Leonardo Boff e il suo rapporto a l’enciclica “Cura de la Casa Comune” “

È apparso nel JORNAL DO BRASIL 14/06/2015 questa intervista che forse può interessare a parecchi lettori. Il testo è questo:

“Leonardo Boff, columnist del Jornal do Brasil, è stato uno degli attori che hanno aiutato a montare l’enciclica di Papa Francesco dedicata all’ambiente e divulgata giovedì scorso. In una intervista “e-mail”, ha spiegato come i suoi testi e contributi sono arrivati fino a Bergoglio, «una delle maggiori leadership mondiali, sia in campo religioso, sia in campo politico». Ha commentato inoltre il modo con cui il Papa ha affrontato delicati problemi e anche le risposte di potenze mondiali alle minacce “contro la nostra unica casa comune”.

“Vedo pochi passi avanti, perché gli interessi economici si sovrappongono alla preoccupazione per la salvezza dell’unica casa comune che abbiamo da abitare” – dice Boff in un’intervista al Jornal do Brasil – “c’è una irresponsabilità incosciente e colpevole nei riguardi delle minacce che pesano sul nostro futuro. Se quello che dice la comunità scientifica mondiale fosse ascoltato, ben altri sarebbero i risultati degli incontri organizzati dall’Onu sul riscaldamento globale e sulla crescente erosione della biodiversità”, mette in guardia Boff. “Il mio presentimento oscilla tra la catastrofe e la crisi”, continua.

Il Papa Francesco ha stabilito una “relazione intima tra i poveri e la fragilità del pianeta” nell’enciclica Laudato Si’ sulla cura della casa comune, divulgata giovedì scorso e pubblicata in portoghese dalle Edizioni Paoline. In gennaio, durante la visita alle Filippine, Francesco ha dimostrato preoccupazione per l’ecologia, affermando “la necessità di vedere, con gli occhi della fede, la bellezza del piano di salvezza di Dio, il legame tra l’ambiente naturale e la dignità della persona umana”.

Per Boff, “lo scandalo della povertà mondiale, in un mondo ad altissimo consumo, la devastazione degli ecosistemi e le minacce che pesano sulla nostra casa comune, trascurata e maltrattata,” preoccupano costantemente Papa Francesco.

Legga il testo integrale dell’intervista di LBoff al JB: JORNAL DO BRASIL –

Come sono andate le vostre conversazioni durante l’elaborazione dell’enciclica?

Vi siete incontrati personalmente?

Leonardo Boff – E’ con qualche difficoltà che rispondo alle domande dell’intervista, perché non vorrei creare l’impressione di attribuirmi un’importanza che in realtà non ho. Se voi mi domandate: tu hai aiutato il Papa a scrivere l’enciclica? Devo dire: no. Io ho soltanto messo a disposizione del materiale, dei mattoncini con i quali, volendo, potrebbe costruire qualche cosa. Non ho mai avuto incontri personali con Papa Francesco, soltanto indiretti. Innanzitutto attraverso un’amica comune, Clelia LURO, alla quale lui telefonava da Roma tutte le domeniche verso le 10,00. Attraverso di lei, mi mandava messaggi e mi faceva richieste di testi. All’inizio mi chiese un testo che l’ex-presidente dell’assemblea dell’Onu (gestione 2008-2009), Miguel d’Escoto e io avevamo elaborato per farne il cippo teorico della nuova Onu ancora allo studio: “Declaración Universal del Bien comun de la Madre Tierra y de la Humanidad”. Il testo è ordito all’interno del nuovo paradigma secondo il quale tutte le cose sono interconnesse, formando un incommensurabile sistema in evoluzione. In questo testo noi usavamo molto il termine “casa comune” per riferirci alla terra.

Quando il Papa è venuto in Brasile, l’intermediario è stato dom Demetrio Valentini, vescovo di Jales-SP, al quale ho affidato il libro da me scritto proprio per l’occasione della sua venuta: “Francisco de Assisi – Francisco de Roma: uma nova primavera para a Igreja, Editora Mar de ideias, Rio”.

