Dal caos mondiale, un nuovo ordine?

Leonardo Boff

Come poche volte nella storia generale dell’umanità, possibile da datare, constatiamo una situazione di caos in tutte le direzioni e in tutte le sfere della vita umana, della natura e del pianeta Terra nel suo insieme. Ci sono presagi apocalittici che vanno sotto il nome di antropocene (l’essere umano è la grande meteorite che minaccia la vita), di necrocene (massiva morte di specie di vita) e infine di pirocene (i grandi incendi in varie regioni della Terra), tutto derivante da un’azione umana irresponsabile e come conseguenza del nuovo regime climatico irrefrenabile, e non ultimo, il rischio di un’ecatombe nucleare fino al punto di sterminare tutta la vita umana.

Nonostante l’enorme progresso nelle scienze della vita e della terra, specialmente nel mondo virtuale e dell’Intelligenza Artificiale (AI), non regna l’ottimismo, ma il pessimismo e la seria preoccupazione sull’eventuale fine della nostra specie. Molti giovani si rendono conto che, prolungando e peggiorando l’attuale corso della storia, non avranno un futuro attraente. S’impegnano coraggiosamente in un movimento già planetario per salvaguardare la vita e il futuro della nostra Casa Comune, come fa in modo prototipico la giovane Greta Thunberg.

Il monito di papa Francesco nella sua enciclica Fratelli tutti (2020) non smette di suonare pesante: “Siamo tutti sulla stessa barca; o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (n.32).

È in questo contesto che vale la pena riflettere sul contributo offerto da uno dei più grandi scienziati attuali, ora scomparso, il russo-belga Ilya Prigogine, Premio Nobel per la Chimica nel 1977, con la sua vasta opera ma soprattutto con “La fine delle certezze. Il tempo, il caos e le leggi della natura” (Bollati Boringhieri 2014). Lui e il suo team hanno creato una nuova scienza, la fisica dei processi di non equilibrio, cioè in una situazione caotica.

Nella sua opera sfida la fisica classica con le sue leggi deterministiche e mostra che la lancetta del tempo non torna indietro (irreversibilità) e punta alle probabilità e mai alle certezze. L’evoluzione stessa dell’universo è caratterizzata da fluttuazioni, deviazioni, biforcazioni, situazioni caotiche, come la prima singolarità del big bang, generatrici di nuovi ordini. Sottolinea che il caos non è mai solo caotico. Esso ospita un ordine nascosto che, date determinate condizioni, irrompe e dà inizio a un altro tipo di storia. Il caos, pertanto, può essere generativo, poiché dal caos è emersa la vita, afferma Prigogine.

In questo scienziato, che fu anche un grande umanista, troviamo alcune riflessioni che non sono soluzioni, ma ispirazioni per sbloccare il nostro orizzonte oscuro e catastrofico. Si può generare qualche speranza in mezzo al pessimismo generalizzato del nostro mondo, oggi planetario, nonostante la lotta per l’egemonia del processo storico, unipolare (USA) o multipolare (Russia, Cina e i BRICS).

Prigogine parte dicendo che il futuro non è determinato. “La creazione dell’universo è prima di tutto una creazione di possibilità, alcune delle quali si realizzano, altre no”. Ciò che può accadere è sempre in potenza, in sospensione e in uno stato di fluttuazione. Cosi è accaduto nella storia delle grandi decimazioni avvenute milioni di anni fa sul pianeta Terra. Ci sono state epoche, in particolare, quando si è verificata una disgregazione della Pangea (il continente unico) che si ruppe in parti, originando i vari continenti. Circa del 75% del carico biotico scomparse. La Terra ebbe bisogno di alcuni milioni di anni per ricostruire la sua biodiversità.

Vale a dire, da quel caos emerse un nuovo ordine. Lo stesso vale per le 15 grandi decimazioni che non sono mai riuscite a sterminare la vita sulla Terra. Piuttosto, in seguito ci fu un salto di qualità e un ordine superiore. Così successe con l’ultima grande estinzione di massa avvenuta 67 milioni di anni fa che si prese tutti i dinosauri, ma risparmiò il nostro antenato che evolse fino a raggiungere l’attuale stadio di sapiens sapiens o, realisticamente, sapiens e demens.

