Per evitare un nuovo imminente colpo di Stato

L’eminente giurista Fabio Konder Comparato, in un’ intervista a Carta Capital del 12 aprile 2017, calcolava che a fronte della perdita dei valori morali dei dirigenti politici e della corruzione ambientale “è ben possibile un ulteriore intervento estralegale, per impedire che tutto questo continui; non è un’ipotesi cervellotica immaginare un nuovo colpo di Stato.

Gli attori di questo nuovo golpe sarebbero, secondo Comparato, gl’impresari (minoranza ricca) e i proprietari da un lato e dall’altro i componenti principali dell’establishment statale. Questi ultimi, deduco,sarebbero dipendenti del Ministero Pubblico, dell’OAB e aggiungerei anche della Polizia Federale, e alcuni ministri del STF.

Il mio timore è che i gruppi sopra citati utilizzino la stessa strategia che andò in vigore nel 1964: le oligarchie usarono il potere militare per fare un golpe di classe come è stato dimostrato in modo irrefutabile da René Dreifuss: nella sua tesi di Glasgow: “A conquista do Estado, açao politica, poder e golpe di classe” (Vozes 1981, 841 p.p.): “o que houve no Brasil não foi un golpe militar, mas um golpe di classe com uso da força militar” (p. 397).

La baraonda totale dell’attuale politica, corrosa dalla corruzione da cima a fondo, smascherata dalle delazioni della Odebrecht (e ne verranno altre) rende la durata dell’attuale governo altamente problematica.

L’illegittimità del presidente e di gran parte dei parlamentari delle due camere sotto accusa per delitti gravi, rende vergognosa la rapidità del ritmo impressa ai cambiamenti, chiaramente anti-popolari e perfino anticostituzionali.

Questo golpe può scattare a qualsiasi istante, dato che gl’impresari stessi si sentono danneggiati in prima persona, considerando i ritmi tradizionali di alta accumulazione.

Resta da sapere se i militari accetterebbero o no questo compito così problematico. Il fatto è che essi si sentono guardiani della Repubblica, perché sono stati loro a mettere fine alla monarchia. In momenti così gravi come quello attuale, potrebbero sentirsi spinti, sia pure obtorto collo, ad assumersi questa responsabilità nazionale.

Se questo succedesse, probabilmente un triumvirato di generali

assumerebbe il potere, chiuderebbe il parlamento, farebbe arrestare i principali politici accusati di corruzione, non risparmiando, ma solo lasciando un posto privilegiato al presidente Temer, obbligherebbe ad andare in pensione Gilmar Mendes il più parziale dei ministri del STF, obbligherebbe alla rinuncia governatori implicati nella corruzione e instaurerebbe un regime “purga” dei corrotti e dei loro alleati e impresari corruttori, e avrebbe certamente l’appoggio della stampa conservatrice che sempre ha scommesso su un golpe. Questo non è contraddittorio con la politica degli organi di sicurezza degli USA, specialmente sotto Donald Trump, e che sarebbe in servizio “full spectrum dominance”. Quello che verrebbe dopo sarebbe una incognita, perché il potere è uno dei archetipi più tentatori della psiche umana. I militari potrebbero non volere più lasciare il potere assunto.

Un’altra possibilità sempre dentro ai confini della democrazia, sarebbe la convocazione in questo stesso anno di elezioni generali perché il soggetto fonte del potere è il popolo che, mentre sceglie i suoi politici conferisce loro la legittimità. La Lava Jato continuerebbe a sfornare dati, per riempire i tribunali di processi, in tutti i gradi dell’operazione giudiziaria.

Altra strada sarebbe l’annullamento, da parte del TSE, della candidatura Dilma-Temer, seguita da una elezione indiretta, in Parlamento, di un nuovo Presidente. Non sappiamo che forza potrebbe avere lui una volta eletto in forma indiretta, con una base parlamentare largamente corrotta e implicata in vari processi criminali.

