Come ritardare la fine del mondo: una spiritualità ecologica

Leonardo Boff

Nella sua enciclica Fratelli Tutti, Papa Francesco propone un’alternativa al paradigma dominante del dominus (proprietario e signore), dell’essere umano come qualcuno che è al di fuori e al di sopra della natura, disponendone a suo piacimento come se ne fosse il proprietario. Questa visione è alla radice dell’attuale crisi globale. In considerazione di ciò, il Papa propone il paradigma del frater (fratello e sorella), dell’essere umano come parte della natura e, quindi, fratello e sorella di tutti gli altri esseri, creati dalla Madre Terra. Esso accompagna la fraternità universale, l’amore sociale e la cura perenne per la Madre Terra.

Questa attraversata è una forma per trovare una via d’uscita dalla crisi attuale, che minaccia il futuro della nostra civiltà. Per percorrere il sentiero della fraternità universale e dell’amore sociale, abbiamo bisogno di un’etica della cura della Madre Terra e di tutti i suoi figli e figlie.

Ma un’etica non basta. Dobbiamo andare più in profondità, là dove possono sorgere nuove idee salvifiche. È la spiritualità, come ha individuato bene Laudato Sì di Papa Francesco. Lì si dice che dobbiamo evocare “motivazioni che derivano dalla spiritualità per alimentare una passione per la cura del mondo” (n. 216).

Sia chiaro: spiritualità non è sinonimo di religiosità, sebbene la religiosità possa potenziare la spiritualità. La spiritualità nasce da un’altra fonte: dal profondo dell’essere umano. Oggi i pensatori e gli scienziati più autorevoli vedono la spiritualità come parte essenziale dell’essere umano, come la fisicità, la psiche, l’intelligenza, la volontà e l’affettività.

Neuro-linguisti, i nuovi bio-antropologi ed eminenti cosmologi come Brian Swimm, David Bohm, biologi come Watson e Collins e altri riconoscono che la spiritualità è parte dell’essenza umana. Siamo esseri naturalmente spirituali, anche se non siamo esplicitamente religiosi. Per questo si parla, specialmente negli Stati Uniti e nella new science, di spiritualità naturale che deve essere vissuta in tutte le fasi della vita, a cominciare dall’infanzia.

Questa porzione spirituale dentro di noi si rivela nella nostra capacità di amare, nella solidarietà, nella cooperazione, nella compassione, nella comunione e nella totale apertura all’altro, alla natura, all’universo, in una parola all’Infinito. La spiritualità fa intuire agli esseri umani che dietro tutte le cose c’è un’Energia potente e amorevole che sostiene ogni cosa e la mantiene aperta a nuove forme nel processo evolutivo. Alcuni cosmologi la chiamano la Fonte originaria di tutto l’essere. Io preferisco la formula: l’Essere che fa esistere tutti gli esseri.

Alcuni neurologi hanno identificato un fenomeno eccezionale. Ogni volta che si affrontano temi esistenziali legati a Dio e al Sacro, si osserva un’enorme accelerazione dei neuroni, da 9 a 30 hertz, nel lobo frontale del cervello. Loro, non i teologi, lo hanno chiamato il “punto di Dio nel cervello“. Proprio come abbiamo organi esterni attraverso i quali percepiamo la realtà circostante, gli occhi, le orecchie, la pelle, abbiamo un organo interno che è il nostro vantaggio evolutivo, di percepire quell’Essere che è alla base di tutti gli esseri, quella misteriosa Energia che li mantiene in esistenza.

Questa dimensione spirituale della nostra natura è stata soffocata dalla nostra cultura, che venera più il denaro della natura, il consumo individuale più della condivisione, che è più competitiva che cooperativa, preferisce l’uso della violenza al dialogo per risolvere i conflitti e ricorre alla minaccia e all’eventuale impiego di armi di distruzione di massa. Ma sono i valori legati al frater, alla fratellanza universale che, coinvolgendo la natura e l’umanità, potranno salvare la vita.

In quanto siamo esseri spirituali, possiamo renderci conto dei mali che stiamo facendo alla nostra Casa Comune. Di fronte al rischio della nostra stessa scomparsa, sorge la possibilità di fare un salto nella nostra coscienza e stabilire una nuova relazione di amore, di empatia e di cura per la Terra e gli altri esseri.

