L’età dell’oro nata morta e l’inizio dell’età del ferro

Leonardo Boff

La prima frase di Donald Trump nel suo discorso inaugurale risale alle 12:02 del 20 gennaio 2025: “In questo preciso momento è iniziata l’età dell’oro degli Stati Uniti”. Nel proporre i suoi piani di collocare “l’America al primo posto” (nel senso di solo gli USA) e renderla praticamente padrona del mondo, tutto indica che la presunta età dell’oro finirà nell’età del ferro.

Mai nella storia dei presidenti americani si è vista tanta arroganza, tanto spirito di esclusione e una così chiara volontà di usare il loro enorme potere, soprattutto quello militare, per subordinare tutti i paesi e fare oggetto di appropriazione ciascuna regione del pianeta alla portata degli interessi degli Stati Uniti, nominativamente la Groenlandia, il Canale di Panama, senza escludere il Canada. Nel suo discorso non si è sentito alcun sussurro da parte delle grandi maggioranze povere del mondo, che appena urlano per sopravvivere o non essere morte. Lì nel Campidoglio era presente l’intera “élite dell’arretratezza umanistica del mondo”: i CEO delle Big Tech Mark Zuckerberg (Meta), Jeff Bezzos (Amazon), Sundar Pichai (Google) ed Elon Musk (Tesla, SpaceX e X), le grandi fortune oltre gli altri magnati del sistema finanziario mondiale.

Non è stata ascoltata o anche solo menzionata alcuna parola o promessa in merito alla riduzione delle evidenti disuguaglianze sociali sul pianeta, dei numeri sinistri della fame e delle malattie che dilagano tra tutta l’umanità. È stata la proclamazione trionfale del potere per il potere, inteso nella sua forma maligna di dominio e imposizione. Non ci saranno barriere che rappresentino un ostacolo per impedire, in ogni momento, che “l’America non sia al primo posto”. Dichiara esplicitamente che imporrà la pace con la forza. La cecità narcisistica rende Trump un imbecille, dimenticando che questo tipo di pace non è pace, ma, al massimo, una pacificazione. Ciò genererà umiliazione, rancore e volontà di vendetta in coloro che saranno stati pacificati. È la nicchia in cui maturano il terrorismo e l’ondata di attentati, l’unica forza che rimane ai dominati per esprimere il loro rifiuto.

La deportazione forzata di migliaia di immigrati manu militare, l’elevata tassazione dei prodotti importati, soprattutto dalla Cina e raggiungendo il 100% dei paesi BRIC, la negazione delle politiche di costume che proteggevano le persone di altro orientamento sessuale e il matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono stati centrali per il suo discorso.

Niente, tuttavia, è più grave del ritiro dal Trattato di Parigi del 2015, con il quale tutte le nazioni si sono impegnate a ridurre le emissioni di gas serra entro il 2030, in modo che il clima della Terra non superasse 1,5 gradi Celsius rispetto all’era preindustriale (1850-1900). ). Non solo ha elogiato, ma ha davvero esaltato l’estrazione di petrolio e gas, facendo degli USA il produttore insuperabile di questa energia fossile, sapendo che, dopo la Cina, gli USA sono il Paese che più inquina l’atmosfera. È scientificamente provato che questo limite è stato ormai già superato in gran parte del pianeta, attestandosi tra 1,5 e 1,6 °C fino a 2 °C. Non stiamo andando verso il verificarsi del riscaldamento globale. Ci siamo già dentro, come dimostrano eventi estremi come le grandi inondazioni nel sud del nostro paese, in Valencia e in molte parti del mondo, le gravi siccità e gli incendi incontrollabili in California, in Amazzonia e nel Pantanal. Molti scienziati riconoscono che la scienza è arrivata tardi. Non è più possibile invertire questo cambiamento sulla Terra, ma solo impedire l’arrivo di eventi estremi e mitigarne i danni.

Ciò che Donald Trump ha fatto, pomposamente, è una DICHIARAZIONE DI GUERRA contro la Terra e contro l’umanità. Se riuscisse nel suo intento di sfruttare ogni fonte di petrolio e di incentivare il ritorno all’uso della benzina nelle automobili a detrimento di quelle elettriche, potrebbe aggravare notevolmente gli eventi estremi come tifoni e tornado tanto frequenti negli USA e in altre parti del pianeta.

