ANNO NEFASTO. MA NON ANNULLERA’ LA SPERANZA

L’anno che finisce merita questa qualifica latina: annus nefastus. Altri lo chiamano annus horribilis. Sono avvenute tante disgrazie che oltre a spavento ci hanno causato preoccupazioni.

La prima preoccupazione è il Giorno del Sovraccarico ossia del Sorpasso della terra (Earth Overshoot Day) avvenuto il giorno 13 di settembre. Questo significa: in quel giorno la Terra ha mostrato che il suo stock di risorse per mantenere il sistema-vita o sistema-Terra aveva oltrepassato i limiti, aveva perduto la biocapacità. La Terra è il presupposto di tutti i nostri progetti. Siccome la Terra è un Super-Ente vivo, i segnali che ci invia per dire che non ce la fa più, sono la siccità e le alluvioni, gli uragani e l’aumento della violenza nel mondo. Tutto è connesso con tutto, come ci ripete insistentemente Papa Francesco nella sua Enciclica.

Associato a questo fatto è illusorio il consenso ottenuto il giorno 12 dicembre durante la COP 21 di Parigi: il riscaldamento dovrebbe rimanere sotto i 2°Celsius avviandosi verso 1,5°C fino alla metà del secolo. Questo implica un cambio di paradigma di civiltà non più basata su combustibili fossili, consapevoli che tutte le energie alternative sommate non arrivano al 30% del fabbisogno. Una simile conversione, le grandi compagnie petrolifere e i fornitori di gas e carbone non sono in grado di farla e nemmeno la vogliono. Idea vuota.

Il terzo evento nefasto è la violenza terroristica in Europa e in Africa. Le migliaia di rifugiati e la guerra che le potenze guerrafondaie, tutte insieme, muovono contro lo Stato islamico e gruppi armati in Siria. Fonti sicure ci garantiscono stragi di migliaia di civili innocenti.

Altro evento nefasto è la trasformazione degli USA in uno Stato terrorista. Con le loro 800 basi militari sparse nel mondo intero, intervengono direttamente o indirettamente, là dove giudicano che i loro interessi imperiali sono minacciati. Internamente, il “Patriot Act” non è stato abolito e rappresenta la sospensione dei diritti fondamentali. Non è senza ragione che la polizia statunitense ha ucciso nel 2015 circa mille persone disarmate, il 60 per cento delle quali erano neri o ispanici.

Altro fatto orribile è la nascita, in Brasile, di un’onda d’odio, di rabbia e di preconcetto dopo le elezioni presidenziali del 2014. Non è da meravigliarsi, dato che il Brasile è un paese pieno di contraddizioni come bene aveva visto Roger Bastide (Brésil, terre des contrastes, Hachette, 1957), ma prima di lui Gilberto Freyre che ha scritto: “Considerata nel suo insieme, la formazione dello Stato brasiliano è stata un processo di equilibrio tra antagonisti”.

Questo antagonismo, quasi sempre mantenuto sotto il mantello ideologico dell’ “uomo cordiale“, è uscito adesso dall’armadio e appare chiaramente in modo speciale attraverso i media sociali. L’uomo cordiale che Sergio Buarque de Holanda ha ripreso dallo scrittore Ribeiro Couto è generalmente compreso male. Non ha niente a che vedere con la civiltà e la buona educazione. Ha invece a che vedere con la nostra intolleranza ai riti sociali e ai salamelecchi; noi stiamo dalla parte dell’informalità e del contatto personale.

Si tratta di un comportamento brasiliano che si fonda più sul cuore che sulla ragione. Ora, dal cuore nascono gentilezza e ospitalità. Ma come correttamente sottolinea Buarque de Holanda“, l’inimicizia può essere benissimo altrettanto cordiale quanto l’amicizia, visto che l’una e l’altra nascono dal cuore” (nota in calce alla pag.157 da p.106-107).

Questo equilibrio fragile si è perso nel 2015 e ha fatto irruzione la cordialità negativa come odio, preconcetto e rabbia contro i militanti del PT, contro i Nordestini e i Neri. E nemmeno le figure costituzionalmente rispettabili come la presidentessa Dilma Rousseff sono state risparmiate. Internet ha aperto le porte dell’inferno dell’ingiuria, delle parolacce, dell’offesa diretta alle persone, una contro l’altra.

Tali espressioni sono rivelatrici del nostro ritardo, e manifestano assenza di cultura democratica, intolleranza e lotta di classe. Non si può negare che siano scattati, in certi settori, rabbia dei poveri e di coloro che sono saliti socialmente, grazie a politiche sociali compensatorie (ma scarsamente emancipatorie) del governo PT. Gli antagonismi brasiliani sono apparsi chiaramente, non armonizzati e ora a briglie sciolte uno contro l’altro in lotta vera (chiamatela classi, interessi, potere, non importa). Ma c’è uno strappo sociale in Brasile: per ricucirlo ci vorrà molto tempo e impegno. A mio modo di vedere, soltanto a partire da una reale democrazia partecipativa, superando l’attuale farsa, che rappresenta piuttosto gl’interessi dei gruppi beneficiati che non quelli del popolo come un tutto.

Di positivo c’è la nostra sovrabbondanza di speranza che supera l’annus nefastus nella direzione di un annus admirabilis. Che il Signore ci ascolti.

*Leonardo Boff, teologo e columnist del JB on line.

Trad. di Romano Baraglia e Lidia Arato

WeiWeihnachten: Jedes Neugeborene ist ein Zeichen, dass Gott noch immer an den Menschen glaubt

 Wir befinden uns in der Weihnachtszeit, doch die Stimmung ist nicht weihnachtlich, sondern entspricht eher einem Karfreitag. Es gibt so viele Krisen, Terrorangriffe, den Krieg, den die kriegerischen und militärischen Mächte (USA, Frankreich, England, Russland und Deutschland) gemeinsam gegen den IS führen, wodurch Syrien fast zerstört wird und Zivilisten und Kinder grausam getötet werden. Wie ihre eigene Presse zugibt, hat die brasilianische Politik die Umwelt durch Bitterkeit und Rachsucht kontaminiert, ganz zu schweigen vom astronomisch hohen Maß an Korruption. All dies lässt die Weihnachtslichter erlöschen und die Weihnachtsbäume in Finsternis versinken, die doch Freude und kindliche Unschuld ausstrahlen sollten, die es noch immer in allen Menschen gibt.

Wer den Kinofilm „Alle Kinder dieser Welt“, bestehend aus sieben verschiedenen Szenen, unter der Regie der bekannten Filmemacher wie Spike Lee, Katia Lund, John Woo u. a., gesehen hat, weiß, wie sehr das Leben der Kinder in vielen Teilen der Welt zerstört ist, die dazu verurteilt sind, von Müll und auf Müllkippen zu leben. Und doch gibt es auch bewegende Momente von Kameradschaft, kleinen Freuden in traurigen Augen und von geteilter Solidarität.

Und nicht zu vergessen, dass es Millionen solcher Kinder in unserer heutigen Welt gibt, und dass das Jesuskind selbst, den biblischen Schriften zufolge, in einem Stall geboren wurde, da es für Maria, die kurz vor der Niederkunft stand, in keiner Herberge Platz gab. Er, der Sohn Gottes, schloss sich dem Geschick aller Kinder an, die durch unseren Mangel an Mitgefühl misshandelt werden.

Jahre später sollte dieser Jesus, nun ein Erwachsener, sagen: „Wer diese meine Brüder und Schwestern bei sich aufnimmt, nimmt mich auf.“ Weihnachten findet statt, wenn eine solche Aufnahme geschieht, so wie die, die Pater Lancelotti in São Paulo für hunderte Straßenkinder unter einem Viadukt organisierte und die jahrelang auf die Präsenz von Präsident Lula zählen konnte.

Inmitten dieser Unheilswelle in der Welt und in Brasilien kommt mir ein Holzbrett in den Sinn, das mir ein Kranker in einem psychiatrischen Krankenhaus schenkte, das ich besuchte, um das Personal zu ermutigen. In das Brett war folgende Inschrift gebrannt: „Jedes Neugeborene ist ein Zeichen, dass Gott noch immer an den Menschen glaubt.“

Kann es einen größeren Beweis für den Glauben und die Hoffnung geben als dies? In manchen afrikanischen Kulturen heißt es, dass Gott vor allem in denjenigen präsent ist, die wir als „verrückt“ bezeichnen. Aus diesem Grund werden sie von jedem aufgenommen und umsorgt, als wären sie ihre Brüder und Schwestern. Auf diese Weise werden sie in der Gesellschaft integriert und leben in Frieden. Unsere Kultur isoliert sie und weigert sich, sie anzuerkennen.

Das diesjährige Weihnachten führt uns zu dieser gekränkten Menschheit und zu all den unsichtbaren Kindern, die ebenso leiden wie das Jesuskind, das gewiss im Winter im ländlichen Bethlehem vor Kälte in der Krippe bibberte. Einer alten Legende zufolge wurde das Jesuskind durch den Atem zweier alter Pferde gewärmt, denen dafür ihre ganze Lebenskraft zurückgegeben wurde.

Es ist gut, sich an die religiöse Bedeutung Weihnachtens zu erinnern: Gott ist weder ein alter bärtiger Mann mit durchdringendem Blick, noch ein strenger Richter, der über all unsere Taten richtet. Gott ist ein Kind. Und als Kind richtet Gott niemanden. Ein Kind möchte nur leben und geliebt werden. Aus der Krippe ertönt es: „Oh, Mensch, habe keine Angst vor Gott! Siehst du denn nicht, dass Seine Mutter Seine Ärmchen eingewickelt hat? Er bedroht niemanden. Noch mehr als zu helfen benötigt er selbst der Hilfe und auf den Armen getragen zu werden.

Keiner verstand besser die menschliche Bedeutung und die Wahrheit des Jesuskindes als Fernando Pessoa:

Er ist das Ewige Kind, der Gott, der uns fehlte. Er ist so menschlich, dass Er natürlich ist. Er ist der Göttliche, der lächelt und spielt. Deshalb weiß ich mit Gewissheit, dass Er das wahre Jesuskind ist. Er ist ein so menschliches Kind, dass Er göttlich ist. Wir beide kommen so gut miteinander aus und mit allen anderen, dass wir einander ohne Worte verstehen.

Wenn ich sterbe, geliebtes Kind, lass mich das Kind sein, das kleinste. Nimm mich in deine Arme und trage mich heim. Entblöße mein müdes und menschliches Wesen. Bringe mich zu Bett, erzähle mir Geschichten, sodass ich wieder einschlafe, falls ich einmal aufwache. Und gib mir deine Träume zum Spielen bis der Tag anbricht, jener, den nur du kennst.

Können wir angesichts solcher Schönheit unsere Gefühle unterdrücken? Dies ist der Grund, weshalb wir trotz all des Elends immer noch Weihnachten feiern können.

Ich schließe mit einer weiteren Botschaft, deren Bedeutung ich mag: „Jedes Kind möchte ein Mann werden. Jeder Mann möchte ein König werden. Jeder König möchte „Gott“ sein. Nur Gott möchte ein Kind sein.

Lasst uns einander umarmen, als umarmten wir das Göttliche Kind, das sich in uns verbirgt und das uns nie verließ. Und möge Weihnachten noch immer ein wirklich fröhliches Fest sein.

Leonardo Boff ist Theologe und Schrifsteller

Übersetzung von Bettina Gold-Hartnack

Nativity: Every Child’s birth is a sign that God still believes in humanity

We are in the time of the Nativity, but the aura is not one of Christmas, but more nearly of Good Friday. There are so many crises: the terrorist attacks, the wars the bellicose and militarist powers (The United States, France, England, Russia and Germany) jointly carry out against the Islamic State, practically destroying Syria, with the dreadful killing of civilians and children. As their own press has shown, the environment is contaminated by bitterness and the spirit of revenge in Brazilian politics, not to mention the astronomic levels of corruption. All this turns out the lights of the Nativity and fills with darkness the holiday trees that should create the environment of joy and childlike innocence that still exists in all humans.

Those who can see the movie All the Invisible Children, in seven different scenes, directed by well known film directors, such as Spike Lee, Katia Lund and John Woo, among others, can understand the destroyed lives children live in many parts of the world, children who are condemned to live off garbage and in garbage dumps. And yet there are moving scenes of comradery, of small joys in those sad eyes; and of solidarity among them.

And to think that there are millions in the world today and that the baby Jesus Himself, according to the Scriptures, was born in a manger, because there was no room for Mary, who was nearing childbirth, in any hostel in Bethlehem. He, the Son of God, joined Himself to the destinys of all the children who are mistreated by our lack of sensitivity.

Later on, that same Jesus, as an adult, would say: “who welcomes these brothers and sisters of mine, the smallest ones, welcomes me”. The Nativity takes place when this welcome is offered, such as the one Father Lancelotti organizes in São Paulo for the hundreds of street children under a viaduct, that for several years counted with the presence of President Inacio Lula da Silva.

Amidst all these disgraces in the world and in Brazil, there comes to mind a piece of wood with a fire engraved inscription, that an intern in a psychiatric hospital in Minas Gerais gave me during a visit I made to encourage the staff. Inscribed in that piece of wood is written: «Whenever a child is born it is sign that God still believes in the human being».

Can there be an act of faith and hope greater than this? In some cultures of Africa it is said that God is especially present in those we call “mad”. For that reason, the insane are adopted by everyone, and everyone cares for them as if they were their brothers or sisters. This way the insane are integrated into society, and live in peace. Our culture isolates the insane, and refuses to recognize them.

This year’s Nativity takes us to this degraded humanity and to all the invisible children whose suffering is like that of baby Jesus, who certainly in the winter of the countryside of Bethlehem shivered in the manger. According to an old legend, baby Jesus was warmed by the breath of two old horses that, as a reward, thereafter regained complete vitality.

It is worth remembering the religious meaning of the Nativity: God is neither an old bearded man with penetrating eyes, nor a stern jurist who judges all our actions. God is a child. And as a child, God judges no one. A child wants only to live and to be loved. From the manger comes this voice: «Oh, human creature, do not be afraid of God! Don’t you see that His mother has swaddled his little arms? He threatens no one. More than help, He needs to be helped and carried in an embrace».

No one understood better than Fernando Pessoa, the great portugiese poet, the human meaning and the truth of the child Jesus:

He is the Eternal Child, the God who was missing. He is so human that He is natural. He is the Divine One who smiles and plays. This is why I know with all certainty that He is the true Child Jesus. He is a child so human that he is divine. The two of us get along so well, in the company of all, that we never think the one of the other… When I die, beloved Child, let me be the child, the smallest one. Take me in your arms and carry me to your home. Strip naked my tired and human being. Put me to bed. Tell me stories if I awaken, that I may go back to sleep. And give me your dreams to play with, until the day dawns, the one you will know”.

Seeing such beauty, can we contain our emotions? For that reason, in spite of all the distress, we still can quietly celebrate the Nativity.

I end with another message whose meaning I like: «Every child wants to be man. Every man wants to be king. Every king wants to be a “god”. Only God wanted to be a child».

Let us embrace one another as if we were embracing the Divine Child that hides within us, and who never abandoned us. And may the Nativity still be a quietly happy holiday.
Leonardo Boff is theologian and writter

Free translation from the Spanish by
Servicios Koinonia, http://www.servicioskoinonia.org.
Done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.

SE NASCE UN BAMBINO,VUOL DIRE CHE DIO CREDE ANCORA NELL’ESSERE UMANO

Siamo sotto Natale, ma non c’è atmosfera di festa. Piuttosto tira aria di venerdì santo.Tante sono le crisi, gli attentati terroristici, le guerre che, insieme, potenze bellicose e militariste (USA, Francia, Russia e Germania) scatenano contro lo stato islamico. Hanno semidistrutto la Siria, che ora affronta una spaventosa mortalità di civili e bambini come la stessa stampa ha fatto vedere. Atmosfera contaminata da rancori e spirito di vendetta nella politica brasiliana, per non dire dei livelli astronomici di corruzione: tutto questo spegne le luci di Natale, fa appassire gli alberi di Natale che dovrebbero creare un’atmosfera di allegria e di innocenza infantile che ancora persiste in qualsiasi persona umana.

Chi ha potuto assistere al film Bambini Invisibili, in sette scene differenti, diretto da famosi registi come Spike Lee, Katia Lund, John Woo tra gli altri, ha potuto rendersi conto della vita distrutta di bambini di varie parti del mondo, condannate a vivere di rifiuti e nei rifiuti; e anche così ci sono scene commoventi di cameratismo, di piccole gioie negli occhi tristi e di solidarietà tra di loro.

