Tempi apocalittici, i nostri?

Leonardo Boff

Non sono apocalittico. Ad essere apocalittici sono i nostri tempi. L’accumulo di tragedie che accadono nella natura, le guerre di grande devastazione con il genocidio di migliaia di bambini innocenti, il collasso dell’etica, il soffocamento della decenza nelle relazioni politiche, l’asfissia dei valori umani fondamentali, l’ufficializzazione della menzogna nei mezzi di comunicazione virtuale, la dittatura della cultura materialista del capitale con il conseguente esilio della dimensione spirituale, insita nell’essere umano, ci inducono a pensare: sarà che i profeti biblici abbiano ragione quando scrivono di tempi apocalittici? Sappiamo esegeticamente che le profezie non pretendono anticipare le disgrazie future. Mirano a evidenziare le tendenze che, se non fermate, porteranno alle disgrazie annunciate.

Sono sempre rimasto impressionato da un testo spaventoso, incluso nella Bibbia giudaico-cristiana. Che tipo di esperienza ha portato il suo autore a scrivere ciò che ha scritto? Credo che qualcosa di simile stia attraversando la mente di molte persone oggi. Il testo dice: «Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: “Cancellerò dalla faccia della terra l’uomo che ho creato e, con l’uomo, anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del cielo, perché sono pentito di averli fatti» (Genesi 6, 5-8). Il male che imperversa nel vasto mondo non giustificherebbe questa considerazione?

Aggiungerei anche il testo apocalittico raccolto dall’evangelista San Matteo: «E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori» (Vangelo di Matteo 24, 6-8). Fenomeni simili non si verificano attualmente a livello planetario?

Sembra che i quattro cavalieri dell’Apocalisse, con le loro iene distruttrici, siano sciolti: Il primo cavallo bianco assume la figura di Cristo per ingannare il maggior numero di persone. «Gesù rispose loro: “Badate che nessuno vi inganni! Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno» (Vangelo di Matteo 24, 4-5). San Giovanni nella sua Prima Epistola sostiene che ci sono «[…] di fatto molti anticristi […] Sono usciti da noi, ma non erano dei nostri; se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi […]» (Vangelo di Giovanni 2,18-19). Oggi, in mezzo a noi, pullulano quelli che annunciano Cristo, radunano moltitudini nei loro templi e predicano il contrario di ciò che Cristo ha predicato: l’odio, la diffamazione e la satanizzazione del prossimo.

L’altro cavallo di fuoco simboleggia la guerra, nella quale si tagliavano la gola a vicenda. Oggi ci sono circa 18 luoghi di guerra con grande decimazione di vite umane.

Il terzo cavallo nero simboleggia la carestia e la peste. Siamo stati visitati dalla peste del coronavirus, ora dal dengue, dall’influenza che porta malattie a milioni di persone.

Infine il cavallo verdastro, il cui colore simboleggia la morte (il colore di un cadavere) che oggi miete milioni e milioni di persone in innumerevoli modi diversi (Apocalisse 6, 1-8).

Oggi non abbiamo bisogno dell’intervento di Dio per porre fine a questa storia sinistra. Noi stessi abbiamo creato il principio dell’autodistruzione con armi chimiche, biologiche e nucleari che decimano tutta l’umanità e anche la natura con i suoi animali, rettili e uccelli del cielo. E non rimarrà nessuno a raccontare la storia.

Questo lo disse una volta Michail Gorbachev, e l’ho sentito di persona insieme alla grande cantante argentina Mercedes Soza (la Negra) in occasione di un incontro sulla Carta della Terra, che lui stava coordinando. Un discorso così spaventoso da parte di un capo di Stato, con centinaia di testate nucleari e ogni tipo di arma letale, mi ricorda quello che confessò uno dei più grandi storici del secolo scorso, come reazione allo sgancio della bomba atomica su Hiroshima, Arnold Toynbee nella sua autobiografia: “[…] ho vissuto fino a vedere la fine della storia umana diventare una possibilità reale che può essere tradotta in fatti non da un atto di Dio ma dell’essere umano” (Experiência, Vozes 1970, p.422). Sì, il destino della vita è nelle nostre mani. Se si verificasse un’escalation e si utilizzassero testate nucleari strategiche, ciò significherebbe la fine della specie umana e della vita.

