I nuovi barbari: la Unione Europea e gli USA

Leonardo Boff

La vera guerra di sterminio che lo Stato di Israele, sotto il comando di un mascalzone di estrema destra, Benjamin Netanyahu, sta conducendo contro più di due milioni di palestinesi nella Striscia di Gaza, con il sostegno della più grande potenza militare del mondo, gli Stati Uniti e dell’intera Unione Europea e dei paesi NATO, ci legittima a chiamarli nuovi barbari. Hanno circondato in un porcile milioni di palestinesi sulla piccola striscia di terra, vicino al mare, per eliminarli meglio. Per peggiorare la loro perversità, gli hanno tagliato l’acqua, le scorte di cibo, l’energia e le medicine per gli ospedali. E per finire, hanno usato contro la popolazione bombe al fosforo bianco che bruciano le persone fino alle ossa.

Si è trattato di una reazione del tutto sproporzionata all’attacco terroristico di Hamas (la parte militarizzata della popolazione civile) compiuto contro Israele il 7 ottobre. La reazione non conosce limiti etici, umanitari e di minima compassione. Sono stati assassinati più di 11mila bambini, migliaia di madri, circa 70mila civili e centinaia e centinaia di feriti e anche le macerie di 400mila case distrutte da bombe ad alta potenza.

Come non chiamare barbarie questa carneficina da parte degli Stati Uniti e di coloro che hanno orgogliosamente affermato quanto segue nel Preambolo della Costituzione dell’Unione Europea:

Il continente europeo è portatore di civiltà, i suoi abitanti lo hanno abitato fin dagli albori dellumanità in fasi successive e nel corso dei secoli hanno sviluppato valori, base dellumanesimo: luguaglianza degli esseri umani, la libertà e il valore della ragione…” .

Questa visione non è dialettica. Non include né riconosce le frequenti violazioni di questi valori, le catastrofi che la cultura europea ha prodotto con ideologie totalitarie, guerre devastatrici, con la morte di circa 200 milioni di persone nel continente e nelle colonie, colonialismo, schiavitù, imperialismo, genocidio dei popoli originari (in un secolo morirono in Sud America, sotto l’azione degli europei 61 milioni di indigeni), decimando intere nazioni in netto contrasto con i valori proclamati. Ciò che la Unione Europea, in qualità di complice, sta facendo nella Striscia di Gaza dimostra la sua tradizionale arroganza e il suo atteggiamento ipocrita. Tralascio gli USA, sempre in guerra con qualche paese, commettendo le più grandi barbarie. Mi concentro solo sugli europei.

Tutta questa dimensione tragica è stata possibile solo perché l’altro non è mai stato riconosciuto, di fatto, come suo pari e, di conseguenza, il diverso non è mai stato rispettato. Questa concezione non è ancora stata superata nella coscienza della maggior parte dei paesi europei.

Prendiamo come esempio dell’inferiorizzazione degli altri, il trattamento riservato alle donne.

Nella cultura occidentale in generale (senza considerare le altre culture) aveva centralità la visione patriarcale e sessista che combinava e organizzava i valori principali nella forma maschile. A causa di questa dominazione, la donna fu sottomessa, emarginata e resa socialmente invisibile.

È stata creata una giustificazione ideologica per questa inferiorizzazione. È stata ricercata in Aristotele, che aveva coniato una concezione pregiudiziale, la cui risonanza è arrivata fino a San Tommaso d’Aquino, con echi in Freud e Lacan. Il filosofo affermava che la donna è “un uomo rimasto nel cammino”, “un essere incompiuto e inferiore” (ma in latino).

I settori tradizionalisti della Chiesa appaiono come bastioni culturali che mantengono viva e ancora riproducono questa inferiorizzazione delle donne. Per questi settori le donne non godono ancora della piena cittadinanza ecclesiastica. Ciò ha finito per prevalere nel Sinodo sull’Amazzonia, che intendeva dare un volto indigeno alla fede cristiana. Ha prevalso il paradigma sessista, romano e occidentale. Gli indios sposati non possono essere preti. Alle donne si è negato il sacerdozio; c’è stata una piccolissima concessione, la partecipazione all’amministrazione istituzionale della Chiesa. Ma non è loro consentito esercitare la libertà con riferimento, tra l’altro, al diritto riproduttivo, poiché costituiscono oltre il 50% della comunità cristiana.

