Un Brasile in divenire

“Che Brasile vogliamo” non esce mai dall’agenda delle nostre discussioni, soprattutto nelle basi che subiscono il peso di un tipo di Brasile segnato da immense disuguaglianze e dissanguato dal più perverso governante della nostra storia: Jair Bolsonaro.

Per dare consistenza al progetto-Brasile è importante lavorare su tre assi dialetticamente intrecciati: l’educazione liberatrice, la democrazia integrale e lo sviluppo socio-ecologico. In breve, è necessario sviluppare un’educazione liberatrice che ci apra a una democrazia integrale, capace di produrre un tipo di sviluppo socialmente giusto ed ecologicamente sostenibile.

Partiamo dal presupposto che la Terra non è più in grado di resistere alla spoliazione prodotta dalla voracità produttivistica e consumistica dell’ethos del capitale. Questo ordine nel disordine dura solo perché si utilizza la forza dura e morbida per mantenere le grandi maggioranze in uno stato di deprivazione cronica. Il 18% della popolazione mondiale consuma irresponsabilmente l’80% delle risorse non rinnovabili senza alcun senso di solidarietà generazionale e di rispetto per il patrimonio naturale di tutta la vita.

Celso Furtado giustamente evidenziava: “La sfida alle soglie del XXI secolo non è altro che cambiare il corso della civiltà, spostando il suo asse dalla logica dei mezzi al servizio dell’accumulazione, in un orizzonte temporale breve, a una logica dei fini in funzione del benessere sociale, dell’esercizio della libertà e della cooperazione tra i popoli” (Brasil, A construção Interrompida, Paz e Terra 1993, p.76).

Nuovo paradigma di sviluppo

Ciò che qui viene postulato è un cambiamento nel paradigma dello sviluppo, essenziale per salvaguardare la natura, salvare l’umanità e rendere possibile un progetto-Brasile alternativo. La Dichiarazione delle Nazioni Unite sul diritto dei popoli allo sviluppo del 18 ottobre 1993 già assimilava questa necessità,  definendo che lo sviluppo è “un processo economico, sociale, culturale e politico globale, che mira al costante miglioramento del benessere di tutta la popolazione e di ciascun individuo sulla base della loro partecipazione attiva, libera e significativa e dell’equa distribuzione dei benefici che ne derivano” (Dichiarazione sul Diritto allo Sviluppo, ECOSOC 18.10.1993). Aggiungiamo anche, in senso di completezza, la dimensione psicologica e spirituale.

Pertanto, si postula che l’economia, in quanto produzione di beni materiali, sia un mezzo per consentire lo sviluppo culturale, sociale e spirituale dell’essere umano. Erronea e dalle funeste conseguenze è la visione che intende l’essere umano appena come un essere bisognoso e desideroso di accumulazione illimitata e, quindi, dell’economia come crescita illimitata, come se fosse solo un animale affamato e non un essere creativo, con fame di bellezza, di comunione e di spiritualità. Papa Francesco, nell’enciclica Laudato Si, chiama questo presupposto una “menzogna” (n.106).

È necessario produrre e consumare ciò che è necessario e decente e non produrre e consumare ciò che è superfluo, eccessivo e abusivo. Abbiamo bisogno di passare da un’economia di produzione illimitata a un’economia multidimensionale di produzione sufficientemente generosa, per tutti gli esseri umani e anche per gli altri esseri della comunità di vita a cui apparteniamo.

Il soggetto centrale dello sviluppo, pertanto, non è la merce, il mercato, il capitale, il settore privato e lo Stato, ma l’essere umano e gli altri esseri viventi, come lo enfatizzano i principali documenti sull’ecologia.

Costruzione della democrazia integrale

È in questo contesto che si pone la questione della democrazia integrale. In primo luogo, come valore universale da essere vissuto in tutti gli ambiti in cui gli esseri umani incontrano altri esseri umani, nelle relazioni familiari, comunitarie, produttive e sociali. In seguito come forma di organizzazione politica. Sarebbe il sistema che garantisce a ciascuno e a tutti i cittadini la partecipazione attiva e creativa in tutte le sfere del potere e della conoscenza della società. Questa democrazia sarebbe per definizione popolare (più ampia della democrazia borghese e liberale), solidale (non escluderebbe nessuno, in ragione del genere, della razza e ideologia), rispettosa delle differenze (pluralista ed ecumenica), socio-ecologica perché includerebbe come cittadini e soggetti di diritti anche l’ambiente, i paesaggi, i fiumi, le piante e gli animali, in una parola una democrazia veramente integrale.

Per essere cittadino-soggetto sono necessari tre processi: il primo, l’empowerment, cioè la conquista del potere per essere soggetto personale e collettivo di tutti i processi relativi al proprio sviluppo personale e collettivo; il secondo è la cooperazione andando oltre alla competizione e alla concorrenza, motore della cultura del capitale, che rende i cittadini protagonisti del bene comune. Il terzo, l’autoeducazione continua per esercitare la propria cittadinanza e con-cittadinanza insieme ad altri soggetti. Come affermava Hannah Arendt: alcuni possono conoscere la vita intera senza auto-educarsi.

