L’ombra oscura del bolsonarismo  

Leonardo Boff

Tempo fa ho pubblicato un articolo sul mio blog (facebook e twitter) dal titolo “Il peso karmico della storia brasiliana”. Oggi vedo la necessità di tornare sul tema perché la situazione nazionale, in uno scenario elettorale, si è oscurata e ha assunto contorni inquietanti, siano essi di rottura costituzionale o di gravi e violenti sconvolgimenti sociali. Quando l’attuale e sinistro presidente afferma, pubblicamente, che riconoscerà solo un risultato elettorale, cioè la sua rielezione, in caso contrario metterebbe in discussione il voto elettronico o convocherebbe i suoi seguaci armati, probabilmente, i miliziani e a quel punto ci sarebbero gravi disordini.

È così poco politico e frenetico che non nasconde nemmeno il gioco. Lo rivela chiaramente. Un tale comportamento di un capo di Stato, che si caratterizza da continue minacce alle istituzioni e per il perenne disprezzo della drammatica situazione del paese, in particolare, per le oltre 660mila vittime del Covid-19, per i milioni di affamati, per l’insufficienza alimentare, per i disoccupati, ci provoca serie preoccupazioni e serie apprensioni.

Le ragioni dell’emergere dell’ombra bolsonarista

Dobbiamo cercare di capire perché è scoppiata questa ondata di odio, di bugie come metodo di governo, di fake news, di calunnie e di corruzione governativa, impedita di essere indagata. Mi sono venute in mente due categorie: una dalla psicoanalisi junghiana, quella dell’ombra, e un’altra della grande tradizione orientale del buddismo e simili, e tra noi, dello spiritualismo, il karma.

La categoria dell’ombra, presente in ogni persona o collettività, è costituita da quegli elementi negativi che facciamo fatica ad accettare, che cerchiamo di dimenticare o addirittura di reprimere, mandandoli nell’inconscio, sia personale che collettivo.

Cinque ombre nella storia del Brasile

In effetti, cinque grandi ombre segnano la storia politica e sociale del nostro paese: il genocidio indigeno, che persiste fino ad oggi; la colonizzazione che ci ha impedito di avere un nostro progetto, di un popolo libero; lo schiavismo, una delle nostre vergogne nazionali, in quanto implicava trattare lo schiavo come una cosa, un “oggetto” messo sul mercato per essere comprato e venduto e costantemente sottoposto a frustate e al disprezzo; il permanere della conciliazione tra di loro, dei rappresentanti delle classi dominanti, siano esse eredi della ‘Casa Grande’ o dell’industrialismo, soprattutto di San Paolo. Questi non hanno mai pensato a un progetto nazionale che includesse il popolo, ma un progetto che fosse solo loro per loro, in grado di controllare lo Stato, occuparne i suoi apparati e guadagnare fortune nei programmi statali. Per questo emerge una quinta ombra, la democrazia a bassa intensità che persiste fino ad oggi e mostra attualmente una grande debolezza. Misurata dal rispetto della costituzione, dei diritti umani personali e sociali e dal livello di partecipazione popolare, appare come una farsa piuttosto che come una democrazia consolidata.

Ogni volta che un leader politico con idee riformiste, proveniente dal basso, dai quartieri sociali degli ex-schiavi, presenta un progetto più ampio che abbraccia il popolo con politiche sociali inclusive, queste forze di conciliazione, con il loro braccio ideologico, i grandi mezzi di comunicazione, come giornali, radio e canali televisivi, associati a parlamentari e importanti settori della magistratura, hanno utilizzato la risorsa del colpo di stato sia militare (1964), sia giuridico-politico-mediatico (1968) per garantire i propri privilegi. Diffamano, perseguitano e persino, senza base legale, mettono in prigione i leader popolari. Il disprezzo e l’odio, un tempo diretti agli schiavi, si sono trasferiti vigliaccamente ai poveri e ai miseri, condannati a vivere sempre nell’esclusione. È il metodo denunciato dall’eminente sociologa Jessé Souza nel suo classico ‘A élite do atraso’ (2017). Quest’ombra incombe sull’atmosfera sociale del nostro paese. È sempre ideologicamente nascosta, negata e repressa.