Oltre alla minaccia nucleare che alcuni considerano imminente, vista la guerra della Russia contro l’Ucraina, con la minaccia di Putin di utilizzare armi nucleari tattiche, c’è tuttora anche l’emergenza dei cambiamenti climatici. Tra noi [in Brasile] nel Rio Grande do Sul, in Europa, in Afghanistan e altrove, si sono verificate inondazioni devastanti, oltre a spazzare via dalla mappa intere città. Osserva uno scienziato neozelandese, James Renwick, dell’Università di Victoria: “Il cambiamento climatico è la più grande minaccia che lumanità abbia mai dovuto affrontare, con il potenziale di rovinare il nostro tessuto sociale e il nostro stile di vita. Ha il potenziale di uccidere miliardi di persone, attraverso la fame, la guerra per le risorse e per lo sfollamento delle persone colpite”.

Cosa possiamo aspettarci? Tutto. La nostra scomparsa, per colpa della nostra inerzia o l’irruzione di una nuova coscienza che sceglie la sopravvivenza, con cura e un legame emotivo con la Madre Terra. Il noto economista-ecologista Nicolas Georgescu-Roegen sospettava che “forse il destino dellessere umano è quello di avere una vita breve ma febbrile, eccitante e stravagante piuttosto che una vita lunga, vegetativa e monotona. In questo caso, altre specie, prive di pretese spirituali, come ad esempio le amebe [parassiti], erediteranno una Terra che continuerà a essere bagnata per lungo tempo dalla pienezza della luce solare” (The Promethean Destiny, N. York: Pinquin Books 1987, pag.103).

I cristiani sono ottimisti: credono a questo messaggio dell’Apocalisse: «E vidi un cielo nuovo e una terra nuova: il cielo e la terra di prima infatti erano scomparsi e il mare non c’era più. E vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. Udii allora una voce potente, che veniva dal trono e diceva: “Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate» (Apocalisse 21, 1-4).

Dobbiamo essere come Abramo che «contro ogni speranza ebbe fede nella speranza» (San Paolo ai Romani, 4,18), perché «la speranza non delude» (San Paolo ai Romani, 5,4). È quello che ci resta: la speranza fiduciosa e, positivamente, il continuare a sperare [o esperançar].

Leonardo Boff ha scritto: O homem: Satã ou Anjo bom, Record 2008; Sol da esperança, Mar de Ideias, Rio 2007.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

¿Tiempos apocalípticos, los nuestros?

Leonardo Boff*

No soy apocalíptico. Apocalípticos son los tiempos. La acumulación de tragedias en la naturaleza, las guerras de gran devastación con genocidio de miles de niños inocentes, el colapso de la ética, el ahogamiento de la decencia en las relaciones políticas, la asfixia de los valores humanos fundamentales, la oficialización de la mentira en los medios de comunicación virtual, la dictadura de la cultura materialista del capital con el consecuente exilio de la dimensión espiritual, inherente al ser humano, nos inducen a pensar: ¿No será que los profetas bíblicos tienen razón cuando escriben sobre los tiempos apocalípticos? Sabemos exegéticamente que las profecías no pretenden anticipar las desgracias futuras. Tratan de señalar las tendencias que, de no ser frenadas, traerán las desgracias anunciadas.

A mí siempre me ha impresionado un texto estremecedor, incluido en la Biblia judeocristiana. ¿Qué tipo de experiencia llevó a su autor a escribir lo que escribió? Creo que actualmente algo semejante pasa por la cabeza de muchos. Dice el texto:

El Señor vio cuánto había crecido la maldad de los seres humanos en la tierra y cómo todos los proyectos de sus corazones tendían hacia el mal. Entonces el Señor se arrepintió de haber hecho al ser humano en la tierra y su corazón se entristeció. Y dijo el Señor: Voy a exterminar al ser humano de la faz de la tierra y a los animales, los reptiles y las aves que creé con él, pues me pesa haberlos creado” (Génesis 6, 5-8). ¿El mal que se propaga por el vasto mundo no justificaría esta valoración?

Añadiría también el texto apocalíptico recogido por el evangelista san Mateo:

Y oiréis hablar de guerras y rumores de guerras; mirad que no os turbéis… eso aún no es el fin. Porque se levantará nación contra nación, y reino contra reino; y habrá hambres y terremotos en varios lugares. Todas estas cosas serán el principio de los dolores” (24,6-8). ¿No están ocurriendo actualmente fenómenos semejantes a nivel planetario?

