, aber unseren Vorfahren verschonte, der sich zum heutigen Sapiens sapiens oder, realistischer, Sapiens und Demens entwickelte.

Prigogine entwickelte die so genannten “dissipativen Strukturen“, wie wir in dem genannten Artikel erläutert haben. Sie zerstreuen das Chaos, mit anderen Worten: Abfall wird in neue Ordnungen umgewandelt. Um es in der Sprache der Fußgänger zu sagen: Fast alles Leben auf dem Planeten Erde entsteht aus den Abfällen der Sonne – den Strahlen, die sich zerstreuen und uns erreichen – und insbesondere aus der Photosynthese der Pflanzen, die uns den Sauerstoff liefern, ohne den niemand leben kann. Diese dissipativen Strukturen verwandeln Entropie in Syntropie. Was als chaotisch verworfen wird, wird zu einer neuen Ordnung umgestaltet. Auf diese Weise würden wir nicht auf den thermischen Tod zusteuern, einen totalen Zusammenbruch aller Materie und Energie, sondern auf immer komplexere und höhere Ordnungen bis hin zu einer höchsten Ordnung, deren letzter Sinn uns unbekannt ist. Prigogine lehnt die Vorstellung ab, dass alles im kosmischen Staub endet. Wer weiß, vielleicht ist es die von Pierre Teilhard de Chardin lang erträumte Noosphäre.

Daher sieht Prigogine das gegenwärtige Chaos optimistisch, da es dem evolutionären Prozess inhärent ist. In dieser unserer Phase liegt es in der Verantwortung des Menschen, der die Dynamik der Geschichte mit offenem Ausgang kennengelernt hat, Entscheidungen zu treffen, die dem generativen Chaos den Vorrang geben und dissipative Strukturen durchsetzen, die die tödliche Wirkung des zerstörerischen Chaos bremsen. Unser Schicksal liegt in unserer eigenen Hand.

“Es liegt am Menschen, wie er heute ist, mit seinen Problemen, Schmerzen und Freuden, dafür zu sorgen, dass er in der Zukunft überlebt. Es gilt, den schmalen Weg zwischen Globalisierung und Bewahrung des kulturellen Pluralismus, zwischen Gewalt und Politik, zwischen der Kultur des Krieges und der der Vernunft zu finden.” Der Mensch erscheint als ein freies und schöpferisches Wesen, das sich selbst verwandeln und das Chaos in einen Kosmos (neue Ordnung) verwandeln kann.

Das scheint die aktuelle Herausforderung angesichts des Chaos zu sein, das uns heimsucht. Entweder wir erkennen, dass die Verantwortung dafür, dass wir auf diesem Planeten weiterleben wollen, bei uns liegt, oder wir lassen durch unsere Verantwortungslosigkeit ein ökologisches und soziales Armageddon zu. Das wäre das tragische Ende unserer Spezies.

Mit Prigogine nähren wir die menschliche (und auch theologische) Hoffnung, dass das gegenwärtige Chaos eine Art Geburt mit den damit verbundenen Schmerzen darstellt, eine neue Art der Organisation der kollektiven Existenz der menschlichen Spezies innerhalb des einen gemeinsamen Hauses, einschließlich der gesamten Natur. Wenn das Risiko groß ist, sagte ein deutscher Dichter, ist auch die Chance auf Rettung groß. Oder mit den Worten der Heiligen Schrift: “Wo die Sünde im Überfluss ist (Chaos), ist die Gnade im Überfluss (neue Ordnung: Röm 5,20). Das ist es, was wir hoffen, und das ist es, was Gott will.

Leonardo Boff Ökotheologe, Philosoph und Schriftsteller, Autor von: Inhabiting the Earth: What is the path to universal brotherhood, Vozes 2022; The painful labour of Mother Earth, Vozes 2021.