Il tempo e lo Eterno  nell’essere umano

Leonardo Boff

Ad ogni Capodanno si parla del tempo che è passato e di quello nuovo che inizia. Ma cos’è il tempo? Nessuno lo sa. Nemmeno sant’Agostino seppe dare una risposta nelle sue Confessioni in cui fece una delle riflessioni più profonde. Nemmeno Martin Heidegger, il filosofo più eminente del XX secolo. Ha scritto il suo famoso libro Essere e tempo. All’Essere dedicò un libro voluminoso. Fino alla fine della sua vita aspettavamo un trattato sul tempo. E non arrivò, perché neanche lui sapeva cosa era il tempo. Inoltre, è curioso: il tempo è il presupposto per parlare di tempo. Abbiamo bisogno del tempo per riflettere sul tempo. È un circolo vizioso.

Credo che l’approccio più appropriato sia collegare il tempo alla vita umana. Consideriamo la vita come il valore supremo al di sopra della quale c’è solo l’Essere che fa esistere tutti gli esseri.

Il senso della vita nel tempo è vivere, semplicemente vivere, lo stesso nelle condizioni più umili. Vivere è una sorta di celebrazione dell’esistere e dell’essere fuggiti dal nulla. Potremmo non esistere. Eppure eccoci qui. Vivere è un dono. Nessuno ha chiesto di esistere.

La vita è sempre un con e un per. Vita con altre vite della natura, con vite umane e vite con altre vite che per caso esisterebbero nell’universo. E la vita è per espandersi e per donarsi ad altre vite senza le quali la vita non può perpetuarsi.

La vita, tuttavia, è abitata da una pulsione interiore che non può essere frenata. La vita vuole incontrarsi con altre vite, quindi per questo esiste il con e il per. Senza questo, la vita cesserebbe di esistere.

La pulsione irrefrenabile della vita fa con che non vorrebbe solo questo e quello. Vuole tutto. Vuole perpetuarsi più che può, in fondo, non vuole finire mai, vuole essere eterna.

Essa porta dentro di sé un progetto infinito. Questo progetto infinito la rende felice e infelice. Felice perché incontra, ama e celebra l’incontro con altre vite e con tutto ciò che ha a che fare con la vita che la circonda. Ma è infelice perché tutto ciò che incontra e ama è finito, lentamente si consuma e cade sotto il potere dell’entropia, in altri termini, sotto il dominio della morte.

Nonostante questa finitudine, essa non indebolisce in alcun modo la pulsione verso l’Infinito. Quando incontra questo Infinito, riposa. Sperimenta una pienezza che nessuno gli può dare, né togliere. Solo lei può costruire, godere e celebrare.

La vita è intera, ma incompleta. È intera perché al suo interno stanno insieme il reale e il potenziale. Ma è incompleta perché il potenziale non è ancora diventato reale. Poiché il potenziale non conosce limiti, la vita avverte un vuoto che non potrà mai riempire completamente. Ecco perché non diventa mai completa per sempre. Permane nell’anticamera della sua stessa realizzazione.

È in questo contesto che nasce il tempo. Il tempo è il ritardo del potenziale che vuole irrompere a partire da dentro e smettere di essere potenziale per essere reale. Questo ritardo potremmo chiamarlo tempo. Sarebbe la nostra apertura piena di speranza, capace di accogliere ciò che potrà arrivare. Il potenziale realizzato ci consente di passare dall’incompleto all’intero senza però renderci completamente interi. Il vuoto continua. È la nostra condizione di finiti abitati da un Infinito. Chi lo riempirà?

Non può essere il passato perché non esiste più ed è passato. Non può essere il futuro perché ancora non esiste, poiché non è ancora arrivato. Resta solo il presente. Ma il presente non può essere sequestrato, imprigionato e appropriato. Non appena proviamo a catturarlo, già si trasforma in passato.

Ma esso può essere vissuto. Quando è intenso, né percepiamo che è passato. Sembra che il tempo non sia esistito. È il tempo denso e intenso di due ardentemente innamorati. È il tempo chiamato kairós, diverso da kronos, sempre uguale all’ora dell’orologio.