La visibilità dell’ombra bolsonarista

Con l’attuale presidente innominabile e l’entourage dei suoi seguaci, ciò che era nascosto e represso è uscito allo scoperto. È sempre stato lì, ritirato ma attivo, a impedire alla nostra società, dominata dall’élite dell’arretratezza, di apportare i cambiamenti necessari in modo da continuare con la logica conservatrice e, in alcuni campi come nei costumi, anche reazionaria.

Le cinque ombre di cui sopra sono diventate visibili nel bolsonarismo e nel suo “capo”: l’ampliamento della violenza fino alla tortura, il razzismo culturale, l’omofobia, quelli di un’altra opzione sessuale, il disprezzo per gli afro-discendenti, gli indigeni, le donne e i poveri. È sorprendente che molte persone, anche persone sensate, possano seguire una figura così maleducata, ignorante e senza alcuna empatia per i sofferenti del nostro paese e del mondo.

Questa è una spiegazione, non certo esaustiva, attraverso l’ombra che sta alla base delle varie crisi che attraversano l’intera società.

L’altra categoria è quella del karma. Per conferirgli un certo grado di analisi e non solo metafisico (il destino umano) mi avvalgo di un lungo dialogo tra il grande storico inglese Arnold Toynbee e Daisaku Ikeda, eminente filosofo giapponese, raccolto nel libro: Elige la vida (Emecé. Buenos Aires 2005).

Il karma è un termine sanscrito che originariamente significava forza e movimento, concentrato nella parola “azione” che ne provocava la corrispondente “reazione”. Si applica agli individui così come alle collettività.

Ogni persona è segnata dalle azioni che ha compiuto nella vita. Questa azione non è ristretta alla persona, ma connota tutto l’ambiente. Si tratta di una specie di conto corrente etico il cui saldo cambia continuamente a seconda delle azioni buone o cattive che si compiono, cioè i “debiti e i crediti”. Anche dopo la morte, la persona, nella credenza buddista, porta con sé questo conto; ecco perché si reincarna affinché, per diverse rinascite, possa azzerare il conto negativo.

Per Toynbee non c’è bisogno di ricorrere all’ipotesi di tante rinascite perché la rete dei legami garantisce la continuità del destino di un popolo (p. 384). Le realtà karmiche permeano le istituzioni, i paesaggi, modellano le persone e segnano lo stile unico di un popolo. Questa forza karmica agisce nella storia, segnando i fatti benèfici o malèfici, cosa già vista da C.G.Jung nelle sue analisi psico-socio-storiche.

Toynbee nella sua grande opera in dieci volumi “A Study of History” lavora sulla chiave Challenge-Response e vede il significato nella categoria del karma. Ma ti offre un’altra versione che mi sembra illuminante e ci aiuta a capire un po’ le ombre nazionali e l’ombra bolsonarista.

La storia è fatta di reti relazionali all’interno delle quali ogni persona è inserita, legata con quelle che l’hanno preceduta e con quelle presenti. C’è un funzionamento karmico nella storia di un popolo e delle sue istituzioni secondo i livelli di bontà e giustizia o di malvagità e ingiustizia che hanno prodotto nel tempo. Si tratterebbe di una specie di campo morfico che continuerebbe a permeare ogni cosa.

L’arroganza europea e quella bolsonarista

Prendiamo l’esempio della cultura europea occidentale. Ha creato la modernità e progettato l’ideale dell’essere umano come dominus, signore di tutto, dei popoli, dei continenti, della Terra, della vita e anche degli ultimi elementi della materia. Si è imposto a livello globale con il ferro e il fuoco e ha generato le principali guerre, in particolare le due guerre mondiali e attualmente, attraverso la NATO, sostiene la guerra in Ucraina.

Nelle parole del grande e discusso analista Samuel P.Huntington nel suo noto libro Clash of Civilizations (1997): “L’intervento occidentale negli affari delle altre civiltà è probabilmente la fonte più pericolosa di instabilità e di un possibile conflitto globale in un mondo multi-civilizzato.” (p.397). È la famosa arroganza occidentale di avere la migliore religione (cristianesimo), la migliore scienza e tecnologia, la migliore società, la migliore democrazia, la migliore cultura, il meglio di tutto ecc. Nel rispetto delle differenze, questo giudizio vale anche per l’arroganza bolsonarista, del presidente e di molti suoi ministri.