Inoltre chiesi di consegnargli in spagnolo “Francisco de Assis: ternura e vigor” (Vozes), nel quale io affrontavo largamente la questione ecologica, dato che lui l’aveva sollecitato a Clelia Luro. Pure in spagnolo inviai la “Carta della Terra”, con raccomandazioni mie perché la utilizzasse, perché mi pareva la cosa più importante del documento sull’ecologia nell’inizio del secolo 21º, frutto di una vasta consultazione di più di 200.000 persone di tutti gli orientamenti, sotto la direzione di Michail Gorbaciov; io avevo partecipato alla redazione e avevo ottenuto di includere il tema della cura, “il legame parentale con tutta la vita” e la spiritualità.

Scrissi al Papa che la “Carta da Terra” affermava l’interdipendenza tra tutti gli esseri e il valore intrinseco di ognuno, contro l’antropocentrismo tradizionale. Un’altra volta inviai attraverso il vescovo di Altamira nello Xingu, dom Erwin Kräutler, che nel 2014 aveva vinto il premio Nobel alternativo della pace dal Parlamento svedese e che passando da Roma il Papa invitò a redigere qualche cosa sull’Amazzonia. Attraverso di lui mandai in spagnolo il mio libro più completo sulla ecologia, “Ecologia: grito da Terra-grito dos pobres” espressione che l’enciclica ha fatto sua. Inviato pure un altro libro, sempre in spagnolo “Cuidar la Tierra: Hacia una ética universal”, pubblicato in Messico.

ll più importante è stato un libretto con DVD sulle quattro ecologie, con immagini bellissime, in cui abbordo anche l’ecologia integrale. Altri materiali sono stati inviati all’ambasciatore argentino presso la Santa sede, Eduardo Valdés, amico di Bergoglio, perché inviando le cose direttamente al Vaticano non si ha mai la certezza che le cose arrivino nelle mani del Papa. Attraverso di lui inviai un libro che io consideravo importante “Proteger la Tierra – Cuidar la vida – como evitar la fin del mundo”.

Attraverso lo stesso ambasciatore inviai vari articoli in spagnolo sulle questioni ecologiche che escono in JB on line con cui collaboro da vari anni. Mi ricordo d’aver scritto in un biglietto da consegnare al Papa, nel quale c’era una citazione della Carta da Terra che – secondo me – doveva entrare nell’enciclica e di fatto consta al numero 207: “Come mai prima nella storia il destino comune ci obbliga a cercare un nuovo inizio… possa la nostra epoca essere ricordata per il risveglio di una nuova riverenza per la vita, per la risolutezza nel raggiungere la sostenibilità, per l’accelerazione della lotta per la giustizia e la pace, e per un’allegra celebrazione della vita” (parole finali della Carta della Terra).

Né io né l’ambasciatore abbiamo ricevuto una qualsiasi risposta. Quale non è stata dunque la sorpresa dell’ambasciatore Eduardo Valdés quando il giorno anteriore alla pubblicazione dell’enciclica, cioè il 17 giugno, il Monsignor Fernandez del Vaticano si mise in contatto con lui per ringraziarlo di tutto il materiale che aveva consegnato a Papa Francesco. Per finire: ho fatto quello che il Papa Francesco mi ha chiesto, senza nessuna pretesa di influenzarlo. L’enciclica è sua e lui è l’autore. Comunemente il Papa lavora con un corpo di periti che lo aiutano e con altri specialisti invitati. Quello che posso dire è che io sento molte risonanze dei miei pensieri e modi di dire nell’enciclica che non sono soltanto miei, ma di quanti lavorano a partire dal nuovo paradigma di una ecologia integrale. Ma io sono stato un semplice servo come si dice nel Vangelo.

Cosa ci potrebbe dire lei rispetto al Papa e al modo come lui sta affrontando questioni delicate nella chiesa?