È possibile fare una rappresentazione del presente? Sì, lo è con l’eternità, perché solo essa è un è. Ogni presente ha qualcosa di eterno, perché solo esso è. Un giorno fu e un giorno sarà. Ma solo esso è un è. Ecco perché l’“è” del tempo rappresenta la possibile presenza dell’eternità. Sta a noi viverlo il più intensamente possibile, perché presto svanirà nel passato.

In tutti i modi constatiamo che siamo immersi nell’eternità dell’è. Non si tratta di un periodo congelato del tempo. È una qualità nuova, che non si ferma mai, sempre viene e passa: proviene dal futuro e subito ci passa oltre in direzione del passato. È la pura presenza inafferrabile dell’è.

A noi che siamo nel tempo, spetta vivere questo “è” come se fosse il primo e l’ultimo. In questo modo partecipiamo, fugacemente dell’eternità dell’è. E rendendoci eterni partecipiamo di Colui che sempre è senza passato e senza futuro.

Questo è ha mille nomi: Tao, Shiva, Allah, Olorum, Jahvè. Questo Jahvè si è rivelato come “io sono Colui che sono”, meglio detto: “Sono l’è che sempre è”.

Chissà se uno dei significati, tra gli altri, del nostro esistere nel tempo non sia quello di partecipare a questo è? E per un momento, secondo le parole del mistico San Giovanni della Croce, “essere Dio, per partecipazione”. E qui vale il nobile silenzio perché non ci sono più parole.

Leonardo Boff, teologo, filosofo e scrittore. (traduzione dal po

Podemos perecer por no oír los mensajes de la Tierra

Leonardo Boff*

La conciencia de que la Tierra es viva viene de la más lejana antigüedad. Se la llamaba Magna Mater, Nana, Pachamama, Tonanzin y actualmente Gaia, un Superorganismo que de forma sistémica articula todos los elementos físico-químicos y energéticos que permiten y sostienen la vida. El 22 de abril de 2009, la ONU, unánimemente, hizo oficial el nombre Madre Tierra, reconociendo que se trataba de una Entidad viva, portadora de derechos, a la cual debemos tratar con los mismos predicados con los que tratamos a nuestras madres: con respeto, con cuidado y con veneración. Después se oficializó la expresión Casa Común, que incluye a los seres humanos y a toda la naturaleza. Esto quedó claro en la Carta de la Tierra del año 2000en la cual se afirma: «la Tierra, nuestro hogar, está viva con una comunidad de vida única» (Preámbulo). El Papa Francisco en la encíclica Laudato Sì: sobre el cuidado de la Casa Común (2015), al asumir esta expresión -Casa Común- contribuyó a su universalización.

Por tratarse de una realidad viva, la Tierra está continuamente en acción y re-acción. Nos manda eventos que son mensajes a ser oídos y descifrados. El ser humano al sentirse parte de la naturaleza y, más aún, la parte de la Tierra que alcanzó un alto grado de complejidad hasta el punto de comenzar a sentir, a pensar, a querer, a cuidar y a venerar, disponía de todas las condiciones para captar los mensajes y de la capacidad para descifrarlos. En palabras más pedestres: el ser humano entendía las señales de la atmósfera y sabía si iba a llover o a hacer buen tiempo; al mirar los árboles, sus hojas y flores sabía qué frutos podían producir. Y así en tantos otros casos. Esta escucha de la Tierra y de la naturaleza y cómo descifrar sus señales sigue presente todavía hoy en los pueblos originarios que dominan el código de lectura del mundo circundante y cósmico.

Pero sucede que en los tiempos modernos ha habido un viraje, especialmente con los padres fundadores de nuestro paradigma vigente, fundado en la voluntad de poder y de dominio. Ellos trataron a la Tierra como mera res extensa, una realidad sin propósito, una especie de baúl de recursos naturales a disposición del disfrute humano. Escuchar las voces de la Tierra, sus gemidos y sus susurros, “oír estrellas”, se decía, es cosa de poetas o ser tributario de lo antiguo, del animismo.

La manera moderna de ver la Tierra transformó el saber científico en una operación técnica (el saber es poder según Francis Bacon), un proceso de dominación de todas las esferas de la natureza y de la vida. Y se realizó sin el debido cuidado, próprio de quien escucha atento los mensajes. Al contrario, hizo oídos sordos, explotando prácticamente todas las virtualidades de los biomas, degradándolos. Los reclamos de la Magna Mater se hicieron imperceptibles, ¿por qué escucharlos? ¿no es el ser humano su dueño y señor (maître et possesseur de René Descartes)? Así se perdió el código de lectura del mundo.