Educazione alla prassi

È a questo punto che lo sviluppo centrato sull’essere umano e nella democrazia integrale si articolano con l’educazione integrale. L’educazione integrale è un processo pedagogico permanente che coinvolge tutti i cittadini nelle loro diverse dimensioni e mira ad educarli all’esercizio sempre più pieno del potere, sia nell’ambito della loro soggettività sia in quello delle loro relazioni sociali. Senza questo esercizio di potere solidale e cooperativo, non ci sarà democrazia integrale né sviluppo centrato sulla persona e sulla natura e, per questo, l’unico veramente sostenibile.

La pratica, quindi, è la fonte originaria dell’apprendimento e della conoscenza umana, poiché l’essere umano è per sua natura, un essere pratico. La sua esistenza non è riducibile a un dato, ma costituisce un fatto, un compito che richiede una pratica di costruzione permanente. Non avendo un organo specializzato, lui deve continuamente costruire se stesso e il suo habitat attraverso pratiche culturali, sociali, tecniche e spirituali. L’economista ed educatore popolare Marcos Arruda, discepolo di Paulo Freire, lo ha sottolineato a fondo nel suo libro Tornar o real possível (Vozes 2003).

Vale la pena riconoscere che la conoscenza da sola non trasforma la realtà; trasforma la realtà solo la conversione della conoscenza in azione. Per prassi intendiamo proprio questo movimento dialettico tra la conversione della conoscenza in azione trasformatrice e la conversione dell’azione trasformatrice in conoscenza. Questa conversione non solo cambia la realtà, ma cambia anche il soggetto.

La prassi, pertanto, è il cammino di tutti nella costruzione della coscienza umana e universale. È accessibile a tutti gli esseri umani che hanno una pratica. Il lavoratore manuale per apprendere non ha, quindi, bisogno di memorizzare una quantità illimitata di contenuti. L’essenziale è che impari a pensare alla sua pratica individuale e sociale, articolando il locale con il globale e viceversa.

L’educazione alla prassi mira a raggiungere questi tre obiettivi principali:

  1. L’appropriazione di strumenti adeguati per pensare alla propria pratica individuale.
  2. L’appropriazione della conoscenza scientifica, politica, culturale e spirituale accumulata dall’umanità nel corso della storia per garantirgli la soddisfazione dei suoi bisogni e realizzare le sue aspirazioni.
  3. L’appropriazione di strumenti per la valutazione critica della conoscenza accumulata, riciclandola e aggiungendole nuovi saperi che comprendono l’affettività, l’intuizione, la memoria biologica e storica contenuta nel proprio corpo e nella psiche, i sensi spirituali come l’etica o l’unità del Tutto, la bellezza, la trascendenza e l’amore.

Educazione: la più grande rivoluzione

Investire nell’educazione, come ripeteva sempre Darcy Ribeiro, è inaugurare la più grande rivoluzione che possa mai realizzarsi nella storia, la rivoluzione della coscienza che si apre al mondo, alla sua complessità e alle sfide di ordine che esso presenta. Investire nell’educazione è fondare l’autonomia di un popolo e garantirgli le basi permanenti per la sua ripresa di fronte a crisi che possono scuoterlo o disgregarlo, come è avvenuto attualmente dopo la devastazione dell’ignobile governo Bolsonaro. Investire nell’educazione è investire nella qualità della vita sociale e spirituale delle persone. Investire nell’educazione significa investire in manodopera qualificata. Investire nell’educazione garantisce una maggiore produttività.

Lo stato brasiliano non ha mai promosso la rivoluzione educativa. È un ostaggio storico delle élite proprietarie che hanno bisogno di mantenere il popolo nell’ignoranza e nella mancanza di cultura per nascondere la perversità del loro progetto sociale, che è quello di riprodurre i propri privilegi e perpetuarsi nel potere.

Il progetto-Brasile, del Brasile in divenire, farà della rivoluzione educativa la sua più grande leva, creando lo spazio affinché le persone possano esprimere la loro alta capacità di creazione artistica e inventiva pratica, finalmente, per modellarsi come vorrebbero dare forma a se stessi.

Arruda, M., e Boff L., Globalização: desafios socioeconômicos, éticos e educativos, Vozes 2000; L. Boff, Brasil: concluir a refundação ou prologar a dependência, Vozes 2018.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

       Um Brasil em fazimento

                              Leonardo Boff

“Que Brasil queremos” nunca sai da pauta de nossas discussões, especialmente na bases que sofrem o peso de um tipo de Brasil marcado por imensas desigualdades e sangrado pelo perverso governnante de nossa história:Jair Bolsonaro.

Para dar consistência ao projeto-Brasil importa trabalhar  sobre três eixos dialeticamente imbricados: a educação libertadora, a democracia integral e o desenvolvimento socio-ecológico. Resumidamente, mister se faz  desenvolver  uma educação libertadora que nos abra para uma democracia integral, capaz de produzir um tipo de desenvolvimento socialmente justo e ecologicamente sustentado.