Prigogine sviluppò quelle che chiamò “strutture dissipative”. Esse dissolvono il caos e persino i rifiuti trasformandoli in nuovi ordini. Così, nel linguaggio pedestre, dalla spazzatura del sole – i raggi che si disperdono e arrivano a noi – nasce quasi tutta la vita sul pianeta Terra, permettendo soprattutto la fotosintesi delle piante che ci forniscono l’ossigeno senza il quale nessuno vive. Queste strutture dissipative trasformano l’entropia in sintropia. Ciò che è tralasciato e caotico è rielaborato fino a formare un nuovo ordine. In questo modo non andremo incontro alla morte termica, al collasso totale di tutta la materia ed energia, ma a ordini sempre più complessi e superiori fino a un ordine supremo, il cui significato ultimo ci è indecifrabile. Prigogine rifiuta l’idea che tutto finisca in polvere cosmica.

Di conseguenza, Prigogine è ottimista di fronte al caos attuale, insito nel processo evolutivo. In questa fase, spetta agli esseri umani assumersi la responsabilità, conoscendo il dinamismo aperto della storia, di assumere decisioni che diano prevalenza al caos generativo e impongano le strutture dissipative che frenano l’azione letale del caos distruttivo.

“Tocca all’uomo com’è oggi, con i suoi problemi, dolori e gioie, garantire che sopravviva al futuro. Il compito è trovare la stretta via tra la globalizzazione e la conservazione del pluralismo culturale, tra la violenza e la politica, e tra la cultura della guerra e quella della ragione”. L’essere umano appare come un essere libero e creativo e saprà trasformarsi e trasformare il caos in cosmo (nuovo ordine).

Questa sembra essere la sfida attuale di fronte al caos che ci affligge. O prendiamo coscienza che ricade sopra di noi la responsabilità di voler continuare su questo pianeta o permettere, per nostra irresponsabilità, una apocalisse ecologico-sociale. Sarebbe la tragica fine della nostra specie.

Alimentiamo con Prigogine la speranza umana (e anche teologica) che il caos attuale rappresenti una sorta di parto, con i dolori che l’accompagnano, di un nuovo modo di organizzare l’esistenza collettiva della specie umana all’interno dell’unica Casa Comune, comprendente tutta la natura senza la quale nessuno sopravviverebbe. Se grande è il rischio, diceva un poeta tedesco, grande è anche la possibilità di salvezza. O con le parole delle Scritture: “Dove è abbondato il peccato (caos), ha sovrabbondato la grazia (nuovo ordine: Rm 5,20). Così speriamo e così lo vuole Dio.

Leonardo Boff ha scritto “O doloroso parto da Mãe Terra: uma sociedade de fraternidade sem fronteiras e de amizade social”, Vozes 2021; Abitare la terra. Quale via per la fraternità universale?, Prefazione di Pierluigi Mele, Castelvecchi 2021.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Del caos mundial, ¿un nuevo orden?

Como pocas veces en la historia general de la humanidad, con posibilidad de ser datada, constatamos una situación de caos en todas las direcciones y en todas las esferas de la vida humana, de la naturaleza y del planeta Tierra como un todo. Hay presagios apocalípticos que se engloban bajo el nombre de antropoceno (el ser humano es el gran meteoro amenazador de la vida), de necroceno (muerte masiva de especies de vida) y últimamente de piroceno (los grandes incendios en varias regiones de la Tierra), todo por la irresponsable acción humana y como consecuencia del nuevo régimen climático irrefrenable, y no en último lugar, el peligro de una hecatombe nuclear capaz de exterminar toda la vida humana.

No obstante el enorme avance de las ciencias de la vida y de la tierra, principalmente del mundo virtual y de la Inteligencia Artificial (IA), no reina optimismo, sino pesimismo y preocupación seria sobre el eventual fin de nuestra especie. Muchos jóvenes se dan cuenta de que, al prolongarse y al  agravarse el curso actual de la historia, no van a tener un futuro apetecible. Se comprometen valientemente en un movimiento que ya es planetario para la salvaguarda de la vida y del futuro de nuestra Casa Común, como lo hace prototípicamente la joven Greta Thunberg.

