Perché la chiesa ufficiale non vuole discutere né la sessualita né la legge del celibato

È innegabile il coraggio di Papa Francesco nell’affrontare apertamente la questione della pedofilia all’interno della chiesa. Ha fatto consegnare alla giustizia civile i pedofili, a cominciare dai preti e religiosi fino ai cardinali per farli giudicare e punire. Nell’incontro di Roma verso la fine di febbraio del 2019 sulla protezione dei minori, il Papa ha imposto otto punti tra i quali “pedofilia zero” e la “protezione dei bambini abusati”.

Il Papa addita la piaga principale: “il flagello del clericalismo che è il terreno fertile per tutte queste abominazioni”. Clericalismo qui significa la centralizzazione di tutto il potere sacro nel clero, con esclusione di altri, potere che si giudica al di sopra di qualsiasi sospetto e critica. Succede che persone del clero usano questo potere che, in sé, dovrebbe irradiare fiducia e riverenza, per abusare sessualmente di minori. Intanto, a mio modo di vedere, l’attuale Papa e i suoi predecessori non avevano sollevato la questione fino in fondo, per ragioni che più sotto tenterò di chiarire: la sessualità e la legge del celibato.

Quanto alla sessualità è necesario riconoscere che la Chiesa-grande-istituzione -piramidale ha coltivato storicamente un atteggiamento di sfiducia e perfino negativo davanti alla sessualità. È ostaggio di una visione erronea pervenuta a noi dalla tradizione platonica e agostiniana. Sant’Agostino considerava l’attività sessuale come la via attraverso la quale entra nell’uomo il peccato originale, col quale fin dalla nascita un essere umano diventa portatore di una macchia, di un peccato, senza colpa personale, in soliedarità con il peccato dei progenitori.

Quanto meno sesso procreativo, tanto meno “massa damnata” (massa condannata). La donna, siccome è un essere generativo, introduce nel mondo il male originario. Non le si riconosceva la piena umanità. Era chiamata “mas” che in latino significa “uomo non completo”.

Tutto l’antifemminismo e machismo nella chiesa romano-cattolica, trovavano qui le loro premesse teoriche. Da qui proviene l’alto valore attribuito al celibato, perché, in mancanza di relazione sessuale-genitale, con una donna, non avranno né figli né figlie. E così non si trasmetterebbe il peccato originale.

In tutte le analisi e condanne fatte sulla pedofilia non si è discusso ancora il problema soggiacente: la sessualità.

L’essere umano non ha sesso localizzato puntualmente: è tutto interamente sessuato nel corpo e nell’anima. Ed è talmente essenziale che da esso passa la continuità della vita. Ma abbiamo a che fare con una realtà misteriosa e estremamente complessa.

La Chiesa e anche la teologia no se hanno confrontato con quelli che hanno studiato profondamente la sexualità humana como Freud, Jung, Adler, Fromm, Lacan, Winnicott, Simone de Bouvoir, Ana Freud, Janette Paris, Rose Marie Muraro e tanti altri e altre. De modo generale si può dire che il pensiero officiale catolico   e anche teologico no hanno elaborato una utopia cristiana su la sexualità per aiutare ai fideli di vivere naturalmente, senza tante angustie e dolore, questo dono che Dio ci ha dato. Il documento del Papa Francesco Amoris Laetitica va in questa linea. Ma bisogna profondire molto di più questa tematica così centrale nella vita humana.

Il pensatore francese Paul Ricoeur che ha studiato e riflettuto filosóficamente sulla teoria psicanalitica di Freud ha scritto: “La sessualità, in fondo, rimane forse impermeabile alla riflessione e forse inaccessibile al dominio umano; forse questa opacità fa sì che essa non possa essere riassorbita in una etica e nemmeno in una técnica” (Rivista Paz e Terra n.5 del 1979 p. 36). Essa vive tra la legge del giorno, dove sono in vigore i comportamenti stabiliti e la legge della notte dove funzionano le pulsioni libere. Soltanto un’etica del rispetto di fronte all’altro sesso e l’autocontrollo permanente su questa energia vulcanica possono trasformarla in espresione di affetto, e di amore non in una ossessione.

