Life as a cosmic imperative

For centuries scientists have tried to explain the universe with laws of physics, expressed through mathematical equations. The universe was viewed as an immense machine that always functioned in a stable form. Life and consciousness did not have a place in that paradigm. They were matters for the religions.

But everything has changed since the 1920s, when astronomer Edwin Hubble showed that the natural state of the universe is not stability, but change. The universe began expanding with the explosion of a point: extremely small but immensely hot, and full of potential: the big bang. Then the quarks and leptons were formed, the most elemental particles that, once combined, gave rise to protons and neutrons, the basis of atoms. And starting from there, everything.

Expansion, self-organization, complexity, and the emergence of order, ever more sophisticated, are characteristics of the Universe. And life?

We do not know how it emerged. We can only say that it took the Earth and all the Universe billions of years to create the conditions for the birth of this beautiful thing that is life. Life is fragile because it can easily get sick and die. But life is also strong, because until now nothing, not volcanoes, earthquakes, meteors, or the massive extinctions of past eras, has managed to totally extinguish life.

For life to emerge the Universe had to be endowed with three qualities: order, arising from chaos, complexity, derived from simple beings and information, created by the connections of everything with everything else. But one factor was still lacking: the creation of the bricks with which the house of life is built. Those bricks were forged within the heart of the great red stars that burned for several billion years. They are the chemical acids and other elements that enable all the combinations and transformations. Thus, there is no life without carbon, hydrogen, oxygen, nitrogen, iron, phosphorus, and the 92 elements of the Mendeleyev periodical table.

When these varied elements are united, they form what we call a molecule, the smallest piece of living matter. The joinder with other molecules created the organisms and organs that form living beings, from the bacteria to human beings.

Ilya Prigogine, 1977 Nobel laureate for chemistry, is credited with showing that life results from the intrinsic self organizing dynamics of the Universe itself. He also showed that a factory exists that continuously produces life. The central motor of this factory of life is the combining of 20 amino acids and 4 nitrogenous bases.

Amino acids are a group of acids that when combined permit life to emerge. They are comprised of four nitrogen bases that function like four types of cement, joining the bricks to build the most diverse kinds of houses. This is biodiversity.

Consequently, the same basic genetic code creates the sacred oneness of life, from micro-organisms to human beings. We all are, in fact, cousins, brothers and sisters, as Pope Francis affirms in his encyclical letter on integral ecology (n. 92) because we are made of the same 20 amino acids and 4 nitrogenous bases (adenine, thymine, guanine and cytosine).

But the cradle that could welcome life was missing: the atmosphere and biosphere with all the essential elements to life: carbon, oxygen, methane, sulphuric acid, nitrogen and others.

With these pre-conditions, some 3.8 billion years ago something portentous happened. Possibly from the sea or a primitive marsh where all the elements bubbled like a kind of soup, suddenly, from the impact of a great bolt of lightning from above, life emerged.

Mysteriously, there has been life for 3.8 billion years on the minuscule planet Earth, in a fifth order solar system, in a corner of our galaxy, 29 thousand light years from the center of that galaxy. Here, the most unique event of the evolution occurred: the emergence of life.

Life is the original mother of all living beings, the true Eve. All other life forms descend from her, including we humans, a subchapter of the chapter of life: our conscious life.
Finally, I would dare join biologist Christian de Duve, also a Nobel laureate, and cosmologist Brian Swimme, in saying that the Universe would be incomplete without life. Whenever a certain level of complexity is reached, life will always emerge as a cosmic imperative, in any part of the Universe.

We must overcome the common idea that the Universe is merely a physical and dead thing, with some specks of life to adorn the picture. That is a poor and false understanding. The Universe seems to be full of life and it exists for that, as the cradle that welcomes life, especially our life.

Leonardo Boff Theologian-Philosopher, of the Earthcharter Commission

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, alfaro_melina@yahoo.com.ar.
Done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.

Gli studenti vogliono un altro Brasile e un’altra politica

Sarebbe ingenuo pensare che il movimento degli studenti che occupano le scuole e le università in Brasile sia limitato alla critica di uno dei progetti più vergognosi di riforma della scuola secondaria che abbiamo avuto o alle proteste contro il PEC 241 della Camera, ora PEC 55 del Senato, PEC dell’abbrutimento contro le persone più vulnerabili del paese. Dietro le critiche si nasconde qualcosa di più profondo: il rifiuto del tipo di Brasile che abbiamo costruito finora e la politica corrotta fatta da alcuni parlamentari per il loro proprio vantaggio. Accanto a questo c’è un aspetto positivo: la richiesta di un altro modo di costruire il Brasile e reinventare una democrazia, non alle spalle della gente, ma con la loro partecipazione alle discussioni e alle decisioni delle grandi questioni nazionali.

