Editoriali – Revista Transform- Italia

Cambiamo il modo di vivere nella Casa Comune o la Terra può non volere più la nostra specie umana così distruttiva

25/08/2021di AlbertoDeambrogio

Alberto Deambrogio intervista Leonardo Boff

Leonardo Boff, nato a Concórdia (Santa Catarina, Brasile) nel 1938, è tra i padri fondatori della Teologia della Liberazione ed è esponente di punta dell’ecoteologia. Ha occupato per 22 anni la cattedra di teologia sistematica ed ecumenica all’Istituto teologico francescano di Petrópolis, in Brasile. Ha in seguito ottenuto il dottorato in Filosofia presso l’Università dello Stato di Rio de Janeiro, dove ha insegnato Etica, Filosofia della Religione ed Ecologia Filosofica. Condannato nel 1985 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede per le tesi esposte nel suo libro Chiesa, carisma e potere, ha lasciato nel 1992 l’ordine francescano (in cui era entrato nel 1959), proseguendo la sua attività come teologo laico. Ha vinto il Premio Nobel alternativo della Pace del 2001 e ha ricevuto da diverse università la laurea honoris causa anche quella di politica dall’ Università di Torino dalle mani di Norberto Bobbio. Ha scritto circa cento libri di teologia, filosofia, etica, spiritualità ed ecologia. Egli ha voluto rispondere alle domande che seguono: gli siamo infinitamente grati.

Alberto Deambrogio: In Italia leggiamo attoniti, ogni giorno, i dati relativi ai contagi e alle morti per Coronavirus in Brasile. In realtà quei numeri sono non solo impressionanti, ma inaccettabili perché sappiamo che dietro di essi c’è una precisa scelta politica da parte del Presidente del paese. Vuoi provare a restituirci una immagine sintetica della crisi complessiva che attraversa la società brasiliana, della sua fascistizzazione voluta e costruita da Jair Bolsonaro?

Leonardo Boff: L’attuale presidente Jair Bolsonaro, i cui i nonni sono italiani del Nord, è un militare che è stato messo in pensione perché considerato psichicamente disturbato. Come parlamentare per tre volte non ha mai fatto niente. È stato eletto presidente mediante una campagna massiva di fake news e diffamazioni. Era direttamente un discorso di odio e di chiara difesa della dittatura militare contro la democrazia. Gli strati ricchi della nostra società non hanno mai hanno accettato come presidente uno che veniva dal basso, dai gruppi popolari come Lula. Loro sono stati e ancora sono i grandi alleati di Bolsonaro. Per evitare il Partito dei Lavoratori (PT) di Lula e il suo candidato, qualcuno doveva diventare presidente: Bolsonaro è di estrema destra e ha detto che non aveva nessun progetto politico, se non quello di smontare tutto quello che negli ultimi 50 anni si è fatto in termini di diritti sociali, di apertura alla popolazione povera e nera, all’ università e alle altre conquiste del popolo organizzato. Egli direttamente predicava una politica contro i popoli indigeni, gli omosessuali e contro la questione di genere. Quando è arrivato il Covid-19 lo considerò come una semplice raffreddore. Si è opposto alla scienza e a tutti i vaccini. Ha propagandato la cura del virus con la clorochina, scientificamente inefficace. Ha fatto apertamente campagna contro il distanziamento personale, l’uso della mascherina e ha favorito gli assembramenti di persone. La sua opzione fondamentale era per la contaminazione di massa, per ottenere l’effetto gregge conto il virus. Questa politica è costata la morte di migliaia di persone che con un altro approccio sarebbero ancora vive. A Manaus in Amazzonia si è sperimentata sul campo questa politica letale: è stata una vera strage con centinaia di morti. Bolsonaro non ha mai mostrato empatia con le vittime e mai ha visitato un ospedale. Ha nominato un militare come ministro della salute, una persona che non capiva niente di medicina e del virus. La conseguenza è che adesso abbiamo circa 560.000 morti e 20 milioni di infettati. Una commissione parlamentare è stata costituita per denunciare le omissione e altri crimini contro la salute di tutto un popolo. È molto probabile che Bolsonaro sia condannato qui in Brasile e sia denunciato anche alla Corte Penale Internazionale per i Crimini contro l’umanità dell’Aia in Olanda.

A.D.: Nelle scorse settimane enormi manifestazioni popolari hanno scosso il paese. Ancora una volta i movimenti brasiliani hanno dimostrato la loro vitalità, la loro autonomia e capacità organizzativa. Puoi dirci come essi hanno affrontato questo difficile periodo di pandemia? Hanno dovuto modificare le loro modalità di azione ed espressione? Esiste un collegamento effettivo tra movimenti di ispirazione diversa (lavoro, ambiente, indigenismo, LGBTQ+, contadini) in grado di proporre convergenze di lotta comuni?

