L’importanza del fattore religioso nelle attuali elezioni presidenziali

Che la religione abbia una potente forza politica lo ha confessato Samuel P. Huntington nel suo tanto discusso libro ‘Lo scontro di civiltà (1977), che oggi, con la nuova guerra fredda, è tornato attuale. Afferma: «Nel mondo moderno, la religione è una forza centrale, forse la forza centrale che mobilita le persone… Ciò che in ultima analisi conta non è tanto l’ideologia politica o gli interessi economici, ma le convinzioni religiose di fede, la famiglia, il sangue e la dottrina; è per queste cose che le persone combattono e sono disposte a dare la vita» (p.79;47;54). Lui stesso è stato fortemente critico nei confronti della politica estera statunitense per non aver mai dato importanza al fattore religioso. E ha dovuto vivere sulla propria pelle il terrorismo islamico a sfondo religioso.

Consideriamo la situazione in Brasile. Cito qui la riflessione di una persona inserita profondamente nell’ambiente popolare, con un acuto senso di osservazione. Vale la pena ascoltare la sua opinione in quanto può aiutare nella campagna per sconfiggere coloro che stanno smantellando il nostro paese.

Lui sostiene: “Temo che, facendo sempre più appello al fattore religioso, suscitando lo spettro del comunismo = ateismo e della persecuzione religiosa, il negazionista e ‘nemico della vita’, possa ancora minacciare di vincere le elezioni”.

“Beh, è ​​inevitabile riconoscere: il popolo in massa è religioso fino all’osso (superstizioso, diranno gli ‘intellettuali’, poco importa). La gente vende anima e corpo per la religione, intesa indistintamente come ‘questa cosa di Dio’, specie il brasiliano, sincretista qual è. E questo appello, non dico che sia buono, ma solo che ha una forza tremenda e temo moltissimo che possa essere decisivo al momento del voto”.

“Infelicemente, questo aspetto ha poco peso nella campagna di Lula e dei suoi alleati. Direi quasi la stessa cosa rispetto agli altri due valori che Bolsonaro e tutta la ‘nuova destranel mondo strombazzano: ‘Dio, Patria e Famiglia’, la trilogia dell’integralismo che la vecchia sinistra non vuole nemmeno immaginare. Eppure è qui intorno che la nuova destra sta mobilitando le masse nel mondo e anche in Brasile”.

“E si noti come è facile per un candidato della nuova destra come Bolsonaro presentare alla massa elettorale questa triade: lui che prega (Dio), con la bandiera del Brasile (Patria) e con Michelle al suo fianco (Famiglia), tre scene di commozione garantita e attrazione irresistibile per il popolo. Chi può essere contro la preghiera, la bandiera giallo-verde e una moglie (soprattutto se è molto femminile)?”

“Gli intellettuali possono dire quello che vogliono contro questo populismo di destra. Ma ciò che funziona, funziona. E questo è ciò che importa alla destra, e credo che dovrebbe importare anche alla sinistra, senza offesa all’etica, poiché è perfettamente possibile difendere queste tre bandiere, un tempo integraliste, come valori morali, a patto però che non siano escludenti: rispettivamente nei confronti dei senza religione, delle altre patrie e delle persone LGBT+”.

“Ma anche se vincesse Lula, come indicano i sondaggi, la questione delle suddette tre bandiere resterà. E i bolsonaristi continueranno ad agitarle, come le sta agitando la nuova destra in tutto il mondo (vedi Trump, Putin, Le Pen, Salvini e altri). Ed è la “bandiera di Dio”, sopra tutte le altre, quella che sarà maggiormente politicizzata dalla nuova destra, e questo tanto più, quanto meno la vecchia sinistra digerisce questo tema e quanto meno c’è l’attenzione della Chiesa stessa, sia progressista o liberazionista che sia, la quale sembra pagare il cambiamento dello Zeitgeist (dello spirito del tempo), designato come postmoderno”.

La grande sfida della campagna di coalizione attorno a Lula/Alckmin, la stessa delle Chiese cristiane storiche, in primis quella cattolica, è come attrarre queste masse, manipolate e ingannate dalle Chiese pentecostali, ai valori del Gesù storico, molto più umanitari e spirituali di quelli presentati dagli autoproclamati “pastori e vescovi” e veri lupi travestiti da pecore. Questi usano la logica del mercato, della pubblicità e degli stili che contraddicono direttamente il messaggio biblico e di Gesù, poiché usano direttamente bugie, calunnie, fake news.