Una terza via più radicale sarebbe ispirata dalla Commissione per la Verità e Riconciliazione del Sudafrica, coordinata dal vescovo Desmond Tutu, che qui presento come possibile. Lì si trattava di conoscere la verità su alcuni delitti commessi contro la popolazione nera, per decine d’anni, senza escludere delitti commessi dai neri stessi.

Le colonne portanti del processo erano tre: la verità, la responsabilizzazione e la giustizia restaurativa e curativa. Tutto avveniva all’ombra di un valore culturale comune lo Ubuntu che significa: “io posso essere io soltanto attraverso te”.

Questo valore conferiva e conferisce coesione alla società del Sudafrica, perché con slancio supera l’individualismo tipico della nostra società occidentale.

La verità aveva una dimensione fattuale : conoscere i fatti come sono avvenuti. Un’altra dimensione era personale: come la persona soggettivamente aveva coscienza del delitto commesso. La terza era sociale: come la società interpretava e discuteva la gravità dei crimini. Infine, la verità restaurativa e curativa: la riprovazione morale del passato e disposizione a costruire una nuova memoria.

La amnistia era concessa a coloro che riconoscevano pubblicamente la responsabilità dei crimini commessi.

La pubblica confessione delle loro azioni era la grande punizione morale. E’ l’amnistia attraverso la verità che possiede una funzione restaurativa e curativa: rifare il tessuto sociale e disporsi a non commettere gli stessi delitti all’ombra del motto: ”perché non si dimentichi e che mai più avvenga”. Per i crimini contro l’umanità c’era la punizione legale opportuna e non scattava l’amnistia.

Si discuteva pertanto e ancora oggi si discute: se la legge non punisce quelli che l’hanno trasgredita, non perde valore la nozione stessa di imperio della legge, base di uno Stato di diritto?

Qui, in vista dell’Ubuntu, di mantenere la coesione e di non lasciare piaghe aperte, siamo arrivati a un compromesso pragmatico tra dimensione politica e dimensione del principio.

Logicamente esiste un ordine legale necessario senza il quale la società diventa caotica. Ma essa riposa sopra un ordine etico e assiologico. Questo è stato invocato. Ciò implica andare al di là del discorso giuridico e politico e entrare nel campo antropologico profondo, dei valori che danno un senso trascendente alla vita personale e sociale. Si tratta di un atto di fiducia nell’essere umano nel senso che è riscattabile. E’ stato quello che ha dimostrato Hannah Arendt a Gerusalemme in occasione del processo e condanna di Eichmann, sterminatore di ebrei sotto il regime nazista. Lei spiegò il valore del perdono non propriamente come valore religioso, ma come capacità umana di poter liberarsi dalla dipendenza dal passato e inaugurare una nuova pagina della storia collettiva.

Tali procedimenti si potrebbero applicare al caso brasiliano. Marcello Odebrecht e suo padre Emilio Odebrecht hanno riaffermato che praticamente tutti i politici (con l’eccezione di persone conosciute per la loro integrità etica) furono eletti attraverso la “caixa 2”. La “caixa 2” è descritta come crimine nell’articolo 350 del codice elettorale e dall’articolo 317 del codice penale. E’ quanto ha ripetuto molte volte il presidente del STF .

Di fatto però, siccome la corruzione si è generalizzata e ha infiltrato la grande maggioranza dei partiti si potrebbe applicare un’amnistia nel quadro della Commissione della Verità e della Riconciliazione del Sudafrica. Tutti coloro che si sono avvalsi della “caixa 2” verrebbero pubblicati, confesserebbero il loro delitto e manifesterebbero il proposito di non più ricorrere a questo espediente per farsi eleggere. La rivelazione dei loro nomi e la loro confessione pubblica sarebbe un’autentica punizione morale.