Come affermò il grande pensatore francese Edgar Morin, sempre preoccupato per la situazione ecologica della Terra: “La storia ha dimostrato ripetutamente che l’emergere dell’inaspettato e l’apparire dell’improbabile sono plausibili e possono cambiare il corso degli eventi”. Come disse un pre-socratico: “aspetta l’inaspettato perché in esso può risiedere il nuovo”. Prestiamo attenzione all’inaspettato e all’improbabile, perché possono essere plausibili e indicarci un nuovo cammino salvifico per la Terra, la nostra Magna Mater e Casa Comune.

In verità, nessuno può dire dove ci porterà l’attuale situazione della Terra, sconvolta dalla disputa tra un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti e un mondo multipolare, c Leonardo Boff

Nella sua enciclica Fratelli Tutti, Papa Francesco propone un’alternativa al paradigma dominante del dominus (proprietario e signore), dell’essere umano come qualcuno che è al di fuori e al di sopra della natura, disponendone a suo piacimento come se ne fosse il proprietario. Questa visione è alla radice dell’attuale crisi globale. In considerazione di ciò, il Papa propone il paradigma del frater (fratello e sorella), dell’essere umano come parte della natura e, quindi, fratello e sorella di tutti gli altri esseri, creati dalla Madre Terra. Esso accompagna la fraternità universale, l’amore sociale e la cura perenne per la Madre Terra.

Questa attraversata è una forma per trovare una via d’uscita dalla crisi attuale, che minaccia il futuro della nostra civiltà. Per percorrere il sentiero della fraternità universale e dell’amore sociale, abbiamo bisogno di un’etica della cura della Madre Terra e di tutti i suoi figli e figlie.

Ma un’etica non basta. Dobbiamo andare più in profondità, là dove possono sorgere nuove idee salvifiche. È la spiritualità, come ha individuato bene Laudato Sì di Papa Francesco. Lì si dice che dobbiamo evocare “motivazioni che derivano dalla spiritualità per alimentare una passione per la cura del mondo” (n. 216).

Sia chiaro: spiritualità non è sinonimo di religiosità, sebbene la religiosità possa potenziare la spiritualità. La spiritualità nasce da un’altra fonte: dal profondo dell’essere umano. Oggi i pensatori e gli scienziati più autorevoli vedono la spiritualità come parte essenziale dell’essere umano, come la fisicità, la psiche, l’intelligenza, la volontà e l’affettività.

Neuro-linguisti, i nuovi bio-antropologi ed eminenti cosmologi come Brian Swimm, David Bohm, biologi come Watson e Collins e altri riconoscono che la spiritualità è parte dell’essenza umana. Siamo esseri naturalmente spirituali, anche se non siamo esplicitamente religiosi. Per questo si parla, specialmente negli Stati Uniti e nella new science, di spiritualità naturale che deve essere vissuta in tutte le fasi della vita, a cominciare dall’infanzia.

Questa porzione spirituale dentro di noi si rivela nella nostra capacità di amare, nella solidarietà, nella cooperazione, nella compassione, nella comunione e nella totale apertura all’altro, alla natura, all’universo, in una parola all’Infinito. La spiritualità fa intuire agli esseri umani che dietro tutte le cose c’è un’Energia potente e amorevole che sostiene ogni cosa e la mantiene aperta a nuove forme nel processo evolutivo. Alcuni cosmologi la chiamano la Fonte originaria di tutto l’essere. Io preferisco la formula: l’Essere che fa esistere tutti gli esseri.

Alcuni neurologi hanno identificato un fenomeno eccezionale. Ogni volta che si affrontano temi esistenziali legati a Dio e al Sacro, si osserva un’enorme accelerazione dei neuroni, da 9 a 30 hertz, nel lobo frontale del cervello. Loro, non i teologi, lo hanno chiamato il “punto di Dio nel cervello“. Proprio come abbiamo organi esterni attraverso i quali percepiamo la realtà circostante, gli occhi, le orecchie, la pelle, abbiamo un organo interno che è il nostro vantaggio evolutivo, di percepire quell’Essere che è alla base di tutti gli esseri, quella misteriosa Energia che li mantiene in esistenza.

Questa dimensione spirituale della nostra natura è stata soffocata dalla nostra cultura, che venera più il denaro della natura, il consumo individuale più della condivisione, che è più competitiva che cooperativa, preferisce l’uso della violenza al dialogo per risolvere i conflitti e ricorre alla minaccia e all’eventuale impiego di armi di distruzione di massa. Ma sono i valori legati al frater, alla fratellanza universale che, coinvolgendo la natura e l’umanità, potranno salvare la vita.

In quanto siamo esseri spirituali, possiamo renderci conto dei mali che stiamo facendo alla nostra Casa Comune. Di fronte al rischio della nostra stessa scomparsa, sorge la possibilità di fare un salto nella nostra coscienza e stabilire una nuova relazione di amore, di empatia e di cura per la Terra e gli altri esseri.

Come affermò il grande pensatore francese Edgar Morin, sempre preoccupato per la situazione ecologica della Terra: “La storia ha dimostrato ripetutamente che l’emergere dell’inaspettato e l’apparire dell’improbabile sono plausibili e possono cambiare il corso degli eventi”. Come disse un pre-socratico: “aspetta l’inaspettato perché in esso può risiedere il nuovo”. Prestiamo attenzione all’inaspettato e all’improbabile, perché possono essere plausibili e indicarci un nuovo cammino salvifico per la Terra, la nostra Magna Mater e Casa Comune.

In verità, nessuno può dire dove ci porterà l’attuale situazione della Terra, sconvolta dalla disputa tra un mondo unipolare dominato dagli Stati Uniti e un mondo multipolare, con Russia, Cina e BRICS come attori principali. C’è il rischio che l’escalation e la guerra commerciale di Trump si concludano in una vera e propria guerra, che sarebbe terrificante per la biosfera e la vita umana.

In situazioni come questa, i cristiani si fanno forza nella speranza che tutto ciò non accada, perché si basano sulla fede in un Dio che si è presentato come “un appassionato amante della vita” (Sap 11,26). Egli è il Signore del destino della storia generale e della vita umana. E la sua volontà è di bontà e misericordia.

Leonardo Boff ha scritto Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

on Russia, Cina e BRICS come attori principali. C’è il rischio che l’escalation e la guerra commerciale di Trump si concludano in una vera e propria guerra, che sarebbe terrificante per la biosfera e la vita umana.

In situazioni come questa, i cristiani si fanno forza nella speranza che tutto ciò non accada, perché si basano sulla fede in un Dio che si è presentato come “un appassionato amante della vita” (Sap 11,26). Egli è il Signore del destino della storia generale e della vita umana. E la sua volontà è di bontà e misericordia.

Leonardo Boff ha scritto Cuidar da Casa Comum: como protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Die Rettung des Verdrängten: tiefes Bewusstsein.     

         Leonardo Boff

Zweifellos ist die Krise des ethischen und moralischen Gewissens unter den vielen Krisen, die unsere heutige Zivilisation plagen, eine der schwerwiegendsten. Manche Analysten sehen in der Verdrängung der Ethik eine der Hauptursachen für die gegenwärtigen Sackgassen, die Verzweiflung und die quälende Frage: Wenn wir den aktuellen Kurs weiterverfolgen, der das ethische Gewissen und damit das Gefühl der Mitverantwortung für „eine globale Schicksalsgemeinschaft der gesamten Menschheit“ – um einen oft so treffenden Ausdruck des chinesischen Präsidenten Xi Jingping zu verwenden – unterdrückt, könnten wir durch unsere eigene Schuld in eine sehr ernste Situation geraten, möglicherweise sogar in das Ende unserer Existenz auf diesem Planeten.

Wir haben nicht die Absicht, diesen Gedankengang mit all seiner Plausibilität zu vertiefen. Unser Ziel ist einfacher: In Zeiten großer Ratlosigkeit, der Erosion hoffnungsvoller Utopien und der Ungewissheit über unser Schicksal ist es dringend erforderlich, zu den minimalen Daten zurückzukehren, aus denen ethisches Bewusstsein erwächst, und sie für die heutige Zeit neu zu formulieren.

Ich greife auf zwei griechische Konzepte zurück, denn gerade in Griechenland, inmitten einer großen Krise des Übergangs von einer mythischen zu einer rationalen Weltsicht, entstanden mit großen Philosophen wie Platon und Aristoteles sowie Dramatikern wie Sophokles, Euripides und Aischylos Philosophie und ethisches Denken, die bis heute gültig sind. Die Kategorien sind griechisch, berühren aber einen universellen Wert: den „Dämon“ und das „Ethos“.

Es sollte klargestellt werden, dass „Dämon“ nichts mit dem Teufel zu tun hat. Im Gegenteil, es ist der gute und schützende Engel. Für die klassischen Griechen ist „Dämon“ gleichbedeutend mit dem tiefen und inneren Gewissen (Syneidesis), jener Stimme, die niemals verstummt, wie ein Richter, der uns zum Guten aufruft und uns für das Böse, das wir tun, ein schlechtes Gewissen macht. Es gehört ebenso zur menschlichen Natur wie Intelligenz und Wille.