L.B.: Il guaio nostro è che abbiamo un Parlamento estremamente debole e di destra con istituzioni statali contaminate dalla corruzione e insensibili al disastro collettivo. Il presidente Bolsonaro ha optato per l’economia e non per la vita e la salute del popolo. Ha promosso il lavoro nelle grandi ditte che non rispettano le misure igieniche di sicurezza, lasciando correre la vita come se tutto fosse normale. Le manifestazioni non sono state forti a sufficienza per creare una vera opposizione al governo, specialmente rispetto al pericolo di contagio del virus. Si è creato una specie di trauma nazionale che impedisce le manifestazioni: tutti ostaggi della paura, specialmente per la perdita dei posti di lavoro. Ora ci sono circa 16 milioni di persone senza lavoro. C’è fame e miseria come mai nella nostra storia. C’è un clima di sconforto e di inerzia complessiva al punto di non riuscire a vedere una luce in fondo al tunnel di questa tragedia. Non si alzano voci profetiche nella Chiesa cattolica come al tempo della dittatura militare con vescovi come Helder Camara e il cardinale Arns di San Paolo. Bolsonaro ha militarizzato i posti più importanti del governo: sono più di 6 mila i militari in posti importanti della amministrazione.

A.D.: Tutti noi in Italia speriamo che Lula possa diventare il nuovo Presidente del Brasile. Dopo il lungo, ingiusto, doloroso purgatorio in cui egli ha dovuto sopportare pazientemente il peso di una azione illegale (come del resto anche Dilma), ora egli sembra aver riguadagnato pienamente la scena politica e la fiducia di molt@ militant@ e cittadin@. La sua statura è indiscutibile e si riconosce, ancora una volta, nel momento in cui richiama alla responsabilità per i vaccini anti-covid per tutt@ nel mondo. Non posso non ricordare, però, che tu stesso, prima delle olimpiadi brasiliane di 5 anni fa avesti parole molto precise e critiche per il governo allora in carica. Le tue parole, se ricordo bene, dicevano più o meno: attenzione, con le vostre scelte siete ad un passo dal mutare natura! Come vedi il futuro politico del Brasile, il possibile nuovo reincarico a Lula? Quali sono gli insegnamenti del passato che non dovrebbero essere dimenticati da un eventuale nuovo governo che liberi da Bolsonaro?

L.B.: Lula ha sopportato pazientemente più di 500 giorni di prigione ingiusta. Io sono stato il primo a visitarlo nel carcere e ho potuto avvertire la sua volontà di continuare nella sua missione per liberare i poveri dalla dominazione neocoloniale ancora vigente nel Paese. Questo lo ha maturato e, libero, ha guadagnato il rispetto di tutti, anche dei suoi nemici. Adesso percorre tutto il Paese per suscitare la speranza e creare le condizioni popolari per un governo capace di recuperare tutto quello che è stato sistematicamente distrutto. Secondo le intenzioni di voto Lula è largamente il preferito, lasciando Bolsonaro 30-40 punti indietro. Sicuramente sarà eletto se non ci sarà qualche intervento militare per evitarlo oppure un’azione da parte del sistema mondiale di accumulazione, che vede in Lula una alternativa al dominio mondiale del capitalismo. Lui ha inserito nel suo discorso quello che non era molto presente nel suo governo, la questione ecologica, come tema strategico per l’umanità e la funzione importante del Brasile in ragione delle risorse naturali abbondantissime, segnatamente l’acqua potabile e la biodiversità nella parte amazzonica.

A.D.: Edgar Morin ha detto che occorre “porre fine a quell’umanesimo tracotante che continuava a credere che noi fossimo il soggetto del mondo e che, in fin dei conti, il mondo fosse stato creato per noi”. Egli ha poi messo in luce come serva un’idea nuova di sapere, di scienza, così come di educazione critica. Tu che nel tuo cammino spirituale hai messo a punto un originale e prezioso connubio con la scienza, quella della terra e quella cosmologica in particolare, che idea ti sei fatto del suo ruolo nella nostra società? Quali sono le possibilità e i pericoli che essa ci prospetta?

L.B.: Io non mi sento né pessimista né ottimista, bensì un realista critico. Vedo chiaramente che dobbiamo cambiare il paradigma di civilizzazione se vogliamo ancora vivere in questo pianeta Terra. Per me questo è stato molto evidenziato da Papa Francesco nella enciclica Fratelli tutti. Secondo l’enciclica, bisogna attuare un cambiamento radicale della società umana: passare dall’essere umano come dominus (padrone e signore) della Terra senza sentirsi parte della natura al frater (fratello/sorella) insieme con tutti gli esseri umani e con tutte le altre creature, sia nel senso mistico di San Francesco, sia nel senso moderno che ha verificato che tutti gli esseri viventi hanno la stesa base biologica, dalla cellula originaria, di 3,8 milioni di anni fa, passando per i dinosauri e arrivando a noi umani. Formiamo la grande comunità della vita, nella stessa Casa Comune. Urgentemente dobbiamo attuare il cambiamento da una cultura di accumulazioni di beni materiali per il consumo senza ragioni e di ricchezza per un piccolo gruppo, a una cultura di beni umano-spirituali fondati sulla la solidarietà, la collaborazione, la cura degli uni verso gli altri e della natura; una cultura la cui centralità è la vita e l’amore sociale. Senza questa conversione paradigmatica vale la parola del Papa nella Fratelli tutti: ci salviamo tutti o nessuno si salva. Io dubito fortemente che il sistema capitalista e neoliberista abbia la sufficiente volontà politica e la saggezza per fare questo passo. Sospetto che andiamo in direzione di una grande tragedia ecologico-sociale che può mettere a rischio la sopravvivenza della vita umana e di altre forme di vita. Però, come credente, spero che sia vero quello che si dice nel Libro della Saggezza: ”Dio è l’appassionato amante della vita”(11,26). Spero che non lascerà finire l’umanità in una forma così miserabile. Tutto dipende dalla nostra relazione con la Madre Terra e con la natura: se è amicale, rispettosa dei sui ritmi o se è di devastazione. Siamo dentro la sesta distruzione di vite nella nuova era dell’antropocene. Cambiamo il modo di vivere nella Casa Comune o la Terra può non volere più la nostra specie umana così distruttiva nei confronti di tutte le altre forme di vita.

A.D.: La Teologia della Liberazione ha continuato ad essere momento di ispirazione per moltissimi uomini e donne in America latina e nel mondo anche in anni di estrema difficoltà per la sua pratica e sviluppo effettivi. Ora che le condizioni generali sembrano essere più favorevoli, puoi dirci verso quali obiettivi e verso quali nuove elaborazioni la T.d.L. vuole volgersi? Insomma: quali sono i semi più promettenti di una teologia per troppo tempo marginalizzata e invece così feconda e capace di offrire frutti?

L.B.: Non dobbiamo dimenticare che siamo stati per 34 anni sotto la direzione ecclesiale di due Papi conservatori: Giovani Paolo II e Benedetto XVI. Questi mai hanno capito l’intuizione fondamentale di questo tipo di teologia che era ed è strettamente evangelica: opzione per i poveri, contro la povertà, per la giustizia sociale e la loro liberazione. I due erano ostaggi dell’ideologia dominante dell’anticomunismo, dominante in Occidente durante il periodo della guerra fredda. Oggi con la crescita della povertà mondiale, specialmente adesso sotto il Covid-19, questo tipo di teologia assume una attualità indubitabile. Chiede a tutti di avere compassione verso i sofferenti di questo mondo, gli affamati e disperati per la perdita di ciò che amano. Fino a che esisterà un povero, vittima dell’oppressione, che grida, sempre ci sarà qualcuno, che nello spirito di Gesù ascolterà questo grido; anche quello della Terra. E s’impegnerà per la sua liberazione. Riflettendo su questa pratica si svilupperà una teologia della liberazione. Oggi la sfida più urgente di questa teologia è ascoltare simultaneamente il grido dei poveri e il grido della Terra. Entrambi sono crocifissi, bisogna farli scendere dalla croce e farli vivere.

A.D.: In ultimo: tu, fin dall’inizio del suo pontificato, hai avuto parole positive, promettenti e incoraggianti per Papa Francesco. Che giudizio ti senti di dare ora, a questo punto, del sentiero stretto di Bergoglio? Te lo chiedo soprattutto da un punto di vista sociale e pastorale…

L.B.: Per me Bergoglio, fatto vescovo di Roma e di conseguenza Papa della Chiesa universale con il nome di Francesco, è un dono di Dio anzi tutto per l’umanità e anche per la Chiesa. Il nome Francesco è tutto un programma: ascoltare i poveri umani e la Terra crocifissa, denunciare i responsabili della situazione ecologicamente drammatica del mondo, un sistema che uccide vita della natura e vite umane, un sistema assassino. Questo tipo di mondo deve finire. Non il mondo ma questo tipo di mondo. Credo che il Covid-19 ci abbia dato un segno e anche una lezione. Non possiamo continuare nella solita, vecchia normalità perché essa è troppo crudele e senza pietà. Bisogna fare una conversione radicale ecologica e sociale se vogliamo avere un futuro. Altrimenti la Terra ci manderà tutta una gamma di nuovi virus, forse ancora più letali del coronavirus stesso. Papa Francesco nonostante questa tragica situazione, suscita speranza nella capacità di trasformazione degli esseri umani e in particolare nel Dio vivente, che attraverso l’Uomo di Nazareth ha assunto la nostra umanità, che attraverso la sua risurrezione e l’assunzione di Maria con tutta la sua umanità stanno già nel seno della Trinità. Qualcosa di nostro è già eternizzato. Per me Papa Francesco è il leader più importante dell’umanità e del cristianesimo, specialmente a fronte della mancanza di voci profetiche nella società e nella politica mondiale.


Haben wir genug Zeit und Verstand, um eine ökologische Katastrophe zu vermeiden?

Leonardo Boff

Am 8. August 2021 veröffentlichte der Weltklimarat (IPCC) den alle zwei Jahre erscheinenden Bericht über den Zustand des Erdklimas, der das Ergebnis der Forschung von mehr als hundert Experten aus 52 Ländern ist. Im Gegensatz zu früheren Berichten war das Dokument noch nie so klar wie jetzt. Zuvor hieß es, es sei zu 95 % sicher, dass die globale Erwärmung anthropogen, d. h. vom Menschen verursacht sei. Jetzt wird uneingeschränkt bestätigt, dass sie eine Auswirkung des Menschen und seiner Art, die Erde zu bewohnen, ist, insbesondere aufgrund der Nutzung fossiler Energien (Öl, Kohle und Gas) und anderer negativer Faktoren.

Das Szenario sieht dramatisch aus. Das Pariser Abkommen sieht vor, dass die Länder “die Erwärmung auf unter 2˚ C begrenzen und sich bemühen, sie auf 1,5 ˚C zu begrenzen”. Der aktuelle Bericht deutet darauf hin, dass es schwierig sein wird, aber dass wir über die wissenschaftlichen Kenntnisse, die technologischen und finanziellen Kapazitäten verfügen, um den Klimawandel zu bewältigen, wenn alle – Länder, Städte, Unternehmen und Einzelpersonen – es jetzt ernsthaft angehen.

Die aktuelle Situation ist besorgniserregend. Im Jahr 2016 beliefen sich die weltweiten Treibhausgasemissionen auf rund 52 Gigatonnen CO2 pro Jahr. Wenn wir unseren derzeitigen Kurs nicht ändern, werden wir bis 2030 52-58 Gigatonnen erreichen. Auf diesem Niveau käme es zu einer enormen Zerstörung der biologischen Vielfalt und zu einer nie dagewesenen Vermehrung von Bakterien und Viren.

Um das Klima bei 1,5 Grad Celsius zu stabilisieren, so die Wissenschaftler, müssten die Emissionen um die Hälfte (25-30 Gigatonnen) sinken. Andernfalls würden wir, wenn die Erde in Flammen steht, erschreckende Extremereignisse erleben.

Ich bin der Meinung, dass Wissenschaft und Technologie allein nicht ausreichen, um die Treibhausgase zu reduzieren. Es ist zu viel, an die Allmacht der Wissenschaft zu glauben, die bis heute nicht in der Lage war, Covid-19 vollständig erfolgreich etwas entgegenzusetzen. Es besteht ein dringender Bedarf an einem anderen Paradigma der Beziehung zur Natur und zur Erde, das nicht zerstörerisch, sondern freundlich und in subtiler Synergie mit den Rhythmen der Natur ist. Dies würde eine radikale Umgestaltung der derzeitigen kapitalistischen Produktionsweise erfordern, die immer noch weitgehend von der Illusion getragen wird, dass die Ressourcen der Erde unbegrenzt sind und daher ein unbegrenztes Wachstums-/Entwicklungsprojekt ermöglichen. Papst Franziskus prangert in seiner Enzyklika “Laudato Sì: Über die Sorge für das gemeinsame Haus (2020)” diese Prämisse als “Lüge” (Nr. 106) an: Ein begrenzter, degradierter und überbevölkerter Planet verträgt kein unbegrenztes Projekt. Covid-19 in seiner tiefsten Bedeutung verlangt von uns, eine paradigmatische Umkehr in die Tat umzusetzen.

In der Enzyklika “Fratelli tutti” (2021) versteht Papst Franziskus diese Warnung vor dem Virus. Er stellt zwei Projekte gegenüber, die wahre Paradigmen sind: das gegenwärtige, das der Moderne, dessen Wesen darin besteht, den Menschen zum Dominus (Herrn und Meister) der Natur zu machen, und das neue, das er vorschlägt, das des Frater (Bruder und Schwester), das alle miteinschließt, den Menschen und die anderen Lebewesen der Natur. Dieses neue Paradigma der planetarischen Geschwisterschaft würde eine grenzenlose Geschwisterlichkeit und eine soziale Liebe schaffen. Wenn wir diese Reise nicht antreten, “sind entweder alle gerettet oder niemand” (Nr. 32).

Die große Frage ist: Zeigt die globalisierte kapitalistische Produktionsweise den politischen Willen, die Fähigkeit und die Vernunft, diesen radikalen Wandel zuzulassen? Sie hat sich zum Dominus (Descartes’ Maître et Possesseur) der Erde und all ihrer Ressourcen gemacht. Seine Mantras lauten: höchstmöglicher Profit, erzielt durch scharfen Wettbewerb, akkumuliert als Einzelperson oder als Unternehmen, durch eine verheerende Ausbeutung von natürlichen Gütern und Dienstleistungen. Aus dieser Produktionsweise ist die Klimakontrolle und, was noch schlimmer ist, eine Kultur des Kapitals entstanden, von der wir alle in gewisser Weise Geiseln sind. Wie können wir uns aus ihr befreien, um uns zu retten?

Wir müssen uns ändern, sonst, so Sygmunt Bauman, “werden wir uns in die Reihe derer einreihen, die auf ihr eigenes Grab zusteuern”.

Logischerweise braucht dieser dringende Paradigmenwechsel Zeit und beinhaltet einen Transformationsprozess, da das gesamte System darauf getrimmt wird, mehr zu produzieren und zu konsumieren. Aber die Zeit für Veränderungen läuft uns davon. Daher die Meinung der großen Köpfe der Welt, deren unbestreitbare Glaubwürdigkeit nicht auf einfachem Pessimismus, sondern auf fundiertem Realismus beruht. Ich zitiere einige von ihnen:

Der erste ist Papst Franziskus, der in Fratelli tutti warnte: “Wir sitzen alle im selben Boot, entweder wir retten uns alle, oder niemand wird gerettet” (Nr. 32).

Der zweite ist der Begründer der Theorie der Erde als lebender Superorganismus, Gaia, James Lovelock, dessen neuester Titel alles sagt: Gaia: Final Warning (Intrinsic, Rio 2010).

Der dritte ist Martin Rees, königlicher Astronom aus UKl: Unsere letzte Stunde: Wird das 21. Jahrhundert das letzte der Menschheit sein? (Companhia das Letras, SP 2005); der Titel spricht für sich selbst.  

Der vierte ist Eric Hobsbawm, einer der renommiertesten Historiker des 20. Jahrhunderts, der am Ende von The Age of Extremes (Companhia das Letras, SP 1995) sagt: “Wir wissen nicht, wohin wir uns bewegen. Eines ist jedoch klar: Wenn die Menschheit eine sinnvolle Zukunft haben will, kann dies nicht durch eine Verlängerung der Vergangenheit oder der Gegenwart geschehen. Wenn wir versuchen, das dritte Jahrtausend auf dieser Grundlage aufzubauen, werden wir scheitern. Und der Preis des Scheiterns, d. h. des gesellschaftlichen Wandels, ist die Dunkelheit” (S.562). Diese Warnung gilt für alle, die die Postpandemie als Rückkehr zur alten, perversen Normalität betrachten.

Der fünfte ist der bekannte französische Genetiker Albert Jacquard mit seinem Buch “Hat der Countdown bereits begonnen?” (Le compte à rebours a-t-il commencé? Stock, Paris 2009). Er erklärt: “Wir haben ein Zeitlimit, und wenn wir gegen uns selbst arbeiten, laufen wir Gefahr, eine Erde zu schaffen, auf der niemand von uns leben möchte. Das Schlimmste ist nicht sicher, aber wir müssen uns beeilen” (vierte Schicht).

Schließlich stellt einer der letzten großen Naturforscher, Théodore Monod, in seinem Buch “Und wenn das menschliche Abenteuer scheitern sollte” (Et si l’aventure humaine devait échouer, Grasset, Paris 2003) fest: “Der Mensch ist durchaus zu wahnsinnigem und irrsinnigem Verhalten fähig; von nun an können wir alles befürchten, absolut alles, sogar die Auslöschung der menschlichen Spezies” (S.246).

Der Prozess der Kosmogenese und Anthropogenese führte auch zur Entstehung von Glaube und Hoffnung. Sie sind Teil der gesamten Realität. Sie entkräften nicht die oben zitierten Warnungen, aber sie öffnen ein weiteres Fenster, das uns versichert, dass “der Schöpfer alles aus Liebe geschaffen hat, weil er der leidenschaftliche Liebhaber des Lebens ist” (Weisheit 11,26).

Dieser Glaube und diese Hoffnung erlauben es Papst Franziskus, “jenseits der Sonne” die folgenden Worte zu sprechen: “Gehen wir singend voran, damit unsere Kämpfe und unsere Sorge um diesen Planeten uns nicht die Freude der Hoffnung rauben” (Laudato Sì Nr. 244).

Das Prinzip der Hoffnung überwindet alle Grenzen und hält die Zukunft immer offen. Wenn wir den Klimawandel auch nicht verhindern können, so können wir doch Vorkehrungen treffen und seine schädlichsten Auswirkungen abmildern. Das ist es, woran wir glauben und worauf wir hoffen.

Leonardo Boff,Philosoph und Ökotheologe und hat das Buch geschrieben:”Zukunft für Mutter Erde:warum wir als Krone der Shöpfung abdanken müssen,Claufiud 2012.

Theoretischer Rahmen zum Verständnis der aktuellen Covid-19-Krise

Jede sozial-historische Realität, egal wie gut sie aussieht oder wie tief sie im Chaos versinkt, erfordert einen theoretischen Rahmen (eine Reihe von Konzepten), um verstanden zu werden, sei es, um den Bedrohungen zu begegnen, die sie darstellen kann, oder um eine neue Ordnung zu gründen, die mit ihren Versprechungen entstehen kann.

Der erste theoretische Rahmen folgt der Wissenschaft, wie sie üblicherweise praktiziert wird, deren Methode im 18. Jahrhundert von den Gründervätern des modernen wissenschaftlichen Paradigmas eingeführt wurde, das seinen deutlichsten Ausdruck in den Ergebnissen des IPCC gefunden hat, die die aktuelle Erwärmung und den Gesundheitszustand der Erde begleiten.Die Achse dieses Paradigmas ist der Wille zur Macht, verstanden als Unterwerfung und als Ausbedutung der Natur und deren Resoursen zugustens des Profits und des Wohlstandes des Menschen.

Die Tatsachen, über die es reflektiert, sind zum Beispiel der Ausbruch von Covid-19, der die Reaktion der Erde auf die Angriffe des Menschen im geologischen Zeitalter des Anthropocene zeigt. Die andere Tatsache ist die Zunahme der globalen Erwärmung, deren C02, wie wir wissen, mehr als hundert Jahre lang in der Atmosphäre verbleibt. Angesichts der Unersättlichkeit der Industrie stößt sie an eine gefährliche Grenze. Sie muss bis 2030 drastisch reduziert werden, da sonst eine dramatische Veränderung des Gleichgewichts der Erde eintritt, die die Biosphäre ernsthaft bedroht und weltweit Millionen von Flüchtlingen hervorbring.

Wenn das derzeitige Konsumniveau, das anderthalb Erden beansprucht, anhält, könnte dies zu einer großen sozialen Ungleichheit führen, insbesondere unter den Armen. Es gibt auch die “9 planetarischen Grenzen für Entwicklung”, die nicht überschritten werden dürfen (Klima, Wasser, Boden, biologische Vielfalt, abnehmende Ozonschicht, Versauerung der Ozeane u. a.). Vier davon sind in hohem Maße von Erosion bedroht. Nach dem fünften kann es zu einem Dominoeffekt kommen, da alle Faktoren systemisch und miteinander verknüpft sind. Dies könnte zu einem Zusammenbruch unserer Zivilisation führen.

Das Resultat: Das Szenario ist dramatisch für das Lebens- und das Erdsystem, was noch dadurch verschlimmert wird, dass die meisten Menschen und Staatsoberhäupter sich der realen Bedrohungen, die auf der Menschheit lasten, gar nicht bewusst sind. Diese Lesart führt zu Pessimismus und Desinteresse der Menschen an der Ökologie

Der zweite Rahmen geht von der neuen Kosmogenese aus, von den Lebens- und Erdwissenschaften. Die zentrale Kategorie ist nicht die Ordnung, sondern das Chaos. Hier nutzen wir die Errungenschaften der Chaostheorie, die uns eine positivere und vielversprechendere Lesart bietet.

Zusammen mit der Relativitätstheorie von Einstein, der Quantenmechanik von Heisenberg/Bohr und der Chaostheorie von Lorenz/Prigogine wurde ein neues wissenschaftliches Paradigma begründet, das die sozialgeschichtliche Wirklichkeit anders interpretiert. Alles im Universum stammt aus einem unermesslichen Chaos (Urknall), dessen Explosion vor 13,7 Milliarden Jahren Materie, Energie und Informationen in alle Richtungen schleuderte.

Die Evolution ist ein Mittel, um Ordnung in dieses Chaos zu bringen. Durch ihre Explosion wurden die in ihr gebildeten Materien in alle Räume geschleudert, wodurch Galaxien, Schwarze Löcher, Sterne, unsere Sonne und die Erde und alles, was sich darin befindet, entstanden sind. Wie Bohm, Lorenz und Prigorine gezeigt haben, bildet sich in diesem Chaos immer eine neue Ordnung, die in dem Maße dominant wird, wie die Zerstörungskraft des Chaos abnimmt (ohne jemals völlig zu verschwinden). Das Chaos bricht in allen Lebewesen aus, auch in uns Menschen, wenn eine gegebene Ordnung die entstandenen Probleme nicht mehr bewältigen kann. So sind wir Menschen chaotisch und geordnet, klug und wahnsinnig, Träger von Liebe und Empathie und gleichzeitig von Hass und Ausgrenzung. Wir sind die Koexistenz dieser Gegensätze.

Mit der dramatischen Präsenz des Coronavirus befinden wir uns in diesem Moment im Zentrum eines gewaltigen Chaos, das den ganzen Planeten und jeden einzelnen Menschen betrifft.

Aber es hat uns dazu gebracht, die Erde als Ganzes zu entdecken, und dass wir auch die Erde sind, ein bewusster Teil von ihr, und nicht ihre Besitzer und Meister. Das Virus hat die traditionelle Souveränität außer Kraft gesetzt, denn das Virus respektiert die Grenzen der Nationen nicht, es hat uns entdecken lassen, dass unser menschliches Wesen aus Zusammenarbeit/Solidarität und der Ethik der Fürsorge füreinander und für die Natur besteht.

Sie hat uns die Dringlichkeit vor Augen geführt, die Erde als gemeinsame Heimat aufzubauen, als das große Haus, in dem wir leben, einschließlich der Natur. Die Pandemie hat die Notwendigkeit eines planetarischen Sozialpakts aufgezeigt, damit wir als Spezies in Frieden und mit einem Minimum an Spannungen leben können.

Es wird eine Zivilisation sein, in deren Mittelpunkt der höchste Wert des Lebens steht, und Wirtschaft und Politik müssen in den Dienst der Erhaltung allen Lebens, insbesondere unseres eigenen, gestellt werden.

Die Schlussfolgerung, die wir aus dieser Art der Interpretation ziehen, ist, dass eine alte Ordnung in ein unumkehrbares Chaos gestürzt ist, dass sich aber darin eine neue Ordnung zusammenbraut (nicht ohne Leiden), wir können sagen, eine neue Art, die Erde in Synergie mit der Natur, mit Brüderlichkeit und sozialer Liebe zu bewohnen. Das geht nicht von heute auf morgen, denn das Chaos hat eine lange Vorgeschichte und einen langsamen Leidensweg. Aber es verspricht keine Hoffnung, sondern nur mehr vom Gleichen, das sich unmöglich wiederholen kann, denn die neue Ordnung wird mehr Überzeugungskraft haben und die Vorherrschaft in der Geschichte übernehmen.

Zusammenfassung der Situation: Wir steuern nicht auf unser eigenes Grab zu, sondern auf eine neue Art von Welt. Der Traum der Weltsozialforen wird nicht nur als mögliche, sondern als notwendige neue Welt verwirklicht werden. Darin werden die verschiedenen kulturellen Welten – die chinesische, die indische, die andine, die afrikanische und die brasilianische – mit ihren Werten und Traditionen zu sehen sein, die die Vielfalt des Menschseins zeigen.

Wo soll man anfangen? Papst Franziskus sagt in der Enzyklika Fratelli tutti: Wir müssen von unten anfangen (denn von oben kommt immer mehr vom Gleichen oder Schlimmeren), bei jedem Einzelnen, bei jeder Ortschaft, bei jedem Land, bis in den letzten Winkel des Planeten.

Alles beginnt im Territorium (Bioregionalismus), nicht wie es künstlich durch die politische Geographie der Gemeinden abgegrenzt wurde, sondern durch die Art und Weise, wie die Natur das Territorium mit seinen Bergen, Flüssen, Wäldern, Böden, Landschaften und vor allem mit den Menschen, die dort seit Jahrzehnten oder Jahrhunderten leben, geprägt hat. Alles wird in kleine und mittlere Produktionsbetriebe integriert, beginnend mit der Agrarökologie, mit einer neuen Art von sozial-ökologischer Demokratie, die die Rechte der Natur und der Mutter Erde anerkennt, mit der Beteiligung aller, mit einer Politik, die die Armut so weit wie möglich reduziert und mit der friedlichen Integration aller. Kulturelle Traditionen, weltliche und religiöse Feste, die Bewunderung von Künstlern, vorbildlichen Politikern, Heiligen und Weisen werden das Terrain bilden, auf dem echte Nachhaltigkeit erreicht werden kann.

Wir könnten die Erde als einen riesigen Teppich darstellen, der aus autonomen und miteinander verbundenen Gebieten gewebt ist, die die neue Ära des gemeinsamen Hauses bilden, der Mutter Erde, der Mutter aller Kämpfe und aller Siege, die von Völkern gepflegt, geliebt und bewohnt wird, die sich als Brüder und Schwestern fühlen, weil sie alle Söhne und Töchter der Magna Mater sind, oder besser gesagt, sie sind die Erde selbst, die fühlt, denkt, liebt, sorgt und verehrt.

Wir werden gemeinsam das Mysterium der Welt und das Wunder unserer eigenen Existenz feiern, das wir mit der ganzen Gemeinschaft des Lebens teilen. Eine Utopie? Ja, aber das ist notwendig, denn dorthin führt der Weg der aufsteigenden Evolution, das ist die Sehnsucht aller Völker, und es entspricht auch dem Plan des Schöpfers.

Leonardo Boff Ökologe und Theologe, Text für die Agrarökologie-Organisationen CAATINGA, SABIÁ und SASOP, basierend auf einem Kalender für 2022 mit dem Thema “Erde, Mutter aller Kämpfe”.

¿Tenemos tiempo y sabiduría suficiente para evitar la catástrofe climática?

Leonardo Boff*

El día 8 de agosto de 2021 el Panel Intergubernamental sobre el Cambio Climático (IPCC) publicó su informe, que se hace cada dos años, sobre la situación climática de la Tierra, fruto de la investigación de más de cien expertos de 52 países. Nunca el documento tuvo tanta claridad como ahora, a diferencia de los informes anteriores. Antes se afirmaba que era un 95% seguro que el calentamiento global era antropogénico, es decir, de origen humano. Ahora se sustenta sin restricciones que es consecuencia de los seres humanos y de su forma de habitar la Tierra, especialmente, por causa del uso de energías fósiles (petróleo, carbón y gas) y de otros factores negativos.

El escenario se presenta dramático. El Acuerdo de París especifica que los países deben “limitar el calentamiento por debajo de 2˚ C, y esforzarse para limitarlo a 1,5 ˚C”. El informe actual insinúa que será difícil, pero que tenemos conocimiento científico, capacidad tecnológica y financiera para enfrentar los cambios climáticos, si todo el mundo, países, ciudades, empresas e individuos se empeñan seriamente ya ahora.

La situación actual es preocupante. En 2016 las emisiones globales de gases de efecto invernadero sumaban anualmente cerca de 52 gigatoneladas de CO2. Si no cambiamos el curso actual, en 2030 llegaremos a 52-58 gigatoneladas. En este nivel habría una destrucción tremenda de la biodiversidad y una proliferación de bacterias y virus como jamás ha habido antes. 

Para estabilizar el clima en 1,5 centígrados, afirman los científicos, las emisiones tendrían que bajar a la mitad (25-30 gigatoneladas). En caso contrario, con la Tierra en llamas, conoceríamos eventos extremos aterradores.

Soy de la opinión de que no bastan solo la ciencia y la tecnología para disminuir los gases de efecto invernadero. Es creer demasiado en la omnipotencia de la ciencia que hasta hoy no ha sabido enfrentar totalmente la Covid-19. Es urgente otro paradigma de relación con la naturaleza y con la Tierra, que no sea destructivo sino amigable y en sutil sinergia con los ritmos de la naturaleza. Esto obligaría a una transformación radical del modo de producción actual, capitalista, que todavía se mueve en gran parte con la ilusión de que los recursos de la Tierra son ilimitados y que permiten, por eso, un proyecto de crecimiento/desarrollo también ilimitado. El Papa Francisco en su encíclica Laudato Sì: sobre el cuidado de la Casa Común (2020) denuncia esta premisa como “mentira” (n.106): un planeta limitado, en grado avanzado de degradación y superpoblado no tolera un proyecto ilimitado. La Covid-19 en su significado más profundo nos exige poner en acción una conversión paradigmática.