Esta es la situación predominante en nuestro mundo transformado por la tecno-ciencia. Oímos mil voces y ruidos producidos por nuestra cultura científico-técnica. No prestamos atención a las voces de la naturaleza y de la Tierra. Estas voces actuales son gemidos y gritos de una vida herida y crucificada. A nuestras agresiones, ya seculares, arrancando todo de ella sin observar los efectos secundarios, peligrosos e incluso nocivos, ella ha replicado con mensajes en forma de tsunamis, terremotos, huracanes, tornados, inundaciones devastadoras, nevadas nunca antes vistas, en una palabra, con eventos extremos. Como no escuchamos los mensajes contenidos en tales eventos, nos mandó otras señales potentes que tocaron directamente nuestras vidas: la inmensa gama de bacterias y virus, desde la simple gripe, el VIH, el ébola hasta culminar en el coronavirus. Este afectó solo a los seres humanos y perdonó a los demás organismos vivos. Todos se movilizaron para encontrar un antídoto, las diferentes vacunas. Pocos se preguntaron de dónde venía. Vino de la naturaleza, en la cual nuestra intervención utilitarista destruye el hábitat de esos micro-organismos. Así que buscaron otro hábitat, viniendo a instalarse en nuestras células. Invisible, puso a todos los poderes militaristas, sus bombas nucleares y químicas, de rodillas e impotentes.

¿Por qué afirmo esto? Porque no hemos aprendido nada de la lección que la Tierra y la naturaleza quisieron darnos con la Covid-19. El aislamiento social que imponía, nos daba la ocasión de pensar sobre lo que hemos hecho hasta ahora con el sistema-vida y sobre qué tipo de mundo queremos habitar. El hecho es que pasada la gran amenaza colectiva, volvimos furiosamente a lo anterior normal, continuando con la depredación de la naturaleza y así con la destrucción de los hábitats de los microorganismos. Inauguramos una nueva era, el antropoceno.

Los eventos ocurridos en 2023 y 2024, tales como las grandes inundaciones en el mundo entero y en el sur de nuestro país, los devastadores incendios de muchos países, las guerras de gran letalidad (pues Tierra y humanidad formamos una única y compleja Entidad, observada por los astronautas, el Overview Effect), las perversas desigualdades sociales a nivel mundial y la gran alarma, verdadero meteoro rasante, el calentamiento global imparable, entre muchas otras señales, son mensajes que la Tierra y la naturaleza nos están enviando. Son poquísimos quienes los escuchan y los interpretan. Predominan el negacionismo, la sordera colectiva y el ignorar consciente, porque obstaculiza la acumulación desenfrenada a costa de vidas humanas y de la naturaleza.

Si no paramos y nos ponemos humildemente a la escucha y la lectura de las señales enviadas por la naturaleza y por la Madre Tierra y no cambiamos colectivamente de ruta, se realizará lo que el Papa Francisco en la encíclica Fratelli tutti (2020) proféticamente advirtió: “estamos en el mismo barco, o nos salvamos todos o no se salva nadie”. Esta vez no hay un Arca de Noé que preserve a representantes del mundo vivo y deje perecer a los demás. Todos podemos estar, inconsciente e irresponsablemente, acercándonos al abismo en el cual podemos precipitarnos.

Será el desenlace siniestro por no haber abierto nuestros oídos y haber descuidado la interpretación de las señales que la naturaleza y la Madre Tierra nos han gritado, suplicando una radical conversión ecológica y la definición de otro camino civilizatorio. El actual nos lleva irremediablemente a un fin trágico. Y así nos sumaríamos a los millares de organismos vivos que, no pudiendo adaptarse a los cambios, acabaron desapareciendo. La Tierra, sin embargo, continuaría, pero sin nosotros.

Como lo impensable y lo inesperado pertenecen a la historia, todo podrá ser diferente. Como decía un filósofo presocrático: si no esperamos lo inesperado, y puede suceder, todos nos perderemos. Entonces, estemos atentos a lo inesperado. En nuestro esperanzar,  puede suceder.