Una cosa pertanto sono le mazzette provenienti da imprese e legate alla promessa di far loro pervenire vantaggi legali e altra cosa la corruzione che consiste nello sviare denaro pubblico, a milioni e milioni, al punto di portare al fallimento uno Stato come quello di Rio de Janeiro. Qui si tratta direttamente di crimini che devono essere adeguatamente giudicati e puniti e soprattutto di recuperare per le casse dello Stato il denaro rubato. In questo ambito sono avvenuti crimini di lesa-umanità come i trecento milioni deviati dalla sanità do Rio de Janeiro, fatto che ovviamente ha danneggiato migliaia di persone portandone molte a morte. Per costoro occorrono pene più severe. Questo cammino sarebbe altamente umanitario, rafforzerebbe la nostra democrazia che è sempre stata a bassa intensità e porterebbe un’atmosfera morale e etica nel cielo della politica, come ricerca comune del bene comune.

L’attuale crisi della politica brasiliana che copre di incertezza qualsiasi futuro di speranza ci obbliga a pensare e a cercare uscite possibili che evitino convulsioni sociali foriere di conseguenze inprevedibili. E’ il senso di questa nostra riflessione.

*Leonardo Boff ex Professore di etica della UERJ e dr. H. in scienze politiche all’università di Torino, titolo concesso da Norberto Bobbio.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

Globalisierung oder Planetisierung?

Es gibt aktuell einen starken Widerstand gegenüber dem Prozess der Globalisierung, der durch Donald Trump verstärkt wird, der mit Macht die Idee des „Die Vereinigten Staaten zuerst“ oder besser „Nur die Vereinigten Staaten“ vorantrieb. Trump unterstützt den Krieg gegen globale Unternehmen zugunsten derer, die nur innerhalb der USA arbeiten.

Es ist wichtig zu verstehen, dass es sich hierbei um einen Kampf gegen die gigantischen finanzökonomischen Konglomerate handelt, die einen großen Teil des weltweiten Reichtums in den Händen einer sehr kleinen Anzahl von Personen kontrollieren. Joseph Stiglitz, dem Nobelpreisträger von 2001 für Ökonomie, zufolge haben wir 1 % Multimillionäre, die 99 % abhängiger oder verarmter Personen gegenüber steht.

Diese Art von Globalisierung trägt einen finanzökonomischen Charakterzug, der an Dinosaurier erinnert, Edgar Morin zufolge die Eisenzeit der Globalisierung. Doch Globalisierung ist mehr als nur Ökonomie. Es geht um einen irreversiblen Prozess, einen neuen Entwicklungsstatus der Erde, der zu dem Zeitpunkt begann, als wir sie vom Blick von außen entdeckten, als die Astronauten sie uns von ihrem Raumschiff aus zeigten. Da wurde klar, dass Erde und Menschheit eine einzigartige komplexe Einheit bilden.

Der Augenzeugenbericht des nordamerikanischen Astronauten John W. Young auf der fünften Reise zum Mond am 16. April 1972 ist eindrucksvoll: „Da unten ist die Erde, der blaue und weiße Planet, unglaublich schön, strahlend, die Heimat der Menschheit. Von hier aus gesehen würde der Mond in meine Handfläche passen. Aus dieser Perspektive gibt es weder Weiße noch Schwarze auf der Erde, keine Trennung zwischen Ost und West, Kommunisten und Kapitalisten, Nord und Süd. Gemeinsam bilden wir eine einzige Erde. Wir müssen lernen, diesen Planeten zu lieben, dessen Teil wir sind.“

Aus dieser Erfahrung werden die Worte von Pierre Teilhard de Chardin von 1933 prophetisch und provokativ: „Das Zeitalter der Nationen ist vorüber. Wenn wir nicht sterben wollen, ist dies der Augenblick, die alten Vorurteile über Bord zu werfen und die Erde zu bilden. Die Erde wird ihrer selbst bewusst sein durch kein anderes Mittel als durch eine Krise aus Konversion und Transformation.“ Diese Krise ist in unsere Köpfe eingedrungen: Jetzt sind wir für das einzige Gemeinsame Heim, das wir besitzen, verantwortlich. Und wir haben die Mittel unserer eigenen Selbstzerstörung erfunden, was unsere Verantwortung für den ganzen Planeten nur noch verstärkt.

