Il rischio di una guerra nucleare e di un cielo bianco

Leonardo Boff

In dichiarazioni recenti, Putin riferendosi alla guerra che sta conducendo contro l’Ucraina, la quale si difende con armi sempre più potenti provenienti dagli USA e dai paesi NATO, ha dichiarato: “se ci sarà un pericolo esistenziale per il mio paese, utilizzerò armi nucleari”.

Certamente non saranno quelle strategiche con un devastante potere di distruzione. Provocherebbero una ritorsione degli USA con lo stesso tipo di armi. Ciò, probabilmente, liquiderebbe gran parte della vita umana e della biosfera.

Ma Putin utilizzerebbe le [armi nucleari] tattiche più limitate, ma lo stesso con effetti altamente distruttivi. La minaccia non sembra essere un bluff, ma una decisione presa dall’intero organismo di difesa della Confederazione russa. Ha detto bene il segretario generale dell’ONU António Guterrez, aprendo i lavori a settembre: “Ci stiamo avvicinando all’inimmaginabile: una polveriera che corre il rischio di travolgere il mondo”. Se ciò dovesse accadere, si correrebbe il grave rischio di un’escalation pericolosissima per il nostro futuro.

Alla fine, potrebbe verificarsi un inverno nucleare in cui il cielo diventerà bianco (nell’espressione di Elizabeth Kolbert: The White Sky: The Nature of Our Future, 2020) a causa delle particelle radioattive. Gli alberi riuscirebbero a malapena a svolgere la fotosintesi, garantendoci sufficiente ossigeno e la produzione di alimenti sarebbe fortemente compromessa. Una simile catastrofe metterebbe a rischio la vita umana e la biosfera.

L’argomento è troppo minaccioso per non dargli importanza. Toby Ord, un filosofo australiano che insegna a Oxford, ha scritto un libro minuzioso sui rischi attuali: Precipice: Existential Risk and the Future of Humanity (2020). Questo non è né allarmismo né catastrofismo. Ma dobbiamo essere realistici fiduciosi ed eticamente responsabili. Abbiamo già l’esperienza di quello che è stato il più grande atto terroristico della storia, quando gli Stati Uniti sotto Truman lanciarono due semplici bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki che decimarono duecentomila persone in pochi minuti.

Successivamente abbiamo creato armi molto più devastanti e persino il principio di autodistruzione come lo definì il compianto ed eminente cosmologo Carl Sagan. Papa Francesco, nel suo discorso alle Nazioni Unite del 25 settembre 2020, ha messo in guardia per due volte dall’eventuale scomparsa della vita umana come conseguenza dell’irresponsabilità nei nostri rapporti con la Madre Terra e dello sfruttamento eccessivo della natura. Nell’enciclica Fratelli tutti (2020), afferma con severità: «siamo tutti sulla stessa barca, o ci salviamo tutti o non si salva nessuno» (n.32).

Il premio Nobel, Christian de Duve, nella sua famosa Poeira Vital (1997) attesta che “in un certo senso, il nostro tempo ricorda una di quelle importanti rotture dell’evoluzione, segnate da estinzioni di massa” (p.355). Anticamente erano le meteore radenti a minacciare la Terra; oggi la meteora radente si chiama essere umano, dando origine ad una nuova era geologica, l’antropocene e nella sua fase più acuta, l’attuale pirocene (i grandi incendi).

Théodore Monod, forse l’ultimo grande naturalista moderno, ha lasciato come testamento un testo di riflessione dal titolo: E se a aventura humana vier a falhar (2000)? . Afferma: “siamo capaci di una condotta insensata e demente; d’ora in poi si potrà temere tutto, tutto, compreso l’annientamento del genere umano” (p. 246). E aggiunge: “sarebbe il giusto prezzo per la nostra follia e le nostre crudeltà” (p.248).

Se prendiamo sul serio il dramma mondiale, sanitario e sociale e il crescente riscaldamento, nell’era del pirocene, questo scenario di orrore non è impensabile.

