Editoriali – Revista Transform- Italia

Cambiamo il modo di vivere nella Casa Comune o la Terra può non volere più la nostra specie umana così distruttiva

25/08/2021di AlbertoDeambrogio

Alberto Deambrogio intervista Leonardo Boff

Leonardo Boff, nato a Concórdia (Santa Catarina, Brasile) nel 1938, è tra i padri fondatori della Teologia della Liberazione ed è esponente di punta dell’ecoteologia. Ha occupato per 22 anni la cattedra di teologia sistematica ed ecumenica all’Istituto teologico francescano di Petrópolis, in Brasile. Ha in seguito ottenuto il dottorato in Filosofia presso l’Università dello Stato di Rio de Janeiro, dove ha insegnato Etica, Filosofia della Religione ed Ecologia Filosofica. Condannato nel 1985 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per le tesi esposte nel suo libro Chiesa, carisma e potere, ha lasciato nel 1992 l’ordine francescano (in cui era entrato nel 1959), proseguendo la sua attività come teologo laico. Ha vinto il Premio Nobel alternativo della Pace del 2001 e ha ricevuto da diverse università la laurea honoris causa anche quella di politica dall’ Università di Torino dalle mani di Norberto Bobbio. Ha scritto circa cento libri di teologia, filosofia, etica, spiritualità ed ecologia. Egli ha voluto rispondere alle domande che seguono: gli siamo infinitamente grati.

Alberto Deambrogio: In Italia leggiamo attoniti, ogni giorno, i dati relativi ai contagi e alle morti per Coronavirus in Brasile. In realtà quei numeri sono non solo impressionanti, ma inaccettabili perché sappiamo che dietro di essi c’è una precisa scelta politica da parte del Presidente del paese. Vuoi provare a restituirci una immagine sintetica della crisi complessiva che attraversa la società brasiliana, della sua fascistizzazione voluta e costruita da Jair Bolsonaro?

Leonardo Boff: L’attuale presidente Jair Bolsonaro, i cui i nonni sono italiani del Nord, è un militare che è stato messo in pensione perché considerato psichicamente disturbato. Come parlamentare per tre volte non ha mai fatto niente. È stato eletto presidente mediante una campagna massiva di fake news e diffamazioni. Era direttamente un discorso di odio e di chiara difesa della dittatura militare contro la democrazia. Gli strati ricchi della nostra società non hanno mai hanno accettato come presidente uno che veniva dal basso, dai gruppi popolari come Lula. Loro sono stati e ancora sono i grandi alleati di Bolsonaro. Per evitare il Partito dei Lavoratori (PT) di Lula e il suo candidato, qualcuno doveva diventare presidente: Bolsonaro è di estrema destra e ha detto che non aveva nessun progetto politico, se non quello di smontare tutto quello che negli ultimi 50 anni si è fatto in termini di diritti sociali, di apertura alla popolazione povera e nera, all’ università e alle altre conquiste del popolo organizzato. Egli direttamente predicava una politica contro i popoli indigeni, gli omosessuali e contro la questione di genere. Quando è arrivato il Covid-19 lo considerò come una semplice raffreddore. Si è opposto alla scienza e a tutti i vaccini. Ha propagandato la cura del virus con la clorochina, scientificamente inefficace. Ha fatto apertamente campagna contro il distanziamento personale, l’uso della mascherina e ha favorito gli assembramenti di persone. La sua opzione fondamentale era per la contaminazione di massa, per ottenere l’effetto gregge conto il virus. Questa politica è costata la morte di migliaia di persone che con un altro approccio sarebbero ancora vive. A Manaus in Amazzonia si è sperimentata sul campo questa politica letale: è stata una vera strage con centinaia di morti. Bolsonaro non ha mai mostrato empatia con le vittime e mai ha visitato un ospedale. Ha nominato un militare come ministro della salute, una persona che non capiva niente di medicina e del virus. La conseguenza è che adesso abbiamo circa 560.000 morti e 20 milioni di infettati. Una commissione parlamentare è stata costituita per denunciare le omissione e altri crimini contro la salute di tutto un popolo. È molto probabile che Bolsonaro sia condannato qui in Brasile e sia denunciato anche alla Corte Penale Internazionale per i Crimini contro l’umanità dell’Aia in Olanda.

A.D.: Nelle scorse settimane enormi manifestazioni popolari hanno scosso il paese. Ancora una volta i movimenti brasiliani hanno dimostrato la loro vitalità, la loro autonomia e capacità organizzativa. Puoi dirci come essi hanno affrontato questo difficile periodo di pandemia? Hanno dovuto modificare le loro modalità di azione ed espressione? Esiste un collegamento effettivo tra movimenti di ispirazione diversa (lavoro, ambiente, indigenismo, LGBTQ+, contadini) in grado di proporre convergenze di lotta comuni?

L.B.: Il guaio nostro è che abbiamo un Parlamento estremamente debole e di destra con istituzioni statali contaminate dalla corruzione e insensibili al disastro collettivo. Il presidente Bolsonaro ha optato per l’economia e non per la vita e la salute del popolo. Ha promosso il lavoro nelle grandi ditte che non rispettano le misure igieniche di sicurezza, lasciando correre la vita come se tutto fosse normale. Le manifestazioni non sono state forti a sufficienza per creare una vera opposizione al governo, specialmente rispetto al pericolo di contagio del virus. Si è creato una specie di trauma nazionale che impedisce le manifestazioni: tutti ostaggi della paura, specialmente per la perdita dei posti di lavoro. Ora ci sono circa 16 milioni di persone senza lavoro. C’è fame e miseria come mai nella nostra storia. C’è un clima di sconforto e di inerzia complessiva al punto di non riuscire a vedere una luce in fondo al tunnel di questa tragedia. Non si alzano voci profetiche nella Chiesa cattolica come al tempo della dittatura militare con vescovi come Helder Camara e il cardinale Arns di San Paolo. Bolsonaro ha militarizzato i posti più importanti del governo: sono più di 6 mila i militari in posti importanti della amministrazione.

A.D.: Tutti noi in Italia speriamo che Lula possa diventare il nuovo Presidente del Brasile. Dopo il lungo, ingiusto, doloroso purgatorio in cui egli ha dovuto sopportare pazientemente il peso di una azione illegale (come del resto anche Dilma), ora egli sembra aver riguadagnato pienamente la scena politica e la fiducia di molt@ militant@ e cittadin@. La sua statura è indiscutibile e si riconosce, ancora una volta, nel momento in cui richiama alla responsabilità per i vaccini anti-covid per tutt@ nel mondo. Non posso non ricordare, però, che tu stesso, prima delle olimpiadi brasiliane di 5 anni fa avesti parole molto precise e critiche per il governo allora in carica. Le tue parole, se ricordo bene, dicevano più o meno: attenzione, con le vostre scelte siete ad un passo dal mutare natura! Come vedi il futuro politico del Brasile, il possibile nuovo reincarico a Lula? Quali sono gli insegnamenti del passato che non dovrebbero essere dimenticati da un eventuale nuovo governo che liberi da Bolsonaro?

L.B.: Lula ha sopportato pazientemente più di 500 giorni di prigione ingiusta. Io sono stato il primo a visitarlo nel carcere e ho potuto avvertire la sua volontà di continuare nella sua missione per liberare i poveri dalla dominazione neocoloniale ancora vigente nel Paese. Questo lo ha maturato e, libero, ha guadagnato il rispetto di tutti, anche dei suoi nemici. Adesso percorre tutto il Paese per suscitare la speranza e creare le condizioni popolari per un governo capace di recuperare tutto quello che è stato sistematicamente distrutto. Secondo le intenzioni di voto Lula è largamente il preferito, lasciando Bolsonaro 30-40 punti indietro. Sicuramente sarà eletto se non ci sarà qualche intervento militare per evitarlo oppure un’azione da parte del sistema mondiale di accumulazione, che vede in Lula una alternativa al dominio mondiale del capitalismo. Lui ha inserito nel suo discorso quello che non era molto presente nel suo governo, la questione ecologica, come tema strategico per l’umanità e la funzione importante del Brasile in ragione delle risorse naturali abbondantissime, segnatamente l’acqua potabile e la biodiversità nella parte amazzonica.

A.D.: Edgar Morin ha detto che occorre “porre fine a quell’umanesimo tracotante che continuava a credere che noi fossimo il soggetto del mondo e che, in fin dei conti, il mondo fosse stato creato per noi”. Egli ha poi messo in luce come serva un’idea nuova di sapere, di scienza, così come di educazione critica. Tu che nel tuo cammino spirituale hai messo a punto un originale e prezioso connubio con la scienza, quella della terra e quella cosmologica in particolare, che idea ti sei fatto del suo ruolo nella nostra società? Quali sono le possibilità e i pericoli che essa ci prospetta?