Wenn wir genauer hinsehen, entstand dieses Bewusstsein früh im 16. Jahrhundert, genau genommen im Jahr 1521 als Ferdinand Magellan zum ersten Mal den Globus umrundete und bewies damit empirisch, dass die Erde rund ist und dass wir überall hin kommen können, unabhängig davon, an welchem Ort wir uns befinden.

Die Globalisierung nahm mit der Verwestlichung der Welt Form an. Europa begann das koloniale und imperialistische Abenteuer von Eroberung und Beherrschung aller entdeckten und noch zu entdeckenden Länder, indem es sie den Interessen Europas zu Diensten mache, wie der Wille zur Macht zeigte, den man gut übersetzen kann mit dem Willen zu unbegrenzter Bereicherung, der Durchsetzung der Weißen Kultur, seiner politischen Institutionen und seiner christlichen Religion.

Aus der Sichtweise der Opfer dieser Entwicklung wurde dieses Abenteuer gewalttätig durchgeführt, was zu großen Vernichtungen von Völkern, Ethnien und der Umwelt führte. Dieses Abenteuer war ein Trauma und eine Tragödie für die Mehrheit der Völker, und dessen Konsequenzen sind noch heute zu spüren, selbst unter denen, die die Kolonialmacht stellten, die Sklaverei einführten und zur Unterwefung unter die großen imperialistischen Mächte zwangen.

Wir müssen nun die positive und essentielle Bedeutung des Begriffs Planetisierung sicherstellen, ein Wort, das besser ist als „Globalisierung“ wegen seinen ökonomischen Konnotationen. Am 22. April 2009 machten die Vereinten Nationen die Nomenklatur Mutter Erde offiziell, um ihr die Konnotation etwas Lebendigen zu verleihen, das respektiert werden und verehrt werden muss wie eine Mutter. Papst Franziskus benutzte den Ausdruck Gemeinsames Haus, um die tiefe Verbundenheit der Menschen herauszustreichen, die den gemeinsamen Platz bewohnen.

Dieser Moment ist ein Schritt nach vorn im Prozess der Geo-Genese. Wir können nicht zurückgehen mit einem verringerten Bewusstsein und uns abschotten wie Donald Trump vorgibt, innerhalb unserer nationalen Grenzen. Wir müssen uns selbst für diesen neuen Schritt vorbereiten, den die Erde gegeben hat, dieser lebendige Super-Organismus, gemäß der Gaia-These. Wir sind das Momentum von Bewusstsein und Intelligenz auf der Erde. Wir sind die Erde, die fühlt, denkt, liebt, Achtsamkeit pflegt und verehrt. Wir sind die einzigen Wesen der Natur, deren ethische Mission darin besteht, sich um dieses geheiligte Erbe zu kümmern, zu sichern, dass es ein bewohnbarer Ort für uns alle bleibt und für die ganze Gemeinschaft der Lebewesen.

Wir sind noch nicht aufgestanden, um diesem Ruf der Erde zu folgen. Daher müssen wir jetzt aufwachen und diese edle Berufung annehmen, an dieser Planetisierung mitzuwirken.

Leonardo Boff
07.04.2017

Para evitar un inminente nuevo golpe de estado

El eminente jurista Fábio Konder Comparato en una entrevista a Carta Capital del 12 de abril de 2017, considera que debido a la desmoralización de los líderes políticos y la corrupción generalizada “es muy posible otra intervención extralegal para evitar la continuación de todo esto; no está fuera de la cuestión un nuevo golpe de Estado”.

Los agentes de este nuevo golpe serían, según Comparato, los empresarios (la minoría rica) y los propietarios, por un lado, y por otro, los principales agentes del estado. Por agentes del estado deduzco que se trata del Ministerio Público, del Colegio de Abogados y añadiría la Policía Federal y algunos ministros del STF.