Edward Wilson, grande biologo, attesta nel suo stimolante libro The Future of Life (2002): “L’uomo fino ad oggi ha svolto il ruolo di assassino planetario… l’etica della conservazione, sotto forma di tabù, totemismo o scienza, quasi sempre è arrivata troppo tardi (121).

Vale la pena citare anche un nome di tutto rispetto, James Lovelock, il formulatore dell’ipotesi/teoria della Terra come Super-organismo vivente, Gaia, con un titolo che dice tutto: Gaia’s Revenge (2006). Durante la sua visita in Brasile, ha dichiarato alla rivista Veja: “entro la fine del secolo, l80% della popolazione umana scomparirà. Il restante 20% vivrà nell’Artico e in alcune oasi di altri continenti, dove le temperature saranno più basse e ci sarà un poco di pioggia…quasi tutto il territorio brasiliano sarà troppo caldo e secco per essere abitato” (Paginas Amarelas del 25 ottobre 2006).

Ha ben valutato, consapevole del rischio planetario, il più grande pensatore del XX secolo, Martin Heidegger, in un testo pubblicato 15 anni dopo la sua morte: “Solo un Dio può salvarci” (Nur noch ein Gott kann uns retten).

Non basta aspettare Dio, perché Egli non è un tappa-buchi di fronte all’irresponsabilità umana, ma piuttosto prendersi cura dell’essere umano impazzito, porre limiti a una ragione divenuta irrazionale al punto da forgiare mezzi per autodistruggersi. Confidiamo che, di fronte a questa catastrofe, ci sia un minimo di saggezza e moderazione tra quanti prendono le decisioni.

Dopo che abbiamo ucciso il Figlio di Dio che si è fatto uomo, nulla è impossibile. Ma Dio, non i detentori di armi di distruzione di massa è il signore della storia e del destino umano. Egli dalle rovine può creare un nuovo cielo e una nuova Terra, abitati da esseri umani trasfigurati, che si prendono cura e siano amici di tutta la vita. È la nostra fede e speranza.

Leonardo Boff ha scritto Terra madura: uma ética da vida, Planeta 2023; Cuidar da Casa Comum: pistas para protelar o fim do mundo, Vozes 2024

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Das Risiko eines Atomkriegs und eines weißen Himmels

Leonardo Boff                               
In jüngsten Äußerungen erklärte Putin mit Blick auf den Krieg, den er gegen die Ukraine führt, die sich mit immer stärkeren Waffen der USA und der NATO verteidigt: „Wenn eine existenzielle Gefahr für mein Land besteht, werde ich Atomwaffen einsetzen“.

Es werden sicherlich nicht die strategischen Waffen mit verheerender Zerstörungskraft sein – sie würden die USA zu einem Vergeltungsschlag mit der gleichen Art von Waffen provozieren. Dies würde wahrscheinlich einen großen Teil des menschlichen Lebens und der Biosphäre auslöschen.

Aber Putin würde eine begrenztere Taktik anwenden, aber auch mit sehr zerstörerischer Wirkung. Die Drohung scheint kein Bluff zu sein, sondern eine Entscheidung des gesamten Verteidigungskorps der Russischen Föderation. UN-Generalsekretär António Guterrez sagte dies bei der Eröffnung der Beratungen im September: „Wir nähern uns dem Unvorstellbaren – einem Pulverfass, das die Welt zu verschlingen droht.“ Wenn dies geschieht, besteht die ernste Gefahr einer äußerst gefährlichen Eskalation für unsere Zukunft.

Letztendlich könnte es zu einem nuklearen Winter kommen, bei dem sich der Himmel aufgrund der radioaktiven Partikel weiß färbt (in den Worten von Elizabeth Kolbert: The White Sky: The Nature of Our Future, 2020). Die Bäume wären kaum noch in der Lage, Photosynthese zu betreiben, um die Versorgung mit Sauerstoff zu gewährleisten, und die Nahrungsmittelproduktion wäre stark beeinträchtigt. Eine solche Katastrophe würde das menschliche Leben und die Biosphäre gefährden.

Das Thema ist zu bedrohlich, um es zu ignorieren. Toby Ord, ein australischer Philosoph, der in Oxford lehrt, hat ein ausführliches Buch über die gegenwärtigen Risiken geschrieben: Precipice: Existential Risk and the Future of Humanity (2020). Dies ist kein Alarmismus oder Katastrophismus, aber wir müssen realistisch, hoffnungsvoll und ethisch verantwortungsbewusst sein. Wir haben bereits die Erfahrung des größten terroristischen Akts der Geschichte gemacht, als die USA unter Truman zwei einfache Atombomben auf Hiroshima und Nagasaki abwarfen, die innerhalb von Minuten zweihunderttausend Menschen auslöschten.

Dann schufen wir noch viel verheerendere Waffen und das Prinzip der Selbstzerstörung, wie es der verstorbene bedeutende Kosmologe Carl Sagan nannte. Papst Franziskus hat in seiner Rede vor der UNO am 25. September 2020 zweimal vor dem endgültigen Verschwinden des menschlichen Lebens als Folge unseres unverantwortlichen Umgangs mit Mutter Erde und der übermäßig ausgebeuteten Natur gewarnt. In seiner Enzyklika Fratelli tutti (2020) erklärt er mit Nachdruck: „Wir sitzen alle im selben Boot, entweder wir retten uns alle, oder niemand wird gerettet (Nr. 32).

Der Nobelpreisträger Christian de Duve stellt in seinem Buch Vital Dust (1997) fest, dass „unsere Zeit in gewisser Weise an einen jener wichtigen Brüche in der Evolution erinnert, die durch Massenaussterben signalisiert werden“ (S. 355). Früher waren es Meteoriten, die die Erde bedrohten, heute ist es der Mensch, der ein neues geologisches Zeitalter, das Anthropozän, und in seiner akutesten Phase das gegenwärtige Pyrozän (die großen Brände) einläutet.

Théodore Monod, der vielleicht letzte große moderne Naturforscher, hinterließ einen nachdenklich stimmenden Text mit dem Titel: Was wäre, wenn das Abenteuer Mensch scheitern würde? (2000) Er sagt: „Wir sind zu törichten und wahnsinnigen Verhaltensweisen fähig; von nun an können wir alles fürchten, alles, einschließlich der Vernichtung der menschlichen Ethnie“ (S. 246). Und er fügt hinzu: „Das wäre der gerechte Preis für unsere Torheiten und unsere Grausamkeiten“ (S. 248).

Nimmt man das globale Gesundheits- und Sozialdrama und die zunehmende Erwärmung im Zeitalter des Pyrozäns ernst, ist dieses Horrorszenario nicht unvorstellbar.

Edward Wilson, ein großer Biologe, stellt in seinem zum Nachdenken anregenden Buch Die Zukunft des Lebens (2002) fest: „Der Mensch hat bisher die Rolle des Planetenkillers gespielt… die Ethik der Erhaltung, in Form von Tabu, Totemismus oder Wissenschaft, kam fast immer zu spät (121).

Erwähnenswert ist auch ein sehr angesehener Name, nämlich James Lovelock, der die Hypothese/Theorie von der Erde als einem lebenden Superorganismus, Gaia, formuliert hat, mit einem Titel, der alles sagt: Gaia‘s Revenge (2006). Bei seinem Besuch in Brasilien sagte er gegenüber Veja: „Bis zum Ende des Jahrhunderts werden 80 Prozent der menschlichen Bevölkerung verschwunden sein. Die verbleibenden 20 % werden in der Arktis und in einigen Oasen auf anderen Kontinenten leben, wo die Temperaturen niedriger sind und es ein wenig regnet… fast ganz Brasilien wird zu heiß und trocken sein, um bewohnt zu werden“ (Paginas Amarelas, 25. Oktober 2006).

Der größte Denker des 20. Jahrhunderts, Martin Heidegger, hat in einem Text, der 15 Jahre nach seinem Tod veröffentlicht wurde, im Bewusstsein der planetarischen Gefahr darüber nachgedacht: „Nur noch ein Gott kann uns retten“.

Es reicht nicht aus, auf Gott zu hoffen, denn er ist kein Lückenbüßer für die menschliche Verantwortungslosigkeit, sondern er muss sich um den verrückt gewordenen Menschen kümmern, einer Vernunft Grenzen setzen, die so irrational geworden ist, dass sie Wege findet, sich selbst zu zerstören. Wir vertrauen darauf, dass die Entscheidungsträger angesichts dieser Katastrophe ein Mindestmaß an Weisheit und Zurückhaltung an den Tag legen werden.

Wenn wir den menschgewordenen Gottessohn getötet haben, ist nichts mehr unmöglich. Aber Gott, nicht die Träger von Massenvernichtungswaffen, ist der Herr der Geschichte und des menschlichen Schicksals. Er kann aus den Trümmern einen neuen Himmel und eine neue Erde schaffen, die von verklärten Menschen bewohnt werden, die Hüter und Freunde allen Lebens sind. Das ist unser Glaube und unsere Hoffnung.

Leonardo Boff ¨0kotheologe,Philosoph und Schrifsteller, Petrópolis, Rio, Brasilien

Übersetzung von Bettina Goldhartnack

El peligro de una guerra nuclear y de un cielo blanco

Leonardo Boff*

En declaraciones recientes con referencia a la guerra contra Ucrania, que se defiende con armas de USA y de la OTAN cada vez más potentes, Putin declaró: “si hay un peligro existencial para mi país, usaré armas nucleares”.

Ciertamente no serán las estratégicas con un devastador poder de destrucción. Provocaría una represalia de los USA con el mismo tipo de armas. Esto, probablemente, liquidaría gran parte de la vida humana y de la biosfera.

Putin usaría las tácticas, más limitadas, pero también con efectos altamente destructivos. La amenaza no parece ser un bluf, sino una decisión tomada por todo el cuerpo de defensa de la Confederación Rusa. Como dijo el Secretario General de la ONU, António Guterrez, al inaugurar los trabajos en septiembre: “Nos estamos acercando a lo inimaginable – un polvorín que corre el peligro de destruir el mundo”. Si llegara a ocurrir, surge el grave peligro de una escalada peligrosísima para nuestro futuro.

Al límite, puede ocurrir un invierno nuclear en el cual el cielo quedará blanco (en la expresión de Elizabeth Kolbert: El cielo blanco: la naturaleza de nuestro futuro, 2020) a causa de las partículas radioactivas. Los árboles apenas podrían realizar la fotosíntesis y proporcionarnos el oxígeno suficiente, y la producción de alimentos se vería altamente afectada. Tal catástrofe pondría en peligro la vida humana y la biosfera.

El asunto es demasiado amenazador como para no darle importancia. Toby Ord, filósofo australiano que imparte clases en Oxford ha escrito un libro minucioso sobre los peligros presentes: Precipice: Existencial Risk and the Future of Humanity (2020). Esto no es ni alarmismo ni catastrofismo. Tenemos que ser realistas esperanzados y éticamente responsables. Ya hemos tenido la experiencia del que es el mayor acto terrorista de la historia, cuando los USA con Truman lanzaron dos bombas nucleares simples sobre Hiroshima y Nagasaki que mataron en minutos a doscientas mil personas.

Después hemos creado armas mucho más devastadoras y también el principio de autodestrucción como lo llamó el eminente cosmólogo ya fallecido Carl Sagan. El Papa Francisco en su alocución en la ONU el día 25 de septiembre de 2020, advirtió dos veces de la eventualidad de la desaparición de la vida humana como consecuencia de la irresponsabilidad de nuestro trato a la Madre Tierra y a la naturaleza superexplotadas. En la encíclica Fratelli tutti (2020) afirma severamente: “estamos todos en el mismo barco, o nos salvamos todos o no se salva nadie” (nº137).

El premio Nobel, Christian de Duve, en su conocido libro Polvo Vital (1997) afirma que “en cierta forma, nuestro tiempo recuerda una de aquellas importantes rupturas en la evolución, marcadas por extinciones en masa” (p.355). Antiguamente eran los meteoros rasantes los que amenazaban a la Tierra; hoy el meteoro rasante se llama ser humano que está dando origen a una nueva era geológica, el antropoceno y, en su fase más aguda, el actual piroceno (los grandes incendios).

Théodore Monod, tal vez el último gran naturalista moderno, dejó como testamento un texto de reflexión con este título: ¿Y si la  aventura humana llegara a fallar? (2000), donde escribe: “somos capaces de una conducta insensata y demente; a partir de ahora se puede temer todo, realmente todo, inclusive la aniquilación de la raza humana” (p. 246). Y añade: “sería el justo precio de nuestras locuras y nuestras crueldades”(p.248).

Si tomamos en serio el drama mundial, sanitario, social y el calentamiento creciente, en la era del piroceno ese escenario de horror no es impensable.

Edward Wilson, gran biólogo, en un libro titulado El futuro de la vida, que invita a la reflexión, (2002), afirma: “El hombre hasta hoy ha desempeñado el papel de asesino planetario… la ética de la conservación, en forma de tabú, totemismo o ciencia, casi siempre ha llegado demasiado tarde” (121).

No podemos dejar de citar un nombre de enorme respetabilidad, James Lovelock, el formulador de la hipótesis/teoría de la Tierra como Super-organismo vivo, Gaia, con un título que lo dice todo: La venganza de Gaia (2006). En su paso por Brasil declaró a la revista Vea: “hasta el fin del siglo, el 80% de la población humana desaparecerá. El 20% restante va a vivir en el Ártico y en algunos pocos oasis en otros continentes, donde las temperaturas sean más bajas y haya un poco de lluvia… casi todo el territorio brasilero será demasiado caliente y seco para ser habitado” (Páginas Amarillas del 25 de octubre de 2006).

Así lo expresó el mayor pensador del siglo XX, Martin Heidegger, en un texto publicado 15 años después de su muerte, consciente del peligro planetario: “Sólo un Dios nos puede salvar” (Nur noch ein Gott kann uns retten).

No basta esperar en Dios, pues él no es un tapa-agujeros de las irresponsabilidades humanas, sino que hay que cuidar del ser humano enloquecido, poner límites a una razón que se ha vuelto irracional hasta el punto de forjar los medios de autodestruirse. Confiamos en que, ante esta catástrofe, haya un mínimo de sabiduría y de contención en los que toman las decisiones.

Después de haber matado al hijo de Dios que se hizo hombre, nada es imposible. Pero Dios, no los poseedores de armas de destrucción masiva, es el señor de la historia y del destino humano. De las ruinas Él puede crear un nuevo cielo y una nueva Tierra, habitada por seres humanos transfigurados, cuidadores y amigos de toda vida. Es nuestra fe y nuestra esperanza.

*Leonardo Boff ha escrito Tierra madura:una ética de la vida, Planeta 2023; Cuidar de la Casa Común: pistas para retrasar el fin del mundo, Vozes 2024.

Das Pyrozän könnte die menschliche Spezies bedrohen

Leonardo Boff                                           

Insbesondere seit 2023/24 wird die Erde von gewaltigen Hitzewellen heimgesucht. Im Jahr 2024 ereigneten sich die verheerendsten Brände in Brasilien, in einem Teil des Amazonas, im Pantanal, im Cerrado und in mehreren Gemeinden im Südosten. Der Rauch machte die Luft in São Paulo und Brasilia fast unerträglich. Der Rauch breitete sich fast über den gesamten Süden des Landes aus.

Diese Ausbreitung des Feuers über fast den gesamten Planeten wird von den Wissenschaftlern als Zeitalter des Feuers, als Pyrozän (griechisch pyros: Feuer) bezeichnet. Seit jeher haben die Menschen diese Naturgewalt direkt unter ihre Kontrolle gebracht. Sie lernten, das Feuer zu beherrschen. Heute beherrscht uns das Feuer. Die Ursachen sind vielfältig: El Niño, die Anreicherung von CO2, Methan und Stickstoffdioxid in der Atmosphäre, lange Dürreperioden, leicht entzündliche Gräser, organisches Material im und unter dem Boden. Allein im Jahr 2023 wurden 37,5 Milliarden Tonnen CO2 in die Atmosphäre ausgestoßen, die dort für etwa hundert Jahre verbleiben werden.

Seit der vorindustriellen Ära (1850-1900) wurden Milliarden Tonnen Treibhausgase in die Atmosphäre freigesetzt, so dass sich insgesamt mehr als zwei Billionen Tonnen angesammelt haben.

Feuer hat eine lange Geschichte. Wenn man an die Entstehung der Erde vor 4,5 Milliarden Jahren zurückdenkt, weiß man, dass die Erde 800 Millionen Jahre lang eine unermessliche Feuerblase war, geschmolzen wie eine dicke, vor Hitze brodelnde Suppe. Sie war ein riesiges Meer aus geschmolzener, extrem heißer Lava. Dämpfe und Gase bildeten riesige Wolken. Über Millionen von Jahren verursachten diese Wolken ununterbrochen sintflutartige Regenfälle, die zusammen mit den riesigen Eismeteoriten, die den Planeten jahrhundertelang torpedierten, zur Abkühlung der Erde beitrugen. Sie erhöhten das Wasservolumen so stark, dass die Erde heute zu 70 Prozent aus diesem Element besteht.

Die Lava verfestigte sich und ließ den ersten Boden mit allen Arten von Bergen entstehen. Das ursprüngliche Feuer nistete sich in flüssiger Form im Herzen der Erde ein, was sich in Vulkanausbrüchen und Erdbeben zeigte. Doch an der Oberfläche blieb es als grundlegende Energie bestehen.

Die derzeitige globale Erwärmung, die über die für 2030 prognostizierten 1,5 Grad Celsius hinausgeht, wurde bereits vorhergesehen und erreicht mancherorts 2 und sogar 3 Grad Celsius. „Ich bin entsetzt“, sagte unser bester Klimaforscher Carlos Nobre. Die Ursache für diese Erwärmung ist die Art und Weise, wie der Produktions- und Industrialisierungsprozess in den letzten Jahrhunderten mit der Erde umgegangen ist. Sie wurde als zwecklos betrachtet, als eine bloße Schatztruhe von Ressourcen, die dem Menschen zur Verfügung stehen. Man könnte sagen, dass ein regelrechter Krieg gegen die Erde geführt wurde, in dem wir ihr alles weggenommen haben, was wir konnten.

Seit den 1970er Jahren haben Lovelock und Margulis im Rahmen ihrer Forschungen auf dem Gebiet der Erd- und Biowissenschaften die Hypothese aufgestellt, dass die Erde ein lebendes Überwesen ist, das alle für das Leben wesentlichen Elemente systematisch so zusammensetzt, dass sie immer lebendig bleibt und unzählige Lebensformen hervorbringt: die biologische Vielfalt. Sie nannten es Gaia, eine der griechischen Bezeichnungen für das Leben auf der Erde, die heute von der wissenschaftlichen Gemeinschaft weitgehend akzeptiert wird.

Untersuchungen über den Zustand der Erde ab 1968 (Club of Rome), die die Auswirkungen menschlicher Aktivitäten auf die Umwelt und die Art der Entwicklung, die fast dem gesamten Planeten aufgezwungen wurde, berücksichtigten, kamen zu dem Schluss, dass die Erde krank ist. Dem als unbegrenzt angesehenen Wachstum wurden Grenzen gesetzt, ohne dass man sich der Grenzen des Planeten bewusst war, der nicht in der Lage war, unbegrenztes Wachstum zu tragen. Das zeigt der Earth Overshoot Day (Erdüberlastungstag), der jährlich von der UNO festgestellt wird.

Das produktivistische System, ob in der kapitalistischen oder in der alten sozialistischen Ordnung, war und ist jedoch so manipuliert, dass es sich nicht aufhalten lässt. Die Folgen waren schon früh zu spüren, vor allem aber ab den 1970er Jahren bis heute: unkontrollierter Ausstoß von Treibhausgasen, Zerstörung von Ökosystemen, Erosion der Artenvielfalt, zunehmende Wüstenbildung, Abholzung großer Wälder, Verseuchung von Boden und Wasser mit Giftstoffen.

Dieser Krieg, den der Produktionsprozess (produzieren, konsumieren, wegwerfen) gegen Gaia führt, ist eine verlorene Schlacht. Die allgemeine Verschlechterung des Lebenssystems, der Anstieg von CO2 und Methan in der Atmosphäre, die als unumkehrbar geltende Erwärmung mit ihren extremen Ereignissen und die perverse soziale Ungleichheit haben das Gewissen vieler geweckt: Entweder wir ändern unseren Lebensstil und unsere Beziehung zur Natur, oder wir werden von Mutter Erde nicht mehr geliebt.

Wenn sich eine Art in einem Ökosystem unkontrolliert so weit entwickelt, dass sie die anderen bedroht, organisiert sich die Erde im Allgemeinen selbst so, dass sie diese Art einschränkt oder eliminiert. Auf diese Weise können die anderen Arten überleben und sich im globalen Prozess der Erdentstehung weiter entwickeln. Vielleicht ist dies die gegenwärtige Situation der menschlichen Spezies im Zeitalter des Anthropozäns, auch wenn die überwiegende Mehrheit immer noch unbewusst und leugnend ist.

Der von Wissenschaftlern geprägte Ausdruck Anthropozän würde den Menschen als den Meteor bezeichnen, der die Biosphäre am meisten bedroht. Anstatt die Rolle des Pflegers zu übernehmen, sind wir zu ihrem Vernichtungsengel geworden. Das Pyrozän wäre die gefährlichste und zerstörerischste Form des Anthropozäns. Die zunehmende globale Erwärmung, die die unkontrollierte Ausbreitung von Feuer und Mega-Bränden begünstigt, könnte den Planeten unbewohnbar machen. Die akute Trinkwasserknappheit, die Frustration der Nahrungsmittelproduktion und das überhitzte Klima würden die menschliche Spezies langsam zum Aussterben bringen. Wie alles, was in der Evolution beginnt, sich entwickelt, seinen Höhepunkt erreicht und verschwindet. So ist es mit Galaxien, Sternen und Lebewesen. Warum sollte es bei der menschlichen Spezies anders sein? Wir sind auf der Erde erschienen, als sie zu 99,98 Prozent bereits besiedelt war. Die Erde brauchte unsere Anwesenheit nicht, um ihre immense biologische Vielfalt zu entwickeln. Ohne uns würde das Leben der Billionen von Billionen von Mikroorganismen, die im Untergrund der Erde arbeiten, das Projekt des Lebens weiterführen. Die Erde würde sich weiterhin um die Sonne drehen, unter ihrem wohltuenden Licht, aber ohne uns.

Diejenigen, die den Glaubenssprung wagen, würden sagen, dass nur die irdische Phase des Menschen unverantwortlich abgeschlossen ist. Eine neue würde auf einer anderen Ebene beginnen. Nach der Zeit käme die Ewigkeit, in der er in einer Form weiterleben würde, die uns unaussprechlich bleibt. Aber das Leben würde fortbestehen.

Leonardo Boff Autor u. a. von:  Cuidar da Terra:pistas para protelar o fim do mundo, Vozes 2024; Vida para além da morte, Vozes, muitas edições, 2023.

Übersetzt von Bettina Goldharnackt