E pensare che sono milioni oggi nel mondo e che lo stesso Bambino Gesù, secondo i testi biblici è nato in una grotta e messo in una greppia, luoghi riservati ad animali, perché Maria, prossima a partorire, non aveva trovato posto in nessuna locanda di Betlemme. Lui si è mescolato al destino di tutti questi bambini maltrattati dalla nostra insensibilità.

Anni dopo, questo stesso Gesù già grande dirà: “Chi riceverà questi miei piccoli fratelli e sorelle, riceverà me”. Il Natale si realizza quando avviene l’accoglienza come quella che il Padre Lancellotti organizza in S.Paolo per centinaia di bambini di strada sotto un viadotto e che ha potuto contare per molti anni sulla presenza del Presidente Lula. In mezzo a questa ondata di disgrazie, nel mondo e in Brasile mi viene in mente un pezzo di legno con la scritta a fuoco che un malato di un ospedale psichiatrico dello Stato di Minas Gerais (BR) mi consegnò in occasione di una visita compiuta da me per incoraggiare il personale. Ci stava scritto:”Tutte le volte che nasce un bambino, è segno che Dio crede ancora nell’essere umano”.

Ci sarà mai un atto di fede e di speranza più grande di questo? In alcune culture africane si dice che Dio abita in forma tutta speciale nelle persone che noi chiamiamo “pazzi”. Per questo sono adottati da tutti e tutti hanno cura di loro come se si trattasse di un fratello e di una sorella. Per questo sono integrati e vivono pacificamente. La nostra cultura li tiene isolati e non si riconosce in loro.

Il Natale di quest’anno ci rimanda a una umanità offesa e a tutti i bambini invisibili le cui sofferenze somigliano a quelle del Bambino Gesù, che nell’inverno della campagna di Betlemme, adagiato nella greppia di una stalla, ebbe a tremare di freddo. Secondo un’antica leggenda fu riscaldato dal fiato di un bue e di un asinello che come premio ebbero in seguito restituita la loro piena vitalità.

E’ bene ricordare il significato religioso del Natale: Dio non è un vecchio barbuto dagli occhi penetranti, che scrutano severi tutte le nostre azioni. E’ un bambino. E come bambino non giudica nessuno. Vuole solo vivere in compagnia e essere accarezzato. Dalla mangiatoia ci arriva questo messaggio:”Oh, creature umane, non abbiate paura di Dio. Non vedete che sua Madre ha fasciato le sue piccole braccia? Lui non minaccia nessuno. Più che aiutare ha bisogno di essere aiutato e portato in braccio”.

Nessuno meglio di Fernando Pessoa, il grande poeta portoghese ha compreso il significato umano e vero del Bambino Gesù.

Lui è l’Eterno Bambino, il Dio che mancava. Lui è l’umano che è naturale. Lui è il Divino che sorride e che gioca. E per questo io so con tutta certezza che Lui è il Bambino Gesù vero. E’ la creatura umana così umana che è Divina. Andiamo così d’accordo noi due,in compagnia di tutto, che mai pensiamo l’uno all’altro….Quando io morirò, o Bambino, che io sia il bambino, il più piccolo. Prendimi in braccio e portami a casa tua. Spoglia il mio essere stanco e umano. Mettimi a letto. Contami una storia, che io mi sveglio, per poi dormire di nuovo. E dammi i sogni tuoi perché io possa giocare fino a che io nasca un giorno qualsiasi che tu sai qual è”.

Ce la facciamo a contenere l’emozione davanti a tanta bellezza? Per questo vale ancora, nonostante le difficoltà in contrario, celebrare sommessamente il Natale.

Infine ha ancora un significato l’ultimo messaggio che mi incanta: ”Ogni bambino vuole essere uomo. Ogni uomo vuole essere re. Ogni re vuole essere ‘dio’. Solo Dio vuole essere bambino”.

Abbracciamoci l’un l’altro come chi abbraccia la Creatura divina che si nasconde in noi e che mai ci ha abbandonato.

E che il Natale sia ancora una festa sommessamente felice.

Leonardo Boff, columnist del Jornal do Brasil on line.

Traduzione Romano Baraglia e Lidia Arato.