L’ombra oscura del bolsonarismo  

Leonardo Boff

Tempo fa ho pubblicato un articolo sul mio blog (facebook e twitter) dal titolo “Il peso karmico della storia brasiliana”. Oggi vedo la necessità di tornare sul tema perché la situazione nazionale, in uno scenario elettorale, si è oscurata e ha assunto contorni inquietanti, siano essi di rottura costituzionale o di gravi e violenti sconvolgimenti sociali. Quando l’attuale e sinistro presidente afferma, pubblicamente, che riconoscerà solo un risultato elettorale, cioè la sua rielezione, in caso contrario metterebbe in discussione il voto elettronico o convocherebbe i suoi seguaci armati, probabilmente, i miliziani e a quel punto ci sarebbero gravi disordini.

È così poco politico e frenetico che non nasconde nemmeno il gioco. Lo rivela chiaramente. Un tale comportamento di un capo di Stato, che si caratterizza da continue minacce alle istituzioni e per il perenne disprezzo della drammatica situazione del paese, in particolare, per le oltre 660mila vittime del Covid-19, per i milioni di affamati, per l’insufficienza alimentare, per i disoccupati, ci provoca serie preoccupazioni e serie apprensioni.

Le ragioni dell’emergere dell’ombra bolsonarista

Dobbiamo cercare di capire perché è scoppiata questa ondata di odio, di bugie come metodo di governo, di fake news, di calunnie e di corruzione governativa, impedita di essere indagata. Mi sono venute in mente due categorie: una dalla psicoanalisi junghiana, quella dell’ombra, e un’altra della grande tradizione orientale del buddismo e simili, e tra noi, dello spiritualismo, il karma.

La categoria dell’ombra, presente in ogni persona o collettività, è costituita da quegli elementi negativi che facciamo fatica ad accettare, che cerchiamo di dimenticare o addirittura di reprimere, mandandoli nell’inconscio, sia personale che collettivo.

Cinque ombre nella storia del Brasile

In effetti, cinque grandi ombre segnano la storia politica e sociale del nostro paese: il genocidio indigeno, che persiste fino ad oggi; la colonizzazione che ci ha impedito di avere un nostro progetto, di un popolo libero; lo schiavismo, una delle nostre vergogne nazionali, in quanto implicava trattare lo schiavo come una cosa, un “oggetto” messo sul mercato per essere comprato e venduto e costantemente sottoposto a frustate e al disprezzo; il permanere della conciliazione tra di loro, dei rappresentanti delle classi dominanti, siano esse eredi della ‘Casa Grande’ o dell’industrialismo, soprattutto di San Paolo. Questi non hanno mai pensato a un progetto nazionale che includesse il popolo, ma un progetto che fosse solo loro per loro, in grado di controllare lo Stato, occuparne i suoi apparati e guadagnare fortune nei programmi statali. Per questo emerge una quinta ombra, la democrazia a bassa intensità che persiste fino ad oggi e mostra attualmente una grande debolezza. Misurata dal rispetto della costituzione, dei diritti umani personali e sociali e dal livello di partecipazione popolare, appare come una farsa piuttosto che come una democrazia consolidata.

Ogni volta che un leader politico con idee riformiste, proveniente dal basso, dai quartieri sociali degli ex-schiavi, presenta un progetto più ampio che abbraccia il popolo con politiche sociali inclusive, queste forze di conciliazione, con il loro braccio ideologico, i grandi mezzi di comunicazione, come giornali, radio e canali televisivi, associati a parlamentari e importanti settori della magistratura, hanno utilizzato la risorsa del colpo di stato sia militare (1964), sia giuridico-politico-mediatico (1968) per garantire i propri privilegi. Diffamano, perseguitano e persino, senza base legale, mettono in prigione i leader popolari. Il disprezzo e l’odio, un tempo diretti agli schiavi, si sono trasferiti vigliaccamente ai poveri e ai miseri, condannati a vivere sempre nell’esclusione. È il metodo denunciato dall’eminente sociologa Jessé Souza nel suo classico ‘A élite do atraso’ (2017). Quest’ombra incombe sull’atmosfera sociale del nostro paese. È sempre ideologicamente nascosta, negata e repressa.

La visibilità dell’ombra bolsonarista

Con l’attuale presidente innominabile e l’entourage dei suoi seguaci, ciò che era nascosto e represso è uscito allo scoperto. È sempre stato lì, ritirato ma attivo, a impedire alla nostra società, dominata dall’élite dell’arretratezza, di apportare i cambiamenti necessari in modo da continuare con la logica conservatrice e, in alcuni campi come nei costumi, anche reazionaria.

Le cinque ombre di cui sopra sono diventate visibili nel bolsonarismo e nel suo “capo”: l’ampliamento della violenza fino alla tortura, il razzismo culturale, l’omofobia, quelli di un’altra opzione sessuale, il disprezzo per gli afro-discendenti, gli indigeni, le donne e i poveri. È sorprendente che molte persone, anche persone sensate, possano seguire una figura così maleducata, ignorante e senza alcuna empatia per i sofferenti del nostro paese e del mondo.

Questa è una spiegazione, non certo esaustiva, attraverso l’ombra che sta alla base delle varie crisi che attraversano l’intera società.

L’altra categoria è quella del karma. Per conferirgli un certo grado di analisi e non solo metafisico (il destino umano) mi avvalgo di un lungo dialogo tra il grande storico inglese Arnold Toynbee e Daisaku Ikeda, eminente filosofo giapponese, raccolto nel libro: Elige la vida (Emecé. Buenos Aires 2005).

Il karma è un termine sanscrito che originariamente significava forza e movimento, concentrato nella parola “azione” che ne provocava la corrispondente “reazione”. Si applica agli individui così come alle collettività.

Ogni persona è segnata dalle azioni che ha compiuto nella vita. Questa azione non è ristretta alla persona, ma connota tutto l’ambiente. Si tratta di una specie di conto corrente etico il cui saldo cambia continuamente a seconda delle azioni buone o cattive che si compiono, cioè i “debiti e i crediti”. Anche dopo la morte, la persona, nella credenza buddista, porta con sé questo conto; ecco perché si reincarna affinché, per diverse rinascite, possa azzerare il conto negativo.