Questa riduzione a uno stato di inferiorità delle donne divide l’umanità da cima a fondo. Conferisce troppo potere all’uomo. Questo, non riconoscendo l’alterità e l’uguaglianza delle donne, ha perso l’interlocutore che la natura e Dio gli avevano dato per vivere insieme in modo cooperativo. Quando la Genesi dice che sono immagine di Dio e fatti uomo e donna, intende questo fatto non come possibilità di riproduzione della specie. Ma come compagni tra loro e interlocutori permanenti.

Questo rapporto faccia a faccia tra uomo e donna, impedirebbe una relazione di dominio. E questa, per ragioni che qui non possiamo menzionare, è stata attuata. Senza la donna, l’uomo proietta la sua forza fisica e la sua capacità intellettuale nella logica della competizione, in cui solo uno vince e tutti gli altri perdono. Impedisce la cooperazione in cui tutti vincerebbero. Lascia il campo aperto all’emergere di strutture di potere che implicano gerarchizzazione ed esclusione. Si attribuisce di fatto al patriarcato e al sessismo il tipo di Stato centralizzato che abbiamo, la fabbricazione della guerra e l’istituzione di costumi sociali sessisti e di leggi discriminatorie.

Ma grazie alla lotta storica delle donne è in atto una sistematica demolizione delle false ragioni della società patriarcale. Loro hanno sviluppato una visione più olistica dell’uomo e della donna e della loro missione nella storia: creare relazioni di partenariato nel rispetto delle differenze in vista di una relazione più inclusiva e meno conflittuale tra i generi e a beneficio della pace politica e religiosa tra i popoli.

Ciò che, vergognosamente, sta accadendo a cielo aperto a Gaza è il prevalere della violenza maschilista, la spietatezza verso i più deboli e la pura e semplice eliminazione di persone che, secondo i sionisti radicali, non dovrebbero più esistere. Ma ribadisco che crediamo che, con molto sforzo, l’essere umano possa essere migliore: può fare della persona lontana un vicino e del vicino un fratello e una sorella. Ma quando?

Leonardo Boff ha scritto con Rose Marie Muraro i libri Feminino e Masculino: uma nova consciência para o encontro das diferenças, Record, RJ 2002/2010; O rosto materno de Deus, Vozes 11edições 2012.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

Os novos bárbaros: a Comunidade Europeia e os USA

Leonardo Boff

A verdadeira guerra de extermínio que o Estado de Israel, sob o comando de um celerado de extrema direita, Benjamin Netanyahu, está fazendo com os mais de dois milhões de palestinos da Faixa de Gaza, apoiado pela maior potência bélica do mundo, os USA e mais ainda pela inteira Comunidade Europeia (NATO) nos legitima de chamá-los de novos bárbaros. Cercaram como num chiqueirão os milhões da palestinos na pequena faixa de terra, junto ao mar, para melhor eliminá-los. Para agravar sua perversidade, cortaram-lhe a água, os suprimentos alimentares, a energia, os medicamentos para os hospitais. E para chegar ao cúmulo, usaram contra a população bombas de fósforo branco que queima as pessoas até os ossos.

Foi uma reação totalmente desproporcional contra um ataque terrorista do Hamas (a parte militarizada da população civil) feita contra Israel no dia 7 . A reação não conhece limites éticos, humanitários e de mínima compaixão.Mais de 11 mil crianças foram assassinadas, milhares de mães,cerca de 70 mil civis e centenas e centenas de feridos e ainda os escombros de 400 mil casas arrasadas com bombas de grande potência.

Como não chamar esta carnificina, de barbárie por parte dos USA e daqueles que,orgulhosamente consignaram no Preâmbulo da Constituição da União Europeia o seguinte:

O Continente europeu é portador de civilização, que seus habitantes a habitaram desde o início da humanidade em sucessivas etapas e que no decorrer dos séculos desenvolveram valores, base para o humanismo: igualdade dos seres humanos, a liberdade e o valor da razão…”.

 Esta visão não é dialética. Ela não inclui nem reconhece as frequentes violações destes valores, as catástrofes que a cultura europeia produziu com ideologias totalitárias, guerras devastadoras, matando cerca de 200 milhões no continente e nas colônias, colonialismo, escravagismo, imperialismo, genocídio de povos originários (num século morreram na América do Sul, sob a ação dos europeus 61 milhões de indígenas), dizimando inteiras nações em contraste frontal com os valores que proclamou. O que a Comunidade Europeia,  como cúmplice, está fazendo na Faixa de Gaza mostra a sua tradicional arrogância e atitude farisaica. Deixo de fora os USA que sempre vivem em guerra contra algum país,cometendo as maiores barbaridades.Detenho-me apenas nos europeus.

