Il genocidio israeliano: espressione suprema del paradigma moderno?

 

     Leonardo Boff

Andiamo dritti al punto. La ritorsione dello Stato di Israele per l’atto terroristico del 7 ottobre perpetrato da Hamas nella Striscia di Gaza è stata profondamente sproporzionata. Avevano un diritto legalmente garantito all’autodifesa. Ma con il pretesto di dare la caccia e uccidere i terroristi, hanno attivato il loro sofisticato arsenale bellico. Centinaia di edifici sono stati distrutti, migliaia di bambini innocenti, donne e innumerevoli civili sono stati assassinati. Non si tratta di una guerra, ma di un vero e proprio genocidio e pulizia etnica, come denunciato dal segretario delle Nazioni Unite, António Guterres. Egli ha affermato che “la Striscia di Gaza si è trasformata in un cimitero di bambini”. Oggi c’è già un consenso tra i migliori analisti e famosi umanisti.

Nessun organismo internazionale e nessun Paese è intervenuto in difesa dei palestinesi disperati, rivelando la completa insensibilità, in particolare dell’Unione Europea, alleata e succuba degli Stati Uniti. Intrisa di spirito di potere/dominio, non fa nulla, come se appartenesse alla guerra, a tutti i tipi di crimini, compreso il genocidio, come hanno fatto per secoli in tutto il mondo. Il presidente Joe Biden ha dichiarato sostegno incondizionato a Israele, il che equivale a dargli carta bianca per intraprendere una guerra illimitata di auto-difesa, utilizzando tutti i mezzi. L’umanità è terrorizzata di fronte al quadro di sterminio e di morte nella Striscia di Gaza.

Siamo di fronte a un’irrazionalità totale e a una spaventosa disumanità. Per quanto sia difficile da accettare, dobbiamo sospettare, soprattutto noi che viviamo nel Grande Sud, un tempo colonizzato e oggi sottoposto a una ri- colonizzazione, che l’attuale genocidio sarebbe inscritto nel paradigma occidentale moderno e globalizzato. Questo esiste da secoli ed è ancora in vigore. Perché questa domanda tanto dura?

Seguite questo ragionamento: qual è il sogno più grande e la maggiore utopia che davano e danno ancora senso al mondo moderno più di tre secoli fa? Era e continua ad essere lo sviluppo illimitato, la volontà di potenza come dominio sugli altri, sulle classi, sulle terre da conquistare, sulle altre nazioni, sulla natura, sulla materia fino all’ultimo quark top e sulla vita stessa nel suo ultimo gene e su tutta la natura nei suoi biomi e nella sua biodiversità. La centralità è occupata dalla ragione. È accettato solo ciò che soddisfa i suoi criteri. Più del “cogito, ergo sum” (penso, dunque sono) di Cartesio è il “conquero, ergo sum” (conquisto, quindi sono) di Hernan Cortez, conquistatore e distruttore del Messico che esprime la dinamica della modernità.

I Papi dell’epoca Nicola V (1447-1455) e Alessandro VI (1492-1503) conferirono legittimità divina allo spirito di dominio degli europei. In nome di Dio, concessero alle potenze coloniali dell’epoca, ai re di Spagna e Portogallo “la piena e libera facoltà di invadere, conquistare, combattere, vendere e sottomettere i pagani e appropriarsi e applicare a proprio uso e utilità, i regni, domini, possedimenti e beni loro scoperti e da scoprire… poiché è opera ben gradita alla divina Maestà che le nazioni barbare siano trucidate e ridotte alla fede cristiana” (P. Sues, La conquista spirituale dell’America Spagnola, documenti, Petrópolis 1992, p.227).

Francis Bacon e Cartesio, tra gli altri fondatori del paradigma della modernità, non pensavano diversamente dai Papi: l’essere umano deve essere “maestro e padrone della natura” che non ha alcun scopo, poiché è solo una mera cosa estesa (“res extensa” di Cartesio) collocata a nostra disposizione. Bisogna “mettere la natura su un letto di forza, spingerla a rivelare i suoi segreti; dobbiamo metterla al nostro servizio come una schiava” (Francis Bacon).

Per cosa tutto questo? Per essere destinati a svilupparci ed essere felici. La scienza e la tecnica, la tecno-scienza, erano e sono tuttora i grandi strumenti del progetto di dominio. Per sottomettere al dominio, dovevano squalificare gli assoggettati e i colonizzati: sono più dalla parte degli animali che degli umani, sono sub-umani. Ricordiamo la famosa discussione tra il grande Las Casas con Sepúlveda, l’educatore dei re spagnoli. Quest’ultimo sosteneva che i popoli originari dell’America Latina non erano umani e dubitava che possedessero la ragione. Qualcosa di simile l’ha affermato il ministro della Difesa israeliano, Y. Gallant, riguardo ai terroristi di Gaza: sono “animali-umani e devono essere trattati come tali”. I nazisti paragonavano gli ebrei a topi da sradicare.