Sokrates, der sich stets davon leiten ließ, nannte es eine „prophetische Stimme in mir, die von einer höheren Macht kommt“ oder auch ein „Zeichen Gottes“. Später betrachtete der große Denker Seneca das innere Gewissen als den Sitz Gottes (prope est a te Deus, tecum est, intus est). Philo von Alexandria, ebenfalls ein großer Philosoph, sah im Gewissen die Gegenwart des Göttlichen in der Seele.

Tatsächlich ist das „Dämon“-Gewissen jene innere Stimme, die uns stets begleitet. Wir können sie nicht zum Schweigen bringen. Der Verbrecher oder der Korrupte – und davon gibt es viele unter uns – kann fliehen, sich vor der Gerechtigkeit verstecken, doch er wird stets vom inneren Richter angetrieben, der ihn für sein Fehlverhalten verurteilt und ihn nicht in Ruhe lässt. Oder jenes lebendige und tiefe Gefühl, das unsere großzügige Geste gegenüber dem Hungernden auf der Straße begrüßt. Wir alle tragen das „Dämon“-Gewissen in uns, einfach weil wir Menschen mit Geist, Subjektivität (unserem tiefsten Selbst) und freiem Willen sind, Männer und Frauen, die fähig sind, abscheuliche Dinge (selbst die verborgensten) oder ehrenhafte Dinge zu tun, die uns zufriedenstellen.

Ethos“ ist ein weiterer griechischer Begriff, von dem sich das Wort Ethik ableitet. Ethos bezeichnet die menschliche Behausung, nicht nur das materielle Gebäude. Die Behausung muss existenziell als der Raum verstanden werden, in dem wir arbeiten, der uns schützt, in dem wir leben und koexistieren, der alle Räume – Wohnzimmer, Schlafzimmer, Küche und Speisekammer – verteilt.

Jedes Wohn-Ethos muss eine positive Ausstrahlung haben, die uns das Gefühl gibt, zu Hause zu sein, besonders wenn wir von der Arbeit oder einer Reise zurückkehren. Dazu gehört die heilige Ecke (der Ort der Göttin Hestia, der Beschützerin des Hauses), wo wir Fotos und schöne Erinnerungen aufbewahren, die brennende Kerze oder die Heiligen unserer Verehrung. Zum Wohn-Ethos gehört auch die Fürsorge für unsere Nachbarn und ein gutes Verhältnis zu ihnen.

Heraklit, der brillante vorsokratische Philosoph (500 v. Chr.), kombinierte die beiden Wörter in Aphorismus 119: „Ethos ist der Dämon des Menschen“; mit anderen Worten: „Das Zuhause ist der Schutzengel des Menschen.“ Diese Formulierung verbirgt den Schlüssel zu einer umfassenden ethischen Konstruktion in einfachen und praktischen Begriffen, gültig auch für unsere dunklen Zeiten.

Die Treue zu diesem guten Engel ermöglicht uns ein gutes Leben zu Hause, individuell, in der Stadt, auf dem Land und auf dem Planeten Erde, unserem gemeinsamen Zuhause. Alles, was wir für ein gutes Zusammenleben (Glück) tun, ist ethisch und gut, das Gegenteil ist unethisch und schlecht.

Es gibt jedoch eine Art Tragödie in unserer Geschichte: Der „Dämon“ wurde praktisch verdrängt und vergessen. An seine Stelle traten antike Philosophen, die als christliche Moral oder Kant und andere bezeichnet werden, und entwickelten ethische Systeme mit moralischen Prinzipien und Normen, die oft als für alle gültig angesehen werden, ohne Rücksicht auf die Einzigartigkeit jeder Kultur und den Wandel der Zeit. Doch ungeachtet dieser Veränderungen hört die Stimme des guten Engels nie auf zu sprechen und sich bemerkbar zu machen, ungeachtet unseres Willens, selbst wenn sie mit den tausend anderen Stimmen vermischt wird, die in der Gesellschaft zu hören sind. Wenn wir eine dauerhafte ethische Revolution wollen, müssen wir das „Dämon“-Gewissen befreien, das von der Asche unseres Egoismus, Konsumismus und des Geistes der Verleumdung und Brutalität in persönlichen und sozialen Beziehungen bedeckt ist. Um unser unmenschliches Paradigma zugunsten eines neuen, befreienden Paradigmas zu überwinden, müssen wir wieder auf den „Dämon“ hören und das „Ethos“ ernst nehmen, nicht nur als unsere persönliche, sondern auch als unsere planetarische Heimat. Kurz gesagt: Es ist ethischer gesunder Menschenverstand. Er wird uns Vorschläge machen, wie wir das Haus, das die Stadt, den Staat und das gemeinsame Haus des Planeten darstellt, ordnen können. Wir haben keinen anderen Ausweg.

Das Hören auf den „Dämon“ und die Pflege des „Ethos“, das jeden Menschen universell betrifft, können einen allgemeinen Frieden bringen und eine Haltung des Respekts gegenüber der Natur und eine Ethik der Sorge um unser gemeinsames Zuhause fördern. Das kann uns retten. Dann kann eine allgemeine Versöhnung zwischen Mensch und Natur entstehen.

Leonardo BoffAutor von: „Die Suche nach dem rechten Maß: Wie der Planet Erde wieder ins Gleichgewicht kommt.“ LIT Verlag, 2023.

Übersetzt von Bettina Goldhartnack

Der Frieden von Papst Leo XIV.: Ist Frieden unter den heutigen Bedingungen möglich?

Leonardo Boff

Wir befinden uns immer noch im Kontext der Wahl des neuen Papstes Leo XIV., der in seiner Antrittsrede sechsmal über den Frieden sprach, ein dringendes Thema.  Doch eine globale Welle des Hasses, der Diskriminierung und des Krieges wütet überall. Nach Donald Trumps Vorrang der Gewalt vor der Diplomatie und dem Einsatz gewaltsamer Mittel, um die neue Weltordnung zu etablieren, verstehen wir die Bedeutung, die der aktuelle Papst dem Frieden beimisst.

Lassen Sie uns das Thema Frieden ein wenig näher beleuchten. Ich möchte zunächst an den Briefwechsel zwischen Einstein und Freud über Krieg und Frieden vom 30. Juli 1932 erinnern. Einstein fragte Freud: „Gibt es einen Weg, den Menschen von der Fatalität des Krieges zu befreien? Ist es möglich, die psychische Entwicklung so zu lenken, dass der Mensch fähiger wird, der Psychose des Hasses und der Zerstörung zu widerstehen?“ Freud antwortete: „Es gibt keine Hoffnung, die Aggression der Menschen direkt unterdrücken zu können.“ Nach Überlegungen, die dem Lebenstrieb und damit dem möglichen Frieden eine gewisse Hoffnung gaben, endete Freud skeptisch und resigniert mit dem berühmten Satz: „Wenn wir verhungern, denken wir an die Mühle, die so langsam mahlt, dass wir vielleicht vor Hunger sterben, bevor wir das Mehl erhalten“, mit anderen Worten: Der Frieden bleibt im Bereich der hoffnungsvollen Erwartung und muss Tag für Tag aufgebaut werden.

Trotz dieser harten Erkenntnis streben wir weiterhin nach Frieden und werden ihn niemals aufgeben, auch wenn es sich dabei nicht um einen dauerhaften Zustand handelt, der den Sterblichen verwehrt bleibt. Zumindest pflegen wir ständig einen Geist oder eine Lebensweise, die uns den Dialog der Konfrontation vorziehen lässt, die Win-Win-Strategie der Win-Lose-Strategie und die herzliche Suche nach Gemeinsamkeiten der konfliktreichen Konfrontation. Dies ist das Erbe, das uns der verstorbene Papst Franziskus hinterlassen hat und das der neue Papst erneuert.

Wir wagen es in der Hoffnung, einige Voraussetzungen zu schaffen, die den Frieden auf die eine oder andere Weise oder für einen Moment erreichbar machen. Ich sehe vier Voraussetzungen:

Die erste besteht darin, mit äußerster Ernsthaftigkeit die Polarität zwischen Sapiens und Demens, zwischen Liebe und Hass, zwischen Gut und Böse sowie zwischen Licht und Schatten als Teil der Struktur der universellen Realität und als inhärentes Merkmal der menschlichen Existenz zu akzeptieren: Wir sind die lebendige Einheit der Gegensätze. Dies stellt keinen Defekt der Evolution dar. Sondern die konkrete Situation der menschlichen Existenz, wie sie heute besteht. Dies gilt sowohl für das Persönliche als auch für das Gesellschaftliche.

Der Mensch entstand aus der ersten Singularität, einer unvorstellbaren Gewalt, dem Urknall, gefolgt von der extrem gewalttätigen Konfrontation zwischen Materie und Antimaterie, die ein Minimum an Materie übrig ließ, etwa 0,00000001 %, wodurch das heute bekannte Universum entstand. Das Geräusch dieses Knalls, eine sehr schwache magnetische Welle, die kosmische Hintergrundstrahlung, wurde 1964 von Arno Penzias und Robert Wilson entdeckt. Anhand der am weitesten entfernten Galaxie auf der Fluchtroute konnte das Alter des Universums auf 13,7 Milliarden Jahre datiert werden.

Die zweite besteht darin, den positiven und leuchtenden Pol dieses Widerspruchs auf jede erdenkliche Weise zu verstärken, sodass er den negativen Pol unter Kontrolle halten, begrenzen und in den positiven integrieren kann und so für einen Moment einen fragilen, aber möglichen Frieden herbeiführen kann, der jedoch immer von der Auflösung bedroht ist. Am 12. Mai sprach Papst Leo XIV. zu Journalisten und brachte seine klare Aussage zum Ausdruck: „Der Frieden beginnt bei jedem Einzelnen von uns, in der Art und Weise, wie wir andere betrachten, ihnen zuhören und über sie sprechen.“

Die dritte besteht darin, den natürlichen Vertrag mit der Natur, der verletzt wurde, wiederherzustellen und die Beziehungsmatrix zu retten, die zwischen allen Wesen besteht und uns zu Beziehungswesen in allen Richtungen macht. Wir sind nur in dem Maße verwirklicht, wie wir diese Beziehungen leben und erweitern. Die Geschichte hat jedoch gezeigt, dass „dieses Wesen, der Mensch, sehr kreativ, unruhig, aggressiv und nicht sehr maßliebend ist. Aus diesem Grund wird er das Gesicht des Planeten verändern, aber er ist dazu bestimmt, ein kurzes Leben auf der Erde zu haben“, sagt der ökologische Ökonom Georgescu-Roegen (The entropy law and the economic process. Cambridge: Harvard Univ.Press, 1971, S.127).

Trotz dieses „historischen Scheiterns“ müssen wir anerkennen, dass aus dieser geretteten Beziehungsstruktur Frieden entstehen kann, so wie es die Erd-Charta in ihrer berühmten Definition verstanden hat: „Frieden ist die Fülle, die aus richtigen Beziehungen mit sich selbst, mit anderen Menschen, anderen Kulturen, anderem Leben, mit der Erde und mit dem großen Ganzen, von dem wir ein Teil sind, entsteht“ (Nr. 16 b). Der Friede hat also seine Grundlage in unserer eigenen Beziehungswirklichkeit, wie zerbrechlich und fast immer zerbrochen sie auch sein mag. Beachten Sie, dass der Friede nicht aus sich selbst heraus existiert. Er ist das Ergebnis richtiger Beziehungen, soweit sie für die erniedrigten Söhne und Töchter von Adam und Eva möglich sind.

Die vierte Bedingung ist die Gerechtigkeit. Was die Beziehungsstruktur am meisten stört, ist Ungerechtigkeit.  Ethik ist im Grunde Gerechtigkeit. Sie bedeutet: das Recht und die Würde eines jeden Menschen und jedes Wesens in der Schöpfung anzuerkennen und entsprechend dieser Anerkennung zu handeln. Mit anderen Worten: Gerechtigkeit ist jenes Minimum an Liebe, das wir dem anderen und den anderen widmen müssen, ohne das wir uns von allen anderen Wesen trennen und damit Ungleichheiten, Hierarchien, Ausgrenzung und Unterwerfung einführen und zu einer Bedrohung für andere Arten werden. In einer Gesellschaft der Ungerechtigkeit wird es niemals Frieden geben. Diejenigen, denen Unrecht widerfährt, reagieren, rebellieren und führen Kriege auf der Mikro- und Makroebene.

Wie der mexikanische Revolutionär Emilio Zapata warnte: „Wenn es keine Gerechtigkeit gibt, sollte man der Regierung keinen Frieden geben.“ Brasilien wird niemals Frieden haben, solange es eine der ungleichsten, d. h. ungerechtesten Gesellschaften der Welt bleibt.

Dieser Weg des Friedens wurde von wenigen Menschen beschritten und von den besten gegenwärtigen spirituellen Führern wie Gandhi, Papst Johannes XXIII., Dom Helder Câmara, Martin Luther King Jr. und Papst Franziskus bezeugt. Der gegenwärtige Papst Leo XIV. hat ihn nachdrücklich wieder aufgegriffen, ganz zu schweigen von anderen in der Geschichte, insbesondere von Franz von Assisi.

In der Theologie heißt es oft, dass der Friede ein eschatologisches Gut sei, das heißt, dass er hier seinen Ursprung hat, aber erst dann wirklich verwirklicht wird, wenn die Geschichte ihren Höhepunkt erreicht. Lassen Sie uns daher weiterhin diesen Samen eines möglichen Friedens säen.

Leonardo Boff, Autor von: Dass ich liebe, wo man hassst Das Friedensgebet des Franz von Assisi, Topos 2018.

Übersetzt von Bettina Goldhartnack

Der Frieden von Papst Leo XIV.: Ist Frieden unter den heutigen Bedingungen möglich?

Leonardo Boff

Wir befinden uns immer noch im Kontext der Wahl des neuen Papstes Leo XIV., der in seiner Antrittsrede sechsmal über den Frieden sprach, ein dringendes Thema.  Doch eine globale Welle des Hasses, der Diskriminierung und des Krieges wütet überall. Nach Donald Trumps Vorrang der Gewalt vor der Diplomatie und dem Einsatz gewaltsamer Mittel, um die neue Weltordnung zu etablieren, verstehen wir die Bedeutung, die der aktuelle Papst dem Frieden beimisst.

Lassen Sie uns das Thema Frieden ein wenig näher beleuchten. Ich möchte zunächst an den Briefwechsel zwischen Einstein und Freud über Krieg und Frieden vom 30. Juli 1932 erinnern. Einstein fragte Freud: „Gibt es einen Weg, den Menschen von der Fatalität des Krieges zu befreien? Ist es möglich, die psychische Entwicklung so zu lenken, dass der Mensch fähiger wird, der Psychose des Hasses und der Zerstörung zu widerstehen?“ Freud antwortete: „Es gibt keine Hoffnung, die Aggression der Menschen direkt unterdrücken zu können.“ Nach Überlegungen, die dem Lebenstrieb und damit dem möglichen Frieden eine gewisse Hoffnung gaben, endete Freud skeptisch und resigniert mit dem berühmten Satz: „Wenn wir verhungern, denken wir an die Mühle, die so langsam mahlt, dass wir vielleicht vor Hunger sterben, bevor wir das Mehl erhalten“, mit anderen Worten: Der Frieden bleibt im Bereich der hoffnungsvollen Erwartung und muss Tag für Tag aufgebaut werden.

Trotz dieser harten Erkenntnis streben wir weiterhin nach Frieden und werden ihn niemals aufgeben, auch wenn es sich dabei nicht um einen dauerhaften Zustand handelt, der den Sterblichen verwehrt bleibt. Zumindest pflegen wir ständig einen Geist oder eine Lebensweise, die uns den Dialog der Konfrontation vorziehen lässt, die Win-Win-Strategie der Win-Lose-Strategie und die herzliche Suche nach Gemeinsamkeiten der konfliktreichen Konfrontation. Dies ist das Erbe, das uns der verstorbene Papst Franziskus hinterlassen hat und das der neue Papst erneuert.

Wir wagen es in der Hoffnung, einige Voraussetzungen zu schaffen, die den Frieden auf die eine oder andere Weise oder für einen Moment erreichbar machen. Ich sehe vier Voraussetzungen:

Die erste besteht darin, mit äußerster Ernsthaftigkeit die Polarität zwischen Sapiens und Demens, zwischen Liebe und Hass, zwischen Gut und Böse sowie zwischen Licht und Schatten als Teil der Struktur der universellen Realität und als inhärentes Merkmal der menschlichen Existenz zu akzeptieren: Wir sind die lebendige Einheit der Gegensätze. Dies stellt keinen Defekt der Evolution dar. Sondern die konkrete Situation der menschlichen Existenz, wie sie heute besteht. Dies gilt sowohl für das Persönliche als auch für das Gesellschaftliche.

Der Mensch entstand aus der ersten Singularität, einer unvorstellbaren Gewalt, dem Urknall, gefolgt von der extrem gewalttätigen Konfrontation zwischen Materie und Antimaterie, die ein Minimum an Materie übrig ließ, etwa 0,00000001 %, wodurch das heute bekannte Universum entstand. Das Geräusch dieses Knalls, eine sehr schwache magnetische Welle, die kosmische Hintergrundstrahlung, wurde 1964 von Arno Penzias und Robert Wilson entdeckt. Anhand der am weitesten entfernten Galaxie auf der Fluchtroute konnte das Alter des Universums auf 13,7 Milliarden Jahre datiert werden.