Per di più, con l’isolazionismo economico che vuole imporre agli USA, sta distruggendo i ponti che collegavano dolorosamente tutti i Paesi all’interno dell’unica Casa Comune, in un processo irreversibile di planetarizzazione, come la nuova fase della Terra stessa e dell’intera umanità. Dopo migliaia di anni di migrazioni attraverso i continenti, gli uomini tornano a incontrarsi di nuovo in un unico luogo comune: il pianeta Terra, diventato Casa Comune di tutti e delle sue culture. Tutto questo, secondo Trump, deve essere demolito in nome della supremazia assoluta e indiscutibile degli USA sopra tutto e sopra tutti.

Non è improbabile che raggiungeremo un punto di non ritorno e cammineremo incontro non alla presunta età dell’oro, esclusiva degli Stati Uniti e non dell’intera umanità, ma nella direzione dell’ETÀ DEL FERRO con il ritorno a forme meno civilizzate di convivenza tra tutti e di cura e rispetto per la natura. Sarà un fallimento clamoroso imposto all’arroganza di un suprematista bianco e una frustrazione ai sogni di molta umanità che mai ha desistito alla grande utopia di Teilhard de Chardin, di costruire la Noosfera (menti e cuori uniti) o di Papa Francesco, di tutti insieme collaborando per realizzare la fratellanza universale, essendo tutti fratelli e sorelle della natura e tra tutti gli esseri umani.

I sogni di questa natura non muoiono mai. Anche se ridicolizzati o negati, sempre riemergono con più vigore. Essi, pertanto, rappresentano il ​​significato segreto del processo dell’evoluzione giunto fino a noi e che corrisponde ai disegni del Creatore. Non cadiamo nell’illusione di un’età dell’oro, impossibile con i metodi di Donald Trump. Cerchiamo di evitare l’età del ferro o di prepararci ad essa, che fatalmente seguirà l’illusione dell’arrogante presidente degli Stati Uniti.

Leonardo Boff è eco-teologo, filosofo e autore di Cuidar da Casa Comum: pistas para protelar o fim do mundo, Vozez,2024; O doloroso parto da Mãe Terra: uma sociedade de fraternidade sem fronteiras, Vozes 2021.   

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Il tempo e lo Eterno  nell’essere umano

Leonardo Boff

Ad ogni Capodanno si parla del tempo che è passato e di quello nuovo che inizia. Ma cos’è il tempo? Nessuno lo sa. Nemmeno sant’Agostino seppe dare una risposta nelle sue Confessioni in cui fece una delle riflessioni più profonde. Nemmeno Martin Heidegger, il filosofo più eminente del XX secolo. Ha scritto il suo famoso libro Essere e tempo. All’Essere dedicò un libro voluminoso. Fino alla fine della sua vita aspettavamo un trattato sul tempo. E non arrivò, perché neanche lui sapeva cosa era il tempo. Inoltre, è curioso: il tempo è il presupposto per parlare di tempo. Abbiamo bisogno del tempo per riflettere sul tempo. È un circolo vizioso.

Credo che l’approccio più appropriato sia collegare il tempo alla vita umana. Consideriamo la vita come il valore supremo al di sopra della quale c’è solo l’Essere che fa esistere tutti gli esseri.

Il senso della vita nel tempo è vivere, semplicemente vivere, lo stesso nelle condizioni più umili. Vivere è una sorta di celebrazione dell’esistere e dell’essere fuggiti dal nulla. Potremmo non esistere. Eppure eccoci qui. Vivere è un dono. Nessuno ha chiesto di esistere.

La vita è sempre un con e un per. Vita con altre vite della natura, con vite umane e vite con altre vite che per caso esisterebbero nell’universo. E la vita è per espandersi e per donarsi ad altre vite senza le quali la vita non può perpetuarsi.

La vita, tuttavia, è abitata da una pulsione interiore che non può essere frenata. La vita vuole incontrarsi con altre vite, quindi per questo esiste il con e il per. Senza questo, la vita cesserebbe di esistere.

La pulsione irrefrenabile della vita fa con che non vorrebbe solo questo e quello. Vuole tutto. Vuole perpetuarsi più che può, in fondo, non vuole finire mai, vuole essere eterna.

