Come ritardare la fine del mondo: una spiritualità ecologica

Leonardo Boff

Nella sua enciclica Fratelli Tutti, Papa Francesco propone un’alternativa al paradigma dominante del dominus (proprietario e signore), dell’essere umano come qualcuno che è al di fuori e al di sopra della natura, disponendone a suo piacimento come se ne fosse il proprietario. Questa visione è alla radice dell’attuale crisi globale. In considerazione di ciò, il Papa propone il paradigma del frater (fratello e sorella), dell’essere umano come parte della natura e, quindi, fratello e sorella di tutti gli altri esseri, creati dalla Madre Terra. Esso accompagna la fraternità universale, l’amore sociale e la cura perenne per la Madre Terra.

Questa attraversata è una forma per trovare una via d’uscita dalla crisi attuale, che minaccia il futuro della nostra civiltà. Per percorrere il sentiero della fraternità universale e dell’amore sociale, abbiamo bisogno di un’etica della cura della Madre Terra e di tutti i suoi figli e figlie.

Ma un’etica non basta. Dobbiamo andare più in profondità, là dove possono sorgere nuove idee salvifiche. È la spiritualità, come ha individuato bene Laudato Sì di Papa Francesco. Lì si dice che dobbiamo evocare “motivazioni che derivano dalla spiritualità per alimentare una passione per la cura del mondo” (n. 216).

Sia chiaro: spiritualità non è sinonimo di religiosità, sebbene la religiosità possa potenziare la spiritualità. La spiritualità nasce da un’altra fonte: dal profondo dell’essere umano. Oggi i pensatori e gli scienziati più autorevoli vedono la spiritualità come parte essenziale dell’essere umano, come la fisicità, la psiche, l’intelligenza, la volontà e l’affettività.

Neuro-linguisti, i nuovi bio-antropologi ed eminenti cosmologi come Brian Swimm, David Bohm, biologi come Watson e Collins e altri riconoscono che la spiritualità è parte dell’essenza umana. Siamo esseri naturalmente spirituali, anche se non siamo esplicitamente religiosi. Per questo si parla, specialmente negli Stati Uniti e nella new science, di spiritualità naturale che deve essere vissuta in tutte le fasi della vita, a cominciare dall’infanzia.

Questa porzione spirituale dentro di noi si rivela nella nostra capacità di amare, nella solidarietà, nella cooperazione, nella compassione, nella comunione e nella totale apertura all’altro, alla natura, all’universo, in una parola all’Infinito. La spiritualità fa intuire agli esseri umani che dietro tutte le cose c’è un’Energia potente e amorevole che sostiene ogni cosa e la mantiene aperta a nuove forme nel processo evolutivo. Alcuni cosmologi la chiamano la Fonte originaria di tutto l’essere. Io preferisco la formula: l’Essere che fa esistere tutti gli esseri.

Alcuni neurologi hanno identificato un fenomeno eccezionale. Ogni volta che si affrontano temi esistenziali legati a Dio e al Sacro, si osserva un’enorme accelerazione dei neuroni, da 9 a 30 hertz, nel lobo frontale del cervello. Loro, non i teologi, lo hanno chiamato il “punto di Dio nel cervello“. Proprio come abbiamo organi esterni attraverso i quali percepiamo la realtà circostante, gli occhi, le orecchie, la pelle, abbiamo un organo interno che è il nostro vantaggio evolutivo, di percepire quell’Essere che è alla base di tutti gli esseri, quella misteriosa Energia che li mantiene in esistenza.

Questa dimensione spirituale della nostra natura è stata soffocata dalla nostra cultura, che venera più il denaro della natura, il consumo individuale più della condivisione, che è più competitiva che cooperativa, preferisce l’uso della violenza al dialogo per risolvere i conflitti e ricorre alla minaccia e all’eventuale impiego di armi di distruzione di massa. Ma sono i valori legati al frater, alla fratellanza universale che, coinvolgendo la natura e l’umanità, potranno salvare la vita.

In quanto siamo esseri spirituali, possiamo renderci conto dei mali che stiamo facendo alla nostra Casa Comune. Di fronte al rischio della nostra stessa scomparsa, sorge la possibilità di fare un salto nella nostra coscienza e stabilire una nuova relazione di amore, di empatia e di cura per la Terra e gli altri esseri.

Come affermò il grande pensatore francese Edgar Morin, sempre preoccupato per la situazione ecologica della Terra: “La storia ha dimostrato ripetutamente che l’emergere dell’inaspettato e l’apparire dell’improbabile sono plausibili e possono cambiare il corso degli eventi”. Come disse un pre-socratico: “aspetta l’inaspettato perché in esso può risiedere il nuovo”. Prestiamo attenzione all’inaspettato e all’improbabile, perché possono essere plausibili e indicarci un nuovo cammino salvifico per la Terra, la nostra Magna Mater e Casa Comune.

In verità, nessuno può dire dove ci porterà l’attuale situazione della Terra, sconvolta dalla disputa tra un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti e un mondo multipolare, c Leonardo Boff

Nella sua enciclica Fratelli Tutti, Papa Francesco propone un’alternativa al paradigma dominante del dominus (proprietario e signore), dell’essere umano come qualcuno che è al di fuori e al di sopra della natura, disponendone a suo piacimento come se ne fosse il proprietario. Questa visione è alla radice dell’attuale crisi globale. In considerazione di ciò, il Papa propone il paradigma del frater (fratello e sorella), dell’essere umano come parte della natura e, quindi, fratello e sorella di tutti gli altri esseri, creati dalla Madre Terra. Esso accompagna la fraternità universale, l’amore sociale e la cura perenne per la Madre Terra.

Questa attraversata è una forma per trovare una via d’uscita dalla crisi attuale, che minaccia il futuro della nostra civiltà. Per percorrere il sentiero della fraternità universale e dell’amore sociale, abbiamo bisogno di un’etica della cura della Madre Terra e di tutti i suoi figli e figlie.

Ma un’etica non basta. Dobbiamo andare più in profondità, là dove possono sorgere nuove idee salvifiche. È la spiritualità, come ha individuato bene Laudato Sì di Papa Francesco. Lì si dice che dobbiamo evocare “motivazioni che derivano dalla spiritualità per alimentare una passione per la cura del mondo” (n. 216).

Sia chiaro: spiritualità non è sinonimo di religiosità, sebbene la religiosità possa potenziare la spiritualità. La spiritualità nasce da un’altra fonte: dal profondo dell’essere umano. Oggi i pensatori e gli scienziati più autorevoli vedono la spiritualità come parte essenziale dell’essere umano, come la fisicità, la psiche, l’intelligenza, la volontà e l’affettività.

Neuro-linguisti, i nuovi bio-antropologi ed eminenti cosmologi come Brian Swimm, David Bohm, biologi come Watson e Collins e altri riconoscono che la spiritualità è parte dell’essenza umana. Siamo esseri naturalmente spirituali, anche se non siamo esplicitamente religiosi. Per questo si parla, specialmente negli Stati Uniti e nella new science, di spiritualità naturale che deve essere vissuta in tutte le fasi della vita, a cominciare dall’infanzia.

Questa porzione spirituale dentro di noi si rivela nella nostra capacità di amare, nella solidarietà, nella cooperazione, nella compassione, nella comunione e nella totale apertura all’altro, alla natura, all’universo, in una parola all’Infinito. La spiritualità fa intuire agli esseri umani che dietro tutte le cose c’è un’Energia potente e amorevole che sostiene ogni cosa e la mantiene aperta a nuove forme nel processo evolutivo. Alcuni cosmologi la chiamano la Fonte originaria di tutto l’essere. Io preferisco la formula: l’Essere che fa esistere tutti gli esseri.

Alcuni neurologi hanno identificato un fenomeno eccezionale. Ogni volta che si affrontano temi esistenziali legati a Dio e al Sacro, si osserva un’enorme accelerazione dei neuroni, da 9 a 30 hertz, nel lobo frontale del cervello. Loro, non i teologi, lo hanno chiamato il “punto di Dio nel cervello“. Proprio come abbiamo organi esterni attraverso i quali percepiamo la realtà circostante, gli occhi, le orecchie, la pelle, abbiamo un organo interno che è il nostro vantaggio evolutivo, di percepire quell’Essere che è alla base di tutti gli esseri, quella misteriosa Energia che li mantiene in esistenza.

Questa dimensione spirituale della nostra natura è stata soffocata dalla nostra cultura, che venera più il denaro della natura, il consumo individuale più della condivisione, che è più competitiva che cooperativa, preferisce l’uso della violenza al dialogo per risolvere i conflitti e ricorre alla minaccia e all’eventuale impiego di armi di distruzione di massa. Ma sono i valori legati al frater, alla fratellanza universale che, coinvolgendo la natura e l’umanità, potranno salvare la vita.

In quanto siamo esseri spirituali, possiamo renderci conto dei mali che stiamo facendo alla nostra Casa Comune. Di fronte al rischio della nostra stessa scomparsa, sorge la possibilità di fare un salto nella nostra coscienza e stabilire una nuova relazione di amore, di empatia e di cura per la Terra e gli altri esseri.

Come affermò il grande pensatore francese Edgar Morin, sempre preoccupato per la situazione ecologica della Terra: “La storia ha dimostrato ripetutamente che l’emergere dell’inaspettato e l’apparire dell’improbabile sono plausibili e possono cambiare il corso degli eventi”. Come disse un pre-socratico: “aspetta l’inaspettato perché in esso può risiedere il nuovo”. Prestiamo attenzione all’inaspettato e all’improbabile, perché possono essere plausibili e indicarci un nuovo cammino salvifico per la Terra, la nostra Magna Mater e Casa Comune.

In verità, nessuno può dire dove ci porterà l’attuale situazione della Terra, sconvolta dalla disputa tra un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti e un mondo multipolare, con Russia, Cina e BRICS come attori principali. C’è il rischio che l’escalation e la guerra commerciale di Trump si concludano in una vera e propria guerra, che sarebbe terrificante per la biosfera e la vita umana.

In situazioni come questa, i cristiani si fanno forza nella speranza che tutto ciò non accada, perché si basano sulla fede in un Dio che si è presentato come “un appassionato amante della vita” (Sap 11,26). Egli è il Signore del destino della storia generale e della vita umana. E la sua volontà è di bontà e misericordia.

Leonardo Boff ha scritto Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

on Russia, Cina e BRICS come attori principali. C’è il rischio che l’escalation e la guerra commerciale di Trump si concludano in una vera e propria guerra, che sarebbe terrificante per la biosfera e la vita umana.

In situazioni come questa, i cristiani si fanno forza nella speranza che tutto ciò non accada, perché si basano sulla fede in un Dio che si è presentato come “un appassionato amante della vita” (Sap 11,26). Egli è il Signore del destino della storia generale e della vita umana. E la sua volontà è di bontà e misericordia.

Leonardo Boff ha scritto Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Como protelar o fim do mundo: uma espiritualidade ecológica

Leonardo Boff

O Papa Francisco na encíclica Fratelli Tutti  propõe uma alternartiva ao paradigma dominante, do dominus(dono e senhor) do ser humano como quem está fora e acima da natureza, dispondo dele como quiser como se fosse dono.Essa visão está na raiz da crise mundial de hoje. Face a isso o Papa propõe o paradigma do frater (irmão e irmã) do ser humano parte da natureza, por isso irmão e irmã de todos os demais seres, criados pela Mãe Terra. Acompanha a fraternidade universal,o amor social e o perene cuidado pela Mãe Terra.

Essa travessia é uma forma de encontrar uma saída da atual crise atual, ameaçadora do futuro de nossa civilização. Para trilharmos o caminho da irmandade universal e do amor social,precisamos de uma ética do cuidado da Mãe Terra e de todos os seus filhos e filhas.

Mas  uma ética não basta. Temos que ir mais fundo lá de onde podem surgir novas ideias salvadoras. É a espiritualidade, como bem viu a Laudato Sì do Papa Francisco.Aí se diz que devemos evocar “motivações que derivam da espiritualidade para alimentar uma paixão para cuidar do mundo”(n.216).

Que fique claro: espiritualidade não é sinônimo de religiosidade, embora a religiosidade pode potenciar a espiritualidade. A espiritualidade nasce de outra fonte: do profundo do ser humano. Hoje entre os pensadores mais sérios e cientistas veem a espiritualidade como parte essencial do ser humano, como a corporalidade, a psiqué, a inteligência, a vontade e a afetividade.

Neurolinguistas, os novos bioantropólogos e eminentes cosmólogos como Brian Swimm, David Bohm e biólogos como  Watson e Collins e outros reconhecem que a espiritualidade é da essência humana. Somos naturalmente seres espirituais, mesmo não sendo explicitamente religiosos. Por isso se fala especialmente nos EUA e na new science  de espiritualidade natural que deve ser vivida em todas as fases da vida a começar na infância.

Essa porção espiritual em nós se revela pela capacidade de amar, pela solidariedade,pela cooperação, pela compaixão, pela comunhão e pela total abertura ao outro, à natureza, ao universo,  numa palavra ao Infinito. A espiritualidade faz o ser humano intuir que por detrás de todas as coisas há uma Energia poderosa e amorosa que tudo sustenta e a mantém aberta a novas formas no processo da evolução. Alguns cosmólogos a chamam de a Fonte originária de todo o ser. Eu prefiro a fórmula: O Ser que faz ser todos os seres.

Alguns neurólogos identificaram um fenômeno excepcional. Sempre que se abordam existencialmente temas ligados a Deus e ao Sagrado, verifica-se no lobo frontal do cérebro uma descomunal aceleração dos neurônios de 9 até 30 herz. Eles, não os teólogos, o chamaram de “ponto Deus no cérebro”. Como temos órgãos exteriores pelos quais captamos a realidade circundante, os olhos, os ouvidos, a pele, temos um órgão interior que é nossa vantagem evolutiva, de perceber Aquele Ser que subjaz a todos os seres, aquela Energia misteriosa que os mantém na existência.

Essa dimensão espiritual de nossa natureza foi sufocada por nossa cultura que venera mais o dinheiro que a natureza, o consumo individual que a partilha, que é mais competitiva que cooperativa, prefere o uso da violência do que o diálogo para resolver conflitos e recorre à ameaça e eventual utilização de armas de destruição em massa. Mas são os valores ligados ao frater, da irmandade universal envolvendo a natureza e a humanidade que poderá salvar a vida.

Como somos seres espirituais podemos nos dar conta dos males que estamos fazendo à nossa Casa Comum. Face ao risco de nós mesmos podermos desaparecer, cria-se a possibilidade de dar um salto em nossa consciência e estabelecer uma nova relação de amor, de empatia e de cuidado para com a  Terra e os demais seres.

Como asseverou o grande pensador francês Edgar Morin,sempre preocupado com a situação ecológica da Terra:”A história várias vezes mostrou que o surgimento do inesperado e o aparecimento do improvável são plausíveis e podem mudar o rumo dos acontecimentos”. Como disse um pré-socrático: “espere o inesperado porque nele pode estar o novo”. Estejamos atentos ao inesperado e ao improvável porque podem ser plausíveis e nos apontar um novo rumo salvador para a Terra, a nossa Magna Mater e Casa Comum.

Na verdade, ninguém pode dizer para onde a atual situação da Terra convulsionada pela disputa entre um mundo unipolar,dominado  pelos USA e o mundo multipolar, tendo a Rússia, a China e os BRICS os principais atores. Há o risco que o acirramento e a guerra comercial levada avante por Trump termine numa guerra real que seria aterradora para a biosfera e a vida humana.

Em situações assim, os cristãos se fortalecem   na esperança de que tudo isso não aconteça porque se fundam na fé num Deus que se apresentou como “um apaixonado amante da vida”(Sabedoria 11,26). Ele é o Senhor do destino da história geral e da vida humana. E sua vontade é de bondade e misericórdia.

Leonardo Boff escreveu Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

Der Frieden von Papst Leo XIV.: Ist Frieden unter den heutigen Bedingungen möglich?

Leonardo Boff

Wir befinden uns immer noch im Kontext der Wahl des neuen Papstes Leo XIV., der in seiner Antrittsrede sechsmal über den Frieden sprach, ein dringendes Thema.  Doch eine globale Welle des Hasses, der Diskriminierung und des Krieges wütet überall. Nach Donald Trumps Vorrang der Gewalt vor der Diplomatie und dem Einsatz gewaltsamer Mittel, um die neue Weltordnung zu etablieren, verstehen wir die Bedeutung, die der aktuelle Papst dem Frieden beimisst.

Lassen Sie uns das Thema Frieden ein wenig näher beleuchten. Ich möchte zunächst an den Briefwechsel zwischen Einstein und Freud über Krieg und Frieden vom 30. Juli 1932 erinnern. Einstein fragte Freud: „Gibt es einen Weg, den Menschen von der Fatalität des Krieges zu befreien? Ist es möglich, die psychische Entwicklung so zu lenken, dass der Mensch fähiger wird, der Psychose des Hasses und der Zerstörung zu widerstehen?“ Freud antwortete: „Es gibt keine Hoffnung, die Aggression der Menschen direkt unterdrücken zu können.“ Nach Überlegungen, die dem Lebenstrieb und damit dem möglichen Frieden eine gewisse Hoffnung gaben, endete Freud skeptisch und resigniert mit dem berühmten Satz: „Wenn wir verhungern, denken wir an die Mühle, die so langsam mahlt, dass wir vielleicht vor Hunger sterben, bevor wir das Mehl erhalten“, mit anderen Worten: Der Frieden bleibt im Bereich der hoffnungsvollen Erwartung und muss Tag für Tag aufgebaut werden.

Trotz dieser harten Erkenntnis streben wir weiterhin nach Frieden und werden ihn niemals aufgeben, auch wenn es sich dabei nicht um einen dauerhaften Zustand handelt, der den Sterblichen verwehrt bleibt. Zumindest pflegen wir ständig einen Geist oder eine Lebensweise, die uns den Dialog der Konfrontation vorziehen lässt, die Win-Win-Strategie der Win-Lose-Strategie und die herzliche Suche nach Gemeinsamkeiten der konfliktreichen Konfrontation. Dies ist das Erbe, das uns der verstorbene Papst Franziskus hinterlassen hat und das der neue Papst erneuert.

Wir wagen es in der Hoffnung, einige Voraussetzungen zu schaffen, die den Frieden auf die eine oder andere Weise oder für einen Moment erreichbar machen. Ich sehe vier Voraussetzungen:

Die erste besteht darin, mit äußerster Ernsthaftigkeit die Polarität zwischen Sapiens und Demens, zwischen Liebe und Hass, zwischen Gut und Böse sowie zwischen Licht und Schatten als Teil der Struktur der universellen Realität und als inhärentes Merkmal der menschlichen Existenz zu akzeptieren: Wir sind die lebendige Einheit der Gegensätze. Dies stellt keinen Defekt der Evolution dar. Sondern die konkrete Situation der menschlichen Existenz, wie sie heute besteht. Dies gilt sowohl für das Persönliche als auch für das Gesellschaftliche.

Der Mensch entstand aus der ersten Singularität, einer unvorstellbaren Gewalt, dem Urknall, gefolgt von der extrem gewalttätigen Konfrontation zwischen Materie und Antimaterie, die ein Minimum an Materie übrig ließ, etwa 0,00000001 %, wodurch das heute bekannte Universum entstand. Das Geräusch dieses Knalls, eine sehr schwache magnetische Welle, die kosmische Hintergrundstrahlung, wurde 1964 von Arno Penzias und Robert Wilson entdeckt. Anhand der am weitesten entfernten Galaxie auf der Fluchtroute konnte das Alter des Universums auf 13,7 Milliarden Jahre datiert werden.

Die zweite besteht darin, den positiven und leuchtenden Pol dieses Widerspruchs auf jede erdenkliche Weise zu verstärken, sodass er den negativen Pol unter Kontrolle halten, begrenzen und in den positiven integrieren kann und so für einen Moment einen fragilen, aber möglichen Frieden herbeiführen kann, der jedoch immer von der Auflösung bedroht ist. Am 12. Mai sprach Papst Leo XIV. zu Journalisten und brachte seine klare Aussage zum Ausdruck: „Der Frieden beginnt bei jedem Einzelnen von uns, in der Art und Weise, wie wir andere betrachten, ihnen zuhören und über sie sprechen.“

Die dritte besteht darin, den natürlichen Vertrag mit der Natur, der verletzt wurde, wiederherzustellen und die Beziehungsmatrix zu retten, die zwischen allen Wesen besteht und uns zu Beziehungswesen in allen Richtungen macht. Wir sind nur in dem Maße verwirklicht, wie wir diese Beziehungen leben und erweitern. Die Geschichte hat jedoch gezeigt, dass „dieses Wesen, der Mensch, sehr kreativ, unruhig, aggressiv und nicht sehr maßliebend ist. Aus diesem Grund wird er das Gesicht des Planeten verändern, aber er ist dazu bestimmt, ein kurzes Leben auf der Erde zu haben“, sagt der ökologische Ökonom Georgescu-Roegen (The entropy law and the economic process. Cambridge: Harvard Univ.Press, 1971, S.127).

Trotz dieses „historischen Scheiterns“ müssen wir anerkennen, dass aus dieser geretteten Beziehungsstruktur Frieden entstehen kann, so wie es die Erd-Charta in ihrer berühmten Definition verstanden hat: „Frieden ist die Fülle, die aus richtigen Beziehungen mit sich selbst, mit anderen Menschen, anderen Kulturen, anderem Leben, mit der Erde und mit dem großen Ganzen, von dem wir ein Teil sind, entsteht“ (Nr. 16 b). Der Friede hat also seine Grundlage in unserer eigenen Beziehungswirklichkeit, wie zerbrechlich und fast immer zerbrochen sie auch sein mag. Beachten Sie, dass der Friede nicht aus sich selbst heraus existiert. Er ist das Ergebnis richtiger Beziehungen, soweit sie für die erniedrigten Söhne und Töchter von Adam und Eva möglich sind.

Die vierte Bedingung ist die Gerechtigkeit. Was die Beziehungsstruktur am meisten stört, ist Ungerechtigkeit.  Ethik ist im Grunde Gerechtigkeit. Sie bedeutet: das Recht und die Würde eines jeden Menschen und jedes Wesens in der Schöpfung anzuerkennen und entsprechend dieser Anerkennung zu handeln. Mit anderen Worten: Gerechtigkeit ist jenes Minimum an Liebe, das wir dem anderen und den anderen widmen müssen, ohne das wir uns von allen anderen Wesen trennen und damit Ungleichheiten, Hierarchien, Ausgrenzung und Unterwerfung einführen und zu einer Bedrohung für andere Arten werden. In einer Gesellschaft der Ungerechtigkeit wird es niemals Frieden geben. Diejenigen, denen Unrecht widerfährt, reagieren, rebellieren und führen Kriege auf der Mikro- und Makroebene.

Wie der mexikanische Revolutionär Emilio Zapata warnte: „Wenn es keine Gerechtigkeit gibt, sollte man der Regierung keinen Frieden geben.“ Brasilien wird niemals Frieden haben, solange es eine der ungleichsten, d. h. ungerechtesten Gesellschaften der Welt bleibt.

Dieser Weg des Friedens wurde von wenigen Menschen beschritten und von den besten gegenwärtigen spirituellen Führern wie Gandhi, Papst Johannes XXIII., Dom Helder Câmara, Martin Luther King Jr. und Papst Franziskus bezeugt. Der gegenwärtige Papst Leo XIV. hat ihn nachdrücklich wieder aufgegriffen, ganz zu schweigen von anderen in der Geschichte, insbesondere von Franz von Assisi.

In der Theologie heißt es oft, dass der Friede ein eschatologisches Gut sei, das heißt, dass er hier seinen Ursprung hat, aber erst dann wirklich verwirklicht wird, wenn die Geschichte ihren Höhepunkt erreicht. Lassen Sie uns daher weiterhin diesen Samen eines möglichen Friedens säen.

Leonardo Boff, Autor von: Dass ich liebe, wo man hassst Das Friedensgebet des Franz von Assisi, Topos 2018.

Übersetzt von Bettina Goldhartnack

Leo XIV.: Die große Herausforderung,die Entwestlichung und Entpatriarchalisierung der Kirche

            Leonardo Boff

Ich muss gestehen, dass ich von der Ernennung des nordamerikanisch-peruanischen Kardinalprobstes zum obersten Pontifikat der Kirche überrascht war. Dies lag an meiner Unwissenheit. Als ich später besser informiert war und mir YouTube-Videos und seine Reden vor den Menschen ansah, wie er mitten in einer Überschwemmung in einer peruanischen Stadt stand und wie er sich besonders um die indigene Bevölkerung (die Mehrheit der Peruaner) kümmerte, wurde mir klar, dass er wirklich die Garantie für die Kontinuität des Erbes von Papst Franziskus sein kann. Er wird nicht über dessen Charisma verfügen, aber er wird er selbst sein, zurückhaltender und schüchterner, aber sehr konsequent mit seinen gesellschaftlichen Positionen, einschließlich der Kritik an Präsident Trump und seinem Vizepräsidenten. Nicht ohne Grund hat Papst Franziskus ihn aus seiner Diözese der Armen in Peru abberufen und ihm eine wichtige Rolle in der vatikanischen Verwaltung übertragen. Leo XIV. verbrachte einen Großteil seines Lebens außerhalb der Vereinigten Staaten, viele Jahre als Missionar und dann als Bischof in Peru, wo er zweifellos umfangreiche Erfahrungen mit einer anderen Kultur und der schlechten sozialen Lage der Mehrheit der Bevölkerung sammelte. Er bekannte ausdrücklich, dass er sich mit diesen Menschen so sehr identifizierte, dass er sogar peruanischer Staatsbürger wurde.

Seine erste öffentliche Rede widersprach meinen anfänglichen Erwartungen. Es war eine fromme Rede und für das interne Publikum der Kirche bestimmt. Das Wort „arm“ kam nie vor, geschweige denn Befreiung, Bedrohung des Lebens und der ökologische Aufschrei. Das wichtige Thema war der Frieden, insbesondere „entwaffnet und entwaffnend“, eine sanfte Kritik an dem, was heute auf dramatische Weise geschieht, wie etwa der Krieg in der Ukraine und der offene Völkermord an Tausenden unschuldiger Kinder und Zivilisten im Gazastreifen. Es scheint, als liege dem neuen Papst all dies nicht auf dem Gewissen. Aber ich glaube, dass all dies bald wiederkehren wird, denn solche Tragödien waren in den Reden von Papst Franziskus, seinem großen Freund, so stark vertreten, dass sie dem neuen Papst noch immer in den Ohren klingen müssen.

Papst Franziskus verfügte als Jesuit über ein seltenes Gespür für Politik und Machtausübung und zwar durch die berühmte „Unterscheidung des Geistes“, eine zentrale Kategorie der ignatianischen Spiritualität. Ich gehe davon aus, dass er den Kardinalpropst als möglichen Nachfolger ansah. Er gehörte nicht zum alten und bereits dekadenten europäischen Christentum, sondern kam aus dem Großen Süden und verfügte über pastorale und theologische Erfahrungen, die er an der Peripherie der Kirche gesammelt hatte, insbesondere in Peru, wo mit Gustavo Gutiérrez die Befreiungstheologie geboren wurde und sich entwickelte.

Mit seiner sanften Art und seiner Vorliebe für das Zuhören und den Dialog wird er sicherlich die von Papst Franziskus übernommenen Herausforderungen und Neuerungen weiterführen, die hier nicht aufgezählt werden sollen.

Aber er wird meines Erachtens noch andere Herausforderungen zu bewältigen haben, die durch die Interventionen früherer Päpste nie ernst genommen wurden: Wie kann die katholische Kirche angesichts der neuen Phase der Menschheit entwestlicht und entpatriarchalisiert werden? Diese ist gekennzeichnet durch die Vollendung der Menschheit (nicht nur im wirtschaftlichen Sinne, der jetzt durch Trump gestört wird), die sich in politischer, sozialer, technologischer, philosophischer und spiritueller Hinsicht in immer schnellerem Tempo vollzieht. In diesem beschleunigten Prozess erscheint die katholische Kirche in ihrer Institutionalisierung und in ihrer hierarchischen Struktur als eine Schöpfung des Westens. Das ist unbestreitbar. Dahinter steht das klassische römische Recht, die Macht der Kaiser mit ihren Symbolen, Riten und ihrer Art der Machtausübung, die in einer höchsten Autorität, dem Papst, zentralisiert ist, „mit gewöhnlicher, höchster, voller, unmittelbarer und allgemeiner Macht“ (Kanon 331), Attribute, die in Wahrheit nur Gott zukommen. Darüber hinaus ist er in Glaubens- und Moralfragen unfehlbar. Weiter konnte man nicht gehen. Papst Franziskus hat sich bewusst von diesem Paradigma entfernt und hat begonnen, ein anderes Modell einer einfachen, armen Kirche, die in die Welt hinausgeht, einzuführen.

Das hat nichts mit dem historischen Jesus zu tun, dem Armen, dem Prediger eines absoluten Traums, des Reiches Gottes, und dem scharfen Kritiker aller Macht. Aber genau das ist passiert: Mit dem Niedergang des Römischen Reiches übernahmen die Christen, die zu einer Kirche wurden und über ein hohes Moralbewusstsein verfügten, die Neuordnung des Römischen Reiches, was Jahrhunderte lang andauerte. Aber das ist eine Schöpfung der westlichen Kultur. Die ursprüngliche Botschaft Jesu, sein Evangelium, erschöpft sich nicht in dieser Art von Inkarnation und wird auch nicht mit ihr identifiziert, denn die Botschaft Jesu ist eine Botschaft der totalen Offenheit gegenüber Gott als Abba (lieber Vater), der grenzenlosen Barmherzigkeit, der bedingungslosen Liebe auch zu den Feinden, des Mitgefühls für die Gefallenen auf den Straßen des Lebens und des Lebens als Dienst am Nächsten. Der derzeitige Papst Leo XIV. wird sich dieser Herausforderung nicht entziehen können. Wir wollen seinen Mut und seine Tapferkeit, sich den Traditionalisten entgegenzustellen und Schritte in diese Richtung zu unternehmen, sehen und unterstützen.

Eine große, immense Herausforderung für jeden Papst besteht darin, diese Art der Organisation des Christentums zu relativieren, damit es in den verschiedenen menschlichen Kulturen neue Gesichter annehmen kann. Papst Franziskus hat große Schritte in diese Richtung unternommen. Der derzeitige neue Papst hat in seiner Antrittsrede zu diesem Dialog aufgerufen. Solange diese Entwestlichung nicht fest im Gange ist, wird das Christentum für viele Länder immer eine westliche Angelegenheit sein. Es war mitschuldig an der Kolonialisierung Afrikas, Amerikas und Asiens und wird von den Geheimdiensten der kolonisierten Länder noch immer als Komplize betrachtet.

Eine weitere, nicht geringere Herausforderung ist die Entpatriarchalisierung der Kirche. Dies wurde oben bereits erwähnt. In der Führung der Kirche gibt es ausschließlich Männer, die im Zölibat leben und das Sakrament der Weihe (vom Priester bis zum Papst) empfangen haben. Der patriarchalische Faktor zeigt sich in der Verweigerung des Weihesakraments für Frauen. Sie stellen bei weitem die Mehrheit der Gläubigen dar und sind die Mütter und Schwestern der anderen Hälfte, der Männer der Kirche und der Menschheit. Dieser sexistische Ausschluss schadet der Kirche und stellt die Universalität der Kirche in Frage. Solange sie den Frauen nicht, wie in fast allen Kirchen geschehen, den Zugang zum Priesteramt eröffnet, zeigt sich darin das tief verwurzelte Patriarchat und die Prägung eines Westens, der sich in der Weltgeschichte immer mehr als ein Zufall/Unfall herausstellt.

Darüber hinaus radikalisiert die gesetzlich verankerte Zölibatspflicht (die zum Gesetz gemacht wurde) den patriarchalischen Charakter noch weiter und begünstigt den in weiten Teilen der kirchlichen Hierarchie spürbaren Antifeminismus. Da es sich lediglich um ein menschliches und historisches Gesetz und nicht um ein göttliches handelt, steht seiner Abschaffung und der Zulassung des optionalen Zölibats nichts im Wege.

Der neue Papst wird sich diesen und vielen anderen Herausforderungen stellen müssen, da der evangelische Sinn für Partizipation (Synodalität) und die gleiche Würde und Rechte aller Menschen, Männer und Frauen, immer mehr im Bewusstsein der Gläubigen wächst. Warum sollte es in der katholischen Kirche anders sein?

Diese Überlegungen sollen eine ständige Herausforderung für diejenigen sein, die für den höchsten Dienst der Belebung des Glaubens und der Lenkung der Wege der christlichen Gemeinschaft auserwählt wurden, wie zum Beispiel die Person des Papstes. Es wird die Zeit kommen, in der die Kraft dieser Veränderungen so groß wird, dass es dazu kommen wird. Dann wird es ein neuer Frühling der Kirche sein, die umso universeller wird, je mehr sie sich universeller Fragen annimmt und ihren Beitrag zu humanisierenden Antworten leistet.

Leonardo Boff  Theologe, Autor von: Eclesiogênese:a reinvenção da Igreja, Record 2008.

Übersetzt von Bettina Goldhartnack