L’uomo occidentale europeo, figlio del paradigma potere/dominio, ha enormi difficoltà a convivere con ciò che è diverso. La strategia abituale è quella di emarginarlo o di incorporarlo o, eventualmente, di eliminarlo. In questa visione del mondo, bisogna sempre definire chi è amico e chi è nemico. Tocca a lui diffamare, combattere e liquidare (il giurista hitleriano Carl Schmitt). Non c’è da meravigliarsi che gli europei cristianizzati abbiano provocato le principali guerre nel continente o nelle colonie, causando più di 200 milioni di morti. Il loro cristianesimo era solo un ornamento culturale, mai un’ispirazione del Nazareno per una relazione fraterna e per un’etica umanitaria.

Tutti, con ragione, si inorridiscono dell’Olocausto che mandò 6 milioni di ebrei nelle camere a gas dei nazisti. Ma diamo un’occhiata all’orribile Olocausto avvenuto in America Latina (Abya-Yala nella lingua del popolo centroamericano). Nello spirito di conquista-dominazione dell’America Latina, tra gli anni 1492-1532 e negli USA dal 1607 in poi, i colonizzatori europei commisero il più grande sterminio mai effettuato: quelli uccisi dalle malattie dei bianchi o assassinati furono 61 milioni di rappresentanti dei popoli originari: dei Caraibi (4 milioni), del Messico (23 milioni), delle Ande (14 milioni), del Brasile (4 milioni) e degli Stati Uniti (16 milioni). Ciò è confermato dalla più recente ricerca di Marcelo Grondin e Moema Wiezzer, “Abya Yala: genocídio, resistenência e sobrevivência dos povos originários das Américas” (Ed. Bambual, RJ, 2021). Questo nostro Olocausto, secondo lo storico e filosofo tedesco Oswad Spengler (1880-1936), delegittima ogni credibilità che gli europei e la Chiesa associata al progetto coloniale possano parlare di dignità e diritti umani. Si uccise con la spada e con la croce.

Sulla base di questo tipo di dominio è emerso il capitalismo, come modo di produzione escludente, la sua attuale finanziarizzazione e la sua cultura. È un crimine contro la natura e l’umanità che 8 persone, secondo Oxfam International 2022, possiedano la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale. Questa assurda accumulazione tollera che ogni anno si lasci morire di fame o di malattie derivate dalla fame, migliaia e migliaia di bambini.

È in questo contesto che, penso, debba essere compreso l’attuale genocidio perpetrato dallo Stato sionista di Benjamin Netanyahau. Starebbe inscritto nella logica del paradigma occidentale. Dopo l’ultima guerra mondiale (1939-1945) si sono costruite armi di distruzione di massa, al punto di aver creato il principio dell’autodistruzione. La ragione è diventata totalmente irrazionale. La marcia dell’irrazionalità sta prendendo il sopravvento sul corso del mondo, al di là di quanto sta accadendo tra Israele e la Striscia di Gaza. Con lucidità, Papa Francesco nella sua enciclica Come prendersi cura della nostra casa comune (Laudato Sì del 2015) ha visto nel paradigma tecnocratico dominante la radice dell’attuale e minacciosa crisi ecologica globale (n.101 ss).

Qual è stato il grande errore del paradigma della volontà di potenza (potere-dominio)? È stato quello di attribuire esclusivamente tutto il peso e tutto il valore alla ragione strumentale-analitica. Ha represso tutte le altre forme di conoscenza esercitate dall’umanità: la sensibilità, l’amore, la ragione simbolica tra le altre. Questa esclusione ha creato la dittatura della ragione. È scoppiato il razionalismo e la demenza della ragione. Perché solo una ragione demenziale può devastare la Terra, sorella e Madre che tutto ci dona, fino a mostrare i suoi limiti invalicabili. Peggio ancora, la ragione folle si è creata i mezzi per il suo completo sterminio.

Ma qual è stato l’errore più grande? È stato l’aver represso ed eliminato la parte più ancestrale ed essenziale della nostra realtà. In nome dell’oggettività della visione della ragione, ha eliminato l’emozione e il cuore. Ciò ha delegittimato la nostra dimensione di sensibilità, la nostra capacità di affetto. È il cuore che sente, ama e stabilisce legami di cura con gli altri e con la natura. Non si sente il battito del cuore che identifica valori e fonda un’etica cordiale e umanitaria.

Ha detto bene papa Francesco nel suo primo viaggio, a Lampedusa, dove arrivavano i fuggitivi dalle guerre del Medio Oriente o dell’Africa: «l’uomo moderno ha perso la capacità di piangere e di sentire gli altri come suoi simili». Poiché Netanyahu e il suo governo non riconoscono l’umanità nei terroristi di Hamas, hanno praticamente deciso di sterminarli con i mezzi letali più moderni. Non siamo arrivati ​​così all’estremo del paradigma della modernità? È probabile che ciò scateni una guerra globale nella quale l’umanità e gran parte della natura potrebbero scomparire.