Ho già affrontato questo problema in questo spazio a proposito del movimento giovanile del 2013. Tre autori continuano ad ispirarci, poiché hanno combattuto per un altro Brasile e sono stati sempre sconfitti. Ora riprende la lotta con rinnovato vigore per mezzo di migliaia di giovani in tutto il paese.

Il primo autore è Darcy Ribeiro in un testo di 1998 come prefazione al mio libro Il cammino della Chiesa con gli oppressi: “Noi brasiliani proveniamo da una società coloniale che non ha avuto la minima intenzione di creare un popolo. Si volevano soltanto grandi profitti delle imprese ottenibili con un enorme impoverimento delle persone”. Questa logica dell’ultra-liberalismo attuale si è radicalizzata in Brasile.

Il secondo autore è Luiz Gonzaga de Souza Lima nella più recente e creativa interpretazione del Brasile: La rifondazione del Brasile: verso una società biocentrica (São Carlos 2011): “Quando si raggiunge la fine, lì dove finiscono le strade, è perché c’è il tempo di inventare altre direzioni, il momento di cercare qualcos’altro. È ora di rifondare un altro Brasile; la rifondazione è la strada nuova e, di tutte le possibili, quella più utile, in quanto è proprio dell’essere umano non economizzare sogni e speranze. Il Brasile è stato fondato come una azienda. È il momento di rifondarlo come società” (copertina). L’ora è venuta.

Il terzo è uno scrittore francese François-René de Chateaubriand (1768-1848): “Niente è più forte di un’idea quando è arrivato il momento della sua realizzazione.” Tutto indica che questo momento di realizzazione è in corso.

I giovani che stanno occupando le scuole stanno rivelando più intelligenza; come ad esempio la giovane Ana Júlia Ribeiro la quale, parlando alla Camera legislativa di Parana, ha detto che la maggior parte dei rappresentanti seduti nei nostri parlamenti, sono più interessati ai loro affari che al destino del popolo brasiliano.

Senza definirsi in un partito, con i loro incisivi manifesti gli studenti vogliono dire: siamo stanchi del tipo di Brasile che ci viene proposto, con una democrazia a bassa intensità, che fa politiche ricche per i ricchi e politiche povere per i poveri, in cui la stragrande maggioranza è resa invisibile e gettata nelle periferie, senza educazione, senza salute, senza sicurezza, senza tempo libero. Noi vogliamo un altro Brasile che sia all’altezza della nostra coscienza, composto da una popolazione di tutte le estrazioni sociali e insieme allegro, sincretico e tollerante.

Infatti, fino ad oggi il Brasile è stato e rimane un’appendice del grande gioco economico e politico del mondo. Anche se politicamente liberato, siamo ancora nuovamente colonizzati dalle antiche potenze coloniali, che vogliono tenerci in questo stato, condannati ad essere una grande azienda neocoloniale che esporta materie prime: grano, carne, minerali. In questo modo ci impedisce di realizzare il nostro progetto di nazione, indipendente, sovrana e orgogliosa di se stessa.
Dice con fina sensibilità sociale Souza Lima: “Anche se non è mai esistito nella realtà, c’è un Brasile nell’immaginario e nel sogno del popolo brasiliano. Il Brasile vissuto all’interno di ciascuno di noi è una produzione culturale. La società ha costruito un Brasile diverso dalla storia reale, un paese del futuro, sovrano, libero, giusto, forte ma soprattutto allegro e felice” (p.235). Nel movimento attuale rinasce questo sogno esuberante del Brasile.

Caio Prado Junior in La rivoluzione brasiliana (Brasiliense 1966) profeticamente ha scritto: “Il Brasile si trova in uno di quei momenti in cui si impongono improvvisamente riforme e trasformazioni in grado di ristrutturare la vita del paese, in linea con le sue esigenze più ampie e più profonde e le aspirazioni della grande massa della sua popolazione che, al momento, non sono adeguatamente soddisfatte” (p. 2).