Partimos do pressuposto de que a Terra não tem mais condições de aguentar a depredação produzida pela voracidade produtivista e consumista do ethos do capital. Esta ordem na desordem somente perdura porque se utiliza a força dura e doce  para manter as grandes maiorias  em estado de penúria crônica. 18% da população mundial consome irresponsavelmente 80% dos recursos não-renováveis com nenhum  sentido de solidariedade generacional e de respeito ao patrimônio natural de toda a vida.

       Com acerto assinalava Celso Furtado: “O  desafio que se coloca no umbral do século XXI é nada menos do que mudar o curso da civilização, deslocar o seu eixo da lógica dos meios a serviço da acumulação, num curto horizonte de  tempo, para uma lógica dos fins em função do bem-estar social, do exercício da liberdade e da cooperação entre os povos” (Brasil, A construção interrompida, Paz e Terra 1993. p.76).

Novo paradigma de desenvolvimento

O que se aqui se postula é uma mudança no paradigma do desenvolvimento, indispensável para resguardar a natureza, salvar a humanidade e possibilitar um projeto-Brasil alternativo. A Declaração sobre o Direito dos Povos ao Desenvolvimento da ONU de 18 de outubro de 1993 assimilava já esta necessidade ao definir que o desenvolvimento é “um processo econômico, social, cultural e político abrangente, que visa o constante melhoramento do bem-estar de toda a população e de cada indivíduo na base de sua participação ativa, livre e significtiva e na justa distribuição dos benefícios resultantes dele”(Declaration on the Right to Development, ECOSOC  18.10.1993). Nos acrescentaríamos ainda, no sentido da integralidade, a dimensão psicológica e espiritual.

Portanto, postula-se que a economia, como produção dos bens materiais é meio para a possibilitar o desenvolvimento cultural, social e espiritual do ser humano. Errônea e com funestas consequências  é a visão que entende o ser humano apenas como um ser de necessidades e de desejo de acumulação ilimitada e por isso da economia como crescimento ilimitado, como se ele fosse meramente um animal faminto e não um ser criativo, com fome de beleza, de comunhão e de espiritualidade. O Papa Francisco na encíclica Laudato Si,chama este pressuposição de “mentira”(n.106).

Faz-se mister produzir e consumir o que é necessário e decente e não produzir e consumir o que é supérfluo, excessivo e abusivo. Precisamos passar de um economia da produção ilimitada para uma economia multidimensional da produção do suficiente generoso, para todos os humanos  e também para os demais seres da comunidade de vida à qual pertencemos.

O sujeito central do desenvolvimento, portanto, não  é a mercadoria, o mercado, o capital, o setor privado e o estado, mas o ser humano e os demais seres vivos como os principais documentos sobre a ecologia o enfatiazam

Construção da democracia integral

É dentro deste  contexto que se planteia a questão da democracia integral. Primeiro como valor universal a ser vivido em todos os âmbitos onde o ser humano se encontra com outro ser humano, nas relações familiares, comunitárias, produtivas e sociais. Em seguida como forma de organização política. Seria o sistema  que garante a cada um e a todos os cidadãos a participação  ativa e criativa em todas as esferas de poder e de saber da sociedade. Essa democracia seria por definição popular (mais ampia que a democracia burguesa e liberal), solidária (não excluiria ninguém, em razão de gênero, de  raça e ideologia), respeitadora das diferenças (pluralista e ecumênica), sócio-ecológica porque incluiria como cidadãos e sujeitos de direitos também o meio-ambiente, as paisagens, os rios, as plantas e os animais,  numa palavra, uma democracia verdadeiramente integral. 

Para ser cidadão-sujeito são exigidos três processos: o primeiro, o empoderamento, isto  é, a conquista de poder  para ser sujeito pessoal e coletivo de todos os processos relacionados com o seu desenvolvimento pessoal e coletivo; o segundo  é  a cooperação para além da competição  e da concorrência, motor da cultura do capital, que faz dos cidadãos protagonistas do bem comum. O terceiro, a auto-educação continua para exercer sua cidadania e con-cidadania junto com outros sujeitos. Como asseverava Hannah Arendt: alguem pode  conhecer a vida inteira sem se auto-educar.

 Educação da práxis

É nesse ponto que o desenvolvimento centrado no ser humano e na democracia integral   se articula com  a educação integral. A educação integral é um processo pedagógico permanente que abrange a todos os cidadãos em suas várias dimensões e que visa educá-los no exercício sempre mais pleno do poder, tanto na esfera de sua subjetividade quanto na de suas relações sociais.  Sem esse exercício de poder solidário e cooperativo não surgirá uma democracia integral nem um desenvolvimento centrado na pessoa e na natureza e por isso  o único verdadeiramte sustentado.

A prática, portanto, é a fonte originária do aprendizado e do conhecimento humano, pois o ser humano é por natureza constitutiva, um ser prático. Ele não tem a existência como um dado, mas como um feito, como uma tarefa que exige uma prática de permanente construção. Não tendo nenhum órgão especialiado, ele tem que continuamente se construir a si mesmo e o seu habitat pela prática cultural, social, técnica e espiritual. Isso o sublinhou com profundidade o economista e educador popular Marcos Arruda,discípulo de Paulo  Freire, em seu  livro Tornar o real possível (Vozes 2003). 

