Some improvements to the current model of Sustainability

To be sustainable, development must be economically viable, socially just and environmentally correct. We have already criticized the standard model. But we must be fair. There have been analysts and thinkers who have noticed the deficiencies of this tripod, and have added other complimentary pillars. Let us examine some.

Conduct of the sustainable mind.

For there to be sustainable development, there must first be created a new mental scheme, which its formulator, professor Evandro Vieira Ouriques of the School of Communications of the Federal University of Rio de Janeiro, has called, conduct of the sustainable mind. It attempts to revive the value of sensible reason, through which the human being is aware of being part of nature, imposes self-control to limit productivity and consumerism, and seeks an integral development, not only economic, but with human dimensions. It is an undeniable advance. It would be better if it understood the Earth-Humanity-Development as a unique and great interconnected system, creating a new paradigm.

Generosity:

Rogerio Ruschel, editor of the electronics magazine \”Business of the Good\”, added another pillar: the ethical category of generosity. It is founded on a basic anthropologic fact: the human being does not just egotistically seek his individual good; the human being is much more of a social being, who puts the common good above the individual good or the interests of others at the same level as himself. Generous is the person who shares, who distributes knowledge and experiences, expecting nothing in return. A society is human when it goes beyond a necessary justice, to incorporate the generosity and spirit of cooperation of its citizens.

For Ruschel, generosity is in direct opposition to the basic tenet of speculative capital, that greed is good, namely, profit is good. Profit is not good, it is perverse, because it has almost destroyed the whole world economic system. There is in generosity something true, because it is specifically human. In the metaphor of the Marcondes journalist of the UN “Envolverde”, a distinction must be made between simple philanthropy and generosity, social responsibility and sustainability. Philantropy gives a fish to the one who is hungry; social responsibility teaches him how to fish; and sustainability cares for the river and allows for fishing and, with the fish, overcomes hunger. However, it seems to us that generosity alone is insufficient. It requires other solutions, such as overcoming inequality and the practices of consumption, and developing a concern for the community of life, that must also be nourished and preserved.

Culture:

In 2001, Australian John Hawkes launched «the fourth pillar of sustainability: the essential function of culture in public planning». In Brazil, credit goes to Ana Carla Fonseca Reis, founder of the enterprise, “Seeking Solutions” and author of the book, Economics of Sustainable Culture and Development, who has taken it on, and spread it through her many courses and lectures. This aspect of culture is fundamental, because it contains principles and values absent from the standard concept of sustainability. It favors cultivating such typically human dimensions as social cohesion, arts, religion, creativity and the sciences. It eliminates the obsession with profit, and is in better harmony with the logic of nature. As it happens, the dimension of culture has been kidnapped by commercial interests. It can only be truly efficacious when, liberated, it develops a creative relationship with nature.

The neuroplasticity of the brain:

Scientists have come to recognize that the neuronal structure of the brain is extremely plastic. Through critical analysis to the consumerist system, one can create habits of moderation, respectful of the cycles of nature. The brain co-evolves according to the exterior evolution, thus creating a relationship of inter-dependency.

And, finally, the essential caring:

I myself have developed the category of caring as essential for sustainability. As presented in two texts –Essential Caring: ethics of the human–compassion for the Earth (1999) and The necessary Caring (2012)–, I understand caring as a cosmological and biological constant. The details can be found in the afore-mentioned books.

In this phase of the search for more adequate means of guaranteeing the sustainability of the Earth and the future of our species, all contributions are welcome, and they always shed some light.

Miglioramenti al modello attuale di Sostenibilità

 

Per essere sostenibile, lo sviluppo deve essere economicamente percorribile, socialmente equo ed ambientalmente giusto. Abbiamo già svolto la critica di quello con il modello standard. Ma dobbiamo essere giusti. Ci sono stati analisti e pensatori che si sono resi conto delle insufficienze di quel treppiede ed hanno aggiunto altri pilastri complementari. Vediamo alcuni di questi.

Gestione della mente sostenibile:

Affinché esista uno sviluppo sostenibile è importante costruire preventivamente un nuovo schema mentale, chiamato dal suo formulatore, il professore Evandro Vieira Ouriques della Scuola di Comunicazione della Università Federale di Rio de Janeiro, gestione della mente sostenibile. Cerca di riscattare il valore della ragione sensibile, per la quale l’essere umano si sente parte della natura, si impone un autocontrollo per superare la compulsione al produttivismo e il consumismo e cerca uno sviluppo integrale e non solo economico, che coinvolge le dimensioni dell’ umano. E’ un innegabile passo avanti. Sarebbe meglio se comprendesse la Terra-umanità-sviluppo come un unico e grande sistema interconesso, per stabilire un nuovo paradigma.

Generosità:

Rogerio Ruschel, editore della rivista elettronica “Business del Bene”, aggiunse un altro pilastro: la categoria etica della generosità. Questa è fondata su di un dato antropologico basilare: l’essere umano non è solo egoista e cerca il suo proprio benessere, ma è molto di più un essere sociale che mette i beni comuni al disopra dei beni particolari o gli interessi degli altri allo stesso livello dei propri. È generoso chi condivide, chi distribuisce sapere ed esperienze senza aspettare qualcosa in cambio. Una società è umana quando aldilà della giustizia necessaria, incorpora la generosità e lo spirito di cooperazione dei suoi cittadini.

Per Ruschel la generosità si oppone frontalmente al motto basilare del capitale speculativo greed is good: l’avidità è buona. Non è buona ma perversa, perché ha quasi affondato tutto il sistema economico mondiale. Nella generosità c’è qualcosa di vero perche è specificamente umana. Nella fortunata metafora del giornalista Marcondes della ONG “Envolverde”, si deve distinguere la generosità dalla mera filantropia. La prima dà il pesce a chi ha fame, la responsabilità sociale invece insegna a pescare, la sostenibilità si prende cura del fiume che permette di pescare, e, con il pesce, di sfamarsi. Però, ci sembra che la generosità da sola è insufficiente. Richiede altre soluzioni come superare le diseguaglianze, considerare la forma di consumo e l’attenzione alla comunità di vita, che ha anche bisogno di essere alimentata (sfamata) e conservata.

La cultura:

Nel 2001 l’australiano John Hawkes promosse il “quarto pilastro della sostenibilità: il ruolo essenziale della cultura nella pianificazione pubblica”. In Brasile è stato merito di Ana Carla Fonseca Reis, fondatrice della impressa “Ricerca di Soluzioni” e autrice del libro Economia della Cultura e Sviluppo sostenibile, di averlo fatto proprio, diffondendolo in molti corsi e conferenze. Questo aspetto della cultura è fondamentale, perché include principi e valori assenti nel concetto standard di sostenibilità. Favorisce il coltivare le dimensioni tipicamente umane come la coesione sociale, l’arte, la religione, la creatività e le scienze. Lascia indietro l’ossessione per il lucro e crea lo spazio per un modo di abitare la Terra che si armonizza meglio con la logica della natura. Ma succede che questa dimensione della cultura è stata sequestrata dagli interessi commerciali. Sarà soltanto efficace quando, liberata, fonderà un rapporto creativo con la natura.

La neuroplasticità del cervello:

Gli scienziati si sono resi conto che la struttura neuronale del cervello è estremamente plastica. Attraverso i comportamenti critici verso il sistema consumistico si possono generare abitudini di moderazione e rispettose dei cicli naturali. Il cervello coevolve a seconda dell’evoluzione esterna, generando in se stesso così una relazione di interdipendenza.

E finalmente, la cura essenziale:

io stesso ho sviluppato la categoria della cura come essenziale per la sostenibilità. Intendo la cura, esposta in due testi “Il creato in una carezza. Verso un’etica universale: prendersi cura della Terra” (1999) e “La cura necessaria” (2012), come una costante cosmologica e biologica. I dettagli possono leggersi nei libri menzionati.

In questa fase di ricerca di forme più adeguate che garantiscano la sostenibilità della Terra e il futuro della nostra specie, ogni contributo è benvenuto ed apporta sempre una luce in più

Mejoras posibles al modelo de sostenibilidad vigente

Para ser sostenible, el desarrollo ha de ser económicamente viable, socialmente justo y ambientalmente correcto. Ya hemos sometido a crítica este modelo estándar. Pero debemos ser justos. Ha habido analistas y pensadores que se han dado cuenta de las insuficiencias de este trípode y le han añadido otros pilares complementarios. Veamos algunos.

Gestión de la mente sostenible:

Para que exista un desarrollo sostenible es importante construir previamente un nuevo esquema mental, llamado por su formulador, el profesor Evandro Vieira Ouriques de la Escuela de Comunicación de la Universidad Federal de Río de Janeiro, gestión de la mente sostenible. Intenta rescatar el valor de la razón sensible, por la cual el ser humano se siente parte de la naturaleza, se impone un autocontrol para superar el  productivismo y el consumismo, y busca un desarrollo integral y no solo económico, que contiene dimensiones de lo humano. Es un avance innegable. Sería mejor si entendiese la Tierra-Humanidad-Desarrollo como un único y gran sistema interconectado, fundando un nuevo paradigma.