Sia Toynbee che Ikeda concordano su questo: “la società moderna (noi inclusi) può essere guarita dal suo carico karmico, e aggiungerei dalla sua ombra, solo attraverso una rivoluzione spirituale nel cuore e nella mente (p. 159), sulla falsariga della giustizia compensativa e di politiche di cura con istituzioni giuste.

Come disfarci delle ombre e del karma negativo

Tuttavia, esse da sole non sono sufficienti e non annulleranno ombre e karma negativi. Servono amore, solidarietà, compassione e una profonda umanità verso le vittime. L’amore sarà il motore più efficace perché, in fondo, Toynbee e Ikeda affermano che “è l’ultima realtà” (p.387).

Una società, permeata dall’odio e dalla menzogna come nel bolsonarismo e incapace di amare efficacemente e di essere meno malvagia, non potrà mai decostruire una g tanto segnata da ombre e dal karma negativo come la nostra. Ciò è particolarmente vero per i modi rozzi, offensivi e bugiardi dell’attuale presidente del Brasile.

Non predicano diversamente i maestri dell’umanità, come Gesù, San Francesco d’Assisi, Dalai Lama, Gandhi, Luther King Jr e Papa Francesco? Solo la dimensione della luce e il karma del bene liberano e redimano la società dalla forza delle ombre oscure e dal male karmico.

Se non sconfiggiamo elettoralmente l’indicibile attuale presidente, il paese passerà da una crisi all’altra, creando una catena di ombre e karma distruttive, mettendo a rischio il proprio futuro. Ma la luce e l’energia del positivo si sono storicamente dimostrate sempre più potenti delle ombre e del karma negativo. Siamo sicuri che saranno loro che scriveranno la pagina definitiva nella storia di un popolo.

Leonardo Boff, ecoteologo ha scritto Brasil:concluir a refundação ou prolongar a dependência,Vozes,Petrópolis 2018.

Fonte:21/05/2022 Rainews

Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti

Pensar lo impensable? La vida y el tiempo

Leonardo Boff

Se me pidió escribir algunos pensamientos sobre la vida y el tiempo, destinados a los jóvenes de hoy. Esto fue lo que escribí.

«Queridos jóvenes:

Consideremos la vida, el valor supremo, por encima del cual solo está el Generador de toda la vida, ese Ser que hace ser a todos los seres. Los científicos, especialmente el más prestigioso de los que se ocuparon del tema de la vida, el ruso-belga I. Prigogine afirmó: podemos conocer las condiciones físico-químico-geológicas que permitieron que la vida irrumpiera hace 3.800 millones de años. Sin embargo, lo que ella es sigue siendo un misterio. Pero podemos decir con seguridad que el sentido de la vida es vivir, simplemente vivir, aún en la condición más humilde. Vivir es celebrar en cada momento ese acontecimiento misterioso del universo que late en nosotros y quizá en muchas otras partes del universo. 

La vida es siempre una vida con y una vida para. Vida con otras vidas, con vidas humanas, con vidas de la naturaleza y con vidas que acaso existan en el universo y que un día pudieran comunicarse con nosotros. Es vida para darse y unirse a otras vidas para que la vida siga siendo vida y se perpetúe siempre.

Pero la vida está tomada por una pulsión interior que no se puede frenar. La vida quiere irradiar, expandirse y encontrarse con otras vidas. La vida solo es vida cuando es vida con y vida para.

Sin el con y sin el para la vida no existiría como vida tal como la conocemos, envuelta en redes de relaciones incluyentes hacia todos los lados. La pulsión irrefrenable de la vida hace que ella no quiera solo esto o aquello. Lo quiere todo. Quiere incluso la Totalidad, quiere lo Infinito. En el fondo, la vida quiere ser eterna.

Ella lleva dentro de sí un proyecto infinito. Este proyecto infinito la hace feliz e infeliz. Feliz porque encuentra, ama y celebra otras vidas y todo lo que la rodea, einfeliz porque todo lo que encuentra, ama y celebra es finito, cae bajo el poder de la entropía y acaba desapareciendo. A pesar de esa finitud en nada se debilita la pulsión hacia lo Infinito y lo Eterno.

Al encontrar ese Infinito descansa, experimenta una plenitud que nadie puede darle, y que solo ella puede disfrutar y celebrar. Lo infinito en nosotros es el eco de un Infinito mayor que nos llama y nos convoca siempre.