Toda esta dimensão trágica só foi possível porque nunca se reconheceu, de fato, o outro como seu semelhante e nunca se respeitou de forma consequente o diferente. Esta concepção não foi ainda superada na consciência da maioria dos países europeus.

Vamos tomar como exemplo a inferiorizarão do outro,  no caso do tratamento dado às mulheres.

Na cultura ocidental em geral (sem considerar outras culturas) tinha centralidade a visão patriarcal e machista que conjugou e organizou os principais valores na forma do masculino. Em razão desta dominação, a  mulher foi submetida, marginalizada e tornada socialmente invisível.

 Criou-se uma justificativa ideológica para esta interiorização. Ela foi buscada em Aristóteles que cunhou uma compreensão preconceituosa, cuja ressonância alcançou Santo Tomás de Aquino, com ecos em Freud e Lacan. O filósofo afirmou que a mulher é  “um homem que ficou a caminho”, “um ser inacabado e inferior” (mas  em latim).

Setores tradicionalistas da Igreja comparecem como  bastiões culturais que mantém viva e ainda reproduzem esta interiorização da mulher.Para esses setores as mulheres não gozam ainda de plena cidadania eclesial. Isso acabou prevalecendo no Sínodo Panamazônico, pelo qual se pretendia conferir um rosto indígena à fé crista. Predominou o paradigma machista, romano e ocidental.Índio casado não pode ser padre por não ser celibatário. Negou-se às mulheres o sacerdócio; concedeu-se a uma pequeníssima parcela, participar na administração institucional da Igreja. Mas não lhes foi permitido exercer a liberdade com referência ao direito reprodutivo, entre outros, sendo que são mais de 50% da comunidade cristã.

Esta interiorização da mulher cinde a humanidade de cima abaixo. Confere demasiado poder ao homem. Este, ao não reconhecer a alteridade e a igualdade da mulher, perdeu o interlocutor que a natureza e Deus lhe haviam dado para juntos viverem de forma cooperativa.Quando o Gênesis diz que são imagem de Deus e feitos homem e mulher, entende este fato não como possibilidade de reprodução da espécie. Mas como companheiros entre si e permanentes interlocutores.

Esse cara- a- cara entre homem e mulher, impediria uma relação de dominação. E essa, por razões que não cabe aqui referir, se implantou. Sem a mulher, o homem projeta sua força física e capacidade intelectual na lógica da competição na qual só um ganha e todos os demais perdem. Impede a cooperação na qual todos ganhariam. Deixa o campo aberto ao surgimento de estruturas de poder que implicam hierarquização e  exclusão. Efetivamente tributa-se  ao patriarcalismo e ao machismo o tipo de Estado centralizado que temos, a fabricação da guerra e o estabelecimentos de costumes sociais machistas e de leis discricionárias.

Mas graças à luta histórica das mulheres está se operando uma demolição sistemática das falsas razões da sociedade patriarcal. Elas elaboraram um visão mais holística do homem e da mulher e de sua missão na história: criar relações de parceria no respeito às diferenças em vista de uma relação mais includente e menos conflitiva entre os gêneros e em benefício da paz política e religiosa entre os povos.

O que, vergonhosamente, está ocorrendo a céu aberto em Gaza, é a prevalência da violência masculinista, da impiedade para com os mais fracos e a pura e simples eliminação de pessoas que para os sionistas radicais nem deveriam mais existir. Mas reitero que com muito esforço cremos que o ser humano pode ser melhor: pode fazer do distante um próximo e  do próximo um irmão e uma irmã. Mas quando?

Leonardo Boff escreveu com Rose Marie Muraro o livro Feminino e Masculino:uma nova consciência para o encontro das diferenças,Record,RJ 2002/2010; O rosto materno de Deus, Vozes 11edições 2012.

Dove stiamo andando?

         Leonardo Boff

C’è una convergenza di innumerevoli crisi che affliggono l’intera umanità. Senza bisogno di menzionarli, mi limito a due, estremamente pericolose e perfino letali: una guerra nucleare tra le potenze militariste, sfidandosi per l’egemonia nel governo del mondo. Dato che la sicurezza non è mai totale, funzionerebbe la formula 1+1 = 0. Ovvero, l’uno distruggerebbe l’altro e insieme trascinerebbero nella distruzione l’intero sistema della vita umana. La Terra continuerebbe ad essere impoverita, piena di ferite, ma continuerebbe a girare ancora attorno al sole, non sappiamo per quanti milioni di anni. Questo Satana della vita che è l’essere umano squilibrato, sarebbe colui che ha perso la sua dimensione sapiente.