Per Toynbee non c’è bisogno di ricorrere all’ipotesi di tante rinascite perché la rete dei legami garantisce la continuità del destino di un popolo (p. 384). Le realtà karmiche permeano le istituzioni, i paesaggi, modellano le persone e segnano lo stile unico di un popolo. Questa forza karmica agisce nella storia, segnando i fatti benèfici o malèfici, cosa già vista da C.G.Jung nelle sue analisi psico-socio-storiche.

Toynbee nella sua grande opera in dieci volumi “A Study of History” lavora sulla chiave Challenge-Response e vede il significato nella categoria del karma. Ma ti offre un’altra versione che mi sembra illuminante e ci aiuta a capire un po’ le ombre nazionali e l’ombra bolsonarista.

La storia è fatta di reti relazionali all’interno delle quali ogni persona è inserita, legata con quelle che l’hanno preceduta e con quelle presenti. C’è un funzionamento karmico nella storia di un popolo e delle sue istituzioni secondo i livelli di bontà e giustizia o di malvagità e ingiustizia che hanno prodotto nel tempo. Si tratterebbe di una specie di campo morfico che continuerebbe a permeare ogni cosa.

L’arroganza europea e quella bolsonarista

Prendiamo l’esempio della cultura europea occidentale. Ha creato la modernità e progettato l’ideale dell’essere umano come dominus, signore di tutto, dei popoli, dei continenti, della Terra, della vita e anche degli ultimi elementi della materia. Si è imposto a livello globale con il ferro e il fuoco e ha generato le principali guerre, in particolare le due guerre mondiali e attualmente, attraverso la NATO, sostiene la guerra in Ucraina.

Nelle parole del grande e discusso analista Samuel P.Huntington nel suo noto libro Clash of Civilizations (1997): “L’intervento occidentale negli affari delle altre civiltà è probabilmente la fonte più pericolosa di instabilità e di un possibile conflitto globale in un mondo multi-civilizzato.” (p.397). È la famosa arroganza occidentale di avere la migliore religione (cristianesimo), la migliore scienza e tecnologia, la migliore società, la migliore democrazia, la migliore cultura, il meglio di tutto ecc. Nel rispetto delle differenze, questo giudizio vale anche per l’arroganza bolsonarista, del presidente e di molti suoi ministri.

Sia Toynbee che Ikeda concordano su questo: “la società moderna (noi inclusi) può essere guarita dal suo carico karmico, e aggiungerei dalla sua ombra, solo attraverso una rivoluzione spirituale nel cuore e nella mente (p. 159), sulla falsariga della giustizia compensativa e di politiche di cura con istituzioni giuste.

Come disfarci delle ombre e del karma negativo

Tuttavia, esse da sole non sono sufficienti e non annulleranno ombre e karma negativi. Servono amore, solidarietà, compassione e una profonda umanità verso le vittime. L’amore sarà il motore più efficace perché, in fondo, Toynbee e Ikeda affermano che “è l’ultima realtà” (p.387).

Una società, permeata dall’odio e dalla menzogna come nel bolsonarismo e incapace di amare efficacemente e di essere meno malvagia, non potrà mai decostruire una g tanto segnata da ombre e dal karma negativo come la nostra. Ciò è particolarmente vero per i modi rozzi, offensivi e bugiardi dell’attuale presidente del Brasile.

Non predicano diversamente i maestri dell’umanità, come Gesù, San Francesco d’Assisi, Dalai Lama, Gandhi, Luther King Jr e Papa Francesco? Solo la dimensione della luce e il karma del bene liberano e redimano la società dalla forza delle ombre oscure e dal male karmico.

Se non sconfiggiamo elettoralmente l’indicibile attuale presidente, il paese passerà da una crisi all’altra, creando una catena di ombre e karma distruttive, mettendo a rischio il proprio futuro. Ma la luce e l’energia del positivo si sono storicamente dimostrate sempre più potenti delle ombre e del karma negativo. Siamo sicuri che saranno loro che scriveranno la pagina definitiva nella storia di un popolo.

Leonardo Boff, ecoteologo ha scritto Brasil:concluir a refundação ou prolongar a dependência,Vozes,Petrópolis 2018.

Fonte:21/05/2022 Rainews

Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti

Guerra global. Detengámoslo

Por un pacto mundial, ahora, por un devenir común y universal de justicia y paz

                   Sobre la “guerra en Ucrania”

Publicamos este texto de extrema importância, elaborado pelo movimento mundial, aqui por seu ramo italiano,             

AGORA DOS HABITANTES DA TERRA- Itália.

Sem deixar de denunciar o ato criminoso da Rússia invadindo a Ucrânia, trata-se de desvendar o que se esconde por detrás desta guerra devastadora (o enfrentamento dos USA/NATO) contra a Russia/China).Verifica-se uma transformação geopolítica de graves consequências: a substituição da soberania dos estados pelos interesses e as estratégias das grandes corporações globais, a maioria estadounidenses, que tomam as principais decisões politico-economico-geoestratégicas e trabalham para menter a hegemonia global, com a possibilidade de uma guerra total. Se ela ocorrer, será realmente total : sobrarão poucos para contar a história e estes terão que recomeçar a aventura humana, sob terrível empobrecimento e pesadíssimas dificuldades. Daí a importância de tomarmos conhecimento deste texto, divulgado pelo principal promotor da AGORA DOS HABITANTES DA TERRA : Riccardo Petrella, notório economista que por anos chefiou o centro de investigações científicas da Comunidade Europeia em Bruxelas e o articulador da busca de um Pacto Mundial ao redor do tema da AGUA da qual todos dependem. L.Boff  

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Declaración del Ágora de los Habitantes de la Tierra – Italia

La naturaleza de la “guerra en Ucrania”

La inadmisible invasión de Ucrania por parte de la Rusia de Putin es un acto criminal, contrario a todas las normas del derecho internacional y de los derechos humanos. Se trata, a primera vista, de una “guerra entre rusos y ucranianos”, cuyos motivos estallaron sobre todo tras el colapso de la Unión Soviética en 1989 y la declaración de independencia de Ucrania en 1991. Dio lugar a violentos conflictos en 2004 y, en 2014, tras el golpe de Estado perpetrado por un grupo de nacionalistas ucranianos, fascistas-nazis, con el fuerte apoyo (ampliamente documentado) de Estados Unidos El golpe de Estado llevó a la sustitución del presidente prorruso elegido por un presidente no elegido, antirruso y prooccidental/proamericano. Estados Unidos lleva años pilotando el giro antirruso de la “nueva” Ucrania con muchos dólares y ayudas. La recuperación del control de Crimea por parte de Rusia en 2014 y su apoyo al levantamiento independentista contra el gobierno ucraniano de las poblaciones rusas de las regiones de Donetsk y Lougansk se consideraron inevitables. Por su parte, Estados Unidos intensificó y aceleró su acción, a través de la OTAN, presentándose como los defensores y liberadores de Ucrania y de toda Europa del Este frente a los objetivos expansionistas de Rusia.