Parece que los cuatro caballos del Apocalipsis, con sus jinetes destructores, andan sueltos:

El primero, caballo blanco, imita la figura de Cristo para engañar al mayor número de personas. Jesús advirtió: “mirad que nadie os engañe. Porque vendrán muchos en mi nombre diciendo: Yo soy el  Cristo y engañarán a muchos” (san Mateo 24,4-5). San Juan en su Primera Epístola afirma que “muchos anti-cristos… salieron de entre nosotros, pero no eran de nosotros” (2,18-19). Hoy, entre nosotros, pululan aquellos que anuncian a Cristo, reúnen multitudes en sus templos y predican el odio, la difamación y la satanización de los demás; todo lo lo contrario de lo que Cristo predicó.

El caballo de fuego simboliza la guerra, en la cual se degüellan unos a otros. Hay cerca de 18 lugares de guerra hoy, con gran destrucción de vidas.

El tercero, caballo negro, simboliza el hambre y la peste. Hemos sido visitados por la peste del coronavirus, ahora por el dengue, por la influenza que causan enfermedades a millones.

Finalmente, el caballo bayo, cuyo color simboliza la muerte (el color de un cadáver) que hoy victimiza a millones y millones de innumerables formas distintas (Apocalipsis 6, 1-8).

Hoy no necesitamos que Dios intervenga para poner fin a esta historia siniestra. Nosotros mismos hemos creado el principio de autodestrucción con armas químicas, biológicas y nucleares que pueden diezmar a toda la humanidad y también a la naturaleza con sus animales, reptiles y aves del cielo. Y no quedará nadie para contar la historia.

Esto lo afirmó una vez Mijaíl Gorbachov y yo lo escuché personalmente junto con la gran cantora argentina Mercedes Sosa (la Negra) con ocasión de una reunión de la Carta de la Tierra, que él coordinaba. Un discurso tan aterrador de un jefe de estado, que disponía de cientos de ojivas nucleares y todo tipo de armas letales, me remite a lo que confesó en su autobiografía Arnold Toynbee , uno de los mayores historiadores del siglo pasado, como reacción al lanzamiento de la bomba atómica sobre Hiroshima,: «viví para ver que el fin de la historia humana se vuelve una posibilidad real que puede ser traducida en hecho no por un acto de Dios sino del ser humano» (Experiència, Vozes 1970, p.422). Sí, el destino de la vida está en nuestras manos. Si hubiera una escalada y se usaran ojivas nucleares estratégicas significaría el fin de la especie humana y de la vida.

Además de la amenaza nuclear que algunos consideran inminente, dada la guerra de Rusia contra Ucrania, con la amenaza de Putin de usar armas nucleares tácticas, tenemos también la emergencia del cambio climático. Entre nosotros en Río Grande del Sur, en Europa, en Afganistán y en otros lugares ha habido inundaciones devastadoras, que además eliminaron del mapa ciudades enteras. Un científico de Nueva Zelanda, James Renwick, de la Universidad de Victoria, anota: «El cambio climático es la mayor amenaza que la humanidad ha enfrentado con el potencial de arruinar nuestro tejido social y modo de vida. Tiene el potencial de matar a miles de millones de personas a través del hambre, de la guerra por recursos y por el desplazamiento de los afectados».

¿Qué podemos esperar? Todo. Nuestra desaparición, por culpa e inercia nuestra o la irrupción de una nueva conciencia que opta por la supervivencia, con cuidado y con un lazo de afecto hacia la Madre Tierra. El conocido economista-ecólogo Nicolas Georgescu-Roegen sospechaba que, «tal vez el destino del ser humano es tener una vida breve pero febril, excitante y extravagante, en vez de una vida larga, vegetativa y monótona. En este caso, otras especies, desprovistas de pretensiones espirituales, como las amebas, por ejemplo, heredarían una Tierra que durante mucho tiempo todavía seguiría bañada por la plenitud de la luz solar» (The Promethean Destiny, N. York: Penguin Books 1987, p.103).

Los cristianos somos optimistas: creemos en este mensaje del Apocalipsis: “Vi un cielo nuevo y una tierra nueva, porque el primer cielo y la primera tierra habían desaparecido y el infierno ya no existía… Oí una gran voz que decía: esta es la tienda de Dios entre los seres humanos. Él levantará su morada entre ellos y ellos serán su pueblo y el propio Dios con-ellos será su Dios. Enjugará las lágrimas de sus ojos y la muerte ya no existirá, no habrá luto, ni llanto, ni fatiga, porque todo eso ya pasó” (21,1- 4).