L’altro è il crescente cambiamento climatico che non sappiamo a quale grado Celsius si stabilizzerà. Un fatto è innegabile, affermato dagli stessi scienziati scettici: la scienza e la tecnologia sono arrivate tardi. Abbiamo superato il punto critico in cui potevano ancora aiutarci. Ora possono solo avvisarci degli eventi estremi che arriveranno e mitigarne gli effetti dannosi. I climatologi suggeriscono che, nei prossimi anni, il clima potrebbe stabilizzarsi, a livello globale, intorno ai 38-40 gradi Celsius. In altre regioni può raggiungere i 50°C circa. Ci saranno milioni di vittime, soprattutto tra i bambini e gli anziani che non riusciranno ad adattarsi alla mutata situazione sulla Terra.

Questi stessi scienziati hanno messo in guardia gli Stati dal fatto che milioni di migranti lasceranno le loro amate terre a causa del caldo eccessivo e della frustrazione dei raccolti alimentari. Possibilmente, ed è auspicabile, che ci sia una governance planetaria globale e plurale, fatta di rappresentanti dei popoli e delle classi sociali per pensare alla mutata situazione della Terra, non rispettando gli obsoleti limiti tra le nazioni. Si tratta di salvare non questo o quel paese, ma tutta l’umanità. Papa Francesco lo ha detto più volte realisticamente: questa volta non c’è l’arca di Noè che salva alcuni e lascia perire gli altri: “o ci salviamo tutti o non si salva nessuno”.

Come si vede siamo di fronte ad una situazione limite. La coscienza di questa urgenza è molto debole nella maggioranza della popolazione, intorpidita dalla propaganda capitalista per un consumo sfrenato e dagli stessi Stati, in gran parte controllati dalle classi dominanti. Questi guardano solo l’orizzonte davanti a loro, creduloni di un progresso illimitato verso il futuro, senza prendere sul serio che il pianeta è limitato e non può farcela e che abbiamo bisogno di 1,7 pianeti Terra per soddisfare i loro sontuosi consumi.

Esiste una via d’uscita da questo accumulo di crisi, di cui ci limitiamo a due? Credo che né il Papa né il Dalai Lama, né alcun saggio privilegiato possano prevedere quale sarà il nostro futuro. Se guardiamo alle malvagità del mondo, dobbiamo essere d’accordo con José Saramago che diceva: “Non sono un pessimista; è la situazione che è pessima”. Ricordo l’affascinante San Francesco d’Assisi che, incantato, vide il lato luminoso della creazione. Chiedeva, però, ai suoi confratelli: di non considerare troppo i mali del mondo per non avere motivi per lamentarsi di Dio. In un certo senso siamo tutti un po’ come Giobbe, che si lamentava pazientemente di tutti i mali che lo affliggevano. Anche noi ci lamentiamo perché non capiamo il perché di tanta malvagità e, soprattutto, perché Dio resta in silenzio e permette che, spesso, il male trionfi, come avviene adesso di fronte al genocidio dei bambini innocenti nella Striscia di Gaza. Perché non interviene per salvare i suoi figli e le sue figlie? Non è Lui “l’appassionato amante della vita” (Sapienza 11:26)?

A Freud, che non si considerava un uomo di fede, si attribuisce il merito di aver detto quanto segue: “se mi presento davanti a Dio, ho più domande da fargli di quante ne abbia lui con me, perché ci sono tante cose che non ho mai capito quando ero in Terra”.

Né la filosofia né la teologia sono riuscite finora a offrire una risposta convincente al problema del male. Si tratta tutt’al più di affermare che Dio, avvicinandosi a noi attraverso l’incarnazione – non per divinizzare l’essere umano – ma per umanizzare Dio – ha voluto dire che questo Dio ci accompagna nell’esilio, si fa carico del nostro dolore fino alla disperazione sulla croce. Questo è grandioso, ma non risponde al perché del male. Perché anche il Dio umano ha dovuto soffrire? «Pur essendo Figlio di Dio, imparò l’obbedienza dalle sofferenze patite» (Ebrei, 5,8). Questa proposta non fa scomparire il male. Esso resta come una spina nella carne.

Forse dobbiamo accontentarci dell’affermazione di San Tommaso d’Aquino che scrisse, certo, uno dei trattati più brillanti “Sul male” (De Malo). Alla fine egli si arrende all’impossibilità della ragione di rendere conto del male e conclude: “Dio è così potente che può trarre il bene dal male”. Questa è fede fiduciosa, non ragione raziocinante.

Ciò che possiamo dire con una qualche certezza: se l’umanità, soprattutto, il sistema del capitale con le sue grandi multinazionali globalizzate continua con la sua logica di sfruttamento fino all’esaurimento dei beni e dei servizi naturali in funzione della loro illimitata accumulazione, allora possiamo dire, secondo l’espressione di Sigmunt Bauman : “andiamo a ingrossare il corteo di coloro che si dirigono verso la propria tomba”.

Dopo aver commesso il peggior crimine mai perpetrato nella storia: l’omicidio giudiziario del Figlio di Dio, inchiodandolo alla croce, nulla è più impossibile. Come disse J.P.Sartre dopo i bombardamenti di Hiroshina e Nagasaki: “l’essere umano si è impossessato della propria morte”. E Arnold Toynbee, il grande storico, commentava: “non abbiamo più bisogno che Dio intervenga per porre fine alla sua creazione; spetta alla nostra generazione testimoniare la possibilità della propria distruzione”.

Pessimismo? No. Realismo. Ma appartiene anche alla nostra possibilità di compiere quell’atto di fede che si inscrive come possibile emergenza del processo cosmogenico: crediamo che il vero signore della storia e del suo destino non è l’essere umano, ma il Creatore che dalle rovine e dalle ceneri può creare un uomo nuovo e una donna nuova, un nuovo cielo e una nuova Terra. Là la vita è eterna e regnerà l’amore, la festa, l’allegria e la comunione di tutti con tutti e con la Realtà Suprema. Et tunc erit finis.

Leonardo Boff ha scritto: Cuidar da Terra-proteger a vida: como escapar do fim do mundo, Record, Rio de Janeiro 2010; A nossa ressurreição na morte, Vozes 2012.

(traduzione dal portoghese di Gianni Alioti)

¿HACIA DÓNDE ESTAMOS YENDO?

Leonardo Boff*

Hay una convergencia de innumerables crisis que están afligiendo a toda la humanidad. Sin necesidad de citarlas todas, voy a restringirme a dos, extremadamente peligrosas, incluso letales: una guerra nuclear entre las potencias militaristas, disputándose la hegemonía en la dirección del mundo. Como nunca hay total seguridad, ahí funcionaría la fórmula 1+1=0, o sea, se llevaría consigo todo el sistema-vida humana. La Tierra continuaría, empobrecida, llena de llagas, pero todavía giraría alrededor del sol, no sabemos durante cuantos millones de años, pero sin ese Satán de la vida que es el ser humano demente que perdió su dimensión de sapiente.

La otra es el cambio climático creciente que no sabemos en cuántos grados Celsius se va a estabilizar. Un hecho es innegable, afirmado por los propios científicos escépticos: la ciencia y la técnica han llegado atrasadas. Hemos pasado el punto crítico en el que ellas todavía nos podrían ayudar. Ahora solo pueden advertirnos de los eventos extremos que vendrán y disminuir los efectos dañinos. Algunos climatólogos sugieren que en los años venideros el clima posiblemente se establecería en términos globales en torno a los 38-40 grados Celsius. En otras regiones podría llegar en torno a los 50°C. Habrá millones de víctimas, especialmente entre los niños y las personas mayores, que no conseguirán adaptarse a la nueva situación de la Tierra.

Esos mismos científicos han advertido a los Estados sobre el hecho de millones de migrantes, que dejarán sus tierras queridas debido al exceso de calor y a la frustración de las cosechas de alimentos. Es posible y deseable que obligatoriamente haya una gobernanza planetaria global y plural, constituida por representantes de los pueblos y de las clases socialespara pensar sobre la situación modificada de la Tierra, que no respete los límites de las naciones. Se trata de salvar no este o aquel país, sino a toda la humanidad. Con realismo el Papa Francisco ha dicho varias veces: “esta vez no hay un arca de Noé que salva a algunos y deja a los demás: “o nos salvamos todos o nadie se salva”.

Como se deduce, estamos ante una situación límite. La conciencia de esta urgencia es muy débil en la mayoría de la población, entorpecida por la propaganda capitalista de un consumo sin freno y la de los propios estados, controlados en gran parte por las clases dominantes. Estas solo miran a un horizonte por delante, crédulas de un progreso ilimitado en dirección al futuro, sin tomar nunca en serio que el planeta es limitado y no aguanta, y que necesitamos 1,7 planetas Tierra para satisfacer su consumo suntuoso.

¿Hay una salida para este acúmulo de crisis, a dos de las cuales nos hemos restringido? Creo que ni el Papa ni el Dalai Lama, ni ningún sabio privilegiado pueden predecir cuál sea nuestro futuro. Si miramos las maldades del mundo tenemos que dar la razón a José Saramago, que decía: “No soy pesimista; la situación es la que es pésima”. Recuerdo al cautivador San Francisco de Asís que, encantado, veía el lado luminoso de la creación. Pedía sin embargo a sus cofrades: no consideren demasiado los males del mundo para no tener motivos para reclamar a Dios. En cierta manera todos somos un poco Job que reclamaba, pacientemente, por todos los males que lo afligían. Nosotros también reclamamos porque no entendemos el porqué de tanta maldad, especialmente por qué Dios se calla y permite que, muchas veces, el mal triunfe como ahora frente al genocidio de niños inocentes en la Franja de Gaza. ¿Por qué no interviene para salvar a sus hijos e hijas? ¿No es Él “el apasionado amante de la vida” (Sabiduría 11,26)?

Se atribuye a Freud, que no se consideraba un hombre de fe, la frase siguiente: si me presento delante de Dios, tengo más preguntas que hacerle a él que él a mí, pues hay tantas cosas que nunca entendí cuando estaba en la Tierra.

Ni la filosofía ni la teología consiguieron hasta hoy ofrecer una respuesta convincente al problema del mal. Lo máximo fue afirmar que Dios, al aproximarse a nosotros por la encarnación –no para divinizar al ser humano sino para humanizar a Dios– va con nosotros al exilio, asume nuestro dolor y hasta la desesperación en la cruz. Eso es grandioso, pero no responde al por qué del mal. ¿Por qué Dios humanado tuvo que sufrir también él y “aunque fuera Hijo de Dios, aprendió la obediencia por medio de los sufrimientos que tuvo” (Hebreos,5,8)?. Esa propuesta no hace desaparecer el mal. Continúa como una espina en la carne.

Tal vez tengamos que contentarnos con la afirmación de Santo Tomás de Aquino que escribió, así reconocido ampliamente, uno de los más brillantes tratados “Sobre el Mal”( De Malo). Al final, se rinde ante la imposibilidad de la razón para explicar el mal y concluye: “Dios es tan poderoso que puede sacar un bien del mal”. Eso es fe confiante, no razón razonante.

Lo que podemos decir con cierta seguridad es: si la humanidad, especialmente el sistema del capital con sus grandes corporaciones globalizadas, continúa con su lógica de explotar hasta agotar los bienes y servicios naturales en función de su acumulación ilimitada, entonces podremos decir con la expresión de Zygmunt Bauman que “engrosaremos el cortejo de aquellos que se dirigen hacia su propia sepultura”.

Después de haber cometido el peor crimen perpetrado en la historia: el asesinato judicial del Hijo de Dios, clavándolo en la cruz, nada ya es imposible. Como dijo J.P.Sartre después de las bombas sobre Hiroshima y Nagasaki: el ser humano se ha apropiado de la propia muerte. Y Arnold Toynbee, el gran historiador, comentó: ya no necesitamos que Dios intervenga para poner fin a su creación; cupo a nuestra generación presenciar la posibilidad de su propia destrucción.

¿Pesimismo? No. Realismo. Pero también tenemos la posibilidad de dar el salto de la fe que se inscribe como una posible emergencia del proceso cosmogénico: creemos que el verdadero señor de la historia y de su destino no es el ser humano, sino el Creador, que de las ruinas y de las cenizas puede crear un hombre nuevo y una mujer nueva, un nuevo cielo y una nueva Tierra. Allí la vida es eterna y reinará el amor, la fiesta, la alegría y la comunión de todos con todos y con la Suprema Realidad. Et tunc erit finis.

*Leonardo Boff ha escrito: Cuidar la Tierra-proteger la vida: cómo escapar del fin del mundo, Nueva Utopía, Madrid 2011; Nuestra resurrección en la muerte, Vozes 2012, Sal Terrae en español.