Como se desprende de lo anterior, las razones internas ruso-ucranianas por sí solas no habrían conducido a la actual invasión masiva si no hubiera habido otras razones que demuestran que la “guerra en Ucrania” es sobre todo y esencialmente la última (?) fase de la guerra entre Estados Unidos y la URSS (más tarde Rusia), que durante décadas dividió el mundo en dos bloques y sembró la semilla del odio, el conflicto y las guerras entre los pueblos y entre grupos sociales dentro de los propios pueblos.

 Para ser más precisos, todo indica que vivimos, desde hace unos veinte años, una nueva fase histórica, la de la “guerra global”. ¿Qué se entiende por “guerra global”?

               Una guerra global

Podemos definir la actual “guerra en Ucrania” como una de las principales expresiones violentas en curso de una “guerra global” a escala planetaria. Por tres razones.

La primera razón. Dado el gran desequilibrio que se ha acumulado en los últimos treinta años entre EE.UU. y la OTAN, por un lado, y Rusia, por otro, en beneficio de EE.UU., el principal interés que lleva a EE.UU. y a (“su”) OTAN a apoyar activamente la guerra en Ucrania no es la defensa del pueblo ucraniano. Es, sobre todo, la oportunidad que se les ofrece de reducir en gran medida la “potencia mundial Rusia” militar y políticamente. Durante al menos veinte años, Estados Unidos se ha estado preparando para la guerra contra Rusia intentando sistemáticamente ampliar la presencia operativa de la OTAN en todos los territorios fronterizos con Rusia, incluida la Ucrania “independiente”. Y esto, a pesar de las promesas hechas en repetidas ocasiones y los acuerdos firmados con Rusia sobre la no ampliación de la OTAN hacia el Este. Y lo hicieron, a pesar de las protestas de Rusia, con el golpe de Estado de 2014. Con la petición oficial de Finlandia y Suecia de ingresar en la OTAN estos días, todos los vecinos europeos de Rusia (considerando a Bielorrusia como aliado de Rusia) forman ya parte de la OTAN. Así es el Muro de Berlín. El muro ofensivo armado de Estados Unidos contra Rusia en suelo europeo tiene más de 2.000 km de longitud, y lo más importante es que está repleto de armas, incluidas cabezas nucleares, a sólo unos minutos de Moscú. 

Para Estados Unidos, y la gran mayoría de los Estados miembros de la OTAN, el objetivo de la “guerra de Ucaina” está claro: a) ganarla para reducir el poder mundial ruso, b) mantener así la supremacía militar y política mundial, c) reducir la dependencia energética y alimentaria de Occidente con respecto a Rusia y promover los intereses de poder económico de los grandes grupos multinacionales estadounidenses y europeos, también para “legitimar” inversiones cada vez más masivas en energía nuclear e incluso en energías falsamente renovables (como el gas de esquisto), desafiando los objetivos del desarrollo sostenible mundial.

Esto explica por qué, en respuesta a una reciente insinuación del ucraniano Szelenski sobre una (¿sincera?) apertura a las conversaciones de alto el fuego, la presidenta de la Comisión Europea, Ursula von der Leyen, declaró enfáticamente que la UE quiere que Ucrania gane la guerra, y el secretario general de la OTAN, el sueco Stontelberg, anunció que se necesitaría un tiempo más largo y doloroso para lograr la victoria final de Ucrania sobre Rusia. La decisión del presidente Biden de destinar 33.000 millones de dólares(trilhões em português) a la reconstrucción de Ucrania va en la misma dirección: no a la paz, sino a ganar la guerra contra Rusia y a reducir a Ucrania a una nueva colonia y a un nuevo Estado “aliado” (satélite).u Los llamamientos a no ayudar a Ucrania con armas, sino a buscar lo más rápidamente posible el cese de la guerra con Rusia, han quedado fuera de lugar. El poder de los ucranianos para decidir sobre la guerra es muy reducido. Estados Unidos y la UE, a través de la OTAN, deciden. Así es la “libertad para los ucranianos”. La declaración del 14 de mayo en Florencia de Josehp Borrel, Alto Representante de la UE para Asuntos Internacionales, “Al ayudar a Ucrania, nuestra voluntad es defender a los más débiles de los más fuertes” es pura mistificación.

Denunciamos como irresponsable y criminal esta voluntad declarada de guerra y destrucción de la que las principales víctimas directas son los pueblos ucraniano y ruso e, indirectamente, los pueblos más pobres de África y Asia que están sufriendo y muriendo de hambre en mayor número que nunca debido a los efectos desastrosos en la distribución del grano producido en Ucrania como resultado de las sanciones económicas (y las represalias rusas). adoptadas por la UE para castigar y poner de rodillas a la economía rusa.

Las ambiciones dictatoriales de Putin para reconstituir el poder de la Gran Rusia zarista no son los únicos factores clave en la guerra de Ucrania.  También denunciamos las mistificaciones, las mentiras y la hipocresía de los beligerantes no declarados, pero reales, que, desafiando los tratados, los acuerdos y las promesas, han cometido claras violaciones del derecho internacional y han contribuido masivamente a exacerbar y alimentar la guerra en curso con la voluntad de ganarla.