Debemos ser como Abraham que “contra toda esperanza tuvo fe en la esperanza” (san Pablo a los Romanos 4,18), pues “la esperanza no nos defrauda” (Romanos 5,4). Es lo que nos queda: la esperanza esperante y, en términos positivos, el esperanzar.

*Leonardo Boff ha escrito El hombre: Satán o Ángel bueno, Record 2008; Sol de la esperanza, Mar de Ideias, Rio 2007.

Traducción de MªJosé Gavito Milano

Tempos apocalípticos, os nossos?

                                    Leonardo Boff

Não sou apocalíptico. Os tempos é que são apocalípticos. O acúmulo de tragédias ocorrendo na natureza, as guerras de grande devastação com genocídio de milhares de crianças inocentes, o colapso da ética, a sufocação da decência nas relações políticas, a asfixia dos valores humanos fundamentais, a oficialização da mentira nos meios de comunicação virtual, a ditadura da cultura materialista do capital com o consequente exílio da dimensão espiritual, inerente ao ser humano, nos induzem a pensar: Será que os profetas bíblicos não têm razão quando escrevem sobre os tempos apocalípticos? Sabemos exegeticamente que as profecias não pretendem antecipar as desgraças futuras. Visam a apontar as tendências que se não forem freadas, trarão as desgraças anunciadas.

A mim sempre tem impressionado um texto assustador, incluído na Bíblia judaico-cristã. Que tipo de experiência levou seu autor a escrever o que escreveu? Creio que algo semelhante passa pela cabeça de muitos atualmente. Diz o texto:

O Senhor viu o quanto havia crescido a maldade dos seres humanos na terra e com todos os projetos de seus coraçõe tendiam para o mal. Então o Senhor se arrependeu de ter feito o ser humano na terra e ficou o coração magoado. E o Senhor disse:Vou exterminar da face da terra o ser humano que criei e com eles os animais, os répteis e até as aves do céu, pois, estou arrependido de tê-los feito”(Gênesis 6, 5-8).O mal que grassa pelo vasto mundo não justificaria esta ponderação?

Acrescentaria ainda o texto apocalíptico recolhido pelo evangelista São Mateus:

E ouvireis falar de guerras e rumores de guerras; olhai, não vos perturbeis…  ainda não é o fim. Porquanto se levantará nação contra nação, e reino contra reino; e haverá fomes e terremotos em vários lugares. Mas todas essas coisas são o princípio das dores”(24,6-8). Não estão ocorrendo atualmente, a nível planetário, semelhantes  fenômenos?

Parece que os quatro cavaleiros do Apocalipse, com seus jinetes destruidores, estão soltos:

O primeiro cavalo branco assume a figura de Cristo para enganar o maior número de pessoas. Jesus advertiu: “Acautelai-vos, que ninguém vos engane. Porque muitos virão em meu nome, dizendo: Eu sou o Cristo; a muitos enganarão”( São Mateus 24,4-5). São João em sua Primeira Epístola sustenta que há “muitos anti-cristos…sairam dentre nós mas não eram dos nossos”(2,18-19). Hoje, entre nós, pululam aqueles que anunciam Cristo, reúnem multidões em seus templos e pregam o contrário do que Cristo pregou: o ódio, a difamação e satanização de outros.

O outro cavalo de fogo simboliza a guerra, na qual se degolam uns aos outros.Hoje há cerca de 18 locais de guerra com grande dizimação de vidas.

O terceiro cavalo preto simboliza a fome  e a peste. Fomos visitados pela paste do coronavírus, agora pela dengue, pela influenza que trazem doenças  para milhões.

Por fim o cavalo baio, cuja cor simboliza a morte (a cor de um cadáver) que vitima hoje milhões e milhões de pessoas por inúmeras formas diferentes (Apocalipse 6, 1-8)

Hoje não precisamos da intervenção de Deus para pôr fim a esta história sinistra. Nos  mesmos criamos  o princípio da autodestruição com armas químicas, biológicas e nucleares que dizimam  toda a humanidade e também a natureza com seus animais, répteis e aves do céu. E não sobrará ninguém para contar a história.