Essa porta dentro di sé un progetto infinito. Questo progetto infinito la rende felice e infelice. Felice perché incontra, ama e celebra l’incontro con altre vite e con tutto ciò che ha a che fare con la vita che la circonda. Ma è infelice perché tutto ciò che incontra e ama è finito, lentamente si consuma e cade sotto il potere dell’entropia, in altri termini, sotto il dominio della morte.

Nonostante questa finitudine, essa non indebolisce in alcun modo la pulsione verso l’Infinito. Quando incontra questo Infinito, riposa. Sperimenta una pienezza che nessuno gli può dare, né togliere. Solo lei può costruire, godere e celebrare.

La vita è intera, ma incompleta. È intera perché al suo interno stanno insieme il reale e il potenziale. Ma è incompleta perché il potenziale non è ancora diventato reale. Poiché il potenziale non conosce limiti, la vita avverte un vuoto che non potrà mai riempire completamente. Ecco perché non diventa mai completa per sempre. Permane nell’anticamera della sua stessa realizzazione.

È in questo contesto che nasce il tempo. Il tempo è il ritardo del potenziale che vuole irrompere a partire da dentro e smettere di essere potenziale per essere reale. Questo ritardo potremmo chiamarlo tempo. Sarebbe la nostra apertura piena di speranza, capace di accogliere ciò che potrà arrivare. Il potenziale realizzato ci consente di passare dall’incompleto all’intero senza però renderci completamente interi. Il vuoto continua. È la nostra condizione di finiti abitati da un Infinito. Chi lo riempirà?

Non può essere il passato perché non esiste più ed è passato. Non può essere il futuro perché ancora non esiste, poiché non è ancora arrivato. Resta solo il presente. Ma il presente non può essere sequestrato, imprigionato e appropriato. Non appena proviamo a catturarlo, già si trasforma in passato.

Ma esso può essere vissuto. Quando è intenso, né percepiamo che è passato. Sembra che il tempo non sia esistito. È il tempo denso e intenso di due ardentemente innamorati. È il tempo chiamato kairós, diverso da kronos, sempre uguale all’ora dell’orologio.

È possibile fare una rappresentazione del presente? Sì, lo è con l’eternità, perché solo essa è un è. Ogni presente ha qualcosa di eterno, perché solo esso è. Un giorno fu e un giorno sarà. Ma solo esso è un è. Ecco perché l’“è” del tempo rappresenta la possibile presenza dell’eternità. Sta a noi viverlo il più intensamente possibile, perché presto svanirà nel passato.

In tutti i modi constatiamo che siamo immersi nell’eternità dell’è. Non si tratta di un periodo congelato del tempo. È una qualità nuova, che non si ferma mai, sempre viene e passa: proviene dal futuro e subito ci passa oltre in direzione del passato. È la pura presenza inafferrabile dell’è.

A noi che siamo nel tempo, spetta vivere questo “è” come se fosse il primo e l’ultimo. In questo modo partecipiamo, fugacemente dell’eternità dell’è. E rendendoci eterni partecipiamo di Colui che sempre è senza passato e senza futuro.

Questo è ha mille nomi: Tao, Shiva, Allah, Olorum, Jahvè. Questo Jahvè si è rivelato come “io sono Colui che sono”, meglio detto: “Sono l’è che sempre è”.

Chissà se uno dei significati, tra gli altri, del nostro esistere nel tempo non sia quello di partecipare a questo è? E per un momento, secondo le parole del mistico San Giovanni della Croce, “essere Dio, per partecipazione”. E qui vale il nobile silenzio perché non ci sono più parole.

Leonardo Boff, teologo, filosofo e scrittore. (traduzione dal po

Potremmo morire se non ascoltiamo i messaggi provenienti dalla Terra

Leonardo Boff

La consapevolezza che la Terra sia viva possiede l’ascendenza più alta. Era chiamata Magna Mater, Nana, Pachamama, Tonanzin e attualmente Gaia, un Super-organismo che articola sistematicamente tutti gli elementi fisico-chimici ed energetici che permettono e sostengono la vita. Il 22 aprile 2009 l’ONU ha formalizzato all’unanimità la nomenclatura Madre Terra, riconoscendo che si tratta di un’Entità viva, portatrice di diritti, con cui dobbiamo trattare con gli stessi predicati con i quali trattiamo le nostre madri: con rispetto, con cura e con venerazione. Poi si è ufficializzata l’espressione Casa Comune, coinvolgendo gli esseri umani e tutta la natura. Ciò è stato chiarito nella Carta della Terra del 2000, nella quale si affermava: “La Terra, la nostra casa, è viva e ospita un’unica comunità vivente” (Preambolo). Papa Francesco nell’enciclica Laudato Sì: sulla cura della Casa Comune (2015) nell’assumere questa espressione – Casa Comune – ha contribuito alla sua universalizzazione.

In quanto è una realtà vivente, la Terra è continuamente in azione e re-azione. Ci invia eventi che sono messaggi da ascoltare e decifrare. L’essere umano quando si sentiva ancora di più parte della natura, in quella porzione della Terra che aveva raggiunto un alto grado di complessità al punto da cominciare a sentire, a pensare, a volere, a prendersi cura e a venerare, disponeva di tutte le condizioni per captare i messaggi e la capacità di decifrarli. In parole povere: l’essere umano capiva i segni dell’atmosfera e sapeva se avrebbe piovuto o fatto bel tempo; osservando gli alberi, le loro foglie e i fiori, sapeva quali frutti essi avrebbero prodotto. E così in tanti altri casi. Questo ascolto della Terra e della natura e la decifrazione dei loro segnali è presente ancora oggi nei popoli originari che padroneggiano il codice di lettura del mondo circostante e cosmico.

Abbiamo scoperto che in epoca moderna si è verificata una grande svolta, specialmente con i padri fondatori del nostro paradigma vigente, fondato sulla volontà di potenza e di dominio. Loro hanno trattato la Terra come una mera res extensa, una realtà senza scopo, una specie di scrigno di risorse naturali a disposizione del piacere umano. Ascoltare le voci della Terra, i suoi gemiti e i suoi sussurri, “sentire le stelle”, si diceva, è cosa da poeti o un tributo all’antico animismo.

Il modo moderno di vedere la Terra ha trasformato la conoscenza scientifica in un’operazione tecnica (il sapere è potere secondo Francis Bacon), un processo di dominio di tutte le sfere della natura e della vita. Ma lo si è gestito senza la dovuta attenzione di chi ascolta avendo riguardo dei messaggi. Al contrario, si sono fatte orecchie da mercante, sfruttando praticamente tutte le virtualità dei biomi, degradandoli. I reclami della Magna Mater sono rimasti impercettibili, in fondo perché ascoltarli? Non appariva lui come il suo proprietario e signore (maître et possesseur di René Descartes)? Così ha perso il codice per leggere il mondo.

È questa la situazione predominante del nostro mondo trasformato dalla tecno-scienza. Abbiamo udito mille voci e rumori prodotti dalla nostra cultura tecnico-scientifica. Non prestiamo attenzione alle voci della natura e della Terra. Queste voci adesso sono gemiti e grida di una vita ferita e crocifissa. Alle nostre aggressioni secolari, che l’hanno spogliata di tutto, senza badare agli effetti collaterali pericolosi e addirittura malefici, ha risposto con messaggi sotto forma di tsunami, terremoti, tifoni, tornadi, inondazioni devastanti, bufere di neve mai viste prima, in una parola, con eventi estremi. Poiché non ascoltiamo i messaggi contenuti in tali eventi, ci ha inviato altri segnali potenti che hanno toccato direttamente le nostre vite: l’immensa gamma di batteri e virus, dalla semplice influenza, all’HIV, all’Ebola fino al culmine con il Coronavirus. Quest’ultimo ha colpito solo gli esseri umani e ha risparmiato gli altri organismi viventi. Tutti si sono mobilitati per trovare un antidoto, i diversi vaccini. Pochi si sono chiesti da dove provenisse il Covid-19. Esso è venuto dalla natura in cui l’intervento utilitaristico dell’uomo ha distrutto l’habitat di questi microrganismi. Questi ne hanno cercato un altro, venendo ad installarsi nelle nostre celle. Invisibile, ha messo in ginocchio e reso impotenti tutte le potenze militariste, le loro bombe nucleari e chimiche.

Perché affermo ciò? Perché non abbiamo imparato nulla dalla lezione che la Terra e la natura ci hanno voluto dare attraverso il Covid-19. L’isolamento sociale che ha imposto, avrebbe dovuto servire come occasione per riflettere su ciò che abbiamo fatto finora con il sistema-vita e sul tipo di mondo in cui vogliamo abitare. Il fatto è che passata la grande minaccia collettiva, siamo ritornati furiosamente alla vecchia normalità, continuando con la depredazione della natura e quindi con la distruzione degli habitat dei microrganismi. Abbiamo inaugurato una nuova era, l’antropocene.

Gli eventi accaduti nel 2023 e nel 2024, come le grandi inondazioni nel mondo intero e nel sud del nostro paese [il Brasile], gli incendi devastanti in molti paesi, le guerre ad alta letalità (poiché Terra e umanità formiamo un’unica e complessa Entità, osservata dagli astronauti – l’Overview Effect), le perverse disuguaglianze sociali a livello mondiale e, tra gli altri segnali, il grande allarme – una vera meteora radente – dell’inarrestabile riscaldamento globale, rappresentano i messaggi che la Terra e la natura ci stanno inviando. Sono pochissimi quelli che li ascoltano e li interpretano. Predominano il negazionismo, la sordità collettiva e il non sapere cosciente perché ostacolano l’accumulazione sfrenata a scapito delle vite umane e della natura.

Se non ci fermiamo e non ci poniamo umilmente in ascolto, leggendo i messaggi inviati dalla natura e dalla Madre Terra e collettivamente non cambiamo rotta, si realizzerà quello che Papa Francesco ha profeticamente avvertito nella sua enciclica Fratelli tutti (2020): “siamo sulla stessa barca , o ci salviamo tutti, o nessuno si salva”. Questa volta non esiste l’Arca di Noè che preservi i rappresentanti del mondo vivente e lasci perire gli altri. Tutti stiamo, inconsciamente e irresponsabilmente, avvicinandoci all’abisso nel quale possiamo precipitare.

Sarà un esito sinistro perché non abbiamo aperto le nostre orecchie e trascurato di interpretare i segnali che la natura e la Madre Terra ci hanno gridato, supplicandoci una radicale conversione ecologica e la definizione di un altro cammino di civiltà. Quella attuale ci conduce irrimediabilmente ad una tragica fine. E così ci uniremmo alle migliaia di organismi viventi che, incapaci di adattarsi ai cambiamenti, hanno finito per scomparire. La Terra, tuttavia, continuerebbe ad esistere, ma senza di noi.

Poiché l’impensabile e l’inaspettato appartengono alla storia, tutto potrà essere differente. Come diceva un filosofo pre-socratico: se non ci aspettiamo l’inaspettato e questo può succedere, allora saremo tutti perduti. Allora stiamo attenti all’inaspettato. Nella nostra speranza, ciò può accadere.

Leonardo Boff ha scritto: Abitare la Terra,Castelvecchi,Roma 2021;La Terra è nelle nostre mani, Edizione Terra Santa, Milano 2017

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Il rischio di una guerra nucleare e di un cielo bianco

Leonardo Boff

In dichiarazioni recenti, Putin riferendosi alla guerra che sta conducendo contro l’Ucraina, la quale si difende con armi sempre più potenti provenienti dagli USA e dai paesi NATO, ha dichiarato: “se ci sarà un pericolo esistenziale per il mio paese, utilizzerò armi nucleari”.

Certamente non saranno quelle strategiche con un devastante potere di distruzione. Provocherebbero una ritorsione degli USA con lo stesso tipo di armi. Ciò, probabilmente, liquiderebbe gran parte della vita umana e della biosfera.

Ma Putin utilizzerebbe le [armi nucleari] tattiche più limitate, ma lo stesso con effetti altamente distruttivi. La minaccia non sembra essere un bluff, ma una decisione presa dall’intero organismo di difesa della Confederazione russa. Ha detto bene il segretario generale dell’ONU António Guterrez, aprendo i lavori a settembre: “Ci stiamo avvicinando all’inimmaginabile: una polveriera che corre il rischio di travolgere il mondo”. Se ciò dovesse accadere, si correrebbe il grave rischio di un’escalation pericolosissima per il nostro futuro.

Alla fine, potrebbe verificarsi un inverno nucleare in cui il cielo diventerà bianco (nell’espressione di Elizabeth Kolbert: The White Sky: The Nature of Our Future, 2020) a causa delle particelle radioattive. Gli alberi riuscirebbero a malapena a svolgere la fotosintesi, garantendoci sufficiente ossigeno e la produzione di alimenti sarebbe fortemente compromessa. Una simile catastrofe metterebbe a rischio la vita umana e la biosfera.

L’argomento è troppo minaccioso per non dargli importanza. Toby Ord, un filosofo australiano che insegna a Oxford, ha scritto un libro minuzioso sui rischi attuali: Precipice: Existential Risk and the Future of Humanity (2020). Questo non è né allarmismo né catastrofismo. Ma dobbiamo essere realistici fiduciosi ed eticamente responsabili. Abbiamo già l’esperienza di quello che è stato il più grande atto terroristico della storia, quando gli Stati Uniti sotto Truman lanciarono due semplici bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki che decimarono duecentomila persone in pochi minuti.

Successivamente abbiamo creato armi molto più devastanti e persino il principio di autodistruzione come lo definì il compianto ed eminente cosmologo Carl Sagan. Papa Francesco, nel suo discorso alle Nazioni Unite del 25 settembre 2020, ha messo in guardia per due volte dall’eventuale scomparsa della vita umana come conseguenza dell’irresponsabilità nei nostri rapporti con la Madre Terra e dello sfruttamento eccessivo della natura. Nell’enciclica Fratelli tutti (2020), afferma con severità: «siamo tutti sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o non si salva nessuno» (n.32).

Il premio Nobel, Christian de Duve, nella sua famosa Poeira Vital (1997) attesta che “in un certo senso, il nostro tempo ricorda una di quelle importanti rotture dell’evoluzione, segnate da estinzioni di massa” (p.355). Anticamente erano le meteore radenti a minacciare la Terra; oggi la meteora radente si chiama essere umano, dando origine ad una nuova era geologica, l’antropocene e nella sua fase più acuta, l’attuale pirocene (i grandi incendi).

Théodore Monod, forse l’ultimo grande naturalista moderno, ha lasciato come testamento un testo di riflessione dal titolo: E se a aventura humana vier a falhar (2000)? . Afferma: “siamo capaci di una condotta insensata e demente; d’ora in poi si potrà temere tutto, tutto, compreso l’annientamento del genere umano” (p. 246). E aggiunge: “sarebbe il giusto prezzo per la nostra follia e le nostre crudeltà” (p.248).

Se prendiamo sul serio il dramma mondiale, sanitario e sociale e il crescente riscaldamento, nell’era del pirocene, questo scenario di orrore non è impensabile.

Edward Wilson, grande biologo, attesta nel suo stimolante libro The Future of Life (2002): “L’uomo fino ad oggi ha svolto il ruolo di assassino planetario… l’etica della conservazione, sotto forma di tabù, totemismo o scienza, quasi sempre è arrivata troppo tardi (121).

Vale la pena citare anche un nome di tutto rispetto, James Lovelock, il formulatore dell’ipotesi/teoria della Terra come Super-organismo vivente, Gaia, con un titolo che dice tutto: Gaia’s Revenge (2006). Durante la sua visita in Brasile, ha dichiarato alla rivista Veja: “entro la fine del secolo, l80% della popolazione umana scomparirà. Il restante 20% vivrà nell’Artico e in alcune oasi di altri continenti, dove le temperature saranno più basse e ci sarà un poco di pioggia…quasi tutto il territorio brasiliano sarà troppo caldo e secco per essere abitato” (Paginas Amarelas del 25 ottobre 2006).

Ha ben valutato, consapevole del rischio planetario, il più grande pensatore del XX secolo, Martin Heidegger, in un testo pubblicato 15 anni dopo la sua morte: “Solo un Dio può salvarci” (Nur noch ein Gott kann uns retten).

Non basta aspettare Dio, perché Egli non è un tappa-buchi di fronte all’irresponsabilità umana, ma piuttosto prendersi cura dell’essere umano impazzito, porre limiti a una ragione divenuta irrazionale al punto da forgiare mezzi per autodistruggersi. Confidiamo che, di fronte a questa catastrofe, ci sia un minimo di saggezza e moderazione tra quanti prendono le decisioni.

Dopo che abbiamo ucciso il Figlio di Dio che si è fatto uomo, nulla è impossibile. Ma Dio, non i detentori di armi di distruzione di massa è il signore della storia e del destino umano. Egli dalle rovine può creare un nuovo cielo e una nuova Terra, abitati da esseri umani trasfigurati, che si prendono cura e siano amici di tutta la vita. È la nostra fede e speranza.

Leonardo Boff ha scritto Terra madura: uma ética da vida, Planeta 2023; Cuidar da Casa Comum: pistas para protelar o fim do mundo, Vozes 2024

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)