Quale lupo si nutre dentro di te?

                       

La teologia cattolica tradizionale ha sempre affermato che l’essere umano è “simul iustus et peccator”, è “insieme giusto e peccatore” o, in un linguaggio più convenzionale, ha in sé simultaneamente sia ​​la dimensione del bene che la dimensione del male. Nessuno è totalmente cattivo, né totalmente buono. Se fosse totalmente malvagio, non ci sarebbe modo di redimerlo, ma solo di ricrearlo. La redenzione salva quel residuo di bontà che rimane nella persona malvagia e così gli viene permesso di recuperare la sua parte di bontà e la sua umanità.

Ugualmente afferma che per quanto uno sia migliore e più santo, mai è completamente buono e santo; c’è sempre un’ombra di imperfezione o malignità che lo accompagna. Pertanto, dobbiamo tutti accettare questa condizione umana. Non è un difetto della creazione. Ma esattamente, espressione della nostra finitezza e della condizione esistenziale. Stiamo sempre costruendo noi stessi, avendo come opzione di base o la gentilezza e l’inclusione dell’altro o la malignità e l’esclusione. Non si tratta di una visione riduzionista, di nero o bianco, ma di una gradazione di entrambi, privilegiando l’uno senza poter eliminare totalmente l’altro.

Molteplici sono le varianti di questa complessa realtà che segna irrimediabilmente l’essere umano. Freud dirà che siamo posseduti, allo stesso tempo, dalla pulsione di morte (thanatos) che risponde a tutto ciò che è oscuro e malvagio in noi; o la pulsione di vita che significa il nostro lato luminoso e buono (éros). Entrambi coesistono e lui stesso non saprebbe garantire chi sarà finalmente vittorioso, riconosce solo che convivono in tensione. Edgar Morin preferisce l’espressione homo sapiens e homo demens. Siamo portatori di intelligenza e saggezza e allo stesso tempo di eccessi e demenze. Altri ancora, come Carl Jung, usano le espressioni di dimensione di luce e dimensione di ombra che ci abitano e con cui dobbiamo confrontarci per tutta la nostra vita.

L’opzione di fondo che prenderemo, per l’una o per l’altra, segnerà la qualità etica della nostra vita, coscienti che non sarà mai un’opzione puramente chiara, ma sempre accompagnata da quella oscura, in perenne disputa per l’egemonia. Quale sarà quella predominante?

Questa griglia teorica è importante per farci capire cosa sta succedendo in Brasile e anche in tante parti del mondo: c’è un’ondata di odio, di discriminazioni di ogni genere, di violenza simbolica con parole offensive che i nostri bambini non dovrebbero nemmeno ascoltare, violenza reale con la mattanza di studenti nelle scuole, o di giovani neri e poveri delle nostre periferie, di immigrati da varie parti, in fuga dalla guerra e dalla fame. Ci sono guerre letali in vari luoghi, che danno origine, nel caso della guerra Russia-Ucraina, NATO e USA, a russo-fobia, a sino-fobia e, al contrario, odio per l’Occidente secolarizzato che ha perso il riferimento al trascendente e al sacro.

Peggio ancora, la disputa per un mondo unipolare (USA) o multipolare (Russia, Cina, BRICS) che può portare a un’escalation crescente fino al punto di utilizzare armi che liquideranno l’umanità stessa, secondo la formula: 1+1 = 0. Vale a dire: una superpotenza nucleare ne distrugge un’altra e pone fine alla specie umana. E ci sono abbastanza pazzi da entrambe le parti che non hanno paura di ricorrere a un espediente terminale, soprattutto i suprematisti bianchi e neocon nordamericani, che si credono illusoriamente portatori di “un destino manifesto” e di essere il nuovo popolo di Dio sulla Terra. Qualcosa di simile, con argomenti somiglianti, accade anche dal lato russo.

Come faremo a sopravvivere a questa situazione drammatica, mai vista prima nella nostra storia globale? È innegabile che occorre reinventare l’essere umano, un rinascimento che abbia come opzione di base valori immateriali come l’amore, la solidarietà, l’arte, la musica e la spiritualità ecc. È in questo contesto che mi è venuta in mente la lezione di un saggio indiano Cherokee.