No deja de sonar porfiadamente la advertencia del Papa Francisco en su encíclica Fratelli tutti (2020): “Todos estamos en el mismo barco; o nos salvamos todos o no se salva nadie” (n.32).

En este contexto vale la pena reflexionar sobre la contribución que nos ofrece uno de los mayores científicos actuales, ya fallecido, el  ruso-belga Ilya Prigogine, premio Nobel de Química en 1977, con su vasta obra, pero  principalmente en  “El fin de las certidumbres” (ed. Andrés Bello,1996). Él y su equipo crearon una nueva ciencia, la física de los procesos de no-equilibrio, es decir, en situación caótica.

En su obra pone en jaque a la física clásica con sus leyes determinísticas y muestra que la flecha del tiempo no vuelve atrás (irreversibilidad), que apunta a probabilidades y nunca a certidumbres. La propia evolución del universo se caracteriza por fluctuaciones, desvíos, bifurcaciones, situaciones caóticas, como la primera singularidad del big bang, generadoras de nuevos órdenes. Enfatiza que el caos nunca es solo caótico. Él alberga un orden escondido que, dadas ciertas condiciones, irrumpe y da inicio a otro tipo de historia. El caos, por tanto, puede ser generativo, pues del caos surgió la vida, afirma Prigogine.

En este científico, que era también un gran humanista, encontramos algunas reflexiones que no son tanto soluciones, sino inspiraciones para desbloquear nuestro horizonte sombrío y catastrófico. Pueden generar alguna esperanza en medio del pesimismo generalizado de nuestro mundo, hoy planetizado, a pesar de la lucha por la hegemonía del proceso histórico, unipolar (USA) o multipolar (Rusia, China y los Brics).

Prigogine comienza diciendo que el futuro no está determinado. “La creación del universo es ante todo una creación de posibilidades, algunas de las cuales se realizan y otras no”. Lo que puede suceder está siempre en potencia, en suspensión y en estado de fluctuación. Así ocurrió en la historia de las grandes destrucciones  ocurridas hace millones de años en el planeta Tierra. Hubo épocas, especialmente cuando ocurrió el  rompimiento de Pangea (el continente único) que se dividió en partes, originando los distintos  continentes. Cerca del 75% de la carga biótica desapareció. La Tierra necesitó algunos millones de años para rehacer su biodiversidad.

Es decir, de aquel caos surgió un nuevo orden. Lo mismo cabe afirmar de las 15 grandes destrucciones que nunca consiguieron exterminar la vida en la Tierra. Más bien, se produjo después un salto cualitativo y un orden superior. Así sucedió con la última gran extinción masiva ocurrida hace 67 millones de años que se llevó a todos los dinosaurios pero dejó a nuestro ancestral que evolucionó hasta alcanzar el estadio actual de sapiens sapiens o, realísticamente, sapiens y demens.

Prigogine desarrolló lo que él llamó “estructuras disipativas”. Ellas disipan el caos y también los deshechos transformándolos en nuevos órdenes. Así, en un lenguaje pedestre, de la basura del sol –los rayos que se dispersan y llegan a nosotros– surge casi toda la vida en el planeta Tierra, especialmente permitiendo la fotosíntesis de las plantas que nos entregan el oxígeno sin el cual nadie vive. Esas estructuras disipativas transforman la entropía en sintropía. Lo que es caótico y dejado de lado es reelaborado hasta formar un orden nuevo. De esta forma, no iríamos al encuentro de la muerte térmica, un colapso total de toda la materia y energía, sino hacia órdenes cada vez más complejos y altos hasta un supremo orden, cuyo sentido último nos es indescifrable.   Prigogine rechaza la idea de que todo termina en el polvo cósmico.

Como consecuencia, Prigogine es optimista ante el caos actual, inherente al proceso evolutivo. En esta fase, le corresponde al ser humano la responsabilidad de, al conocer el dinamismo de la historia en abierto, asumir decisiones que den prevalencia al caos generativo y hacer valer las estructuras disipativas que ponen un freno a la acción letal del caos destructivo.