*Leonardo Boff ha escrito: Cuidar de la Casa Común: pistas para evitar el fin del mundo, Dabar 2024.

Traducción de MªJosé Gavito Milano

Potremmo morire se non ascoltiamo i messaggi provenienti dalla Terra

Leonardo Boff

La consapevolezza che la Terra sia viva possiede l’ascendenza più alta. Era chiamata Magna Mater, Nana, Pachamama, Tonanzin e attualmente Gaia, un Super-organismo che articola sistematicamente tutti gli elementi fisico-chimici ed energetici che permettono e sostengono la vita. Il 22 aprile 2009 l’ONU ha formalizzato all’unanimità la nomenclatura Madre Terra, riconoscendo che si tratta di un’Entità viva, portatrice di diritti, con cui dobbiamo trattare con gli stessi predicati con i quali trattiamo le nostre madri: con rispetto, con cura e con venerazione. Poi si è ufficializzata l’espressione Casa Comune, coinvolgendo gli esseri umani e tutta la natura. Ciò è stato chiarito nella Carta della Terra del 2000, nella quale si affermava: “La Terra, la nostra casa, è viva e ospita un’unica comunità vivente” (Preambolo). Papa Francesco nell’enciclica Laudato Sì: sulla cura della Casa Comune (2015) nell’assumere questa espressione – Casa Comune – ha contribuito alla sua universalizzazione.

In quanto è una realtà vivente, la Terra è continuamente in azione e re-azione. Ci invia eventi che sono messaggi da ascoltare e decifrare. L’essere umano quando si sentiva ancora di più parte della natura, in quella porzione della Terra che aveva raggiunto un alto grado di complessità al punto da cominciare a sentire, a pensare, a volere, a prendersi cura e a venerare, disponeva di tutte le condizioni per captare i messaggi e la capacità di decifrarli. In parole povere: l’essere umano capiva i segni dell’atmosfera e sapeva se avrebbe piovuto o fatto bel tempo; osservando gli alberi, le loro foglie e i fiori, sapeva quali frutti essi avrebbero prodotto. E così in tanti altri casi. Questo ascolto della Terra e della natura e la decifrazione dei loro segnali è presente ancora oggi nei popoli originari che padroneggiano il codice di lettura del mondo circostante e cosmico.

Abbiamo scoperto che in epoca moderna si è verificata una grande svolta, specialmente con i padri fondatori del nostro paradigma vigente, fondato sulla volontà di potenza e di dominio. Loro hanno trattato la Terra come una mera res extensa, una realtà senza scopo, una specie di scrigno di risorse naturali a disposizione del piacere umano. Ascoltare le voci della Terra, i suoi gemiti e i suoi sussurri, “sentire le stelle”, si diceva, è cosa da poeti o un tributo all’antico animismo.

Il modo moderno di vedere la Terra ha trasformato la conoscenza scientifica in un’operazione tecnica (il sapere è potere secondo Francis Bacon), un processo di dominio di tutte le sfere della natura e della vita. Ma lo si è gestito senza la dovuta attenzione di chi ascolta avendo riguardo dei messaggi. Al contrario, si sono fatte orecchie da mercante, sfruttando praticamente tutte le virtualità dei biomi, degradandoli. I reclami della Magna Mater sono rimasti impercettibili, in fondo perché ascoltarli? Non appariva lui come il suo proprietario e signore (maître et possesseur di René Descartes)? Così ha perso il codice per leggere il mondo.

È questa la situazione predominante del nostro mondo trasformato dalla tecno-scienza. Abbiamo udito mille voci e rumori prodotti dalla nostra cultura tecnico-scientifica. Non prestiamo attenzione alle voci della natura e della Terra. Queste voci adesso sono gemiti e grida di una vita ferita e crocifissa. Alle nostre aggressioni secolari, che l’hanno spogliata di tutto, senza badare agli effetti collaterali pericolosi e addirittura malefici, ha risposto con messaggi sotto forma di tsunami, terremoti, tifoni, tornadi, inondazioni devastanti, bufere di neve mai viste prima, in una parola, con eventi estremi. Poiché non ascoltiamo i messaggi contenuti in tali eventi, ci ha inviato altri segnali potenti che hanno toccato direttamente le nostre vite: l’immensa gamma di batteri e virus, dalla semplice influenza, all’HIV, all’Ebola fino al culmine con il Coronavirus. Quest’ultimo ha colpito solo gli esseri umani e ha risparmiato gli altri organismi viventi. Tutti si sono mobilitati per trovare un antidoto, i diversi vaccini. Pochi si sono chiesti da dove provenisse il Covid-19. Esso è venuto dalla natura in cui l’intervento utilitaristico dell’uomo ha distrutto l’habitat di questi microrganismi. Questi ne hanno cercato un altro, venendo ad installarsi nelle nostre celle. Invisibile, ha messo in ginocchio e reso impotenti tutte le potenze militariste, le loro bombe nucleari e chimiche.