La segunda razón muestra la importancia de las estrategias geopolíticas y militares globales en relación con la “guerra en Ucrania” . La premura y el empecinamiento con que Estados Unidos/OTAN y, en posiciones subordinadas, la UE, quieren ganarse a Rusia empezando por Ucrania se debe a un elemento crucial. . Desde hace algunos años, Estados Unidos no hace más que atacar abiertamente a China, alegando que la considera su nuevo enemigo sistémico. Y Europa ha adoptado la misma línea estratégica: el Presidente de la Comisión Europea ha declarado que China es el enemigo sistémico de Europa.

En realidad, los cambios científicos y tecnológicos unidos a los cambios económicos y sociales de los últimos 30 años- han consolidado la supremacía mundial militar y política de Estados Unidos, a pesar de su indecorosa derrota (el abandono precipitado de los estadounidenses en Afganistán) y su desastrosa presencia militar en Siria – han hecho desaparecer el enfrentamiento ideológico-cultural entre el capitalismo y el comunismo, habiendo adoptado la inmensa mayoría de las potencias mundiales (Estados miembros del G20), incluida Rusia, los principios básicos de la economía global de mercado, competitiva y financiera a nivel internacional. El comunismo ha desaparecido como enemigo radical del capitalismo. Lo mismo puede decirse del socialismo histórico;

– Durante un tiempo, surgieron en su lugar movimientos islamistas extremistas, que han sido y siguen siendo el origen de algunas crisis y guerras “locales”; 

– han cambiado la naturaleza de los titulares del poder político y la “soberanía del pueblo”. El poder político de los Estados y de los parlamentos “nacionales” ha pasado laxamente a manos de entidades privadas, especialmente de las grandes empresas multinacionales, globales, industriales, comerciales y financieras. El poder de control e influencia de estos sujetos sobre las decisiones y estrategias políticas de los estados se ha hecho cada vez más fuerte y, curiosamente, también aceptado por la mayoría de los ciudadanos. Por lo tanto, se puede afirmar que la soberanía “nacional” sigue siendo, a nivel jurídico e institucional y formal, la de los estados, mientras que la soberanía real del pueblo está hoy en manos de un “pueblo” muy restringido e “irresponsable” políticamente de los pocos poderosos financieros, industriales, comerciales y tecnológicos del mundo. Piense en el mundo de los negocios y las finanzas en los sectores de la energía, la agroindustria, el medio ambiente, la salud, la información y la comunicación.  El control y el uso, por ejemplo, de las tecnologías de procesamiento de datos, de la información y de la comunicación juegan un papel crucial en la “guerra de Ucrania”, ‘ especialmente por parte de la OTAN-EEUU, que está bastante más avanzada que Rusia en este campo gracias a las grandes empresas “globales” estadounidenses ;

Así, la seguridad económica de un país se ha convertido, de facto, tras la coartada de la cortina de humo de la “seguridad nacional”, en la seguridad de los intereses de las empresas multinacionales más fuertes de los distintos países. Este es el caso macroscópico de los tres fondos de inversión privados más poderosos del mundo, los tres de Estados Unidos. Sólo el fondo de BlackRock gestiona 9,5 billones de dólares, ¡el doble de la riqueza producida por Alemania en 202!  Lo mismo ocurre con GAFAM (Google, Apple, Facebook,Amazon, Microsoft), y Big Pharma (de las quince primeras empresas del mundo, 12 son estadounidenses)…

La combinación de estos “senores de la Tierra” ha convencido a Estados Unidos, apoyado por sus alianzas militares en todos los continentes, como la OTAN, de que la supremacía mundial político-militar, tecnológica y económica de Estados Unidos sigue siendo buena para el mundo, renovando un eslogan en boga a principios de los años 50: “Lo que es bueno para Estados Unidos es bueno para el mundo“.  Cualquier intento o desarrollo que ponga en peligro el mantenimiento de esta supremacía se considera un enemigo de la supremacía mundial de los Estados Unidos y, por tanto, según ellos, del buen estado del mundo y del bienestar de la población mundial.

Ahora, la globalización económica y las “revoluciones” tecnológicas han contribuido a que China se convierta en la segunda gran potencia económica moderna del mundo, incluso la primera en términos de producto interior bruto.  La supremacía de Estados Unidos está en cuestión. Estados Unidos teme que China logre imponer el yuan como moneda preferida para el comercio mundial en lugar del dólar y que llegue a ocupar una posición de liderazgo en los mercados financieros gracias a las monedas virtuales, en particular los BitCoins. La supremacía de Estados Unidos en los medios de comunicación actuales en la red también está amenazada por la nueva generación asiática, bajo el impulso del enorme mercado potencial chino.

El interés directo de Estados Unidos/OTAN en la guerra de Ucrania encaja en este contexto global. Su victoria sobre Rusia en nombre (?) de los valores occidentales y mundiales de libertad y justicia contribuiría, según sus expertos, a devolver la credibilidad y la luz a Estados Unidos en la escena mundial.

Considere el hecho de que estamos en presencia de una guerra lanzada por los Estados Unidos simultáneamente a) contra el mundo y b) contra la vida de la Tierra.

La tercera razón cierra el círculo de la “lógica” y las características de la “guerra global”.

Cuando el presidente Biden advirtió a Putin de que Estados Unidos no toleraría ni un centímetro de ocupación rusa en suelo ucraniano, expresó claramente la visión de la dominación mundial según la cual Ucrania “es nuestra”. De la misma manera que en los siglos XIX y XX afirmaron que América (las dos Américas en su conjunto) “es nuestra” (bajo la Doctrina Hoover. (principios de 1900)

Y cuando el pasado mes de octubre, la empresa privada NYSE, que gestiona la Bolsa de Wall Street, la más importante del mundo, decidió con plena soberanía e independencia jurídica abrir una nueva clase de activos financieros, es decir, todos los elementos del mundo natural del planeta, según la propuesta del fondo de inversión BlackRock, estamos claramente ante una oferta de apropiación financiera privada  de la vida por parte de los operadores bursátiles del mundo sobre una base globoamericana. Además, esto ya está ocurriendo en el sector de los cereales en los mercados mundiales. Miles de accionistas de las grandes empresas agroalimentarias obtienen pingües beneficios (por ejemplo, Syngenta) mientras cientos de millones de personas que ya padecen hambre ven cómo sus condiciones empeoran, sufren y mueren de inanición. Así, cuanto más continúan las guerras, más se maltrata, empobrece y priva a las poblaciones de los países más débiles (incluidos los migrantes), y más aumentan los beneficios de los fabricantes y exportadores de armas, entre los que sobresalen Estados Unidos, el Reino Unido, Francia y Alemania….; y luego China, Rusia y la India de Modi.