“Cabe al hombre tal cual es hoy, con sus problemas, dolores  y alegrías, garantizar que sobreviva al futuro. La tarea es encontrar la estrecha vía entre la globalización y la preservación del pluralismo cultural, entre la violencia y la política, y entre la cultura de la guerra y la de la razón”. El ser humano se presenta como un ser libre y creativo y podrá transformarse y transformar el caos en cosmos (orden nuevo).

Tal parece ser el desafío actual frente al caos que nos asola. O tomar conciencia de que sobre nosotros recae la responsabilidad de querer continuar sobre este planeta o permitir, por nuestra irresponsabilidad, un Armagedón ecológico-social. Sería el trágico fin de nuestra especie.

Alimentamos con Prigogine la esperanza humana (y también teológica) de que el caos actual representa una especie de parto, con los dolores que lo acompañan, de una nueva forma de organizar la existencia colectiva de la especie humana dentro de la única Casa Común, incluyendo a toda la naturaleza sin la cual nadie sobreviviría. Si es grande el peligro, decía un poeta alemán, grande es también la posibilidad de salvación. O en las palabras de las Escrituras: “Donde abundó el pecado (caos), sobreabundó la gracia (nuevo  orden: Rm 5,20). Así lo esperamos y así lo quiera Dios.

*Leonardo Boff ha escrito El doloroso parto de los Madre Tierra: una sociedad de fraternidad sin fronteras y de amistad social, Vozes 2021; Habitar la Tierra: cuál es el camino para la fraternidad universal, Vozes 2021.

Traducción de María José Gavito Milano

O otimismo da vontade contra o colapsoo climático

Michael Löwy

Publicamos este texto do amigo e interlocutor Michael Löwy pela clareza das ideias e pela alternativa que oferece à crise mundial que nos afeta a todos e põe até em risco o nosso futuro. Sua posição é equilibrada e nos abre um horizonte de esperança. Vale a pena ler e aprofundar sua proposta pois representa uma utopia viável e esperançadora. LBoff

No último dia 3 de junho, o Fórum 21 e parceiros, como o Fórum Permanente da Intelectualidade Orgânica, promoveram um encontro com o intelectual marxista Michael Löwy, diretor do Centro Nacional de Pesquisa Científica (CNRS em francês) e um dos grandes estudiosos do pensamento revolucionário de esquerda, com obras sobreKarl Marx,Leon Trotski, Rosa Luxemburgo, György Lukács, Lucien Goldmann e Walter Benjamin; além de movimentos transgressores como o surrealismo e o romantismo e a teologia da libertação sobre a qual escreveu vários livros.

Desde 2013, inicialmente ao lado do filósofo marxista Leandro Konder (falecido em 2014), Löwy passou a coordenar a coleção Marxismo e literatura da editora Boitempo, de imensurável contribuição para a formação política dos leitores brasileiros e latino-americanos. Sua militância “faz dele um elo de fundamental importância entre inúmeros grupos políticos de esquerda dos dois lados do Atlântico” e “sua personalidade aberta, tolerante e avessa às frequentes rupturas entre marxistas faz com que atue nos mais diversos fóruns de debate pela coesão e pela construção do socialismo” (p. 11), aponta Ivana Jinkings e João Alexandre Peschanski em As utopias (Boitempo, 2007) de Michael Löwy .

Com essa bagagem de décadas de militância e de produção teórica, Löwy vem defendendo o Ecossocialismo, “um projeto civilizatório ancorado na democracia social e econômica, e no respeito à Natureza”, que agrega o que há “de melhor no socialismo e na ecologia”, explica. Em “O que é o Ecossocialismo?” (Cortez Editora, 2012), ele traz os fundamentos dessa concepção de mundo, ampliando e atualizando os conceitos abordados em Ecologia e Socialismo, publicado pela mesma editora em 2004.

Nessa palestra, ele explica o ecossocialismo e aponta como as lutas ecológicas e socialistas compartilham da mesma base antissistêmica, fundamental para o enfrentamento das mudanças climáticas e, em última instância, para a sobrevivência da humanidade no planeta. Afinal, por mais que os bilionários lancem foguetes para escapar do inferno ambiental que estão produzindo, a verdade é que “não existe Planeta B”.