Con i personaggi che ci sono sulla scena politica, in grande parte accusati di corruzione, imputati o condannati, non possiamo aspettarci niente di più del solito. Democraticamente devono essere rimossi dalla storia per dare campo libero al nuovo.

Su quali basi si farà la rifondazione del Brasile? Souza Lima dice che sarà su ciò che abbiamo di più profondo e originale: la cultura nazionale, che presa nel suo senso più ampio coinvolge il piano economico, quello politico e quello specificamente culturale: “Attraverso la nostra cultura il popolo brasiliano vedrà le sue infinite possibilità storiche. È come se la cultura, guidata da un potente flusso creativo, avesse fatto abbastanza per sfuggire alle costrizioni strutturali di dipendenza e subordinazione che ha creato per se stessa, e ai timidi limiti della struttura socio-economica e politica della azienda-Brasile e dello stato.

La cultura brasiliana sfugge poi alla mediocrità dello status periferico e si pone con pari dignità in relazione a tutte le culture, presentando al mondo i suoi contenuti e i suoi valori universali” (p.127).
Il testo del Souza Lima si libera della feroce critica che Jesse Souza fa alla maggior parte dei nostri interpreti dello statu quo storico: La follia della Intelligenza brasiliana (Leya 2015), completata con La radiografia del golpe (Leya 2016).

La maggior parte di questi scrittori classici guardano indietro e cercano di mostrare come è il Brasile che abbiamo costruito. Souza Lima, come i giovani di oggi, guarda avanti e cerca di mostrare come siamo in grado di rifondare il Brasile nella nuova fase ecozoica, planetaria, verso quello che lui chiama “una società biocentrata.”

O nasce da questi giovani studenti un Brasile diverso o corriamo il rischio di perdere di nuovo il treno della storia. Loro possono essere i protagonisti di quello che deve nascere.

Leonardo Boff è articolista del JB on line e scrittore.

Traduzione di S. Toppi e M. Gavito

A tolice das análises econômicas atuais

Sigo com atenção as análises econômicas que se fazem no Brasil e pelo mundo afora. Com raras e boas exceções, a grande maioria dos analistas são reféns do pensamento único neoliberal mundializado. Raramente fazem uma auto-crítica que rompa a lógica do sistema produtivista, consumista, individualista e anti-ecológico. E aqui vejo um grande risco seja para biocapacidade do planeta Terra seja para a subsistência da nossa espécie. O título do livro de Jessé Souza “A tolice da inteligência brasileira”(2015) impirou o título de minha reflexão: “A tolice das análises econômicas atuais”.

Meu sentido do mundo me diz que se não tomarmos absolutamente a sério dois fatores fundamentais, podemos conhecer cataclismas ecológico-sociais de dimensões dantescas: o fator ecológico, de teor mais objetivo e o resgate da razão sensível de viés mais subjetivo.

Quanto ao fator ecológico: em sua grande maioria a macroeconomia ainda alimenta a falsa ilusão de um crescimento ilimitado, no pressuposto ilusório de que a Terra dispõe de recursos igualmente ilimitados e que possui ilimitada resiliência para suportar a sistemática exploração a que é submetida. A maldição do pensamento único mostra soberano desdém aos efeitos negativos em termos de aquecimento global, devastação de ecossitemas, escassez de água potável e outros, tidos como externalidades, vale dizer, dados que não entram na contabilidade das empresas. Esse passivo é deixado para o poder estatal resolver. O que deve ser garantido de qualquer forma é o lucro dos acionistas e a acumulação de riqueza em níveis inimagináveis que deixaria Karl Marx enlouquecido.

A gravidade reside no fato de que as instâncias que se ocupam com o estado da Terra, por parte dos organismos mundiais como a ONU ou mesmo nacionais que denunciam a crescente erosão de quase todos os ítens fundamentais para a continuidade da vida (uns 13), não são tomados em conta. A razão é que são anti-sistêmicos, prejudicam o crescimento do PIB e os ganhos das grandes corporações.

Os cenários projetados por sérios centros de pesquisa são cada vez mais perturbadores. O aquecimento, por exemplo, não cessa de aumentar como se afirmou agora em Marrakesch na COP 22. A temperatura global de 2016 ficou 1,35 C acima do normal para o mês de fevereiro, a mais alta dos últimos 40 anos. Os próprios cientistas como David Carlson da Organização Meteorológica Mundial, uma agência da ONU, declarou: “isso é espantoso…a Terra certamente é um planeta alterado”.

Tanto a Carta da Terra quanto a encíclica do Papa Francisco Laudato Si: como cuidar da Casa Comum alertam sobre os riscos que a vida corre sobre o planeta. A Carta da Terra (grupo animado por M. Gorbachev, do qual tenho participado) é contundente: ou formamos uma aliança global para cuidar da Terra e uns dos outros, ou arriscamos a nossa destruição e a da diversidade da vida”.

Nos debates sobre economia, em quase todas as instâncias, os riscos e o fator ecológico sequer são nomeados. A ecologia não existe, mesmo nas declarações do PT, nas quais a palavra ecologia sequer aparece. E assim, gaiamente, poderemos trilhar um caminho sem retorno, por igorância, irresponsabilidade e cegueira produzida pela volúpia da acumulação de bens materiais.

Donald Trump declarou que o aquecimento global é um embuste e que cancelará o acordo de Paris, já assinado por Obama. Paul Krugman, Nobel de economia, já alertou que tal decisão poderá significar um grave dano aos USA e ao planeta inteiro.

Conclusão: ou incorporamos o dado ecológico em tudo o que fizermos, ou então nosso futuro não estará garantido. A estupidez da economia só nos cega e nos prejudica.

Mas esse dado científico, fruto da razão instrumental analítica, não é suficiente, pois ela friamente analisa e calcula e entende o ser humano fora e acima da natureza que pode explorá-la a seu bel-prazer. Temos que completá-la com o outro fator, o  resgate da razão sensível, a mais ancestral em nós. Nela reside a sensibilidade, o mundo dos valores, a dimensão ética e espiritual. Ai residem as motivações para cuidarmos da Terra e nos engajarmos por um novo tipo de relação amigável com a natureza, sentindo-nos parte dela e seus cuidadores, reconhecendo o valor intrínseco de cada ser, e inventando outra forma de atender nossas necessidades e o consumo com uma sobriedade compartida e solidária.

Temos que articular os dois fatores: o ecológico (objetivo) e o sensível (subjetivo): caso contrário dificilmente escaparecemos, mais cedo ou mais tarde, da ameaça de um colapso do sistema-vida.

Leonardo Boff escreveu: Cuidar da Terra, proteger a vida: como escapar do fim do mundo, Record 2010.

Los estudiantes quieren otro Brasil y otro tipo de política

Sería ingenuo pensar que el movimiento de los estudiantes ocupando escuelas y universidades se agota en la crítica de uno de los más vergonzosos proyectos que hemos tenido para la reforma de la enseñanza media o en la protesta contra la PEC 241 de la Cámara y ahora PEC 55 del Senado, PEC de la brutalización contra los más vulnerables de la nación. Lo que se esconde detrás de las críticas es algo más profundo: el rechazo al tipo de Brasil que hemos construido hasta ahora y de la política corrupta hecha por algunos parlamentarios en provecho propio. Junto a esto hay un lado más positivo: la demanda de otra forma de construir Brasil y de reinventar una democracia, no de espaldas al pueblo, sino con él participando en las discusiones y decisiones de las grandes cuestiones nacionales.

Ya he abordado en este espacio este tema a propósito del movimiento de los jóvenes de 2013. Tres autores siguen inspirándonos, pues lucharon por otro Brasil y siempre fueron derrotados. Ahora retorna la lucha con renovado vigor por medio de miles de jóvenes en todo el país.

El primer autor es Darcy Ribeiro en un texto de 1998 como prefacio a mi libro El caminar de la Iglesia con los oprimidos: «Nosotros los brasileros surgimos de una empresa colonial que no tenía el menor propósito de fundar un pueblo. Quería tan solo generar beneficios empresariales exportables con pródigo desgaste de gentes». Esta lógica del ultraliberalismo actual se radicalizó en Brasil.

El segundo es Luiz Gonzaga de Souza Lima en la más reciente y creativa interpretación de Brasil: La refundación de Brasil: rumbo a una sociedad biocentrada (São Carlos 2011): «Cuando se llega al fin, allí donde acaban los caminos, es porque ha llegado la hora de inventar otros rumbos; es hora de buscar otra cosa; es hora de que Brasil se refunde; la refundación es el camino nuevo y, de todos los posibles, el que vale más la pena, ya que es propio del ser humano no economizar sueños y esperanzas; Brasil fue fundado como empresa. Es hora de refundarlo como sociedad» (contraportada). Esa hora ha llegado.

El tercero es un escritor francés François-René de Chateaubriand (1768-1848): «Nada es más fuerte que una idea cuando ha llegado el momento de su realización». Todo indica que este momento de realización está en camino.
Los jóvenes que están ocupando los locales de enseñanza están revelando más inteligencia, a ejemplo de la joven Ana Júlia Ribeiro hablando en la Cámara Legislativa de Paraná, que la mayoría de los representantes sentados en nuestras sedes parlamentarias, más interesados en sus negocios que en el destino del pueblo brasilero.

Sin definición partidaria, con sus carteles incisivos los estudiantes quieren decirnos: estamos cansados del tipo de Brasil que ustedes nos presentan, con democracia de baja intensidad, que hace políticas ricas para los ricos y pobres para los pobres, en la cual las grandes mayorías son invisibilizadas y lanzadas a las periferias, sin estudios, sin salud, sin seguridad, sin tiempo libre. Queremos otro Brasil que esté a la altura de nuestra conciencia, hecho de pueblo mezclado y junto, alegre, sincrético y tolerante.

Efectivamente, hasta hoy Brasil fue y sigue siendo un apéndice del gran juego económico y político del mundo. Aunque políticamente liberados, seguimos siendo recolonizados, esta es la palabra exacta, pues las potencias antes colonizadoras, nos quieren mantener colonizados, condenándonos a ser una gran empresa neocolonial que exporta commodities: granos, carnes, minerales. De esta forma nos impiden realizar nuestro proyecto de nación independiente, soberana y orgullosa de sí misma.

Dice con fina sensibilidad social Souza Lima: «Aunque nunca haya existido en la realidad, hay un Brasil en el imaginario y en el sueño del pueblo brasilero. El Brasil vivido dentro de cada uno es una producción cultural. La sociedad construyó un Brasil diferente del real histórico, el tal país del futuro, soberano, libre, justo, fuerte pero sobretodo alegre y feliz» (p.235). En el movimiento actual renace este sueño exuberante de Brasil.

Caio Prado Júnior en La revolución brasilera (Brasiliense 1966) proféticamente escribió: «Brasil se encuentra en uno de esos momentos en que se imponen de pronto reformas y transformaciones capaces de reestructurar la vida del país en coherencia con sus necesidades más generales y profundas y con las aspiraciones de la gran masa de su población que, en el estado actual, no son debidamente atendidas» (p. 2).

Con los personajes que están ahí en la escena política, gran parte acusados de corrupción, imputados o condenados, no podemos esperar nada sino más de lo mismo. Deben ser democráticamente apartados de la historia para tener el campo limpio para lo nuevo.

¿Sobre qué bases se hará la Refundación de Brasil? Souza Lima nos dice que es sobre lo que tenemos de más profundo y original: la cultura nacional tomada en su sentido más amplio que envuelve lo económico, lo político y lo específicamente cultural: «A través de nuestra cultura el pueblo brasilero pasará a ver sus infinitas posibilidades históricas. Es como si la cultura, impulsada por un poderoso flujo creativo, se hubiese constituido lo suficiente para escapar de las constricciones estructurales de la dependencia, de la subordinación y de los límites tímidos de la estructura socioeconómica y política de la empresa Brasil y del estado que ella creó sólo para sí. La cultura brasilera escapa entonces de la mediocridad de la condición periférica y se propone a si misma con igual dignidad en relación a todas las culturas, presentando al mundo sus contenidos y sus valores universales» (p.127).

El texto de Souza Lima se libra de la crítica justa que Jessé Souza hace a la mayoría de nuestros intérpretes del statu quo histórico: La necedad de la inteligencia brasilera (Leya 2015), completada con La radiografía del golpe (Leya 2016).
La mayoría de estos intérpretes clásicos miraron hacia atrás e intentaron mostrar cómo se construyó el Brasil que tenemos. Souza Lima, como los jóvenes de hoy, mira hacia delante e intenta mostrar cómo podemos refundar Brasil en la nueva fase planetaria, ecozoica, rumbo a lo que él llama “una sociedad biocentrada”.

O nace de estos jóvenes estudiantes un Brasil diferente o corremos el peligro de perder nuevamente el carro de la historia. Ellos pueden ser los protagonistas de aquello que debe nacer.

Leonardo Boff es articulista del JB online y escritor.
Traducción de Mª José Gavito Milano