L’umanità ha ancora un futuro?

Leonardo Boff

È consuetudine alla fine di ogni anno fare un bilancio, una sorta di lettura cieca che cattura solo ciò che è rilevante. Ci sarebbero troppe cose da ricordare. Osserviamo solo che è in atto un lento e inarrestabile degrado del nostro modo di abitare la Terra. Il riscaldamento globale aumenta ogni anno e sta già mostrando i suoi effetti catastrofici in tutto il mondo con grandi inondazioni, tifoni e incendi fenomenali. Abbiamo assistito a una disastrosa alluvione nel Rio Grande do Sul, che ha distrutto parti di intere città, oltre a danneggiare l’agricoltura.

Si dice che siamo entrati in una nuova era geologica, l’Antropocene, ovvero che il meteorite che sta distruggendo la natura non sia altro che l’umanità stessa. Altri vanno oltre e aggiungono che siamo nell’era del Necrocene, ovvero la morte di massa (necro) di specie, nell’ordine delle 70-100 mila al anno, secondo il noto biologo Edward Wilson. Negli ultimi tempi, il numero di incendi è cresciuto così tanto in tutto il mondo che si parla già di Pirocene (pyros in greco significa fuoco), la fase più avanzata e pericolosa dell’Antropocene. A questo si aggiunge la perversa disuguaglianza sociale, poiché l’1% dei ricchi possiede più ricchezza di oltre la metà dell’umanità (4,7 miliardi), il che è un’infamia e una negazione dell’umanità.

Di fronte a un tale livello di degrado generalizzato, mai visto prima della presenza degli esseri umani nel processo evolutivo, molti, compresi grandi nomi della scienza, si chiedono se non siamo vicini alla possibile fine della specie umana. E a ragione, perché non si tratta di fantasmi ma di segnali inquietanti. Il premio Nobel per la biologia del 1974, Christian de Duve, nel suo meticoloso libro Vital Dust, life as a cosmic imperative (Basic Books 1995), afferma che al giorno d’oggi “l’evoluzione biologica marcia a un ritmo accelerato verso una grave instabilità; in un certo senso, la nostra epoca assomiglia a una di quelle importanti rotture dell’evoluzione, segnate da estinzioni di massa”. Lo scienziato Norman Myers ha calcolato che solo in Brasile, negli ultimi 35 anni, quattro specie si sono estinte ogni giorno. Théodore Monod, un qualificato naturalista, ha lasciato come testamento un testo riflessivo intitolato: “E se l’avventura umana dovesse fallire?” (2000). Egli afferma: “siamo capaci di comportamenti insensati e dementi; d’ora in poi, si può temere tutto, assolutamente tutto, compreso l’annientamento della razza umana”.

Da quando l’essere umano è emerso come homo habilis più di due milioni di anni fa, ha squilibrato il suo rapporto con la natura. Fino a quarantamila anni fa, i danni ecologici erano insignificanti. Ma da quella data in poi, iniziò un assalto sistematico alla biosfera. In poche centinaia di anni, i cacciatori estinsero i mammut, i bradipi giganti e altri mammiferi preistorici. Nell’era industriale (1850), sono stati sviluppati strumenti che hanno reso possibile il dominio/devastazione della natura. Attualmente, questo processo si è aggravato al punto che i nove elementi (planetary bounderies) che sostengono la vita stanno rapidamente collassando, rendendo di fatto impossibile la civiltà.

Siamo nell’era glaciale da 2 milioni di anni. L’attuale fase interglaciale calda è iniziata 11.400 anni fa (periodo dell’Olocene). Secondo gli schemi passati, dovremmo entrare in un nuovo periodo di raffreddamento. Tuttavia, la nostra specie ha profondamente alterato la natura dell’atmosfera. Diversi gas serra come il CO₂, il metano e altri importanti gas stanno riscaldando l’intero pianeta. Entro il 2035, non si potrebbero raggiungere i due gradi in più della temperatura, poiché ciò sarebbe disastroso per gran parte dell’umanità e per la natura. Già ora, nel 2025, abbiamo raggiunto +1,77 °C.

A questi problemi si aggiungono la mancanza di acqua potabile (solo il 3% è dolce) e la sovrappopolazione della specie umana, che ha già occupato l’83% del pianeta, depredandolo. Gli esseri umani riusciranno a vivere insieme in un’unica Casa Comune? Non siamo esseri pacifici, ma estremamente aggressivi, privi di cooperazione e cura. L’astronomo reale inglese Sir Martin Rees, nel suo libro “Final Hour: Environmental Disaster Threatens Humanity’s Future” (2005), stima che, se le cose continuano così, potremmo annientarci in questo secolo.

Nonostante questo quadro desolante alla fine del 2025, continuo a sperare che l’umanità, con la sua intelligenza, la sua ragione compassionevole e il suo senso di sopravvivenza, decida per la continuazione della vita su questo pianeta e non per il suicidio collettivo.

Certo, dobbiamo essere pazienti con l’umanità. Non è ancora pronta. Ha molto da imparare. In relazione al tempo cosmico, le rimane meno di un minuto di vita. Ma con essa, l’evoluzione ha compiuto un balzo in avanti, da incosciente si è fatta cosciente. E con la coscienza, può decidere quale destino desidera per sé stessa. Da questa prospettiva, la situazione attuale rappresenta una sfida piuttosto che un disastro, un viaggio verso un livello superiore e non un tuffo nell’autodistruzione.

Ora tocca a noi mostrare amore per la vita nella sua maestosa diversità, provare com-passione per tutti coloro che soffrono, realizzare rapidamente la necessaria giustizia sociale e amare la Grande Madre, la Terra. Le Scritture giudaico-cristiane ci incoraggiano: “Scegli la vita e vivrai” (Dt 30,28). Affrettiamoci, perché non abbiamo molto tempo da perdere.

Leonardo Boff ha scritto: Homem: satã ou anjo bom, Record 2008; Cuidar da Casa Comum:pistas para protelar o fim do mundo, Vozes 2024 (Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Befriedung als Gewalt gegen den Frieden

Leonardo Boff*

         Der brasilianische Journalist Jamil Chade hat das grundlegende Ziel von Präsident Donald Trump treffend definiert: „Er wird keine Diplomatie betreiben. Er wird mit GEWALT vorgehen, sowohl militärisch als auch wirtschaftlich und handelspolitisch. Seine Schaffung einer neuen Ordnung erfolgt nicht durch FRIEDEN, sondern durch die KAPITULATION des Gegners.“ Was wir in seinen Worten und Taten beobachten, ist genau das, was Trump in die Praxis umsetzt: die Befriedung durch Gewalt, die die Verweigerung jeglichen Friedens darstellt.

Er folgt der Tradition von Thomas Hobbes (1588–1679) in dessen Werk „Leviathan“ (1651): Frieden ist ein negativer Begriff, also die Abwesenheit von Krieg und das Gleichgewicht der Einschüchterung zwischen Staaten und Völkern. Mit Trump ist dieses Gleichgewicht zerstört; brutale Gewalt wird eingesetzt, wie in Venezuela, um die Weltherrschaft in einer multipolaren Welt zu sichern. Der Einsatz dieser Gewalt beweist den Niedergang der Vereinigten Staaten und ihre Unfähigkeit, die Welt zu beherrschen. Tatsächlich verhält sich Trump, als wäre er der Kaiser der Welt. Er maßt sich das Recht an, überall auf dem Planeten im Interesse amerikanischer Interessen zu intervenieren, sei es in Venezuela, Grönland oder Panama. Es wäre nicht verwunderlich, wenn er eines Tages in seinem wahnhaften Eifer beschließt, den Amazonas zu besetzen, wo sich alle Lebensformen vereinen und der wichtigste strategische Reichtum schlummert.

Die Geschichte der Gewalt ehrt die Menschlichkeit nicht. Albert Weber (1868–1958), Bruder des berühmten Soziologen Max Weber, bemerkte in seinem 1943 erschienenen Werk „Das Tragische und die Geschichte“, dass von den 3400 Jahren Geschichte, die sich dokumentieren lassen, 3166 Kriegsjahre waren. Die verbleibenden 234 waren gewiss keine Friedensjahre, sondern Jahre des Waffenstillstands und der Vorbereitung auf weitere Kriege.

