La Madre Terra riserva spiacevoli sorprese

                  Leonardo Boff

Fin dalla più remota antichità la Terra è sempre stata considerata una Madre che, insieme alle altre energie cosmiche, ci fornisce tutto ciò di cui la vita sul pianeta ha bisogno. I greci la chiamavano Gaia o Demetra, i romani Magna Mater, gli orientali Nana, gli andini Pachamama. Tutte le culture la consideravano un’entità super vivente che, per essere viva, produce e riproduce la vita.

Solo nella modernità europea, a partire dal XVII secolo, la Terra venne considerata come una “mera cosa estensiva”, senza scopo. La natura che la ricopre non ha valore in sé, ma solo quando è utile all’essere umano. L’essere umano non si considera parte della natura, ma il suo “signore e padrone”. E ha fatto di tutto con essa, senza alcun rispetto, alcune cose buone e altre letali. Questa audace modernità ha creato il principio della propria autodistruzione con armi che possono distruggere totalmente se stessi e la vita.

Lasciamo da parte questo modo funereo di abitare la Terra ecocida e geocida, per quanto minaccioso possa essere in qualsiasi momento. Lasciamoci sfidare (senza la pretesa di spiegare) gli ultimi eventi estremi accaduti: le grandi inondazioni nel sud del Brasile e in Libia, il devastante terremoto in Marocco, gli incendi indomabili in Canada, nelle Filippine e altrove.

In larga misura, nella comunità scientifica si sta creando un consenso (ad eccezione della politica e dei grandi oligopoli economici dominanti) sul fatto che la causa principale, non l’unica, è dovuta al cambiamento del regime climatico della Terra e ai limiti d’insostenibilità del pianeta. È il famoso Earth Overshoot Day: consumiamo più di quanto la Terra possa offrirci. E non si scalda nemmeno più.

Essendo un Super Essere vivente, reagisce inviandoci il riscaldamento globale, ondate di eventi estremi, terremoti, uragani, virus letali ecc. Siamo arrivati ​​a un punto in cui, se non invertiamo il processo devastante degli ecosistemi, potremmo andare incontro al nostro sterminio come specie umana. Gli ultimi fatti sono premonitori.

Da tutto bisogna trarre lezioni. Oggi sappiamo ciò che era negato alle generazioni precedenti, come funzionano le placche tettoniche che compongono il suolo della Terra. Conosciamo le sue pericolose crepe, quali placche possono essere in movimento. La conseguenza è che se costruiamo le nostre città e case su queste crepe, potrebbe arrivare un giorno in cui si verificherà uno spostamento o uno scontro delle crepe, producendo un terremoto con incalcolabili sacrifici umani e culturali. Eccole qui le opere del genio umano. La conseguenza che dobbiamo trarre oggi è che non possiamo costruire le nostre case e le nostre città su questi luoghi. Oppure dovremmo sviluppare tecnologie, come hanno fatto i giapponesi, che costruiscano edifici basati su metalli in grado di bilanciare l’intero edificio al punto da resistere ai movimenti sismici.

Qualcosa di simile vale per le grandi inondazioni di magnitudo travolgente. Sappiamo che tutti i fiumi hanno il loro letto dove scorre l’acqua. Ma la natura ha previsto che ai suoi bordi debbano esserci spazi abbastanza ampi da resistere alle inondazioni. Questi spazi fanno parte del letto esteso. Su di essi invano si costruiscono edifici e intere città. Quando arriva il diluvio, le acque reclamano il loro spazio in cui scorrono. Allora sopraggiungono le calamità. Consapevoli di questi dati, si impongono misure di contenimento o semplicemente di non consentire che in questi luoghi si costruiscano case, fabbriche e quartieri. In termini più radicali, queste parti della città devono trovare un altro luogo sicuro per evitare di essere danneggiate o distrutte.

Si tratta di conoscenze di cui i funzionari governativi e le autorità pubbliche devono tenere conto. Altrimenti, a causa di una mancanza di conoscenza che rasenta l’irresponsabilità si troveranno, di tanto in tanto, ad affrontare catastrofi che uccidono persone, distruggono case e rendono inabitabile una determinata regione.