Cabe reconhecer que  cohecimento sozinho não transforma a realidade; transforma a realidade somente  a conversão do conhecimento em ação.     Entendemos por práxis exatamente esse movimento dialético entre  a conversão do conhecimento em ação transformadora e a conversão da ação transformadora em conhecimento. Essa conversão não apenas muda a realidade, mas muda também o sujeito.

Práxis, portanto, é o caminho de todos na construção da consciência humana e universal. É acessível a todos os humanos que têm uma prática. O trabalhador manual, portanto, não precisa,  para aprender,  memorizar uma quantidade ilimitadada de conteúdos. O essencial é que aprenda a pensar a sua prática individual e social, articulando o local com o global e vice-versa.

A educação da práxis visa atingir esses três objetivos principais:

A  apropriação dos instrumentos adequados para pensar a sua prática individual.

Apropriação do conhecimento científico, político, cultural e espiritual acumulado pela humanidade ao longo da história para garantir-lhe a satisfação de suas necessidades e realizar suas aspirações.

       Apropriação dos instrumentos de avaliação crítica do conhecimento acumulado, reciclá-lo e acrescentar-lhe novos conhecimentos que incluam a afetividade, a intuição, a memória biológica e histórica contida no próprio corpo e na psiqué, os sentidos espirituais como da ética, o da unidade do Todo, da beleza, da transcendência e do amor.

       Educação: a maior revolução

Investir em educação, como sempre repetia Darcy Ribeiro, é inaugurar a maior revolução que se poderá realizar na história, a revolução da consciência que se abre ao mundo, à sua complexidade e aos desafios de ordenação que apresenta. Investir na educação é fundar a autonomia de um povo e garantir-lhe as bases permanentes de seu refazimento face a crises que o podem abalar  ou desestruturar como atualmente ocorreu após a devastação do ignóbil governo Bolsonaro. Investir em educação é investir na qualidade de vida social e espiritual do povo. Investir em educação é investir em mão de obra qualificada. Investir em educação é garantir uma produtividade maior.

O estado brasileiro nunca promoveu a revolução educacional. É refém histórico das elites proprietárias que pecisam manter o povo na ignorância e na incultura para ocultar a perversidade de seu projeto social que é reproduzir seus privilégios e perpetuar-se no poder.

O projeto-Brasil, do Brasil em fazimento, fará da revolução educacional sua alavanca maior, criando o espaço para o povo poder expressar sua alta capacidade de criação artística e inventividade prática, finalmente, para plasmar-se a si mesmo como gostaria de se plasmar.

Arruda, M., e Boff, L.,Globalização: desafios socioeconômicos, éticos e educativos, Vozes 2000; L.Boff, Brasil: concluir a refundação ou prologar a dependência, Vozes 2018.

Uma Igreja samaritana e cuidadora da vida

*Leonardo Boff, teólogo, filósofo e escritor. Ele escreveu: Ecologia: grito da Terra-grito dos pobres, Vozes 2000; com o cosmólogo Mark Hathaway, The Tao of Liberation: Exploring Transformational Ecology, N.York 2010.

Segunda observação: O atual caos sanitário, ecológico, social, político e espiritual é o desdobramento do paradigma que dominou os últimos três séculos de nossa história, agora globalizada. Os pais fundadores da modernidade do século XVII entendiam o ser humano como o dominus, o maître et possesseur (Descarte) da natureza e não como parte dela. Para eles a Terra não tem finalidade e a natureza não tem valor em si mesma, mas apenas ordenada ao ser humano que dela pode dispor à vontade. Esse paradigma modificou a face da Terra, trouxe benefícios inegáveis, mas em sua ânsia de tudo dominar criaram o princípio da autodestruição, de si mesmos e da natureza com armas químicas, biológicas e nucleares. O fim do mundo não é mais coisa de Deus, mas do próprio ser humano que se apropiou da própria morte. Chegamos a tal ponto que o secretário-geral da ONU, António Guterrez, disse recentemente na COP no Egito sobre a mudança de regime climático devido ao aquecimento global que cresce de forma inesperada: “Ou fazemos uma aliança climática ou uma aliança de suicídio coletivo”.

Diante do paradigma do domnius, O Papa Francisco na já citada encíclia Fratelli tutti propõe outro paradigma:  do frater, o do irmão e da irmã, o da fraternidade universal e da amizade social (n.6; 128). Desloca o centro: de uma civilização técnico-industrial, antropocêntrica e individualista para uma civilização de solidariedade, preservação e cuidado de toda a vida.

Sabemos por dados científicos que todos os seres vivos compartilham o mesmo código genético básico, os 20 aminoácidos e as mesmas quatro bases nitrogenadas, desde a célula mais primitiva de 3,8 bilhões de anos, passando pelos dinossauros, pelos cavalos e nos legando. É por isso que somos de fato, e não retórica ou misticamente, irmãos e irmãs. Isso é reafirmado pela Carta da Terra, bem como pelas duas encíclicas ecológicas do Papa Francisco.

Esses dois paradigmas são hoje altamente confrontados. Seguindo o paradigma do senhor e dono que usa o poder para dominar tudo, até as últimas dimensões da matéria e da vida, certamente caminhamos para um armagedom ecológico, com risco de extermínio da vida na Terra. Seria o justo castigo pelas ofensas e injúrias que infligimos à Mãe Terra durante séculos e séculos. Ela continuará seu curso ao redor do sol, mas sem nós.

Com a mudança para o paradigma do frater, do irmão e da irmã, abre-se uma janela de salvação. Vamos superar a visão apocalíptica da ameaça do fim da espécie humana, para uma visão de esperança, de que podemos e devemos mudar de rumo e sermos de fato irmãos e irmãs dentro de uma mesma Casa Comum, incluindo a natureza. Seria uma glória viver e conviver com o ideal andino, do bien vivir em harmonia entre os humanos e com toda a natureza.

Este é o contexto no qual deve situar-se a ação da Igreja, que se pretende samaritana e cuidadora de tudo o que existe e vive.

O Papa Francisco de Roma, inspirado pelo outro Francisco, o de Assis, percebeu a gravidade da situação dramática do sistema-Terra e do sistema-vida. Ele formulou uma resposta. Na Laudato Sì: como cuidar da Casa Comum, convidou a todos a uma conversão ecológica global”(n.5), também “a  uma paixão por cuidar do mundo”…”uma mística que nos encoraja, impulsiona nós, fomenta e dá sentido à ação pessoal e comunitária” (n.216). No Fratelli tutti foi ainda mais radical: “estamos no mesmo barco, ou todos nos salvamos ou ninguém se salvará” (n.32).

Acredito que os elementos das duas encíclicas ecológicas do Papa Francisco podem servir de inspiração.

A primeira coisa é pela missão de ser samaritano e cuidador de toda a vid. Mas por onde começar? Aqui o Papa revela sua atitude básica, muitas vezes repetida em encontros com movimentos sociais, seja em Santa Cruz de la Sierra na Bolívia ou mesmo em Roma:

 «Não esperem nada de cima porque sempre vem mais do mesmo ou até pior; comecem por vocês mesmos», «de baixo, de cada um de vocês, para lutar pelo que há de mais concreto e local, até a última esquina do país e do mundo» (Fratelli n.78). O Papa sugere o que é hoje a ponta da discussão ecológica global: trabalhar o território, o biorregionalismo que permite a verdadeira sustentabilidade, com a agroecologia, uma democracia popular e participativa que humanize as comunidades e articule o local com o universal (Fratelli n .147).

De mãos dadas com a parábola do bom samaritano, faz uma análise rigorosa das várias personagens que entram em cena e aplica-as à economia política, culminando com a pergunta: «com quem te identificas (com o homem ferido na estrada , com o sacerdote, com o levita ou com o estrangeiro, o samaritano, desprezado pelos judeus? Esta pergunta é dura, direta e decisiva. Com qual deles você se parece? (Fratelli n.64). O Bom Samaritano torna-se modelo de amor social e político (n. 66).

Como nunca antes na história, a Igreja, seja local ou universal, deve mostrar-se samaritana porque milhões e milhões caíram nas estradas, como os 33 milhões de famintos no Brasil ou que morre de doenças causadas pela fome. É cruel constatar que 1% da humanidade detém mais riqueza de 4,6 bilhões de pessoas. Eles são cruéis e impiedosos..

As Igrejas mostraram-se samaritanas, especialmente com os mais vulneráveis. Uma imensa onda de solidariedade tem se manifestado nos movimentos cristãos que têm oferecido centenas de toneladas de produtos agroecológicos e milhões de pratos de comida aos marginalizados das periferias das cidades.

Curiosamente, o Papa Francisco, no arco do novo paradigma da fraternidade universal e do amor social. dá um significado político a dimensões que sempre foram tratadas no campo da subjetividade, como ternura, cuidado e gentileza. Afirma que “na política há lugar para o amor com ternura: ao mais pequeno, ao mais fraco, ao mais pobre; eles devem nos amolecer e ter o ‘direito’ de encher nossa alma e nosso coração; sim, são nossos irmãos e irmãs e como tais devemos amá-los e tratá-los assim» (Fratelli n.194)

Ele se pergunta o que é a ternura e responde: «é o amor que se torna próximo e concreto; é um movimento que vem do coração e atinge os olhos, os ouvidos, as mãos” (n.196).

Da mesma forma, define a bondade em seu aspecto político, que significa “«um estado de espírito que não é duro, duro, rude, mas afável, gentil, que apóia e conforta. A pessoa que possui esta qualidade ajuda os outros a tornar a sua existência mais suportável» (Fratelli n.223). Este é um desafio para os políticos, dirigido também aos bispos e aos padres: fazer uma revolução da ternura.Da mesma forma, ele vê a solidariedade como uma forma de “cuidar da fragilidade humana” (Fratelli n.115).

A essência da Igreja, cujas raízes se encontram na comunhão das três Pessoas divinas, reside na communio e não na sacra potestas. O Papa Francisco, especialmente na Laudato Sì, traduz em termos de ecologia moderna e física quântica: um fio comum percorre todo o texto, sustentando “que tudo está relacionado e nada existe fora do relacionamento” (LS n.117;120).

A missão da Igreja é construir pontes, pontes afetivas entre todos e com a natureza. É reconstruir as relações rompidas pelo individualismo da cultura do capital. De fato, a bioantropologia e a psicologia evolutiva deixaram claro que a essência específica do ser humano é cooperar e relacionar-se com todos. Não existe gene egoísta, formulado por Dawkins no final dos anos 60 do século passado sem nenhuma base empírica. Todos os genes estão inter-relacionados entre si e dentro das células. Nesse sentido, o individualismo, valor supremo da cultura do capital, é antinatural e não tem suporte biológico.

Outro ponto fundamental da missão samaritana da Igreja é o cuidado de toda a criação. O cuidado essencial pertence a todos os seres vivos e, segundo a antiga fábula do cuidado, do escravo Higino, aprofundada por Martin Heideger em seu Ser e Tempo, o cuidado é da essência do humano sem a qual ninguém subsistiria.

O cuidado também é uma constante cosmológica: as quatro forças que sustentam o universo (gravitacional, eletromagnética, nuclear fraca e nuclear forte) atuam sinergicamente com extremo cuidado sem o qual não estaríamos aqui refletindo sobre essas coisas.

O cuidado supõe uma relação amigável da vida, protetora de todos os seres porque os vê como um valor em si mesmo, independente do uso humano. Foi o descuido com a natureza, devastando-a, que fez com que os vírus perdessem seu habitat, preservado por milhares de anos, e passassem para o ser humano. O ecofeminismo deu uma contribuição significativa para a preservação da vida e da natureza com a ética do cuidado, porque o cuidado adquire uma densidade especial nas mulheres.

Outro ponto fundamental na missão da Igreja é a solidariedade. Está no coração da nossa humanidade e por si só é um valor eclesiológico como se pôde constatar nas comunidades da Igreja primitiva.

 Os bioantropólogos nos revelaram que, quando nossos ancestrais antropóides buscavam sua comida, eles não a comiam isoladamente. Eles os levaram para o grupo e serviram a todos começando pelos mais novos, depois pelos mais velhos e depois todos os outros. Daí surgiu a comensalidade e um senso de cooperação e solidariedade. Foi a solidariedade que nos permitiu dar o salto da animalidade à humanidade. O que era válido ontem também é válido hoje.

Essa solidariedade não existe apenas entre os humanos. É outra constante cosmológica: todos os seres coexistem, estão envolvidos em redes de relações de reciprocidade e solidariedade para que todos possam se ajudar a viver e coevoluir. Mesmo o mais fraco, com a colaboração de outros, subsiste, tem seu lugar no grupo dos seres e coevolui.

O sistema do capital não conhece a solidariedade, apenas a competição que produz tensões, rivalidades e verdadeiras destruições de outros concorrentes com base na maior acumulação.

Hoje o maior problema da humanidade não é o econômico, nem o político, nem o cultural, nem o religioso, mas a falta de solidariedade com os outros seres humanos que estão ao nosso lado. O capitalismo não ama a pessoa, apenas sua capacidade de produção e consumo.

Como cristãos, seguindo Jesus, devemos fazer do fato da solidariedade essencial uma opção consciente: solidariedade desde os últimos e invisíveis, desde aqueles que não contam para o sistema vigente e são considerados como zeros econômicos, dispensáveis. Aqui reside a base espiritual e teológica da Teologia da Libertação, cujo eixo central é a opção pelos pobres, contra a sua pobreza e a favor da sua libertação.

Qual é o projeto social sonhado pelo Papa Francisco, fundado na fraternidade universal e no amor social? O que resulta de seus textos e pronunciamentos é uma sociedade biocentrada. A vida com toda a sua diversidade deixa de ter centralidade. A economia e a política estão ao vosso serviço para que esta vida se mantenha na Terra, a Terra seja entendida como Mãe viva e generosa.

Tudo isso não pode ser apenas um projeto formulado intelectualmente com todos os recursos técnicos e científicos de que dispomos. Temos que incorporar algo fundamental: a razão cordial ou sensível. É esse tipo de inteligência que reside no mundo da excelência, que nos move e fomenta a ética, a espiritualidade e o cuidado de tal forma que construímos um vínculo afetivo com a Mãe Terra, Pachamama ou Gaia.

A razão intelectual, importante para dar conta da complexidade de nossas sociedades, tem apenas cerca de 7-8 milhões de anos. A razão cordial ou sensível tem cerca de 2020 milhões de anos e surgiu quando os mamíferos surgiram no processo de evolução. A mãe, ao dar à luz sua criação, a ama, cuida dela e a defende. Nós, humanos, somos mamíferos racionais, repletos de carinho, cuidado e carinho com nossos filhos e filhas.

Hoje essa dimensão afetiva está praticamente ausente nos processos técnico-científicos, típicos do nosso paradigma moderno. É importante enriquecer a razão intelectual com a razão sensível e cordial para nos levar a amar e cuidar da Terra e da natureza. Em sua encíclica Laudato Sí, o Papa Francisco mostra várias vezes poeticamente esse motivo cordial e sensível. Ele vê em São Francisco “o exemplo por excelência de cuidado… tinha um coração universal” (LS n.10). Em outro lugar diz com profunda cordialidade: “Tudo está relacionado e todos nós, seres humanos, caminhamos juntos como irmãos e irmãs em uma maravilhosa peregrinação… que também nos une com ternura ao irmão Sol, à irmã Lua, ao irmão rio e a Mãe Terra” (LS n.92;86).

Sem o resgate dos direitos do coração, não vamos nos comprometer com a salvação dos “comuns”, nem vamos estabelecer um laço afetivo com a irmã floresta, com a irmã água, enfim, com todos os seres da natureza da qual fazemos parte.

Unidos de coração e mente, podemos dar sustentabilidade ao projeto de uma civilização biocentrada. O próximo passo da humanidade é começar a dar forma a esse tipo de civilização, que poderá garantir um futuro abençoado para nossa Casa Comum, a natureza incluído.

Termino com uma frase do livro da Sabedoria, citada pelo Papa na encíclica Laudato Sì (n.89): “Sim, tu amas todos os seres e não odeias nada do que fizeste, se odiasses alguma coisa  não  a  terias criado… preservas a todos, ó soberano amante da vida” (Sb 11,24.26). Um Deus que é um amante apaixonado da vida não vai permitir que seus filhos e filhas pereçam assim miseravelmente. Esperamos que haja mudanças substanciais na consciência da humanidade, face às ameaças que poderão exterminá-la, o que será, em suma, “uma conversão ecológica global” (LS n.5) e assim continuaremos a viver e brilhar neste pequeno e radiante planeta Terra, nossa Grande Mãe e Casa Comum

Dixit et salvavi animam meam.

*Leonardo Boff, teólogo, filósofo e escritor. Ele escreveu: Ecologia: grito da Terra-grito dos pobres, Vozes 2000; com o cosmólogo Mark Hathaway, The Tao of Liberation: Exploring Transformational Ecology, N.York 2010

¿Merecemos todavía continuar sobre la Tierra?

Reparando en la situación de la humanidad, de la Tierra viva, de sus ecosistemas, de las relaciones entre las naciones guerreando entre sí militar o económicamente, de tribus en África matándose, cortando brazos o piernas, de una superpotencia como Rusia masacrando a un pueblo pariente suyo, de selvas que están siendo devastadas, como en la Amazonia y en el Congo…

Cuando sigo los informes científicos de los climatólogos diciendo que ya hemos pasado A pergunta que mais importa fazer, aqui, lá fora, e até mesmo às estrelas: por que o ter quase tudo é tão de poucos, e o não ter quase nada é tão de muitos?el punto crítico de calentamiento y que ya no hay vuelta atrás, y que ni la ciencia ni la tecnología nos podrán salvar ya, solo prevenirnos, y finalmente diciendo que radicalizamos el antropoceno (el ser humano es la gran amenaza para la vida, estamos en la sexta extinción de vidas), pasamos por el necroceno (muerte en masa de organismos vivos) y ahora hemos llegado al piroceno (la era del fuego en la Tierra), tal vez la fase más peligrosa para nuestra supervivencia.

Los suelos han perdido su humedad, las piedras se han recalentado y las hojas y las ramas secas empiezan a provocar terribles incendios, como ocurrió en 2022 en toda Europa, hasta en la húmeda Siberia, en Australia, en California y especialmente en la Amazonia. Y más aún, cuando veo que los jefes de estado y los directivos de las grandes empresas (CEOs) ocultan tales datos o no les dan importancia para no perjudicar los negocios, con lo cual están cavando su propia sepultura. Peor aún, cuando OXFAM y otros organismos nos muestran que solo el 1% de la población mundial controla prácticamente todo el flujo de las finanzas y posee más riqueza que más de la mitad de la población mundial (4.700 millones), y que en Brasil, según FORBES, 318 multimillonarios poseen gran parte de su riqueza en fábricas, tierras, inversiones, holdings, en bancos e instituciones de países diferentes al suyo, en el cual 33 millones pasan hambre y 110 millones se encuentran en insuficiencia alimentaria (comen hoy y no saben qué comerán mañana o después) y donde hay millones de parados o en la pura informalidad, me viene a la mente la imparable pregunta: ¿nosotros los humanos, somos todavía humanos o vivimos en la prehistoria de nosotros mismos, sin habernos descubierto como iguales, habitantes de la misma Casa Común?

Con todas estas desgracias, de las cuales el ser humano es en gran parte responsable, ¿todavía merece vivir sobre este planeta? ¿O es que la propia Tierra tiene su estrategia interna, como el coronavirus reveló: cuando una especie amenaza demasiado a todas las demás, busca una manera de disminuir su furor o incluso de eliminarla para que las demás puedan seguir desarrollándose sobre el suelo terrestre?.

En este contexto recuerdo la frase de uno de los mayores brasileros de nuestra historia, Betinho, que decía muchas veces en sus conferencias: el problema mayor no es económico, no es político, no es ideológico, no es religioso. El problema mayor es la falta de sensibilidad del ser humano para con su semejante, con el que está a su lado. Hemos perdido la capacidad de tener compasión con quien sufre, de extender la mano a quien pide un pedazo de pan o un sitio para dormir en época de lluvias torrenciales.

La cultura del capital nos hace individualistas, consumidores, nunca próximos y ciudadanos con derechos, mucho menos nos concede sentir que somos de hecho hermanos y hermanas por tener los mismos componentes físico-químicos, iguales en todos los seres vivos, también en los humanos.

Hace más de dos mil años, hubo alguien que pasó entre nosotros enseñándonos a vivir el amor, la solidaridad, la compasión, el respeto y la reverencia ante la Realidad Suprema, hecha de misericordia y perdón, y que, por causa de estas verdades radicalmente humanas, fue considerado un enemigo de las tradiciones religiosas, un subversivo del orden ético del tiempo y acabó ajusticiado y levantado en lo alto de una cruz fuera de la ciudad, lo cual era símbolo de maldición y del abandono de Dios.

Él soportó todo eso en solidaridad con sus hermanos y hermanas Su mensaje ha permanecido hasta hoy, en gran parte traicionado o espiritualizado para desvitalizar su carácter transformador y mantener al mundo así como está, con sus poderes y desigualdades infernales. Pero otros, pocos, siguieron y siguen sus ejemplos, su práctica y su amor incondicional. Muchos de ellos por seguir su causa conocieron y conocen su mismo destino: la calumnia, el desprecio y la eliminación física. Pero es por causa de estos pocos, creo yo, que Dios todavía se contiene y no nos hace desaparecer.

Aún creyendo esto, ante este cuadro sombrío me vienen a la mente las palabras del libro del Génesis: “El Señor vio cuánto había crecido la maldad de los seres humanos en la tierra y cómo todos los proyectos de sus corazones tendían únicamente hacia el mal. Y el Señor se arrepintió de haber creado a los seres humanos en la tierra y su corazón se entristeció. Entonces dijo el Señor: voy a exterminar de la faz de la tierra al ser humano que creé y con él a los animales, los reptiles y a las aves del cielo, pues me pesa haberlos creado” (Gn 6,5-7).

 Estas palabras, escritas hace más de 3-4 mil años, parecen describir nuestra realidad. Colocados en el jardín del Edén (la Tierra viva) para guardarlo y cuidarlo, el ser humano se ha vuelto su mayor amenaza. No bastaba ser homicida como Caín, ni etnocida con la exterminación de pueblos enteros en las Américas y en África. Se ha hecho ecocida, devastando y desertificando ecosistemas enteros. Y ahora irrumpe como biocida, poniendo en peligro la vida de la biosfera y la propia vida humana.

Aquí cabe citar los informes científicos de una gran periodista norteamericana Elizabeth Kolbert. Después de escribir el libro premiado “La Sexta Extinción: una historia nada natural”, acaba de publicar “El Cielo blanco: la naturaleza del futuro”, en el que describe los intentos desesperados de los científicos para evitar el desastre global como efecto del calentamiento, pues crece día a día. Solo en 2021 fueron lanzadas a la atmósfera 40 mil millones de toneladas de CO2. Estos científicos proponen bloquear con geoingeniería una gran parte del sol para que deje de calentar el planeta. El cielo quedaría blanco.

Hay que decirlo claramente: los responsables de esta funesta situación no es sensillamente la  humanidad,sino las grandes cconrporaciones con sus CEOs y técnicos, el sistema que se implantó ya más de tres siglos y que perdió totalmente su justa medida  funcionndo mecanimente como un robot, explotando todo lo que puede de la naturaleza. Esta lógica irrefreable puede conduzirnos a un desastre fatal. Cuién de estos ecoasesinos tiene conciencia de este eventual fin tragico para todos?Hay que continuar con los negocios as usual.

¿Cuáles serían las consecuencias, especialmente para la biosfera, para la fotosíntesis y para todo aquello que depende del sol? Por eso esa tecnología es cuestionada. Crearía más problemas que los que quiere solucionar.

Termino con la observación de uno de los mayores naturalistas, Théodore Monod, que escribió un libro justamente con este título: “Y si la aventura humana fallase” (2000). La base de su suposición es la terrorífica capacidad destructiva de los seres humanos, pues “son capaces de una conducta insensata y demente; a partir de ahora se puede temer todo, verdaderamente todo, incluso la aniquilación de la raza humana” (edición francesa, p.246).

Soy un pesimista esperanzado. Pesimista ante la realidad perversa en la cual vivimos y sufrimos. Esperanzado porque creo que el ser humano puede cambiar a partir de una nueva conciencia, y creo en el Creador que de esta crisis y eventualmente de una ruina puede construir un tipo de seres humanos más fraternos entre sí y respetuosos de la Casa Común.

*Leonardo Boff, eco-teólogo, ha escrito Habitar la Tierra, Vozes 2022; con Jürgen Moltmann, ¿Hay esperanza para la Tierra amenazada? Vozes 2014.

Traducción de MªJosé Gavito Milano