L.B.: Io non mi sento né pessimista né ottimista, bensì un realista critico. Vedo chiaramente che dobbiamo cambiare il paradigma di civilizzazione se vogliamo ancora vivere in questo pianeta Terra. Per me questo è stato molto evidenziato da Papa Francesco nella enciclica Fratelli tutti. Secondo l’enciclica, bisogna attuare un cambiamento radicale della società umana: passare dall’essere umano come dominus (padrone e signore) della Terra senza sentirsi parte della natura al frater (fratello/sorella) insieme con tutti gli esseri umani e con tutte le altre creature, sia nel senso mistico di San Francesco, sia nel senso moderno che ha verificato che tutti gli esseri viventi hanno la stesa base biologica, dalla cellula originaria, di 3,8 milioni di anni fa, passando per i dinosauri e arrivando a noi umani. Formiamo la grande comunità della vita, nella stessa Casa Comune. Urgentemente dobbiamo attuare il cambiamento da una cultura di accumulazioni di beni materiali per il consumo senza ragioni e di ricchezza per un piccolo gruppo, a una cultura di beni umano-spirituali fondati sulla la solidarietà, la collaborazione, la cura degli uni verso gli altri e della natura; una cultura la cui centralità è la vita e l’amore sociale. Senza questa conversione paradigmatica vale la parola del Papa nella Fratelli tutti: ci salviamo tutti o nessuno si salva. Io dubito fortemente che il sistema capitalista e neoliberista abbia la sufficiente volontà politica e la saggezza per fare questo passo. Sospetto che andiamo in direzione di una grande tragedia ecologico-sociale che può mettere a rischio la sopravvivenza della vita umana e di altre forme di vita. Però, come credente, spero che sia vero quello che si dice nel Libro della Saggezza: ”Dio è l’appassionato amante della vita”(11,26). Spero che non lascerà finire l’umanità in una forma così miserabile. Tutto dipende dalla nostra relazione con la Madre Terra e con la natura: se è amicale, rispettosa dei sui ritmi o se è di devastazione. Siamo dentro la sesta distruzione di vite nella nuova era dell’antropocene. Cambiamo il modo di vivere nella Casa Comune o la Terra può non volere più la nostra specie umana così distruttiva nei confronti di tutte le altre forme di vita.

A.D.: La Teologia della Liberazione ha continuato ad essere momento di ispirazione per moltissimi uomini e donne in America latina e nel mondo anche in anni di estrema difficoltà per la sua pratica e sviluppo effettivi. Ora che le condizioni generali sembrano essere più favorevoli, puoi dirci verso quali obiettivi e verso quali nuove elaborazioni la T.d.L. vuole volgersi? Insomma: quali sono i semi più promettenti di una teologia per troppo tempo marginalizzata e invece così feconda e capace di offrire frutti?

L.B.: Non dobbiamo dimenticare che siamo stati per 34 anni sotto la direzione ecclesiale di due Papi conservatori: Giovani Paolo II e Benedetto XVI. Questi mai hanno capito l’intuizione fondamentale di questo tipo di teologia che era ed è strettamente evangelica: opzione per i poveri, contro la povertà, per la giustizia sociale e la loro liberazione. I due erano ostaggi dell’ideologia dominante dell’anticomunismo, dominante in Occidente durante il periodo della guerra fredda. Oggi con la crescita della povertà mondiale, specialmente adesso sotto il Covid-19, questo tipo di teologia assume una attualità indubitabile. Chiede a tutti di avere compassione verso i sofferenti di questo mondo, gli affamati e disperati per la perdita di ciò che amano. Fino a che esisterà un povero, vittima dell’oppressione, che grida, sempre ci sarà qualcuno, che nello spirito di Gesù ascolterà questo grido; anche quello della Terra. E s’impegnerà per la sua liberazione. Riflettendo su questa pratica si svilupperà una teologia della liberazione. Oggi la sfida più urgente di questa teologia è ascoltare simultaneamente il grido dei poveri e il grido della Terra. Entrambi sono crocifissi, bisogna farli scendere dalla croce e farli vivere.

A.D.: In ultimo: tu, fin dall’inizio del suo pontificato, hai avuto parole positive, promettenti e incoraggianti per Papa Francesco. Che giudizio ti senti di dare ora, a questo punto, del sentiero stretto di Bergoglio? Te lo chiedo soprattutto da un punto di vista sociale e pastorale…

L.B.: Per me Bergoglio, fatto vescovo di Roma e di conseguenza Papa della Chiesa universale con il nome di Francesco, è un dono di Dio anzi tutto per l’umanità e anche per la Chiesa. Il nome Francesco è tutto un programma: ascoltare i poveri umani e la Terra crocifissa, denunciare i responsabili della situazione ecologicamente drammatica del mondo, un sistema che uccide vita della natura e vite umane, un sistema assassino. Questo tipo di mondo deve finire. Non il mondo ma questo tipo di mondo. Credo che il Covid-19 ci abbia dato un segno e anche una lezione. Non possiamo continuare nella solita, vecchia normalità perché essa è troppo crudele e senza pietà. Bisogna fare una conversione radicale ecologica e sociale se vogliamo avere un futuro. Altrimenti la Terra ci manderà tutta una gamma di nuovi virus, forse ancora più letali del coronavirus stesso. Papa Francesco nonostante questa tragica situazione, suscita speranza nella capacità di trasformazione degli esseri umani e in particolare nel Dio vivente, che attraverso l’Uomo di Nazareth ha assunto la nostra umanità, che attraverso la sua risurrezione e l’assunzione di Maria con tutta la sua umanità stanno già nel seno della Trinità. Qualcosa di nostro è già eternizzato. Per me Papa Francesco è il leader più importante dell’umanità e del cristianesimo, specialmente a fronte della mancanza di voci profetiche nella società e nella politica mondiale.


¿Tenemos tiempo y sabiduría suficiente para evitar la catástrofe climática?

Leonardo Boff*

El día 8 de agosto de 2021 el Panel Intergubernamental sobre el Cambio Climático (IPCC) publicó su informe, que se hace cada dos años, sobre la situación climática de la Tierra, fruto de la investigación de más de cien expertos de 52 países. Nunca el documento tuvo tanta claridad como ahora, a diferencia de los informes anteriores. Antes se afirmaba que era un 95% seguro que el calentamiento global era antropogénico, es decir, de origen humano. Ahora se sustenta sin restricciones que es consecuencia de los seres humanos y de su forma de habitar la Tierra, especialmente, por causa del uso de energías fósiles (petróleo, carbón y gas) y de otros factores negativos.

El escenario se presenta dramático. El Acuerdo de París especifica que los países deben “limitar el calentamiento por debajo de 2˚ C, y esforzarse para limitarlo a 1,5 ˚C”. El informe actual insinúa que será difícil, pero que tenemos conocimiento científico, capacidad tecnológica y financiera para enfrentar los cambios climáticos, si todo el mundo, países, ciudades, empresas e individuos se empeñan seriamente ya ahora.

La situación actual es preocupante. En 2016 las emisiones globales de gases de efecto invernadero sumaban anualmente cerca de 52 gigatoneladas de CO2. Si no cambiamos el curso actual, en 2030 llegaremos a 52-58 gigatoneladas. En este nivel habría una destrucción tremenda de la biodiversidad y una proliferación de bacterias y virus como jamás ha habido antes. 

Para estabilizar el clima en 1,5 centígrados, afirman los científicos, las emisiones tendrían que bajar a la mitad (25-30 gigatoneladas). En caso contrario, con la Tierra en llamas, conoceríamos eventos extremos aterradores.

Soy de la opinión de que no bastan solo la ciencia y la tecnología para disminuir los gases de efecto invernadero. Es creer demasiado en la omnipotencia de la ciencia que hasta hoy no ha sabido enfrentar totalmente la Covid-19. Es urgente otro paradigma de relación con la naturaleza y con la Tierra, que no sea destructivo sino amigable y en sutil sinergia con los ritmos de la naturaleza. Esto obligaría a una transformación radical del modo de producción actual, capitalista, que todavía se mueve en gran parte con la ilusión de que los recursos de la Tierra son ilimitados y que permiten, por eso, un proyecto de crecimiento/desarrollo también ilimitado. El Papa Francisco en su encíclica Laudato Sì: sobre el cuidado de la Casa Común (2020) denuncia esta premisa como “mentira” (n.106): un planeta limitado, en grado avanzado de degradación y superpoblado no tolera un proyecto ilimitado. La Covid-19 en su significado más profundo nos exige poner en acción una conversión paradigmática.

En la encíclica Fratelli tutti (2021) el Papa Francisco entiende este aviso del virus. Contrapone dos proyectos que son verdaderos paradigmas: el vigente, de la modernidad, cuya naturaleza consiste en hacer al ser humano dominus(dueño y señor) de la naturaleza y el nuevo que él propone, el de frater (hermano y hermana), incluyendo a todos, los humanos y los demás seres de la naturaleza. Este nuevo paradigma del frater planetario fundaría una fraternidad sin fronteras y un amor social. Si no hacemos esta travesía, “o todos se salvan o no se salva nadie” (n.32).

La gran cuestión es esta: ¿el modo de producción capitalista mundializado muestra voluntad política, tiene capacidad y razonabilidad suficientes para permitir este cambio radical? Él se ha hecho dominus (maître et possesseur de Descartes) de la Tierra y de todos sus recursos. Sus mantras son: el mayor lucro posible, conseguido por una competencia feroz, acumulado individual o corporativamente, mediante una explotación devastadora de los bienes y servicios naturales. De este modo de producción se originó el descontrol climático y lo que es peor, una cultura del capital, de la cual de alguna manera todos somos rehenes. ¿Cómo salir de ella para salvarnos?

Tenemos que cambiar, si no, según Sygmunt Bauman, “vamos a engrosar el cortejo de los que se dirigen hacia su propia sepultura”.

Lógicamente esta conversión urgente de paradigma demanda tiempo e implica un proceso de transformación, pues todo el sistema está engrasado para producir y consumir más. Pero el tiempo del cambio está expirando. De ahí el sentimiento del mundo de grandes nombres, cuya credibilidad incuestionable no es de simple pesimismo, sino de un realismo bien fundado. Cito a algunos de ellos:

El primero es el Papa Francisco que alertó en la Fratelli tutti: “estamos en el mismo barco, o todos nos salvamos o no se salva nadie”(n.32).

El segundo, el formulador de la teoría de la Tierra como superorganismo vivo, Gaia, James Lovelock, cuyo último título lo dice todo: Gaia: alerta final (Intrínseca, Rio 2010).

El tercero es Martin Rees, Astrónomo Real del Reino Unido: Nuestra hora final: ¿será el siglo XXI el último de la humanidad? (Companhia das Letras,SP 2005); sobra el comentario.

El cuarto es Eric Hobsbawm, uno de los más renombrados historiadores del siglo XX , que al final de La era de los extremos (Companhia das Letras, SP 1995) dice: “No sabemos hacia dónde nos dirigimos. Sin embargo, una cosa está clara: si la humanidad quiere tener un futuro significativo no puede ser prolongando el pasado o el presente. Si intentamos construir el tercer milenio sobre esta base, vamos a fracasar. Y el precio del fracaso, o sea del cambio de sociedad, es la oscuridad” (p.562). Esta advertencia vale para todos aquellos que piensan la pos-pandemia como una vuelta a la antigua y perversa normalidad.

El quinto es el conocido genetista francés Albert Jacquard con su libro ¿La cuenta atrás ha empezado ya? (Le compte à retours a-t-il commencé? Stock, Paris 2009). Manifiesta: “tenemos un tiempo contado y a fuerza de haber trabajado contra nosotros mismos corremos el riesgo de forjar una Tierra en la cual a ninguno de nosotros le gustaría vivir. Lo peor no es seguro, pero tenemos que darnos prisa” (cuarta capa).

Finalmente, uno de los últimos grandes naturalistas, Théodore Monod en su libro si la aventura humana llegara a fracasar (Et si l’aventure humaine devait échouer, Grasset, Paris 2003) afirma: “Elser humano es perfectamente capaz de una conducta insensata y demencial; a partir de ahora podemos temer todo, absolutamente todo, hasta la aniquilación de la especie humana” (p.246).

El proceso de la cosmogénesis y de la antropogénesis propiciaron también la emergencia de la fe y de la esperanza. Ellas son parte de la realidad total. No invalidan las advertencias citadas, pero abren otra ventana que nos asegura que “el Creador creó todo por amor porque es el apasionado amante de la vida” (Sabiduría 11,26). Esa fe y esa esperanza permiten al Papa Francisco hablar “más allá del Sol” con estas palabras: “Caminemos cantando, que nuestras luchas y nuestra preocupación por este planeta no nos quiten la alegría de la esperanza” (Laudato Sì n.244)El principio esperanza supera todos los límites y mantiene el futuro siempre abierto. Si no podemos evitar el descontrol climático, podemos precavernos y disminuir sus efectos más dañinosEs lo que creemos y esperamos.

*Leonardo Boff es filósofo y ecoteólogo y ha escrito El doloroso parto de la Madre Tierra: una sociedad de fraternidad sin fronteras y de amistad social, Vozes 2020.

Traducción de Mª José Gavito Milano

MARCOS TEÓRICOS PARA ENTENDER LA CRISIS ACTUAL

Leonardo Boff*

Toda la realidad histórico-social, por bien que se presente o por hundida en una situación de caos, demanda unmarco teórico (conjunto de conceptos) para poder ser entendida, sea para enfrentar las amenazas que puede representar sea para celebrar un nuevo orden que puede surgir con sus promesas.

El primemarco teórico sigue la ciencia tal como ha venido siendo comúnmente practicada y cuyo método se inauguró en el siglo XVIII con los padres fundadores del paradigma científico moderno. Adquirió su más clara expresión con los resultados del IPCC que hace el seguimiento del calentamiento actual y de la salud de la Tierra. Se orienta por el principio del orden.