Die Vereinigten Staaten haben in den 249 Jahren ihres Bestehens seit dem 4. Juli 1776 222 Jahre Krieg geführt. Das Land hat praktisch keinen Frieden gekannt. Derzeit ist es an mehreren Fronten engagiert, meist in Stellvertreterkriegen. An den verschiedenen Staatsstreichen, insbesondere in Lateinamerika, sind die Vereinigten Staaten über ihre Sicherheitsbehörden CIA, FBI und das Außenministerium beteiligt.

In den verschiedenen Kriegen des 20. Jahrhunderts, insbesondere im Ersten und Zweiten Weltkrieg sowie in anderen Kriegen in Afrika und Asien, wurden etwa 200 Millionen Menschen getötet.

Max Born, Physik-Nobelpreisträger (1954), prangerte an, dass in modernen Kriegen mehr Zivilisten als Soldaten getötet werden. Er verdeutlicht dies mit folgenden Beispielen: Im Ersten Weltkrieg waren nur 5 % der Todesopfer Zivilisten, im Zweiten Weltkrieg 50 % und in den Kriegen in Korea und Vietnam 85 %. Jüngste Daten zeigen, dass im Krieg gegen den Irak und das ehemalige Jugoslawien 98 % der Opfer Zivilisten waren. In einem Atomkrieg mit der gegenseitigen Vernichtung der Gegner könnte das Leben auf der Erde ausgelöscht werden.

Daher sehen wir uns in der gegenwärtigen Phase unter der Trump-Administration, die eindeutige Anzeichen einer psychischen Störung aufweist, mit der Bedrohung durch Massenvernichtungskriege und sogar der Dezimierung eines Großteils der Menschheit konfrontiert. Der pervertierte Verstand hat das Prinzip der Selbstzerstörung projiziert. Chemische, biologische, nukleare und kybernetische Waffen wurden entwickelt, die wiederholt und auf vielfältige Weise große Teile der Biosphäre zerstören und so die Menschheit teilweise oder vollständig von der Erde tilgen können.

Annie Jacobsen, eine auf Kernenergie und potenzielle Atomkriege spezialisierte Journalistin, präsentiert in ihrem Buch „Nuclear War, a Scenario“, das 2024 in Italien bei Panini erschien, die folgenden wahrhaft erschreckenden Daten, die sie vom Pentagon und der Atomenergiekommission zusammengetragen hat.

In den ersten Minuten würde eine thermonukleare Explosion alles in einem Radius von 160 Quadratkilometern vernichten. Wie viele Menschen würden sofort sterben? Zwischen einer und drei Millionen, je nachdem, ob die Bombe in der Luft oder am Boden explodiert, ob es regnet und ob Wind weht. Doch das wäre erst der Anfang. Die Übrigen würden langsam an den Folgen von radioaktiven Krankheiten sterben. Der Himmel würde sich grau färben, das Sonnenlicht würde kaum noch durchdringen, Pflanzen würden absterben, Photosynthese wäre unmöglich, und es käme zu massiver Zerstörung von Natur und Nutzpflanzen. Die Überlebenden würden verhungern. Weltweit gibt es mehr als 12.300 Sprengköpfe dieser Sprengkraft. Die USA und Russland haben 3.000 davon startbereit.

Angesichts dieser drohenden Tragödie bauen Millionäre und Milliardäre Bunker, ausgestattet mit allem Notwendigen zum Überleben. Logischerweise hält das alles eine Zeit lang. Dann müssen auch sie wieder an die Erdoberfläche zurückkehren und sich den tödlichen Folgen eines Atomkriegs aussetzen.

Manche Entscheidungsträger in militaristischen und nuklearen Mächten riskieren lieber ihr eigenes Leben, als ihre Macht abzugeben. Der weise Edgar Morin sagte kürzlich im Alter von 103 Jahren: „Die Tragödie ist, dass die Wahl nicht zwischen Frieden und Krieg besteht, sondern zwischen einem Frieden, der den nächsten Krieg verhindert, und einem Frieden, der die Agenda bestimmt.“ Jeffrey Sachs, ein Wirtschaftswissenschaftler der Columbia University, der Ökonomie und Ökologie miteinander verbindet und zu den wichtigsten Analysten der aktuellen Lage zählt, schrieb soeben: „Wir befinden uns in einer sehr, sehr ernsten Situation … Menschen sterben, und wir steuern auf einen Weltkrieg zu; ein Angriff auf den Iran hätte verheerende Folgen, da er im Nahen Osten, dem größten Brennpunkt der Instabilität auf dem Planeten, stattfinden würde.“

Die Tragödie dieser verheerenden Kriege stellt das menschliche Verständnis vor eine Herausforderung. Wie kann ein Wesen, das mit Vernunft und Intelligenz ausgestattet ist, der Barbarei, der Verlockung der Gewalt und den Vernichtungskriegen – ja der Vernichtung selbst – erliegen? Bedeutende Philosophen und Theologen haben sich mit dieser dramatischen Frage auseinandergesetzt, ohne dass jemand eine befriedigende Antwort gefunden hat.

Die Hoffnung bleibt, eine Hoffnung, die niemals stirbt, dass die Vernunft über die Dummheit des kollektiven Selbstmords siegen wird und dass die Entscheidung für das Leben die Besessenheit vom Tod überwinden wird.

Leonardo Boff, Veröffentlichung der Zeitschrift LIBERTA:  https://revistaliberta.com.br; Autor von: Sustentabilidade e cuidado: como assegurar o futuro da vida, Editora Conhecimento Liberta,2025; Cuidar da Casa Comum: pistas para protelar o fim do mundo, Vozes 2024.

Faschismus versus Demokratie in Brasilien und weltweit

     Leonardo Boff

Es ist unbestreitbar, dass weltweit und auch in Brasilien autoritäre politische Verhaltensweisen der klassischen Rechten und der extremen Rechten mit deutlichen Anzeichen von Faschismus zunehmen. Die Ikone dieses autoritären und faschistoiden Aufstiegs ist zweifellos der US-Präsident Donald Trump mit seinem MAGA-Patriotismus (Make Amerika Great Again). Er verfolgt gewalttätige Methoden, wie man an seiner Unterstützung für Netanjahus Völkermordkrieg gegen die Palästinenser im Gazastreifen, den Bombardierungen des Iran und dem Angriff auf Venezuela mit der Entführung von Präsident Maduro und seiner Frau sehen kann, wodurch das Land unter US-Verwaltung gestellt wurde, als wäre es ein Protektorat.

Der Faschismus entstand und entsteht in einem bestimmten Kontext von Anomie, sozialer Unordnung und allgemeiner Krise, wie wir es in Brasilien unter der Regierung von Jair Bolsonaro und ein wenig überall auf der Welt gesehen haben. Es ist eine Tatsache, dass die Hegemonie der Vereinigten Staaten zerfällt (unipolare Welt) und andere starke Machtzentren entstehen (multipolare Welt). Die Welt mit Regeln verschwindet, die etablierten Gewissheiten schwinden. Niemand kann mit einer solchen Situation in Frieden leben.

Sozialwissenschaftler und Historiker wie Eric Vögelin (Order and History, 1956; L. Götz, Entstehung der Ordnung 1954; Peter Berger, Rumor of Angels: Modern Society and the Rediscovery of the Supernatural, 1973) haben gezeigt, dass Menschen eine natürliche Neigung zur Ordnung haben. Wo sie sich niederlassen, schaffen sie sofort eine Ordnung und ihren Lebensraum. Ein klares Beispiel dafür ist die Landlosenbewegung (MST): Wo sie Land besetzen, schaffen sie zunächst eine gewisse Ordnung, schützen die Wasserquellen, erhalten den Wald, bauen ein Gemeindezentrum und verteilen Grundstücke für Wohnraum und Produktion.

Wenn Ordnung verschwindet, wird häufig Gewalt eingesetzt, um sie wiederherzustellen. Thomas Hobbes’ „Leviathan“ von 1651 (Vozes-Ausgabe, 2020) legte den theoretischen Rahmen für dieses durch Gewalt erzeugte Ordnungsbedürfnis dar. Alle Imperien, vom Römischen über das Russische bis hin zum gegenwärtigen amerikanischen, insbesondere unter Trump, verbergen ihre Sonderstellung nicht und nähern sich dem von Hobbes beschriebenen Staatsmodell an, wobei sie stets Sicherheitsgründe anführen.

Die Nische des Faschismus findet ihren Ursprung also in dieser Unordnung. So führte das Ende des Ersten Weltkriegs zu sozialem Chaos, insbesondere in Deutschland und Italien. Der Ausweg war die Einführung eines autoritären Herrschaftssystems, das die politische Vertretung durch eine einzige, hierarchisch organisierte Massenpartei übernahm und alle Bereiche – Politik, Wirtschaft und Kultur – in eine einzige Richtung lenkte. Dies war nur durch einen Führer (Führer in Deutschland und Duce in Italien) möglich, der einen autoritären und terroristischen korporatistischen Staat organisierte.

Als symbolische Legitimation wurden nationale Mythen, Helden der Vergangenheit und alte Traditionen verehrt, meist im Rahmen großer politischer Liturgien, mit denen die Idee einer nationalen Erneuerung eingeprägt wurde. Diese Vision war so verlockend, dass sie für kurze Zeit den größten Philosophen des 20. Jahrhunderts, Martin Heidegger, in ihren Bann zog und ihn zum Rektor der Universität Freiburg i. B. machte. Vor allem in Deutschland waren Hitlers Anhänger von der Überzeugung durchdrungen, dass die weiße deutsche Rasse den anderen „überlegen” sei und das Recht habe, die minderwertigen zu unterwerfen und sogar zu vernichten.     

In den USA findet die Ideologie der weißen Vorherrschaft derzeit in dieser Sichtweise ihre praktische Grundlage. In Brasilien war die Strategie der Bolsonaro-Regierung pervers: die Zerstörung einer ganzen Vergangenheit – sei es in Bezug auf Kultur, Sozial- und Umweltgesetze oder Bräuche – und die Einführung eines Regimes mit deutlichen Merkmalen voraufklärerischen Denkens, inspiriert von den dunklen Seiten der Vergangenheit.

Der Begriff Faschismus wurde erstmals 1915 von Benito Mussolini verwendet, als er die Gruppe „Fasci d’Azione Revolucionaria“ gründete. Faschismus leitet sich vom Wort „Fasci“ ab, einem Bündel eng zusammengebundener Ruten mit einer daran befestigten Axt. Eine einzelne Rute lässt sich zerbrechen, ein Bündel hingegen ist nahezu unmöglich. 1922/23 gründete Mussolini die Nationalfaschistische Partei, die bis zu ihrem Zusammenbruch 1945 Bestand hatte. In Deutschland wurde der Nationalsozialismus ab 1933 unter Adolf Hitler etabliert, der nach seiner Machtergreifung als Reichskanzler den Nationalsozialismus, die NSDAP, gründete, die dem Land harte Disziplin, Überwachung und Terror einflößte.

Der Faschismus präsentierte sich als antikommunistisch, antikapitalistisch, als eine Körperschaft, die über Klassen hinausgeht und eine geschlossene soziale Gesamtheit schafft. Überwachung, direkte Gewalt, Terror und die Auslöschung von Oppositionellen sind Merkmale des historischen Faschismus von Mussolini und Hitler  und bei uns von Pinochet in Chile, Videla in Argentinien und der Regierung von Figueiredo und Médici in Brasilien.
 

Der Faschismus ist nie gänzlich verschwunden, denn es gibt immer Gruppen, die, angetrieben vom fundamentalen Archetyp der Ordnung, diese – notfalls auch mit Gewalt – durchsetzen wollen. Im Namen dieser Ordnung hat Bolsonaros Regierung die dunkle Seite der brasilianischen Seele zum Vorschein gebracht, indem sie symbolische (Fake News) und reale Gewalt anwandte und Folter und Folterer, Homophobie und andere gesellschaftliche Auswüchse verteidigte.

Der Faschismus war schon immer verbrecherisch. Er schuf die Schoah (die Vernichtung von Millionen Juden und anderen). Er nutzte Gewalt als Mittel zur gesellschaftlichen Kontrolle, weshalb er sich nie dauerhaft etablieren konnte und wird. Er ist die größte Perversion des Sozialverhaltens, das zum Wesen des sozialen Menschen gehört. In Brasilien nahm er eine tragische Form an: Die Regierung von Jair Bolsonaro lehnte den Covid-19-Impfstoff ab, förderte Menschenansammlungen, verhöhnte das Tragen von Masken und zeigte keinerlei Empathie für die Angehörigen, da sie mehr als 300.000 der 716.626 Opfer sterben ließ.

Um seine Macht zu sichern, schmiedete Bolsonaro mit hochrangigen Militäroffizieren und anderen eine kriminelle Organisation und versuchte einen Staatsstreich mit der Ermordung höchster Würdenträger, um seine verzerrte Weltanschauung durchzusetzen. Doch sie wurden vom Obersten Bundesgericht angeklagt, verurteilt, und so wurden wir von einer Zeit der Dunkelheit und abscheulichen Verbrechen befreit.

Bei den Parlamentswahlen 2026 wird der fortbestehende Faschismus wahrscheinlich wiederkehren. Diesem Faschismus muss man mit mehr Demokratie und durch die Proteste der Bevölkerung auf der Straße entgegentreten. Wir müssen den Argumenten der Faschisten mit Vernunft und dem Mut begegnen, die Risiken, denen wir alle ausgesetzt sind, zu bekräftigen. Wir müssen entschieden gegen diejenigen kämpfen, die die Freiheit missbrauchen, um die Freiheit abzuschaffen. Wir müssen uns zusammenschließen, um Leben und Demokratie zu schützen.

Leonardo Boff: Artikel veröffentlicht in der Zeitschrift LIBERTA des Instituts Conhecimento Liberta – São Paulo.

Fascismo contro democrazia in Brasile e nel mondo

Leonardo Boff

Innegabilmente, nel mondo e anche in Brasile, si sta verificando una tendenza crescente a comportamenti politici autoritari, dalla destra classica all’estrema destra, con chiari segni di fascismo. L’icona di questa ascesa autoritaria e fascistoide è senza dubbio il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con il suo sciovinismo MAGA (Make America Great Again). Trump adotta metodi violenti, come dimostra il suo sostegno alla guerra genocida di Netanyahu contro i palestinesi nella Striscia di Gaza, i bombardamenti dell’Iran e l’attacco al Venezuela con il rapimento del presidente Maduro e di sua moglie, ponendo il paese sotto l’amministrazione statunitense, come se fosse un protettorato.

Il fascismo è nato e nasce in un contesto specifico di anomia, disordine sociale e crisi generalizzata, come abbiamo visto in Brasile sotto il governo di Jair Bolsonaro e, in una certa misura, in tutte le parti dell mondo. È un dato di fatto che l’egemonia degli Stati Uniti si sta sgretolando (mondo unipolare), con l’emergere di altri forti centri di potere (mondo multipolare). Il mondo con regole sta scomparendo, le certezze consolidate si stanno indebolendo. Nessuno può vivere in pace in una situazione del genere.

Sociologi e storici come Eric Vögelin (Order and History, 1956); L. Götz, Entstehung der Ordnung 1954; Peter Berger, Rumor of Angels: Modern Society and the Rediscovery of the Supernatural, 1973), hanno dimostrato che gli esseri umani hanno una naturale tendenza all’ordine. Ovunque si stabiliscano, creano rapidamente un ordine e il loro habitat. Un chiaro esempio ce lo fornisce il Movimento dei Lavoratori Senza Terra (MST): ovunque occupino terre, stabiliscono, in primo luogo, un certo ordine, preservando le fonti d’acqua, conservando la foresta esistente, costruendo un centro comunitario e distribuendo appezzamenti di terreno per abitazioni e produzione.

Quando questo ordine scompare, si usa comunemente la violenza per imporre l’ordine. L’opera di Thomas Hobbes del 1651, “Leviatano”, ha elaborato il quadro teorico di questa esigenza di ordine creata dall’uso della forza. Tutti gli imperi, da quello romano a quello russo e all’attuale impero americano, soprattutto sotto Trump, non nascondono la loro eccezionalità e si avvicinano allo Stato descritto da Hobbes, citando sempre ragioni di sicurezza.

La nicchia del fascismo, quindi, trova la sua origine in questo disordine. Così, la fine della Prima Guerra Mondiale generò il caos sociale, soprattutto in Germania e in Italia. Il suo superamento fu l’istituzione di un sistema autoritario di dominio che ha catturato la rappresentanza politica attraverso un unico partito di massa, organizzato gerarchicamente, inquadrando tutte le istanze – politiche, economiche e culturali – in un’unica direzione. Ciò fu possibile solo attraverso un capo (il Duce in Italia e il hrer in Germania) che organizzò uno Stato corporativo autoritario e fondato sul terrore.

Come forma di legittimazione simbolica, si sono coltivati i miti nazionali, gli eroi del passato e le antiche tradizioni, generalmente all’interno di un contesto di grandi liturgie politiche che inculcavano l’idea di una rigenerazione nazionale. Questa visione era così tentatrice che catturò, per un certo tempo, il più grande filosofo del XX secolo, Martin Heidegger, che divenne rettore dell’Università di Friburgo in Brisgovia. Soprattutto in Germania, i seguaci di Hitler abbracciarono la convinzione che la razza bianca tedesca fosse “superiore” alle altre, con il diritto di sottomettere e persino eliminare le razze inferiori.

Attualmente negli Stati Uniti, il suprematismo della razza bianca trova in questa visione la sua base pratica. In Brasile, la strategia del governo Bolsonaro è stata perversa: distruggere un intero passato, sia nella cultura e nella legislazione sociale e ambientale, sia nei costumi, e attuare un regime con chiari indicatori di pensiero pre-illuminista, ispirato dal lato oscuro della storia.

Il termine fascismo fu usato per la prima volta da Benito Mussolini nel 1915, quando creò il gruppo “Fasci d’Azione Rivoluzionaria“. Il termine fascismo deriva dal fascio di verghe (fasci), strettamente legate tra loro, con un’ascia attaccata a un lato. Una verga può essere spezzata, un fascio, è quasi impossibile. Nel 1922/23 fondò il Partito Nazionale Fascista, che durò fino alla sua sconfitta nel 1945. In Germania, fu fondato nel 1933 con Adolf Hitler che, una volta diventato cancelliere, creò il Nazionalsocialismo, il partito nazista che impose al paese una dura disciplina, sorveglianza e terrore.

Il fascismo si presentò come anti-comunista, anti-capitalista, come una corporazione che trascende le classi e crea una totalità sociale chiusa. La sorveglianza, la violenza diretta, il terrore e lo sterminio degli oppositori sono caratteristiche del fascismo storico di Mussolini e di Hitler e, nel nostro caso, di Pinochet in Cile, di Videla in Argentina e nel governo di Figueiredo e Medici in Brasile.

Il fascismo non è mai scomparso del tutto, poiché ci sono sempre stati gruppi che, spinti dall’archetipo fondamentale dell’ordine, vogliono imporlo, anche con la violenza. In nome di quest’ordine, il governo Bolsonaro ha fatto emergere il lato oscuro della nostra anima brasiliana, usando la violenza simbolica (fake news) e reale, difendendo la tortura e i torturatori, l’omofobia e altre forme di distorsioni sociali.

Il fascismo è sempre stato criminale. Ha creato la Schoah (eliminazione di milioni di ebrei e altri). Ha usato la violenza come mezzo per relazionarsi con la società, motivo per cui non ha mai potuto e non potrà mai consolidarsi a lungo. È la più grande perversione della socialità che appartiene all’essenza dell’essere umano sociale. In Brasile, ha assunto una forma tragica: il governo di Jair Bolsonaro si è opposto al vaccino contro il Covid-19, ha incoraggiato gli assembramenti di persone, ha ridicolizzato l’uso delle mascherine e non ha mostrato alcuna empatia per i familiari, lasciando morire più di 300 mila delle 716.626 vittime.

Volendo perpetuare il suo potere, Bolsonaro ha forgiato un’organizzazione criminosa con alti ufficiali militari e altri, tentando un colpo di stato con l’eventuale assassinio delle massime autorità per imporre la sua cruda visione del mondo. Ma furono denunciati, processati e condannati dalla Corte Suprema Federale, e così ci siamo liberati da un periodo di oscurità e crimini efferati.

Nelle elezioni generali del 2026, probabilmente emergerà il fascismo che sussiste. Questo fascismo si combatte con più democrazia e con il popolo in piazza. Dobbiamo affrontare le ragioni dei fascisti con una ragione sensata e con il coraggio di riaffermare i rischi che tutti corriamo. Dobbiamo lottare duramente contro coloro che usano la libertà per eliminare la libertà. Dobbiamo unirci per preservare le vite e la democrazia.

Leonardo Boff: articolo pubblicato sulla rivista LIBERTÀ dell’Instituto Conhecimento Libertà – San Paolo.

(Traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)