La disumanità dei proprietari di schiavi ieri e oggi

Leonardo Boff*

La parola schiavo deriva dal latino slavus, un nome generico per designare gli abitanti della Slavia, una regione dei Balcani, nella Russia meridionale e sulle rive del Mar Nero, un importante fornitore di schiavi per tutto il Mediterraneo. Erano bianchi, biondi e con gli occhi azzurri. I soli ottomani di Istanbul importarono circa 2,5 milioni di questi schiavi bianchi tra 1450-1700.

Nel nostro tempo, le Americhe sono state le grandi importatrici di persone dall’Africa che furono schiavizzate. Tra 1500-1867 il numero è spaventoso: 12.521.337 persone attraversarono l’Atlantico, di cui 1.818.680 morirono durante il viaggio e furono gettate in mare. Il Brasile fu il campione della schiavitù. Da solo importò, a partire dal 1538, circa 4,9 milioni di africani ridotti in schiavitù. Dei 36 mila viaggi transatlantici, 14.910 erano destinati ai porti brasiliani.

Queste persone schiavizzate erano trattate come merce, chiamati “pezzi”. La prima cosa che faceva l’acquirente per “portarli ben addomesticati e disciplinati” era castigarli “con frustate, catene e ceppi”. Gli storici dello schiavismo hanno creato la leggenda secondo cui la schiavitù qui [in Brasile] era mite, quando in realtà fu estremamente crudele.

Farò due esempi terrificanti:

Il primo: l’olandese Dierick Ruiters, di passaggio a Rio nel 1618, racconta: “Un negro affamato rubò due pani di zucchero. Il padrone, avendolo saputo, ordinò che fosse legato a faccia in giù a una tavola e ordinò a un negro di fustigarlo con una frusta di cuoio; il suo corpo rimase con una ferita aperta dalla testa ai piedi, e le parti risparmiate dalla frusta furono lacerate con un coltello; dopo la punizione, un altro negro versò sulle sue ferite un vaso contenente aceto e sale… Ho dovuto assistere – racconta l’olandese – alla trasformazione di un uomo in carne salata; e come se non bastasse, gli versarono pece fusa sulle ferite; lo lasciarono tutta la notte, in ginocchio, legato per il collo a un ceppo, come un miserabile animale” (Cfr. L. Gomes, Slavery vol. I, 2019, p. 304). Sotto tali castighi, l’aspettativa di vita di una persona ridotta in schiavitù era nel 1872 di 18,3 anni.

L’altro, non meno orribile, proviene dall’antropologo Darcy Ribeiro, che dipinge un quadro generale della schiavitù: “Senza l’amore di nessuno, senza famiglia, senza sesso se non la masturbazione, senza alcuna possibile identificazione con nessuno – il suo controllore poteva essere un nero, i suoi compagni di sventura nemici – cencioso e sporco, brutto e puzzolente, dolorante e malaticcio, senza alcun piacere o orgoglio per il suo corpo, viveva la sua routine. Questa consisteva nel subire ogni giorno il castigo quotidiano delle frustate sciolte, affinché lavorasse con attenzione e tensione. Settimanalmente, c’era una punizione preventiva, pedagogica, per non pensare alla fuga e, quando attiravano l’attenzione, su di lui ricadeva un castigo esemplare, sotto forma di mutilazione delle dita, di foratura dei seni, di ustioni con la brace, di rottura meticolosa di tutti i denti, o delle frustate alla gogna, trecento frustate in una volta per ucciderlo o cinquanta frustate al giorno, facendolo sopravvivere. Se fuggiva e veniva catturato poteva essere marchiato a fuoco, essere bruciato vivo, lasciato giorni in agonia alla bocca della fornace, oppure, all’improvviso, gettato dentro per bruciare come un ramoscello oleoso” (Cfr. Darcy Ribeiro, O Povo Brasileiro, Compagnia Das Letras, 1995, pp. 119-120).

Il gesuita André João Antonil disse: “Per lo schiavo sono necessarie tre P, vale a dire: pau, pão e pano“. Pau (bastone) per bastonare, Pão (pane) per non farlo morire di fame e Pano (stoffa) per nascondergli le vergogne. In generale la storia dei neri schiavizzati è stata scritta dalla mano bianca.

È sempre attuale il grido lacerante di Castro Alves in “Vozes d’Africa” ​​: “Oh Dio, dove sei che non rispondi? In quale mondo, in quale stella ti nascondi/ Avvolto nei cieli? Da duemila anni ti ho inviato il mio grido/ Che invano, da allora, percorre l’infinito… / Dove sei, Signore Dio?”. Quanto fa male! Jessé de Souza, nella sua opera, ha dimostrato che quello che i proprietari di schiavi hanno fatto ai neri, la maggioranza dell’attuale classe dominante lo traduce oggi in termini di disprezzo e odio per i neri.

Parlo da teologo: misteriosamente Dio è rimasto in silenzio, proprio come è rimasto in silenzio nel campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau, cosa che ha portato Papa Benedetto XVI, mentre era là, a chiedersi: “Dov’era Dio in quei giorni? Perché Egli è rimasto in silenzio? Come ha potuto permettere tanto male?

E pensare che i principali proprietari di schiavi furono cristiani. La fede non li ha aiutati a vedere in queste persone “immagini e somiglianze di Dio”, tanto meno “figli e figlie di Dio”, nostri fratelli e sorelle. Come è stata possibile la crudeltà nelle camere di tortura dei vari dittatori militari di Brasile, Argentina, Cile, Uruguay ed El Salvador, che si definivano cristiani o cattolici? E l’ex presidente, condannato per tentato colpo di Stato, Jair Bolsonaro, ha pubblicamente difeso la tortura come mezzo per affrontare gli oppositori.

Quando la contraddizione è così grande da trascendere ogni razionalità, che incontra qui il suo limite, restiamo semplicemente in silenzio. È il mysterium iniquitatis, il mistero dell’iniquità a cui fino a oggi nessun filosofo, teologo o pensatore ha trovato una risposta. Anche Cristo sulla croce ha gridato e sentito la “morte” di Dio. Ciononostante, vale la pena scommettere che tutte le tenebre insieme non possono spegnere una piccola luce di bontà che brilla nella notte umana. È la nostra speranza contro tutta la speranza.

Leonardo Boff è un filosofo e teologo che scrive per la rivista LIBERTA della ICL (https://www.revistaliberta.com.br) e ha scritto il libro Paixão de Cristo-paixão do mundo, Vozes 2009.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

BALANÇO AOS SETENTA ANOS

Frei Sérgio Antônio Görgen

Poucos dias após de ter completado 70 anos o querido e bom confrade e amigo Frei Sérgio Görgen foi no dia 3 de fevereiro fulminado por um enfarte. Sua vida toda foi entregue à causa da justiça, da solidariedade e da convivência concreta com os pequenos, especialmente os pequenos camponeses rurais.Unia uma profunda fé com um engajamento direto, até expondo a vida, pelos direitos pessoais e sociais, pela reforma agrária e pela valorização do pequeno produtor rural. Curiosamente, era também um fino intelectual, com bons livros publicados a partir de sua prática. Conhecia bem a ecologia. Acompanhava a literatura recente. Tivemos longas conversas. Creio que foi um dos primeiros brasileiros ecologistas a se ocupar com o grande físico russo Igor Vernasky. Ele, antes de James Lovelock, propôs pensar a Terra como um todo e não apenas seus ecossistemas. Foi um dos primeiros a consagrar o termo Biosfera (1936 título de seu livro) como parte essencial do planeta vivo, a Terra.

Frei Sérgio cedo se deu conta que  para o futuro da humanidade é essencial preservar as sementes creoulas. Incentivava os camponeses a criar seu banco de sementes e trocá-las com outros companheiros. Mas o que mais aparecei nele era sua bondade, seu imenso coração e sua ternura para com os humildes. Era profundamente humano, seguir do Jesus histórico, nosso Deus humanado.

Perdemos uma das lideranças mais límpidas da causa dos pobres e oprimidos, da salvaguarda da vida e da Mãe Terra. Esse seu testamto pélos 70 anos representa um verdadeiro legado espiritual, humano e social.

Agora estará junto de seu pai São Francisco. Seu imenso coração pulsará junto com o coração do Universo e com o coração de Deus-Pai e Mãe de infinita bondade. junto ao seu filho e nosso irmão Jesus Cristo e ao Espírito que penetra toda a criação e suscita lideranças despojadas e coladas ao destino dos sofredores deste mundo. Que agora descanse da longa labuta que travou a vida inteira sempre do lado dos que mais precisam e que são os amados de Deus. De seu confrade L.Boff

*****************

Ao completar setenta anos, roda um filme na cabeça da gente.Nunca imaginei chegar a esta idade.Mas se os anos se cumpriram, não resta dúvida, foi por Graça, pura Graça.

Então, só resta agradecer ao Senhor da Vida, em seu Filho e em sua Mãe. Com certeza, me ampararam e me seguraram. Muitas e muitas vezes, através das amizades, do companheirismo, da fortaleza comum, no suporte das duas famílias (a de sangue e a de hábito), das tantas e tantas orações, dos pedidos de “se cuide” (quase nunca obedecidos). É nos gestos que a Graça se faz prática e o Amor se faz vivo.

Chegar aos setenta tendo sofrido 6 acidentes de carro, passado por cinco greves de fome, inúmeros conflitos sociais e fundiários, saindo ferido em dois, como diz o ditado popular, “só por Deus”.

Vivi em situações de muita dor (até hoje ecoam nos meus ouvidos o choro de crianças com fome nos barracos de acampamento e até me dói no mais fundo de mim a dor de enterrar crianças que morriam de fome) e muita tensão em tantos e tantos conflitos vividos, mas os tempos de alegria e confraternização foram infinitamente maiores. Algumas decepções, mas os testemunhos edificantes foram e são infinitamente maiores.

Lembro, neste filme da vida, dos direitos que não tive.

Não tive o direito de ter medo, mesmo carregado de temor, porque em tantos conflitos, uma covardia minha seria a derrocada para muita gente.

Não tive o direito de vacilar, embora inseguro e cheio de dúvidas, por este vacilo comprometeria a firmeza na luta de tanta gente.

Não tive o direito ao desânimo, embora tantas vezes sem enxergar caminhos seguros, porque estavam tantos olhando em minha direção e uma pequena demonstração de desânimo de minha parte, contaminaria o coração de muita gente e desistiriam de lutar pela dignidade de suas vidas.

Não tive direito ao cansaço, embora tantas e tantas vezes, o espírito arrastou meu corpo exausto.

Não tive o direito de ter crise, nem vocacional, nem espiritual, nem de confiança no futuro, embora em meu interior, tenha passado por várias e tantas, porque sentia a responsabilidade e o peso do hábito de São Francisco sobre os ombros na vocação que abracei.

E desde aquele dia em que, num conflito de terra na ocupação da Fazenda Anonni, em que a Brigada Militar avançava em direção ao povo e uma mulher puxou minha camisa e me disse “Frei, o senhor não vai fazer nada?” e eu, cheio de vergonha, avancei do meio do povo e fui para frente dos policiais, incapaz de dizer uma única palavra, abri os braços e parei bem próximo a eles – e as crianças com flores na mão, me seguiram e os policiais pararam – desde aquele dia, perdi também o direito à omissão.

Por isto cheguei aos setenta meio assim, bruto, sincero demais, teimoso, xucro, irreverente, fora dos prumos estabelecidos, mas disposto e esperançoso na força do amor e da vida, pedindo sempre a Jesus e aqueles com quem caminho nas empreitadas da vida, que me fraquejem e corrijam, para que meus muitos defeitos não sejam mais salientes que a Graça de Deus.

Continuo acreditando na força do povo organizado, uma das expressões mais vigorosas da Graça e das Bênções divinas.

Um direito, porém, sempre me assistiu: a proteção de Maria e a presença amorosa e incômoda de Jesus.

Talvez, só por isto, tenha chegado aos setenta.

Gratidão enorme, a Deus e a tanta gente com quem os caminhos da existência propiciou encontrar.

Frei Sérgio Antônio Görgen ofm

29 de janeiro de 2026.

A desumanidade dos escravocratas de ontem e de hoje

        Leonardo Boff*

A palavra escravo deriva de slavus em latim, nome genérico para designar os habitantes da Eslávia, região dos Bálcãs, no sul da Rússia e às margens do Mar Negro, grande fornecedora de pessoas feitas escravas para todo o Mediterrâneo. Eram brancos, louros com olhos azuis. Só os otomanos de Istambul importaram entre 1450-1700 cerca de 2,5 milhões dessas pessoas brancas e escravizadas.

No nosso tempo, as Américas foram as grandes importadores de pessoas de África que foram escravizadas. Entre 1500-1867 o número é espantoso: 12.521,337 fizeram a travessia transatlântica, das quais, 1.818,680 morreram a caminho e foram jogados ao mar. O Brasil foi campeão do escravagismo. Só ele importou, a partir de 1538, cerca de 4,9 mihões de africanos que foram escravizados. Das 36 mil viagens transatlânticas, 14.910 destinavam-se aos portos brasileiros.

Estas pessoas escravizadas eram tratadas como mercadorias, chamadas “peças”. A primeira coisa que o comprador fazia para “traze-las bem domesticadas e disciplinadas” era castigá-las, “haja açoites, haja correntes e grilhões”. Os historiadores dos escravocratas criaram a legenda que aqui a escravidão foi branda, quando foi crudelíssima. Dou dois exemplos aterradores:

O primeiro: O holandês, Dierick Ruiters que em 1618 passou pelo Rio relata: “Um negro faminto furtou dois pães de açucar. O senhor, sabendo disso, mandou amarrá-lo de bruços a uma tábua e ordenou que um negro o surrasse com chicote de couro; seu corpo ficou da cabeça aos pés, uma chaga aberta e os lugares poupados pelo chicote foram lacerados à faca; terminado o castigo, um outro negro derramou sobre suas feridas um pote contendo vinagre e sal…tive que presenciar –relata o holandês – a transformação de um homem em carne de de boi salgada; e como se isso não bastasse, derramaram sobre suas feridas piche derretido; deixaram-no toda uma noite, de joelhos, preso pelo pescoço a um bloco, como um mísero animal”(Cf. L.Gomes, Escravidão vol.I,2019,p.304). Sob tais castigos.  a espectativa de vida de uma pessoa escravizada em 1872 era de 18,3 anos.A história da escravidão negra foi escrita pela mão branca.

O outro não menos horripilante, vem do antropólogo Darcy Ribeiro,que pinta a situação geral do escravizado:”Sem amor de ninguém, sem família, sem sexo que não fosse a masturbação, sem nenhuma identificação possível com ninguém – seu capataz podia ser um negro, seus companheiros de infortúnio, inimigos -, maltrapilho e sujo, feio e fedido, perebento e enfermo, sem qualquer gozo ou orgulho do corpo, vivia a sua rotina.  Esta era sofrer todo dia o castigo diário das chicotadas soltas, para trabalhar atento e tenso.  Semanalmente, vinha um castigo preventivo, pedagógico, para não pensar em fuga, e, quando chamava atenção, recaía sobre ele um castigo exemplar, na forma de mutilações de dedos, do furo dos seios, de queimaduras com tição, de ter todos os dentes quebrados criteriosamente, ou dos açoites no pelourinho, sob trezentas chicotadas de uma vez, para matar, ou cinquenta chicotadas diárias, para sobreviver.  Se fugia e era apanhado, podia ser marcado com ferro, ser queimado vivo, em dias de agonia, na boca da fornalha, ou, de uma vez só, jogado nela para arder como um graveto oleoso” (O Povo Brasileiro,1995,p.119-120).

O jesuíta André João Antonil dizia:”para o escravo são necessários três Ps, a saber: pau, pão e pano”. Pau para bater, Pão para não deixá-lo morrer de fome e Pano para esconder-lhe as vergonhas.De modo geral a história dos escravizados negros foi escrita pela mão branca.

É sempre atual o grito lancinante de Castro Alves em “Vozes d’Africa”: “Ó Deus, onde estás que não respondes? Em que mundo, em qu’estrela tu t’escondes/ Embuçado nos céus? Há dois mil anos te mandei meu grito/ Que embalde, desde então, corre o infinito… /Onde estás, Senhor Deus?” Como dói! Jessé de Souza em sua obra mostrou que o que os escravocratas fizeram com os negros,a maioria da atual classe dominante, transfere em desprezo e ódio aos negros de hoje

Falo como teólogo:misteriosamente Deus se calou como se calou no campo de extermínio nazista de Auschwitz-Birkenau que fez o Papa Bento XVI,estando lá, se perguntar:” Onde estava Deus naqueles dias? Por que Ele silenciou? Como pôde permitir tanto mal?”

E a pensar que foram cristãos os principais escravocratas. A fé não os ajudou a ver nessas pessoas “imagens e semelhanças de Deus”, menos ainda, “filhos e filhas de Deus”, nossos irmãos e irmãs. Como foi possível a crueldade nos porões de tortura dos vários ditadores militares do Brasil, da Argentina, do Chile, do Uruguai, de El Salvador que se diziam cristãos ou católicos? E o ex-presidente,condenado por tentativa de golpe de estado, Jair Bolsonaro, defendia publicamente a tortura como modo de enfrentar opositores.