La vida es entera, pero incompleta. Es entera porque dentro de ella está todo: lo real y lo potencial. Pero incompleta porque lo potencial todavía no se ha hecho real. Y como lo potencial es ilimitado, nuestro tipo de vida limitado no abarca lo ilimitado. Por eso nunca está completa para siempre. Permanece como apertura y espera una completitud, que quiere y debe suceder algún día. La vida es demasiado oceánica para caber dentro de concptos. Es un vacío que reclama ser plenificado. De lo contrario, la vida no tendría sentido. ¿La muerte no sería el momento de encuentro de lo finito con lo Infinito?

Y con la vida surge el tiempo. ¿Qué es el tiempo? El tiempo es la espera de lo que puede venir y suceder. Esa espera es nuestra apertura, capaz de acoger lo que puede venir, de hacernos más completos y menos incompletos.

¡Vive intensamente cada momento del tiempo! El pasado ya no existe porque pasó, el futuro no existe porque todavía no ha llegado. Solo existe el presente. Vívelo con absoluta intensidad, valora cada momento, él trae el futuro al presente y enriquece el pasado.

Cada momento es la irrupción de lo eterno. Solo puede ser vivido. No puede ser aprehendido, aprisionado o apropiado. Solo él es. Un día fue (el pasado) y un día será (el futuro). Del tiempo, nosotros solo conocemos el pasado. El futuro es inaccesible para nosotros porque todavía no es. Nosotros, sin embargo, vivimos el “es” del presente, que nunca nos es concedido aprehender. Simplemente pasa por nosotros y se va. Él posee la naturaleza de la eternidad que es un permanente “es”. El tiempo así significa la presencia fugaz de la eternidad. Nosotros estamos inmersos en la eternidad.

Vive ese “es” como si fuese el primero y el último. Así tú mismo te eternizas. Y eternizándote participas de Aquel que es siempre sin pasado ni futuro. Un es eterno. Podemos hablar del tiempo, pero él es impensable. Ese es eterno está vinculado a lo que las tradiciones espirituales y religiosas de la humanidad designaron como Misterio, Tao, Shiva, Alá, Olorum, Yavé, Dios, nombres que no caben en ningún diccionario y están más allá de nuestra comprensión. Delante de él se ahogan las palabras. Sólo es digno el noble silencio. 

Sin embargo, cada uno debe darle nombre que es el nombre de su participación en Él y de su total apertura a Él. Ese nombre queda inscrito en todo su ser temporal, pero late principalmente en su corazón. Entonces su corazón y el corazón de Aquel que es eternamente forman un solo e inmenso corazón».

Dedico este texto al profesor Wilian Martinhão que organizó un libro “El tiempo, ¿qué es? Una historia de los tiempos” para el cual hice la Presentación que me permito publicar antes de que la obra vea la luz. 

                                                                     Leonardo Boff teólogo,filósofo e escritor

Pensar o impensável? a vida e o tempo

                                    Leonardo Boff

Foi-me solicitado escrever alguns pensamentos sobre a vida e o tempo, destinados aos jovens de hoje.Eis o que escrevi:

“Meus caros jovens,

Considerem a vida, o valor supremo, acima do qual só há o Gerador de toda vida,aquele Ser que faz ser todos os seres.Os cientistas,especialmente o maior deles que se ocupou do tema da vida, o russo-belga I.Prigogine afirmou: podemos conhecer as condições físico-químico-geológicas que permitiram o irromper a vida há 3,8 bilhões de anos. O que ela seja, no entanto, permance um mistério.

Mas podemos seguramente dizer que o sentido da vida é viver, simplesmente viver, mesmo na mais humílima condição. Viver é  realizar, a cada momento, a celebração desse evento misterioso do universo que pulsa em nós e quiçá em muitas olutras partes do universo.

A vida é sempre uma vida com e uma vida para. Vida com outras vidas, com vidas humanas, com vidas da natureza e com vidas que por acaso existirem no universo e que um dia puderem se comunicar conosco. E vida para dar-se e unir-se a outras vidas para que a vida continue vida e sempre se perpetue.

Mas a vida é tomada por uma pulsão interior que não pode ser freada. A vida quer irradiar, se expandir e se encontrar com outras vidas. A vida é só vida quando é vida com e vida para.

Sem o com e sem o para a vida não existiria como vida assim como a conhecemos, envolta em redes de relações includentes e  para todos os lados.