Mi temor es que los grupos mencionados anteriormente utilicen la misma estrategia que estuvo en vigor en 1964: las oligarquías utilizaron el poder militar para dar un golpe de clase, como muestra irrefutablemente René Dreifuss en su tesis de Glasgow, La conquista del Estado, acción política, poder y golpe de clase (Voces 1981, 841 págs.): “lo que ocurrió en Brasil no fue un golpe militar, sino un golpe de clase con uso de la fuerza militar” (p.397).

La confusión total de la política actual, corroída por la corrupción de arriba a abajo, desenmascarada por las denuncias de Odebrecht (faltan aún por venir) hace altamente problemática la continuidad del actual gobierno. La ilegitimidad del presidente y de gran parte de los parlamentarios de las dos Cámaras por cargos de delitos graves, convierten en vergonzosa la celeridad de los cambios, claramente antipopulares e incluso inconstitucionales.

Este golpe se puede dar en cualquier momento, pues los empresarios están sintiéndose perjudicados, especialmente en los niveles habituales de alta acumulación. Queda por saber si los militares aceptarían tan espinosa tarea. Pero se sienten los guardianes de la República, ya que fueron ellos los que pusieron fin a la monarquía. En momentos tan graves como los actuales, pueden sentirse urgidos, aunque de mala gana, a tomar esta responsabilidad nacional.

Si esto ocurre, probablemente un triunvirato de generales asumiría el poder, clausuraría el Congreso, mandaría arrestar a los principales líderes políticos acusados de corrupción, no exceptuando, aunque dándole un tratamiento privilegiado al presidente Temer, retiraría coercitivamente a Gilmar Mendes, el más parcial de los ministros del STF, forzaría la renuncia de los gobernadores involucrados en la corrupción y establecería un sistema de “purga” de los corruptos y de sus aliados y empresarios corruptores y contaría, sin duda, con el apoyo de la prensa conservadora que siempre apostó por un golpe. Esto no contradice la política de los organismos de seguridad de Estados Unidos, especialmente bajo Donald Trump, pues estaría al servicio del “full spectrum dominance”. Lo que vendría después es una incógnita, porque el poder es uno de los arquetipos más tentadores de la psique humana. Los militares podrían no querer dejar el poder asumido.

Otra salida, aún dentro del marco democrático, sería convocar para este año elecciones generales porque el sujeto originario del poder es el pueblo que, al elegir a sus políticos, les daría legitimidad. Lava Jato continuaría llenando los tribunales de procesos en las diferentes instancias del poder judicial.

Otra vía sería la anulación por el TSF de la candidatura Dilma-Temer, seguida de una elección indirecta por el Parlamento de un nuevo presidente. No sabemos qué fuerza tendría al ser elegido indirectamente, con una base parlamentaria en gran medida desmoralizada y con varios casos criminales.

Una tercera vía, más radical, estaría inspirada por la Comisión de Verdad y la Reconciliación de Sudáfrica, coordinada por el obispo Desmond Tutu, que presenté aquí como viable. En ella se trataba de conocer la verdad sobre los crímenes cometidos contra la población negra durante décadas, no excluidos los crímenes cometidos por los negros.

Tres ejes estructuraban el proceso: la verdad, la responsabilidad y la justicia restaurativa y curativa. Todo se hizo en el marco de un valor cultural común que nos falta: Ubuntu, que significa: yo sólo puedo ser yo a través de ti. Este valor daba y da cohesión a la sociedad de Sudáfrica, ya que supera el individualismo, típico de nuestra cultura occidental.

La verdad tenía dimensión factual: conocer los hechos tal como ocurrieron. Otra dimensión era personal: cómo la persona sentía subjetivamente el delito cometido. La tercera era social: cómo la sociedad interpretaba y analizaba la gravedad de los crímenes. Por último, la verdad restauradora y curativa: restauración moral del pasado y disposición a construir una nueva memoria.

Se concedió amnistía a los que reconocían públicamente la responsabilidad por los crímenes cometidos. La confesión pública de sus acciones era el gran castigo moral. Es la amnistía por la verdad que tiene una función reparadora y curativa, rehacer el tejido social y estar dispuesto a no cometer los mismos crímenes bajo el lema “para que no se olvide y para que no vuelva a suceder”. Para los crímenes contra la humanidad había castigo legal conveniente y no había amnistía.

Se discutió entonces y todavía se discute hoy: si la ley no castiga a los que delinquen ¿no se devalúa la noción misma del imperio de la ley, base de un estado de derecho?

Aquí, en vista del Ubuntu, de mantener la cohesión y no dejar heridas abiertas, se alcanzó un compromiso pragmático entre la dimensión política y la dimensión del principio.

Lógicamente, no existe un orden legal, necesario, sin el cual la sociedad se vuelve caótica. Pero ella reposa en un orden ético y axiológico. Este fue invocado. Esto significa ir más allá del discurso jurídico y político y entrar en el campo antropológico profundo, de los valores que dan un sentido trascendente a la vida personal y social. Es un acto de confianza en el ser humano que es redimible. Eso es lo que mostró Hannah Arendt en Jerusalén con motivo del juicio y condenación de Eichmann, el exterminador de los judíos bajo el régimen nazi. Ella adujo el valor del perdón, no exactamente como valor religioso, sino como capacidad humana para poder librarse de la dependencia del pasado y abrir una nueva página de la historia colectiva.

Tales procedimientos podrían aplicarse al caso brasileño. Marcelo Odebrecht y su padre Emilio Odebrecht reafirmaron que prácticamente todos los políticos (con excepciones conocidas por su integridad ética) fueron elegidos a través de la caja 2. La caja 2 se considera un delito en virtud del artículo 350 del Código Electoral y el artículo 317 del Código Penal. Esto es lo que ha repetido muchas veces la presidenta del Tribunal Supremo.

Debido, sin embargo, a la corrupción que se generalizó y afectó a la gran mayoría de los partidos, se podría aplicar una amnistía en los moldes de la Comisión de la Verdad y la Reconciliación de Sudáfrica. Todo el que se aprovechó de la caja 2 confesaría su delito en público y manifestaría su propósito de no volver a recurrir a este recurso para ser elegido. La revelación de sus nombres y su confesión pública sería un castigo moral real.

Otra cosa, sin embargo, es el soborno recibido de las empresas con la promesa de darles ventajas legales y la corrupción como desvío de los fondos públicos, millones y millones, hasta el punto de arruinar un estado como Río de Janeiro. Aquí se trata directamente de delitos que deben ser procesados y castigados de manera adecuada y, sobre todo, recuperar para las arcas públicas el dinero robado. En este contexto ha habido crímenes de lesa humanidad como los 300 millones desviados de la Salud de Río de Janeiro que, evidentemente, han perjudicado a miles de personas, causando muchas muertes. Para estos, las penas más severas.

Este camino sería muy humanitario, fortalecería nuestra democracia que siempre ha sido de baja intensidad y traería una atmósfera moral y ética al campo de la política, como búsqueda colectiva del bien común.

La crisis actual de la política brasileña, oscureciendo cualquier futuro esperanzador, nos obliga a pensar y a buscar posibles formas de evitar una convulsión social de consecuencias imprevisibles. Este es el significado de estas reflexiones.

*Leonardo Boff es profesor emérito de ética de la UERJ y dr.h.c. en ciencias políticas por la Universidad de Turín, título otorgado por Norberto Bobbio.

Traducción de Mª José Gavito Milano

Para evitar um eminente novo golpe de Estado

O eminente jurista Fábio Konder Comparato numa entrevista na Carta Capital de 12 de abril de 2017 ponderou que face à desmoralização dos dirigentes politicos e da corrupção generalizada “é bem possível outra intervenção extralegal para impedir a continuação disso tudo; não está fora de cogitação um novo golpe de Estado”.