Eccola: “Un giovane si avvicinò al vecchio saggio del popolo Cherokee e gli disse: ho subito un’ingiustizia da parte di un altro giovane e non saprei come ribattere. E il vecchio saggio, pensò un po’ e gli disse: lascia che ti racconti una storia. Anche io provavo odio e disprezzo per qualcuno che mi fece una grande ingiustizia. E la cosa peggiore è che quella persona non aveva nemmeno rimorso per il male che mi aveva causato. Dopo diverse ingiustizie subite, sono arrivato a pensare che la vita fosse ingiusta con me.

Tuttavia, dopo molte riflessioni, mi sono reso conto che l’odio colpiva me e non il mio aggressore. Sono giunto alla conclusione che odiare è come prendere io stesso del veleno, immaginando che l’altro finisca per morire avvelenato.

Adesso vedo le cose così: dentro di me ci sono due lupi. Uno molto buono, vive in armonia con gli altri animali, non offende nessuno e non è offeso. Ma se ha bisogno di reagire, lo fa nel modo giusto, senza lasciarsi prendere dalla rabbia e dall’odio.

C’è anche un altro lupo. Questo è sempre irritabile, litiga con tutti e anche senza motivo offende gli altri. La rabbia e l’odio sono più forti in lui del suo autocontrollo. È una rabbia senza senso perché non produce alcun cambiamento in lui. Continua stando male.

Mio caro ragazzo, non è per niente facile convivere con questi due lupi che sono dentro di te, perché entrambi vogliono dominare il tuo spirito e il tuo cuore. Così è per ogni essere umano.

Il giovane, perplesso, chiese al vecchio saggio: chi dei due vince in questa lotta interiore? Il vecchio saggio Cherokee sorrise e disse: è quello a cui dai da mangiare”.

Conclusione: l’umanità, tu e ciascuno di noi supererà il mondo dell’odio, della vendetta e della guerra, se nutrirà il lupo della pace e dell’armonia che è in tutti. In caso contrario…

Come direbbe Gesù di Nazaret: “Chi può comprendere questo messaggio, lo comprenda e lo metta in pratica”. Altrimenti conoscerai la desolazione dell’abominio.

Leonardo Boff ha scritto: “O doloroso parto da Mãe Terra :uma sociedade de fraternidade sem fronteiras e de amizade social”, Vozes 2021; “A busca da justa medida”, Vozes, 2023.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

¿Qué lobo alimentas dentro de ti?

La teología católica  tradicional siempre ha afirmado que el ser humano es “simul iustus et peccator”, “es simultáneamente justo y pecador” o en un lenguaje más convencional, posee simultáneamente dentro de sí la dimensión de bondad y la dimensión de maldad. Nadie es  totalmente malo, ni totalmente bueno. Si fuese totalmente malo, no habría cómo redimirlo, solo recreándolo. La redención rescata ese resquicio de bondad que soobra dentro de la persona malvada y así le permite recuperar su parte de bondad y su humanidad.

Igualmente afirma que por bueno y santo que sea alguien, nunca es totalmente bueno y  santo; hay siempre  una sombra de imperfección o de  malignidad que lo acompaña. Por eso, todos debemos aceptar esta condición humana. No es un defecto de creación sino exactamente expresión de nuestra finitud y de nuestra condición existencial. Estamos siempre construyéndonos, teniendo como opción básica o la bondad y la inclusión del otro o la maldad y la exclusión. No se trata de una visión reduccionista, de blanco o negro, sino de la gradación de ambos, privilegiando uno de ellos sin poder eliminar totalmente al otro.

Hay muchas variantes de esta realidad compleja que marca irremediablemente al ser humano. Freud dirá que estamos poseídos al mismo tiempo por la pulsión de muerte (thánatos), que responde por todo lo que es sombrío y malvado en nosotros, y la pulsión de vida, que significa nuestro lado luminoso y bueno (éros). Ambos conviven y él mismo no sabría asegurar cuál de los dos será finalmente victorioso, solo reconoce que ambos conviven tensamente. Morin prefiere la expresión homo sapiens y homo demens. Somos portadores de inteligencia y sensatez y al mismo tiempo de exceso y de demencia. Otros, como Jung, usan las expresiones de dimensión de luz y dimensión de sombra que nos habitan y con las cuales tenemos que confrontarnos a lo largo de toda nuestra vida.