Partindo da célebre frase de Gramsci, de que é preciso manter “o pessimismo da razão” e “o otimismo da vontade”, Löwy dividiu sua palestra em duas partes: na primeira, ele traz um diagnóstico sintético das catástrofes ambientais e políticas em marcha; na segunda, os caminhos (ainda) possíveis.

O pessimismo da razão

A situação da humanidade é grave. A crise ecológica e a mudança climática representam uma ameaça sem precedentes na história humana e diante disso, aponta Löwy, “a questão ambiental já é e será ainda mais a principal questão política, econômica, social e ética do século XXI”.

Nunca vivemos algo parecido em termos ambientais e de ameaça civilizatória. Pela primeira vez e num futuro não muito distante, a humanidade poderá chegar ao extremo de acabar com a água potável do planeta. Ao mesmo tempo, o nível do mar, devido ao derretimento das calotas polares da Groenlândia e da Antártica, poderá se elevar mudando completamente a paisagem que hoje conhecemos. “Bastam alguns metros, para que cidades como Rio de Janeiro, Recife, Amsterdã, Veneza, Londres, Nova York, Xangai, etc. fiquem debaixo d´água”.

Ante esse cenário trágico, soam cada vez mais “absurdas as discussões dos meios bancários, do sistema econômico e financeiro sobre quantos por cento do PIB serão perdidos para evitar as catástrofes ecológicas. Como você calcula o custo dessas cidades? Das vidas humanas?”, questiona Löwy e, sobretudo, “quem é responsável por essa situação, sem precedentes?”

Os cientistas usam o termo antropoceno para descrever atual era geológica, iniciada a partir dos anos 1940. “Uma era geológica em que o antropos (o ser humano) está mudando alguns dos parâmetros fundamentais do planeta, como o clima”. Embora “cientificamente correto” – realmente é a ação humana (antropos) que está provocando a crise – Löwy destaca que antropoceno é um termo “um pouco curto” porque a humanidade existe “há centenas de milhares de anos” sem crise ecológica.

A crise começa com a Revolução Industrial no século XVIII, agravando-se “muitíssimo depois da II Guerra Mundial, a partir de 1945”. A responsabilidade não é “da ação humana, em geral”, mas de “um modo particular de produção e de ação humana: o modo de produção capitalista industrial moderno”. Em sua avaliação a compreensão “de que o responsável pela crise ecológica e pelas mudanças climáticas é a civilização capitalista moderna, o sistema capitalista, vem sendo bastante aceita, e para além dos circuitos marxista e ecossocialista”.

Löwy cita os exemplos da encíclica Laudato Si’ do Papa Francisco, sobre o cuidado da Casa Comum, de 2015, que responsabiliza “o atual sistema [capitalista] globalizado, baseado em formas perversas de propriedade com o único critério de maximização do lucro” pela crise ecológica e pela desigualdade social. Destaca também a mobilização das juventudes pelo mundo afora e o impacto da ativista ambiental sueca Greta Thunberg, que afirma ser “matematicamente impossível resolver a crise ecológica nos quadros do atual sistema econômico”.

Posturas antissistêmicas que se confrontam com a “atitude totalmente ecocida” de figuras como Donald Trump e Jair Bolsonaro, que negam as mudanças climáticas, defendendo os interesses do que Löwy denomina de “oligarquia fóssil”, uma poderosa parcela da classe dominante ligada aos interesses do carvão, do petróleo e o do gás. “Um enorme conglomerado, poderosíssimo, o coração das classes dominantes no capitalismo. Essa oligarquia fóssil não quer ouvir falar em abandonar as energias fosseis obviamente porque seu poder econômico depende dessas fontes”, afirma.

Felizmente, “a maior parte dos governos e países reconhece que o problema existe e que ele é sério”. No entanto, combatê-lo demanda ações antissistêmicas porque “o sistema capitalista não pode existir sem acumulação do capital, do lucro, da mercadoria, do mercado. Não pode existir sem expansão e sem crescimento. Isso faz parte de sua natureza e desde o século XVIII, essa expansão e acumulação é baseada nas energias fósseis”, detalha.