Os agentes desse novo golpe seriam, segundo Comparato, “os empresários (a minoria rica) e os proprietarios por um lado, e por outro, os principais agentes do Estado. Para agentes de Estado deduzo que se trataria do Ministério Público, da OAB e acrescentaria ainda a Polícia Federal e alguns ministros do STF.

Meu temor é que os grupos acima citados utilizem a mesma estratégia que vigorou em 1964: as oligarquias usaram o poder militar para dar um golpe de classe como foi mostrado de forma irrefutável por René Dreifuss: na sua tese de Glasgow:”A conquista do Estado, ação política, poder e golpe de classe” (Vozes 1981, 841 pp.):”o que houve no Brasil não foi um golpe militar, mas um golpe de classe com uso da força militar”(p.397).

A barafunda total da atual política, corroída pela corrupção de cima abaixo, desmascarada pelas delações da Odebrecht (outras ainda virão) torna a continuidade do atual governo altamente problemática. A ilegitimidade do presidente e de grande parte dos parlamentares das duas Casas, sob acusação de graves delitos, torna vergonhosa a celeridade conferida às mudanças, claramente anti-populares e até anticonstitucionais.

Esse golpe pode ser dado a qualquer momento, pois os empresários estão eles mesmos se sentindo prejudicados especialmente nos níveis costumeiros de alta acumulação. Resta saber se os militares aceitariam tão espinhosa tarefa. Mas eles se sentem os guardiães da República, pois foram eles que puseram fim à Monarquia. Em momentos tão graves como os atuais, poderão se sentir urgidos, mesmo a contragosto, a assumir esta responsabilidade nacional.

Se isso ocorrer, provavelmente um triunvirado de generais assumiria o poder, fecharia o congresso, mandaria prender os principais políticos acusados de corrupção, não poupando, apenas dando uma forma privilegiada ao presidente Temer, aposentaria coercitivamente Gilmar Mendes o mais parcial dos ministros do STF, obrigaria a renúncia dos governadores implicados em corrupção e instauraria um regime de “purga” dos corruptos e de seus aliados e empresários corruptores e contaria, seguramente, com o apoio da imprensa conservadora que sempre apostou num golpe. Isso não é contraditório com a política dos órgãos de segurança dos USA, especialmente sob Donald Trump pois estaria a serviço “full spectrum dominance”. O que viria depois, seria uma incógnita pois o poder é um dos arquétipos mais tentadores da psiqué humana. Os militares poderiam não querer mais sair do poder assumido.

Outra saída, ainda dentro do marco democrático, seria a convocação para esse ano ainda de eleições gerais, pois o sujeito originário do poder é o povo que, ao escolher seus politicos, lhes conferiria legitimidade. A Lava Jato continuaria com sua devassa enchendo os tribunais de processos, nas várias instâncias do judiciário.

Uma outra via seria a anulação pelo TSE da candidatura Dilma-Temer, seguida de uma eleição indireta pelo Parlamento de um novo Presidente. Não saberíamos que força teria ele, uma vez que foi eleito de forma indireta, com uma base parlamentar amplamente desmoralizada e sob vários processos criminais.

Uma terceira via, mais radical, seria inspirada pela Comissão da Verdad e da Reconciliação da África do Sul, coordenada pelo bispo Desmond Tutu que aqui apresento como viável. Ai se tratava de conhecer a verdade sobre os crimes cometidos contra a população negra por dezenas de anos não excluídos também crimes perpetrador por negros.

Três eixos estruturavam o processo: a verdade, a responsabilização e a justiça restaurativa e curativa. Tudo era feito sob o arco de um valor cultural comum que nos falta: o Ubuntu que significa: eu só posso ser eu através de você. Esse valor conferia e confere coesão à sociedade da Africa do Sul, pois de saída supera o individualism, típico de nossa cultura ocidental.