Come uscire da questa impasse? Innanzitutto, abbiamo bisogno di salvare i diritti del cuore. Non basta il logos, serve anche il pathos. Dobbiamo riempirci di venerazione di fronte alla grandezza dell’universo e di rispetto di fronte al mistero di ogni essere umano, fatto fratello e sorella e compagno/a di avventura terrena. Non neghiamo la ragione necessaria per renderci conto della complessità delle società contemporanee. Ma rifiutiamo il dispotismo della ragione. Questa deve essere arricchita dalla ragione sensibile e cordiale. Una mente e un cuore uniti possono equilibrarsi a vicenda ed evitare così le tragedie delle guerre e dei genocidi nella nostra sanguinosa storia, in particolare quella che, sconvolti, stiamo vivendo in Terra Santa e, specialmente, il genocidio commesso nella Striscia di Gaza. Che il cielo ascolti il ​​pianto dei bambini che sotto le macerie hanno perso il padre, la madre, i fratelli e le sorelle. Sono diventati sopravvissuti alla grande tribolazione (cfr Ap 7,14) e ci riempiono di compassione.

Leonardo Boff ha scritto Direitos do coração, Paulus, São Paulo 2015.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Spiritualità naturale, etica, cura: come prostergare la fine del mondo

        Leonardo Boff

La crisi del nostro modo di vivere su questo unico pianeta coinvolge tutti, comprese le nazioni imperiali. Chi avrebbe detto che ci sarebbe stata una grave erosione dei valori democratici negli Stati Uniti? Il sogno originale americano, ripetono i suoi migliori estimatori, «implicava un nuovo mondo in cui le persone vivessero libere di realizzare i propri sogni, in un ambiente sociale che generasse cittadini illuminati, responsabili e impegnati, con un’appassionata preoccupazione per la dignità e i diritti individuali e degli altri nella prospettiva del bene comune». Evidentemente questo era il sogno della popolazione, non degli organismi governativi e degli apparati militari di sicurezza che cercavano e ancora cercano con tutti i mezzi, guerra compresa, il monopolio del potere mondiale. Qui era ed è altro il sogno.

Ciò che sta accadendo dagli anni ’60, ci racconta Steven Rockefeller, della famiglia dei miliardari Rockefeller, uno degli ideatori della Carta della Terra, di opzione buddista, una delle persone più dialoganti con cui ho avuto modo di interagire nel lavoro di stesura di quella Carta, constata che l’attuale gioventù ha dimenticato i valori sopra menzionati, vive focalizzata sul proprio io, svaluta il suo proprio paese e ha perso il senso della solidarietà. Ha concluso dicendo: «L’America è una nazione alla ricerca della sua propria anima» (Spiritual Democracy and our Schools, N.York 2022, p.15).

Ciò che si dice degli Stati Uniti vale praticamente per tutti o per i principali paesi, anche per il nostro [Brasile], poiché siamo tutti interdipendenti e ostaggio della cultura del capitale, accumulatore, materialista, consumista, escludente e insensibile al destino della maggioranza povera. Come insegnante e pedagogo, Steven Rockefeller ha scritto il citato libro “per rinnovare lo spirito americano attraverso l’educazione fin dalla prima infanzia”.

Gestisce tre categorie con le quali mi identifico e con cui sto lavorando da anni, in vista di un nuovo paradigma e di un altro stile di educazione: la spiritualità, l’etica e la cura della Casa Comune.

Steven vede la spiritualità come una dimensione essenziale dell’essere umano con lo stesso diritto di cittadinanza del corpo, dell’intelligenza, della volontà e della psiche. Per questo è naturale. La spiritualità non può essere identificata con la religione, sebbene possano esserci delle interrelazioni tra loro. La spiritualità naturale è innata. Da essa nascono le religioni come canali culturali di questo dato originario.

Come dice Steven, ci hanno dimostrato la filosofia, la psicologia del profondo e le neuro-scienze, «la spiritualità è una capacità innata nell’essere umano che, quando coltivata e sviluppata, genera un modo fatto di relazioni con se stessi e con il mondo, promuove la libertà personale, il benessere e la fioritura del bene collettivo» (p.10). La spiritualità naturale pone le domande inevitabili dell’essere umano: perché siamo in questo mondo, cosa ci aspetta oltre questa vita e la percezione di una Realtà Suprema. Essa si esprime attraverso l’amore incondizionato, il rispetto per l’Universo, per la solidarietà, per la cura di tutto ciò che esiste e vive e per la compassione per coloro che soffrono.