Die zweite besteht darin, den positiven und leuchtenden Pol dieses Widerspruchs auf jede erdenkliche Weise zu verstärken, sodass er den negativen Pol unter Kontrolle halten, begrenzen und in den positiven integrieren kann und so für einen Moment einen fragilen, aber möglichen Frieden herbeiführen kann, der jedoch immer von der Auflösung bedroht ist. Am 12. Mai sprach Papst Leo XIV. zu Journalisten und brachte seine klare Aussage zum Ausdruck: „Der Frieden beginnt bei jedem Einzelnen von uns, in der Art und Weise, wie wir andere betrachten, ihnen zuhören und über sie sprechen.“

Die dritte besteht darin, den natürlichen Vertrag mit der Natur, der verletzt wurde, wiederherzustellen und die Beziehungsmatrix zu retten, die zwischen allen Wesen besteht und uns zu Beziehungswesen in allen Richtungen macht. Wir sind nur in dem Maße verwirklicht, wie wir diese Beziehungen leben und erweitern. Die Geschichte hat jedoch gezeigt, dass „dieses Wesen, der Mensch, sehr kreativ, unruhig, aggressiv und nicht sehr maßliebend ist. Aus diesem Grund wird er das Gesicht des Planeten verändern, aber er ist dazu bestimmt, ein kurzes Leben auf der Erde zu haben“, sagt der ökologische Ökonom Georgescu-Roegen (The entropy law and the economic process. Cambridge: Harvard Univ.Press, 1971, S.127).

Trotz dieses „historischen Scheiterns“ müssen wir anerkennen, dass aus dieser geretteten Beziehungsstruktur Frieden entstehen kann, so wie es die Erd-Charta in ihrer berühmten Definition verstanden hat: „Frieden ist die Fülle, die aus richtigen Beziehungen mit sich selbst, mit anderen Menschen, anderen Kulturen, anderem Leben, mit der Erde und mit dem großen Ganzen, von dem wir ein Teil sind, entsteht“ (Nr. 16 b). Der Friede hat also seine Grundlage in unserer eigenen Beziehungswirklichkeit, wie zerbrechlich und fast immer zerbrochen sie auch sein mag. Beachten Sie, dass der Friede nicht aus sich selbst heraus existiert. Er ist das Ergebnis richtiger Beziehungen, soweit sie für die erniedrigten Söhne und Töchter von Adam und Eva möglich sind.

Die vierte Bedingung ist die Gerechtigkeit. Was die Beziehungsstruktur am meisten stört, ist Ungerechtigkeit.  Ethik ist im Grunde Gerechtigkeit. Sie bedeutet: das Recht und die Würde eines jeden Menschen und jedes Wesens in der Schöpfung anzuerkennen und entsprechend dieser Anerkennung zu handeln. Mit anderen Worten: Gerechtigkeit ist jenes Minimum an Liebe, das wir dem anderen und den anderen widmen müssen, ohne das wir uns von allen anderen Wesen trennen und damit Ungleichheiten, Hierarchien, Ausgrenzung und Unterwerfung einführen und zu einer Bedrohung für andere Arten werden. In einer Gesellschaft der Ungerechtigkeit wird es niemals Frieden geben. Diejenigen, denen Unrecht widerfährt, reagieren, rebellieren und führen Kriege auf der Mikro- und Makroebene.

Wie der mexikanische Revolutionär Emilio Zapata warnte: „Wenn es keine Gerechtigkeit gibt, sollte man der Regierung keinen Frieden geben.“ Brasilien wird niemals Frieden haben, solange es eine der ungleichsten, d. h. ungerechtesten Gesellschaften der Welt bleibt.

Dieser Weg des Friedens wurde von wenigen Menschen beschritten und von den besten gegenwärtigen spirituellen Führern wie Gandhi, Papst Johannes XXIII., Dom Helder Câmara, Martin Luther King Jr. und Papst Franziskus bezeugt. Der gegenwärtige Papst Leo XIV. hat ihn nachdrücklich wieder aufgegriffen, ganz zu schweigen von anderen in der Geschichte, insbesondere von Franz von Assisi.

In der Theologie heißt es oft, dass der Friede ein eschatologisches Gut sei, das heißt, dass er hier seinen Ursprung hat, aber erst dann wirklich verwirklicht wird, wenn die Geschichte ihren Höhepunkt erreicht. Lassen Sie uns daher weiterhin diesen Samen eines möglichen Friedens säen.

Leonardo Boff, Autor von: Dass ich liebe, wo man hassst Das Friedensgebet des Franz von Assisi, Topos 2018.

Übersetzt von Bettina Goldhartnack