“Senza spiritualità non salveremo la vita sulla Terra”

Leonardo Boff

Confini

di Pierluigi Mele

spiritualità5

Pubblichiamo, per gentile concessione, questo intervento di Leonardo Boff, ecoteologo brasiliano, sulla spiritualità della Terra.
In tempi di grandi crisi, disastri naturali e ora con l’epidemia di Coronavirus, gli esseri umani lasciano emergere ciò che è nella loro essenza: solidarietà, cooperazione, cura reciproca e per l’ambiente circostante, e la spiritualità.
Abbiamo sentito Michail Gorbaciov agli incontri per l’elaborazione della Carta della Terra, proprio lui ex-capo di Stato e considerato ateo per essere comunista: “o svilupperemo una spiritualità con nuovi valori, centrata sulla vita e sulla cooperazione, oppure non ci sarà soluzione per la vita nella terra”.
Questa pandemia significa un appello a questa spiritualità salvifica. Come dice la Carta della Terra: “Come mai prima d’ora nella storia, il destino comune ci obbliga a cercare un nuovo inizio.[…] Questo richiede una trasformazione del cuore e della mente, un rinnovato senso di interdipendenza globale e di responsabilità universale […]”. Solo così si raggiunge uno stile di vita sostenibile.
Viviamo in un’emergenza ecologica planetaria. La Laudato Sì di Papa Francesco giustamente ci ha avvertito: “Le previsioni catastrofiche ormai non si possono più guardare con disprezzo e ironia. […] Il ritmo di consumo, di spreco e di alterazione dell’ambiente ha superato le possibilità del pianeta, in maniera tale che lo stile di vita attuale, essendo insostenibile, può sfociare solamente in catastrofi […]” (n.161).
Questi avvertimenti rafforzano l’urgenza di una spiritualità della Terra. Essa richiede un nuovo paradigma, presentato da Papa Francesco nella sua ultima enciclica Fratelli tutti (2020): dobbiamo smettere di immaginarci padroni (dominus) della natura per essere di fatto fratelli e sorelle (frater, soror). Se non facciamo questo cammino, vale questo avvertimento: “nessuno si salva da solo, […] ci si può salvare unicamente insieme” (n. 32).
In funzione di questa comune missione, si è stabilita una collaborazione e articolazione tra due famiglie religiose con le loro tradizioni spirituali, amichevoli con il creato, la vita, i più indigenti: i francescani con il Servizio Inter-francescano per la Giustizia, Pace ed Ecologia della Conferenza della Famiglia Francescana del Brasile e i Gesuiti con l’Osservatorio Luciano Mendes de Almeida, la Rete di Giustizia socio-ambientale dei Gesuiti e il Movimento Cattolico Globale per il Clima, attraverso i programmi brasiliani MAGIS e FAJE.
Le spiritualità e i valori di ciascuna di queste due tradizioni possono ispirarci nuovi modi di prenderci cura dell’eredità sacra che l’evoluzione e Dio ci hanno donato, la Terra, la Magna Mater degli antichi, la Pachamama degli Andini e la Gaia dei moderni.
Nella sua enciclica sull’ecologia integrale Laudato Si, Papa Francesco presenta San Francesco come “l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. È il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani”. (n.10). San Francesco aveva un cuore universale. Per lui qualunque creatura era sorella, unita a lui da vincoli di affetto; per questo si sentiva chiamato a prendersi cura di tutto ciò che esiste…finanche le erbe selvatiche che dovevano avere il loro posto nell’orto di ogni convento dei frati.
Per Sant’Ignazio di Loyola, grande devoto di San Francesco, questo essere povero significava più che un esercizio ascetico, ma una spoliazione di tutto per essere più vicini agli altri e costruire con loro la fraternità. Essere poveri per essere più fratello e sorella.
Per i primi compagni di Sant’Ignazio, la vita in povertà, individuale e comunitaria, ha sempre accompagnato la cura dei poveri, parte essenziale del carisma gesuita. E San Francesco viveva queste tre passioni: Cristo crocifisso, i più poveri e la natura. Chiamava tutte le creature, anche il lupo feroce di Gubbio, con il dolce nome di fratelli e sorelle.
Entrambi intravedevano Dio in tutte le cose. Come ha magnificamente espresso Sant’Ignazio: “Trovare Dio in tutte le cose e vedere che tutte le cose provengono dall’alto”. E diceva inoltre, in linea con lo spirito di San Francesco: «Non è il tanto sapere che sazia e soddisfa l’anima, quanto il sentire e assaporare le cose interiormente». Puoi assaporare tutte le cose interiormente solo se le ami veramente e ti senti unito ad esse. In San Francesco abbondano affermazioni simili.
Tali modi di vivere e relazionarsi sono fondamentali se vogliamo reinventare un modo amichevole, riverente e premuroso verso la Terra e la natura. Da lì nascerà una civiltà bio-centrica. Come afferma la Fratelli tutti, fondata su una “politica della tenerezza e della gentilezza”, “sull’amore universale e sulla fratellanza senza confini”, sull’interdipendenza tra tutti, sulla solidarietà, sulla cooperazione e sulla cura per tutto ciò che esiste e vive, soprattutto con i più indifesi.
Il Covid-19 è un segno che la Madre Terra ci invia per assumere la nostra missione che il Creatore e l’universo ci hanno affidato: “proteggere e curare il Giardino dell’Eden”, cioè della Madre Terra (Gn 2,15). Se insieme, questi due Ordini, i francescani e i gesuiti, in associazione con altri, si proporranno di realizzare questo sacro proposito, daranno un segnale che non tutto del Paradiso terrestre è andato perduto. Ciò comincia a crescere dentro di noi e si espande fuori di noi, facendo veramente della Madre Terra la vera e unica Casa Comune in cui possiamo vivere insieme nella fraternità, nell’amore, nella giustizia, nella pace e nella gioiosa celebrazione della vita. Sono sogni? Sì, sono i Grandi Sogni, necessari, che anticipano la realtà futura.