A pulsão irrefreável da vida faz com que ela não queira só isso e aquilo. Quer tudo. Quer até a Totalidade, quer o Infinito. No fundo, a vida quer ser eterna.

Ela carrega dentro de si um projeto infinito. Este projeto infinito a torna feliz e infeliz. Feliz porque encontra, ama e celebra outras vidas e tudo o que está ao seu redor, mas é infeliz porque tudo o que encontra, ama e celebra é finito, lentamente se desgasta, cai sob o poder da entropia e acaba desaparecendo. Apesar dessa finitude em nada enfraquece a pulsão pelo Infinito e pelo Eterno.

Ao encontrar esse Infinito repousa, experimenta uma plenitude que ninguém lhe pode dar, mas que só ela pode  desfrutar e celebrar. O infinito em nós é o eco de um Infinito maior que sempre nos chama e nos convoca.

A vida é inteira, mas incompleta. É inteira porque dentro dela está tudo: o real e o potencial. Mas é incompleta porque o potencial ainda não se fez real. E como o potencial é ilimitado, o nosso tipo limitado de vida  não comporta o ilimitado. Por isso nunca se faz completa para sempre. Permanece como abertura e espera para uma completude que quer e deve, um dia, acontecer.É um vazio que reclama ser plenificado. Caso contrário a vida não teria sentido.Como disse alguém:”a vida é oceânica demais para caber num doutrina petrificada no tempo”. Não seria a morte o momento de encontro do finito com o Infinito?

Eis que com a vida,  surge o tempo. Que é o tempo? O tempo é a espera daquilo que pode vir a acontecer. Essa espera é a nossa abertura, capaz de acolher o que pode vir, fazer-nos mais inteiros e menos incompletos.

Viva intensamente cada momento do tempo! O passado já não existe porque passou, o futuro não existe porque ainda não veio. Só existe o presente. Viva-o com absoluta intensidade, valorize cada momento, ele traz o futuro para o presente e enriquece o passado.

Cada momento é a irrupção do eterno. Só pode ser vivido. Não pode ser apreendido, aprisionado e apropriado. Só ele é. Um dia foi (o passado) e um dia será (o futuro). Do tempo nós  só conhecemos o passado. O futuro nos é inacessível porque ainda não é. Nós, no entanto, vivemos o “é” do presente que nunca nos é concedido prendê-lo.Ele simplesmente passa por nós e se vai. Ele possui a natureza da eternidade que é um permanente “´é” O tempo assim significa a presença fugaz da eternidade. Nós estamos imersos na eternidade.

Viva esse “é” como se fosse o primeiro e o último. Assim você mesmo se eterniza. E eternizando-se participa Daquele que sempre é sem passado nem futuro. Um é eterno.

Podemos falar do tempo, mas ele é impensável. Esse é  eterno está vinculado ao que as tradições espirituais e religiosas da humanidade designaram como Mistério, Tao, Shiva, Alá, Olorum, Javé, Deus, nomes que não cabem em nenhum dicionário e estão para além de nosso entendimento. Diante dele afogam-se as palavras. Só o nobre silêncio é digno.

Mesmo assim cada um deve dar-lhe o nome que é o nome de sua participação nEle e de sua total abertura a  Ele. Esse nome fica inscrito em todo o seu ser temporal, mas principalmente pulsa em seu coração. Então o seu coração e o coração dAquele que eternamente é, formam um só e imenso coração”.

Dedico este texto ao prof.Wilian Martinhão que organizou um livro “O tempo, o que é? Uma história dos tempos” para o qual eu fiz  a Apresentação que me permito publicá-la antes de a  obra vir à lume.

Leonardo Boff,teólogo,filósofo e escritor

Peligro de destrucción de nuestro futuro

 Leonardo Boff*

En julio de 2021 el gran pensador de la complejidad Edgard Morin cumplió 100 años. Observador atento del curso del mundo, nos entregó un libro Réveillons-nous! – ¡Despertemos!, lleno de sabias y serias advertencias. Resumió su pensamiento en una entrevista a Jules de Kiss, publicada el 26 de marzo de 2022 en Franceinfo y reproducida en portugués por el IHU el 4/4/22. Lector asiduo de sus escritos, esta entrevista inspiró el presente artículo.