Perché affermo ciò? Perché non abbiamo imparato nulla dalla lezione che la Terra e la natura ci hanno voluto dare attraverso il Covid-19. L’isolamento sociale che ha imposto, avrebbe dovuto servire come occasione per riflettere su ciò che abbiamo fatto finora con il sistema-vita e sul tipo di mondo in cui vogliamo abitare. Il fatto è che passata la grande minaccia collettiva, siamo ritornati furiosamente alla vecchia normalità, continuando con la depredazione della natura e quindi con la distruzione degli habitat dei microrganismi. Abbiamo inaugurato una nuova era, l’antropocene.

Gli eventi accaduti nel 2023 e nel 2024, come le grandi inondazioni nel mondo intero e nel sud del nostro paese [il Brasile], gli incendi devastanti in molti paesi, le guerre ad alta letalità (poiché Terra e umanità formiamo un’unica e complessa Entità, osservata dagli astronauti – l’Overview Effect), le perverse disuguaglianze sociali a livello mondiale e, tra gli altri segnali, il grande allarme – una vera meteora radente – dell’inarrestabile riscaldamento globale, rappresentano i messaggi che la Terra e la natura ci stanno inviando. Sono pochissimi quelli che li ascoltano e li interpretano. Predominano il negazionismo, la sordità collettiva e il non sapere cosciente perché ostacolano l’accumulazione sfrenata a scapito delle vite umane e della natura.

Se non ci fermiamo e non ci poniamo umilmente in ascolto, leggendo i messaggi inviati dalla natura e dalla Madre Terra e collettivamente non cambiamo rotta, si realizzerà quello che Papa Francesco ha profeticamente avvertito nella sua enciclica Fratelli tutti (2020): “siamo sulla stessa barca , o ci salviamo tutti, o nessuno si salva”. Questa volta non esiste l’Arca di Noè che preservi i rappresentanti del mondo vivente e lasci perire gli altri. Tutti stiamo, inconsciamente e irresponsabilmente, avvicinandoci all’abisso nel quale possiamo precipitare.

Sarà un esito sinistro perché non abbiamo aperto le nostre orecchie e trascurato di interpretare i segnali che la natura e la Madre Terra ci hanno gridato, supplicandoci una radicale conversione ecologica e la definizione di un altro cammino di civiltà. Quella attuale ci conduce irrimediabilmente ad una tragica fine. E così ci uniremmo alle migliaia di organismi viventi che, incapaci di adattarsi ai cambiamenti, hanno finito per scomparire. La Terra, tuttavia, continuerebbe ad esistere, ma senza di noi.

Poiché l’impensabile e l’inaspettato appartengono alla storia, tutto potrà essere differente. Come diceva un filosofo pre-socratico: se non ci aspettiamo l’inaspettato e questo può succedere, allora saremo tutti perduti. Allora stiamo attenti all’inaspettato. Nella nostra speranza, ciò può accadere.

Leonardo Boff ha scritto: Abitare la Terra,Castelvecchi,Roma 2021;La Terra è nelle nostre mani, Edizione Terra Santa, Milano 2017

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Wir können zugrunde gehen, wenn wir nicht auf die Botschaften der Erde hören    

Leonardo Boff

Das Bewusstsein, dass die Erde lebendig ist, hat die höchste Abstammung. Sie wurde Magna Mater, Nana, Pachamama, Tonanzin und jetzt Gaia genannt, ein Superorganismus, der alle physikalisch-chemischen und energetischen Elemente, die Leben ermöglichen und erhalten, systemisch artikuliert. Am 22. April 2009 hat die UNO einstimmig die Bezeichnung Mutter Erde offiziell gemacht und damit anerkannt, dass es sich um eine lebende Entität mit Rechten handelt, die wir mit denselben Prädikaten behandeln sollten wie unsere Mütter: mit Respekt, Fürsorge und Verehrung. Dann wurde der Begriff Gemeinsames Haus offiziell gemacht, der den Menschen und die gesamte Natur einschließt. Dies wurde in der Erdcharta aus dem Jahr 2000 deutlich gemacht, in der es heißt: „Die Erde, unser Zuhause, ist eine einzigartige Lebensgemeinschaft“ (Präambel). Papst Franziskus hat in seiner Enzyklika Laudato Sì: Über die Sorge für unser gemeinsames Haus (2015) durch die Übernahme dieses Ausdrucks – Gemeinsames Haus – zu dessen Universalisierung beigetragen.

Als lebendige Realität ist die Erde ständig in Aktion und Re-Aktion. Der Mensch, der sich als Teil der Natur fühlte – mehr noch, selbst als Teil der Erde, der einen so hohen Grad an Komplexität erreicht hatte, dass er zu fühlen, zu denken, zu wollen, zu pflegen und zu verehren begann, all das der Mensch ist, hatte alle Voraussetzungen, um Botschaften aufzufangen und zu entschlüsseln. Einfacher ausgedrückt: Der Mensch verstand die Zeichen der Atmosphäre und wusste, ob es regnen oder schönes Wetter werden würde; er sah sich die Bäume, ihre Blätter und Blüten an und wusste, welche essbare Früchte sie hervorbringen würden. Und so weiter und so fort. Dieses Hören auf die Erde und die Natur und das Entschlüsseln ihrer Zeichen ist auch heute noch bei den Naturvölkern vorhanden, wie im Amazoniengebiet und woanders, die den Code zum Lesen der sie umgebenden und kosmischen Welt beherrschen.

Es hat sich herausgestellt, dass es in der Neuzeit eine große Wende gegeben hat, vor allem bei den Gründervätern unseres heutigen, auf Macht- und Herrschaftsstreben basierenden Paradigmas. Sie behandelten die Erde als bloße res extensa, als eine einfache und lebenlose und zweckfreie Realität, als eine Art Schatztruhe natürlicher Ressourcen, die dem menschlichen Vergnügen zur Verfügung steht. Den Stimmen der Erde zu lauschen, ihrem Stöhnen und Flüstern, „den Sternen zu lauschen“, wie man zu sagen pflegte, ist der Stoff, aus dem die Dichter oder der alte Animismus sind.

Die moderne Sichtweise auf die Erde hat die wissenschaftliche Erkenntnis in eine technische Operation verwandelt (Wissen ist Macht nach Francis Bacon), in einen Prozess der Beherrschung aller Bereiche der Natur und des Lebens. Aber sie hat dies getan, ohne die nötige Sorgfalt walten zu lassen, um den Botschaften aufmerksam zuzuhören. Im Gegenteil, sie hat sich taub gestellt, indem sie praktisch das gesamte Potenzial der Biome ausbeutete und sie degradierte. Die Rufe der Magna Mater verhallten ungehört, denn warum sollte man auf sie hören? Tritt sie nicht als ihr Herr und Meister auf (René Descartes’maître et possesseur )? So verlor der Mensch seinen Code, um die Welt zu lesen.