Vale la pena mostrare a questi seguaci delle Chiese pentecostali, come Gesù dei vangeli sia sempre stato dalla parte dei poveri, dei ciechi, degli zoppi, dei lebbrosi, delle donne malate e li guariva. Era estremamente sensibile agli invisibili e ai più vulnerabili, uomini o donne, infine, a coloro le cui vite erano minacciate. Vale molto di più l’amore, la solidarietà, la verità e l’accettazione di tutti senza discriminazioni, come quella verso un’altra opzione sessuale, e vedere nei neri, nei quilombolas e negli indigeni i nostri fratelli e sorelle sofferenti. È importante solidarizzare con loro e stare insieme a loro per fare il loro stesso cammino. Questo comportamento vale molto di più del ‘vangelo della prosperità’ dei beni materiali che non possiamo portare per l’eternità e, in fondo, non ci riempiono il cuore e non ci rendono felici. Mentre gli altri valori del Gesù storico vanno di pari passo con noi come espressione del nostro amore per il prossimo e per Dio e ci portano pace nei nostri cuori e una felicità che nessuno può rubarci.

Naturalmente, è importante smontare le calunnie, contrastare la falsificazioni e, eventualmente, utilizzare i mezzi disponibili per incriminarli legalmente. Vale sempre la pena credere che un po’ di luce cancelli tutte le tenebre e che la verità scriva la vera pagina della nostra storia.

Il Brasile merita di uscire da questa tempesta devastante e di vedere il sole splendere nel nostro cielo, restituendoci speranza e gioia di vivere.

(traduzione in italiano di Gianni Alioti)

A importância do fator religioso nas atuais eleiçõe presidenciais

                             Leonardo Boff

Que a religião possui uma força política poderosa confessa-o  Samuel P.Huntington em seu discutido livro O choque de civilizações (1977) que hoje,com a nova guerra-fria, se tornou novamente atual. Afirma ele: “No mundo moderno, a religião é uma força central, talvez a força central que mobiliza as pessoas…O que em última análise conta não é tanto a ideologia política nem os intersses econômicos, mas as convicções religiosas de fé, a família, o sangue e  doutrina; é por estas coisas que as pessoas combatem e estão dispostas a dar as suas vidas”(p.79;47;54). Ele mesmo fazia pesada crítica à política externa norte-americana por nunca ter dado importância ao fator religioso. E teve que sentir na própria pele o terrorismo islâmico de fundo religioso.

Consideremos a situação do Brasil. Cito aqui a reflexão de uma pessoa inserida profundamente no meio popular com agudo sentido de observação. Vale a pena ouvir sua opinião pois pode ajudar na campanha para a derrotar a  quem está desmontando nosso país.

Afirma ele:”Temo que, apelando cada vez mais para o fator religioso, agitando o fantasma do comunismo = ateísmo e da perseguição religiosa, o negacionista e o “inimigo da vida”,  eventualmente possa ainda ameaçar de vencer a eleição”. 

“Pois, é inelutável reconhecer: o povo em massa é religioso até o osso (supersticioso dirão os “intelectuais”, não importa).

Ele vende o corpo e a alma pela religião, entendida de modo indistinto como “essa coisa de Deus”, sobretudo o brasileiro, sincretista que é. 

E esse apelo, não digo que seja bom, mas apenas que tem uma força tremenda e temo muito que possa ser decisiva no momento de decidir o voto” 

“Infelizmente, essa questão tem pouco peso na campanha do Lula e de seus aliados. Diria quase a mesma coisa com respeito aos dois outros valores que Bolsonaro e toda a “nova direita” do mundo alardeia: Deus, Pátria e Família, a trilogia do Integralismo que a velha esquerda não quer ver nem pintada. E no entanto é por aí que a nova direita está mobilizando as massas no mundo e também no Brasil”.