Questa comprensione mi fa ricordare il discorso di Michail Gorbachev al termine della stesura della Carta della Terra nelle sale dell’UNESCO a Parigi nel 2000: “Se noi vogliamo salvare la vita sul pianeta abbiamo bisogno di nuovi valori e di una spiritualità diversa”. Cioè, non sono sufficienti i nostri beni materiali né la tecno-scienza. Tutto questo deve essere impregnato dei valori del cuore, della sete di amore, dell’affetto, dell’empatia, dell’etica, della cura e della spiritualità. Solo così possiamo stabilire un legame affettivo e solidale con tutti gli esseri e con la Terra e così, salvarli. Tutti gli esseri hanno un valore in sé, oltre l’uso umano. La spiritualità naturale ci permette di sentire tutto questo, è una sorta di organismo naturale della nostra vita che nessuna parte della nostra natura può svolgere adeguatamente. La fisica quantistica Danah Zohar e il marito neurologo, Ian Marshall, dimostrarono che abbiamo dentro di noi quello che hanno chiamato “il punto di Dio nel cervello”. Ogni volta che si affrontano temi Sacri e Spirituali in chiave esistenziale si verifica una notevole accelerazione dei neuroni in una parte del cervello. È una sorta di organismo interiore attraverso il quale la spiritualità naturale e innata capta quell’Energia potente e amorevole che sostiene tutto e agisce anche dentro di noi (D. Zohar, O ser quântico, Rio 1991).

La spiritualità naturale ci porta direttamente all’etica, nel senso greco classico: la Casa (ethos) ben curata, ora la Casa Comune, la Terra. L’ethos cerca il. L’“etica”, le forme e i modi per realizzare il “bem viver”, attraverso le virtù dell’amore, della giustizia, dell’equa misura, della bellezza e di altre virtù consonanti ai sentimenti delle diverse culture. Fin dalla più tenera età e nel processo educativo si deve portare alla luce la spiritualità naturale che è sempre supportata dall’etica del “bem viver”.

Oggi più che mai è urgente la cura, intesa come essenza di tutti i viventi, soprattutto dell’essere umano, secondo il mito romano di Igino, esplorato dalla filosofia e dall’antropologia (cfr. L. Boff. Saber cuidar: ética do humano-compaixão pela Terra, Vozes 2023). Lasciato a se stesso, nessun organismo vivente sopravvive senza la cura.

Attualmente si scontrano due paradigmi: quello del potere e quello della cura. Quello del potere attuale come dominio caratterizza la modernità. È stato con questo potere che i popoli si sono sottomessi, molti resi schiavi, la natura sfruttata senza pietà, la materia, la vita e la propria Terra con scarsa sostenibilità. Il paradigma della cura rinuncia al potere come dominio e stabilisce una relazione amichevole con la natura e rispetta la Terra come la Grande Madre e Gaia. Attualmente, con la devastazione in atto nella modernità, s’impone il paradigma della cura se vogliamo garantire le condizioni ecologiche per la nostra sopravvivenza.

L’umanità si trova a un bivio. O segue la strada del potere che comporta uno sfruttamento illimitato delle risorse naturali al punto da incidere sugli equilibri della Terra, dati i cambiamenti climatici irreversibili; questo percorso potrebbe portarci all’apocalisse ecologica. O segue il cammino della cura. L’umanità si ferma, riflette sui rischi per la sua sopravvivenza e poi imposta un percorso più benevolo, improntato alla cura per la natura, degli uni per gli altri e con la Terra. Caso contrario, dice la Carta della Terra, «rischiamo la nostra distruzione e quella della diversità della vita (Preambolo). Papa Francesco non dice un’altra cosa in Fratelli tutti: «siamo sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o non ci salviamo nessuno» (n.24).

Se avremo ancora tempo per questa svolta nel nostro comune destino con la Terra, sopravviveremo e inaugureremo un’altra forma di abitare il pianeta, con sentimento di appartenenza e con la coscienza di esserne i fedeli custodi.

L’educazione può compiere questa missione messianica di riportare alla luce, fin dalla nascita, la spiritualità naturale, l’etica della Terra e la cura del creato. Lungo questo cammino ci sarà la salvezza.

Leonardo Boff ha scritto Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

A espiritualidade natural, a ética,o cuidado: como evitar o fim do mundo

Leonardo Boff

A crise de nosso modo de viver neste único planeta envolve a todos até as nações imperiais. Quem diria que está havendo uma severa erosão dos valores democráticos dos Estados Unidos? O sonho original americano, repetem seus melhores, “implicava um novo mundo no qual o povo vivia livre para realizar seus sonhos,no interior de um ambiente social que gerava cidadãos eslarecidos, responsáveis e comprometidos, com uma apaixonada preocupação com a dignidade e os direitos individuais e dos outros na perspectiva do bem comum”. Evidentemente esse era o sonho da população não dos órgãos governamentais e do aparato militar de segurança que buscavam e ainda buscam,por todos os meios, mesmo bélicos, o monopólio do poder mundial.Aqui era e é outro o sonho.

