To preserve Pope Francis’ singular perspective: holistic ecology

Pope Francis has effected enormous change in the ecological discourse by moving from environmental ecology to holistic ecology. Holistic ecology includes socio-political, mental, cultural, educational, ethical, and spiritual ecology. The danger exists that this holistic vision may be assimilated into the usual environmental discourse, without noticing that all things, knowledge, and events are interrelated. That is, global warming results from industrial excesses, the poverty of large portions of humanity is related to the means of production, distribution and consumption, violence against the Earth and her ecosystems derives from the paradigm of domination that has underlain the predominant civilization for four centuries already, anthropocentrism is a consequence of the illusory belief that we own all things and that they only have meaning to the degree that they serve our pleasure.

That cosmology (groupings of ideas, values, projects, dreams and institutions) moves Pope Francis to say: “never have we offended and mistreated our Common Home as we have done in the last two centuries” (nº 53).

How can we overcome that dangerous path? Answers the Pope: “by changing direction,” and still more, with the disposition to “delineate great paths of dialogue that help us emerge from the spiral of self-destruction in which we are submerging ourselves (163). If we do nothing, we could encounter the worst. But the Pope trusts in the creative capacity of humans, who together will be able to formulate the great ideal: “a single world in a common project” (164).

The prevailing imperial vision of those who control the finances and destinies of world politics is very different: “Only one world and only one empire”.

To address the many critical aspects of our situation the Pope proposes holistic ecology. And he gives it the right foundation: “Given that all are intimately related and that the present problems require a vision that takes into account all the factors of the world crisis, I propose that we stop now to think of the different aspects of a holistic ecology that clearly incorporates the human and social dimensions” (137).

The theoretical proposal derives from the new cosmology, quantum physics, and the new biology, in a word, from the contemporary paradigm deriving from the theory of complexity and chaos (destructive and generative). Along those lines, Werner Heisenberg, one of the founders of quantum physics, would repeat: “all has to do with all, at all points and in all moments; all is relationship and nothing exists outside of the relationship”.

The Pope repeats this innumerable times, forming the tonus firmus of his statements. We find in nº 92 what is surely the most beautiful and poetic of his formulations: “All is related, and all human beings are together as brothers and sisters in a marvelous pilgrimage, intertwined by the love that God has for each and every one of His creatures and that also binds us, with tender love, to Brother Sun, to Sister Moon, to Brother River and to Mother Earth”.

That vision has existed for almost a century already, but could never insert itself into politics or the field of social and human problems. We all continue as hostages of the old paradigm that isolates problems and seeks a specific solution for each, without realizing that a solution for one can magnify another problem. For example, the problem of the soils’ infertility is addressed with chemical nutrients that, once used, penetrate the Earth into the water tables and aquifers, poisoning them.

The encyclical can serve as an educational instrument to help us make our own that inclusive and holistic vision. For example, as the encyclical affirms: “When one speaks of the «environment» particular mention is made of the relationship that exists between nature and the society that inhabits it. This makes us understand nature as something apart from us, or merely as the framework for our life. But we are included in her, we are part of nature” (139).

And it continues, giving us convincing examples: “The present analysis of the environmental problems is inseparable from the analysis of the human, family, labor, urban contexts, and the relationship of each person with him or herself, that creates a certain mode of relating with others and with the environment” [115].

If everything is relationship, then human health itself depends of the health of the Earth and her ecosystems. All events are intertwined, for better or worse. That is the texture of reality, neither opaque nor level, but complex and highly interrelated.

If we thought of our national problems as the interplay of inter-retro-relationships, we would not have so many contradictions between ministries and governmental actions. Pope Francis suggests paths that are certain and can free us from the anxious state in which we now find ourselves, facing our common future.

Pierre Teilhard de Chardin was right when he wrote in the 1930s: “the era of nation-states has already passed. The task before us, if we don’t perish, is to build the Earth.” Caring for the Earth with tender and fraternal affection in the spirit of Saint Francis of Assisi and Francis of Rome, we can continue “walking and singing” as the encyclical ends, filled with hope.

We still have a future, and we will shine.

Free translation from the Spanish by
Servicios Koinonia, http://www.servicioskoinonia.org.
Done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU..