En la encíclica Fratelli tutti (2021) el Papa Francisco entiende este aviso del virus. Contrapone dos proyectos que son verdaderos paradigmas: el vigente, de la modernidad, cuya naturaleza consiste en hacer al ser humano dominus(dueño y señor) de la naturaleza y el nuevo que él propone, el de frater (hermano y hermana), incluyendo a todos, los humanos y los demás seres de la naturaleza. Este nuevo paradigma del frater planetario fundaría una fraternidad sin fronteras y un amor social. Si no hacemos esta travesía, “o todos se salvan o no se salva nadie” (n.32).

La gran cuestión es esta: ¿el modo de producción capitalista mundializado muestra voluntad política, tiene capacidad y razonabilidad suficientes para permitir este cambio radical? Él se ha hecho dominus (maître et possesseur de Descartes) de la Tierra y de todos sus recursos. Sus mantras son: el mayor lucro posible, conseguido por una competencia feroz, acumulado individual o corporativamente, mediante una explotación devastadora de los bienes y servicios naturales. De este modo de producción se originó el descontrol climático y lo que es peor, una cultura del capital, de la cual de alguna manera todos somos rehenes. ¿Cómo salir de ella para salvarnos?

Tenemos que cambiar, si no, según Sygmunt Bauman, “vamos a engrosar el cortejo de los que se dirigen hacia su propia sepultura”.

Lógicamente esta conversión urgente de paradigma demanda tiempo e implica un proceso de transformación, pues todo el sistema está engrasado para producir y consumir más. Pero el tiempo del cambio está expirando. De ahí el sentimiento del mundo de grandes nombres, cuya credibilidad incuestionable no es de simple pesimismo, sino de un realismo bien fundado. Cito a algunos de ellos:

El primero es el Papa Francisco que alertó en la Fratelli tutti: “estamos en el mismo barco, o todos nos salvamos o no se salva nadie”(n.32).

El segundo, el formulador de la teoría de la Tierra como superorganismo vivo, Gaia, James Lovelock, cuyo último título lo dice todo: Gaia: alerta final (Intrínseca, Rio 2010).

El tercero es Martin Rees, Astrónomo Real del Reino Unido: Nuestra hora final: ¿será el siglo XXI el último de la humanidad? (Companhia das Letras,SP 2005); sobra el comentario.

El cuarto es Eric Hobsbawm, uno de los más renombrados historiadores del siglo XX , que al final de La era de los extremos (Companhia das Letras, SP 1995) dice: “No sabemos hacia dónde nos dirigimos. Sin embargo, una cosa está clara: si la humanidad quiere tener un futuro significativo no puede ser prolongando el pasado o el presente. Si intentamos construir el tercer milenio sobre esta base, vamos a fracasar. Y el precio del fracaso, o sea del cambio de sociedad, es la oscuridad” (p.562). Esta advertencia vale para todos aquellos que piensan la pos-pandemia como una vuelta a la antigua y perversa normalidad.

El quinto es el conocido genetista francés Albert Jacquard con su libro ¿La cuenta atrás ha empezado ya? (Le compte à retours a-t-il commencé? Stock, Paris 2009). Manifiesta: “tenemos un tiempo contado y a fuerza de haber trabajado contra nosotros mismos corremos el riesgo de forjar una Tierra en la cual a ninguno de nosotros le gustaría vivir. Lo peor no es seguro, pero tenemos que darnos prisa” (cuarta capa).

Finalmente, uno de los últimos grandes naturalistas, Théodore Monod en su libro si la aventura humana llegara a fracasar (Et si l’aventure humaine devait échouer, Grasset, Paris 2003) afirma: “Elser humano es perfectamente capaz de una conducta insensata y demencial; a partir de ahora podemos temer todo, absolutamente todo, hasta la aniquilación de la especie humana” (p.246).

El proceso de la cosmogénesis y de la antropogénesis propiciaron también la emergencia de la fe y de la esperanza. Ellas son parte de la realidad total. No invalidan las advertencias citadas, pero abren otra ventana que nos asegura que “el Creador creó todo por amor porque es el apasionado amante de la vida” (Sabiduría 11,26). Esa fe y esa esperanza permiten al Papa Francisco hablar “más allá del Sol” con estas palabras: “Caminemos cantando, que nuestras luchas y nuestra preocupación por este planeta no nos quiten la alegría de la esperanza” (Laudato Sì n.244)El principio esperanza supera todos los límites y mantiene el futuro siempre abierto. Si no podemos evitar el descontrol climático, podemos precavernos y disminuir sus efectos más dañinosEs lo que creemos y esperamos.

*Leonardo Boff es filósofo y ecoteólogo y ha escrito El doloroso parto de la Madre Tierra: una sociedad de fraternidad sin fronteras y de amistad social, Vozes 2020.

Traducción de Mª José Gavito Milano