La opción de fondo que tomemos, por una o por otra, marcará la calidad ética de nuestra vida, conscientes de que nunca será una opción exclusivamente límpida, sino que siempre estará acompañada por la sombría, en permanente disputa por la hegemonía. ¿Cuál será la predominante?

Este entramado teórico es importante para entender lo que está pasando en Brasil y también en muchas partes del mundo: hay una ola de odio, de discriminaciones de todo tipo, de violencia simbólica con palabras ofensivas que nuestros niños no deberían oír,  de violencia real con matanzas de estudiantes en las escuelas, o de jóvenes negros y pobres de nuestras periferias, de inmigrantes de muchas partes, que vienen huyendo de la guerra y del hambre.  Hay guerras en varios sitios con gran letalidad, dando origen, en el caso de la guerra Rusia-Ucrania, OTAN y USA, a ruso-fobia, sino-fobia y, al contrario, odio al Occidente secularizado que perdió la referencia a lo transcendente y a lo sagrado.

Peor, la disputa por un mundo unipolar (USA) o multipolar (Rusia, China, BRICS) puede llevar a una escalada creciente hasta el punto de usar armas que liquidarán a la propia humanidad, según la fórmula:1+1=0, es decir, una superpotencia nuclear destruye a otra y ponen fin a la especie humana. Y hay suficiente locos en ambos lados que no temen recurrir a un expediente terminal, principalmente los supremacistas blancos y los neocons norteamericanos, que ilusoriamente creen ser los portadores de “un destino manifiesto” y de ser el nuevo pueblo de  Dios en la Tierra. Algo parecido, con argumentos similares,  ocurre también del lado ruso.

¿Cómo vamos a sobrevivir a esta situación dramática, nunca antes acaecida en nuestra historia  global? Es innegable que tenemos que reinventar al ser humano, un renacimiento que tenga como opción de fondo valores no materiales como el amor, la solidaridad, el arte, la música y la espiritualidad etc. En ese contexto me vino a la mente esta lección de un sabio indígena cherokee.

“Un joven se acercó al viejo sabio del pueblo cherokee y le dijo: sufrí una injusticia de otro joven y no se cómo responder.

 El sabio anciano pensó un poco y le dijo: déjame que te cuente una historia. Yo también he tenido odio y desprecio por alguien que me hizo una  gran injusticia. Y lo peor es que esa persona ni siquiera tenía remordimientos por el daño que me causó. Tras sufrir varias injusticias llegué a pensar que la vida había sido injusta conmigo.

Sin embargo después de reflexionar mucho me di cuenta de que el odio me afectaba solo a mí y llegué a la conclusión  de que odiar es como si yo tomara veneno imaginando que el otro va a morir envenenado.

Ahora veo las cosas así: dentro de mí existen dos lobos. Uno es muy bueno, vive en armonía con otros animales, no ofende a nadie ni es ofendido. Si tiene que reaccionar  lo hace de manera correcta, sin dejarse llevar por la rabia y por el odio.  

Hay también otro lobo. Este vive irritado, pelea con todo el mundo y aún sin razón ofende a los otros. La ira y el odio son más fuertes en él que su autocontrol. Es una furia sin sentido porque no le  produce ningún  cambio. Sigue siendo malo.

Mi querido joven, no es nada fácil  convivir con estos dos lobos que están dentro de ti porque ambos quieren dominar tu  espíritu y tu corazón. Así ocurre con todo ser humano.

El joven, perplejo, preguntó al anciano sabio: ¿quién de los dos gana en esa lucha interior?

El anciano sabio cherokee, sonrió y  dijo: aquel que tú alimentes”.

Conclusión: la humanidad, tú  y cada persona, van a superar el mundo de odio, de venganza y de guerra, si alimentan al lobo de la paz y de la armonía que está dentro de todos. En caso contrario…

Como diría Jesús de Nazaret: “Quién pueda entender este mensaje,  que lo entienda y lo practique”. Si no, conoceréis  la desolación de la abominación.

*Leonardo Boff ha escrito El doloroso parto de la Madre Tierra: una sociedad de fraternidad sin fronteras y de amistad social, Vozes 2021; La búsqueda de la justa medida, Vozes 2023.

Traducción de María José Gavito Milano

Que lobo alimenta dentro de você?

A tradicional teologia católica sempre tem afirmado que o ser humano é “simul iustus et peccator”, “é simultaneamente justo e pecador” ou em linguagem mais convencional, ele possui simultaneamente dentro de si a dimensão de bondade e a dimensão de maldade. Ninguém é totalmente mau, nem totalmente bom. Se fosse totalmente mau, não haveria como redimi-lo, apenas recriá-lo. A redenção resgata aquele resquício de bondade que sobra dentro da pessoa maldosa e assim lhe é permitido recuperar sua parte de bondade e sua humanidade.

Igualmente afirma que por melhor e mais santo que seja alguém, jamais é totalmente bom e santo; sempre há uma sombra de imperfeição ou malignidade que o acompanha. Por isso, todos devemos acolher esta condição humana. Ela não é um defeito de criação. Mas exatamente, expressão de nossa finitude e de condição existencial. Estamos sempre nos construindo, tendo por opção básica ou a bondade e  a inclusão do outro ou da malignidade e a exclusão. Não se trata de uma visão reducionista, de preto ou branco, mas de gradação de ambos, privilegiando um deles sem poder eliminar totalmente o outro.

Há muitas variantes para esta realidade complexa que marca irremediavelmente o ser humano. Freud dirá que somos possuídos, ao mesmo tempo, pela pulsão de morte (thánatos) que responde por tudo o que é sombrio e maldoso em nós; ou a pulsão de vida que significa nosso lado luminoso e bom (éros). Ambos convivem e ele mesmo não saberia garantir quem será finalmente vitoriso,apenas reconhece que tensamente convivem. Morin prefere a expressão homo sapiens e homo demens. Somos portadores de inteligência e sensatez e ao mesmo tempo de excesso e de demência. Ainda outros, como Jung, usam as expressões de dimensão de luz e de dimensão de sombra que nos habitam e com as quais temos que nos confrontar ao largo de toda nossa vida.

A opção de fundo que tomarmos, por uma ou por outra, marcará a qualidade ética de nossa vida, conscientes de que nunca será uma opção somente límpida, mas sempre acompanhada pela sombria, em permanente disputa pela hegemonia.Qual será a predominante?

Essa grelha teória é importante para entendermos o que se está passando no Brasil e também em muitas as partes do mundo: há uma onda de ódio, de discriminações de toda ordem, de violência simbólica com palavras ofensivas que nossas crianças nem deveriam escutar, violência real com matança de estudantes nas escolas, ou de jovens negros e pobres de nossas periferias, de imigrantes de várias partes,fugindo da guerra e da fome. Há guerras em vários lugares com grande letalidade, dando origem, no caso da guerra Rússia-Ucrância,OTAN e USA, de russo-fobia, sino-fobia e, ao contrário, ódio ao Ocidente secularizado que perdeu referência ao transcendente e ao sagrado.

Pior, a disputa por um mundo unipolar (USA) ou multipolar (Rússia,China,BRICS) pode levar a uma crescente escalada a ponto de se usarem  armas que liquidarão com a própria humanidade, segundo a fórmula:1+1=0, vale dizer. uma superpotência nuclear destrói a outra e põem fim à espécie humana. E há suficiente loucos em ambos os lados que não temem recorrer a um expediente terminal, principalmente os supremacistas brancos e neocons norte-americanos, que ilusoriamente creem serem os portadores de “de um destino manifesto” e de serem o novo povo de Deus na Terra. Algo parecido, com semelhantes argumentos, ocorre também do lado russo.

Como vamos sobreviver a esta situação dramática, nunca antes acontecida, em nossa história global? É inegável que precisamos reinventar o ser humano, de uma renascença que tenha como opção de fundo valores não materiais como o amor, a solidariedade, a arte, a música e a espiritualidade etc.É nesse contexto que me veio à mente a lição de um sábio indígena Cherokee.Ei-la:

“Um jovem se acercou ao velho sábio da povo Cherokee e lhe disse: sofri uma uma injustiça de outro jovem e não saberia como retrucar. E o sábio ancião,pensou um pouco, e lhe disse: deixa-me contar-lhe uma história. Eu também tive ódio e desprezo por alguém que me fez  grande injustiça. E o pior que essa pessoa sequer tinha remorsos pelo mal que me causou.Depois de várias injustiças sofridas. cheguei a pensar que a vida foi injusta para comigo.