Das ist die vorherrschende Situation in unserer von der Technikwissenschaft veränderten Welt. Wir hören tausend Stimmen und Geräusche, die von unserer technisch-wissenschaftlichen Kultur erzeugt werden. Wir hören nicht auf die Stimmen der Natur und der Erde. Diese aktuellen Stimmen sind das Stöhnen und Schreien eines verwundeten und gekreuzigten Lebens. Auf unsere jahrhundertealten Aggressionen, die ihr alles entreißen, ohne die gefährlichen und sogar schädlichen Nebenwirkungen zu beachten, hat sie mit Botschaften in Form von Tsunamis, Erdbeben, Taifunen, Tornados, verheerenden Überschwemmungen, Schneestürmen, die es nie zuvor gegeben hat, mit einem Wort, mit extremen Ereignissen geantwortet. Da wir nicht auf die in solchen Ereignissen enthaltenen Botschaften hören, hat sie uns andere starke Signale gesendet, die unser Leben direkt berührt haben: die immense Bandbreite an Bakterien und Viren, von der einfachen Grippe über HIV und Ebola bis hin zum Coronavirus. Dies betraf nur den Menschen, andere Lebewesen blieben verschont. Alle wurden mobilisiert, um ein Gegenmittel zu finden, die verschiedenen Impfstoffe. Nur wenige fragten sich, woher das Covid-19 kam. Es kam aus der Natur, in der unser utilitaristischer Eingriff den Lebensraum dieser Mikroorganismen zerstörte. Sie suchten sich einen anderen und ließen sich in unseren Zellen nieder. Unsichtbar hat es alle militaristischen Mächte mit ihren Atom- und Chemiebomben in die Knie gezwungen und machtlos gemacht.

Warum sage ich das? Weil wir aus der Lektion, die uns die Erde und die Natur mit Covid-19 erteilen wollten, nichts gelernt haben. Die soziale Isolation, die sie uns auferlegt hat, hätte als Gelegenheit gedient, darüber nachzudenken, was wir bisher aus dem Lebenssystem gemacht haben und in welcher Art von Welt wir leben wollen. Tatsache ist, dass wir, nachdem die große kollektive Bedrohung vorüber ist, mit Wucht zur alten Normalität zurückkehren und den Raubbau an der Natur und damit die Zerstörung der Lebensräume der Mikroorganismen fortsetzen. Wir haben ein neues Zeitalter, das Anthropozän, eingeläutet, wie die Wissenschaftler uns lehren.

Die Ereignisse der Jahre 2023 und 2024, wie die großen Überschwemmungen auf der ganzen Welt und im Süden Brasiliens, die verheerenden Brände in vielen Ländern, die äußerst tödlichen Kriege (weil die Erde und die Menschheit eine einzige, komplexe Einheit bilden, die von den Astronauten beobachtet wurde – der Überblickseffekt), die perversen sozialen Ungleichheiten weltweit und der große Alarm, ein echter Meteoriteneinschlag, die unaufhaltsame globale Erwärmung, sind neben anderen Zeichen Botschaften, die uns die Erde und die Natur senden. Nur wenige hören zu und interpretieren sie. Verleugnung, kollektive Taubheit und bewusstes Nichtwissen herrschen vor, weil sie der ungezügelten Akkumulation auf Kosten von Menschenleben und Natur im Wege stehen.

Wenn wir nicht innehalten und demütig die Botschaften der Natur und von Mutter Erde hören und lesen und gemeinsam den Kurs ändern, wird wahr, was Papst Franziskus in seiner Enzyklika Fratelli tutti (2020) prophetisch warnte: „Wir sitzen im selben Boot, entweder wir retten uns alle oder keiner rettet sich“. Diesmal gibt es keine Arche Noah, die Vertreter der lebendigen Welt bewahrt und den Rest untergehen lässt. Vielleicht nähern wir uns alle, unbewusst und unverantwortlich, dem Abgrund, in den wir stürzen könnten.

Es wird ein unheilvolles Ergebnis sein, weil wir unsere Ohren nicht geöffnet und es versäumt haben, die Zeichen zu deuten, die die Natur und Mutter Erde uns zurufen und die für eine radikale ökologische Umkehr und die Festlegung eines anderen Zivilisationsweges plädieren. Der derzeitige Weg führt uns unwiderlegbar in ein tragisches Ende. Damit würden wir uns den Tausenden von Lebewesen anschließen, die sich nicht an die Veränderungen anpassen konnten und schließlich verschwunden sind. Die Erde jedoch würde ohne uns weiterleben.

Da das Undenkbare und Unerwartete zur Geschichte gehört, könnte alles anders sein. Wie ein vorsokratischer Philosoph zu sagen pflegte: Wenn wir nicht mit dem Unerwartete rechnen und es tritt ein, dann sind wir alle verloren. Seien wir also wachsam gegenüber dem Unerwarteten. In unserer Hoffnung und aktivem Zutun, dass wir es noch abwenden können.

Leonardo Boff  schrieb: Cuidar da Casa Comum:pistas para evitar o fim do mundo, Vozes 2024.