Considero Papa Francesco uno dei più grandi leaders mondiali, sia in campo religioso sia in campo politico. Nel campo religioso ha usato la tenerezza di San Francesco per trattare le persone, particolarmente i più poveri. Ma ha trattato con fermezza di gesuita coloro che hanno macchiato l’immagine della Chiesa cristiana con abusi sessuali e crimini finanziari. In questo punto è stato duro e ha agito come medico. Ha ripulito il Vaticano e forse avrà ancora qualcosa da pulire.

Il fatto più visibile è che lui ha portato una primavera nella chiesa dopo tentativi di ritorno alla grande vecchia disciplina. I cristiani sentono la chiesa come un focolare spirituale e non come un incubo da sopportare scoraggiati. Politicamente lui ha promosso il dialogo tra i popoli, riavvicinato Cuba agli Stati Uniti e viceversa e ha predicato insistentemente l’incontro come forma di superare preconcetti e fondamentalismi e creare spazio per la pace. E lo fa con tanta dolcezza e convinzione che difficilmente qualcuno smette di dargli attenzione.

Lo scandalo della povertà mondiale in un mondo ad altissimo consumo, la devastazione degli ecosistemi e le minacce che pesano sulla casa comune, trascurata e maltrattata, lo preoccupano costantemente, perché presagisce situazioni apocalittiche se non faremo niente di serio per contenere il riscaldamento globale. Credo che l’enciclica andrà a rafforzare una visione più ampia, sistemica, integrale dell’ecologia inserendo specialmente la questione sociale mentale e profonda. Spero che la discussione ora sarà più ricca e non soltanto ridotta a problemi dell’ambiente.

Lei ha visto progressi significativi della questione tra le principali potenze mondiali?

C’è una irresponsabilità incosciente e colpevole a proposito delle minacce che pesano sul nostro futuro.

Vedo pochi passi avanti perché gl’interessi economici si impongono sulla preoccupazione per la salvaguardia dell’unica casa comune che abbiamo per abitarci. C’è un’incoscienza irresponsabile e colpevole intorno alle minacce che pesano sul nostro futuro.

Se si ascoltasse quello che dice la comunità scientifica mondiale, ben altri sarebbero i risultati degli incontri organizzati dall’Onu sul riscaldamento globale e sulla crescente erosione della biodiversità: secondo il noto biologo Edward O. Wilson, il numero delle specie che ogni anno spariscono definitivamente dal ciclo evolutivo oscilla tra le 27.000 e le 100.000.

Viviamo come ai tempi di Noè: le persone mangiavano, bevevano, prendevano moglie o marito e non importava niente dell’arrivo di uno tsunami. Questa volta però sarà diverso. Non ci sarà un’arca di Noè che salvi qualcuno e lasci morire tutti gli altri. Potremo avere lo stesso destino tragico. Il Papa parla di queste questioni, ma come uomo di fede ricorda che Dio è il “Signore amante della vita”, espressione che usa più di una volta e che concede alla speranza e non al disastro l’ultima parola,

Come vede lei il futuro della Terra? Ci sono speranze?

Il mio presentimento oscilla tra la catastrofe e la crisi. Come studioso della questione da più di trent’anni e leggendo gli ultimi dati scientifici ho l’impressione che la nostra ora è già arrivata. Abbiamo fatto tante e così gravi aggressioni contro la madre terra che non meritiamo più di vivere su di essa. Inoltre di anno in anno sono più di 3000 le specie che arrivano al loro climax e naturalmente spariscono dal processo evolutivo. E non sarà per caso arrivato anche il nostro turno? D’altro lato una crisi conserva sempre e purifica e fa crescere.

Come uomo di fede io so che il disegno del creatore, iscritto nelle circonvoluzioni del processo cosmogenetico, può portare alla nostra piccola nave al porto nonostante i venti contrari. Anche se avvenisse una catastrofe che liquidasse la vita visibile del nostro pianeta (solo il 5% è visibile, il resto, il 95% è invisibile: batteri, virus, funghi), credo che l’ultima parola spetterà alla vita. In che modo, non so. Faccio una scommessa positiva: credo e spero.