Sappiamo quanto sia insuficiente l’educazione per l’integrazione della sessualità nella formazione dei preti nei seminari. Essa è fatta lontano dal contatto normale con le donne, il ché produce una certa atrofia nella costruzione dell’identità.

Perché Dio ha creato l’umanità nella forma di uomo e donna. (Gn 1,27)? Non principalmente per generare figli. Ma perché non rimanessero soli e senza compagnia. Le scienze della psiche hanno dimostrato chiaramente che l’uomo matura sotto lo sguardo della donna e la donna sotto lo sguardo dell’uomo. Uomo e donna sono completi ma reciproci e si arricchiscono mutualmente nella differenza.

Il sesso genetico-cellulare mostra che la differenza tra uomo e donna in termine di cromosomi, si riduce appena un solo cromosoma. La donna possiede due cromosomi XX e l’uomo ha un cromosoma ‘X’’ e un altro Y. Dove si capisce che il sesso base è femminile (XX), dato che il maschile (XY) ne è solo una differenziazione. Non c’è un sesso assoluto ma soltanto uno dominante. In ogni essere umano uomo o donna existe “un secondo sesso” spalmato sulla superficie corporea. Nell’integrazione dell’“animus” e dell “anima”, spiego, a partire dalle dimensioni del femminile e del maschile presenti in ciascuna persona se gestisce la maturità umana e sessuale.

In questo processo il celibato non è escluso, può essere un’opzione legittima. Ma nella chiesa è imposto come pre-condizione per essere prete o religioso. Da un altro punto di vista, il celibato non può nascere da una carenza d’amore, ma da una sovrabbondanza di amore verso Dio, che si riversa sugli altri, soprattutto su coloro che sono carenti di affetto.

Perché la chiesa romano-cattolica non abolisce la legge del celibato? Perché è contraddittorio alla sua struttura. Essa è, socialmente, un’istituzione, totale, autoritaria, patriarcale, macista e gerarchizzata. Una chiesa che si struttura attorno al potere sacro realizza quello che C.G. Jung denunciava: “Dove predomina il potere, lì non può esserci né amore né tenerezza. È quello che avviene col machismo e la rigidezza, in parte, nella chiesa. Per correggere questa deviazione, il Papa Francesco non si stanca di predicare “la tenerezza e l’incontro affettuoso” come forma di relazione pastorale che implica anche una integrazione della sexualità e per dare un senso evangelico e espirituale al celibato. Ma come stà ancora la situazione,  Il celibato è funzionale alla Chiesa clericale, sola e solitaria.

Al perdurare di questo tipo di chiesa, non possiamo aspettare l’abolizione della legge del celibato: è utile per l’apparato, anche se non per i fedeli.

E come la mettiamo col sogno di Gesù di una comunità fraterna e egualitaria? Se vissuto, cambierebbe tutto nella chiesa.

*Leonardo Boff insieme a Rose Marie Muraro hanno scritto Feminino &Masculino: uma nova consciência para o encontro das diferenças, Record 2010.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.

Por que a Igreja oficial reluta a discutir a sexualidade e a lei do celibato

É inegável a coragem do Papa Francisco ao enfrentar abertamente a questão da pedofilia dentro da Igreja. Fez entregar à justiça civil os pedófilos desde padres, religiosos até Cardeais para serem julgados e punidos. No Encontro em Roma, em fins de fevereiro de 2019, para a Proteção dos Menores, o Papa impôs 8 determinações entre as quais a “pedofilia zero” e “a proteção das crianças abusadas”

O Papa aponta a chaga principal: “o flagelo do clericalismo que é o terreno fértil para todas estas abominações”. Clericalismo aqui significa a centralização de todo o poder sagrado no clero, com a exclusão de outros, que se julga acima de qualquer suspeita e crítica. Ocorre que gente do clero usa esse poder que, de si, deveria irradiar confiança e reverência, para abusar sexualmente de menores.

Entretanto, a meu ver, o atual Papa e todos os anteriores, não levaram a questão até ao fundo, por razões que abaixo tento esclarecer: a sexualidade e a lei do celibato.

Quanto à sexualidade importa reconhecer que a Igreja-grande-insituição-piramidal alimentou historicamente uma atitude de desconfiança e até negativa face à sexualidade. É refém de uma visão errônea, advinda da tradição platônica e agostiniana. Santo Agostinho via a atividade sexual como o caminho pelo qual entra o pecado original. Por ele, de nascença, cada ser humano se faz portador de uma mancha, de um pecado, sem culpa pessoal, em solidariedade com o pecado dos primeiros pais.

Quanto menos sexo procriatiavo, menos “massa damnata” (massa condenada). A mulher, por ser geradora, introduz no mundo o mal originário. Negava-se a ela a plena humanidade. Era chamada “mas” que em latim significa “homem não completo”. Todo anti-feminismo e machismo na Igreja romano-católica, encontram aqui seu pressuposto teórico discutível em termos filosóficos e teológicos.

Daí o alto valor atribuído ao celibato, porque, não havendo relação sexual-genital com uma mulher, não nascerão filhos e filhas. Assim não se transmitiria o pecado original e a humanidade ficaria  destarte mais purificada. Os criminosos  abusos sexuais de menores praticados por celibatários,mostram que o celibato, por si só, não significa  necessariamente uma purificação da humanidade.

Em todas as análises e condenações feitas sobre a pedofilia não se discutiu ainda o problema subjacente: a sexualidade. O ser humano não tem sexo. Ele é todo inteiro sexuado no corpo e na alma. O sexo é tão essencial que por ele passa a continuidade da vida.

Temos a ver com uma realidade misteriosa e extremamente complexa. A reflexão oficial até hoje não se confrontou positivamente com aqueles que detidamente pesquisaram a sexualidade como Freud, Jung, Adler, Fromm, Winnicott, Lacan, Rollo May,Simone de Bouvoir,Ana Freud, Rose Marie Muraro, Janette Paris entre tantos e tantas. Teria muito que aprender destas contribuições, sem renunciar às eventuais críticas. De modo geral podemos dizer que a Igreja oficial e mesmo a própria teologia não elaboraram uma leitura e um ideal, digamos até, uma utopia  para a sexualidade humana. O que houve sim,foi muito moralismo que trouxe e ainda traz angústia e sofrimento para os cristãos que querem orientar suas vidas pelo caminho cristão. O documento do Papa Francisco Amoris Laeticia (A legria do amor) delineia alguns pontos luminosos nesta linha. Mas devemos ir mais longe e mais fundo.

O pensador francês Paul Ricoeur que muito refletiu filosoficamente sobre a teoria psicanalítica de Freud escreveu: “A sexualidade, em seu fundo, permanece, talvez, impermeável à reflexão e inacessível ao domínio humano; talvez essa opacidade faz com que ela não possa ser reabsorvida numa ética nem numa técnica” (Revista Paz e Terra n. 5 de 1979 p. 36). Ela vive entre a lei do dia onde vigoram os comportamentos estatuídos e a lei da noite onde funcionam as pulsões livres. Só uma ética do respeito face ao outro sexo e um auto-controle permanente sobre essa energia vulcânica, podem transformá-la em expressão de troca afetiva e de amor a dois e não numa obsessão e numa perversão.

Sabemos como é insuficiente a educação para a integração da sexualidade na formação dos padres nos seminários. Ela é feita longe do contacto normal com as mulheres, o que produz certa atrofia na construção da identidade. Por que Deus criou a humanidade, enquanto homem e mulher (Gn1,27)? Não primeiramente para gerarem filhos. Mas para não ficarem sós e serem um vis-a-vis uma ao outro e  companheiros na diferença (Gn 2,18).

As ciências da psiqué nos deixaram claro que o homem só amadurece sob o olhar da mulher e a mulher sob o olhar do homem. Homem e mulher são em si completos, em cada um há a porção masculina e feminina, embora em proporções diferentes. mas, por sua natureza, são recíprocos e se enriquecem mutuamente na diferença.

O sexo genético-celular mostra que a diferença entre homem e mulher em termos de cromossomos, se reduz a apenas um cromossomo. A mulher possui dois crosmosomos XX e o homem um cromosomo X e outro Y. Donde se depreende que o sexo-base é o feminino (XX), sendo o masculino (XY) uma diferenciação dele. Não há pois um sexo absoluto, mas apenas um dominante. Em cada ser humano, homem e mulher, existe “um segundo sexo“. Na integração do “animus” e da “anima”, explico, das dimensões do feminino e do masculino presentes em cada pessoa, se gesta a maturidade humana e sexual.

Neste processo, o celibato não é excluido. Pode ser uma opção pessoal legítima. Mas na Igreja ele é imposto como pré-condição para ser padre ou religioso. Por outro lado, o celibato não pode nascer de uma carência de amor, mas de uma superabundância de amor a Deus, transbordando aos outros, em especial, aos mais carentes de afeto.

Por que a Igreja romano-católica não abole a lei do celibato? Porque seria contraditório à sua estrutura de base. Ela é, socialmente, (teologicamente demanderia outro tipo de reflexão) uma instituição total, autoritária, patriarcal, machista e fortemente hierarquizada. Uma Igreja que se estrutura ao redor do poder sagrado realiza o que C. G. Jung denunciava: “onde predomina o poder aí não há amor nem ternura”. É o que ocorre com o machismo e a rigidez, não em todos, mas em significativa parte dos padres e bispos que presidem as comunidades cristãs.

Não obstante as limitações  assinaladas, importa assinalar que são muitos, diria até, grande parte, que vivem o celibato exemplarmente, e espiritualizam com as renúncias que ele exige (Jesus fala até em “castração” em função do Reino de Deus) e irradiam integridade, jovialidade e mostram que o celibato pode ser um caminho possível de realização de sua própria humanidade.

Para corrigir os desvios de celibatários, o Papa Francisco não se cansa de pregar “a ternura e o encontro afetuoso” com os outros, alimentado por uma viva intimidade com Deus em oração e meditação cotidianas. Entretanto, assim como há séculos se configura enquanto lei imposta aos sacerdotes,  o celibato se faz funcional à Igreja clerical, só e solitária.

Ao perdurar este tipo de Igreja, não esperemos por enquanto a abolição da lei do celibato. Ele é útil para ela mas muito menos para os fiéis.

E como fica a utopia de Jesus de uma comunidade fraternal e igualitária? Se vivida, mudaria tudo na Igreja e também, em parte, da humanidade, animada pelo sonho bom e extremamente humanitário do Mestre de Nazaré.

* Teólogo e escritor. Escreveu com Rose Marie Muraro “Feminino & Masculino : uma nova consciência para o encontro das diferenças”. Record, 2010.

Bolsonaro: regeneração ou destruição: embaixador Samuel Pinheiro Guimarães

De fato, a sociedade e o Estado brasileiro têm características que necessitam ser enfrentadas.

A sociedade brasileira se caracteriza por extremas disparidades de renda e de riqueza; de gênero; étnicas; educacionais; culturais; entre as regiões; entre as periferias e as zonas ricas das cidades.

Essas disparidades, resultado histórico da escravidão, do latifúndio e do colonialismo, são responsáveis pelo fraco desenvolvimento da demanda e do mercado interno; pelo desequilíbrio regional do desenvolvimento; pela tensão social; e em parte pela violência.

O Estado brasileiro agrava mais as desigualdades devido à tributação regressiva; ao financiamento privilegiado de grandes empresas sem contrapartidas; à ineficiência dos serviços; à conivência com a sucção da economia pelo sistema financeiro e à parcialidade da Justiça do que as reduz por programas de transferência de renda para os mais pobres.

A sociedade e o Estado se caracterizam por vulnerabilidades externas, de natureza política, militar, econômica, tecnológica e ideológica.

Essas características são responsáveis pelo desenvolvimento insuficiente do potencial produtivo e distributivo do Brasil, de sua força de trabalho, de seu capital, de seus recursos naturais.

* * *

A estratégia para enfrentar tais desafios estruturais não pode se fundamentar em preconceitos e premissas simples, mas levar em conta a complexidade atingida pela sociedade, pela economia e pelo Estado brasileiro, desde 1930.

Em 1930:

a população brasileira era de 37 milhões de habitantes;

30% era urbana;

80% vivia ao longo da costa;

70% era analfabeta;

a principal atividade econômica era a produção e exportação de café;

a indústria era incipiente e o Brasil importava os produtos industriais que consumiam suas classes ricas e médias;

era exportador de produtos agrícolas, e o café respondia por mais de 90% das receitas de exportação;

o mercado de trabalho era semi-servil, pois não existia contrato de trabalho; salário mínimo; descanso semanal; férias; limite de horas de trabalho;

havia 100 km de rodovia asfaltada;

as mulheres não tinham direito de voto, o voto não era secreto e as eleições eram fraudadas em grande escala;

o Estado moderno não existia, havendo apenas sete Ministérios: Fazenda (1808), Guerra (1815), Exterior (1821), Marinha (1822), Justiça (1822), Transportes (1860) e Agricultura (1860).

Este quadro da sociedade e do Estado, arcaicos e frágeis, foram atingidos pela crise de 1929 que reduziu o preço da saca de café de 200 para 20 libras, desorganizando a economia brasileira, sua atividade interna e seu comércio, a que se juntariam os efeitos do protecionismo na economia mundial e da Segunda Guerra.

 De 1930 até hoje, graças à ação de estadistas, de empresários, de trabalhadores, do Estado e das Forças Armadas, o Brasil:

tem uma população de 210 milhões;

85% da população é urbana;

a percentagem de analfabetos é de 10%;

é grande exportador de produtos agrícolas, graças à Embrapa, empresa estatal, criada em 1972;

é um dos cinco maiores fabricantes de automóveis do mundo;

construiu a maior indústria aeronáutica de aviões regionais do mundo, graças ao ITA, ao CTA e à Embraer, criadas pela Aeronáutica;

dominou o ciclo industrial completo da tecnologia nuclear, graças à Marinha, e aos cientistas que mobilizou;

produz ultracentrifugas com tecnologia própria;

constrói navios e submarinos;

constrói helicópteros;

tem centros de pesquisa científica e tecnológica avançada;

construiu um dos maiores institutos de pesquisa em saúde do mundo, a Fiocruz;

exporta produtos manufaturados;

descobriu, com tecnologia própria, uma das maiores reservas de petróleo do mundo, o pré-sal, graças à Petrobrás, criada em 1954 pelos esforços dos Centros de Estudos de Defesa do

Petróleo do Exército brasileiro, e por uma ampla campanha popular pela nacionalização do petróleo;

criou instituições estatais capazes de financiar investimentos privados, em grande escala e a largo prazo, como o Banco do Brasil (na agropecuária) a CEF (na habitação e saneamento) e

o BNDES (na indústria e todos os campos de atividade);

integrou seu território com o Programa de Metas de JK, a construção de Brasília, e o programa Calha Norte, na Amazônia;

tem 222 mil km de rodovias asfaltadas;

manteve elevado grau de coesão social e regional;

se tornou uma das dez maiores economias do mundo;

manteve relações pacíficas e de cooperação com todos os seus vizinhos.

Os países que podem melhor defender e promover seus interesses são aqueles que têm grande território; grande população; grande coesão social e convicção de destino.

O território extenso permite uma gama maior de recursos minerais, inclusive energéticos e uma agricultura diversificada.

A população grande e urbana permite o desenvolvimento de uma economia e um mercado interno amplo, capaz de produzir e absorver os bens das mais diversas linhas de produção industrial.

A maior coesão social é fator fundamental para o desenvolvimento e para a ação externa eficiente.

A convicção das classes hegemônicas, e das elites que dirigem o Estado em seu nome, de que um país que reúne as condições acima, tem a capacidade e o dever de realizar seu potencial de forma autônoma ocorre em sociedades e Estados como a China, a Rússia, os Estados Unidos e daí seu papel protagônico na política internacional.

No caso do Brasil, que reúne as condições acima, esta convicção existiu em diversos momentos de sua História, mas não ocorre no presente.

O Presidente Bolsonaro se apresenta como defensor radical das políticas do Mercado.

Bolsonaro tem como principal assessor econômico Paulo Guedes, economista ultra neoliberal, formado nos princípios da antiga escola de Chicago.

Jair Bolsonaro, Presidente, e Paulo Guedes, superministro da economia, declararam ser necessário prosseguir, acelerar e aprofundar medidas que são, em seu conjunto, o que se pode definir como um “projeto do Mercado” para o Brasil.

O Projeto do Mercado para o Brasil é o projeto dos muito ricos, dos megainvestidores, das empresas estrangeiras, dos rentistas, dos grandes ruralistas, dos proprietários dos meios de comunicação de massa, dos grandes empresários, dos grandes banqueiros, e de seus representantes na política, na mídia e na academia.

É o projeto de uma ínfima minoria do povo brasileiro, para uma pequena parte do povo brasileiro.

Segundo a Secretaria da Receita Federal, um total de 30 milhões de brasileiros apresentam declaração de renda em que revelam ter rendimento superior a dois salários mínimos, cerca de 500 dólares por mês. Portanto, dos 150 milhões de brasileiros adultos, que são eleitores, 120 milhões ganham menos de dois salários mínimos por mês e estão isentos de apresentar declaração de renda.

Na outra extremidade, seis mil brasileiros declaram voluntariamente ter rendimentos superiores a mais de 320 mil reais por mês. Todavia, pode-se dizer que os que “controlam” o Mercado seriam aqueles que declaram ter renda superior a 160 salários mínimos por mês, cerca de 20 mil indivíduo

O projeto econômico ultraneoliberal de Bolsonaro/Guedes se fundamenta em premissas simplistas:

(a) a iniciativa privada pode resolver, sozinha, todos os problemas brasileiros;

(b) a iniciativa privada estrangeira é sempre melhor do que a brasileira.

fonte:8 de Março de 2019

NO alla cultura della violenza’ SI alla cultura dell’attenzione amorosa e de la pace

Odio e rabbia sono spalmati nella nostra società dilacerata. Chi governa non è propriamente un presidente ma una famiglia, la cui caratteristica principale sta nell’uso delle reti sociali, uso abbinato a linguaggio volgare, a comportamenti grossolani, diffamazione, pretesa di azzerare biografie, distorsione cosciente della realtà, ironia e soddisfazione per le disgrazie degli altri, come nel caso delle morte del piccolo Arthur, di 7 anni, nipote del ex presidente Lula. Dopo il carnevale il presidente in persona ha postato su twitter materiale pornografico scandaloso.

I sentimenti più perversi annidati nell’anima dei seguaci dell’attuale presidente e della sua famiglia, sono venuti a galla. I critici non sono visti come avversari ma come nemici che bisogna combattere.

I Bolsonaro violano la legge aurea, valida in tutte le culture e religioni: “non fare agli altri quelli che non vuoi che facciano a te”. Di accordo con l’eminente giurista Rubens Casara da come si vive in un Stato post-democratico, peggio ancora in un Stato senza leggi possiamo capire il fatto di calpestare la Costituzione passare sopra alle leggi e in fine annullare un’etica minima che conferisce coesione a qualsiasi società. Siamo a un passo dallo Stato del Terrore.

Qui servono le categorie del noto psicanalista Inglese Donald Winnicott, un classico nello studio delle relazioni parentali nei primi anni dell’infanzia, per approfondire ciò che ci sembra essere un po’ patologico. Secondo lui l’assenza di una madre tenera e la presenza di un padre autoritario segnerebbero nei sui familiari, i comportamenti devianti, violenti e la mancanza di percezione dei limiti. Forse questa è la base psicologica soggiacente che ci spiegherebbe qualcosa sulla truculenza dei figli e la spudoratezza del presidente in persona mentre posta su twitter una oscenità sessuale. Comunque, un paese non può essere governato da menti malate di questo tipo di patologia che generano una cultura di insicurezza sociale generalizzata, oltre a rinforzare la cultura della violenza come avviene attualmente.