Queste catastrofi appartengono alla storia della Terra. Siamo arrivati a conoscere 15 grandi estinzioni di massa. Una delle più importanti avvenne 245 milioni di anni fa quando si formarono i continenti (dall’unica Pangea). In quella occasione scomparve il 90% delle specie animali, marine e terrestri. La Terra ebbe bisogno di alcuni milioni di anni per ricostruire la sua biodiversità. La seconda maggiore estinzione di massa si verificò 65 milioni di anni fa, quando un asteroide lungo quasi 10 chilometri cadde nello Yucatan, nel sud del Messico. Ciò causò un immenso maremoto, con un grande volume di gas velenoso e una tenebre immensa che oscurò il sole impedendo così la fotosintesi e il 50% di tutte le specie morì. Le principali vittime furono i dinosauri che per 130 milioni di anni popolavano parte della Terra.

È curioso notare che, dopo ogni estinzione di massa, la Terra ha sperimentato una fantastica fioritura di nuove specie. Dopo quest’ultima apparvero soprattutto i mammiferi, dai quali noi stessi discendiamo. Ma misteriosamente iniziò anche una terza estinzione di massa. Quella attuale non è come le due precedenti avvenute di colpo. Essa avviene lentamente, attraverso diverse fasi, a partire dall’era glaciale 2,5 milioni di anni fa. Negli ultimi tempi si è constatata un’accelerazione di questa estinzione. Il regime di crisi climatica aumenta di giorno in giorno e gli eventi estremi si moltiplicano come abbiamo descritto. Siamo entrati in un allarme ecologico, pertanto, come ha detto severamente il Papa nella Fratelli Tutti: Siamo sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o non si salva nessuno”.

Come dice Peter Ward, nel suo libro [pubblicato in Brasile] O fim da evolução” (Campus 1997): 100mila anni fa, un altro grande asteroide colpì la Terra, questa volta in Africa. Questo asteroide si chiama homo sapiens. In altre parole, è l’essere umano moderno che ha inaugurato l’antropocene, il necrocene e il pirocene. Se il rischio è grande, diceva un poeta tedesco, grande è anche la possibilità di salvezza. È in questo che spero e confido, nonostante le calamità sopra descritte.

Leonardo Boff, ha scritto “O doloroso parto da Terra, Vozes  2021” e “Abitare la Terra”, Castelvecchi 2022.

traduzione dal portoghese di Gianni Alioti

Como enfrentar o novo regime climático da Terra?

Leonardo Boff

Ultimamente muitos me tem perguntado pelas razões de tantos eventos extremos que estão ocorrendo por todo o planeta: por que tantos tufões, ciclones, enchentes, nevascas, secas prolongadas e ondas de calor com cerca de 40C ou mais, seja na Europa e mesmo em grande parte de nosso país? Até alguns anos atrás os grandes centros científicos e mesmo o Painel Intergovernamental sobre Mudanças Climáticas (IPCC) não tinham certeza sobre seu caráter, se era algo natural ou consequência da atividade humana. Lentamente a frequência dos eventos extremos  foi crescendo até a ciência reconhecer que se tratava de um fato antropogênico, quer dizer, resultado da ação humana devastadora da natureza.

Alguns cientistas projetaram a hipótese que depois se confirmou como teoria (verdade em ciência enquanto não for refutada) de que uma nova era geológica havia se instaurado. Chamaram-na com razão de antropoceno que seguiu o holoceno de onde vínhamos já há mais de dez mil anos. Significa que o meteoro rasante que destrói a natureza e compromete o equilíbrio do planeta é o ser humano,especialmente, o processo produtivo explorador.Hoje esta compreensão se naturalizou nos discursos científicos e também no meios de comunicação.

Alguns biólogos vendo o extermínio de espécies vivas em razão da mudança climática começaram a falar do necroceno vale dizer, da morte (necro em grego), em grande escala, de vidas; seria um subcapítulo do antropoceno.A situação tornou-se muito mais grave com a irrupção de grandes incêndios em muitas regiões do planeta, inclusive naquelas que se imaginava as mais únidas como a Amazônia e a Sibéria. Para tal evento, extremamente perigoso para a continuidade da vida na Terra, criou-se a expressão piroceno (em grego piros é fogo).

Estaríamos neste momento no interior de várias manifestações de desequilíbrios no sistema-Terra e no sistema-Vida que nos obrigam a a  colocar a pergunta: como será daqui por diante o curso de nossa história? A não se fazer mudanças corajosas e seguir pelo caminho percorrido até o momento, poderemos conhecer  verdadeiras tragédias ecológico-sociais. António Guterrez, secretário geral da ONU tem usado expressões duras, afirmando: “ou reduziremos drasticamente a emisssão de gases de efeito estufa ou iremos ao encontro de um suicídio coletivo. Mais direto foi ainda o Papa Francisco, na encíclica Fratelli tutti: “estamos no mesmo barco,ou nos salvamos todos ou ninguém se salvará”(n.32).