Los hechos sobre los cuales reflexiona son, por ejemplo, la irrupción de la Covid-19 mostrando la reacción de la Tierra contra las agresiones hechas por los seres humanos en la era geológica del antropoceno. El otro dato es el crecimiento del calentamiento global cuyo C02, como sabemos, permanece en la atmósfera más de cien años. Dada la voracidad industrialista está llegando a un límite peligroso. Hasta 2030 debe ser reducido drásticamente, en caso contrario conoceremos una dramática transformación del equilibrio de la Tierra, que amenazaría gravemente la biosfera y generaría millones de emigrados en el mundo. Otro dato es la Sobrecarga de la Tierra (The Earth’s overshoot), es decir, el agotamiento de los bienes y servicios necesarios para el mantenimiento de la vida humana yterrestre. Se está volviendo cada vez más grave como revela el último análisis, verificado el 20 de septiembre de 2020. De continuar el nivel de consumo actual, que exige una Tierra y media, puede llevarnos a altos índices de iniquidad social, especialmente entre los pobres. Están también las “9 fronteras planetarias para el desarrollo” que no deben ser superadas (climas, agua, suelo, biodiversidad, disminución de la capa de ozono, acidificación de los océanos, entre otras). Cuatro se encuentran en alto grado de degradación. A partir de la quinta puede ocurrir unefecto dominó, pues todos los factores son sistémicos y se articulan entre sí. Ahí podría ocurrir el colapso de nuestracivilización.

Resultado final: el escenario es dramático para el sistema-vida y el sistema-Tierra, agravado por la gran ausencia de conciencia colectiva acerca de las amenazas reales que pesan sobre la humanidad en la mayoría de las personas y en los jefes de Estado. El peligro es que engrosemos el cortejo de aquellos que se dirigen hacia su propia sepultura (S.Bauman). Esa lectura lleva al pesimismo y desinterés de las personas por el factor ecológico.

El segundo marco parte de la nueva cosmogénesis, de las ciencias de vida y de la Tierra. La categoría central no es elorden sino el caos. Aquí se utilizan las conquistas provenientes de la teoría del caos que nos proporciona una lectura más positiva y promisoria. Junto con la teoría de la relatividad de Einstein, de la mecánica cuántica de Heisenberg/Bohr y de la teoría del Caos de Lorenz/Prigogine se ha fundado un nuevo paradigma científico que interpreta de otra forma la realidad histórico-social. Todo en el universo viene de un inconmensurable caos (big-bang). Su explosión hace 13,7 miles de millones de años proyectó materia, energía e informaciones en todas las direcciones. La evolución se hace como una forma de poner orden en este caos. Así surgieron las grandes estrellasrojas. De su explosión, los materiales formados dentro de ellas fueron lanzados por todos los espacios creando las galaxias, los agujeros negros, las estrellas, nuestro sol y la Tierra y todo lo que ella contiene. Ese caos es singular: posee una dimensión destructiva (caótica) y otra constructiva (generativa). Como ha sido mostrado por Bohm, Lorenz y Prigogine, en el interior de este casos se forma siempre un nuevo orden que emerge dominante en lamedida en que disminuye (sin nunca desaparecer totalmente) la destructividad del caos. Triunfa un nuevo orden, más alto y complejo que genera optimismo y esperanza de un futuro mejor para la humanidad y para la Tierra. Elcaos irrumpe en todos los seres, también en nosotros los humanos siempre que un orden dado ya no aborda los problemas creados. Así nosotros los humanos somos caóticos y cosméticos (ordenados), sapientes y dementes, portadores de amor y empatía y simultáneamente de odio y de exclusión. Somos la convivencia de estos contrarios.

En este momento con presencia dramática del coronavirus estamos en el corazón de un poderoso caos, que afecta a todo el planeta y a cada uno de los seres humanos. Pero él nos hace descubrir a la Tierra como un todo y que somos también Tierra, parte consciente de ella y no sus dueños y señores. El virus ha invalidado los soberanismos tradicionales, pues el virus no respeta los límites de las naciones, nos ha hecho descubrir que nuestra esencia humana está hecha de colaboración/solidaridad y de la ética del cuidado de unos hacia otros y para con lanaturaleza. Nos ha mostrado la urgencia de construir la Tierra como matria/patria común, como la Gran Casa dentro de la cual vivimos, la naturaleza incluida. La pandemia ha hecho surgir la necesidad de un pacto social planetario para que vivamos como especie en paz y con un mínimo de tensiones. Será una civilización centrada en el valor supremo de la vida, y la economía y la política deben ponerse al servicio de la perpetuación de todo tipo de vida, especialmente de la nuestra. La conclusión que derivamos de este tipo de interpretación es que un orden viejo ha entrado en caos irreversible pero que dentro de él se está gestando (no sin sufrimiento) un nuevo orden, podemosdecir, una forma nueva de habitar la Tierra en sinergia con la naturaleza, con fraternidad y amor social. Esto noocurre en un abrir y cerrar de ojos, pues el caos posee una larga historia y una lenta agonía. Pero él no prometeninguna esperanza, solo más de lo mismo, imposible de ser repetido, pues el nuevo orden tendrá más fuerza de convicción y de asumir la hegemonía en la conducción de la historia.