Morin advierte lo que vengo repitiendo desde hace mucho tiempo: debemos estar atentos, intentar ver y entender lo que está ocurriendo. La gran mayoría, inclusive jefes de estado, no son conscientes de las graves amenazas que pesan sobre el planeta Tierra, sobre la vida y sobre nuestro futuro. Parecen sonámbulos o zombis, obcecados con la idea del crecimiento económico sin fin y también con la seguridad y con más construcción de armas de destrucción masiva.

Estamos viviendo varias crisis, todas ellas graves: la más inmediata es la pandemia que afecta a todo el planeta, cuyo sentido último no ha sido identificado todavía. Para mí es una señal que la Tierra viva ha enviado a sus hijos e hijas: “no pueden seguir con el pillaje sistemático de la comunidad de vida en la cual se encuentran los hábitats de los distintos virus que en los últimos años han asolado regiones del planeta”. La Covid-19 ha alcanzado todo el planeta, pero no a otros seres vivos y domésticos. Es una señal que no está siendo leída por la mayoría de la humanidad, ni tampoco por los analistas, centrados en las vacunas y en los cuidados necesarios. 

¿Quién se pregunta en qué contexto apareció el virus? Él es consecuencia del asalto de los seres humanos a la naturaleza, especialmente por la deforestación de vastas regiones, destruyendo la casa donde habitan los virus, que pasaron a otros animales y de ellos a nosotros.

La crisis climática es grave, pues si no tenemos cuidado

hasta 2030 el calentamiento global puede aumentar 1,5 grados centígrados o más, lo que comprometería a la mayoría de los organismos vivos y a gran parte de la humanidad. Junto a esto está la Sobrecarga de la Tierra (Earth Oveshoot), constatada el 29 de julio de 2021: los bienes y servicios importantes para la vida se están agotando. Ya ahora necesitamos 1,7 Tierras para atender el tipo de consumo principalmente de las clases opulentas. Arrancamos de la Tierra lo que ella ya no nos puede dar. Ella reacciona aumentando el calentamiento, los eventos extremos, la erosión de la biodiversidad y más conflictos sociales.

Lo que funciona como una espada de Damocles es la posibilidad de una guerra nuclear que puede destruir toda la vida y gran parte de la humanidad. Morin escribe: “Pienso que hemos entrado en una nueva fase. Por primera vez en la historia, la humanidad corre peligro de aniquilación, tal vez no total –habrá algunos supervivientes, como en Mad Max –, pero una especie de ‘reinicio‘ desde cero en condiciones sanitarias sin duda terribles”. 

La guerra en Ucrania ha suscitado este fantasma, pues Rusia, como ya decía Gorbachov, puede destruir toda la vida con solo la mitad de sus ojivas nucleares. Pero, lleno de confianza en que la historia anda, no está cerrada, Morin afirma esperanzado: “Precisamos esperar lo inesperado para saber como navegar en la incertidumbre”.

Es de todos conocida la erosión de las ideas democráticas en el mundo entero. En muchos países, como en Brasil, se está imponiendo un espíritu autoritario y fascistoide, que hace de la violencia física y simbólica y de la mentira directa una forma de gobernar. La democracia ha dejado de ser un valor universal y una forma de vivir civilizadamente en comunidad. Este espíritu puede provocar un tsunami de guerras regionales de gran destrucción.

No olvidemos la advertencia del Papa Francisco en la Fratelli tutti (2020): “estamos en el mismo barco, o nos salvamos todos o nadie se salva”. Somos responsables de nuestro futuro y de la vida en el planeta.

Tenemos la confianza de Morin de que, como la historia ha mostrado, lo inesperado y lo improbable pueden ocurrir. Ya nos enseñaba un pre-socrático: “si no esperamos lo inesperado, cuando venga, no lo percibiremos”. Y así lo perderemos.

Esta es nuestra confianza y esperanza: estamos en medio  de crisis que no  tienen por qué terminar en tragedias fatales. Pueden ser el  despertar de una nueva conciencia y entonces, la ocasión para un salto cualitativo hacia un tipo de convivencia pacífica dentro de la única Casa Común. ¿Será este el próximo paso de la humanidad? ¡Bienvenido sea! 

*Leonardo Boff es teólogo y filósofo y ha escrito: Cómo cuidar de la Casa Común, Vozes 2017.

Traducción de María José Gavito Milano