Papa Francesco: geloso custode della casa comune

Qualche tempo fa ho scritto che papa Francesco, per il santo patrono che gli ha ispirato il nome – Francesco di Assisi – ha tutto per essere il grande promotore di una proposta ecologica globale. Deve essere lui, perché purtroppo ci mancano leaders con autorità e convincenti parole e gesti per risvegliare l’umanità, in particolare le élite, verso le minacce che riguardano il comune destino della Terra e dell’umanità e verso la responsabilità collettiva e circostanziata di salvaguardarla per tutti.

Questo auspicio è stato realizzato interamente con la pubblicazione dell’enciclica “Laudato si’: la cura della nostra casa comune”. Ci offre, infatti, un ampio testo di ecologia integrale di straordinaria bellezza intellettuale e spirituale, unendo quel che è tanto caro a Francesco d’Assisi e a Francesco di Roma: La cura verso la sorella e madre Terra e l’amore preferenziale verso i dannati della Terra.

Questo collegamento attraversa il testo come un filo. Non esiste una vera ecologia, sia ambientale, sociale, mentale o integrale, se non salva l’umanità umiliata dei millioni di impoveriti della nostra storia, quelli con i quali la Terra, come madre, viene attaccata e insultata. Papa Francesco appare come custode geloso della casa comune. Estremamente coerente con il carattere della Chiesa della liberazione latinoamericana, con la sua corrispondente teologia, è l’opzione preferenziale per i poveri, contro la povertà, per la giustizia sociale e per la sua liberazione. L’opposto della povertà non è la ricchezza, è l’ingiustizia di proporzioni strutturali e globali. Il modo più appropriato per affrontare questa anti-realtà è l’ecologia integreale che articola “il grido della Terra con il grido dei poveri” (n.49).

Ecologia non è solo la gestione dei beni e delle risorse scarse della natura. Rappresenta piuttosto un nuovo stile di vita, una nuova arte di vivere nella casa comune in modo che tutti possano starvi bene. Non solo gli esseri umani, questo è l’ antropocentrismo criticato dalla enciclica (nn.115-121), ma tutte le cose viventi e non viventi, in particolare la comunità più grande della vita che soffre una dura erosione della biodiversità a causa della predominanza della tecnocrazia. Questo è un altro nome per identificare la causa principale della crisi ecologica globale: la furia produttivista e consumistica, diciamo con una parola che il Papa non usa il termine: capitalismo sfrenato, che cerca di accumulare illimitamente a costo di devastare la natura, di impoverire le persone con il rischio di una mega catastrofe ecologico-sociale. Questo sistema, come sottolineato dal Papa, “impone un comportamento che sembra suicida” (n. 55).

Questo legame tra la Grande Povera (la Terra) e i poveri, come videro presto i teologi della liberazione, è giustificato dal fatto che viviamo in tempi di estrema urgenza: l’impronta ecologica della Terra è già stata superata per oltre il 30%. La Terra ha bisogno di un anno e mezzo per reintegrare ciò che sottrarre il nostro consumo per un anno.

Questa scoperta solleva la questione della nostra sopravvivenza collettiva. Dobbiamo cambiare se vogliamo evitare il baratro. Quindi la questione centrale che pone l’enciclica è: come dobbiamo rapportarci con la natura e con la Madre Terra? La risposta è con la cura, con la fratellanza universale, col rispetto ad ogni essere perche possiede valore intrinseco e con l’accettazione della interrelazione di tutti con tutti.

A questo proposito, Francesco de Roma è andato a cercare l’ispirazione in un esempio vivente e non teorico, in san Francesco d’Assisi. Esplicitamente dice: “Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità” (n.10).

Tutti i biografi del suo tempo (Celano, San Bonaventura, citato dalla enciclica) testimoniano “il tenerissimo affetto che nutriva per tutte le creature”; “dava loro il dolce nome di fratelli e sorelle di chi indovinava i segreti, come colui che godeva della libertà e della gloria dei figli di Dio”. Liberava gli uccellini dalle gabbie, si prendeva cura di ogni animale ferito e chiedeva ai giardinieri di lasciare un angoletto libero, di non coltivarlo, perché lì potessero crescere tutte le erbe, anche quelle dannose, perché “anche loro annunciano il bellissimo padre di tutti gli esseri”.