O fato é que a Terra não é mais a mesma. O sistema de sua auto-sustentação em todas as esferas que compõe um planeta vivo, Grande Mãe ou Gaia, corre risco de entrar em colapso Os que anualmente calculam a Sobrecarga da Terra (The Earth Overshoot),  vale dizer, a redução crescente dos elementos mantenedores da vida, ocorreu  neste ano no dia 2 de agosto.Eles nos advertem, que  não podemos chegar a novembro porque aí todo o sistema planetário entraria em colapso.

Se tudo mudou, nós que somos parte  da Terra ou, mais corretamente,aquela porção consciente dela, também teremos que mudar  e incorporar aquelas adaptações que nos permitirão continuar sobre este planeta. Em que se basear para esta adaptação?

Seguramente a tecno-ciência é indispensável. Mas nela não se encontra a solução. Ela se ocupa com os meios. Mas meios para que fins? Estes fins constituem  aquele conjunto de princípios e valores que fundam uma sociedade humana e permitem um convivência minimamente pacífica, pois, largados aos seus próprios impulsos,os seres humanos podem se entre-devorar (superação da barbárie).

A fonte destes valores e princípios não se encontram em utopias conhecidas e superadas, em ideologias ou religiões. Para serem humanos, tais valores e princípios devem ser buscados na própria existência humana,quando observada com atenção e profundidade.

O primeiro dado:pertence ao DNA do ser humano como o mostrou um dos decifradores do genoma humano (J.Watson, DNA:o segredo da vida, 1953) o amor social. Por causa dele nos sentimos parentes com todos os portadores deste código, também nos seres vivos da natureza. Este amor social funda uma fraternidade sem fronteiras,constituindo a comunidade biótica e a sociabilidade humana. O cuidado essencial: desde a mais alta antiguidade  (a fábula 22 de Higino do tempo de César Augusto)  foi visto como a essência do ser humano e de todo e qualquer vivente. Se não for cuidado,garantido-lhe os nutrientes necessários, fenece e morre. A isso pertence manter as florestas em pé e reflorestar as áreas devastadas. Está também em nosso DNA o sentido da interdependência entre todos. Todos estamos dentro de uma rede de relações e nada existe e subsiste fora deste complexo de relações Ele constitui a matriz relacional, perdida no modo de produção capitalista que privilegia a competição e não a cooperação e dá  a centralidade ao indivíduo, apartado de sua relação para com a natureza. Cabe também ao nosso substrato humano, a percepção da corresponsabilidade coletiva e universal, pois, ou todos se unem e se salvam ou se dilacera a realidade com o risco de tragédias ecológico-sociais sem fim. Esse senso de corresponsabilidade coletiva sustenta o projeto social mais promissor, capaz de salvaguardar a vida que ganhou forma no ecosocialismo (cf. Michael Löwy). Seria a humanidade junto com a comunidade de vida vivendo dentro da mesma Casa Comum de forma colaborativa e acolhedora das diferenças. Dentro desta Casa Comum coexistem os vários mundos culturais com seus valores e e tradições, como o mundo cultural chinês, indiano, europeu,americano e dos povos originários  entre outros. A  espiritualidade pertence também à existência humana originária que se compõe pela valorização da vida, pela compaixão pelos mais fracos, pelo cuidado por  tudo o que existe e vive e pela total abertura ao infinito, já que somos um projeto de infinitas possibilidades a serem realizadas.Esta espiritualidade não se identifica com a religião, embora esta nasça da espiritualidade,mas nos valores acima referidos.

Para alcançar essa forma de habitar a Terra, os humanos deverão reunciar a muitas coisas, especialmente ao individualismo, ao consumismo,à busca insaciável de bens materiais e de poder sobre outros. São adaptações obrigatórias, se decidirmos continuar neste pequeno e belo planeta  ou então enfrentaremos o conjunto das crise acima referidas que poderão, no seu termo, liquidar com a espécie humana.

Nesse sentido podemos falar de uma recriação do ser humano que se adaptou à nova fase da Terra aquecida e equilibrada num nível mais alto de aquecimento (entre 38-40C?). Ela colocará a vida em seu centro e tudo o mais a serviço dela. Como já foi dito, será a Terra da Boa Esperança, finalmente, a antecipação do mito dos povos originários: a Terra sem Males.

Leonardo Boff é ecoteólogo e escreveu: Dignitas Terra: ecologa, grito da Terra-grito do pobre 1999; O doloroso parto da Mãe Terra: uma sociedade de fraternidade sem fronteiras e de amizade social, Vozes, 2021: Habitar a Terra:qual o caminho para a fraternidade universal, Vozes 2022.

Mutter Erde birgt böse Überraschungen

Leonardo Boff

Seit dem Altertum wird die Erde als Mutter betrachtet, die uns zusammen mit anderen kosmischen Energien mit allem versorgt, was das Leben auf dem Planeten braucht. Die Griechen nannten sie Gaia oder Demeter, die Römer Magna Mater, die Orientalen Nana, die Andenbewohner Pachamama. Alle Kulturen betrachteten sie als eine lebendige Super-Entität, die, da sie lebendig ist, Leben hervorbringt und fortpflanzt.

Erst in der europäischen Moderne, ab dem 17. Jahrhundert, wurde die Erde als ein “bloßes ausgedehntes Ding” ohne Zweck betrachtet. Die Natur, die sie bedeckt, hat keinen Wert an sich, sondern nur insofern, als sie dem Menschen nützlich ist. Der Mensch betrachtet sich nicht als Teil der Natur, sondern als “ihr Herr und Meister”. Er hat alles mit ihr gemacht, ohne den geringsten Respekt, manches gut, manches tödlich. Diese kühne Moderne hat den Beginn ihrer eigenen Selbstzerstörung mit Waffen geschaffen, die sie, sich selbst und das Leben völlig zerstören können.

Lassen wir diese todbringende, ökozidale und geozidale Art und Weise, die Erde zu bewohnen, hinter uns, so bedrohlich sie auch jeden Moment sein mag. Lassen wir uns von den jüngsten Extremereignissen herausfordern (ohne vorgeben zu wollen, sie zu erklären): große Überschwemmungen im Süden des Landes und in Libyen, ein verheerendes Erdbeben in Marokko, unkontrollierbare Brände in Kanada, auf den Philippinen und anderswo.

In der wissenschaftlichen Gemeinschaft (mit Ausnahme der Politik und der großen dominierenden Wirtschaftsoligopole) besteht ein zunehmender Konsens darüber, dass die Hauptursache dafür, aber nicht die einzige Ursache, in einer Veränderung des Klimaregimes der Erde und den nicht nachhaltigen Grenzen des Planeten liegt. Es ist der so genannte Earth Overshoot Day: Wir verbrauchen mehr, als die Erde uns bieten kann. Und sie kann nicht mehr verkraften.

Da es sich um eine lebende Superentität handelt, reagiert sie, indem sie uns die globale Erwärmung, Wellen von Extremereignissen, Erdbeben, Wirbelstürme, tödliche Viren etc. schickt. Wir sind an einem Punkt angelangt, an dem wir, wenn wir diese Art der Zerstörung von Ökosystemen nicht ändern, auf unsere Auslöschung als menschliche Spezies zusteuern könnten. Die jüngsten Ereignisse sind Vorwarnungen.

Wir müssen aus allem etwas lernen. Heute wissen wir, was früheren Generationen verwehrt war: wie die tektonischen Platten, aus denen der Erdboden besteht, funktionieren. Wir kennen ihre gefährlichen Risse und wissen, welche Platten sich bewegen können. Die Folge ist, dass, wenn wir unsere Städte und Häuser auf diesen Rissen bauen, der Tag kommen kann, an dem sich die Risse verschieben oder zusammenstoßen und ein Erdbeben mit unabsehbaren menschlichen und kulturellen Opfern entsteht. Werke menschlicher Genialität werden auf diese Weise zerstört. Die Konsequenz, die wir heute ziehen müssen, ist, dass wir unsere Häuser und Städte nicht auf solchen Plätzen bauen dürfen. Oder wir müssen, wie die Japaner, Technologien für Gebäude entwickeln, die auf Materialien basieren, die das Ganze so ausbalancieren, dass sie den Bewegungen von Erdbeben standhalten.

 Das Gleiche gilt für große Überschwemmungen von überwältigendem Ausmaß. Wir wissen, dass jeder Fluss ein Flussbett hat, durch das das Wasser fließt. Aber die Natur sorgt dafür, dass es an den Ufern Räume gibt, die breit genug sind, um Überschwemmungen standzuhalten. Diese Räume sind Teil des verbreiterten Flussbettes. Vergeblich werden darauf Gebäude und ganze Städte gebaut. Wenn die Flut kommt, erobert sich das Wasser den Raum zurück, durch den es fließt, und es kommt zu großen Katastrophen. Angesichts dieser Tatsachen ist es notwendig, Maßnahmen zur Eindämmung zu ergreifen oder einfach nicht zuzulassen, dass Häuser, Fabriken und Stadtviertel auf diesen Flächen gebaut werden. Radikaler ausgedrückt: Diese Teile der Stadt müssen einen anderen Platz finden, der vor Beschädigung oder Zerstörung sicher ist.