Denunciamos la transformación y reducción del mundo en un campo global de guerra tecnológica, militar, política, económica, social y cultural. Haber transformado la seguridad del poder global y la supremacía de las corporaciones y grupos dominantes estadounidenses globales en seguridad económica global y, a partir de ahí, en seguridad militar global es un acto de dominación e irresponsabilidad global. Es inaceptable que la estrategia de la agenda mundial para los próximos 15 años se defina y subyugue a la guerra global lanzada por Estados Unidos contra China. Es un robo del futuro del mundo.

Pensemos, por poner sólo un ejemplo muy paradigmático, en la forma en que los grupos gobernantes estadounidenses intentaron desacreditar las vacunas chinas (y también las rusas y cubanas) contra el cólera 19 alegando que las vacunas buenas, sicuras, eran sólo las estadounidenses y, en segundo lugar, las europeas. No sólo eso, sino que lucharon ferozmente contra la petición de Sudáfrica y la India hace dos años de suspender temporalmente las normas de la OMC (Organización Mundial do Comercio) sobre derechos de propiedad intelectual privada (patentes sobre la vida). Para los dirigentes estadounidenses, los derechos privados de las patentes sobre organismos vivos, de los que poseen una gran parte, son un principio inalienable e inexpugnable de su supremacía y no quieren perderlo. No quieren transferir las competencias en este ámbito a la Organización Mundial de la Salud (OMS) de la ONU porque corren el riesgo de ser superados. Por el contrario, mantienen las competencias de la OMC (Organización Mundial del Comercio) porque allí conservan un poder decisivo de decisión.   La salud de casi tres mil millones de personas no cuenta. Sólo cuenta la defensa de los intereses de poder económico de los grandes grupos globales estadounidenses.

Nunca antes había existido una lógica de dominación tan explícita.

¿QUÉ HACER?

Como Ágora de los Abiotats de la Tierra, consideramos urgente denunciar la inaceptabilidad e ilegalidad de esta guerra global fundada en el principio de la dominación y la mercantilización y privatización de la vida.

Los universos del “yo” han aniquilado los universos del “nosotros” (excepto el nacional-corporativista, socio-racista y xenófobo, y el ultraliberal “Sólo el más fuerte sobrevivirá”).

Denunciamos el espíritu corrosivo y destructivo de despojo de los derechos universales de todos los habitantes de la Tierra, los seres humanos y las demás especies derrotadas de la comunidad de vida de la Tierra.

Deploremos la cultura del odio que esta guerra global está reforzando contra todos aquellos que no aceptan ser sometidos a la actual dominación neocolonial global. en particular de la superpotencia EEUU/OTAN/UE.

¡Un pequeño ejemplo de la gran hipocresía y cinismo al que ha llevado la actual guerra de globos: la UE también ha sacado para financiar su ayuda económica y militar a Ucrania de un fondo ad hoc “para acciones a favor de la paz” (sic)!

Denunciamos la ausencia de formas de gobierno mundial plural, democrático y participativo desde lo local a lo global, pluricomunitario, promotor y defensor de los derechos de y a la vida de todos los habitantes de la Tierra.

 Los actuales grupos dominantes no quieren ese gobierno. Quieren dominar. Son depredadores.

Luchamos por el reconocimiento de la Humanidad como sujeto institucional jurídico y político para regular la convivencia global.

La invasión militar de Rusia en Ucrania es un desastre, un acto criminal. Es el producto nefasto e inaceptable de la igualmente nefasta e inaceptable “guerra global” en curso.

La guerra nunca ha resuelto los problemas, sólo ha destruido vidas humanas y la vida de los militares de la Tierra.

Por lo tanto, proponemos

a) Lo obvio: el cese de las operaciones militares, con el compromiso por parte de Rusia de retirar sus tropas más allá de las fronteras de los territorios invadidos el pasado mes de febrero, y por parte de Ucrania de dejar de recibir ayuda militar de EE.UU. y la UE de acuerdo con los Tratados de Minsk, y por parte de EE.UU. de dejar de obligar a Ucrania a entrar en la OTAN;

b) La apertura de negociaciones de paz entre rusos y ucranianos para un pacto de “No más guerra entre Rusia y Ucrania”;

c) Negociaciones entre Rusia y la Unión Europea para un nuevo acuerdo para el siglo XXI de cooperación y seguridad paneuropea, sin la participación de EE.UU., China, India, Brasil, pero invitados a asistir como observadores amistosos;

d) La salida de la OTAN de aquellos países europeos que lo deseen en el contexto de una revisión en profundidad del estatus y las funciones “atlánticas” de la OTAN para tener en cuenta los cambios mundiales y las nuevas necesidades sociales y medioambientales;

e) La apertura de un proceso “fundacional” de una Comunidad Europea basada en la paz mediante, entre otras cosas, i) la propuesta de abandono unilateral de las armas nucleares por parte de la nueva ONU y ii) la coforamción de un ejército civil europeo;

f) La puesta en marcha en la ONU a partir de 2025, incluso antes de que finalice la Agenda 2015-2030, de la definición de un Pacto Global por la Paz, la Seguridad y la Solidarisa  entre todos los habitantes de la Tierra para la preservación y el cuidado de la comunidad global de vida de Tezrra.  Proponemos que este Pacto se llame “La Agenda 2045” en honor al centenario de la naciación de la ONU.

Hay que liberar el devenir de la vida, de los pueblos y de la comunidad mundial de las hipotecas excluyentes y piratas del nacionalismo, de la apropiación privada mercantil de los bienes comunes esenciales e insoportables para la vida, del rendimiento financiero totalitario, de los imperativos tecnocráticos que anteceden a la vida y a la fraternidad.

La libertad y la justicia son asesinadas cuando son dominadas por la libertad del poder adquisitivo. El sentido y los derechos de la vida no están en venta y no se pueden comprar.

