Come ritardare la fine del mondo: una spiritualità ecologica

Leonardo Boff

Nella sua enciclica Fratelli Tutti, Papa Francesco propone un’alternativa al paradigma dominante del dominus (proprietario e signore), dell’essere umano come qualcuno che è al di fuori e al di sopra della natura, disponendone a suo piacimento come se ne fosse il proprietario. Questa visione è alla radice dell’attuale crisi globale. In considerazione di ciò, il Papa propone il paradigma del frater (fratello e sorella), dell’essere umano come parte della natura e, quindi, fratello e sorella di tutti gli altri esseri, creati dalla Madre Terra. Esso accompagna la fraternità universale, l’amore sociale e la cura perenne per la Madre Terra.

Questa attraversata è una forma per trovare una via d’uscita dalla crisi attuale, che minaccia il futuro della nostra civiltà. Per percorrere il sentiero della fraternità universale e dell’amore sociale, abbiamo bisogno di un’etica della cura della Madre Terra e di tutti i suoi figli e figlie.

Ma un’etica non basta. Dobbiamo andare più in profondità, là dove possono sorgere nuove idee salvifiche. È la spiritualità, come ha individuato bene Laudato Sì di Papa Francesco. Lì si dice che dobbiamo evocare “motivazioni che derivano dalla spiritualità per alimentare una passione per la cura del mondo” (n. 216).

Sia chiaro: spiritualità non è sinonimo di religiosità, sebbene la religiosità possa potenziare la spiritualità. La spiritualità nasce da un’altra fonte: dal profondo dell’essere umano. Oggi i pensatori e gli scienziati più autorevoli vedono la spiritualità come parte essenziale dell’essere umano, come la fisicità, la psiche, l’intelligenza, la volontà e l’affettività.

Neuro-linguisti, i nuovi bio-antropologi ed eminenti cosmologi come Brian Swimm, David Bohm, biologi come Watson e Collins e altri riconoscono che la spiritualità è parte dell’essenza umana. Siamo esseri naturalmente spirituali, anche se non siamo esplicitamente religiosi. Per questo si parla, specialmente negli Stati Uniti e nella new science, di spiritualità naturale che deve essere vissuta in tutte le fasi della vita, a cominciare dall’infanzia.

Questa porzione spirituale dentro di noi si rivela nella nostra capacità di amare, nella solidarietà, nella cooperazione, nella compassione, nella comunione e nella totale apertura all’altro, alla natura, all’universo, in una parola all’Infinito. La spiritualità fa intuire agli esseri umani che dietro tutte le cose c’è un’Energia potente e amorevole che sostiene ogni cosa e la mantiene aperta a nuove forme nel processo evolutivo. Alcuni cosmologi la chiamano la Fonte originaria di tutto l’essere. Io preferisco la formula: l’Essere che fa esistere tutti gli esseri.

Alcuni neurologi hanno identificato un fenomeno eccezionale. Ogni volta che si affrontano temi esistenziali legati a Dio e al Sacro, si osserva un’enorme accelerazione dei neuroni, da 9 a 30 hertz, nel lobo frontale del cervello. Loro, non i teologi, lo hanno chiamato il “punto di Dio nel cervello“. Proprio come abbiamo organi esterni attraverso i quali percepiamo la realtà circostante, gli occhi, le orecchie, la pelle, abbiamo un organo interno che è il nostro vantaggio evolutivo, di percepire quell’Essere che è alla base di tutti gli esseri, quella misteriosa Energia che li mantiene in esistenza.

Questa dimensione spirituale della nostra natura è stata soffocata dalla nostra cultura, che venera più il denaro della natura, il consumo individuale più della condivisione, che è più competitiva che cooperativa, preferisce l’uso della violenza al dialogo per risolvere i conflitti e ricorre alla minaccia e all’eventuale impiego di armi di distruzione di massa. Ma sono i valori legati al frater, alla fratellanza universale che, coinvolgendo la natura e l’umanità, potranno salvare la vita.

In quanto siamo esseri spirituali, possiamo renderci conto dei mali che stiamo facendo alla nostra Casa Comune. Di fronte al rischio della nostra stessa scomparsa, sorge la possibilità di fare un salto nella nostra coscienza e stabilire una nuova relazione di amore, di empatia e di cura per la Terra e gli altri esseri.

Come affermò il grande pensatore francese Edgar Morin, sempre preoccupato per la situazione ecologica della Terra: “La storia ha dimostrato ripetutamente che l’emergere dell’inaspettato e l’apparire dell’improbabile sono plausibili e possono cambiare il corso degli eventi”. Come disse un pre-socratico: “aspetta l’inaspettato perché in esso può risiedere il nuovo”. Prestiamo attenzione all’inaspettato e all’improbabile, perché possono essere plausibili e indicarci un nuovo cammino salvifico per la Terra, la nostra Magna Mater e Casa Comune.

In verità, nessuno può dire dove ci porterà l’attuale situazione della Terra, sconvolta dalla disputa tra un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti e un mondo multipolare, c Leonardo Boff

Nella sua enciclica Fratelli Tutti, Papa Francesco propone un’alternativa al paradigma dominante del dominus (proprietario e signore), dell’essere umano come qualcuno che è al di fuori e al di sopra della natura, disponendone a suo piacimento come se ne fosse il proprietario. Questa visione è alla radice dell’attuale crisi globale. In considerazione di ciò, il Papa propone il paradigma del frater (fratello e sorella), dell’essere umano come parte della natura e, quindi, fratello e sorella di tutti gli altri esseri, creati dalla Madre Terra. Esso accompagna la fraternità universale, l’amore sociale e la cura perenne per la Madre Terra.

Questa attraversata è una forma per trovare una via d’uscita dalla crisi attuale, che minaccia il futuro della nostra civiltà. Per percorrere il sentiero della fraternità universale e dell’amore sociale, abbiamo bisogno di un’etica della cura della Madre Terra e di tutti i suoi figli e figlie.

Ma un’etica non basta. Dobbiamo andare più in profondità, là dove possono sorgere nuove idee salvifiche. È la spiritualità, come ha individuato bene Laudato Sì di Papa Francesco. Lì si dice che dobbiamo evocare “motivazioni che derivano dalla spiritualità per alimentare una passione per la cura del mondo” (n. 216).

Sia chiaro: spiritualità non è sinonimo di religiosità, sebbene la religiosità possa potenziare la spiritualità. La spiritualità nasce da un’altra fonte: dal profondo dell’essere umano. Oggi i pensatori e gli scienziati più autorevoli vedono la spiritualità come parte essenziale dell’essere umano, come la fisicità, la psiche, l’intelligenza, la volontà e l’affettività.

Neuro-linguisti, i nuovi bio-antropologi ed eminenti cosmologi come Brian Swimm, David Bohm, biologi come Watson e Collins e altri riconoscono che la spiritualità è parte dell’essenza umana. Siamo esseri naturalmente spirituali, anche se non siamo esplicitamente religiosi. Per questo si parla, specialmente negli Stati Uniti e nella new science, di spiritualità naturale che deve essere vissuta in tutte le fasi della vita, a cominciare dall’infanzia.

Questa porzione spirituale dentro di noi si rivela nella nostra capacità di amare, nella solidarietà, nella cooperazione, nella compassione, nella comunione e nella totale apertura all’altro, alla natura, all’universo, in una parola all’Infinito. La spiritualità fa intuire agli esseri umani che dietro tutte le cose c’è un’Energia potente e amorevole che sostiene ogni cosa e la mantiene aperta a nuove forme nel processo evolutivo. Alcuni cosmologi la chiamano la Fonte originaria di tutto l’essere. Io preferisco la formula: l’Essere che fa esistere tutti gli esseri.

Alcuni neurologi hanno identificato un fenomeno eccezionale. Ogni volta che si affrontano temi esistenziali legati a Dio e al Sacro, si osserva un’enorme accelerazione dei neuroni, da 9 a 30 hertz, nel lobo frontale del cervello. Loro, non i teologi, lo hanno chiamato il “punto di Dio nel cervello“. Proprio come abbiamo organi esterni attraverso i quali percepiamo la realtà circostante, gli occhi, le orecchie, la pelle, abbiamo un organo interno che è il nostro vantaggio evolutivo, di percepire quell’Essere che è alla base di tutti gli esseri, quella misteriosa Energia che li mantiene in esistenza.

Questa dimensione spirituale della nostra natura è stata soffocata dalla nostra cultura, che venera più il denaro della natura, il consumo individuale più della condivisione, che è più competitiva che cooperativa, preferisce l’uso della violenza al dialogo per risolvere i conflitti e ricorre alla minaccia e all’eventuale impiego di armi di distruzione di massa. Ma sono i valori legati al frater, alla fratellanza universale che, coinvolgendo la natura e l’umanità, potranno salvare la vita.

In quanto siamo esseri spirituali, possiamo renderci conto dei mali che stiamo facendo alla nostra Casa Comune. Di fronte al rischio della nostra stessa scomparsa, sorge la possibilità di fare un salto nella nostra coscienza e stabilire una nuova relazione di amore, di empatia e di cura per la Terra e gli altri esseri.

Come affermò il grande pensatore francese Edgar Morin, sempre preoccupato per la situazione ecologica della Terra: “La storia ha dimostrato ripetutamente che l’emergere dell’inaspettato e l’apparire dell’improbabile sono plausibili e possono cambiare il corso degli eventi”. Come disse un pre-socratico: “aspetta l’inaspettato perché in esso può risiedere il nuovo”. Prestiamo attenzione all’inaspettato e all’improbabile, perché possono essere plausibili e indicarci un nuovo cammino salvifico per la Terra, la nostra Magna Mater e Casa Comune.

In verità, nessuno può dire dove ci porterà l’attuale situazione della Terra, sconvolta dalla disputa tra un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti e un mondo multipolare, con Russia, Cina e BRICS come attori principali. C’è il rischio che l’escalation e la guerra commerciale di Trump si concludano in una vera e propria guerra, che sarebbe terrificante per la biosfera e la vita umana.

In situazioni come questa, i cristiani si fanno forza nella speranza che tutto ciò non accada, perché si basano sulla fede in un Dio che si è presentato come “un appassionato amante della vita” (Sap 11,26). Egli è il Signore del destino della storia generale e della vita umana. E la sua volontà è di bontà e misericordia.

Leonardo Boff ha scritto Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

on Russia, Cina e BRICS come attori principali. C’è il rischio che l’escalation e la guerra commerciale di Trump si concludano in una vera e propria guerra, che sarebbe terrificante per la biosfera e la vita umana.

In situazioni come questa, i cristiani si fanno forza nella speranza che tutto ciò non accada, perché si basano sulla fede in un Dio che si è presentato come “un appassionato amante della vita” (Sap 11,26). Egli è il Signore del destino della storia generale e della vita umana. E la sua volontà è di bontà e misericordia.

Leonardo Boff ha scritto Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Como protelar o fim do mundo: uma espiritualidade ecológica

Leonardo Boff

O Papa Francisco na encíclica Fratelli Tutti  propõe uma alternartiva ao paradigma dominante, do dominus(dono e senhor) do ser humano como quem está fora e acima da natureza, dispondo dele como quiser como se fosse dono.Essa visão está na raiz da crise mundial de hoje. Face a isso o Papa propõe o paradigma do frater (irmão e irmã) do ser humano parte da natureza, por isso irmão e irmã de todos os demais seres, criados pela Mãe Terra. Acompanha a fraternidade universal,o amor social e o perene cuidado pela Mãe Terra.

Essa travessia é uma forma de encontrar uma saída da atual crise atual, ameaçadora do futuro de nossa civilização. Para trilharmos o caminho da irmandade universal e do amor social,precisamos de uma ética do cuidado da Mãe Terra e de todos os seus filhos e filhas.

Mas  uma ética não basta. Temos que ir mais fundo lá de onde podem surgir novas ideias salvadoras. É a espiritualidade, como bem viu a Laudato Sì do Papa Francisco.Aí se diz que devemos evocar “motivações que derivam da espiritualidade para alimentar uma paixão para cuidar do mundo”(n.216).

Que fique claro: espiritualidade não é sinônimo de religiosidade, embora a religiosidade pode potenciar a espiritualidade. A espiritualidade nasce de outra fonte: do profundo do ser humano. Hoje entre os pensadores mais sérios e cientistas veem a espiritualidade como parte essencial do ser humano, como a corporalidade, a psiqué, a inteligência, a vontade e a afetividade.

Neurolinguistas, os novos bioantropólogos e eminentes cosmólogos como Brian Swimm, David Bohm e biólogos como  Watson e Collins e outros reconhecem que a espiritualidade é da essência humana. Somos naturalmente seres espirituais, mesmo não sendo explicitamente religiosos. Por isso se fala especialmente nos EUA e na new science  de espiritualidade natural que deve ser vivida em todas as fases da vida a começar na infância.

Essa porção espiritual em nós se revela pela capacidade de amar, pela solidariedade,pela cooperação, pela compaixão, pela comunhão e pela total abertura ao outro, à natureza, ao universo,  numa palavra ao Infinito. A espiritualidade faz o ser humano intuir que por detrás de todas as coisas há uma Energia poderosa e amorosa que tudo sustenta e a mantém aberta a novas formas no processo da evolução. Alguns cosmólogos a chamam de a Fonte originária de todo o ser. Eu prefiro a fórmula: O Ser que faz ser todos os seres.

Alguns neurólogos identificaram um fenômeno excepcional. Sempre que se abordam existencialmente temas ligados a Deus e ao Sagrado, verifica-se no lobo frontal do cérebro uma descomunal aceleração dos neurônios de 9 até 30 herz. Eles, não os teólogos, o chamaram de “ponto Deus no cérebro”. Como temos órgãos exteriores pelos quais captamos a realidade circundante, os olhos, os ouvidos, a pele, temos um órgão interior que é nossa vantagem evolutiva, de perceber Aquele Ser que subjaz a todos os seres, aquela Energia misteriosa que os mantém na existência.

Essa dimensão espiritual de nossa natureza foi sufocada por nossa cultura que venera mais o dinheiro que a natureza, o consumo individual que a partilha, que é mais competitiva que cooperativa, prefere o uso da violência do que o diálogo para resolver conflitos e recorre à ameaça e eventual utilização de armas de destruição em massa. Mas são os valores ligados ao frater, da irmandade universal envolvendo a natureza e a humanidade que poderá salvar a vida.

Como somos seres espirituais podemos nos dar conta dos males que estamos fazendo à nossa Casa Comum. Face ao risco de nós mesmos podermos desaparecer, cria-se a possibilidade de dar um salto em nossa consciência e estabelecer uma nova relação de amor, de empatia e de cuidado para com a  Terra e os demais seres.

Como asseverou o grande pensador francês Edgar Morin,sempre preocupado com a situação ecológica da Terra:”A história várias vezes mostrou que o surgimento do inesperado e o aparecimento do improvável são plausíveis e podem mudar o rumo dos acontecimentos”. Como disse um pré-socrático: “espere o inesperado porque nele pode estar o novo”. Estejamos atentos ao inesperado e ao improvável porque podem ser plausíveis e nos apontar um novo rumo salvador para a Terra, a nossa Magna Mater e Casa Comum.

Na verdade, ninguém pode dizer para onde a atual situação da Terra convulsionada pela disputa entre um mundo unipolar,dominado  pelos USA e o mundo multipolar, tendo a Rússia, a China e os BRICS os principais atores. Há o risco que o acirramento e a guerra comercial levada avante por Trump termine numa guerra real que seria aterradora para a biosfera e a vida humana.

Em situações assim, os cristãos se fortalecem   na esperança de que tudo isso não aconteça porque se fundam na fé num Deus que se apresentou como “um apaixonado amante da vida”(Sabedoria 11,26). Ele é o Senhor do destino da história geral e da vida humana. E sua vontade é de bondade e misericórdia.

Leonardo Boff escreveu Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

Zwei Zugänge zur Ethik: das Männliche und das Weibliche

Leonardo Boff

Derzeit gibt es mehrere ethische Modelle, die sich mit den Problemen auseinandersetzen, die sich aus der Komplexität des modernen Lebens im Prozess der globalen Vereinigung ergeben, und das trotz der von Donald Trump im Interesse einer unipolaren Welt unter Führung der USA vorangetriebenen Demontage des Prozesses der wirtschaftlichen Globalisierung.

Einige Modelle stammen aus der Vergangenheit, aus der aristotelisch-thomistischen Tradition, die von einer so bedeutenden Institution wie der katholischen Kirche, deren Gründungsprinzip in erster Linie auf den Themen Gerechtigkeit, Subsidiarität und Gleichheit beruht, als theoretische Referenz übernommen wurde. Andere wurden im Rahmen der Moderne entwickelt, wie etwa die kantische Pflichtethik. Oder aus der revolutionären Tradition marxistisch-sozialistischer Natur, die Gleichheit und Solidarität betont. Andere sind neuere Entwicklungen, wie etwa der demokratische Ökosozialismus, der im Hinblick auf soziale, technisch-wissenschaftliche und ökologische Praktiken typisch für komplexe Gesellschaften ist und das Thema der persönlichen und kollektiven Verantwortung, der Achtung des Vorsorgeprinzips und der Anerkennung der Rechte der Natur und der Erde in den Vordergrund stellt.

Alle diese Systeme sind in gewisser Weise in unserem kulturellen Raum präsent, sie bekräftigen die Entstehung eines ethischen Vorverständnisses und stellen einen historischen Reservefonds für weitere ethische Diskussionen und Ausarbeitungen dar.

Trotz aller historischen Sorgfalt in Bezug auf das Thema Ethik gibt es noch immer eine Strömung, die den ethischen Diskurs von Anfang bis Ende prägt und auf die wir durch die globale feministische Bewegung aufmerksam gemacht wurden. Feministinnen sagen uns, dass es zwei Zugänge zum ethischen Diskurs gibt: den Zugang des Mannes unter der Figur des Vaters und den Zugang der Frau unter der Figur der Mutter.

Es ist klar, dass wir seit der Jungsteinzeit immer noch im Zeitalter der Väter und Patriarchen leben. Die vorherrschende Ethik wurde in der Sprache des Mannes formuliert, der den öffentlichen Raum einnimmt und die Macht innehat. Sie findet ihren Ausdruck in Prinzipien, Imperativen, Normen, Geboten und vor allem im Rechtsstaat mit seinen Institutionen und gipfelt im Thema der Gerechtigkeit. Es verwendet den Logos, die Vernunft in ihren verschiedenen Formen, als Konstruktionswerkzeug.

Der Zugang der Frau war entweder weitgehend stummgeschaltet oder wurde nicht einmal vollständig geöffnet. Es drückt sich durch Zuneigung, Aufnahmebereitschaft, Beziehungen, Ästhetik und Spiritualität aus und gipfelt im Thema Fürsorge. Das Instrument der Konstruktion ist Pathos oder Eros, also die sensible oder herzliche Vernunft.

Tatsächlich gibt es eine Lebenserfahrung, die spezifisch für Frauen ist, und eine andere, die spezifisch für Männer ist. Obwohl Mann und Frau wechselseitig sind, sind sie nicht aufeinander reduzierbar, da sie Besonderheiten aufweisen, die in allen Bereichen, auch in ethischen Diskursen, auftreten.

Heute ist es an der Zeit, eine integrativere ethische Erfahrung zu machen, die über die Partikularisierung der Männerethik hinausgeht und die Beiträge der Frauenethik wertschätzt. Mann und Frau zusammen (Animus/Anima) ermöglichen eine reichere und umfassendere Erfahrung des Menschlichen.

Deshalb ist es wichtig, neben der Stimme der Gerechtigkeit auch auf die Stimme der Fürsorge zu hören. Einige nordamerikanische Philosophen haben sich eingehend mit diesem Thema befasst: Carol Gilligan (1982), Nel Noddings (2000), Annete C. Baier (1995) und M. Mayeroff (1971). Bei uns in Brasilien sticht das Gesamtwerk von Vera Regina Waldow (1993, 1998, 2006) hervor. Wir selbst weisen in „Saber cuidar“ (1994) auf die Dimensionen des Männlichen (Arbeit) und des Weiblichen (Sorge) als Begründer ethischer Existenz- und Lebensweisen hin.

Wichtig ist allerdings, von Anfang an klarzustellen, dass die Themen Gerechtigkeit und Fürsorge nicht ausschließlich in der Verantwortung von Männern oder Frauen liegen. Mann und Frau sind nur Tore. Beides macht den Menschen aus, männlich und weiblich. Aus diesem Grund kann das Männliche nicht mit dem Mann identifiziert und auf ihn allein reduziert werden. Ebenso das Weibliche, bei der Frau. Beide sind Träger der Animus-Dimension und der Anima-Dimension, mit anderen Worten des Weiblichen und des Männlichen gleichzeitig, aber jeder auf eine unterschiedliche und einzigartige Weise (Boff-Muraro 2002).

Daher betrifft die Fürsorge (weiblich) den Mann ebenso wie die Gerechtigkeit (männlich) die Frau. Beide praktizieren Gerechtigkeit und Fürsorge auf ihre eigene Weise, wobei die Gerechtigkeit bei Männern stärker sichtbar wird und sie daher ihr Hauptentwickler sind, während die Fürsorge bei Frauen stärker ausgeprägt ist und sie daher ihre Hauptträger sind (Gilligan, 1982,2).

Aufgrund dieser Einbeziehung betonen die oben genannten feministischen Philosophinnen, dass es sich bei den Themen Fürsorge und Gerechtigkeit nicht um Genderthemen, sondern um Fragen der Gesamtheit des Menschlichen handele (Noddings 1984).

Angesichts des allgemeinen ökologischen Aufschreis nach Gerechtigkeit und Fürsorge müssen sich Männer und Frauen heute wie nie zuvor in der Geschichte die Hände reichen und gemeinsam voranschreiten, wobei jeder seinen Beitrag zu den Bedrohungen leistet, die das Leben auf dem Planeten Erde belasten. Wir brauchen soziale Gerechtigkeit angesichts der immensen Zahl armer und mittelloser Menschen und ökologische Gerechtigkeit angesichts der systematischen Aggression, die unsere industriell-konsumorientierte Produktionsweise gegenüber der Natur und den Ökosystemen ausübt.

Gleichzeitig müssen wir uns um die Millionen von Menschen kümmern, die betroffen sind und in Bezug auf respektvolle Beziehungen, Gesundheit und soziale Eingliederung an den Rand gedrängt werden. Darüber hinaus ist es dringend erforderlich, uns um die verwundete Erde zu kümmern und die natürlichen Güter und Dienstleistungen zu bewahren, die unser Überleben auf diesem Planeten garantieren.

Es liegt an unserer und den zukünftigen Generationen, sich der Bedeutung der Zusammenarbeit zwischen Männern (Animus) und Frauen (Anima) bewusst zu werden, damit wir gemeinsam nicht die letzten sind, die das Leben auf dem Planeten Erde retten. Gerechtigkeit und Fürsorge können garantieren, dass wir weiterhin eine Zukunft haben.

Leonardo Boff utor von: Saber cuidar: ética do humano-compaixão pela Terra, Vozes 2000.

Due porte d’accesso all’etica: il maschile e il femminile

Leonardo Boff

Esistono attualmente diversi modelli etici che cercano di affrontare le questioni suscitate dalla complessità della vita contemporanea nel processo di unificazione planetaria, nonostante lo smantellamento del processo di globalizzazione economica perpetrato da Donald Trump, nell’interesse di un mondo unipolare, guidato dagli USA.

Alcuni modelli provengono dal passato, dalla tradizione aristotelico-tomista, assunti come riferimento teorico da un’istituzione importante come la Chiesa cattolica, fondata primariamente attorno al tema della giustizia, della sussidiarietà e dell’equità. Altri sono stati sviluppati nell’ambito della modernità, come l’etica kantiana del dovere. Oppure a partire dalla tradizione rivoluzionaria di stampo marxista-socialista, che enfatizza l’uguaglianza e la solidarietà. Altri sono elaborazioni recenti, come l’eco-socialismo democratico, tipico delle società complesse, in vista di pratiche sociali, tecnico-scientifiche ed ecologiche, che mettono in risalto il tema della responsabilità personale e collettiva, il rispetto del principio di precauzione, il riconoscimento dei diritti della natura e della Terra.

Tutti questi sistemi sono in qualche modo presenti nel nostro spazio culturale, corroborano la creazione di una pre-comprensione etica e costituiscono un fondo di riserva storica per ulteriori discussioni ed elaborazioni etiche.

Prendendo in considerazione tutta questa diligenza storica sul tema dell’etica, esiste ancora una corrente che segna il discorso etico da un punto all’altro e su cui siamo stati coscientizzati dal movimento femminista mondiale. Le femministe ci dicono che ci sono due porte d’accesso al discorso etico: la porta dell’uomo, attraverso la figura del padre e la porta della donna, attraverso la figura della madre.

È chiaro che, a partire dal Neolitico, viviamo ancora nell’era del padre e del patriarca. L’etica prevalente è stata formulata nel linguaggio dell’uomo che occupa lo spazio pubblico e detiene il potere. Egli si esprime attraverso principi, imperativi, norme, ordini e principalmente attraverso lo Stato di diritto con le sue istituzioni e culmina nel tema della giustizia. Usa come strumento di costruzione il logos, la ragione nelle sue varie forme.

La porta della donna è stata quasi del tutto silenziata o nemmeno è stata aperta del tutto. Si esprime attraverso l’affetto, la ricettività, le relazioni, l’estetica e la spiritualità e culmina con il tema della cura. Lo strumento di costruzione è il pathos o l’Eros, cioè la ragione sensibile o cordiale.

Effettivamente esiste un’esperienza di vita propria della donna e un’altra propria dell’uomo. Sebbene l’uomo e la donna siano reciproci, non sono riducibili l’uno all’altro, poiché presentano singolarità che emergono in tutti i campi, anche nei discorsi etici.

Oggi è tempo di avere un’esperienza etica più integrativa, che superi la peculiarità dell’etica maschile e che valorizzi i contributi che provengono dall’etica femminile. L’uomo e la donna insieme (animus/anima) permettono un’esperienza più ricca e totale dell’essere umano.

Pertanto, insieme alla voce della giustizia è importante ascoltare anche la voce della cura. Alcuni filosofi nordamericani hanno lavorato in modo approfondito su questo tema: Carol Gilligan (1982), Nel Noddings (2000), Annete C. Baier (1995) e M. Mayeroff (1971). Tra noi in Brasile spicca l’intera opera di Vera Regina Waldow (1993, 1998, 2006). Noi stessi in Saber cuidar (1994) indichiamo le dimensioni del maschile (lavoro) e del femminile (cura) come fondatrici di modi di esistere e di vivere eticamente.

Tuttavia, conviene chiarire fin da subito che le questioni della giustizia e della cura non sono di esclusiva competenza dell’uomo o della donna. L’uomo e la donna sono solo porte d’accesso. Entrambi costituiscono l’essere umano, maschile e femminile. Per questo motivo il maschile non può essere identificato con l’uomo e ridotto a lui solo. Allo stesso modo il femminile, con la donna. Entrambi sono portatori della dimensione dell’animus e della dimensione anima, in altre parole del femminile e del maschile contemporaneamente, ma ciascuno in modo diverso e singolare (Boff-Muraro 2002).

Quindi, la cura (femminile) riguarda l’uomo, così come la giustizia (maschile) riguarda la donna. Entrambi, a modo loro, realizzano la giustizia e la cura, anche se la giustizia acquisisce maggiore visibilità negli uomini, che ne sono quindi i principali promotori, e la cura acquisisce maggiore densità nelle donne, che ne sono quindi le principali portatrici (Gilligan, 1982,2).

In ragione di questa inclusione, le filosofe femministe insistono nel dire che il tema della cura e rispettivamente della giustizia non sono temi di genere, bensì questioni che riguardano la totalità dell’essere umano (Noddings 1984).

Oggi, di fronte al generale clamore ecologico, giustizia e cura, uomo e donna devono, come mai prima nella storia, darsi la mano e camminare insieme, contribuendo ciascuno a contrastare le minacce che gravano sulla vita sul pianeta Terra. Abbiamo bisogno di giustizia sociale di fronte all’immenso numero di persone povere e miserabili e di giustizia ecologica di fronte all’aggressione sistematica che il nostro modello di produzione industriale/consumistico pratica contro la natura e gli eco-sistemi.

Allo stesso tempo, dobbiamo prenderci cura dei milioni di persone che sono afflitte e relegate ai margini, in termini di relazioni rispettose, salute e inclusione sociale. È altrettanto urgente prendersi cura della Terra ferita e preservare i beni e i servizi naturali che garantiscono la nostra sopravvivenza su questo pianeta.

Spetta alla nostra generazione e a quelle future, prendere coscienza dell’importanza della cooperazione tra uomo (animus) e donna (anima), per non essere insieme gli ultimi a salvare la vita sul pianeta Terra. Giustizia e cura ci possono garantire che avremo ancora un futuro.

Leonardo Boff ha scritto Saber cuidar: ética do humano-compaixão pela Terra, Vozes 2000.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)