Leonardo Boff, ecoteologo della famiglia francescana (Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Consumare il mondo o salvaguardare il mondo? Paradigmi opposti. Un testo di Leonardo Boff

La pandemia ci mette, sempre più, davanti ai limiti del nostro paradigma capitalistico. In queste breve, intenso, testo, che pubblichiamo per gentile concessione dell’autore, il teologo brasiliano Leonardo Boff ci offre spunti per un diverso paradigma
etico-sociale.

Leonardo Boff

“Consumare il mondo” o “salvaguardare il mondo” sono una metafora, frequente in bocca ai leader indigeni, che mettono in discussione il paradigma della nostra civiltà, la cui violenza li ha quasi fatti scomparire. Ora è stato messo sotto scacco dal Covid-19. Il virus ha colpito come un fulmine il paradigma del “consumare il mondo”, ovvero sfruttare senza limiti tutto ciò che esiste in natura in un’ottica di crescita / arricchimento senza fine. Il virus ha distrutto i mantra che lo sostengono: centralità del profitto, raggiunto attraverso la concorrenza, la più agguerrita possibile, accumulato privatamente, a scapito delle risorse naturali. Se obbediamo a questi mantra, saremmo sicuramente sulla strada sbagliata. Ciò che ci salva è ciò che è nascosto e invisibile nel paradigma del “consumare il mondo”: la vita, la solidarietà, l’interdipendenza tra tutti, la cura della natura e l’uno dell’altro. È il paradigma imperativo della “salvaguardia del mondo”.

Il paradigma del “consumare il mondo” è molto antico. Proviene dall’Atene del V secolo a.C., quando lo spirito critico irruppe e ci fece percepire la dinamica intrinseca dello spirito, che è la rottura di ogni limite e la ricerca dell’infinito. Tale scopo era pensato dai grandi filosofi, dagli artisti, compare anche nelle tragedie di Sofocle, Eschilo ed Euripide ed è praticato dai politici. Non è più il medén ágan del tempio di Delfi: “niente di troppo”.

Questo progetto di “mangiarsi il mondo” ha preso forma nella stessa Grecia con la creazione dell’impero di Alessandro Magno (356-323), che all’età di 23 anni fondò un
impero che si estendeva dall’Adriatico al fiume Indo in India.