“E note-se como é fácil para um candidato da nova direita como Bolsonaro apresentar à massa eleitoral essa tríade: ele rezando (Deus), com bandeira do Brasil (Pátria) e com Michelle ao lado (Família), três cenas de comoção garantida e atração irresistível para o povão. Quem pode ser contra a reza, a bandeira verde-amarela e uma esposa (sobretudo se é bem feminina)?”

“Os intelectuais podem falar o que quiserem contra esse populismo de direita. Mas que funciona, funciona. E é isso que importa à direita, e acho que deveria importar também à esquerda, sem ofensa à ética, pois dá perfeitamente para defender essas três bandeiras, outrora integristas, como valores morais, à condição, contudo, de não serem excludentes: dos sem religião, das outras pátrias e dos LGBT+respectivamente”.

“Mas mesmo que ganhe o Lula, o que as pesquisam indicam,  a questão das três bandeiras acima permanecerá. E os bolsonaristas continuarão a agitá-las, como as está agitando a nova direita em todo o mundo (veja Trump, Putin, Le Pen, Salvini et caterva). E é a “bandeira Deus”, sobre todas as outras, que ser vai mais politizada pela nova direita, e isso tanto mais quanto menos a velha esquerda digeriu essa questão e quanto menos atenção a própria Igreja, progressista ou liberacionista que seja, parece dar a mudança de Zeitgeist (do espírito do tempo), designado como pós-moderno”.

O grande desafio da campanha da coligação ao redor de Lula/Alckmin, que é também das Igrejas cristãs históricas, principalmente da Católica, é como atrair estas massas, manipuladas e ludibriadas pelas igrejas pentecostais, para os valores do Jesus histórico, muito mais humanitários e espirituais do que aqueles apresentados pelos “pastores e bispos” autoproclamados e verdadeiros lobos em pele de ovelha. Estes usam a lógica do  mercado, da propaganda e estilos que contradizem diretamente a mensagem bíblica e de Jesus, pois, utilizam-se diretamente da mentira, da calúnia, da fake news.

Vale mostrar a estes seguidores das Igrejas pentecostais, como Jesus dos evangelhos sempre esteve do lado os pobres, dos cegos, dos coxos, dos hansenianos, das mulheres doentes e os curava. Era extremamente sensível aos invisíveis e aos mais vulneráveis, homens ou mulheres, em fim, àqueles cujas vidas viviam ameaçadas. Vale muito mais o amor, a solidariedade, a verdade, e acolhida de todos sem discriminação,  como os de outra opção sexual, vendo nos negros, quilombolas e indígenas nossos irmãos e irmãs sofredores. Importa se solidarizar com eles  e estar junto com eles para  fazerem o seu próprio caminho. Esse comportamento vale muito mais que o “evangelho da prosperidade” de bens materiais que não podemos carregar para a eternidade e, no fundo, não preenchem nossos corações e não nos fazem felizes. Ao passo que os outros valores do Jesus histórico vão conosco como expressão de nosso amor ao próximo e a Deus e nos trazem paz no coração e uma felicidade que ninguém nos pode roubar.

Logicamente, importa desfazer as calúnias, rebater as falsificações e, eventualmnte, usar os meios disponíveis para incriminá-los juridicamente.

Vale sempre crer que um pouco de luz desfaz toda uma escuridão e que a verdade escreve a verdadeira página de nossa história.

O Brasil merece sair desta devastadora tempestade e ver o sol brilhar em nosso céu, devolvendo-nos esperança e alegria de viver.

Leonardo Boff escreveu Brasil: concluir a refundação o prolongar a dependência, Vozes 2018; O pescador ambicioso e o peixe encantando: a busca da justa medida, Vozes 2022.

Der Zustand der Welt: Zivilisationskrise, Drama oder Tragödie?

                                        Leonard Boff*

Folgen Sie mir bei diesem Gedanken: Kann jemand sagen, wohin wir gehen? Weder der Dalai Lama, noch Papst Franziskus oder irgendeine andere Autorität werden es sagen können. Es gibt jedoch drei ernste Warnungen: eine von Papst Franziskus in seiner jüngsten Enzyklika Fratelli tutti von 2020: “Wir sitzen alle im selben Boot: Entweder sind wir alle gerettet oder niemand ist gerettet” (Nr. 32). Eine andere, ebenfalls sehr wichtige, ist die Erd-Charta von 2003: “Die Menschheit muss sich für ihre Zukunft entscheiden, und die Wahl ist folgende: eine globale Gesellschaft zu bilden, die sich um die Erde und um einander kümmert, oder die Zerstörung von uns selbst und der Vielfalt des Lebens zu riskieren” (Präambel). Die dritte stammt von UN-Generalsekretär António Guterres Mitte Juli 2022 auf einer Konferenz zum Klimawandel in Berlin: “Wir haben die Wahl: kollektives Handeln oder kollektiver Selbstmord. Es liegt in unserer Hand.”

Die meisten sitzen nicht im selben Boot, sorgen sich nicht um andere und führen keine gemeinsamen Aktionen durch. Betrachten wir einige Phänomene: Brasilien erlebt eine Welle des Hasses, der Lügen und der Gewalt gegen eine Vielzahl von Menschen, die feige verachtet und diffamiert werden, eine Welle, die von dem Präsidenten gefördert wird, der Folter und Diktaturen lobt und ständig die Verfassung verletzt. Ohne jeden Beweis stellt er die Sicherheit der Wahlen in Frage. Er ruft alle Botschafter auf, unsere Rechtsinstitutionen schlecht zu machen, und deutet an, dass er einen Staatsstreich durchführen wird, wenn er nicht wiedergewählt wird. Er begeht ein Verbrechen gegen das Land, ein Grund, seine Kandidatur in Frage zu stellen. Und damit meinen wir nicht den Hunger und die Arbeitslosigkeit von Millionen von Menschen im Lande.

Die ökologische Situation in der Welt ist nicht weniger besorgniserregend: Mitten im europäischen Sommer hat das Wetter 40 Grad oder mehr erreicht. In praktisch allen Ländern der Welt gibt es Brände. Das sind die Extremereignisse, die durch die globale Erwärmung noch verschärft werden. In diesem Jahr hatten wir in unserem Land große Überschwemmungen im Süden von Bahia, im Norden von Minas, am Tocantins-Fluss und am Amazonas sowie tragische Erdrutsche in Petrópolis und Angra dos Reis mit unzähligen Opfern und gleichzeitig eine lang anhaltende Dürre im Süden. Es gibt 17 Kriegsausbrüche in der Welt, der sichtbarste von allen in der Ukraine, die von Russland mit einer hohen Zerstörungskraft angegriffen wird.

Die Entscheidung der westlichen Länder, die der NATO angehören, deren Hauptakteur die Vereinigten Staaten sind, eine “neue strategische Verpflichtung” einzugehen und von einem Defensivpakt zu einem Offensivpakt überzugehen, ist sehr schwerwiegend. Sie erklärt ipsis litteris Russland zum gegenwärtigen Feind, und später auch China. Es handelt sich nicht um einen Konkurrenten oder Gegner, sondern um einen Feind, der aus der Sicht des Hitler-Juristen Carl Schmitt mit allen Mitteln bekämpft und vernichtet werden muss, auch mit militärischen und in letzter Konsequenz mit nuklearen Mitteln. Wie der renommierte Umweltökonom Jeffrey Sachs, bekräftigt durch Noam Chomsky, feststellte: Wenn dies geschähe, wäre es das Ende unserer Gattung. Das wäre die große Tragödie.

Die vielleicht größte Bedrohung geht von der bereits erwähnten beschleunigten globalen Erwärmung aus. Mit den gemeinsamen Anstrengungen aller Länder sollte die Erwärmung bis 2030 auf 1,5 Grad Celsius begrenzt werden. Jetzt wissen wir, dass sie sich beschleunigt hat; mit dem massiven Eintritt von Methan durch das Schmelzen der Polkappen und des Permafrostes wurde bis 2027 gerechnet. Der letzte dreibändige Bericht des Zwischenstaatlichen Ausschusses für Klimaänderungen (bekannt unter der englischen Abkürzung IPCC), der vor einigen Monaten veröffentlicht wurde, warnte davor, dass es schon viel früher so weit sein könnte. Es besteht die Gefahr eines “abrupten Sprungs”, der die Temperatur um 2,7 oder mehr Grad Celsius ansteigen lassen kann, worauf zuvor die Nordamerikanische Akademie der Wissenschaften hingewiesen hatte. Der IPCC kommt zu dem Schluss, “dass die Auswirkungen auf der ganzen Welt eine Bedrohung für die Menschheit darstellen”.

Ein großer Teil der lebenden Organismen kann sich nicht anpassen und verschwindet schließlich. Genauso können Scharen von Menschen schrecklich leiden und auch vor ihrer Zeit sterben. Ein solches Ereignis kann in den nächsten 3-4 Jahren eintreten. Es scheint, dass Analysten und Planer diese Möglichkeit nicht in Betracht ziehen. Daher ist es verständlich, dass einige Klimawissenschaftler Technofatalisten und Skeptiker sind. Sie behaupten, dass wir mit den Milliarden Tonnen CO2 und anderen Treibhausgasen, die sich bereits in der Atmosphäre angesammelt haben (wo sie fast 100 Jahre lang verbleiben), nicht in der Lage sind, die globale Erwärmung zu verhindern. Wir sind zu spät dran. Extremereignisse werden unweigerlich kommen, häufiger werden und mehr Schaden anrichten und Teile der terrestrischen Biome und Meeresküsten verwüsten. Da wir über Wissenschaft und Technologie verfügen, können wir die schädlichen Auswirkungen nur abmildern, aber nicht verhindern. Es handelt sich um eine Krise unserer Zivilisation, die die natürlichen Lebensgrundlagen der Erde verwüstet.

Zu diesem dramatischen Bild kommt noch die Überlastung der Erde hinzu: Wir verbrauchen mehr, als sie uns bieten kann, denn wir brauchen mehr als anderthalb Erden (1,7), um den Bedarf an menschlichem Konsum zu decken, vor allem den üppigen der Oberschicht. Angesichts dieses unbestreitbar dramatischen Szenarios stellt sich die Frage, was wir denken sollen. Dass wir vielleicht an der Reihe sind, vom Angesicht der Erde ausgeschlossen zu werden? Angesichts der Unersättlichkeit des globalisierten Produktionsprozesses, der keine Mäßigung kennt, verschwinden jedes Jahr fast 100.000 Arten von Lebewesen.

Hier können wir die Worte des bedeutenden französischen Naturforschers Théodore Monod aufgreifen, die wir schon einige Male zitiert haben: “Wir sind zu wahnsinnigem und irrsinnigem Verhalten fähig; von nun an können wir alles fürchten, auch die Vernichtung der menschlichen Rasse: Das wäre der gerechte Preis für unsere Torheiten und unsere Grausamkeit”. Diese Meinung wird von anderen namhaften Persönlichkeiten wie Toynbee, Lovelock, Rees, Jacquard, Chomsky u. a. geteilt.

Wir können nicht wissen, wie unsere Zukunft aussehen wird. Aber sie kann nicht eine Verlängerung der Gegenwart sein. Das Wesen der kapitalistischen Logik wird sich nicht ändern, denn sonst müsste sie aufgeben, was sie ist und sein will: unbegrenzte Akkumulation ohne Rücksicht auf die externen Effekte. Wie Hans Jonas in seinem Buch „Das Prinzip Verantwortung“ gezeigt hat, kann der Faktor Angst und Furcht entscheidend sein. Wenn der Mensch erkennt, dass er verschwinden kann, wird er alles tun, um zu überleben, wie die antiken Schiffe, die, wenn sie zu sinken drohten, ihre gesamte Ladung ins Meer warfen. Es wird zu radikalen Veränderungen kommen, insbesondere in der Produktionsweise und im sparsamen und solidarischen Konsum.

Es gibt noch das Prinzip des Unwägbaren und des Unerwarteten der Quantenmechanik. Die Evolution ist nicht linear. In Momenten hoher Komplexität und großen Chaos kann sie einen Sprung zu einer neuen Ordnung machen und ein anderes Gleichgewicht erreichen. In unserem Fall ist das nicht unmöglich. Aber es wird sicherlich auch unter Einsatz vieler Menschenleben geschehen. Das ist unser Drama.

Schließlich haben wir die theologische Hoffnung, das jüdisch-christliche Erbe, das ebenfalls als ein Ergebnis des evolutionären Prozesses und nicht als etwas Exogenes verstanden werden muss. Sie bekräftigt das Prinzip des Lebens und des lebendigen und lebensspendenden Gottes, der alles aus Liebe geschaffen hat. Er wird in der Lage sein, die Bedingungen dafür zu schaffen, dass sich die Menschen auf einen anderen Weg ihres Schicksals begeben und sich so selbst retten können. Aber “chi lo sa”? Es liegt an uns, die Hoffnung von Paulo Freire zu haben, d. h. die Bedingungen für eine lebensfähige Utopie zu schaffen, die Hoffnung, dass das Unerwartete geschieht und dass das Leben immer eine Zukunft hat und dazu bestimmt ist, sich zu verändern, um weiterzugehen und weiter zu leuchten.
 * Leonardo Boff ist Autor der Bücher Die schmerzhafte Geburt von Mutter Erde: A Society of Fraternity Without Borders and Universal Love, Vozes 2021 und Inhabiting the Earth, Vozes 2022; mit Mark Hathaway, The Tao of Liberatioon: explorind the ecology of transformation, Orbis Books, NY 2010.

Situação do mundo: crise civilizacional, drama ou tragédia?

                                             Leonardo Boff

Sigam-me neste pensamento: alguém pode dizer para onde vamos? Nem o Dalai Lama, nem o Papa Francisco nem alguma autoridade o poderá dizer. No enteando temos três advertência sérias: uma do Papa Francisco em sua última encíclica Fratelli tutti (2020): “Estamos no mesmo barco: ou no salvamos todos ou ninguém se salva”(n.32). Outra também com a mais alta autoridade, a Carta da Terra de 2003: “a humanidade deve escolher o seu futuro; a escolha é essa: ou formar uma aliança global para cuidar da Terra e uns dos outros ou arriscar a nossa destruição e a diversidade da vida”(Preâmbulo). A terceira veio do Secretário Geral da ONU António Guterres em meados de julho deste ano de 2022 num conferência em Berlim sobre mudanças climáticas: “Nós temos uma escolha. Ação coletiva ou suicídio coletivo. Está em nossas mãos.” A maioria não se sente no mesmo barco nem cultiva o cuidado e sequer elabora ações coletivas.

Consideremos alguns fenômenos: o Brasil é perpassado por uma onda de ódio, de mentiras e de violência contra uma gama imensa de pessoas, covardemente desprezadas e difamadas, onda incentivada pelo Presidente que elogia a tortura, as ditaduras e constantemente viola a Constituição. Sem nenhuma prova questiona a segurança das urnas. Convoca todos os embaixadores para falar mal de nossas instituições jurídicas e dá a entender que, caso não se reeleja, dará um golpe de estado. Comete um crime de lesa-pátria, motivo para impugnar sua candidatura. Nem nos refinemos à fome e o desemprego de milhões que campeiam no país.

A situação ecológica do mundo não é menos preocupante: em pleno verão europeu o clima chegou a 40 graus ou mais. Há incêndios praticamente em todos os países do mundo. São os eventos extremos agravados pelo aquecimento global. Temos visto em nosso país neste corrente ano: grandes enchentes no sul da Bahia, no norte de Minas, do Rio Tocantins e Amazonas e trágicos deslizamento de encostas em Petrópolis e Angra dos Reis, com inúmeras vítimas e simultaneamente prolongada estiagem no sul.

Há 17 focos de guerra no mundo,o mais visível de todos na Ucrânia atacada pela Rússia com alto poder de destruição. Gravíssima foi a decisão dos países ocidentais,englobados pela Nato que tem os USA como seu  principal ator, ao estabelecer “um novo compromisso estratégico” de passar  de um pacto defensivo para um pacto ofensivo. Declara ipsis litteris a Rússia como inimigo presente, e mais adiante a China. Não se trata de um concorrente ou adversário, mas de inimigo que na perspectiva do jurista de Hitler Carl Schmitt, cabe combater e destruir,usando todos os meios inclusive os militares e, no limite, os nucleares.Como apontou o reconhecido economista ecológico Jeffrey Sachs, reforçado por Noam Chomsky: se isso ocorrer seria o fim da espécie. Isto significaria a grande tragédia.

Talvez a ameaça mais eminente nos vem do já citado aquecimento global acelerado. Com o esforço conjugado de todo os países dever-se-ia limitar o aquecimento a 1,5 grau Celsius até 2030. Agora constata-se que se acelerou com a entrada maciça do metano devido ao degelo das calotas polares e do parmafrost. Antecipou-se para 2027. O último relatório em tres volumes do IPCC publicado há poucos meses advertiu que poderá vir bem antes. Há o risco notado já anteriormente pela Academia Norte-americana de Ciências de um “salto abrupto” que pode elevar o clima a 2,7 ou mais graus Celsius. A conclusão que o IPCC chega é “que os impactos em todo mundo constituem uma ameaça à humanidade”. Grande parte dos organismos vivos não consegue se adaptar e acaba desaparecendo. Da mesma forma multidões humanas podem sofrer terrivelmente e também morrer antes do tempo.Tal evento pode ocorrer nos próximos 3-4 anos. Não parece que os analistas e os planejadores tomam em conta essa eventualidade.

Daí se entendem que alguns cientistas em clima, sejam tecnofatalistas e céticos. Afirmam que com as bilhões de toneladas de CO2 e de outros gases de efeito estufa já acumulados na atmosfera (eles permanecem cerca de 100 anos) não temos condições de impedir o aquecimento global. Chegamos tarde demais. Os eventos extremos fatalmente virão, cada vez mais frequentes e danosos, devastando partes dos biomas terrestres e das costas marítimas. Pelo fato de dispormos de ciência e de tecnologia podemos apenas mitigar os efeitos  nocivos mas não de evitá-los. Eis uma crise de nosso tipo de civilização.

Acresce a este quadro dramático, a Sobrecarga da Terra: consumimos mais do que ela nos pode oferecer, pois necessitamos mais de uma Terra e meia (1,7) par atender as demandas do consumo humano, especialmente, aquele suntuoso das classes opulentas.

Diante deste cenário inegavelmente dramático que pensar? Talvez tenha chegado a nossa vez de sermos excluídos da face da Terra? Dada a voracidade do processo produtivista mundializado que não conhece moderação, a cada ano estão desaparecendo cerca de 100 mil espécies de organismos vivos. Aqui cabem as palavras do eminente naturalista francês Théodore Monod, por nós algumas vezes citado:” somos capazes de uma conduta insensata e demente; pode-se a partir de agora temer tudo, tudo mesmo, inclusive a aniquilação da raça humana: seria o justo preço de nossas loucuras e de nossas crueldade”. Essa opinião é compartilhada por outras notáveis personalidades como Toynbee, Lovelock, Rees, Jacquard, Chomsky entre outros.

Não podemos travejar como será nosso futuro. Mas ele não pode ser o prolongamento do presente. A natureza da lógica capitalista não mudará senão a  obrigaria a renunciar de ser o que é e quer: acumular ilimitadamente sem cuidar das externalidades.

Como mostrou Hans Jonas em seu livro O Princípio Responsabilidade, o fator medo e pavor pode ser decisivo. Ao dar-se conta de que pode desaparecer, o ser humano fará tudo para sobreviver, como os navios antigos que sob risco de naufragar, jogavam toda a carga ao mar. Haveria mudanças radicais especialmente no consumo frugal e solidário.

Existe ainda o princípio do imponderável e do inesperado da mecânica quântica. A evolução não é linear. Em momentos de alta complexidade e de grande caos pode dar um salto para uma nova ordem e conquistar um outro equilíbrio. No nosso caso não é impossível. Mas seguramente se fará com o sacrifício de vidas também humanas.É o nosso drama.

Por fim, há a esperança teologal, o legado judaico-cristão, que deve ser entendido também como uma emergência do processo evolucionário e não como algo exógeno. Ela afirma o princípio da vida e do Deus vivo e doador da vida que criou tudo por amor. Ele  poderá criar condições para os seres humanos se converterem para um outro rumo de seu destino e assim poderem se salvar. Mas “chi lo sa”? A nós cabe o esperançar de Paulo Freire, quer dizer, criar as condições para a utopia viável, a esperança, de que o inesperado acontecerá e que a vida sempre terá futuro e está destinada a mudar para  continuar e continuar brilhando.

Leonardo Boff escreveu O doloroso parto da Mãe Terra:uma sociedade de fraternidade sem fronteiras e de amor universal, Vozes 2021 e Habitar a Terra, Vozes 2022.