O que está ocorrendo a partir dos anos 60, diz-nos Steven Rockfeller, da família dos bilionários Rockefellers, um dos idealizadores da Carta da Terra, de opção budista, uma das pessoas mais dialogáveis com quem pude conviver nos  trabalhos da redação da referida Carta, constata que a atual juventude,esqueceu os referidos valores, vive centrada no próprio eu, deprecia seu próprio país e perdeu o sentido da solidariedade.Conclui dizendo:”A América é uma nação à procurara de sua própria alma”(Sipiritual Democracy and our Schools, N.York 2022,p.15).

O que se diz dos Estados Unidos vale praticamente para todos ou os principais países, mesmo para  o nosso, já que estamos todos interdependentes e reféns da cultura do capital, acumulador, materialista,consumista,excludente e insensível ao destino das maiorias pobres. Como professor e pedagogo, Steven Rockefeller escreveu o referido livro “para renovar o espírito americano através da educação desde a mais tenra infância”.

Maneja três categorias com as quais me identifico e com elas tenho trabalhado há anos, em vista de um novo paradigma e de um outro estilo de educação: a espiritualidade, a ética e o cuidado da Casa Comum.

Steven vê a espiritualidade como uma dimensão essencial do ser humano com o mesmo direito de cidadania que o corpo, a inteligência, a vontade, a psique.Por isso é natural.Não se há de identificar a espiritualidade com a religião, embora possa haver inter-relações entre elas. A espiritualidade natural é  inata. Dela nascem as religiões como canalizações culturais deste dado originário.

Como nos tem mostrado,diz Steven, a filosofia, a psicologia do profundo e as neurociências, a “espiritualidade é uma capacidade inata no ser humano que, quando alimentada e desenvolvida, gera um modo de ser feito de relações consigo mesmo e com o mundo, promove a liberdade pessoal, o bem estar, e o florescimento do bem coletivo”(p.10). A espiritualidade natural coloca as questões inadiáveis do ser humano: por quê estamos neste mundo, o que nos espera para além desta vida e a percepção de uma Suprema Realidade. Ela se expressa pelo amor incondicional, pela reverência face ao Universo, pela solidariedade, pelo cuidado com tudo o que existe e vive e pela compaixão por quem sofre.

Essa compreensão me faz recordar a fala de Michail Gorbachev ao se encerrar a redação da Carta da Terra nos espaços da UNESCO em Paris no ano 2000:”Se quisermos salvar a vida no planeta precisamos de novos valores e de uma outra  espiritualidade”. Vale dizer, não são suficientes nossos bens materiais nem a tecnociência. Tudo isso deve vir impregnado dos valores do coração, sede do amor, da afeição, da empatia, da ética, do cuidado e da espiritualidade. Só assim se consegue estabelecer um laço afetivo e solidário para com todos os seres e para com a Terra e assim salvá-los. Todo ser possui um valor em si mesmo, para além do uso humno.A espiritualidade natural nos permite sentir tudo isso, é uma espécie de órgão natural de nossa vida que nenhuma porção de nossa natureza pode desempenhar adequadamente.A física quântica Danah Zohar e seu marido neurólogo, I. Marshall, demonstraram que temos dentro de nós, o que chamaram “o ponto Deus no cérebro”. Toda vez que de forma existencial se abordam temas do Sagrado e do Espiritual verifica-se uma aceleração significativa de neurônios de uma parte do cérebro. É uma espécie de órgão interior pelo qual nossa espiritualidade natural e inata capta aquela Energia poderosa e amorosa que tudo sustenta e age também em nossa interior.(D.Zohar, O ser quântico,Rio 1991).

A espiritualidade natural nos remete diretamente à ética, no sentido clássico dos gregos: a Casa (ethos bem cuidada, agora a Casa Comum, a Terra. O “ethos” busca o bem viver. A “ética”, as formas e maneiras de concretizar o bem viver, pelas virtudes do amor, da justiça, da justa medida, da beleza e demais virtudes consoante o sentir das várias culturas. Desde a mais tenra idade e no processo educacional deve-se desentrar a espiritualidade natural que sempre vem acolitada pela ética do bem viver.

Hoje mais do que nunca se faz urgente o cuidado, entendido, como a essência de todos os viventes, especialmente do ser humano, consoante o mito romano de Higino, explorado pela filosofia e pela antropologia (cf.L. Boff. Saber cuidar:ética do humano-compaixão pela Terra,  Vozes 2023). Deixado por si mesmo, nenhum organismo vivo sobrevive sem o cuidado.

Atualmente se confrotam dois paradigmas: o do poder e o do cuidado. O do poder atual como dominação caracteriza a modernidade. Foi com este poder que se submeteram os povos, muitos feitos escravos, a natureza desapiedadamente explorada, a matéria, a vida e a própria Terra hoje com parca sustentabilidade. O paradigma do cuidado renuncia ao poder como dominação e estabelece uma relação amigável com a natureza e respeita a Terra como a Grande Mãe e Gaia. Atualmente com a devastação no modo da modernidade, impõe-se o paradigma do cuidado se quisermos garantir as condições ecológicas de nossa sobrevivência.