Resumen de la situación: no vamos en dirección a nuestra propia sepultura sino en dirección a un nuevo tipo de mundo. El sueño de los Foros Sociales Mundiales se realizará no solo como un nuevo mundo posible, sino como unnuevo mundo necesario. Dentro de él estarán los distintos mundos culturales, chino, indio, andino, africano ybrasilero con sus valores y tradiciones, mostrando la diversidad de formas de ser humano.

¿Por dónde empezar? El Papa Francisco en la encíclica Fratelli tutti dice: debemos empezar desde abajo (pues de arriba viene siempre más de lo mismo o peor), con cada uno, con cada localidad, con cada país hasta el último rincón del planeta. Todo empezará en el territorio (biorregionalismo), no como viene siendo delimitado artificialmente por la geografía política de los municipios, sino por las formas con que la naturaleza configuró elterritorio con sus montañas, sus ríos, sus selvas, sus suelos, sus paisajes y principalmente con la población que durante decenios o siglos ha habitado ese lugar. Todo será integrado en pequeñas y medianas empresas de producción, empezando con la agroecología, con un nuevo tipo de democracia socio-ecológica, reconociendo los derechos de la naturaleza y de la Madre Tierra, con la participación de todos, y con políticas de disminución almáximo de la pobreza y con la integración pacífica de todos. Las tradiciones culturales, las fiestas profanas yreligiosas, la veneración de los artistas, de los políticos ejemplares, de sus santos, santas y sabios formarán elterritorio en el cual, verdaderamente, se puede llevar a cabo una real sostenibilidad.

Podríamos representar a la Tierra como un inmenso tapete urdido de territorios autónomos e interligados constituyendo la nueva era de la Casa Común, de la Madre Tierra, Madre de todas las luchas y de todas las victorias, cuidada, amada y habitada por pueblos que se sienten hermanos y hermanas porque todos son hijos e hijas de la Magna Mater, o mejor, son la propia Tierra que siente, piensa, ama, cuida y venera. Estaremos juntos en la alegre celebración dl Misterio del mundo y del milagro de nuestra propia existencia, compartida con toda la comunidad de vida. ¿Una utopía? Sí, pero necesaria, pues hacia ahí apunta el camino de la evolución ascendente, es el anhelo de todos los pueblos y realiza también el designio del Creador.

*Leonardo Boff, ecoteólogo, texto dedicado a las organizaciones de agroecología CAATINGA, SABIÁ y SASOP, en función de un calendario para 2022 que tiene como tema “Tierra Madre de todas las luchas”.

Traducción de Mª José Gavito Milano

El caos de la pandemia esconde un nuevo orden en la Tierra

Leonardo Boff*

Raramente en la ya larga historia de la vida ha ocurrido una situación de caos planetario como en los días actuales. Estábamos acostumbrados a regularidades y a órdenes sistémicas aunque en los últimos decenios hemos experimentado también con creciente frecuencia irregularidades como tsunamis, huracanes, terremotos y eventos extremos de calor y de frío. Tales fenómenos han llevado a los científicos a pensar e intentar comprender cómo dentro del orden dado podían ocurrir situaciones caóticas.

De ahí surgió toda una ciencia, la del caos, tan importante como las otras, hasta el punto de que algunos han llegado a decir que el siglo XX será recordado por la teoría de la relatividad de Einstein, por la mecánica cuántica de Heisenberg/Bohr y por la teoría del caos de Lorenz/Prigogine.

La esencia de la teoría del caos reside en que un cambio muy pequeño en las condiciones iniciales de una situación lleva a efectos imprevisibles. Se pone de ejemplo el “efecto mariposa”. Pequeñas modificaciones iniciales, aleatorias, como el aleteo de las alas de una mariposa en Brasil pueden provocar modificaciones atmosféricas hasta culminar en una tempestad en Nueva York. El presupuesto teórico es que todas las cosas están interligadas y van asumiendo elementos nuevos, creando complejidades en el curso de su existencia (en este caso, calor, humedad, vientos, energías terrestres y cósmicas) de forma que la situación final es totalmente diferente de la inicial.

El caos está en todas partes, en el universo, en la sociedad y en cada persona. Es decir, los órdenes no son lineales y estáticos. Son dinámicos, buscando siempre un equilibrio que los mantiene actuantes. 

El universo se originó de un tremendo caos inicial (big bang). La evolución se hizo y se hace a lo largo de muchos milenios para poner orden en este caos. 

Mas aquí surge una novedad: el caos nunca es sólo caótico, él guarda dentro de sí, en gestación, un nuevo orden. Lógicamente él tiene su momento destructivo, caótico, sin el cual el orden nuevo no podría irrumpir. El caos es generativo de este nuevo orden.