17 de mayo de 2022

Un’altra agenda (mondiale): liberiamo la vita o un altro paradigma di civiltà?

                           Leonardo Boff

Nota preliminare: è stato organizzato un gruppo internazionale che ha proposto “un’altra agenda mondiale per liberare la vita”. La prima sessione si è tenuta il 5/5/2022. Ciascun partecipante (circa 20 in tutto, ma non tutti hanno partecipato) ha avuto 10-15 minuti per presentare la propria opinione sull’argomento. Il coordinatore era un noto economista italiano, che lavora nella Comunità Europea, a Bruxelles. Lo scopo fondamentale è come democratizzare la conoscenza scientifica che rafforzi la ricerca di un’agenda che miri a liberare la vita. Presento qui la mia breve relazione, fatta in francese, con le idee che ho proposto e difeso in altri scritti. Finora, per quanto visto, la nuova agenda si muove ancora all’interno del vecchio paradigma (la bolla dominante), senza sollevare la questione della profonda crisi che questo paradigma, quello della modernità tecno-scientifica, ha provocato e che sta mettendo a rischio il futuro della nostra vita e della nostra civiltà. Da qui l’opportunità di esporre chiaramente la mia posizione critica e totalmente incredula sulle potenzialità di questo paradigma di liberazione della vita, prima che la stia rapidamente distruggendo.

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Andrò dritto al punto: all’interno dell’attuale paradigma di civiltà, della modernità, è possibile un’altra Agenda o ne tocchiamo i limiti insormontabili e dobbiamo cercare un altro paradigma di civiltà se vogliamo continuare a vivere su questo pianeta?

La mia risposta è ispirata a tre affermazioni di grande autorità.

La prima è della Carta della Terra, adottata dall’UNESCO nel 2003. La sua frase di apertura assume toni apocalittici: “Siamo di fronte a un momento critico nella storia della Terra, in un’epoca in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro… La nostra scelta è: o formare un’alleanza globale per prendersi cura della Terra e gli uni degli altri, o rischiare la nostra distruzione e la distruzione della diversità della vita” (Preambolo).

La seconda severa affermazione è di papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti (2020): “siamo sulla stessa barca, nessuno si salva da solo, o ci salviamo tutti o nessuno si salva” (n.32).

La terza affermazione è del grande storico Eric Hobsbawn nella sua famosa opera The Age of Extremes (1994) nella sua frase finale: “Non sappiamo dove stiamo andando. Tuttavia, una cosa è certa. Se l’umanità vuole avere un futuro accettabile, non può esserlo per il prolungamento del passato o del presente. Se proviamo a costruire il terzo millennio su queste basi, falliremo. E il prezzo del fallimento, cioè l’alternativa per il cambiamento della società, è l’oscurità” (p.562).

In altre parole: il nostro modo di abitare la Terra, che ci ha portato innegabili vantaggi, è giunto al suo esaurimento. Tutti i semafori sono diventati rossi. Abbiamo costruito il principio dell’autodistruzione, essendo in grado di sterminare tutta la vita con armi chimiche, biologiche e nucleari in molti modi diversi. La tecno-scienza che ci ha fatto arrivare ai limiti estremi di sopportabilità del pianeta Terra (The Earth Overshoot) non è in grado, da sola, come ha dimostrato il Covid-19, di salvarci. Possiamo limare i denti del lupo pensando, illusoriamente, di averlo privato della sua voracità. Ma questa non risiede nei denti del lupo, ma nella sua natura.

Pertanto, dobbiamo abbandonare la nostra nave e andare oltre una nuova agenda mondiale. Siamo arrivati ​​alla fine del cammino. Dobbiamo aprirne uno diverso. Altrimenti, come ha detto Sigmund Bauman nella sua ultima intervista prima di morire: “ci uniremo al corteo di coloro che si stanno dirigendo verso la propria tomba”. Siamo costretti, se vogliamo vivere, a ricrearci e reinventare un nuovo paradigma di civiltà.

Due paradigmi: del dominus e del frater

Vedo in questo momento il confronto tra due paradigmi: il paradigma del dominus e il paradigma del frater. In un’altra formulazione: il paradigma della conquista, espressione della volontà di potenza come dominio, formulata dai padri fondatori della modernità con Cartesio, Newton, Francis Bacon, dominio di tutto, dei popoli, come nelle Americhe, nell’Africa e nell’Asia, dominio delle classi, della natura, della vita e dominio della materia fino alla sua ultima espressione energetica del bosone di Higgs.

L’essere umano (maître et possesseur di Cartesio) non si sente parte della natura, ma il suo signore e proprietario (dominus) che nelle parole di Francis Bacon “deve torturare la natura come fa il carnefice con la sua vittima, fino a quando essa non sveli a tutti i suoi segreti”. Lui è il fondatore del metodo scientifico moderno, prevalente fino ai giorni nostri.

Questo paradigma concepisce la Terra come un mera res extensa (realtà fisica estesa) e senza scopo, trasformata in uno scrigno di risorse, viste come infinite che consentono una crescita/sviluppo anch’esso infinito. Accade così che oggi sappiamo scientificamente che un pianeta finito non può sopportare un progetto infinito. Questa è la grande crisi del sistema del capitale come modo di produzione e del neoliberismo come sua espressione politica.

L’altro paradigma è quello del frater: il fratello e la sorella di tutti gli esseri umani tra di loro e i fratelli e le sorelle di tutti gli altri esseri della natura. Tutti gli esseri viventi possiedono, come dimostrarono Dawson e Crick negli anni ’50, gli stessi 20 aminoacidi e le 4 basi azotate, a partire dalla cellula più originaria apparsa 3,8 miliardi di anni fa, passando per i dinosauri e arrivando fino a noi umani. Per questo, lo dice la Carta della Terra e lo sottolinea con forza papa Francesco nelle sue due encicliche ecologiche, Laudato Si: sulla cura della casa comune (2015) e Fratelli tutti (2020): un vincolo di fraternità ci unisce tutti, “a fratello Sole, sorella Luna, a fratello fiume e alla Madre Terra” (LS n.92; CT preambolo). L’essere umano si sente parte della natura e ha la stessa origine di tutti gli altri esseri, “l’humus” (la terra fertile) da cui deriva l’uomo, come maschio e femmina, uomo e donna.