Traduzione di Romano e Lidia Baraglia

Es muss einen Weg aus der aktuellen Krise geben

Die Politik- und Wirtschaftskrise, die wir zurzeit erleben, schafft eine Gelegenheit zu wahrhaft tiefgehenden Veränderungen, wie z. B. einer Politik-, Zins- und Agrar-Reform. Um das Richtige im Blick zu haben, ist es wichtig, zunächst einige Fakten zu bedenken.

Als erstes müssen wir die Krise als Teil der großen Krise der Menschheit als Ganze ansehen, statt sie innerhalb unserer Situation und außerhalb des aktuellen Laufes der Geschichte anzusiedeln. Die Krise Brasiliens zu betrachten und dabei die Weltkrise außer Acht zu lassen heißt, nicht über die Krise Brasiliens nachzudenken. Wir sind Teil eines größeren Ganzen. In unserem Fall können wir nicht der Aufmerksamkeit der größeren Staaten und großen Unternehmen entrinnen, wie die G7 erachtet, wo sich die wesentlichen Reichtümer für die ökologische Basis der zukünftigen Wirtschaft konzentrieren: die Fülle an Trinkwasser, die großen feuchten Urwälder, eine immense Artenvielfalt und 6 Millionen Hektar Agrarland. Diese imperiale Strategie interessiert es nicht, dass es im südlichen Atlantik eine Nation gibt, so groß wie ein Kontinent, die mit den globalen Interessen nicht konform geht und im Gegenteil einen unabhängigen Weg für ihre eigene Entwicklung sucht.

Zum Zweiten gibt es einen historischen Hintergrund für die aktuelle Krise Brasiliens, den wir nicht vergessen dürfen. Wie unsere großen Historiker bestätigen, hat es nie eine Regierung gegeben, die der großen Mehrheit, den Nachkommen der Sklaven, der indigenen Bevölkerung und den verarmten Bevölkerungsgruppen, eine adäquate Aufmerksamkeit hätte zukommen lassen. Sie wurden als Tagelöhner und als wahrhafte Niemande angesehen. Der Staat, den sich von Beginn unserer Geschichte an die besitzende Klasse angeeignet hatte, war nicht willens, deren Bedürfnissen nachzukommen.

Drittens müssen wir anerkennen, dass als Ergebnis einer schmerzvollen und blutigen Geschichte von Kämpfen und zu überwindenden Hindernissen aller Art eine andere soziale Basis als politische Macht entstand, die nun den Staat und all seine Strukturen bestimmt. Aus einem elitären und neoliberalen Staat wurde ein republikanischer und sozialer Staat, der inmitten von großen Schwierigkeiten und Konzessionen gegenüber den dominanten nationalen und internationalen Kräften es schaffte, diejenigen ins Zentrum des Interesses zu stellen, die immer am Rand gestanden hatten. Die Tatsache, dass die Regierung der Arbeiterpartei (PT) 36 Millionen Brasilianer aus dem Elend hob und ihnen Zugang zu den fundamentalen

Grundgütern des Lebens verschaffte, ist von unleugbarer historischer Tragweite. Was wollen diese bescheidenen Menschen von der Erde? Gesicherten Zugang zu den grundlegenden Gütern, die ihnen das Überleben sichern. Dieses Ziel wird durch die Bolsa Familia, Mein Haus Mein Leben, Licht Für Alle und andere soziale und kulturelle politische Errungenschaften erreicht, ohne die die Armen nie in der Lage wären, Berufe zu ergreifen wie die von Anwälten, Ärzten, Ingenieuren, Lehrern o. ä.

Wie auch immer man diese Maßnahmen bezeichnen will, so waren sie doch hilfreich für den immensen Großteil der brasilianischen Bevölkerung. Hat der Staat nicht das Recht, die Sicherung des Überlebens seiner Bürger als seine erste Pflicht anzusehen? Warum ergriffen die Regierungen der vergangenen Jahrhunderte nicht solche Initiativen? War ein Präsident der Arbeiterpartei nötig, um all dies zu erreichen? Die Arbeiterpartei (PT) und ihre Verbündeten vollbrachten diese historische Meisterleistung, und nicht ohne eine starke Opposition derer, die auf „diese wirtschaftlichen Nullen“ herabschauten, wie dies Darcy Ribeiro, Capistrano de Abreu, Jose Honorio Rodrigues, Raymundo Faorom und letztens auch auch Luiz Gonzaga de Souza Lima taten. Und noch immer schauen sie auf sie herab.

Manche Teile der privilegierten Oberschicht schämen sich ihrer und verachten sie. Neben der verständlichen Empörung und Wut über die Korruptionsskandale und Hegemonie innerhalb der PT gibt es in diesem Land immer noch Hass. Diese alten Eliten mit ihren Kommunikationsmitteln, gekennzeichnet durch reaktionäre Haltung und Ideologie des rechten Flügels, unterstützt durch die alte Oligarchie, die sich von der modernen offeneren und nationalistischen unterscheidet, die teilweise die Projekte der PT unterstützt, akzeptierten nie eine vom Volk bestimmte Regierung. Sie tun ihr Bestes, um die Regierung der PT zu behindern, und zu diesem Zweck bedienen sie sich der Verdrehung der Tatsachen, Verleumdungen und Lügen, ohne sich zu schämen.

Zwei Strategien wurden durch den rechten Flügel, dem es gelungen ist, sich zu vereinen, erdacht, um die zentrale Macht wiederzuerlangen, die er durch die Wahlen verloren hatte, doch haben diese noch keine Form angenommen.

Die erste dieser Strategien besteht darin, in der Gesellschaft eine Situation permanenter politischer Krise aufrecht zu erhalten, um Präsidentin Dilma in ihrer Regierungsausübung zu behindern. Zu diesem Zweck organisieren sie Straßen-Demonstrationen, Picknicks mit Kasserollen, vollen Töpfen – sie wussten ja noch nie, was es bedeutet, einen leeren Topf zu haben – oder unter Offenbarung großen Bildungsmangels die Präsidentin bei öffentlichen Auftritten systematisch auszubuhen.

Die zweite Strategie besteht in einem Prozess, an der PT-Regierung herum zu kritisieren, sie als inkompetent und ineffizient zu verleumden und die Leitung des ehemaligen Präsidenten Lula zu diffamieren, Fakten darüber zu verdrehen und Lügen zu verbreiten, die, einmal entlarvt, nicht zurückgenommen werden. Sie hoffen, auf diese Weise die Kandidatur und Wiederwahl im Jahr 2018 zu unterminieren.

Diese Art der Vorgehensweise zeigt nur, dass wir noch immer eine Demokratie von sehr geringer Intensität haben. Die kürzlich geschehenen provokativen und rachevollen Taten durch die Vorsitzenden beider Häuser, beide von der PMDB, bestätigen, was der UNB Soziologe, Pedro Demo, in seiner Einführung in die Soziologie (Introduzión a la sociologia, 2002) schrieb: „Unsere Demokratie ist die nationale Repräsentation raffinierter Scheinheiligkeit, voller „schöner“ Gesetze, die stets von der dominierenden Elite gemacht werden, damit sie von Anfang bis Ende nur ihnen nützlich sind. Die Politiker sind Leute, die sich dadurch kennzeichnen, dass sie viel Geld verdienen, wenig arbeiten, Handel treiben, Vetternwirtschaft betreiben, sich auf Staatskosten bereichern und gleich in die obersten Ränge der Wirtschaft einsteigen… Wenn wir Demokratie mit sozialer Gerechtigkeit gleichsetzen wollten, wäre die Demokratie ihre eigene Negierung.“ (S. 330-333).

Wir werden weder die Krise bewältigen noch die Revanchisten und diejenigen mit Staatsstreich-Mentalität überwinden, ohne eine Politik- Zins- und Agrarreform durchzuführen. Andernfalls wird unsere Demokratie kraftlos und blind sein.

Übersetzt von Bettina Gold-Hartnack

 

 

 

Preservar a perspectiva singular do Papa: a ecologia integral

O Papa Francisco operou uma grande virada no discurso ecológico ao passar da ecologia ambiental para a ecologia integral. Esta inclui a ecologia político-social,  a mental,  

cultural

, a educacional, a ética e a espiritual.

Há o risco de que esta visão integral seja assimilada dentro do costumeiro discurso ambiental, não se dando conta de que todas as coisas, saberes e instâncias são interligadas. Quer dizer o aquecimento global tem a ver com a fúria industrialista, a  pobreza de boa parte da humanidade está relacionada com o modo de produção, distribuição e consumo, que a violência contra a Terra e os ecossistemas é uma deriva do paradigma de dominação que está na base de nossa civilização dominante já há quatro séculos, que o antropocentrismo é consequência da compreensão ilusória de que somos donos das coisas e que elas só gozam de sentido na medida em que estão colocadas ao nosso bel-prazer.

Ora, é essa cosmologia (conjunto de idéias, valores, projetos, sonhos e instituições) leva o Papa a dizer:”nunca temos maltratado e ofendido nossa casa comum como nos últimos dois séculos”(n.53).

Como superar essa rota perigosa? O Papa responde: ”com uma mudança de rumo” e ainda mais com a disposição de “delinear grandes percursos de diálogo que nos ajudem a sair desta espiral de autodestruição na qual estamos afundando”(n.163). Se nada fizermos podemos ir ao encontro do pior. Mas o Papa confia na capacidade criativa dos seres humanos que juntos poderão formular  o grande ideal :”um só mundo e um projeto comum”(164).

Bem diversa é a visão imperante e imperial presente na mente dos que controlam as finanças e os rumos das políticas mundiais:”um só mundo e um só império”.

Para enfrentar os múltiplos aspectos críticos de nossa situação o Papa propõe a ecologia integral. E lhe dá o correto fundamento: “Do momento que tudo está intimamente relacionado e que os atuais problemas exigem um olhar que atenda a todos os aspectos da crise mundial….proponho uma ecologia integral que compreenda claramente as dimensões humanas e sociais”(n.137).

O pressuposto teórico  se deriva da nova cosmologia, da física quântica, da nova biologia, numa palavra, do novo paradigma contemporâneo que implica a teoria da complexidade e do caos (destrutivo e generativo). Nessa visão o repetia um dos fundadores da física quântica Werner Heisenberg: “tudo tem a ver com tudo em todos os pontos e em todos os momentos; tudo é relação e nada existe fora da relação”.

Exatamente essa leitura o Papa a repete inumeráveis vezes, constituindo  o tonus firmus de suas explanações. Seguramente a mais bela e poética das formulações a encontramos no número 92 onde enfatiza: “tudo está em relação e todos nós seres humanos estamos unidos como irmãos e irmãs …com todas as criaturas que se unem conosco com terno e fraterno afeto, ao irmão sol, à irmã lua, ao irmão rio e à mãe Terra (n.92).

Essa visão existe já há quase um século. Mas nunca conseguiu se impor na política e na condução dos problemas sociais e humanos. Todos permanecemos ainda reféns do velho paradigma que isola os problemas e para cada um procura uma solução específica sem se dar conta de que essa solução pode ser maléfica para outro problema. Por exemplo, resolve-se o problema da infertilidade dos solos com nutrientes químicos que, por sua vez, entram na terra, atingem o nível freático das águas ou os aquíferos, envenenando-os.

A encíclica nos poderá servir de instrumento educativo para apropriarmo-nos desta visão inclusiva e integral. Por exemplo, como assevera a encíclica:“quando falamos de ambiente nos referimos a uma particular relação entre a natureza e a sociedade; isso nos impede de considerar a natureza como algo separado de nós….somos incluídos nela, somos parte dela”(n.139).

E continua dando exemplos convincentes:”toda análise dos problemas ambientais é inseparável da análise dos contextos  humanos, familiares, trabalhistas, urbanos e da relação de cada pessoa consigo mesma que cria um determinado modo de relações com os outros e com o ambiente”(n.141). Se tudo é relação, então a própria saúde humana depende da saúde da Terra e dos ecossistemas. Todas as instâncias se entrelaçam para o bem ou para o mal. Essa é textura da realidade, não opaca e rasa mas complexa e altamente  relacionada com tudo.

Se pensássemos nossos problemas nacionais nesse jogo de inter-retro-relação, não teríamos tantas contradições entre os ministérios e as  ações governamentais. O Papa nos sugere caminhos. Estes são certeiros e nos podem tirar da ansiedade em que nos encontramos face ao nosso futuro comum.

Teilhard de Chardin tinha razão quando nos anos 30 do século passado escrevia: “A era das nações já passou. A tarefa diante de nós agora, se não pereceremos, é construir a Terra” . Cuidando da Terra com terno e fraterno afeto no espírito de São Francisco de Assis e de Francisco de Roma, podemos  seguir “caminhando e cantando” como conclui a encíclica, cheios de esperança. Ainda teremos futuro e iremos irradiar.

Leonardo Boff é colunista do JB

El derecho contra la derecha

Veo que para intentar salir de la crisis actual (si es que es posible) hay dos presupuestos que deben ser considerados seriamente. De lo contrario corremos el riesgo de perder todo lo que hayamos proyectado: el colapso del orden capitalista y los límites de la Tierra que no se pueden traspasar. Naturalmente se trata de hipótesis, pero creo que fundadas.

Primer presupuesto: el sistema del capital ha entrado en colapso, lo que significa su fin en un doble sentido: fin en el sentido de que ha alcanzado su propósito fundamental: aumentar la acumulación privada hasta su límite extremo. Como constató Thomas Piketty en El capital en el siglo XXI: «los pocos que están arriba tienden a apropiarse de una gran parcela de la riqueza nacional». Hoy esa tendencia es no sólo nacional sino global.

Los datos varían de año en año, pero en el fondo se resumen en esto: un grupo cada vez menor detenta y controla gran parte de la riqueza mundial. Hoy son, según datos de la respetada Escuela Politécnica Federal de Zurich (ETH), 737 actores que controlan cerca del 80% de los flujos financieros mundiales. Dentro de poco serán muchos menos.

Pero ese fin significa también fin como colapso y desenlace final. La agonía puede prolongarse, pues usa mil estratagemas para perpetuarse, pero la crisis es inevitablemente terminal. El capitalismo ha tocado techo y no consigue ir más allá; peor aún, no tiene nada más que ofrecer, a no ser más de lo mismo, que es aquello que produce la crisis: su ilimitada voracidad.

Ocurre que sobrepasó los límites físicos de la Tierra; el agotamiento de los bienes naturales es de tal orden que ya no tiene condiciones para autorreproducirse, pues los necesita. Al forzar su lógica interna, puede volverse biocida, ecocida y, en el límite, geocida. Como no puede autorreproducirse más, se vuelve sobre sí mismo, acumulando con más y más furia, vía especulación financiera: dinero haciendo dinero. El lema sigue siendo el mismo, el perverso “greed is good” (la codicia es buena). Que se dañe la humanidad, la naturaleza y el futuro de las próximas generaciones.

Si en Brasil queremos salir de la crisis a base de esta lógica, estamos escogiendo el camino del abismo. Dentro de poco, todos experimentaremos en carne propia el sentido de la metáfora de Sören Kirkegaard: el payaso pidió a los espectadores que ayudasen a apagar el fuego de las cortinas de atrás del teatro. Todos reían y aplaudían pues pensaban que era parte del espectáculo. Nadie hizo caso al payaso hasta que el fuego quemó el teatro entero y a todos los que estaban dentro y aún en los alrededores.

El segundo presupuesto, ausente casi siempre en los analistas económicos convencionales, es el estado gravemente enfermo del planeta Tierra. La aceleración productivista está destruyendo rápidamente las bases físico-químicas que sustentan la vida, además de producir una espantosa erosión de la biodiversidad (cerca de cien mil especies, según E. Wilson, desparecen cada año) y el imparable calentamiento global, cuyos gases de efecto invernadero han alcanzado en la actualidad los niveles más elevados desde hace 800 mil años. Con la subida de la temperatura 2 grados centígrados podremos todavía gestionar la biosfera. Sin embargo, si no hacemos nada a partir de ahora, como afirmó ya en 2002 la sociedad científica norteamericana, aun en este siglo podríamos conocer el “calentamiento abrupto”. Este podría llegar a 4-6 grados centígrados más. Bajo esa temperatura, advierte la comunidad científica, las formas de vida conocidas no podrían subsistir y gran parte de la humanidad se vería afectada gravemente con millones de víctimas.

¿Cómo salir de ese impasse? Tal vez nadie tenga condiciones para ofrecer una alternativa realmente viable, porque tiene una dimensión que va más allá de Brasil, pues es global. A nosotros, los intelectuales, nos toca reflexionar, alertar y urgir medidas concretas. Es nuestro imperativo ético.

Mi bola de cristal me sugiere tres caminos:

El primero, ante la gravedad de la crisis, consiste en crear un consenso mínimo, suprapartidario, que incluya a parlamentarios progresistas, sindicatos, empresas, intelectuales, ONGs, iglesias y pueblo de la calle en torno a un proyecto mínimo de Brasil fundado en algunos principios y valores asumidos por todos (seguramente se exigirá una reforma política, tributaria y fuerte inversión en la agroecología). Estimo que el liderazgo de Lula sería suficientemente fuerte todavía para encabezar esta propuesta. El Gobierno de Itamar Franco, pos-crisis Collor, podría servir de referencia inspiradora.

El segundo sería constituir un frente amplio y vigoroso de partidos progresistas, sindicatos y otros grupos e intelectuales progresistas para hacer frente al fuerte avance de la derecha con sus políticas neoliberales, asociadas al proyecto-mundo liderado por los países centrales. La derecha no tiene una preocupación social consistente, pues ella está interesada en el crecimiento vía PIB que favorece a las clases propietarias y a los bancos, dejando a los pobres allí donde siempre han estado, en la periferia.

Nuevamente estimo que la figura más adecuada para tejer este frente progresista sería Lula. Pero su dirección debería ser pluralista y no personalista. La convergencia en la diversidad no anularía las singularidades de los partidos y de los grupos que tienen su identidad y su historia. Pero ante un peligro general, deben relativizar lo particular en función de lo universal.

El tercer camino sería que el PT haga una rigurosa auto-crítica (hasta hoy no la ha hecho), se recomponga internamente, refuerce el nexo del poder con los movimientos sociales, politice lo más rápidamente posible las bases y se presente con una agenda nueva que completaría la primera, cuyos temas básicos serían la infraestructura de salud, educación, transporte, la urbanización de las favelas, la reforma política, la tributaria y la agraria, entre otros puntos.

Pero veo que el desgaste del PT, a partir de un puñado de traidores y ladrones que llenaron de vergüenza a más de un millón de afiliados y desmoralizaron al país ante sí mismo y ante el mundo, vuelve frágil, tal vez hasta ineficaz este camino.

Por algunas de estas salidas se podrá superar la perplejidad, el sentimiento de impotencia y construir alguna esperanza de que todavía tenemos solución. En cualquier caso, lo que de verdad cuenta en la superación de cualquier crisis es esta tripleta, verdadera Trinidad de la economía sana que va más allá del PIB pequeño o grande: el empleo, el salario y la promoción social de las bases. Eso garantizará la supervivencia de la mayoría y creará un orden soportable.

En todo caso, a la derecha política que elucubra salidas fuera de la democracia, debemos oponer el derecho. No podemos aceptar que se rompa el rito democrático pues la historia ha mostrado que aquella no tiene un compromiso serio con la democracia; para salvar sus intereses no teme romper las reglas.

En cuanto a nosotros, no nos es permitido desistir de buscar lo mejor para nuestro país, más allá de las diferencias y desavenencias que puedan existir. El bien común debe prevalecer sobre cualquier otro bien particular.