Quien analizó con detalle este fenómeno fue el gran científico ruso/belga Ilya Prigogine (1917-2003), premio Nobel de Química en 1977. Estudió particularmente las condiciones que permiten la aparición de la vida. Según este gran científico, siempre que exista un sistema abierto y siempre que haya una situación de caos (por tanto fuera del orden y lejos del equilibrio) y exista una no-linealidad, la conectividad entre las partes genera un nuevo orden, que sería la vida (cf. Order out of Chaos,1984).

Ese proceso conoce bifurcaciones y fluctuaciones. Por eso el orden nunca es dado a priori. Depende de varios factores que llevan en una u otra dirección, de aquí la inmensa biodiversidad.

Hacemos toda esta reflexión sumarísima para que nos ayude a entender mejor el actual caos pandémico. Vivimos innegablemente en una situación de caos completo, caos destructivo de millones de vidas humanas. Nadie puede decir cuándo terminará ni hacia dónde vamos. Él conoce múltiples variantes, es su triunfo sobre nuestras células. Es innegablemente caótico y está aterrorizando a toda la humanidad.

Nos plantea cuestiones fundamentales: ¿qué hemos hecho con la naturaleza para que ella nos castigue con un virus tan letal? ¿Dónde nos equivocamos? ¿Qué cambios debemos hacer en relación a la naturaleza para impedir que ella nos envíe una verdadera gama de otros virus?

Sabemos que hay oculto dentro de él un orden más alto y mejor. Lo peor que podría sucedernos es la continuidad o volver al pasado que originó el caos. Tenemos que usar nuestra fantasía creadora y sobre todo forjar, a través de una práctica histórica, un orden más amigo de la vida, tierno, fraterno y justo. 

Sería el caos generativo. Tenemos que entender el contexto de donde vino el coronavirus. Él es una expresión del antropoceno, es decir, de la sistemática agresión del ser humano a la naturaleza y a Gaia, la Madre Tierra. Es la consecuencia de haber tratado a la Tierra como una mera reserva inerte de recursos a nuestra disposición y no como un superorganismo vivo que merece cuidado y respeto.

A partir de la revolución industrial la hemos explotado tanto que ella no consigue ya regenerarse y ofrecernos todos los bienes y servicios vitales. Tenemos que inaugurar una relación de sinergia y sostenibilidad para con la naturaleza, sintiéndonos parte de ella, responsables de su perpetuidad, y no sus dueños y señores. Si no realizamos esta conversión ecológica podremos conocer catástrofes inimaginables.

En el caso brasilero, lo primero que tenemos que hacer es preservar la inmensa riqueza ecológica que heredamos de la naturaleza, en términos de selvas húmedas, abundancia de agua, suelos fértiles y de una inmensa biodiversidad.

Después tenemos que superar la marginalización, el odio cobarde que tributamos a los pobres. El desprecio y las humillaciones hechas cruelmente contra las personas esclavizadas ha pasado a estos empobrecidos. Tal inhumanidad ha dejado marcas profundas en la población. 

No en último lugar tenemos que liquidar el perverso legado de la Casa Grande traducido por el rentismo y por unos cuantos millonarios que controlan gran parte de nuestras finanzas. Hacen fortunas con la pandemia, sin empatía con los familiares que han perdido a más de medio millón de seres queridos. Ellos son el sustentáculo del actual gobierno necrófilo, cuyo presidente se ha hecho aliado del virus. 

Estos puntos son el mayor obstáculo para la superación del caos instalado en Brasil.

Tenemos que formar un frente amplio de fuerzas progresistas y enemigas de la neocolonización del país para desentrañar el nuevo orden, oculto en el caos actual, pero que quiere nacer. Tenemos que consumar ese parto aunque sea doloroso. De lo contrario, continuaremos rehenes y víctimas de aquellos que siempre pensaron corporativamente sólo en sí mismos, de espaldas al pueblo, que devastaron la naturaleza con su agronegocio y refuerzan la irrupción del coronavirus entre nosotros.

Debemos inspirarnos en el universo, nacido del caos primordial, pero que, al evolucionar, fue creando órdenes nuevos y más complejos cada vez hasta generar la especie humana. Nuestra misión es garantizar la vida, la Madre Tierra y a nosotros mismos, crear la Casa Común dentro de la cual todos podamos vivir en justicia, paz y alegría. Este modelo deberá salir de las entrañas del actual caos y establecer las bases de un nuevo comienzo para la humanidad.

Leonardo Boff és ecoteólog y escribió Como habitar la Tierra: vias para la fraternidad universal a salir por Trotta 2121.

Traducción de Mª José Gavito Milano