Dies sind Erkenntnisse, die Regierungen und Behörden berücksichtigen müssen. Andernfalls müssen sie sich aus Unkenntnis, die an Verantwortungslosigkeit grenzt, mit Katastrophen befassen, die von Zeit zu Zeit Menschen töten, Häuser zerstören und eine Region unbewohnbar machen.

Diese Katastrophen sind Teil der Erdgeschichte. Wir haben 15 große Massenaussterben erlebt. Eines der bedeutendsten ereignete sich vor 245 Millionen Jahren während der Bildung der Kontinente (aus dem einzigen Pangäa). Es löschte 90 % des tierischen, marinen und terrestrischen Lebens aus. Es dauerte ein paar Millionen Jahre, bis die Erde ihre Artenvielfalt wieder aufgebaut hatte.

Das zweite große Massenaussterben fand vor 65 Millionen Jahren statt, als ein Asteroid mit einem Durchmesser von fast 10 km in Yucatan in Südmexiko einschlug. Er verursachte eine gewaltige Flutwelle mit einer riesigen Menge giftiger Gase und einem riesigen Nebel, der die Sonne verdunkelte und die Photosynthese verhinderte. 50 % aller Arten starben aus. Die Dinosaurier, die 130 Millionen Jahre lang einen Teil der Erde bevölkert hatten, waren die Hauptopfer.

Merkwürdigerweise erlebte die Erde nach jedem Massenaussterben eine fantastische Blüte neuer Arten. Nach dem letzten Massenaussterben tauchten vor allem Säugetiere auf, von denen wir abstammen. Doch mysteriöserweise begann auch ein drittes Massenaussterben. Das jetzige ist nicht wie die anderen beiden, die auf einmal stattfanden, sondern es vollzieht sich langsam, in mehreren Phasen, beginnend mit der Eiszeit vor 2,5 Millionen Jahren. In jüngster Zeit hat sich dieses Aussterben beschleunigt. Das Klimaregime wird von Tag zu Tag stärker, und die Extremereignisse häufen sich, wie wir bereits beschrieben haben. Wir befinden uns in einem ökologischen Alarmzustand, denn wie der Papst in Fratelli Tutti sehr ernsthaft sagt: “Wir sitzen alle in einem Boot, entweder werden wir alle gerettet oder niemand wird gerettet”.

Wie Peter Ward in seinem Buch O fim da evolução (Campus 1997) schreibt: “Vor 100.000 Jahren schlug ein weiterer großer Asteroid auf der Erde ein, diesmal in Afrika. Dieser Asteroid wird Homo sapiens genannt”. Mit anderen Worten: Es ist der moderne Mensch, der das Anthropozän, das Nekrozän und das Pyrozän eingeleitet hat.

Wenn die Gefahr groß ist, sagte ein deutscher Dichter, ist auch die Möglichkeit der Rettung groß. Darauf hoffe und vertraue ich, trotz des oben beschriebenen Unglücks.

Leonardo Boff Autor von: El doloroso parto de la Madre Tierra, Vozes 2021; Habitar la Tierra 2022.

DER  KOSMISCHE CHRISTUS

Wie ein zeitgemeszer spiritueller Zugang zu Jesus Christus aussehen könnte

Von Leonardo Boff

Das »Gottesgerücht«,die Vermutung, dass unsere tiefe Sehnsucht nach dem Unendlichen nicht ins Leere läuft, ist offenbar nicht auszutilgen. In den vielfältigen Formen von Religionen und spirituellen Wegen – tastenden Versuchen, das letzte Geheimnis des Daseins zu benennen – nimmt es Gestalt an. Im christlichen Bekenntnis streift die Gottesidee jede Ambivalenz ab: Wer Gott ist, gewinnt für Christinnen und Christen letzte Eindeutigkeit in Jesus von Nazaret, in seinem Lebensschicksal und in der befreienden Praxis der jesuanischen Bewegung. Der tragende Grund allen Seins, der Ursprungsquell, aus dem alles hervorgeht, erweist sich als die bedingungslose Liebe und unendliche Vergebung, die wir mit Jesus zärtlich Abba, lieber Papa, nennen dürfen. Gott erweist sich als der, dessen Liebe zu allererst den Ausgegrenzten, den Armen und Leidenden gilt, denen eine Gesellschaft verheißen ist, in der alle Platz haben (Reich Gottes). Die christologischen Dogmen in ihren kaum mehr nachvollziehbaren philosophischen Kategorien haben letztlich keinen anderen Sinn, als diese Konkretisierung der Gottesidee zu bewahren.