Quando a contradição é grande demais que vai além de qualquer racionalidade,que encontra aqui o seu limite, simplesmente calamos. É o mysterium iniquitatis, o mistério da iniquidade que até hoje nenhum filósofo, teólogo ou pensador encontrou-lhe uma resposta. Cristo na cruz também gritou e sentiu a “a morte”de Deus. Mesmo assim vale a aposta de que todas as trevas juntas não conseguem apagar uma luzinha de bondade que brilha na noite humana. É a nossa esperança contra toda a esperança.

Leonardo Boff é filósofo, teólogo escreve para a revista LIBERTA do ICL (https://www.revistaliberta.com.br) ; Paixão de Cristo-paixão do mundo,Vozes 2009.

Faschismus versus Demokratie in Brasilien und weltweit

     Leonardo Boff

Es ist unbestreitbar, dass weltweit und auch in Brasilien autoritäre politische Verhaltensweisen der klassischen Rechten und der extremen Rechten mit deutlichen Anzeichen von Faschismus zunehmen. Die Ikone dieses autoritären und faschistoiden Aufstiegs ist zweifellos der US-Präsident Donald Trump mit seinem MAGA-Patriotismus (Make Amerika Great Again). Er verfolgt gewalttätige Methoden, wie man an seiner Unterstützung für Netanjahus Völkermordkrieg gegen die Palästinenser im Gazastreifen, den Bombardierungen des Iran und dem Angriff auf Venezuela mit der Entführung von Präsident Maduro und seiner Frau sehen kann, wodurch das Land unter US-Verwaltung gestellt wurde, als wäre es ein Protektorat.

Der Faschismus entstand und entsteht in einem bestimmten Kontext von Anomie, sozialer Unordnung und allgemeiner Krise, wie wir es in Brasilien unter der Regierung von Jair Bolsonaro und ein wenig überall auf der Welt gesehen haben. Es ist eine Tatsache, dass die Hegemonie der Vereinigten Staaten zerfällt (unipolare Welt) und andere starke Machtzentren entstehen (multipolare Welt). Die Welt mit Regeln verschwindet, die etablierten Gewissheiten schwinden. Niemand kann mit einer solchen Situation in Frieden leben.

Sozialwissenschaftler und Historiker wie Eric Vögelin (Order and History, 1956; L. Götz, Entstehung der Ordnung 1954; Peter Berger, Rumor of Angels: Modern Society and the Rediscovery of the Supernatural, 1973) haben gezeigt, dass Menschen eine natürliche Neigung zur Ordnung haben. Wo sie sich niederlassen, schaffen sie sofort eine Ordnung und ihren Lebensraum. Ein klares Beispiel dafür ist die Landlosenbewegung (MST): Wo sie Land besetzen, schaffen sie zunächst eine gewisse Ordnung, schützen die Wasserquellen, erhalten den Wald, bauen ein Gemeindezentrum und verteilen Grundstücke für Wohnraum und Produktion.

Wenn Ordnung verschwindet, wird häufig Gewalt eingesetzt, um sie wiederherzustellen. Thomas Hobbes’ „Leviathan“ von 1651 (Vozes-Ausgabe, 2020) legte den theoretischen Rahmen für dieses durch Gewalt erzeugte Ordnungsbedürfnis dar. Alle Imperien, vom Römischen über das Russische bis hin zum gegenwärtigen amerikanischen, insbesondere unter Trump, verbergen ihre Sonderstellung nicht und nähern sich dem von Hobbes beschriebenen Staatsmodell an, wobei sie stets Sicherheitsgründe anführen.

Die Nische des Faschismus findet ihren Ursprung also in dieser Unordnung. So führte das Ende des Ersten Weltkriegs zu sozialem Chaos, insbesondere in Deutschland und Italien. Der Ausweg war die Einführung eines autoritären Herrschaftssystems, das die politische Vertretung durch eine einzige, hierarchisch organisierte Massenpartei übernahm und alle Bereiche – Politik, Wirtschaft und Kultur – in eine einzige Richtung lenkte. Dies war nur durch einen Führer (Führer in Deutschland und Duce in Italien) möglich, der einen autoritären und terroristischen korporatistischen Staat organisierte.

Als symbolische Legitimation wurden nationale Mythen, Helden der Vergangenheit und alte Traditionen verehrt, meist im Rahmen großer politischer Liturgien, mit denen die Idee einer nationalen Erneuerung eingeprägt wurde. Diese Vision war so verlockend, dass sie für kurze Zeit den größten Philosophen des 20. Jahrhunderts, Martin Heidegger, in ihren Bann zog und ihn zum Rektor der Universität Freiburg i. B. machte. Vor allem in Deutschland waren Hitlers Anhänger von der Überzeugung durchdrungen, dass die weiße deutsche Rasse den anderen „überlegen” sei und das Recht habe, die minderwertigen zu unterwerfen und sogar zu vernichten.     

In den USA findet die Ideologie der weißen Vorherrschaft derzeit in dieser Sichtweise ihre praktische Grundlage. In Brasilien war die Strategie der Bolsonaro-Regierung pervers: die Zerstörung einer ganzen Vergangenheit – sei es in Bezug auf Kultur, Sozial- und Umweltgesetze oder Bräuche – und die Einführung eines Regimes mit deutlichen Merkmalen voraufklärerischen Denkens, inspiriert von den dunklen Seiten der Vergangenheit.

Der Begriff Faschismus wurde erstmals 1915 von Benito Mussolini verwendet, als er die Gruppe „Fasci d’Azione Revolucionaria“ gründete. Faschismus leitet sich vom Wort „Fasci“ ab, einem Bündel eng zusammengebundener Ruten mit einer daran befestigten Axt. Eine einzelne Rute lässt sich zerbrechen, ein Bündel hingegen ist nahezu unmöglich. 1922/23 gründete Mussolini die Nationalfaschistische Partei, die bis zu ihrem Zusammenbruch 1945 Bestand hatte. In Deutschland wurde der Nationalsozialismus ab 1933 unter Adolf Hitler etabliert, der nach seiner Machtergreifung als Reichskanzler den Nationalsozialismus, die NSDAP, gründete, die dem Land harte Disziplin, Überwachung und Terror einflößte.

Der Faschismus präsentierte sich als antikommunistisch, antikapitalistisch, als eine Körperschaft, die über Klassen hinausgeht und eine geschlossene soziale Gesamtheit schafft. Überwachung, direkte Gewalt, Terror und die Auslöschung von Oppositionellen sind Merkmale des historischen Faschismus von Mussolini und Hitler  und bei uns von Pinochet in Chile, Videla in Argentinien und der Regierung von Figueiredo und Médici in Brasilien.
 

Der Faschismus ist nie gänzlich verschwunden, denn es gibt immer Gruppen, die, angetrieben vom fundamentalen Archetyp der Ordnung, diese – notfalls auch mit Gewalt – durchsetzen wollen. Im Namen dieser Ordnung hat Bolsonaros Regierung die dunkle Seite der brasilianischen Seele zum Vorschein gebracht, indem sie symbolische (Fake News) und reale Gewalt anwandte und Folter und Folterer, Homophobie und andere gesellschaftliche Auswüchse verteidigte.

Der Faschismus war schon immer verbrecherisch. Er schuf die Schoah (die Vernichtung von Millionen Juden und anderen). Er nutzte Gewalt als Mittel zur gesellschaftlichen Kontrolle, weshalb er sich nie dauerhaft etablieren konnte und wird. Er ist die größte Perversion des Sozialverhaltens, das zum Wesen des sozialen Menschen gehört. In Brasilien nahm er eine tragische Form an: Die Regierung von Jair Bolsonaro lehnte den Covid-19-Impfstoff ab, förderte Menschenansammlungen, verhöhnte das Tragen von Masken und zeigte keinerlei Empathie für die Angehörigen, da sie mehr als 300.000 der 716.626 Opfer sterben ließ.

Um seine Macht zu sichern, schmiedete Bolsonaro mit hochrangigen Militäroffizieren und anderen eine kriminelle Organisation und versuchte einen Staatsstreich mit der Ermordung höchster Würdenträger, um seine verzerrte Weltanschauung durchzusetzen. Doch sie wurden vom Obersten Bundesgericht angeklagt, verurteilt, und so wurden wir von einer Zeit der Dunkelheit und abscheulichen Verbrechen befreit.

Bei den Parlamentswahlen 2026 wird der fortbestehende Faschismus wahrscheinlich wiederkehren. Diesem Faschismus muss man mit mehr Demokratie und durch die Proteste der Bevölkerung auf der Straße entgegentreten. Wir müssen den Argumenten der Faschisten mit Vernunft und dem Mut begegnen, die Risiken, denen wir alle ausgesetzt sind, zu bekräftigen. Wir müssen entschieden gegen diejenigen kämpfen, die die Freiheit missbrauchen, um die Freiheit abzuschaffen. Wir müssen uns zusammenschließen, um Leben und Demokratie zu schützen.

Leonardo Boff: Artikel veröffentlicht in der Zeitschrift LIBERTA des Instituts Conhecimento Liberta – São Paulo.