Il Papa avverte che questo non è “un romanticismo irrazionale, perché influisce sulle scelte che determinano il nostro comportamento” (n.11). Se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati” (n.11).

Ecco la trasparenza di un nuovo modo di essere-nel mondo, diverso da quello dalla modernità tecnocratica. In questa, l’essere umano è sopra le cose come chi le possiede e le domina. Il modo-di-essere di Francesco è invece essere insieme a loro, per vivere come fratelli e sorelle a casa. Egli misticamente intuì ciò che ora sappiamo dalla scienza: che siamo tutti portatori del medesimo codoce genetico di base; che ci rende parenti, cugini e fratelli e sorelle tra di noi; da qui l’importanza del rispetto, e dell’amore reciproco e di non usare la violenza contro di noi né contro gli altri esseri, i nostri fratelli e sorelle. Questo modo-di-essere è in grado di aprire un cammino per il superamento della crisi ecologica globale.

Traduzione di C.Felice e M.Gavito

El Papa Francisco: celoso cuidador de la Casa Común

Tiempo atrás escribimos que el Papa Francisco por causa del patrono que le inspiró el nombre – Francisco de Asís – tendría todo a su favor para ser el gran promotor de una propuesta ecológica mundial. Debía ser él, pues lamentablemente nos faltan líderes con autoridad y con palabras y gestos convincentes que despierten a la humanidad, especialmente a las élites dirigentes, ante las amenazas que afectan el destino común de la Tierra y de la Humanidad y a la responsabilidad colectiva y diferenciada de salvaguardarlo para todos.

Y este deseo se realizó plenamente con la publicación de la encíclica “Laudato si’: cuidar de la Casa Común”. Nos ofrece un texto de gran amplitud – la ecología integral – de rara belleza intelectual y espiritual, uniendo lo que era tan caro a san Francisco de Asís y también a Francisco de Roma: el comportamiento de cuidado con la hermana y madre Tierra y un amor preferencial a los condenados de la Tierra.

Esta conexión atraviesa todo el texto como un hilo conductor. No hay verdadera ecología, de ninguna expresión, sea ambiental, social, mental o integral, si no rescata a la humanidad humillada de los millones de empobrecidos de nuestra historia, aquellos en los cuales la Tierra como madre es más agredida y ofendida. El Papa Francisco aparece como celoso cuidador de la Casa Común. Se muestra extremadamente coherente con la marca registrada de la Iglesia de la liberación latinoamericana con su correspondiente teología que es la opción preferencial por los pobres, contra la pobreza y a favor de la justicia social y de su liberación. Lo opuesto a la pobreza no es la riqueza, es la injusticia de proporciones estructurales y mundiales. La forma más adecuada para enfrentar esta antirrealidad es la ecología integral que articula “tanto el grito de la Tierra como el grito del pobre” (n.49).

La ecología es más que un mero administrar los bienes y servicios escasos de la naturaleza. Representa un nuevo estilo de vivir, un arte nuevo de habitar diferentemente la Casa Común de tal forma que todos puedan caber en ella. No solamente los humanos, lo que configuraría el antropocentrismo duramente criticado por la encíclica (nn.115-121), sino todos los seres vivos e inertes, especialmente la gran comunidad de vida que sufre dura erosión de la biodiversidad por causa del predominio de la tecnocracia. Este es otro nombre para identificar al principal causante de la crisis ecológica globalizada: la furia productivista y consumista, digamos nosotros con una palabra que el Papa no usa, del capitalismo salvaje que busca acumular de forma ilimitada a costa de la devastación de la naturaleza, del empobrecimiento de las personas y del riesgo de una mega catástrofe ecológicosocial. Este sistema impone a todos un comportamiento, como enfatiza el Papa, que “parece “suicida” (n. 55).

Esta vinculación entre el Gran Pobre (la Tierra) y los pobres, como lo vieron muy pronto los teólogos de la liberación, se justifica porque vivimos tiempos de extrema urgencia: la huella ecológica de la Tierra ha sido ya sobrepasada en más del 30%. La Tierra necesita de un año y medio para reponer lo que nosotros con nuestro consumo le sustraemos durante un año.

Este dato nos plantea la cuestión de nuestra supervivencia colectiva. Tenemos que cambiar si queremos evitar el abismo. Por eso la pregunta central que la encíclica plantea es: ¿cómo debemos relacionarnos con la naturaleza y con la Madre Tierra? La respuesta es con el cuidado, la fraternidad universal, el respeto a cada ser pues posee valor intrínseco y con la aceptación de la interrelación de todos con todos.

En este particular, Francisco de Roma fue a buscar inspiración en un ejemplo vivo y no teórico, en Francisco de Asís. Explícitamente dice: ”creo que Francisco es el ejemplo por excelencia del cuidado por todo lo que es débil y de una ecología integral vivida con alegría y autenticidad” (n.10).

Todos los biógrafos de su tiempo (Celano, San Buenaventura, citados por la encíclica) dan testimonio de “el tiernísimo afecto que nutría hacia todas las criaturas”; “les daba el dulce nombre de hermanos y hermanas de quienes adivinaba los secretos, como quien goza ya de la libertad y de la gloria de los hijos de Dios”. Liberaba pajaritos de las jaulas, cuidaba de cada animalito herido y llegaba a pedir a los jardineros que dejasen un rinconcito libre sin cultivar para que allí pudiesen crecer las malas hierbas, pues todas “ellas también anuncian al hermosísimo Padre de todos los seres”.

El Papa advierte que esto no es “romanticismo irracional, porque tiene consecuencias en las opciones que determinan nuestro comportamiento” (n.11). Si no usamos el lenguaje del encantamiento, de la fraternidad y de la belleza en relación con el mundo, ”nuestras actitudes serán las del dominador, del consumidor o del mero explotador de recursos, incapaz de poner un límite a sus intereses inmediatos” (n. 11).

Aquí se transparenta otro modo-de-estar en el mundo, diferente del de la modernidad tecnocrática. En esta, el ser humano está sobre las cosas como quien las posee y domina. El modo-de-estar de Francisco es situarse junto con ellas para convivir como hermanos y hermanas en casa. Él intuyó místicamente lo que hoy sabemos por la ciencia: que todos somos portadores del mismo código genético de base; por eso nos une un lazo de consanguinidad, haciéndonos parientes, primos y hermanos y hermanas a unos de otros; de aquí la importancia de respetarnos y de amarnos mutuamente y jamás usar violencia entre nosotros y contra los demás seres, nuestros hermanos y hermanas. Este modo de ser podrá abrirnos un camino de superación de la crisis ecológica global.

Leonardo Boff, columnista del JB online y ecoteólogo

Traducción de Mª José Gavito Milano

Que mudanças o Papa pode introduzir na Igreja?

Há poucas semanas dei uma entrevista por e-maisl à jornalista Aline Rodrigues Imécio  da  Revista Epoca. Por razões alheias a ela, a revista não foi publicada. Como são muitos que me fazem perguntas semelhantes aquelas que ela me fez, publico-a aqui. Talvez possa interessar a alguns já que o Papa está nestas semanas intencionsalmente peregrinando pelos países mais pobres da América Latina: o Equador, a Bolívia e o Paraguai.

1-) A partir da posse do Papa Francisco assistimos a algumas mudanças no comportamento tradicional de um Papa. Francisco escolheu dormir em um aposento simples na Casa de Santa Marta, utiliza um crucifixo de latão, recusou o carro oficial do Vaticano dentre outros privilégios. O senhor considera que o Papa Francisco pode ser capaz de mudar a imagem da Igreja católica ou pelo menos a imagem que temos do Papa tradicional?

R/ Cabe lembrar que o Papa vem de fora, não vem da velha cristandade européia, agônica e sem futuro pela frente. O modelo de Igreja européia é ter um Papa como uma espécie de faraó ou imperador romano,  com todos os hábitos, paramentos e títulos que herdou dos imperadores romanos, desde  a “mozzeta” (capinha sobre os ombros), símbolo do absoluto poder imperial até a vida nos palácios e os hábitos que os palácios impõem. O bispo de Roma, assim que ele gosta de se chamar que é o título mais antigo, despaganziou a figura do Papado. Não vive no palácio mas numa casa de hóspedes, Santa Marta. Renunciou a todos os símbolos do poder. A famosa “mozzeta” ele a  deu de presente ao secretário para que a levasse para sua casa. Isso decepcionou os europeus em geral e irritou os conservadores, como se o Papa tivesse perdido a dignidade do cargo. O que orienta o Papa é a Tradição de Jesus que é anterior aos evangelhos (estes começaram  ser  escritos 40 anos após execução de Cristo na cruz, chegando até os anos 90 com o evangelho de São João). A Tradição de Jesus que se encontra nas entrelinhas dos quatro evangelhos é o Jesus histórico que suscitou uma grande esperança no povo, pregando o Reino de Deus (crime de lesa majestade porque o único Reino é o de César em Roma), contando estórias cheias de lições, priviligiando os pobres e os considerados pecadores públicos, libertando as pessoas dos formalismos para torná-las livres e disponíveis para o amor incondicional e a inclusão de todos com uma abertura total a Deus, chamado de “Paizinho”(Abba). Pois esses são os parâmetros que regem a conduta do Papa. Ele certamente inaugurará uma nova dinastia de Papas que virão do Terceiro Mundo, onde vivem quase 80% dos cristãos. O Cristianismo hoje é uma religião do Terceiro Mundo, embora sua origem foi do Primeiro Mundo. Essa Igreja do Terceiro Mundo era considerada periférica, mas é a única que demonstra vitalidade, cresce e apresenta-se como uma força moral e política na definição dos destinos da humanidade.

2-) Outra característica bastante presente em Francisco, e que se mostrou ausente em Bento XVI, é a questão do carisma com o público. Ratzinger, por ter um comportamento mais tradicionalista- embora tenha surpreendido com sua renúncia- e fechado não se mostrou um Papa muito próximo aos fiéis, enquanto Francisco faz esforços para que a todo momento esteja perto dos católicos e tentando compreender o que eles esperam da doutrina católica, prova disso foi a proximidade com os brasileiros na última Jornada Mundial, no Rio de Janeiro.  Diante disso, minha pergunta é: o senhor acredita que o fato deste Papa ser mais midiático, estar mais perto do povo, pode fazer com que o catolicismo ganhe mais adeptos ao longo do tempo?

R/ O Papa Francisco deixou claro que não quer saber de proselitismo. Ele quer conquistar as pessoas pela sedução da beleza, da compaixão e do amor sem distinções que se derivam da mensagem de Jesus. Seu primeiro escrito leva esse título:”A alegria do Evangelho”. Em razão disso faz duras críticas à visão doutrinária e dogmática da Igreja que apenas afasta os fiéis e esconde o que há de melhor na prática de Jeus e de sua mensagem: uma mensagem de alegria para todo o povo, como diz o evangelista Lucas.  Evangelho em grego significa “boa notícia”. Para muitos o evangelho e a Igreja se tornaram um pesadelo, tudo menos uma alegria. Ele quer recuperar esse dado originário. Como Cardeal em Buenos Aires já vivia o que mostra hoje: habitava  num pequeno apartamento e não no palácio, fazia sua comida, renunciou ao carro oficial, andava de ônibus ou de metrô e subia as favelas sozinho para se entreter com o povo, entrando nas casas e comendo o que lhe ofereciam. Era a simplicidade completa. Desde jovem, no Colégio Maior havia feito o voto de pobreza, no sentido de dar centralidade aos pobres e viver com os pobres. Por isso escolheu o nome de Francisco para remeter-se a São Francisco de Assis, o poverello e fratello, simples e irmão de todas as criaturas até do lobo de Gubbio.

3-) Existem algumas doutrinas da Igreja Católica que estão bastante ligadas às tradições e que são alvo de muitas críticas. A não aceitação da relação entre homossexuais, o divórcio e o celibato são algumas delas. Porém, o Papa Francisco, desde que assumiu seu pontificado, têm tocado nessas questões. Disse por exemplo, que o celibato pode mudar por não ser um dogma de fé, vem discutindo uma melhor integração dos divorciados na IgrejaCatólica e já disse que  os homossexuais não podem ser julgados ou marginalizados. O senhor acredita que, essas declarações podem sinalizar umtipo de mudança à essas visões mais tradicionalistas da Igreja Católica? Sesim, de que maneira ele poderia fazer isso?

R/  O Papa Francisco recupera na Igreja o bom senso, perdido em grande parte pelo doutrinalismo e tradicionalismo. Essa visão doutrinalesca comete verdadeiros escândalos como se fez na Afria quando o Vaticano exigia que os bispos proibissem a camisinha, em países onde a população está até diminuindo por causa da AIDS. Esta atitude coloca os princípios acima da vida, o que é um erro teológico e uma desumanidade. Este Papa coloca o ser humano no centro, com seus problemas, buscas, desvios e esperanças. A Igreja deve acompanhar a cada grupo. Nas suas palavras “nao deve ter um guarda de alfândega que deixa passar a uns e impede a outros”. A Igreja não deve ser um castelo fehado,mas “uma casa aberta para todos, que permite entrar  a todos, pouco importa seu estado moral ou doutrinal”. Mais ainda: “ela é como um hospital de campanha” que tenta salvar os feridos, pouco importa se não ateus, muçulmanos ou cristãos. Ele se apresenta como um homem plenamente humano, solidário com todos os demais humanos, para além de sua ideologia e religião. Se são humanos, logo são meus irmãos e irmãs, especicalmente, os pobres e os feitos invisíveis na sociedade. Isso pertence à Tradição de Jesus que é antes um modo de viver, mais uma espirtualidade que um conjunto de verdades, espiritualidade feita de valores humanitários de solidariedade, cuidado e amor. Essa é a grande revolução na Igreja e da igreja: deslocar o centro: da Igreja para o mundo e do mundo para os pobres. Isso custa muito aos cardeais e bispos que, vaidosos, se consideram ilegitimamente “príncipes da Igreja”. Estes resistem pois o poder é sempre tentador pelas vantagens pessoiais que confere. O Papa sabe bem distinguir o que é mera disciplina que pode mudar como o celibato, ou a relação com os homoafetivos dos quais disse que “eles trazem qualidades e virtudes que enriquecem a Igreja”. Quando e onde se ouviu isso antes? Está aberto a dar a comunhão aos divorciados porque eles são os que mais precisam e dar uma benção a sua união, pois o amor deles, conta diante de Deus. Como não deve contar para  a Igreja que prega que o nome verdadeiro de Deus é “amor”?

4-) Com as tendências à Reforma da Igreja, o Papa Francisco tem despertado antipatia de alguns membros da Cúria Romana, dizem que a pressãopode ser tamanha, que o ex-porta voz de Bergoglio na Argentina, Guilhermo Marcó, disse que não seria uma novidade que Francisco, assim como Bento XVI, renunciasse. O senhor acredita que às pressões da Cúria Romana a Francisco possam ser tamanhas ao ponto de ele sentir o desejo de renunciar?

R/ Essas pessoas não conhecem quem é Bergoglio ou o Papa Francisco. Ele é terno e fraterno como São Francisco de Assis para tcom todos especialmente com os mais discriminados. Mas é um jesuita. E como tal é um homem de exímia formação, de estratégia e de sabedoria no manejo do poder. Não sem razão mandou diretamente para a prisão o núncio apostólico em Santo Domingo quando se comprovou inequivocamente que era um pedófilo obstinado. Foi chamado a Roma e o Papa logo o encarcerrou. O mesmo fez com aquele alto funcionáro (arcebispo creio) do Banco Vaticano que veio da Suiça com um aviãozinho com cerca de 30 milhões de euros, dinheiro de lavagem dos mafiosos e de alguns cardeais. Do aeroporto foi direto para a prisão. Esse Papa não é de se intimidar. Sofre ameaças de morte, o que já lhe foi comunicado. Ele  sorridentemente respondeu: eu não pedi a Deus que me fizesse Papa. Então que Ele me proteja. E se me matarem, é sinal que Deus me chamou e vou contente para cair em seus braços de Pai amoroso. Aqui se nota a fé profunda, como total despojamento e a determinação deste Papa que conheceu o que foi a bárbara repressão dos militares argentinos.

5-) Dentre as reformas que Francisco pode fazer, o senhor acredita que ele possa dar mais espaço para as mulheres na cúpula da Igreja?