Se nel primo paradigma prevalgono la conquista e il dominio (paradigma Alessandro Magno e Hernan Cortes), nel secondo si mostra la cura e la corresponsabilità di tutti con tutti (paradigma Francesco d’Assisi e Madre Teresa di Calcutta).

Rappresentando figurativamente possiamo dire: il paradigma del dominus è il pugno chiuso che sottomette e domina. Il paradigma del frater è la mano tesa che si intreccia con le altre mani per l’essenziale carezza e la cura di tutte le cose.

Il paradigma del dominus è dominante ed è all’origine delle nostre numerose crisi in tutti i settori. Il paradigma del frater è nascente e rappresenta il più grande anelito dell’umanità, specialmente di quelle grandi maggioranze spietatamente dominate, emarginate e condannate a morire prima del tempo. Ma ha la forza di un seme. Come in ogni seme, sono presenti le radici, il tronco, i rami, le foglie, i fiori ei frutti. Ecco perché la speranza passa attraverso di esso, come principio più che come virtù, come quell’energia indomabile che proietta sempre nuovi sogni, nuove utopie e nuovi mondi, cioè ci fa camminare nella direzione di nuovi modi di abitare la Terra, di produrre, di distribuire i frutti della natura e del lavoro, di consumare e odi rganizzare relazioni fraterne e solidali tra gli esseri umani e con gli altri esseri della natura.

Il passaggio da un paradigma del dominus al paradigma del frater

So che qui si pone lo spinoso problema della transizione da un paradigma all’altro. Essa si farà processualmente, avendo un piede nel vecchio paradigma del dominus/conquista poiché dobbiamo garantire la nostra sussistenza e l’altro piede nel nuovo paradigma del frater/cura per inaugurarlo a partire dal basso. Qui dovrebbero essere discusse diverse ipotesi, ma non è il momento di farlo. Ma una cosa si può avanzare: lavorando territorialmente, il bio-regionalismo, il nuovo paradigma del frater/cura può essere attuato a livello regionale in modo sostenibile, poiché ha la capacità di coinvolgere tutti e creare maggiore uguaglianza sociale ed equilibrio ambientale.

La nostra grande sfida è questa: come passare da una società capitalista di sovrapproduzione di beni materiali a una società che sostiene tutta la vita, con valori umano-spirituali, immateriali come l’amore, la solidarietà, la compassione, l’equa misura, il rispetto e il prendersi cura soprattutto dei più vulnerabili.

L’avvento di una bio-civiltà

Questa nuova civilizzazione ha un nome: è una bio-civiltà, in cui la centralità è occupata dalla vita in tutta la sua diversità, ma soprattutto la vita umana personale e collettiva. L’economia, la politica e la cultura sono al servizio del mantenimento e dell’ampliamento delle potenzialità presenti in ogni forma di vita.

Il futuro della vita sulla Terra e il destino della nostra civiltà è nelle nostre mani. Abbiamo poco tempo per apportare i cambiamenti necessari, poiché siamo già entrati nella nuova fase della Terra, il suo crescente riscaldamento. Manca la sufficiente coscienza delle emergenze ecologiche nei capi di stato ed è ancora molto rara nell’insieme dell’umanità.

*Ecoteologo che ha scritto Abitare la Terra:quale via per la fraternità universale,Castelvcchi 2021.

Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti

Uma outra agenda (mundial): libertemos a vida ou um outro paradigma civilizatório?

Nota prévia: Organizou-se um grupo internacional que se propunha “uma outra agenda mundial para libertar a vida”. Realizou-se a primeira sessão no dia 5/5/2022. Cada participante (ao todo uns 20 mas nem todos participaram) tinha 10-15 minutos para apresentar sua visão do tema. O articulador era o conhecido economista italiano, trabalhando na Comunidade Europeia,em Bruxelas.O propósito básico é como democratizar os conhecimentos científicos que reforçam a busca de uma agenda que tenha por objetivo libertar a vida. Apresento aqui minha curta apresentação, feita em francês, com as ideias que tenho proposto e defendido em outros escritos. Até agora, pelo visto, a nova agenda se situa ainda dentro do velho paradigma (a bolha dominante), não se colocando a questão da profunda crise que este paradigma, o da modernidade tecno-científica, provocou e que está pondo em risco o futuro de nossa vida e de nossa civilização. Daí a oportunidade de expor claramente minha posição crítica e totalmente descrente das virtualidades deste paradigma de libertar a vida, antes a está celeremente destruindo. Lboff

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Vou direto o ponto: dentro do atual paradigma civilizatório, da modernidade, é possível outra Agenda ou tocamos nos seus limites intransponíveis e temos que buscar um outro paradigma civilizatório se quisermos continuar ainda viver sobre este planeta?

Minha resposta se inspira em três afirmações de grande autoridade.

A primeira é da Carta da Terra, assumida pela UNESCO em 2003. Sua frase de abertura assume tons apocalípticos:”Estamos diante de um momento crítico da história da Terra, numa época em que a humanidade deve escolher o seu futuro…A nossa escolha é: ou formar uma aliança global para cuidar da Terra e uns dos outros, ou arriscar a nossa destruição e a destruição da diversidade da vida”(Preâmbulo).

A segunda afirmação severa é do Papa Francisco na encíclica Fratelli tutti (2020):”estamos no mesmo barco, ninguém se salva por si mesmo,ou nos salvamos todos ou ninguém se salva”(n.32).

A terceira afirmação é do grande historiador Eric Hobsbawn em sua conhecida obra A era dos extremos(1994) em sua frase final: Não sabemos para onde estamos indo. Contudo, uma coisa é certa. Se a humanidade quer ter um futuro aceitável, não pode ser pelo prolongamento do passado ou do presente. Se tentarmos construir o terceiro milênio nessa base,  vamos fracassar. E o preço do fracasso ou seja, a alternativa para a mudança da sociedade é a escuridão”(p.562).