Ein glauwürdiges Bekenntnis

Das Bekenntnis zu Jesus, einer konkreten Person aus dem Mittelmeerraum am Rand des Römischen Reiches, als dem Christus, in dem offenbar wird, wer Gott ist, steht heute allerdings vor zwei großen Herausforderungen. Wie entgeht man der Gefahr eines Exklusivismus und christlichen Kolonialismus, der andere Religionen entwertet und nicht mehr gelten lässt? Und: Wie lässt sich das christliche Bekenntnis glaubwürdig aussagen angesichts unserer Einsichten in einen sich entwickelnden Kosmos, angesichts der globalen Herausforderungen der »Planetarisierung« und der Herausbildung eines kollektiven Bewusstseins der gesamten Menschheitsfamilie?

Bereits die ersten christlichen Gemeinden entwickelten Kategorien, um die universale Bedeutung des historischen Jesus so zur Sprache zu bringen, dass sie im hellenistischen Kulturraum verständlich und akzeptabel war. Eine solche Kategorie ist etwa der »Logos« des Johannesevangeliums, der das in Jesus Fleisch gewordene Wort mit der Sinngestalt der Welt insgesamt verbindet. Mit der Denkfigur der »logoi spermatikoi«, der Samenkörner des Wortes, haben die Kirchenväter die Identifikation dieses Logos mit Jesus von Nazaret vor jedem Ausschließlichkeitsanspruch bewahrt und Offenbarungen Gottes in anderer Gestalt prinzipiell anerkannt. Die Rückbindung an Jesus blieb allerdings das Unterscheidungskriterium zwischen wahr und falsch.

Eine andere, bereits dem Ersten Testament entstammende Kategorie, um die Ordnung des Universums zum Ausdruck zu bringen, das nicht als eine unpersönliche Kraft gedacht werden kann, sondern als höchste Subjektivität und höchstes Bewusstsein, ist die der Weisheit (sophia). Es war die Feministische Theologie, die auf deren zentrale Bedeutung für das Verständnis Jesu hingewiesen hat. Die deuteropaulinischen Briefe haben die Vorstellung eines kosmischen Christus entwickelt, in dem »alles Bestand« hat, »auf den hin alle Dinge geschaffen wurden« (Kolosserbrief 1,15–17) und der das Haupt ist, in dem das All zusammengefasst ist (Epheserbrief 1,10).

Nimmt man das Bekenntnis des Konzils von Chalkedon (451 n. Chr.) ernst, welches das »wahre Menschsein« Christi festhält, dann ist diese kosmische Dimension Christi zunächst vor dem Hintergrund jener Voraussetzungen zu sehen, die Jesus mit allen Menschen teilt: Ihm eignet dieselbe menschliche Natur, die sich im Laufe von Milliarden Jahren herausgebildet hat. Konkret: In ihm sind alle Grundenergien des Universums sowie die physikalisch-chemischen Elemente vorhanden, die sich im Inneren der Sterne vor Milliarden Jahren gebildet haben, bevor sie explodierten und diese Elemente ins All hinausschleuderten.

Christisch und Christlich

Das Eisen, das in den Adern Jesu zirkulierte, der Phosphor und das Kalzium, der Stickstoff, der Sauerstoff und der Kohlenstoff machen aus Jesus wie aus allen anderen Menschen wahrhaft kosmische Wesen. Ihre Wurzeln finden sich in der Milchstraße, ihre Wiege im Sonnensystem, ihr Haus auf dem Planeten Erde. Wie alle übrigen Menschen gehörte Jesus zur Klasse der Säugetiere, der Ordnung der Primaten, der Familie der Hominiden, der Gattung Mensch und der Spezies Homo sapiens. Er dachte und handelte mit den Hilfsmitteln, die ihm seine Kultur bereitstellte.