Questo “consumare il mondo” si è approfondito nel vasto Impero Romano, rafforzato nella moderna era coloniale e industriale e culminato nel mondo contemporaneo con la globalizzazione della tecno-scienza occidentale, espansa in tutti gli angoli del pianeta. È l’impero senza limiti, tradotto nello scopo (illusorio) del capitalismo / neoliberismo con la crescita illimitata verso il futuro. Basta prendere come esempio, di questa ricerca di crescita illimitata, il fatto che nell’ultima generazione sono state bruciate più risorse energetiche che in tutte le precedenti generazioni dell’umanità. Non c’è luogo che non sia stato sfruttato per l’accumulo di merci.

Ma ecco, è emerso un limite insormontabile: la Terra, limitata come pianeta, piccola e
sovrappopolata, con beni e servizi limitati, non può sostenere un progetto illimitato. Tutto ha dei limiti. Il 22 settembre 2020, le scienze della Terra e della vita lo hanno identificato come l’Earth Overshoot Day, ovvero il limite dei beni e dei servizi naturali rinnovabili, fondamentali per mantenere la vita. Si sono esauriti. Il consumismo, non accettando limiti, porta alla violenza, togliendo alla Madre Terra ciò che non può più dare. Stiamo consumando l’equivalente di una Terra e mezzo. Le conseguenze di questa estorsione si manifestano nella reazione dell’esausta Madre Terra: aumento del riscaldamento globale, erosione della biodiversità (circa centomila specie eliminate ogni anno e un milione in pericolo), perdita di fertilità del suolo e crescente desertificazione, tra altri fenomeni estremi.

Attraversare alcuni dei nove confini planetari (cambiamento climatico, estinzione di specie, acidificazione degli oceani e altri) può causare un effetto sistemico, facendo crollare i nove e inducendo così il collasso della nostra civiltà. L’emergere del Covid-19 ha messo in ginocchio tutti i poteri militaristici, rendendo inutili e ridicole le armi di distruzione di massa. La gamma di virus precedentemente annunciata, se non modifichiamo il nostro rapporto distruttivo con la natura, potrebbe sacrificare diversi milioni di persone e assottigliare la biosfera, essenziale per tutte le forme di vita.

Oggi l’umanità è presa dal terrore metafisico di fronte ai limiti insormontabili e alla
possibilità della fine della specie. Il Great Reset del sistema capitalista è illusorio. La Terra lo farà fallire.

È in questo drammatico contesto che emerge l’altro paradigma, quello della “salvaguardia del mondo”. È stato allevato in particolare da leader indigeni come Ailton Krenak, Davi Kopenawa Yanomani, Sônia Guajajara, Renata Machado Tupinambá, Cristine Takuá, Raoni Metuktire e altri. Per tutti loro c’è una profonda comunione con la natura, di cui si sentono parte. Non hanno bisogno di pensare alla Terra come alla Grande Madre, Pachamama e Tonantzin perché la sentono così. Proteggono naturalmente il mondo perché è un’estensione del proprio corpo.

L’ecologia del profondo e dell’integrale, come si riflette nella Carta della Terra (2000), nelle Encicliche di Papa Francesco Laudato SI: come prendersi cura della nostra casa comune (2015) e Fratelli tutti (2020), e il programma “Pace, Giustizia e Preservazione del Creato” del Consiglio Ecumenico delle Chiese, tra gli altri gruppi, hanno assunto la “salvaguardia del mondo”. Lo scopo comune è quello di garantire le condizioni fisico chimico-ecologiche che sostengono e perpetuano la vita in tutte le sue forme, in particolare la vita umana. Siamo già nella sesta estinzione di massa e l’Antropocene la sta intensificando. Se non leggiamo emotivamente, con il cuore, i dati della scienza sulle minacce che pesano sulla nostra sopravvivenza, difficilmente ci impegneremo a salvaguardare il mondo.

Papa Francesco ha seriamente ammonito nella Fratelli tutti: “O ci salviamo insieme o nessuno si salva” (n. 32). È un avvertimento quasi disperato se non si vuole “gonfiare il corteo di chi va alla propria tomba” (Z. Bauman). Facciamo il salto della fede e crediamo in ciò che dice il Libro della Sapienza: “Dio è l’amante appassionato della vita” (11,26). Se è così, non ci permetterà di scomparire così miseramente dalla faccia della Terra. Lo crediamo e lo speriamo.

Leonardo Boff ha scritto: Cuidar la Tierra-Proteger la vida, cómo evitar el fin del mundo, Record 2010; Covid-19, la Madre Tierra contraataca a la Humanidad: advertencias de la pandemia, Vozes 2020.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti).

Fra Éloi Leclerc che ha scoperto la fraternità di San Francesco a Buchenwald e Dachau. E l’ha trasmessa a Papa Bergoglio (di Leonardo Boff)

Di redazione – 31/01/2021 Faro di Roma

La figura del francescano francese Éloi Leclerc, autore del best-seller “La sapienza di un povero”, morto nel 2016 all’età di 95 anni nella casa di riposo delle Piccole Sorelle dei Poveri a Saint-Servan, in Francia, è evocata da Leonardo Boff, il più grande teologo brasiliano, in un saggio sulla fraternità umana nell’ottica dell’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco, ospitato da RaiNews nel blog Confini di Pierluigi Mele.

Nel testo, Boff propone una vera e propria etica della fraternità universale. È l’utopia di Francesco d’Assisi, di cui frate Éloi si è fatto cantore sino agli ultimi giorni della sua vita, che è stata come spezzata in due parti ben distinte: una prima, quella della giovinezza e della formazione francescana, culminata nell’esperienza del dolore e della crudeltà, con l’internamento nei lager tedeschi sino alla fine della guerra; la seconda totalmente consacrata alla testimonianza di un mondo diverso, che nasce dal riconoscere la bontà originaria della creazione di Dio: un riconoscimento che diventa chiamata per l’uomo ad accogliere la fraternità che gli è donata e che chiede di essere accolta con gratitudine.
La seconda parte della riflessione di Boff sarà pubblicata nei prossimi giorni sempre dal blog Confini. Di seguito le prime pagine del saggio di Boff

Il tema della fraternità universale è stata la preoccupazione insistente di uno dei migliori conoscitori degli ideali di Francesco di Assisi: il francese Eloi Leclerc in molte delle sue opere, specialmente nella “Saggezza di un povero” (Parigi 1959) e “Il Sole nasce ad Assisi” (Parigi 1999). Non parla in modo teorico ma da una terrificante esperienza personale. Giovane frate francese, anche se non ebreo, fu portato in Germania precipitando nell’inferno dei campi di sterminio nazisti a Buchenwald e Dachau. Ha conosciuto la banalità del male, le uccisioni compiute dalle SS per il semplice gusto di uccidere, le torture e le umiliazioni che segnavano la sua anima come ferro rovente.

Dopo la Shoah è possibile la fraternità umana?

Scosso nella fede nell’essere umano e dubitando dell’intero ideale di una fraternità umana, cercò disperatamente un raggio di luce che provenisse dal nulla. Anche dopo la sua liberazione per opera degli Alleati nel 1945, iniziò ad avere paura di ogni essere umano. Confessa: “di notte, mi svegliavo di soprassalto, il sudore colava e la mia anima si riempiva di paura; quelle immagini di orrore ritornavano sempre e mi perseguitavano; non potevo cancellarle” (p.33). E continua: “Che il Signore mi perdoni, se a volte di notte, questo vecchio che sono diventato, alza gli occhi inquieti al cielo, cercando un poco di luce” (p.31).

Caricava dentro di se i carnefici nazisti che lo perseguitavano e li suscitavano terrificanti domande sul destino umano e la sua capacità di distruggere vite indifese. Lo stesso trauma, più che psicologico, che invade e distrugge ogni essere umano dentro e fuori, è stato vissuto dal domenicano brasiliano padre Tito Alencar, che è stato barbaramente torturato dal delegato di polizia Fleury. Ha interiorizzato la sua immagine perversa in una forma tale da sentirsi sempre perseguitato da lui fino a quando, non sopportandolo più, ha posto fine alla sua vita, preferendo morire piuttosto che vivere una tortura permanente. Questa terribile esperienza è stata vissuta anche da padre Eloi Leclerc che, dopo una lunga e dolorosa riflessione, ci ha donato una piccola luce tremula indicando la possibilità di una fraternità universale, ispirata nei poverelli di Assisi.