Em outras palavras: o nosso modo de habitar a Terra, que inegáveis vantagens nos trouxe, chegou ao seu esgotamento. Todos os semáforos entraram no vermelho. Construimos o princípio da autodestruição, podendo exterminar toda a vida com armas químicas, biológicas e nucleares por múltiplas formas diferentes. A techno-ciência que nos fez chegar aos limites extremos de suportabilidade do planeta Terra (The Earth Overshoot) não tem condições, por si só, como o mostrou o Covid-19, de nos salvar. Podemos  limar os dentes do lobo pensando que lhe tiramos,ilusoriamente, sua voracidade. Mas esta não reside nos dentes mas em sua natureza.

Portando, temos que abandonar o nosso barco e ir além de uma nova agenda mundial. Chegamos ao fim do caminho. Temos que abrir um outro diferente. Caso contrário, como disse em sua última entrevista antes de morrer Sigmund Bauman: “vamos engrossar o cortejo daqueles que rumam na direção de sua própria sepultura”. Somos forçados, se quisermos viver, a nos recriar e reinventar um novo paradigma de civilização.

Dois paradigmas: do dominus  e do frater

Vejo nesse momento o confronto entre dois paradigmas: o paradigma do dominus e o paradigma do frater. Em outra formulação: o paradigma da conquista, expressão da vontade de poder como dominação, formulada pelos pais fundadores da modernidade com Descartes,Newton,Francis Bacon,dominação de tudo, de povos, como nas Américas, na África e na Ásia, dominação das classes, da natureza, da vida e dominação da matéria até em sua última expressão energética pelo Bóson Higgs.

O ser humano (maître et possesseur  de Descartes) não se sente parte da natureza, mas seu senhor e dono (dominus) que nas palavras de Francis Bacon “deve torturar a natureza como o torturador faz com sua vítima até que ela entregue todos os seus segredos”. Ele é o fundador do método científico moderno, prevalente até os dias de hoje.

Esse paradigma entende a Terra como mera res extensa e sem propósito, transformada num baú de recursos,tidos como infinitos que permitem um crescimento/desenvolvimento também infinito. Ocorre que hoje sabemos cientificamente que um planeta finito não suporta um projeto infinito.Essa é a grande crise do sistema do capital como modo de produção e do neoliberalismo como sua expressão política.

O outro paradigma é o do frater: o irmão e a irmã de todos os seres humanos entre si e os  irmãos e as irmãs de todos os demais seres da natureza.Todos os seres vivos possuem como Dawson e Crick mostraram nos anos de 1950, os mesmos 20 aminoácidos e as 4 bases nitrogenadas, a partir da célula mais originária que surgiu há 3,8 bilhões de anos, passando pelos dinosauros e chegando até  nós humanos. Por isso, diz a Carta da Terra e o enfatiza fortemente o Papa Francisco em suas duas encíclicas ecológicas, Laudato Si: sobre o cuidado da Casa Comum (2015) e a Fratelli tutti (2020): um laço de fraternidade nos une a todos,”ao irmão Sol, a irmã Lua, o irmão rio e a Mãe Terra”(LS n.92;CT preâmbulo). O ser humano se sente parte da natureza e possui a mesma origem que todos os demais seres, “o humus”(a terra fértil) de onde se deriva o homo, como masculino e feminino,homem e mulher.

Se no primeiro paradigma vigora a conquista e a dominação (paradigma Alexandre Magno e Hernan Cortes), no segundo se mostra o cuidado e a corresponsabilidade de todos com todos( o paradigma Francisco de Assis e Madre Teresa de Calcutá).

Figurativamente representando podemos dizer: o paradigma do dominus é o punho cerrado que submete e domina. O paradigma do frater é a mão estendida que se entrelaça com outras mãos para a carícia essencial e o cuidado de todas as coisas.

O paradigma do dominus é dominante e está na origem de nossas muitas crises e em todas as áreas. O paradigma do frater é nascente e representa o anseio maior da humanidade,especialmente aquelas grandes maiorias impiedosamente dominadas, marginalizadas e condenas a morrer antes do tempo. Mas ele possui a força de uma semente. Como em toda semente, nela estão presentes as raízes, o tronco, os ramos, as folhas, as flores e os frutos. Por isso por ele passa a esperança,como princípio mais que com virtudes, como aquela energia indomável que sempre projeta novos sonhos, novas utopias e novos mundos, vale dizer, nos fazem caminhar na direção de novas formas de habitar a Terra, de produzir, de distribuir os frutos da natureza e do trabalho, de consumir e de organizar relações fraternais e sororais entre os humanos e com os demais seres da natureza.

A travessia de um paradigma do dominus para o paradigma do frater

Sei que aqui se põe o espinhoso problema da transição de um paradigma ao outro. Ele se fará processualmente, tendo um pé no velho paradigma do dominus/ conquista pois devemos garantir nossa subsistência e outro pé no novo paradigma do frater/cuidado para inaugurá-lo a partir de baixo. Aqui vários pressupostos devem ser discutidos, mas não é o momento de fazer isso. Mas uma coisa podemos avançar: trabalhando o território, o bioregionalismo, se poderá implantar regionalmente o novo paradigma do frater/cuidado de forma sustentável, pois tem a capacidade de incluir a todos e criar mais igualdade social e equilíbrio ambiental.

Nosso grande desafio é este: como passar de uma sociedade capitalista de superprodução de bens materiais para uma sociedade de sustentação de toda a vida, com valores humano-espirituais, intangíveis como o amor, a solidariedade,a compaixão, a justa medida,o respeito e o cuidado especialmente dos mais vulneráveis.

O advento de uma biocivilização

Essa nova civilização possui um nome: é uma biocivilização, na qual a centralidade é ocupada pela vida em toda a sua diversidade,mas especialmente a vida huma pessoal e coletiva. A economia,a política e a cultura estão a serviço da manutenção e da expansão das virtualidades presentes em todas as formas de vida.

O futuro da vida na Terra e o destino de nossa civilização está em nossas mãos. Temos pouco tempo para fazer as transformações necessárias, pois já entramos na nova fase da Terra, seu aquecimento crescente. Falta a suficiente consciência nos chefes de estado sobre as emergências ecológicas e é muito rara ainda no conjunto da humanidade.

Leonardo Boff,teólogo,filósofo e escreveu: Ecologia: grito da Terra, grito dos pobres,1999/2018; Habitar a Terra:qual é o caminho para a fraternidade universal? Vozes 2022.