Invece della cultura della violenza proponiamo la cultura delle attenzioni premurose, uno degli assi che strutturano lo stato psicologico secondo Winnicot. La categoria cura (Care, Concern) appare un vero paradigma. Possiede una profonda ancestralità, raccontata dallo schiavo Higino, bibliotecario di Cesare Augusto, nel suo racconto n. 220. Questo costituisce anche il nucleo centrale dell’opera maggiore di Martin Heidegger Essere e Tempo (s 41 e 42). Sia nell’uno che nell’altro lui afferma che la cura fa parte dell’essenza dell’essere umano. Senza le premure di tutti i fattori che si sono combinati tra di loro, mai sarebbe nato l’essere umano. La cura è tanto essenziale che se le nostre madri non avessero avuto un’infinita premura di accoglierci non avremmo avuto la possibilità di lasciare la culla e, senza l’alimentazione adatta, saremmo morti pe fame.

Bene ha scritto un altro psicanalista nord-americano, Rollo May: “Nell’attuale confusione di episodi razionalisti e tecnici, abbiamo perso di vista l’essere umano. Dobbiamo tornare umilmente alla semplice cura. È il mito della cura , e soltanto questa che ci permette di resistere al cinismo e all’apatia, malattia psicologiche del nostro tempo (Eros e repressione, Vozes 1982, p.340).

Tutto quello che facciamo, viene dunque accompagnato da attenzione amorosa. Quello che noi amiamo noi ce ne prendiamo cura. Tutto quello che di cui noi prendiamo cura e anche oggetto del nostro amore. La cura è talmente essenziale che tutti comprendono perché la esperimentano a ogni momento, sia nell’atto di attraversare la strada o di guidare una macchina oppure con parole dirette di un’altra persona.

Due significati fondamentali sono espressi dal vocabolo “cura”. Innanzitutto significa una relazione amorosa come tra due amici o relazione di protezione verso chi ci somiglia. Non è il pugno della violenza. È piuttosto la mano stesa per un’alleanza di vivere umanamente.

In secondo luogo la “cura” è un qualsiasi tipo di coinvolgimento con coloro che ci sono prossimi e con l’ordine e il futuro del nostro paese. Questo implica una certa preoccupazione perché non controlliamo il destino degli altri e quello del paese. Chi ha cura non dorme, diceva Vieira.

Finalmente, osservava ancora Winnicot, l’essere umano è qualcuno che ha bisogno di essere curato, accolto, valorizzato e amato. Simultaneamente è un essere che desidera di aver cura, come è chiaro con tutte le nostre mamme, essere accolto e essere amato.

Questa cura degli uni per gli altri e di tutti per tutto ciò che ci circonda, la natura è la nostra casa comune, frena la violenza, non permette l’azione devastante dell’odio che offende e uccide, è fondamento di una pace duratura.La pace è consequenza della cultura dell’attenzione amorosa.

La Carta della Terra accettata dal ONU nel 2003, ci offre una comprensione tra le più vere della pace: “quella pienezza che risulta dalle relazioni corrette in se stesso e anche con le altre persone, altre culture, altre vite, con la Terra e con il tutto maggiore del quale siamo parte” (n.16, f).

Nell’attuale momento del nostro paese, attraversato da odio, parole offensive e escludenti, la cura è un imperativo. Contrariamente approfondiremo la crisi che ci sta distruggendo e rubandoci il nostro orizzonte e la speranza.

*Leonardo Boff è filosofo e scrittore e ha scritto: Sapere aver cura, Vozes 1999, molte riedizioni, e anche O cuidado necessário, 2013 in italiano presso alla Cittadella Editrice, Assisi.

Traduzione di Romano Baraglia e Lidia Arato.