Isso o afirmou, certa vez, e eu o escutei pessoalmente junto com a grande cantora argentina Mercedes Soza (la Negra) por ocasião de uma reunião da Carta da Terra, que Michail Gorbachev a coordenava. Tal fala amedrontadora de um chefe de estado, dispondo de centenas de ogivas nucleares e todo tipo de armas letais, me remete ao que confessou um dos maiores historiadores do século passado, como reação ao lançamento da bomba atômica sobre Hiroshima, Arnold Toynbee em sua autobiografia: “vivi para ver o fim da história humana tornar-se uma possibilidade real que pode ser traduzida em fato não por um ato de Deus mas do ser humano” (Experiência, Vozes 1970, p.422). Sim, o destino da vida está em nossas mãos. Se houver uma escalada e forem usadas ogivas nucleares estratégicas significaria o fim da espécie humana e da vida.

Além da ameaça nuclear que alguns consideram iminente, dada a guerra da Rússia contra a Ucrânia, com a ameaça de Putin de usar armas nucleares táticas, vigora ainda a emergência das mudanças climáticas. Entre nós no Rio Grande do Sul, na Europa, no Afeganistão e em outros lugares se verificaram enchentes devastadores, além de eliminarem do mapa, cidades inteiras. Anota um cientista da Nova Zelândia, James Renwick, da Universidade de Victoria:”A mudança climática é a maior ameaça que a humanidade enfrentou,com o potencial de arruinar nosso tecido social e modo de vida.Tem o potencial de matar bilhões, através da fome, da guerra por recursos e pelo  deslocamento de afetados”.

Que podemos esperar? Tudo. Nosso desaparecimento, por culpa e inércia nossa   ou a irrupção de uma nova consciência que opta pela sobrevivência, com cuidado e um laço afetivo para com a Mãe Terra. O conhecido economista-ecólogo Nicolas Georgescu-Roegen  suspeitava que, “talvez o destino do ser humano é de ter uma vida breve mas febril, excitante e extravagante ao invés de uma vida longa, vegetativa e monótona. Neste caso, outras espécies, desprovidas de pretensões espirituais, como as amebas, por exemplo, herdariam uma Terra que por muito tempo ainda continuaria banhada pela plenitude da luz solar” (The Promethean Destiny, N. York: Pinquin Books 1987,p. 103).

Os cristãos são otimistas: creem nesta mensagem do Apocalipse:”Vi um novo céu novo e uma terra nova, porque o primeiro céu e a primeira terra haviam desaparecido e o inferno já não existia…Ouvi uma grande voz que dizia:eis a tenda de Deus entre os seres humanos. Ele levantará sua morada entre eles e eles serão o seu povo e o próprio Deus com-eles será o seu Deus. Enxugará as lágrimas  de seus olhos e a morte já não existirá nem haverá luto nem pranto,nem fadiga, porque tudo isso já passou”(21,1- 4).

Devemos ser como Abraão que “contra toda a esperança teve fé na esperança”(São Paulo aos Romanos,4,18), pois “a esperança não nos defrauda”(Romanos,5,4). É o que nos resta: a esperança esperante e, positivamente, o esperançar.

Leonardo Boff escreveu O homem: Satã ou Anjo bom, Record 2008; Sol da esperança, Mar de Ideias, Rio 2007.

Ist es möglich, die derzeitige Systemkrise zu überwinden?

Ist es möglich, die derzeitige Systemkrise zu überwinden?                      

          Leonardo Boff

Ich komme zurück auf das Thema „Vektoren der Systemkrise: die Aushöhlung der Ethik und die Erstickung der Spiritualität“, die die Ursachen der aktuellen Krise sind. Wir unterbrachen unsere Überlegungen, um über die deutliche Manifestation des Klimawandels nachzudenken, der verheerende Überschwemmungen in Rio Grande do Sul, Brasilien verursacht. Das ist eines der Zeichen, die Gaia, Mutter Erde, uns gibt, dass sie die kapitalistische Art, den Planeten zu bewohnen, nicht länger ertragen kann. Rund zwei Billionen Tonnen Treibhausgase befinden sich in der Atmosphäre und werden dort für etwa hundert Jahre verbleiben. Wie kann die Erde diesen ganzen Dreck verdauen?

Die kapitalistische Produktionsweise ist grundlegend dadurch gekennzeichnet, dass sie die Erde nicht als etwas Lebendiges und Systemisches betrachtet, sondern als eine Truhe voller Ressourcen, die zum Nutzen der Menschen ausgebeutet werden sollen, insbesondere für diejenigen, die die Macht, das Wissen und die Informationsmitel über diese Ressourcen und den Verlauf der Geschichte haben. Dieses System drängt sich ohne jedes Gefühl für Grenzen, Respekt und Rücksicht auf die Ökosysteme auf. Es findet seinen politischen Ausdruck im Neoliberalismus, der in fast allen Gesellschaften vorherrscht, nicht aber bei den einheimischen Völkern, die sich als Natur fühlen und sich um sie kümmern.

Zu der Verfinsterung der Ethik und der Erstickung der Spiritualität in der heutigen Welt möchte ich noch einige weitere Faktoren hinzufügen. Erstens, mit den Worten von Papst Franziskus in Laudato Sì: „Niemand kann die Tatsache ignorieren, dass wir in den letzten Jahren extreme meteorologische Phänomene erlebt haben, häufige Perioden abnormaler Hitze, schwere Dürreperioden“. Was im Mai im Süden Brasiiens geschah, wurde von phänomenalen Überschwemmungen in Deutschland, Frankreich, Belgien und Afghanistan begleitet.

Ein weiterer Punkt ist der Earth Overshoot: Wir brauchen 1,7 Erden, um den Verbrauch zu decken, insbesondere den der wohlhabenden Klassen des globalen Nordens. Sie wollen der Erde das nehmen, was sie nicht mehr geben kann. Als lebender Superorganismus reagiert sie darauf mit weiterer Erwärmung, einer Reihe von Viren und den bereits erwähnten Extremereignissen.

Schließlich definierte eine Gruppe von Wissenschaftlern im Auftrag der UNO die neun planetary boundaries, d.h. die planetrischen Grenezen, die eingehalten werden müssen, um die Stabilität und Widerstandsfähigkeit des Planeten zu gewährleisten (Klimawandel, Integrität der Biosphäre, Veränderungen der Landnutzung, Verfügbarkeit von Süßwasser, bio-geo-chemische Flüsse, vertreten durch den Stickstoff- und Phosphorkreislauf, die Versauerung der Ozeane, die Aerosolbelastung der Atmosphäre, der Abbau der Ozonschicht und die so genannten „neuen Elemente“ – Partikel, die in der Natur nicht vorkommen, aber durch menschliches Handeln eingeführt wurden – wie Mikroplastik, Transgene und Atommüll). Es stellte sich heraus, dass sechs der neuen Grenzen überschritten worden waren. Da sie systemisch artikuliert werden, kann es zu einem Dominoeffekt kommen: Sie fallen alle. Dann bricht die Zivilisation zusammen.

Sicher ist, was viele Wissenschaftler bestätigt haben: Wissenschaft und Technik können den Klimawandel nicht mehr aufhalten, sondern nur noch vor ihm warnen und die schädlichen Auswirkungen minimieren. Dennoch bleibt die Frage: Haben wir eine Chance, aus der Systemkrise herauszukommen?

Es liegt an uns, ob wir dem Wandel zustimmen oder den eingeschlagenen Weg fortsetzen. Wie Edgar Morin, der franzosche Denker. zu Recht feststellte: „Die Geschichte hat wiederholt gezeigt, dass das Auftauchen des Unerwarteten und das Auftauchen des Unwahrscheinlichen plausibel sind und den Lauf der Dinge verändern können“. Da es sich um ein unendliches Projekt handelt, dem das Prinzip Hoffnung innewohnt, gibt es in ihm Virtualitäten, die, wenn sie enträtselt werden, zu einer rettenden Lösung führen könnten. Aber zuerst müssen wir mit Nachdruck sagen: Wir müssen das kapitalistische Projekt unrentabel machen, entweder durch die Rebellion der Opfer oder durch die Natur, denn es ist selbstmörderisch: In seiner Logik der unendlichen Akkumulation auf einem endlichen Planeten kann es in seinem Wahnsinn weitergehen, bis es die Erde völlig unbewohnbar macht. Nichts ist ewig.

Die großen Erzählungen der Vergangenheit werden uns nicht aus der Krise führen. Wir müssen auf unsere eigene Natur hören, die die Prinzipien und Werte enthält, die uns retten können, wenn sie aktiviert werden, selbst angesichts großer Schwierigkeiten.

Erstens müssen wir den Ausgangspunkt definieren. In der Region, wie die Natur sie vorgesehen hat, können wir nachhaltige und egalitärere Gesellschaften aufbauen. Wir wollen die Werte auflisten, die in uns stecken.

Wie Bioanthropologen gezeigt haben, gehört die Liebe zur menschlichen DNA. Lieben bedeutet, eine Beziehung der Gemeinschaft, der Gegenseitigkeit, der selbstlosen Hingabe und der Selbstaufopferung zum Wohle des anderen aufzubauen. Die Erde und die Natur zu lieben bedeutet, eine emotionale Bindung zu ihnen aufzubauen: sich mit ihnen verbunden zu fühlen. Außerdem wissen wir, dass alle Lebewesen den gleichen genetischen Grundcode haben (20 Aminosäuren und 4 Stickstoffbasen). Wir sind in der Tat Brüder und Schwestern, untereinander und mit allen anderen Wesen. Es genügt nicht, dies zu wissen, sondern es zu spüren und das Band der Gemeinschaft zu erleben. Darüber hinaus hat die Erforschung der Evolution des Menschen (er ist 7-8 Millionen Jahre alt und als sapiens/demens etwa 200.000 Jahre alt) ergeben, dass es die Solidarität/Kooperation bei der Suche und dem Verzehr von Nahrung war, die zusammen mit der Kommensalität den Sprung von der Tierwelt zum Menschen ermöglichte. Wir sind von Natur aus mitfühlende Wesen, wie die Millionen von Menschen gezeigt haben, die den Obdachlosen und den von den Überschwemmungen im Süden des Landes Betroffenen geholfen haben. Wir sind auch Wesen des Mitgefühls: Wir können uns in die Lage des anderen hineinversetzen, mit ihm weinen, seinen Kummer teilen und ihn niemals allein lassen.

Wir sind immer noch Wesen der Kultur, der Schaffung von Schönheit, in der Kunst, in der Musik, in der Malerei und in der Architektur. Wir können tun, was die Natur selbst nie tun würde, wie ein Musikstück von Villalobos oder ein Gemälde von Portinari. Wie Dostojewski sagte: „Es ist die Schönheit, die die Welt retten wird“. Nicht Schönheit als bloße Ästhetik, sondern Schönheit als die Haltung, neben einem Sterbenden zu stehen, seine Hand zu halten und tröstende Worte zu sprechen: „Wenn dein Herz dich anklagt, dann wisse, dass Gott größer ist als dein Herz“. Seit unseren frühesten Tagen, als das limbische Gehirn vor 200 Millionen Jahren entstand, sind wir Wesen der Zuneigung und Sensibilität. Das sensible Herz ist das Zentrum der Zuneigung, der Ethik und der Welt der Exzellenz. Ich habe in meinem letzten Artikel geschrieben, dass wir im tiefsten Inneren unseres Menschseins spirituelle Wesen sind. Wir sind in der Lage, die kraftvolle und liebevolle Energie zu erkennen, die in jedem Geschöpf und in unserem Inneren (Enthusiasmus) verborgen ist und die dafür sorgt, dass sie ständig existiert und sich mitentwickelt. Als geistige Wesen leben wir bedingungslose Liebe und Fürsorge für alles, was existiert und lebt, und wir nähren die Hoffnung auf ein Leben, das über dieses Leben hinausgeht. Wir werden auch von Schatten begleitet, die Liebe in Gleichgültigkeit und Solidarität in Gefühllosigkeit verwandeln können. Aber wir haben eine innere Kraft, sie nicht zu verleugnen, sondern sie unter Kontrolle zu halten und in eine Energie für das Gute zu verwandeln.

Eine Biozivilisation, die sich auf solche Werte und Prinzipien gründet, kann einen ersten Weg eröffnen, der sich zu einem langen Weg entwickeln kann, der uns Meilensteine aufzeigt und uns ein Licht am Ende des Tunnels zeigt. All dies kann mit viel Schweiß und Kampf gegen das, was wir einmal waren (Feinde der Erde), zugunsten einer neuen Art und Weise erreicht werden, diesen kleinen und einzigartigen Planeten, den wir haben, unser gemeinsames Zuhause, die großzügige Mutter Erde, freundschaftlich zu bewohnen.

Leonardo Boff ist Ecotheologie, Philosoph und Schritsteller der schrieb:Gottesleidenschat für die Armen – Der Gott der kleinen Leute, Lit Verlag 2021

Übersetzung vo Bettina Goldhacker