Generosidad:

Rogério Ruschel, editor de la revista electrónica Business del Bien, añadió otro pilar: la categoría ética de la generosidad. Ésta se funda en un dato antropológico básico: el ser humano no es solo egoista y busca su bien particular, es mucho más un ser social que coloca los bienes comunes por encima de los bienes paticulares o los intereses de los otros al mismo nivel que los suyos propios. Generoso es quien comparte , quien distribuye los conocimientos y experiencias sin esperar nada a cambio. Una sociedad es humana cuando más allá de la justicia necesaria incorpora la generosidad y el espíritu de cooperación de sus ciudadanos.

Para Ruschel la generosidad se opone frontalmente al lema básico del capital especulativo greed is good, es decir, la ganancia es buena. No es buena sino perversa, porque casi ha hundido todo el sistema económico mundial. En la generosidad hay algo de verdadero porque es específicamente humano. En la afortunada metáfora del periodista Marcondes de la ONG “Envolverde” hay que distinguir la generosidad de la simple filantropía, de la responsabilidad social y de la sostenibilidad. La primera, da el pez a quien tiene hambre; la responsabilidad social enseña a pescar; la sostenibilidad cuida el río que permite pescar y, con el pez, matar el hambre. Sin embargo, nos parece que la generosidad sola es insuficiente. Reclama otras soluciones como la superación de la desigualdad, la forma de consumo y la atención a la comunidad de vida, que necesita también ser alimentada y conservada.

La cultura:

En 2001 el australiano John Hawkes lanzó «el cuarto pilar de la sostenibilidad: la función esencial de la cultura en la planificación pública». En Brasil ha sido mérito de Ana Carla Fonseca Reis, fundadora de la empresa “Búsqueda de Soluciones” y autora del libro Economía de la Cultura y Desarrollo sostenible, haberla asumido, difundiéndola a través de muchos cursos y conferencias. Este aspecto de la cultura es fundamental, porque encierra principios y valores ausentes en el concepto estándar de sostenibilidad. Favorece el cultivo de las dimensiones típicamente humanas como la cohesión social, el arte, la religión, la creatividad y las ciencias. Deja atrás la obsesión por el lucro y armoniza mejor con la lógica de la naturaleza. Sucede que esta dimensión de la cultura ha sido secuestrada por los intereses comerciales. Solo será realmente eficaz cuando, liberada, funde una relación creativa con la naturaleza.

La neuroplasticidad del cerebro:

Los científicos se dan cuenta de que la estructura neuronal del cerebro es extremadamente plástica. A través de comportamientos críticos al sistema consumista, se pueden generar hábitos de moderación y respetuosos con los ciclos de la naturaleza. El cerebro coevoluciona según la evolución exterior, dándose así una relación de interdependencia.

Y finalmente, el cuidado esencial:

Yo mismo he desarrollado la categoría del cuidado como esencial para la sostenibilidad. Entiendo el cuidado, expuesto en dos textos –”El cuidado esencial: ética de lo humano-compasión por la Tierra” (1999) y “El cuidado necesario” (2012)–, como una constante cosmológica y biológica. Los detalles pueden leerse en los libros mencionados.

En esta fase de búsqueda de formas más adecuadas que garanticen la sostenibilidad de la Tierra y el futuro de nuestra especie, toda contribución es bienvenida y aporta siempre alguna luz.

Boaventura de Sousa Santos: sociologia crítica da catástrofe européia

BOAVENTURA DE SOUSA SANTOS é um dos pensadores que reflete a partir do Grande Sul e nos ajuda a entender o processo profundamente criador de desigualdades e injustiças mundiais, o processo de globalização. Agora nos aclara a perversa lógica dos programas de austeridade nos países da Zona do Euro que salva o sistema financeiro e os bancos e quase mata a população pelo desemprego e pela destruição da sociedade de bem-estar social. O número de suicídios de pequenos empresários é assustador em todos estes países.  L.Boff

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Não há um consenso europeu sobre as políticas orçamentais e programas de austeridade em curso. Há, isso sim, um consenso de direita e uma incapacidade temporária de as esquerdas europeias apresentarem uma alternativa credível à escala de cada país. O tempo até que tal suceda é o factor mais incerto e mais decisivo na solução da crise europeia.