A humanidade se encontra numa encruzilhada: ou segue o caminho do poder atual que implica uma exploração ilimitada dos recursos naturais a ponto de ter afetado o equilíbrio da Terra, haja vista a mudança climática irreversível; esse caminho pode levar-nos a um armagedom ecológico. Ou segue o caminho do cuidado. A humanidade pára, reflete sobre os riscos para sua sobrevivência e então define um rumo mais benevolente,marcado pelo cuidado para com a natureza, de uns para com os outro e com a Terra.Caso contrário, diz a Carta da Terra,”arriscamos a nossa destruição e a da diversidade da vida”(Preâmbulo). Não disse outra coisa o Papa Francisco na Fratelli tutti:”estamos no mesmo barco, ou nos salvamos todos ou ninguém se salva”(n.24)

Se ainda tivermos tempo para esta guinada do nosso destino comum com a Terra, iremos sobreviver e inaugurar outra forma de habitar o planeta,com sentimento de pertença e com a consciência de sermos seus guardiães fiéis.

A educação  possaui essa missão messiânica de desentranhar,desde a nascença, a espiritualidade natural,a ética da Terra e o cuidado pela criação.Por esse caminho haverá salvação.

 Leonardo Boff escrevei Cuidar da Casa Comum:como protelar o fim do mundo,Vozes 2024.

EIN GERECHTER UNTER DEN VÖLKERN

Leonardo Boff

Angesichts der Polemik und der Angriffe, denen er ausgesetzt war, gebe ich einen Artikel wieder, den ich am 3. November 2022 geschrieben habe.  Er hat  die Wahrheit gesagt, die niemand über die Kriegsverbrechen und den Völkermord sagen wollte, die immer noch im Gaza-Streifen stattfinden, der von einem bösen und grausamen rechtsextremen Premierminister Benjamin Netanyahu zerstört wird.

Seit über 40 Jahren. Woher kommt er? Er kommt aus den existenziellen Sklavenquartieren. Er ist ein Nordostler, verachtet von der rückständigen Elite, die in ihrer DNA eine feige Verachtung für die Armen trägt. Er ist ein Kind der Armut. Ein Überlebender des Hungers. Ein Pau de Arara, der mit seiner Mutter und seinen Geschwistern an den Stadtrand von São Paulo gezogen ist.

Die ganze Großfamilie lebte in einer kleinen Bar. Aber es gab eine Mutter, die alle Rollen von Vater, Mutter, Erzieherin, Beraterin und Vorbild erfüllte: Frau LINDU. Sie verstand es, alle ihre Kinder zu erziehen. Sie vermittelte diesem Mann in Kopf und Herz: Gib niemals auf. Stiehl niemals. Niemals lügen.

Dieser ethische Imperativ prägte sein ganzes Leben. Als Junge, der auf einem kleinen Markt arbeitete, wollte er unbedingt einen amerikanischen Cichlete stehlen. Brasilianische gab es nicht. Aber als er seine Hand ausstreckte, erinnerte er sich an Frau Lindu: Er hat das Fahrrad nicht gestohlen, er hat nie etwas gestohlen.

Ich kenne einen Mann, diesen Mann. Lange Zeit war er völlig entpolitisiert. Alles, was ihn interessierte, war Fußball und seine Lieblingsmannschaft, die Corinthinas. Er hat es geschafft, Metallurgie zu studieren. Er lernte aus Erfahrung, ohne etwas über Marx zu wissen, was ein Mehrwert ist. Anfangs, mit wenig Erfahrung, produzierte er eine bestimmte Anzahl von Produkten. Er verbesserte sich so weit, dass er mit größerer Geschicklichkeit und Geschwindigkeit immer mehr von demselben Produkt herstellte. Der Lohn blieb jedoch derselbe. Wem ging der Gewinn aus seiner erhöhten Produktion zu? Nicht an ihn, sondern an seinen Chef. Darin liegt der Mehrwert und der Akkumulationsmechanismus des Unternehmers.

Er wachte auf und erkannte die Ungerechtigkeit gegenüber den Arbeitnehmern. Er wurde ein Gewerkschaftsführer. Er stellte sich gegen die Militärdiktatur. Er wurde verhaftet. Als er freigelassen wird, entfesselt er den Adler, der in ihm schlummert. Sein Charisma als Führer kam zum Vorschein. Er verstand es wirklich, mit den Bossen auf einer Win-Win-Basis zu verhandeln.

Und er dachte: Die Mächtigen haben dieses Land während unserer gesamten Geschichte beherrscht. Sie haben nur für sich selbst regiert. Uns haben sie nie einbezogen. Wir waren Kohle, die für die Produktion ihrer Fabriken verbrannt wurde. Warum können nicht auch wir Arbeiter, die Mehrheit, unser Land regieren und es besser regieren, für alle, angefangen bei den am meisten Ausgebeuteten und Ausgegrenzten?

Zusammen mit anderen gründete er die Partei der Arbeiter (PT). Er kandidierte als Gouverneur und Präsident des Landes. Er hat immer verloren. Aber er gab nie seinen inneren Impuls auf, der von seiner Mutter inspiriert worden war: Niemals aufgeben. In seinen Reden forderte er: Wir müssen dafür sorgen, dass alle Menschen mindestens dreimal am Tag essen können, dass sie ein eigenes Haus mit Stromanschluss haben, dass sie sich selbst weiterbilden und ihre Söhne und Töchter auf gute Schulen schicken können. Eine Rente zu erhalten, um die Herausforderungen des Alters zu meistern. Vor allem aber die Freude am Leben und am sozialen Miteinander.

Und das Mysterium aller Dinge wollte, dass er aus der untersten Etage, aus den existenziellen Sklavenquartieren, aus den Randgruppen, an die zentrale Macht des Landes gelangt. Zum ersten Mal in unserer Geschichte organisierte ein Sträfling von der Erde eine Politik, bei der alle gewannen, auch die Wohlhabenden, aber vor allem diejenigen, die seit Dutzenden von Jahren auf der Hungerkarte standen. Wir hörten nicht mehr die hündischen Schreie von Kindern, die an den Röcken ihrer Mütter zerrten und um die fehlende Nahrung bettelten. Millionen von Menschen wurden in die Gesellschaft integriert, Tausende von Armen, Afroamerikanern und Indigenen konnten durch Quotenregelungen höhere Bildungsgänge besuchen. Ureinwohner, Quilombolas, Frauen und andere mit anderen sexuellen Möglichkeiten haben darin Verständnis und Schutz gefunden. Es hat ihnen nicht nur den Hunger genommen, sondern auch ihre Menschenwürde zurückgegeben.

Der eine steht auf, nicht wenig arrogant, und verkündet: “Gott hat mich auserwählt, das Land zu retten; es steht sogar in meinem Namen, Messias”. Der andere sagt einfach: “Ich danke Gott, dass ich mit der Unterstützung vieler so weit gekommen bin und Millionen von Menschen ernähren kann”. Die Reden haben unterschiedliche Töne: Der eine betont eine angebliche göttliche Berufung, unabhängig von seinen Bemühungen.  Der andere kämpfte zusammen mit anderen und bemühte sich, dieses Ziel zu erreichen. Und er dankt Gott, nach viel Kampf und unermüdlichen Opfern.

Die Welt folgte ihm. Als Präsident waren die Staatsoberhäupter sehr an seinen Erfahrungen und Ratschlägen interessiert. Er entwickelte sich zu einem der größten Führer der Welt. Auf die Frage, ob er den Krieg gegen den Irak unterstütze, antwortete er weise: “Mein Krieg richtet sich nicht gegen ein Volk, sondern gegen den Hunger und das Elend von Millionen in meinem Land und in der Menschheit.

Alles, was gesund ist, kann krank werden. Teile ihrer Regierungen wurden von der Krankheit der Geldgier befallen, die Korruption mit sich bringt. Sie wurden angeprangert und bestraft. Aber es ist nie bewiesen worden, dass dieser Mann aufgrund seiner Position als Präsident persönlich von der Korruption profitiert hat.

Wenn es etwas gibt, das ihn zutiefst verärgert, dann ist es, wenn man ihn einen Dieb nennt. Wo ist seine Villa? Wo sind seine Bankkonten in Brasilien, im Ausland oder in einer Steueroase? Kann jemand auf ihn hinweisen, ohne zu lügen? Als Kandidat wurde sein Leben bis ins kleinste Detail durchleuchtet. Nichts wurde gefunden. Nicht einmal eine Wohnung, die er nie bewohnt hat, oder den Bauernhof eines Freundes, der ihm nie gehörte. Er lebt in einer Wohnung wie jeder andere Bürger, der die Position innehatte, die er innehatte, gut aber bescheiden.

Ich kenne und bezeuge die Transparenz, Ehrlichkeit und Integrität dieses Mannes. Er sagte einige Male zu mir: Sie, die Sie vor zahlreichen Zuhörern sprechen, sagen in meinem Namen: Ich habe nie jemandem fünfzig Cent gegeben, ich habe nie fünfzig Cent von jemandem erhalten. Ich habe nie etwas von jemandem genommen. Und wenn Sie weiterhin behaupten, ich sei ein Dieb, sagen Sie, dass Sie ein Lügner sind. Und wenn Sie weiterhin behaupten, dass ich ein Dieb bin, dann wage ich es, dass Sie vor Gericht gehen und mir die Beweise zeigen, die mich des Diebstahls bezichtigen. Wenn es wahr ist, werde ich die Strenge des Gesetzes akzeptieren. Ich werde alles, was ich angeblich gestohlen habe, doppelt zurückzahlen.  Ich bin bereit, dafür ins Gefängnis gehen.