R/ Ele disse várias vezes: não é possível não dar mais espaço às mulheres. Elas são mais da metade da Igreja e têm direito de participar nas decisões sobre o caminho que a Igreja deve tomar. Aventa-se a idéia até de que possa fazer cardeiais a algumas mulheres notáveis por seu engajamento  na Igreja. Cardeal é um título e não precisa a ordenação sacerdotal prévia, como era o Cardeal Richilieu ou o Cardealo Mazarino na França que eram grandes políticos e leigos. E eu acrescentaria um argumento em favor das mulheres. Elas são mais da metade da humanidade e da Igreja. E são as mães e as irmãs da outra metade feita dos homens. Logo a importância delas é fundamental. Finalmente elas nunca trairam Jesus, enquanto os Apóstolos fugiram e Pedro o negou. Foram as primeiras testemunhas do fato maior da fé cristã que é a ressurreição de Jesus. Foram apóstolas dos apóstolos.

6-) No ano passado, o Papa Francisco manifestou interesse em ler o livro do senhor “Igreja: Carisma e Poder”, em que a discussão hierárquica da Igreja é discutida.  Que tipo de mudança o senhor acredita que isto possa representar?

R/ Aquilo que o Papa vem dizendo sobre a Igreja, seus equívocos, as críticas que faz aos conservadores, chamando-os de gente de “quarta-feira de cinzas” , gente “azeda como os vinagre”, tristes como se fossem ao próprio enterro, é muito mais grave do que eu escrevi no livro “Igreja: carisma e poder” em 1982 e ajuzado pela ex-Inquisição em 1984 em Roma. Eu tentei aplicar os princípios da Teologia da Libertação para as relações internas da Igreja. E ai me dei conta como ela, enquanato instituição, é absolutista, autoritária, não respeita os direitos humanos para defender sempre a “santidade da instiuição” (veja a ocultação dos pedófilos enquanto pode até ter que reconhecer que os haviam não somente entre padres, mas também entre bispos e até entre dois cardeais). Se ele tivesse dito naquele tempo seria condenadomuito mais que eu. Agora vivemos em tempos de verdade e de liberdade. Esse Papa ama a transparência, renunciou a excepcionalidade da Igreja como se somente ela é a portadora legítima da mensagem de Jesus. Em ecumenismo já definiu a linha: caminhemos juntos com nossas diferenças mas todos a serviço do povo e do mundo. Esse recíproco reconhecimento e a missão comum como serviço aos demais é o passo que faltava dar e ele, com bom senso apenas, deu.

7-) Por fim, o que  o senhor espera do Papa Francisco e da Igreja Católica para os próximos anos?

R/ Se não o liquidarem (cuidado com os mafiosos que foram na Calábria todos excomungados pelo Papa e eles são vingativos e se associam à gente da Cúria Romana) eu creio que virá uma grande retomada da significação ética, religiosa e política do Cristianismo  que é maior que a Igreja. Já lhe foi sugerido e eu o fiz por carta que convocasse uma Assembléia de todas as Igrejas cristãs para ver como podem enfrentar a globalização que é perversa para os pobres e ao mesmo tempo abre um espaço novo para o encontro dos povos e a possibilidade de entrarem em contacto com a mensgem cristã. Ele nos respondeu que quer fazer isso, mas somente depois de colocar a Igreja internamente em ordem, com a reforma da Cúria, quer dizer, com as instâncis de poder e de condução da Igreja. Isso não é faicl, pois os católicos são uma inteira China, um bilhão e duzentos milhões de fiéis. Como  coordenar essa imensa mole de fiéis? Somente com a decentralização, com um pequeno corpo de peritos em poder religioso que supervisionam as comunidades para manter um mínimo de unidade na diversidade. Para isso aIgreja deve se descodentalizar, se desclericalizar (fazer o celibato optativo), dar mais espaço às mulheres (quem sabe até o acesso ao sacerdócio como fizeram várias igrejas cristãs muito próxima como é a anglicana), se  despatriarcalizar no sentido de só homens terem acesso ao poder religioso e incluir mais os leigos e leigas não na simples participação, coisa que já fazem, mas nas decisões concretas sobre que caminhos tomar neste mundo globalizado. Depois disso viria um encontro com todas as religiões e caminhos espirituais para que juntos mantenham a chama sagrada que arde dentro de cada pessoa que as impulsiona para fazer o bem, amar a verdade e superar todas as divisões e exclusões. Isso seria a glória. E no fundo é isso que todos esperam dos cristãos e das pessoas religiosas e creio que corresponde ao que Jesus, no fundo, queria quando andou entre nós.