A verdade tinha a dimensão factual:conhecer os fatos como se passaram. Outra dimensão era a pessoal: como a pessoa subjetivamente sentia o crime cometido. A terceira era a social: como a sociedade interpretava e discutia a gravidade dos crimes. Por fim, a verdade restaurativa e criativa: reprovação moral do passado e disposiçãode construir uma nova memória.

A anistia era concedida àqueles que reconheciam publicamente a responsabilidade pelos crimes cometidos. A confissão pública de seus atos era a grande punição moral. É a anistia pela verdade que possui uma função restaurativa e curativa: refazer o tecido social e dispor-se a não mais cometer os mesmos crimes sob o lema: “para que não se esqueça e para que nunca mais aconteça”. Para crimes contra a humanidade havia a punição legal conveniente e não vigorava a anistia.

Discutia-se então e ainda hoje se discute: se a lei não pune os que transgrediram, não desvalorizaria a própria noção do império de lei, base de um Estado de direito?

Aqui, em vista do Ubuntu, de manter a coesão e não deixar chagas abertas, chegou-se a um compromisso pragmático entre a dimensão política e a dimensão do princípio.

Logicamente, existe uma ordem legal, necessária sem a qual a sociedade se torna caótica. Mas ela repousa sobre uma ordem ética e axiológica. Esta foi invocada. Isso implica ir além do discurso jurídico e político e entrar no campo antropológico profundo, dos valores que dão um sentido transcendente à vida pessoal e social. Trata-se de um ato de confiança no ser humano de que ele é resgatável. Foi o que mostrou Hannah Arendt em Jerusalém por ocasião do juízo e condenação de Eichmann, o exterminador de judeus sob o regime nazista. Ela arrolou o valor do perdão, não propriamente como valor religioso, mas como capacidade humana de poder livrar-se da dependência do passado, e inaugurar uma nova página da história coletiva.

Tais procedimentos poder-se-iam aplicar ao caso brasileiro. Marcelo Odebrecht e seu pai Emílio Odebrecht reafirmaram que praticamente todos os políticos (com exceções conhecidas por sua inteireza ética) se elegeram pela via do caixa 2. O caixas 2 é tipificado como crime pelo artigo 350 do Código Eleitoral e pelo artigo 317 do Código Penal. Foi o que tem repetido muitas vezes a Presidente do STF.

Pelo fato, porém, de a corrupção ter-se generalizado e afetado a grande maioria dos partidos, poder-se-ia aplicar uma anistia nos moldes da Comissão da Verdade e da Reconciliação da África do Sul. Todos os que se valeram do caixa 2 viriam a público, confessariam tal crime e manifestariam o propósito de não mais recorrer a este expediente para eleger-se. A revelação de seus nomes e sua confissão pública seria uma verdadeira punição moral.

Outra coisa, entretanto, é a a propina recebida de empresas com promessa de dar-lhes vantagens legais e a corrupção como desvio de dinheiro público, aos milhões e milhões, a ponto de levar à falência um estado como o Rio de Janeiro. Aqui se trata diretamente de crimes que devem ser adequadamente julgados e punidos e mais que tudo recuperar para os cofres públicos o dinheiro roubado. Neste âmbito ocorreram crimes de lesa-humanidade como os 300 milhões desviados da Saúde do Rio de Janeiro que, obviamente, tem prejuficado milhares de pessoas, levando muitas à morte. Para esses cabem as penas mais severas.

Este caminho seria altamente humanitário, reforçaria nossa democracia que sempre foi de baixa intensidade e traria uma atmosfera moral e ética para o campo da política, como busca comum do bem comum.

A atual crise da política brasileira, obnubilando qualquer futuro esperançador, nos obriga a pensar e a busar saídas possíveis que evitem uma convulsão social de consequências imprevisíveis. É o sentido destas minhas reflexões.

Leonardo Boff é ex-professor de ética da UERJ e dr.h.c. em ciência política pela Universidade de Turim, título concedido por Norberto Bobbio.