Ich kenne einen Mann, der alle Arten von Verleumdung, Diffamierung und Demütigung ertragen musste. Seine Frau starb vor Kummer. Sein Enkel, der zu früh starb, machte ihm den Abschied von seinem geliebten Menschen so schwer wie nie zuvor. Als sein älterer Bruder, der ihn als Vater hatte, diese Welt verließ, wurde er zu einer kurzen Totenwache gebracht, umgeben von bewaffneten Soldaten, als ob sie einen gefährlichen Verbrecher führen würden.

Sie brachen ohne Vorwarnung in sein Haus ein. Sie durchsuchten alles, die Matratzen und nahmen sogar die Spielsachen seiner Enkelkinder mit, die bis heute nicht zurückgegeben wurden. Schließlich wurde ein Richter vom Obersten Gerichtshof (STF) als eindeutig befangen anerkannt. Infolgedessen wurden die gegen diesen Mann eingeleiteten Verfahren für ungültig erklärt, und er wurde “wegen eines unbestimmten Vergehens” verurteilt, was in keinem Strafgesetzbuch steht, nicht einmal in dem von Hammurabis Vorfahren, der einige Jahrtausende vor unserer Zeitrechnung lebte. 580 Tage lang wurde er unter strenger Überwachung gehalten. Er hätte Widerstand leisten oder sich in eine Botschaft flüchten können. Im Gefängnis ließ er sein Leben, die Erfolge und Fehler seiner Regierung Revue passieren, studierte eingehend die wichtigsten Aspekte unseres Landes und der Weltgeopolitik. Er verinnerlichte sich und kam voller Humanismus, Hoffnung und Entschlossenheit heraus.

Doch seine Inhaftierung hatte eine perverse Konsequenz: Sie ebnete den Weg für die Präsidentschaft einer finsteren Gestalt, eines Feindes des Lebens und seines Volkes, der von Todessehnsucht und Hass getrieben wurde. Sein Leugnen und sein völliger Mangel an Empathie ließen mindestens 300.000 Menschen an dem Coronavirus sterben.

Die Wahl kam. Sein Gegner, der jeden an Ignoranz, Brutalität und Mordlust übertrifft, setzte alle möglichen und unmöglichen Mittel ein, um ihn zu besiegen, von der Korruption eines milliardenschweren Geheimbudgets bis hin zum gesamten Staatsapparat, in dem “das Kabinett des Hasses” operierte. Es verbreitete Lügen, Fake News, Verleumdungen und Obszönitäten gegen ihn. Sogar der staatliche Polizeiapparat wurde zu Gunsten seiner Kandidatur eingesetzt.

Die Vernunft siegte über die Irrationalität, die Wahrheit über die Lüge, die Liebe über den Hass. Er wurde zum Präsidenten des Landes ausgerufen. Er wurde von den höchsten Autoritäten des Landes und der Welt anerkannt, von XI Jinping bis Biden und Putin. Auch ohne vereidigt worden zu sein, wurde er bereits zur COP27 in Ägypten eingeladen, um über das neue Klimaregime zu diskutieren, und nach Davos, wo sich die Glücksritter versammeln, um zu hören, welche Art von Wirtschaft er ankurbeln will, da die derzeitige sich in einer deutlichen Abwärtsspirale und tiefen Krise befindet.

Ich kenne diesen Mann, charismatisch, herzlich, unfähig, Hass in seinem Herzen zu haben und bereit zum Dialog mit allen. Aus seinem Mund hören wir und von seinem Beispiel lernen wir, dass es immer wichtig ist, die Demokratie zu verteidigen, die Armen in den Mittelpunkt zu stellen, den Amazonas gegen die Gier des wilden Kapitals zu verteidigen und eine Welt anzustreben, die für alle gut ist und sein wird. Wie ein Präsident sagte: “Die Welt vermisst diesen Mann”.

Ihm gebührt die höchste Ehre, die die biblisch-jüdische Tradition einem Weltbürger zuteil werden lässt: ER IST EIN GERECHTIGTER UNTER DEN NATIONEN.

Ich kenne und bezeuge einen Mann, der durch sein Leben, sein Beispiel und seine Fürsorge für sein Volk tatsächlich ein Gerechter unter den Völkern geworden ist.

Sein Name muss nicht erwähnt werden. Das Land kennt ihn. Die Welt erkennt Sie an.Er ist Luis Inácio Lula da Silva, President Brasiliens.

Leonardo Boff, Ökotheologe, Philosoph, ehemaliger Professor für Ethik und Mitglied der Internationalen Erdcharta-Initiative.

Übersetzt von Bettina Goldhartnack