Es war der große Naturwissenschaftler, Paläontologe und Mystiker aus dem Jesuitenorden, Pierre Teilhard de Chardin (1881–1955), der das Bekenntnis zum kosmischen Christus zeitgemäß erneuerte. Teilhard war einer der Ersten, der den christlichen Glauben innerhalb eines evolutiven Weltbildes neu formulierte. Seine wissenschaftliche Arbeit galt letztlich keinem anderen Ziel, als die Herztöne des Herzens Christi im Herzen der Materie zu vernehmen. Er überwand damit jeden Supranaturalismus, aber auch ein verkürztes Verständnis von Natur und Materie selbst. Das Evolutionsgeschehen lässt sich nach Teilhard nicht auf die Mechanismen von Zufallsmutation und Selektion reduzieren. In ihm lässt sich eine Richtung »nach vorne und oben« erkennen, Tendenzen zu immer mehr Komplexität, Innerlichkeit, Sich-Selbst-Gegebenheit, Personalisierung und Liebesfähigkeit. Christus kann er schließlich als den Konvergenzpunkt, als den »Punkt Omega«, identifizieren, im dem der Sinn und Grundimpuls des Evolutionsgeschehens offenbar wird. Eine seiner Kurzformeln des Glaubens lautet daher: »Ich glaube, das Universum ist eine Evolution. Ich glaube, die Evolution geht in Richtung des Geistes. Ich glaube, der Geist vollendet sich im Personalen. Ich glaube, das höchste Personale ist der Christus-Universalis.«

Teilhard de Chardin prägte den Ausdruck »christisch« im Unterschied zu »christlich«. Der Schöpfung und der Menschheit eignet eine christische Dimension. Sie ist ein objektiver Tatbestand, der eng verbunden ist mit dem Geheimnis der Schöpfung im Prozess der Evolution, der Ausdehnung und der Selbstschöpfung. Diese objektive Gegebenheit wird zu etwas Subjektivem, wenn sie im Menschen Jesus und seinen Jüngern und Jüngerinnen ins Stadium der Bewusstheit eintritt. Jüngerinnen und Jünger bildeten (und bilden weiterhin) eine Schicksalsgemeinschaft um diese neue Bewusstseinsstadium herum. Das »Christische« wird nun zum »Christlichen«.

Das heißt aber: Der historische Jesus schöpft nicht alle im Christischen enthaltenen Möglichkeiten aus. Das mit dem Geheimnis der Schöpfung verbundene Christische kann auch in anderen Gestalten zur Erscheinung kommen. In der Tat tritt es in jedem Menschen, in allen lebendigen Organismen, in jeder Seinsform des Universums, in der Materie, in der subatomaren Welt, in den Ursprungsenergien hervor. Das Christische ist an der Wurzel von von jenem Sein, das alles Seiende ins Dasein ruft. Achten wir auf die folgende Logik: Der Mensch Jesus wurde zu Christus, und Christus wurde zu Jesus von Nazaret. Jesus von Nazaret wurde so zur Offenbarung Christi, des Logos oder des Sohnes.

Erleuchtung und Inkarnation

Der Buddhismus kennt einen ähnlichen Weg. Zunächst existiert Siddhartha Gautama, die historische Gestalt, die sechshundert Jahre vor Christus lebte. Mittels eines Prozesses der Verinnerlichung und Askese gelangte er zur »Erleuchtung«, die ein radikales Eintauchen ins Sein bedeutet. Seither wurde er Buddha, »der Erleuchtete«, genannt. Doch diese Erleuchtung – das Buddha-Sein – ist nicht der Alleinbesitz von Siddharta Gautama. Sie wird allen angeboten. Es gibt also die »Buddhaschaft«, jene transzendente Wirklichkeit, die sich innerhalb der Geschichte der Menschen in verschiedener Gestalt selbst mitteilen kann. Der Buddha ist eine Erscheinungsweise der »Buddhaschaft«, die das reinste Licht, das göttliche Licht und das unnennbare Wesen darstellt.

So wird klar, dass der konkrete Inhalt von »Christus« und von »Buddha« auf dieselbe Wirklichkeit verweist. Beide offenbaren Gott. Siddhartha Gautama ist eine Erscheinungsweise des kosmischen Christus in ähnlicher Weise, wie dies auf seine Art Jesus von Nazaret ist. Und Jesus von Nazaret ist ein »Erleuchteter« wie Buddha. Beide waren für diese ihre Sendung »gesalbt«.

Besondere Erscheinungsweisen des Christischen und des kosmischen Christus oder der Erleuchtung beziehungsweise des Tao sind auf ihre jeweils eigene Weise Persönlihckeiten wie Krishna, Franziskus von Assisi, Mahatma Gandhi, Papst Johannes XXIII., Dom Hélder Câmara, Martin Luther King, Mutter Teresa von Kalkutta und viele andere. Sie schöpfen die Möglichkeiten dieser höchsten Wirklichkeit nicht aus, die in allen da ist. Doch in den Genannten erlangten sie eine solche Dichte, dass sie zu Bezugspunkten und Archetypen, zur Orientierung für zahlreiche Menschen wurden, welche sich selbst ebenfalls als Kinder Gottes und Träger von Erleuchtung und Tao entdecken. Der bekannte brasilianische Yoga-Meister Hermógenes fand hierfür die folgenden Worte:

Ich bat Krishna um seinen Segen,

und Christus segnete mich.

Ich betete zu Christus,

und Buddha war es, der mich erhört hat.

Ich rief Buddha an,

und es war Krishna, der mir antwortete.

Der Versuch, den christlichen Glauben in kosmischen Kategorien neu zu denken ist angesichts der ökologischen Katastrophe von ganz besonderer Relevanz. Heute kommt der Rede vom »kosmischen Christus« eine besondere Aktualität zu. Eine tragfähige Grundlage hat unser Engagement für ein solidarisches Zusammenleben in Harmonie mit der Natur nur dann, wenn dem Kosmos selbst Sinn eingestiftet ist, wenn er die Sinnstrukturen offenbart, die unser Handeln nicht zur Selbsttäuschung und Illusion werden lassen. So wie die Mythen der Völker einst eine kosmische Ordnung zum Ausdruck brachten, innerhalb derer der Einzelne geborgen war und Orientierung fand, so geht es auch heute darum, unseren eigenen Daseinsvollzug einzuordnen in ein umfassendes Verständnis der Wirklichkeit, das unser Bemühen um ein menschengerechtes Zusammenleben nicht scheitern lässt. Dem globalen Zerstörungsprozess liegt nicht zuletzt ein bestimmtes Wirklichkeitsverständnis, eine Kosmologie der Herrschaft, zugrunde. Diese prägt das Alltagsbewusstsein der Menschen. Sie ist verantwortlich für die gnadenlosen Ausbeutung der Natur. Sie macht den Einzelnen hierfür gefügig und sorgt dafür, dass er genau jene Verhaltensweisen verinnerlicht, die die kapitalistische Wachstumsmaschine weiter am Laufen halten. Die mit den heutigen naturwissenschaftlichen Erkenntnissen nicht mehr kompatible, wohl aber von vielen geteilten Auffassung einer »klötzchenhaft« gedachten Materie, von einem mechanisch funktionierenden Universum, dem keinerlei Sinn innewohnt, und von einem Evolutionsprozess, dessen bestimmende Faktoren lediglich Zufall und Konkurrenz sind, führt zur Verinnerlichung genau jener Verhaltensweisen und Gefühle, die wir am besten mit den Begriffen Sucht, Ohnmacht und Resignation beschreiben können. Diese tragen dazu bei, das System der Zerstörung und Selbstzerstörung aufrechtzuerhalten.

Kosmovision der Befreiung

Dieser Weltsicht, die mit der rücksichtslosen ökologischen Ausbeutung der Natur, mit einem »monokulturellen Denken«, mit Patriarchat und ökonomischem Nutzenkalkül korrespondiert, ist eine Kosmovision der Befreiung entgegenzusetzen, die in der Lage ist, dem Einsatz für die Erhaltung des Lebens eine tragfähige Grundlage zu geben: Anstelle eines fragmentierten Universums, das sich aus toten, miteinander nicht verbundenen Dingen zusammensetzt, legen die neue Kosmologie und die Quantenphysik nahe, dass wir es grundlegend mit einer Wirklichkeit dynamischer Beziehungen zu tun haben, innerhalb derer Raum, Zeit, Energie, Materie und Geist Teil eines größeren Zusammenhanges sind. Vor allem aber offenbart die Evolution des Kosmos als ganzen und der Erde im Besonderen einen allem zugrunde liegenden Sinn, eine Richtung hin zu größerer Vielfalt, Gemeinschaft und Interiorität.

So verstanden wird der »kosmische Christus« zu einer Bekenntnisformel dafür, dass die Reich-Gottes-Utopie des Nazareners in der Wirklichkeit des Kosmos selbst verankert ist, der in jener Fülle des Lebens mündet, die Gott selber ist.

Leonardo Boff, geboren 1938, ist einer der bekanntesten Vertreter der Befreiungstheologie. Die Übersetzung und Zusammenstellung der wichtigsten Gedanken seiner kosmologischen Christologie übernahm Bruno Kern. Näher ausgeführt werden diese Gedanken in den Boffs Büchern »In ihm hat alles Bestand. Der kosmische Christus und die modernen Naturwissenschaften« (Kevelaer 2013) und in Mark Hathaway / Leonardo Boff, »Die Weisheit des Kosmos. Ein zukunftsweisendes Weltbild« (Münster 2021).