Daí a dificuldade de conter a emissões de gases estufa, de combater o horizonte de catástrofes e de superar a fase retórica. Basta observar a sucessão de COPs (Conferências das Partes) das Nações Unidas, e a imensa dificuldade de se emplacar medidas que “limitem drasticamente, nos próximos anos e não daqui a 50 anos, a utilização e extração das energias fósseis. Esse fracasso dramático e preocupante das reuniões internacionais é o sinal de que o sistema não está disposto a enfrentar seriamente o problema”, avalia.

Otimismo da Vontade

Frente o trágico diagnóstico, Löwy apresenta, na segunda parte de sua exposição, o ecossocialismo,“uma síntese dialética entre o melhor do socialismo e o melhor da ecologia”, como a mais consequente das alternativas antissistêmicas e anticapitalistas. Em sua avaliação, “um socialismo que não seja ecológico, ou uma ecologia que não seja socialista, não terão condições de enfrentar o desafio da crise ambiental”. Neste sentido, o ecossocialismo é também “uma crítica ao socialismo produtivista que predominou no século passado e à ecologia de mercado”.

Por outro lado, a questão ambiental é marginal na obra de Marx e Engels, afinal, “no século XIX, a destruição não tinha esse caráter dramático que tem no século XX”. Mesmo assim, aponta, ela aparece na “correta intuição” de ambos sobre a destruição dos equilíbrios ecológicos pelo capitalismo. Apoiado, portanto, na crítica marxista do capitalismo, do fetiche da mercadoria, etc., o ecossocialismo confere centralidade à questão ecológica.

A questão ambiental não é “mais um capítulo do programa”. Ela passa a ser compreendida como “um fio condutor de toda concepção do socialismo do século XXI, que precisa ter como um de seus vetores principais o reestabelecimento da harmonia entre a sociedade humana e a natureza ou Mãe Terra’.

Segundo Löwy, o ecossocialismo rompe com a concepção que muitos marxistas tem do socialismo como “uma transformação das relações de produção”, que passariam da propriedade privada à propriedade coletiva, visando o livre desenvolvimento das forças produtivas. “Essa ideia de socialismo nós temos que abandonar, porque os problemas não são apenas as relações capitalistas de produção, mas o aparato produtivo capitalista, responsável pela crise ecológica e pelas mudanças climáticas”, alerta.

Após a Comuna de Paris (8 de março a 28 de maio de 1871), lembra Löwy, Marx escreveu sobre a breve tomada de poder pela população, apontando que “os trabalhadores não podem se apropriar do aparelho de Estado capitalista burguês, eles precisam quebrá-lo e criar outra forma de poder político, democrática e revolucionária”. O mesmo se aplica hoje para os ecossocialistas. É preciso “transformar radicalmente o aparelho produtivo do Estado, a começar pela transformação de suas fontes de energia”, e repensar o que vem sendo produzido por esse sistema, em busca de uma “profunda ruptura com o consumismo e o produtivismo”, salienta.

O ecossocialismo é “uma proposta muito ambiciosa de mudança de paradigma dos fundamentos da civilização capitalista industrial moderna”. Ele propõe “uma nova civilização, orientada por novos valores e critérios sociais, éticos, políticos, econômicos, ecológicos”. Um “projeto de transformação das estruturas do poder político, do poder econômico, do modo de produção e de suas relações”. É, portanto, uma proposta revolucionária e como tal implica o enfrentamento dos interesses das classes dominantes. Afinal, como afirmava Benjamin, “o capitalismo nunca vai morrer de morte natural”. Não irá desmoronar vítima de suas “contradições internas” como esperavam os socialistas, anarquistas e comunistas de outrora.

“O capitalismo só irá desaparecer se houver vontade política e social da grande maioria da população”. Se para Marx as revoluções são a locomotiva da história; para Benjamin elas são o puxar do freio de emergência pela população. “Nós somos passageiros de um trem suicida. Esse trem se chama civilização capitalista moderna. Ele está indo numa velocidade crescente em direção ao abismo que se chama catástrofe ecológica, catástrofe climática. A nossa tarefa revolucionária é parar esse trem suicida e louco. E mudar a sua direção”, aponta Löwy.

Em sua avaliação, somente com “muita mobilização, muita luta e muita pressão” será possível substituir as fontes de energia fósseis pelas renováveis. É preciso, ao mesmo tempo, diminuir a quantidade do consumo e da produção. E acabar com publicidade, devolvendo à população o poder de decisão sobre suas necessidades fundamentais, hoje exclusivamente nas mãos do mercado, salienta.

Para Löwy, é imprescindível “obliterar o avanço de iniciativas desastrosas” como a recente proposta de perfuração de petróleo na foz do Rio Amazonas. Temos de apresentar “ações concretas” voltadas ao “bloqueio das iniciativas mais destruidoras do sistema”.

“O ecossocialismo nunca acontecerá se não nos debruçarmos sobre coisas muito concretas. É no processo de luta social e ecológica que as pessoas vão tomando consciência dos problemas e das soluções possíveis”, salienta. Daí a aposta ecossocialista “na luta como pedagogia conscientizadora”, seguindo a trilha apontada por Rosa Luxemburgo para quem a “consciência crítica e revolucionária nasce da luta, da greve, do enfrentamento às elites”.

“A pedagogia mais eficaz é a pedagogia da luta. É através dela que as pessoas tomam consciência da necessidade de se organizar, de se auto-organizar, de quem é o adversário. Eu acredito muito na pedagogia das lutas. A gente nem sempre pode ganhar, mas pode… E tivemos vitórias importantes”, avalia Löwy ao finalizar sua apresentação com a máxima de outro revolucionário, Bertolt Brecht: “Quem luta pode perder, mas quem não luta já perdeu”.

Fonte: Newaleterr IHU 16/06/2023

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 Formas de se viver o cristianismo hoje

                                Leonardo Boff

Os grandes analistas da história nos confirmaram que já há um século vivemos uma fase nova do espírito de nossa cultura. É a fase da secularização. Com isso se quer significar que o eixo estruturador da sociedade moderna não reside mais no mundo religioso, mas na autonomia das realidades terrestres, no mundo secular. Daí falar-se em secularização. Isso não significa negar Deus, mas apenas que Ele não representa mais o fator de coesão social.Em seu lugar entra a razão, os direitos humanos, o processo de desenvolvimento científico que se traduz numa operação técnica, produtora de bens materiais e o contrato social.

Não cabe aqui discutir os avatares desse processo. Cabe assinalar as transformações que trouxe para o campo religioso, nomeadamente, pelo cristianismo de versão romano-católica.

Havia um descompasso enorme entre os valores da modernidade secularizada (democracia, direitos humanos,liberdade de consciência, diálogo entre as igrejas e religiões etc) e o catolicismo tradicional. Essa desconexão foi superada pelo Concílio Vaticano II (1962-1965) no  qual a Igreja hierárquica procurou acertar o passo que veio sob o nome de aggiornamento, pôr em dia o caminhar da Igreja com o caminhar do mundo moderno.

O transfundo de todos os textos conciliares era o mundo desenvolvido moderno. Na América Latina, nas várias conferências episcopais, se procurou assumir as visões do Vaticano II no contexto do mundo subdesenvolvido, coisa praticamente ausente nos textos conciliares. Daí nasceu uma leitura libertadora, pois se entendeu o subdesenvolvimento como desenvolvimento da pobreza e da miséria, portanto, da opressão que demanda libertação. Aqui se encontram as raízes da Teologia da Libertação que tem por base a prática das Igrejas, empenhadas na superação da pobreza e da miséria, a partir dos valores da prática de Jesus e dos profetas.

O processo de secularização trouxe à luz algumas formas de se viver a mensagem cristã no continente latino-americano e brasileiro.

A primeira é o cristianismo oficial e tradicional. É aquele trazido no contexto da colonização e significou um transplante do cristianismo europeu, vigente até os dias de hoje: com sua doutrina, seus dogmas,seus sacramentos, ritos, santos e santas e festas. A referência maior é a missa e a adesão irrestrita aos ensinamentos oficiais do magistério. Dos mais de 70% de católicos, são apenas 5% que frequentam as missa.

Há uma forma que chamaríamos de um cristianismo cultural, que desde a colonização impregnou a sociedade. As pessoas respiram o cristianismo cujo eixo central são os valores humanísticos de respeito aos direitos humanos,de cuidado dos pobres, mesmo sob a forma de assistencialismo e paternalismo, a aceitação da democracia e a convivência pacífica com outras igrejas ou caminhos espirituais. Não negam o valor da Igreja mas ela não é uma referência existencial. Seja porque não renovou substancialmente sua estrutura clerical-hierárquica, com parca participação dos leigos nas decisões pastorais: sua linguagem doutrinária e seus símbolos herdados do passado.

Há um outro tipo de cristianismo de compromisso. Trata-se de pessoas que, ligadas à Igreja hierárquica, assumem a sua fé em suas expressões sociais e políticas. A referência maior não é a Igreja institucional mas a categoria do Jesus histórico, do Reino de Deus. O Reino não é um espaço físico nem se assemelha aos reis deste mundo. É uma metáfora para uma revolução absoluta que implica novas relações individuais – a conversão -sociais- relação de fraternidade, ecológicas -guardar e cuidar do Jardim do Éden, vale dizer da Terra viva e por fim, uma nova relação religiosa – uma total abertura a Deus, tido como Abba-paizinho querido, cheio de amor e misericórdia. Estes cristãos criaram seus movimentos como a JUC, a JEC, o Movimento Fé e Política, a Economia de Francisco e Clara e outros.O Reino se realiza em todos lugares onde se vivem os valores presentes na tradição de Jesus. O Espírito Santo chega antes do missionário.

Há uma outra forma de se viver o Cristianismo, sem se referir conscientemente a ele, um cristianismo secularizado. Trata-se de pessoas que podem se qualificar como  agnósticas ou como ateias ou simplesmente sem se auto-definir. Mas seguem um caminho ético de centralidade ao amor, de fidelidade à verdade, de respeito a todas as pessoas sem discriminação, preocupação para com os empobrecidos e de cuidado com o Criado e outros valores humanísticos.

Ora, estes valores são os conteúdos da pregação do Jesus histórico. Como se lê nos quatro evangelhos, ele sempre esteve ao lado da vida e daqueles que menos vida têm, curando-os, compadecendo-se deles, tomando partido das mulheres, contra a tradição extremamente patriarcal da época, e convocando para uma abertura irrestrita a todos, chegando a afirmar que “quem vem a mim eu não mandarei embora”(Jo 6,37). No evangelho de São Mateus (25,41-46) que podemos denominar como o evangelho dos ateus se diz que quem “atendeu a um faminto ou sedento, peregrino ou enfermo ou na cadeia….foi a mim que o fizeste”(v.45).

Portando, para viver o cristianismo é preciso viver o amor, ter compaixão e sentir a dor outro. Quem não vive estes valores, por mais piedoso que seja, está longe do Cristo e suas preces não chegam a Deus.

São João em suas epístolas enfatiza:”Deus é amor e quem permanece no amor, permanece em Deus e Deus nele”(1Jo 4,16). Num outro lugar afirma: “quem pratica o bem é de Deus”(3Jo 1,11). Quem tem o amor tem tudo e seu caminho  aponta para a Deus em sua natureza íntima.

Aqui se realiza o que dizia,o grande teólogo alemão que participou da resistência ao nazismo e de um atentado frustrado a Hitler, Dietrich Bonhöffer,enforcado a 29 de abril de 1945: “viver como se Deus não existisse”( etsi Deus non daretur). Mas viver aquele modo de vida no amor e na fidelidade à vida, à semelhança do Justo e Santo de Nazaré.

Talvez hoje a grande maioria no nosso país e no mundo inteiro vive esse tipo de vida que, no dialeto cristão, chamaríamos de um cristianismo anônimo e secularizado. O importante não é o nome mas o tipo de vida que se vive, no amor, na compaixão e na abertura a todos.Estimo que esta foi a vontade originária de Jesus de Nazaré,morto e ressuscitado, pois ele veio antes de tudo a nos ensinar a viver.

Leonardo Boff escreveu O Cristianismo mínimo, Vozes 2011; Saudade de Deus: a força dos pequenos, Vozes 2012; A amorosidade de Deus-Abba e Jesus de Nazaré, Vozes 2023.