Porém,depois de muito refletir, me dei conta de que o ódio afetava a mim e não ao meu ofensor. Cheguei a conclusão de que odiar é como eu mesmo tomar o veneno imaginando que o outro iria morrer envenenado.

Agora vejo as coisas assim: dentro de mim existem dois lobos. Um muito bom, vive em harmonia com outros animais, não ofende ninguém nem é ofendido. Mas se precisa reagir o faz da maneira correta, sem se deixar tomar pela raiva e pelo ódio.

Há também outro lobo. Este vive irritado, briga com todo mundo e mesmo sem razão ofende os outros. A ira e o ódio são nele mais fortes que seu autocontrole. É uma fúria sem sentido porque não lhe  produz  nenhuma mudança. Continua mau.

Meu caro jovem, não é nada fácil conviver com estes dois lobos que estão dentro de você, porque ambos querem dominar o seu espírito e o seu coração. Assim ocorre com todo o ser humano.

O jovem, perplexo, perguntou ao sábio ancião: quem dos dois ganha nessa luta interior?

O sábio ancião Cherokee, sorriu e disse: é aquele que você alimentar

Conclusão: a humanidade, você  e cada um vão superar o mundo de ódio, de vingança e de guerra, se alimentarem o lobo da paz e da harmonia que está dentro de todos. Caso contrário…

Como diria Jesus de Nazaré: “Quem puder entender essa mensagem, entende-a e pratique-a”. Senão conhecereis a desolação da abominação.

Leonardo Boff escreveu:O doloroso parto da Mãe Terra:uma sociedade de fraternidade sem fronteiras e de amizade social, Vozes 2021; A busca da justa medida, Vozes, 2023.

Preoccupazione per le vittime nella società e nella Chiesa

Stiamo vivendo uno strano paradosso a livello mondiale e nazionale. Da un lato assistiamo, come in nessun periodo storico precedente, a una crescente preoccupazione per le vittime di reati commessi personalmente o collettivamente. D’altra parte, vediamo una sfacciata indifferenza nei confronti delle vittime, sia per i crimini sopravvissuti di femminicidio, sia per i conflitti altamente letali e per i milioni di rifugiati e immigrati, che cercano di fuggire dalle guerre o dalla fame, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti. Specialmente questi ultimi sono i più rifiutati.

Nel 1985 l’ONU ha pubblicato la “Dichiarazione dei Principi Fondamentali di Giustizia relativi alle Vittime di Crimine e Abuso di Potere”. Questo è stato un passo decisivo in difesa delle vittime sempre dimenticate dalla giustizia nei regimi autoritari o nelle democrazie a bassa intensità, controllate dai potenti, i principali responsabili delle vittime.

Curiosamente in Brasile, la visione dei diritti umani riguardava prioritariamente la difesa degli autori dei crimini, quando la sua preoccupazione centrale è sempre stata la protezione della dignità di ogni persona umana, dei suoi diritti in tutte le sue dimensioni.

Sebbene vi sia, in generale, un deficit normativo in Brasile per quanto riguarda l’incoraggiamento dei diritti delle vittime, va notato che nel Diritto Penale Contemporaneo questa preoccupazione ha recentemente acquisito una certa importanza. Nel Codice di Procedura Penale sono state introdotte modifiche, determinando, quale requisito per la determinazione della condanna penale da parte del giudice, il risarcimento del danno per il reato commesso. Esso impone indennità e l’obbligo del condannato di risarcire la vittima.

Insomma, vale la pena sottolineare una certa svolta giuridica: prima la responsabilità civile era incentrata sul criminale, ora si rivolge alla vittima e al risarcimento del danno da lei subito: «da un debito di responsabilità si è evoluta in un credito risarcitorio».

Questa preoccupazione per le vittime ha avuto risonanza mondiale quando la Chiesa Cattolica (ma anche altre Chiese), dopo molte esitazioni, ha suscitato l’esigenza etica e morale di ascoltare le vittime e di risarcire i danni psicologici e spirituali causati. All’inizio non era così. Un decreto delle autorità del Vaticano imponeva, sotto pena canonica, di non denunciare i preti pedofili alle autorità civili.

Tutto era occultato all’interno del mondo ecclesiale. Si trasferiva il pedofilo in un’altra parrocchia o diocesi, senza rendersi conto che anche là continuavano gli abusi. Questa dipendenza ha colpito sacerdoti, vescovi e persino cardinali. Il silenzio (per niente ossequioso) era preteso per non demoralizzare l’istituzione della Chiesa Universale, per preservarne il buon nome, come custode della moralità e dei valori occidentali.

Questo ci riporta al fariseismo, così osteggiato dal Gesù storico, perché i farisei predicavano una cosa e vivevano un’altra, credendosi devoti (Lc 11,45-46). Questo fariseismo ha prevalso per lungo tempo all’interno della Chiesa Cattolica.

La versione prevalente delle autorità vaticane era moralistica: la pedofilia era giudicata come un peccato; bastava confessarlo e tutto era risolto, ma insabbiato. Doppio errore fatale: non era appena un peccato. Era un crimine orrendo e vergognoso. Il tribunale appropriato per processare un tale crimine non era il diritto canonico, ma la giustizia civile dello Stato. Così che sacerdoti, vescovi e persino cardinali hanno dovuto affrontare i tribunali civili, riconoscere il crimine e sottomettersi alla pena. Per altri, lo stesso Papa aveva anticipato, mandando un Cardinale pedofilo – in raccoglimento – in un convento per riscattarsi dai suoi crimini. Il secondo errore fatale: si considerava solo l’ecclesiastico pedofilo. Pochi pensavano alle vittime. Inizialmente, si trattava così il problema della pedofilia, anche all’interno della Curia Romana.

Era necessario che intervenissero i Papi, soprattutto Papa Francesco, per conferire centralità alle vittime di abusi sessuali. Lui si è incontrato con molti di loro. Più volte ha chiesto perdono a nome di tutta la Chiesa per i crimini commessi. Ci sono state diocesi negli Stati Uniti che sono quasi fallite economicamente a causa dei risarcimenti che hanno dovuto pagare alle vittime, imposte dai tribunali civili.

Praticamente in tutti i paesi e diocesi i chierici pedofili sono stati attaccati, alcuni in modo drammatico, come in Cile, portando alle dimissioni di gran parte dell’episcopato. Non meno drammatica fu l’inchiesta in Germania, che coinvolse papa Benedetto XVI, all’epoca in cui era cardinale-arcivescovo di Monaco. Ha dovuto ammettere davanti a un tribunale civile di essere stato indulgente nei confronti di un prete pedofilo, trasferendolo semplicemente in un’altra parrocchia.

La cosa grave degli abusi sessuali da parte del clero è la profonda scissione che crea nelle menti delle vittime. Per sua natura, un ecclesiastico è circondato dal rispetto per essere un portatore del sacro e visto, forse, come un rappresentante di Dio. Attraverso l’abuso criminale, si spezza spiritualmente il cammino della vittima verso Dio. Come può pensare e amare un Dio, il cui rappresentante commette questi crimini? Questo danno spirituale, oltre a quello psicologico, è poco evidenziato nelle analisi che sono state effettuate e ancora si fanno.

Sono milioni e milioni di persone in tutto il mondo, le vittime di discriminazione, disprezzo, odio e persino morte a causa del colore della loro pelle, perché hanno un credo o un’ideologia politica diversa, un’altra opzione sessuale o semplicemente perché sono poveri. Sappiamo che sono stati i paesi europei, cristianizzati, a fare più vittime, con l’Inquisizione, con guerre di 100 milioni di morti. Erano loro che commerciavano con persone sradicate dall’Africa e vendute come schiave nelle Americhe e altrove. Loro, a ferro e fuoco, hanno introdotto il colonialismo, il capitalismo predatore, l’uso sistematico della violenza per imporre al mondo i loro cosiddetti valori cristiani.

Dal giusto Abele fino all’ultimo eletto, fino al giudizio finale le vittime avranno il diritto di gridare contro le ingiustizie che sono state loro inflitte. Nel linguaggio di una vittima indigena del XVI secolo, riferendosi ai brutali colonizzatori: “loro erano l’anticristo sulla terra, la tigre dei popoli, il vampiro dell’indigeno”. Verrà un giorno in cui tutta la verità verrà alla luce, nonostante nel tempo presente, secondo le parole di San Paolo “la verità è prigioniera dell’ingiustizia” (Romani 1:18). Ma la verità e non la violenza che fa vittime, scriverà l’ultima parola nel libro della storia.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)