Quanto maior for mais se consolida a nova ordem pós-social democrática que foi pensada muito antes da crise e que a direita quer agora impor para vigorar nas próximas décadas. A nova ordem é um paraíso para o capital financeiro, um purgatório (agora sem bênção eclesial) para o capital produtivo e um inferno para a grande maioria dos cidadãos, a catástrofe das expectativas de vida que até agora pareciam razoáveis e merecidas. A catástrofe está a ser administrada em doses supostamente homeopáticas para que a paralisia das alternativas dure mais tempo (hoje, um corte, amanhã, um aumento do preço da água ou da energia, depois de amanhã, o encerramento de um serviço). Que pode ser feito para encurtar este tempo?

1. Saber para onde caminhamos. Está em curso o fi m da convergência. O plano A da política de resgate em curso (PREC) consiste em criar as condições para que os países em dificuldades regressem à “normalidade dos mercados”. Isso só é possível à custa de mais reduções salariais e cortes nas despesas públicas e da sujeição destes países a uma disciplina não negociada que compromete o seu desenvolvimento e esvazia a sua soberania. Assim se consolida a dualidade entre países desenvolvidos e países menos desenvolvidos no seio da Europa. Portugal, Grécia, Irlanda e (quem sabe?) Espanha serão o México da Europa. Se não nos convém esta Europa, é urgente lutar para que ela não continue a acontecer.

2. A PREC só pode produzir dois resultados: mais PREC ou a expulsão do euro. Os relatórios e os blogs dos fundos financeiros prevêem (sabem, porque são eles quem faz acontecer as previsões) que, tal como na Grécia, ao primeiro resgate seguir-se-á
um segundo resgate com mais restrições e austeridade e alguma reestruturação da dívida liderada pelos credores. Isto significa que Portugal pode estar sob tutela mais uns anos (até 2018?) e, se assim for, uma geração inteira terá vivido sob um regime colonial disfarçado de democracia mas, na prática, controlado por uma Companhia Majestática, a Goldman Sachs. Se, mesmo assim, o plano A não resultar, segue-se o plano B, a expulsão do euro ou uma solução que produza o mesmo efeito. Disso se fala já para o caso da Grécia.

Se o plano A é devastador para as nossas aspirações de país europeu, a expulsão do euro não o seria menos devido às condições em que ocorrerá, depois de as PREC terem destruído a nossa base económica (que até há pouco dava muitos sinais de alteração qualitativa da especialização produtiva), terem esmifrado a nossa riqueza, as nossas poupanças, o nosso ouro. Admite-se que o PS se sinta preso ao PREC 1 mas não se admite que não se declare desde já contra qualquer PREC 2 ou 3. É esta a sua oportunidade para se desvincular de heranças espúrias e começar a construir uma alternativa.

3. Desobediência dentro do euro. Parece incrível que, apesar de tudo isto, uma solução não catastrófica para o nosso país tenha de ser encontrada a nível europeu. Mas assim deve ser, ainda que para isso sejam necessárias duas condições muito exigentes. A primeira são actores políticos que explorem todas as brechas do sistema. O direito internacional geral e a grande maioria dos tratados internacionais prevêem cláusulas de derrogação em caso de emergência nacional. Essa derrogação pode implicar controle temporário de capitais e de importações e moratória no serviço da dívida. Pode esta desobediência por parte de um pequeno país não ser punida com a imediata expulsão? Tudo depende das alianças que entretanto se forem forjando. Três coisas são certas: quem expulsar não deixa de correr grandes riscos; alguém vai ter de desobedecer e alguém terá de ser o primeiro; é impensável que o eixo Paris-Berlim continue a ser o único eixo na EU e que não seja possível criar outras alianças entre outros países, entre os quais, amanhã, a própria França. A segunda condição diz respeito ao sistema político europeu. As propostas que envolvem a Europa no seu todo devem ser formuladas ao nível político que as torne credíveis. Como se tem visto, esse nível não pode ser o nível nacional. Há pois que refundar o sistema político europeu através da criação de um círculo eleitoral europeu único e de listas transnacionais donde emerjam os novos dirigentes de uma Europa verdadeiramente democrática. Dentro ou fora do euro, por opção ou por imposição terá de haver desobediência; o problema é saber a que nível de desastre ela ocorrerá.

Director do Centro de Estudos Sociais, Laboratório Associado, Univ. de Coimbra