In mezzo all’agonia: il Cantico delle Creature

È stato l’incontro con questa figura e con il suo esempio che ha fatto sì che alcuni raggi di sole apparissero nella sua anima ossessionata, facendogli sopportare le immagini dell’inferno umano. Narra di un fatto misterioso accaduto sul treno scoperto e carico di prigionieri che per 28 giorni da Buchenwald viaggiò da un luogo a un altro fino a fermarsi a Dachau, alla periferia di Monaco. C’erano tre confratelli, uno dei quali agonizzante. Nel mezzo dell’inferno irruppe qualcosa dal cielo. Senza sapere perché, mossi da un impulso superiore, iniziarono a cantare con voci quasi impercettibili il Cantico delle Creature di San Francesco. La fitta oscurità non poteva impedire la luce del Signore e del fratello Sole e la generosità della madre e della signora Terra. Nel Cantico si celebrano l’incontro dell’ecologia interiore con l’ecologia esteriore e il rapporto tra Cielo e Terra, da cui nascono tutte le cose. La domanda che sempre attraversava la sua gola: è possibile la fraternità tra gli esseri umani e con gli altri esseri della creazione? Questa esperienza tra agonia e abbaglio non potrebbe contenere un’eventuale risposta piena di speranza? Almeno si è aperto un tremulo lampo. Tale shock esistenziale lo motivò a studiare e ad approfondire quella che sarebbe stata la singolarità di questa figura assolutamente eccezionale nell’insieme delle agiografie.

La scoperta della fraternità nel volto del Crocifisso

Leclerc descrive, allora, il processo di costruzione della fraternità universale nella storia di Francesco di Assisi. Figlio di un ricco mercante di stoffe, considerato il re della gioventù dorata della città che viveva di feste e abbuffate, cominciò improvvisamente a rendersi conto della futilità di quella vita. Passava ore nella cappella di San Damiano, contemplando il volto dolce e tenero di un crocifisso bizantino. Qualcosa di simile faceva Dostoievsky: una volta l’anno viaggiava fino a Dresda in Germania per contemplare in una chiesa, per ore, la bellezza di un quadro di Maria straordinariamente sbalorditivo. Aveva bisogno di questa contemplazione per placare la sua anima tormentata. Nel romanzo I fratelli Karamasov ha lasciato questa frase stimolante: “la bellezza salverà il mondo”.

Così fu la dolcezza e lo sguardo misericordioso del Cristo bizantino che, similmente a Dostoevskij, conquistò quel giovane in profonda crisi esistenziale, cambiando il destino della sua vita. Lo convinse la fede nel Creatore che creò una fraternità fondamentale, facendo sì che tutti gli esseri, piccoli e grandi, inclusi gli umani e lo stesso Gesù di Nazareth, fossero tutti originati dalla polvere, dall’humus della Terra. Tutti hanno la stessa origine, formano una fraternità terrena.

In questo contesto di umiltà vale la pena ricordare ciò che San Paolo scriveva ai lettori della sua lettera agli Efesini: “Abbiate gli stessi sentimenti che aveva Cristo. Essendo Dio, non faceva caso alla sua condizione divina; si fece ultimo e assunse la condizione di servo per solidarietà con gli esseri umani; si presentò come un uomo semplice; si umiliò obbedientemente fino alla fine e alla morte in croce” (la più umiliante delle pene imposte ai sovversivi: Flp 2,5-8).

Alla luce di queste intuizioni, Francesco dimenticò la sua condizione di figlio di un ricco mercante, scoprì l’origine comune di tutti gli esseri, dalla polvere della terra, dal suo humus e contemplò l’umiltà di Cristo ritratto nel sereno e dolce volto del crocifisso bizantino. Siccome era concreto e risoluto in tutto ciò che si proponeva, ne trasse subito una conclusione: mi unirò solidariamente a coloro che sono più vicini al Crocifisso: i lebbrosi e con loro vivrò quello che ci fa, per la creazione, fratelli e sorelle e creerò una fraternità radicale con loro. Confessa nel suo testamento: “quella che prima mi sembrava amarezza ora emerge come dolcezza”. Conosciamo il resto della saga del Sole di Assisi come la chiama Dante nella Divina Commedia.

Tuttavia, Eloi Leclerc non si accontentò con l’esperienza illuminante del Cantico delle Creature. Una domanda angosciante non gli dava tranquillità: qual è l’ostacolo maggiore che impedisce la fraternità umana e con tutte le creature? Quale energia perversa è questa che produce i massacri e l’eliminazione sommaria di persone, considerate inferiori o subumane, come avvenne nei campi di sterminio? È giunto a questa conclusione: è la volontà di potenza.

Dove predomina il potere, non c’è né amore né tenerezza

Come aveva già percepito C.G. Jung, questa volontà di potenza costituisce l’archetipo più pericoloso dell’essere umano, perché gli dà l’illusione di essere come Dio, disponendo a suo piacimento della vita e della morte degli altri. E concludeva: “dove predomina il potere non c’è tenerezza né amore”. Quando diventa assoluto, il potere si rivela micidiale ed elimina tutti quelli che fanno sentire un’altra voce (p.30). Ora, le nostre società storiche (con l’eccezione dei popoli originari) sono strutturate intorno alla volontà del potere-dominio e di sottomissione di tutto ciò che si presenta: l’altro, i popoli, la natura e la vita stessa. Egli introduce la grande divisione tra quelli che hanno potere e quelli che non l’hanno.

Finché prevarrà il potere-dominio come asse strutturante di tutto, non ci sarà mai fraternità tra gli esseri umani e con il creato. Poiché quest’archetipo è umano, è latente dentro ciascuno di noi. In noi si nascondono un Hitler, uno Stalin, un Pinochet e un Bolsonaro. Lo stesso Leclerc confessa: “Mi sono sentito risvegliare in me stesso, la bestia assetata di vendetta” (p.32). Dobbiamo mettere sotto un severo controllo questa figura funesta che vive in noi, se vogliamo mantenere la nostra umanità. Se ci consegniamo alla seduzione del potere-dominio, rompiamo tutti i legami e l’indifferenza, l’odio e la barbarie possono occupare l’intero spazio della coscienza, come sta accadendo in diversi paesi del mondo, specialmente tra noi in Brasile. Allora emergono le sinistre figure, persino necrofile, menzionate.

Questo fatto drammatizza ulteriormente la domanda audacemente proposta da Papa Francesco in Fratelli tutti: l’urgenza della fraternità universale e dell’amore senza frontiere. Saranno possibili o costituiscono una mera e santa ingenuità? O forse sia un appello tra disperante e speranzoso, comprensibile di fronte a quanto più volte ripetuto da Papa Francesco: “O ci salviamo tutti o nessuno si salva”. Può darsi che ci sia offerta dalla Terra stessa, chissà, dall’universo stesso, una definitiva chance: o cambiamo e così ci salveremo o la Terra continuerà a girare intorno al sole, ma senza di noi.

Due anni fa, nel febbraio 2019, Papa Francesco, in visita negli Emirati Arabi Uniti, firmò ad Abu Dahbi un importante documento con il Grande Imam Al Azhar Amad Al-Tayyeb “Sulla fraternità umana in favore della pace e della comune convivenza”. In seguito, l’ONU ha stabilito il 4 febbraio come la Giornata della fraternità umana.

Sono tutti sforzi generosi che mirano, se non a eliminare, almeno a minimizzare le profonde divisioni che prevalgono nell’umanità. Aspirare a una fraternità universale sembra essere un sogno lontano, ma sempre desiderato.

Leonardo Boff

Rai News-Roma :Manifesto alla Umanità

09/02/2021

Pierluigi Mele

“Bolsonaro è una minaccia globale”. Un appello dal Brasile di denuncia contro il folle operato del governo di Jair Bolsonaro di fronte alla pandemia

LA VITA PRIMA DI TUTTO

“Questo testo, elaborato da più persone, è frutto dell’impotenza. La pandemia sta uccidendo il popolo brasiliano. Non sappiamo a chi rivolgerci, poiché quelli che potrebbero fare qualcosa non lo fanno, per misteriosi disegni che sospettiamo quali possano essere. La decimazione del nostro popolo equivale a 6 guerre del Paraguay, in cui morirono 50.000 soldati brasiliani. Non possiamo assistere senza indignazione – scrive Leonardo Boff insieme a tanti altri anche vescovi– e senza fare nulla di fronte a questa guerra interna, il cui nemico è nel nostro paese e occupa la più alta carica della nazione. Ma esiste un’umanità, che ancora ha “umanià”;a già invaso l’intero Paese ed è arrivato anche negli USA. Si tratta di salvare vite umane; l’umanità stessa rischia di non riuscire a rigenerarsi totalmente. È la ragione etica e umanitaria che ci ha spinto a pubblicare questo manifesto, tradotto in più lingue. Vi chiediamo di sottoscriverlo per creare le condizioni politiche per trovare qualcuno che valorizzi la vita, non esalti la violenza o sia indifferente di fronte alla morte di migliaia di nostri connazionali già pi`de 160 mille e dieci millionii di contaminati. Non ci sono più fazzoletti per asciugare tante lacrime, non;è più la possibilità di un ultimo addio. Riprendendo un vescovo francescano scozzese del XIII secolo contro le troppe estorsioni fiscali: “non accettiamo, ci rifiutiamo e ci ribelliamo contro questa situazione nemica della vita” . L’appello ha già ricevuto l’appoggio di Mons. Mauro Morelli, Padre Júlio Lancellotti, Leonardo Boff, Chico Buarque de Holanda, Carol Proner, Zélia Ducan, Michael Löwy, Eric Nepomuceno, Ladislau Dawbor, Frei Betto, Yves Lesbaupin, Regina Zappa, Nicolelli, Emir Sader, Fabio Konder Comparato e di tanti esponenti della cultura, dei mvimento socili e della società civile brasiliana due giorni doppo la pubbicazione, più de cento mille di persone lo hanno sottoscrito. Pubblichiamo in una nostra traduzione dal portoghese.

Lettera aperta all’umanità

Viviamo in tempi bui, dove le persone peggiori hanno perso la paura e le
migliori hanno perso la speranza. Hannah Arendt

Il Brasile grida aiuto.

Brasiliane e brasiliani impegnati con la vita sono tenuti in ostaggio dal
genocida Jair Bolsonaro, che occupa la presidenza del Brasile con una
banda di fanatici guidati dall’irrazionalità fascista.

Quest’uomo senza umanità nega la scienza, la vita, la protezione
dell’ambiente e la compassione. L’odio dell’altro è la sua ragione
nell’esercizio del potere.

Il Brasile oggi soffre del collasso intenzionale del sistema sanitario.
L’abbandono della vaccinazione e delle misure preventive di base, lo stimolo
all’assembramento e alla rottura del confinamento, sommato alla totale
assenza di una politica sanitaria, creano l’ambiente ideale per nuove
mutazioni del virus e mettono a rischio i paesi vicini e tutta l’umanità.
Assistiamo con orrore allo sterminio sistematico della nostra popolazione, in
particolare dei poveri, degli afro-discendenti e degli indigeni.

Il mostruoso governo genocida di Bolsonaro è passato dall’essere solo una
minaccia per il Brasile a diventare una minaccia globale.

Ci appelliamo agli organismi nazionali – STF, OAB, Congresso Nazionale,
CNBB – al OMS e alle Nazioni Unite. Chiediamo urgentemente alla Corte Penale
Internazionale (CPI) di condannare la politica genocida di questo governo che
minaccia la civiltà.

La vita prima di tutto.

Per sottoscrivere l’appello: https://forms.gle/H8Y8pQMe3WhYjQrZA
(Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti)