Fra Éloi Leclerc che ha scoperto la fraternità di San Francesco a Buchenwald e Dachau. E l’ha trasmessa a Papa Bergoglio (di Leonardo Boff)

Di redazione – 31/01/2021 Faro di Roma

La figura del francescano francese Éloi Leclerc, autore del best-seller “La sapienza di un povero”, morto nel 2016 all’età di 95 anni nella casa di riposo delle Piccole Sorelle dei Poveri a Saint-Servan, in Francia, è evocata da Leonardo Boff, il più grande teologo brasiliano, in un saggio sulla fraternità umana nell’ottica dell’enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco, ospitato da RaiNews nel blog Confini di Pierluigi Mele.

Nel testo, Boff propone una vera e propria etica della fraternità universale. È l’utopia di Francesco d’Assisi, di cui frate Éloi si è fatto cantore sino agli ultimi giorni della sua vita, che è stata come spezzata in due parti ben distinte: una prima, quella della giovinezza e della formazione francescana, culminata nell’esperienza del dolore e della crudeltà, con l’internamento nei lager tedeschi sino alla fine della guerra; la seconda totalmente consacrata alla testimonianza di un mondo diverso, che nasce dal riconoscere la bontà originaria della creazione di Dio: un riconoscimento che diventa chiamata per l’uomo ad accogliere la fraternità che gli è donata e che chiede di essere accolta con gratitudine.
La seconda parte della riflessione di Boff sarà pubblicata nei prossimi giorni sempre dal blog Confini. Di seguito le prime pagine del saggio di Boff

Il tema della fraternità universale è stata la preoccupazione insistente di uno dei migliori conoscitori degli ideali di Francesco di Assisi: il francese Eloi Leclerc in molte delle sue opere, specialmente nella “Saggezza di un povero” (Parigi 1959) e “Il Sole nasce ad Assisi” (Parigi 1999). Non parla in modo teorico ma da una terrificante esperienza personale. Giovane frate francese, anche se non ebreo, fu portato in Germania precipitando nell’inferno dei campi di sterminio nazisti a Buchenwald e Dachau. Ha conosciuto la banalità del male, le uccisioni compiute dalle SS per il semplice gusto di uccidere, le torture e le umiliazioni che segnavano la sua anima come ferro rovente.

Dopo la Shoah è possibile la fraternità umana?

Scosso nella fede nell’essere umano e dubitando dell’intero ideale di una fraternità umana, cercò disperatamente un raggio di luce che provenisse dal nulla. Anche dopo la sua liberazione per opera degli Alleati nel 1945, iniziò ad avere paura di ogni essere umano. Confessa: “di notte, mi svegliavo di soprassalto, il sudore colava e la mia anima si riempiva di paura; quelle immagini di orrore ritornavano sempre e mi perseguitavano; non potevo cancellarle” (p.33). E continua: “Che il Signore mi perdoni, se a volte di notte, questo vecchio che sono diventato, alza gli occhi inquieti al cielo, cercando un poco di luce” (p.31).

Caricava dentro di se i carnefici nazisti che lo perseguitavano e li suscitavano terrificanti domande sul destino umano e la sua capacità di distruggere vite indifese. Lo stesso trauma, più che psicologico, che invade e distrugge ogni essere umano dentro e fuori, è stato vissuto dal domenicano brasiliano padre Tito Alencar, che è stato barbaramente torturato dal delegato di polizia Fleury. Ha interiorizzato la sua immagine perversa in una forma tale da sentirsi sempre perseguitato da lui fino a quando, non sopportandolo più, ha posto fine alla sua vita, preferendo morire piuttosto che vivere una tortura permanente. Questa terribile esperienza è stata vissuta anche da padre Eloi Leclerc che, dopo una lunga e dolorosa riflessione, ci ha donato una piccola luce tremula indicando la possibilità di una fraternità universale, ispirata nei poverelli di Assisi.

In mezzo all’agonia: il Cantico delle Creature

È stato l’incontro con questa figura e con il suo esempio che ha fatto sì che alcuni raggi di sole apparissero nella sua anima ossessionata, facendogli sopportare le immagini dell’inferno umano. Narra di un fatto misterioso accaduto sul treno scoperto e carico di prigionieri che per 28 giorni da Buchenwald viaggiò da un luogo a un altro fino a fermarsi a Dachau, alla periferia di Monaco. C’erano tre confratelli, uno dei quali agonizzante. Nel mezzo dell’inferno irruppe qualcosa dal cielo. Senza sapere perché, mossi da un impulso superiore, iniziarono a cantare con voci quasi impercettibili il Cantico delle Creature di San Francesco. La fitta oscurità non poteva impedire la luce del Signore e del fratello Sole e la generosità della madre e della signora Terra. Nel Cantico si celebrano l’incontro dell’ecologia interiore con l’ecologia esteriore e il rapporto tra Cielo e Terra, da cui nascono tutte le cose. La domanda che sempre attraversava la sua gola: è possibile la fraternità tra gli esseri umani e con gli altri esseri della creazione? Questa esperienza tra agonia e abbaglio non potrebbe contenere un’eventuale risposta piena di speranza? Almeno si è aperto un tremulo lampo. Tale shock esistenziale lo motivò a studiare e ad approfondire quella che sarebbe stata la singolarità di questa figura assolutamente eccezionale nell’insieme delle agiografie.

La scoperta della fraternità nel volto del Crocifisso

Leclerc descrive, allora, il processo di costruzione della fraternità universale nella storia di Francesco di Assisi. Figlio di un ricco mercante di stoffe, considerato il re della gioventù dorata della città che viveva di feste e abbuffate, cominciò improvvisamente a rendersi conto della futilità di quella vita. Passava ore nella cappella di San Damiano, contemplando il volto dolce e tenero di un crocifisso bizantino. Qualcosa di simile faceva Dostoievsky: una volta l’anno viaggiava fino a Dresda in Germania per contemplare in una chiesa, per ore, la bellezza di un quadro di Maria straordinariamente sbalorditivo. Aveva bisogno di questa contemplazione per placare la sua anima tormentata. Nel romanzo I fratelli Karamasov ha lasciato questa frase stimolante: “la bellezza salverà il mondo”.

Così fu la dolcezza e lo sguardo misericordioso del Cristo bizantino che, similmente a Dostoevskij, conquistò quel giovane in profonda crisi esistenziale, cambiando il destino della sua vita. Lo convinse la fede nel Creatore che creò una fraternità fondamentale, facendo sì che tutti gli esseri, piccoli e grandi, inclusi gli umani e lo stesso Gesù di Nazareth, fossero tutti originati dalla polvere, dall’humus della Terra. Tutti hanno la stessa origine, formano una fraternità terrena.

In questo contesto di umiltà vale la pena ricordare ciò che San Paolo scriveva ai lettori della sua lettera agli Efesini: “Abbiate gli stessi sentimenti che aveva Cristo. Essendo Dio, non faceva caso alla sua condizione divina; si fece ultimo e assunse la condizione di servo per solidarietà con gli esseri umani; si presentò come un uomo semplice; si umiliò obbedientemente fino alla fine e alla morte in croce” (la più umiliante delle pene imposte ai sovversivi: Flp 2,5-8).

Alla luce di queste intuizioni, Francesco dimenticò la sua condizione di figlio di un ricco mercante, scoprì l’origine comune di tutti gli esseri, dalla polvere della terra, dal suo humus e contemplò l’umiltà di Cristo ritratto nel sereno e dolce volto del crocifisso bizantino. Siccome era concreto e risoluto in tutto ciò che si proponeva, ne trasse subito una conclusione: mi unirò solidariamente a coloro che sono più vicini al Crocifisso: i lebbrosi e con loro vivrò quello che ci fa, per la creazione, fratelli e sorelle e creerò una fraternità radicale con loro. Confessa nel suo testamento: “quella che prima mi sembrava amarezza ora emerge come dolcezza”. Conosciamo il resto della saga del Sole di Assisi come la chiama Dante nella Divina Commedia.

Tuttavia, Eloi Leclerc non si accontentò con l’esperienza illuminante del Cantico delle Creature. Una domanda angosciante non gli dava tranquillità: qual è l’ostacolo maggiore che impedisce la fraternità umana e con tutte le creature? Quale energia perversa è questa che produce i massacri e l’eliminazione sommaria di persone, considerate inferiori o subumane, come avvenne nei campi di sterminio? È giunto a questa conclusione: è la volontà di potenza.

Dove predomina il potere, non c’è né amore né tenerezza

Come aveva già percepito C.G. Jung, questa volontà di potenza costituisce l’archetipo più pericoloso dell’essere umano, perché gli dà l’illusione di essere come Dio, disponendo a suo piacimento della vita e della morte degli altri. E concludeva: “dove predomina il potere non c’è tenerezza né amore”. Quando diventa assoluto, il potere si rivela micidiale ed elimina tutti quelli che fanno sentire un’altra voce (p.30). Ora, le nostre società storiche (con l’eccezione dei popoli originari) sono strutturate intorno alla volontà del potere-dominio e di sottomissione di tutto ciò che si presenta: l’altro, i popoli, la natura e la vita stessa. Egli introduce la grande divisione tra quelli che hanno potere e quelli che non l’hanno.

Finché prevarrà il potere-dominio come asse strutturante di tutto, non ci sarà mai fraternità tra gli esseri umani e con il creato. Poiché quest’archetipo è umano, è latente dentro ciascuno di noi. In noi si nascondono un Hitler, uno Stalin, un Pinochet e un Bolsonaro. Lo stesso Leclerc confessa: “Mi sono sentito risvegliare in me stesso, la bestia assetata di vendetta” (p.32). Dobbiamo mettere sotto un severo controllo questa figura funesta che vive in noi, se vogliamo mantenere la nostra umanità. Se ci consegniamo alla seduzione del potere-dominio, rompiamo tutti i legami e l’indifferenza, l’odio e la barbarie possono occupare l’intero spazio della coscienza, come sta accadendo in diversi paesi del mondo, specialmente tra noi in Brasile. Allora emergono le sinistre figure, persino necrofile, menzionate.

Questo fatto drammatizza ulteriormente la domanda audacemente proposta da Papa Francesco in Fratelli tutti: l’urgenza della fraternità universale e dell’amore senza frontiere. Saranno possibili o costituiscono una mera e santa ingenuità? O forse sia un appello tra disperante e speranzoso, comprensibile di fronte a quanto più volte ripetuto da Papa Francesco: “O ci salviamo tutti o nessuno si salva”. Può darsi che ci sia offerta dalla Terra stessa, chissà, dall’universo stesso, una definitiva chance: o cambiamo e così ci salveremo o la Terra continuerà a girare intorno al sole, ma senza di noi.

Due anni fa, nel febbraio 2019, Papa Francesco, in visita negli Emirati Arabi Uniti, firmò ad Abu Dahbi un importante documento con il Grande Imam Al Azhar Amad Al-Tayyeb “Sulla fraternità umana in favore della pace e della comune convivenza”. In seguito, l’ONU ha stabilito il 4 febbraio come la Giornata della fraternità umana.

Sono tutti sforzi generosi che mirano, se non a eliminare, almeno a minimizzare le profonde divisioni che prevalgono nell’umanità. Aspirare a una fraternità universale sembra essere un sogno lontano, ma sempre desiderato.

Leonardo Boff

Por fin descubrimos el planeta Tierra

Leonardo Boff*

Uno de los efectos positivos de la irrupción de la Covid-19 en nuestras vidas ha sido el descubrimiento del planeta Tierra por toda la humanidad. Nos hemos dado cuenta forzosamente de que existe una íntima conexión entre la vida humana, la naturaleza y el planeta Tierra. El virus no cayó del cielo; vino como contraataque de la Tierra, considerada como un supersistema vivo que siempre crea y se autocrea, y se organiza para mantenerse vivo y producir todo tipo de vida existente en este planeta. Particularmente los quintillones de quintillones de microorganismos que existen en los suelos y en nuestro propio cuerpo, verdadera galaxia (Antônio Nobre) habitada por un número incalculable de virus, bacterias y otros microorganismos. 

El contexto del virus, casi nunca citado por los analistas de las redes de comunicación, es el sistema capitalista anti-naturaleza y anti-vida. Él hizo que el virus perdiese su hábitat y avanzase sobre nosotros. Ese sistema de producción y de consumo asalta despiadadamente la naturaleza, saquea sus bienes y servicios y destruye el equilibrio de la Tierra. 

Esta responde con el calentamiento global, la erosión de la biodiversidad, la escasez de agua potable y otros eventos extremos. Todos de alguna forma participamos de este ecocidio, pero los actores principales –es forzoso decirlo y denunciarlo – son el sistema del capital y la cultura del consumo descontrolado, y especialmente los millonarios con su consumo suntuoso. Por lo tanto, retiremos la culpa de la humanidad pobre, que colabora mínimamente y es víctima del mencionado sistema.

El ser humano, siempre curioso por saber más y más, ha hecho descubrimientos sin número: de nuevas tierras como las de América, de pueblos, culturas, todo tipo de aparatos, desde el arado hasta el robot, el submundo de la materia, los átomos, los topquarks y el campo de Higgs, lo íntimo de la vida, el código genético. Y no paran los descubrimientos.

Pero ¿quién descubrió la Tierra? Fue preciso que enviásemos astronautas fuera de la Tierra o hasta la Luna para ver la Tierra desde fuera de la Tierra y finalmente, maravillados, descubrir la Tierra, nuestra Casa Común. Frank White escribió en 1987 un libro The Overview Effect (tengo un libro firmado por él el 29/5/1989) en el cual recoge los testimonios de los astronautas emocionados hasta las lágrimas. 

El astronauta Russel Scheickhart nos revela: “Vista desde afuera, la Tierra parece tan pequeña y frágil, una mancha pequeña preciosa que puedes tapar con tu dedo pulgar. Todo lo que significa algo para ti, toda la historia, el arte, el nacimiento y la muerte, el amor, la alegría y las lágrimas, todo está en aquel punto azul y blanco que puedes tapar con tu pulgar. Desde esa perspectiva entiendes que todo ha cambiado… que tu relación ya no es la misma que la de antes” (White, p.200).

Eugene Cernan confesó: «Fui el último hombre en pisar la Luna en diciembre de 1972. Desde la superficie lunar miraba con temblor reverencial hacia la Tierra, en un trasfondo muy oscuro. Lo que yo veía era demasiado hermoso para ser aprehendido, demasiado ordenado y lleno de propósito para ser un mero accidente cósmico. Uno se siente obligado interiormente a alabar a Dios. Dios debe existir por haber creado aquello que yo tenía el privilegio de contemplar. La veneración y la acción de gracias surgen espontáneamente. Para eso debe existir el universo» (White p. 205).

Acertadamente comenta Joseph P. Allen: «Se ha discutido mucho sobre los pros y los contras de los viajes a la Luna, pero nunca oí a nadie argumentar que debíamos ir a la Luna para poder ver la Tierra desde fuera de la Tierra. Después de todo, esta debe haber sido seguramente la verdadera razón de que hayamos ido a la Luna» (White, p. 233). 

Efectivamente esta es la razón secreta e inconsciente de los viajes espaciales: descubrir la Tierra, el tercer planeta de un sol de quinta categoría, dentro de nuestra galaxia. El sistema solar en el cual está nuestra Tierra dista 27 mil años-luz del centro de la galaxia, la Vía Láctea, en la cara interna del brazo espiral de Orión. Ese sistema con la Tierra alrededor es casi nada y nosotros une quantité négligeable, cercana a cero. Y, sin embargo, desde aquí la Tierra a través de nosotros contempla el universo entero, del cual forma parte. Y a través de nuestra inteligencia, que pertenece al propio universo, él se piensa a sí mismo. Lo que cuenta en nosotros no es la cantidad sino la calidad, única, capaz de pensar, de amar el universo y de venerar a Aquel que lo sustenta permanentemente.

No solo descubrimos la Tierra. Descubrimos que somos aquella parte de la Tierra que piensa, ama y cuida. Por eso ser humano (homo en latín) viene de húmus, tierra fértil, y Adán procede de Adamah, tierra fecunda.

A partir de ahora nunca desaparecerá de nuestra conciencia que hemos descubierto la Tierra, nuestro hogar cósmico, y que somos la parte consciente, inteligente y amorosa de ella. Porque somos portadores de estas cualidades, nuestra misión es cuidar de ella como nuestra Casa Común, y de todos los demás seres que en ella habitan y que tienen el mismo origen que nosotros, por tanto son nuestros parientes.

Si es así, ¿por qué la hemos maltratado, superexplotado y estamos destruyendo las bases que sustentan nuestra vida? Si hay una lección que la Madre Tierra a través de la Covid-19 nos quiere transmitir es seguramente esta: 

«Tenéis que cambiar vuestra relación con la naturaleza y conmigo, si queréis que yo siga ofreciéndoos todo lo que necesitáis para vivir con una sobriedad compartida, en fraternidad y sororidad universales y bajo el cuidado amoroso con todos vuestros hermanos y hermanas de la gran comunidad de vida, tambiénmis hijos e hijas bien amados. En el pasado, en tiempos inmemoriales, os di a elegir entre “la vida y la muerte, la bendición y la maldición. Escoge la vida para que vivas tú y tu descendencia. Esta promesa la mantendré siempre”» (Deut 30,19).

Escojamos la vida. Es el llamamiento de la Madre Tierra. Es el designio del Creador.

*Leonardo Boff es ecoteólogo y ha escrito Covid-19: el contraataque de la Madre Tierra contra la humanidad, Vozes, 2ª edición 2021.

Traducción de M.ª José Gavito Milano

Nosso mundo corre risco de explosão e de implosão

O sonho do Papa Francisco formulado na Fratelli tutti de uma fraternidade sem fronteiras e de uma amizade social (n.6), fundamentos para uma nova ordem mundial, se funda na consciência de que estamos numa emergência planetária. As ameaças à vida e a  insustentabilidade da Terra levaram-no a dizer:”estamos no mesmo barco; ou nos salvamos todos ou ninguém se salva” (n.32).

Para isso devemos forçosamente mudar: fazer a transição de paradigmas, quer dizer, passar do paradigma dominante que criou a modernidade, do ser humano senhor e dono (dominus) da natureza não se entendendo parte dela e por isso podendo explorá-la como bem entender  para  o paradigma do irmão e da irmã (frater) pelo qual o ser humano se sente parte da natureza, irmão de todos os seres e com a missão de guardar e cuidar dela.

Em razão disso propõe como base de sustentação de sua proposta as virtudes ausentes ou vividas apenas subjetivamente no paradigma do “senhor e dono”: o amor universal, a amizade social, o cuidado para com tudo o que existe e vive, a solidariedade sem fronteiras, a ternura e gentileza em todas as relações entre os humanos e com a natureza. Ela universaliza tais virtudes que antes eram privatizadas. Portanto, sua alternativa se alimenta daquilo que é essencial e do melhor no ser humano, aquilo que de fato nos faz humanos.

O Papa se dá conta do inusitado da proposta, reconhecendo: “parece uma utopia ingênua, mas não podemos renunciar a este sublime objetivo” (n.190). Realmente há vozes de cientistas e sábios que nos advertem dos riscos que corremos. Elenco alguns para dar concreção e caráter de urgência  à proposta do Papa, quase no limite do desespero, não obstante a sua fé inabalável e sua enraizada esperança no “Deus, apaixonado amante da vida”(Sab 11,26; Laudato Sí n.77 e 89)

Em razão do arrojado de sua proposta recorre também àquilo sem o qual a vida não teria futuro: a virtude e o princípio esperança. “Precisamos alimentar a esperança que nos fala de uma realidade enraizada no profundo do ser humano, independentemente das circunstâncias concretas e dos condicionamentos históricos em que vive”(n.55).

 A esperança possui uma base objetiva: o caráter virtual da realidade. O dado objetivo não é todo o real. Pertence também ao real, o potencial e o utópico, aquilo que ainda não é mas pode ser. O dado atual nos diz que estamos nos comportando como o Satã da Terra,como  lobos uns para com os outros, reféns da cultura do capital, da competição ilimitada e do consumismo desenfreado.

Mas esse dado não é tudo, nem somos condenados a perpetuá-lo. Dentro de nós há também o potencial e  o utópico viável, o de sermos os cuidadores da vida, irmãos e irmãs uns dos outros e com todos os demais seres da natureza. Tal proposta vem enfaticamente pregada pela Fratelli tutti.

Esse potencial  pertence à nossa realidade. E se está potencialmente lá, pode ser ativado, pode ser feito projeto pessoal e político e pode inspirar práticas que darão um sentido salvador  à história. A esperança nos salvará do desespero e da destruição. Vale sempre esperar contra toda a esperança.

Entretanto, conscientizamo-nos dos graves riscos que pesam sobre nosso destino, como nos assinalem os melhores nomes das várias ciências da vida e da Terra. Demos apenas alguns exemplos:

O geneticista francês Albert Jacquard nos diz “que estamos fabricando uma Terra na qual ninguém de nós gostaria de viver. Devemos nos apressar porque a contagem regressiva já começou”(Le compte à rebous a-t-il commencée?(2009)

 Norberto Bobbio, notável jurista e filósofo, embora melancólico por temperamento, acreditava nas virtualidades de duas grandes revoluções do Ocidente: a dos direitos humanos e a da democracia. Ambas serviriam de base para a sua proposta por um pacifismo jurídico e político, capaz de equacionar o problema da violência como lógica do antagonismo entre os Estados. Mas os eventos do terrorismo globalizado, abalaram as convicções do velho e respeitado mestre. Numa de suas últimas entrevistas declarou:

Não saberia dizer como será o Terceiro Milênio. Minhas certezas caem e somente um enorme ponto de interrogação agita a minha cabeça: será o milênio da guerra de extermínio ou o da concórdia entre os seres humanos? Não tenho condições de responder a esta indagação”.

No final de sua vida, o grande historiador Arnold Toynbee (+1975), depois de escrever dez tomos sobre as grandes civilizações históricas, deixou consignada esta opinião sombria em seu ensaio autobiográfico Experiências de 1969:

“Vivi para ver o fim da história humana tornar-se uma possibilidade intra-histórica capaz de ser traduzida em fato não por um ato de Deus mas do homem”.

Severas são as advertências de Martin Rees, astrônomo real do Reino Unido. À base de muitos conhecimentos a que tem acesso afirma em seu livro “A Hora Final:alerta de um cientista”(2005):”A humanidade está em maior perigo do que já esteve em qualquer outra época de sua história…a nossa chance de sobreviver até o fim deste século não passa de 50%”(203.205)

Cabe  citar  ainda, por sua grande autoridade, a advertência de um dos maiores historiadores do século XX Eric Hobsbawn em se conhecido livro-síntese “Era dos Extremos”(1994). Concluindo suas reflexões pondera:

“O futuro não pode ser a continuação do passado…Nosso mundo corre o risco de explosão e implosão…Não sabemos para onde estamos indo. Contudo uma coisa é clara. Se a humanidade quer ter um futro que vale a pena, não pode ser pelo prolongamento do passado ou do presente. Se tentarmos construir o terceiro milênio sobre esta base, vamos fracassar. E  preço do fracasso ou seja, a alternativa para a mudança da sociedade é a escuridão”(p.562).

A pandemia do Covid-19 nos deixa uma grave advertência: se continuarmos agredindo a natureza e a Terra algo ainda  pior nos poderá  acontecer: outros vírus mais letais que o Covid-19 poderão nos assaltar.

Esta situação suscita uma indagação humanística e filosófica: dá para se ter esperança ainda no ser humano no sentido de ver e sentir o outro como irmão e irmã?  Pode ele melhorar sob o ponto de vista das relações sociais, da moralidade e da humanidade?  Ou somos condenados a viver a nossa tragédia histórica até o fim, até a nossa autodestruição? O Papa Francisco em suas encíclicas ecológicas não exclui semelhante tragédia (Cf.Laudato Si n.161).

Seguramente não há nenhuma resposta cabal para interrogações desta radicalidade. Mas se no pós-pandemia não iniciarmos transformação substanciais na forma de produzir,distribuir,consumir e e nos relacionar com a natureza então sim podemos ser surpreendidos com a destruição de grande parte da humanidade, senão de toda ela. A Mãe Terra, entre dores por perder filhos e filhas queridos mas rebeldes, continuará sua trajetória ao redor do Sol, mas sem nós.

Leonardo Boff, ecoteólogo,filósofo escreveu O doloroso parto da Mãe Terra: uma sociedade de fraternidade sem fronteiras e de amor e amizade social a sair em breve pela Vozes.


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Rai News-Roma :Manifesto alla Umanità

09/02/2021

Pierluigi Mele

“Bolsonaro è una minaccia globale”. Un appello dal Brasile di denuncia contro il folle operato del governo di Jair Bolsonaro di fronte alla pandemia

LA VITA PRIMA DI TUTTO

“Questo testo, elaborato da più persone, è frutto dell’impotenza. La pandemia sta uccidendo il popolo brasiliano. Non sappiamo a chi rivolgerci, poiché quelli che potrebbero fare qualcosa non lo fanno, per misteriosi disegni che sospettiamo quali possano essere. La decimazione del nostro popolo equivale a 6 guerre del Paraguay, in cui morirono 50.000 soldati brasiliani. Non possiamo assistere senza indignazione – scrive Leonardo Boff insieme a tanti altri anche vescovi– e senza fare nulla di fronte a questa guerra interna, il cui nemico è nel nostro paese e occupa la più alta carica della nazione. Ma esiste un’umanità, che ancora ha “umanià”;a già invaso l’intero Paese ed è arrivato anche negli USA. Si tratta di salvare vite umane; l’umanità stessa rischia di non riuscire a rigenerarsi totalmente. È la ragione etica e umanitaria che ci ha spinto a pubblicare questo manifesto, tradotto in più lingue. Vi chiediamo di sottoscriverlo per creare le condizioni politiche per trovare qualcuno che valorizzi la vita, non esalti la violenza o sia indifferente di fronte alla morte di migliaia di nostri connazionali già pi`de 160 mille e dieci millionii di contaminati. Non ci sono più fazzoletti per asciugare tante lacrime, non;è più la possibilità di un ultimo addio. Riprendendo un vescovo francescano scozzese del XIII secolo contro le troppe estorsioni fiscali: “non accettiamo, ci rifiutiamo e ci ribelliamo contro questa situazione nemica della vita” . L’appello ha già ricevuto l’appoggio di Mons. Mauro Morelli, Padre Júlio Lancellotti, Leonardo Boff, Chico Buarque de Holanda, Carol Proner, Zélia Ducan, Michael Löwy, Eric Nepomuceno, Ladislau Dawbor, Frei Betto, Yves Lesbaupin, Regina Zappa, Nicolelli, Emir Sader, Fabio Konder Comparato e di tanti esponenti della cultura, dei mvimento socili e della società civile brasiliana due giorni doppo la pubbicazione, più de cento mille di persone lo hanno sottoscrito. Pubblichiamo in una nostra traduzione dal portoghese.

Lettera aperta all’umanità

Viviamo in tempi bui, dove le persone peggiori hanno perso la paura e le
migliori hanno perso la speranza. Hannah Arendt

Il Brasile grida aiuto.

Brasiliane e brasiliani impegnati con la vita sono tenuti in ostaggio dal
genocida Jair Bolsonaro, che occupa la presidenza del Brasile con una
banda di fanatici guidati dall’irrazionalità fascista.

Quest’uomo senza umanità nega la scienza, la vita, la protezione
dell’ambiente e la compassione. L’odio dell’altro è la sua ragione
nell’esercizio del potere.

Il Brasile oggi soffre del collasso intenzionale del sistema sanitario.
L’abbandono della vaccinazione e delle misure preventive di base, lo stimolo
all’assembramento e alla rottura del confinamento, sommato alla totale
assenza di una politica sanitaria, creano l’ambiente ideale per nuove
mutazioni del virus e mettono a rischio i paesi vicini e tutta l’umanità.
Assistiamo con orrore allo sterminio sistematico della nostra popolazione, in
particolare dei poveri, degli afro-discendenti e degli indigeni.

Il mostruoso governo genocida di Bolsonaro è passato dall’essere solo una
minaccia per il Brasile a diventare una minaccia globale.

Ci appelliamo agli organismi nazionali – STF, OAB, Congresso Nazionale,
CNBB – al OMS e alle Nazioni Unite. Chiediamo urgentemente alla Corte Penale
Internazionale (CPI) di condannare la politica genocida di questo governo che
minaccia la civiltà.

La vita prima di tutto.

Per sottoscrivere l’appello: https://forms.gle/H8Y8pQMe3WhYjQrZA
(Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti)