L’urgenza di un umanesimo minimo

                          Leonardo Boff

Il mio sentimento del mondo mi dice che forse mai nella storia degli ultimi tempi abbiamo vissuto, a livello universale, tanta disumanità. Quando parlo di disumanità voglio esprimere il totale disprezzo per il valore dell’essere umano nei confronti di un altro essere umano che è diverso, sia esso per etnia (nero, indigeno, palestinese), sia politico (fondamentalisti, conservatori), sia religioso (musulmani, animisti), sia di genere (donne e LGBT+). Per un paio di scarpe da ginnastica qualcuno è morto. Una piccola disputa stradale può finire con un omicidio a colpi di arma da fuoco.

Per non parlare della guerra Russia-Ucraina (dietro ci sono gli USA e la Comunità Europea). La più spaventosa disumanità è vista apertamente dall’umanità intera, attraverso i media digitali: la decimazione di un intero popolo, i palestinesi della Striscia di Gaza e le migliaia di bambini innocenti sacrificati dalla furia vendicativa dell’attuale primo ministro israeliano di estrema destra, Banjamin Netanyahu. Il suo ministro della Difesa ha dichiarato esplicitamente che i palestinesi nella Striscia di Gaza (soprattutto il ramo militare di Hamas che ha perpetrato un atto terroristico contro Israele il 7 ottobre 2023 con più di mille vittime) sono come animali, sono subumani e dovrebbero essere così trattati, possibilmente, sterminati.

Circondati da ogni parte, come in un campo di sterminio, gli abitanti della Striscia di Gaza sono costantemente attaccati giorno e notte dal cielo, da terra e dal mare dalle forze di guerra del governo israeliano. Molti muoiono di sete, di fame, sotto le macerie e per le ferite riportate, perché tutto è stato loro negato.

Nemmeno lontanamente si alimenta l’idea che siamo tutti umani, della stessa specie di esseri e, quindi, che esiste un innegabile legame di fratellanza tra tutti. Tutti respirano, tutti mangiano, tutti camminano sullo stesso terreno, tutti ricevono gli stessi raggi del sole e le stesse gocce di pioggia. Tutti, non importa quanto sia alta la loro posizione sociale, devono soddisfare i bisogni della natura. Il re d’Inghilterra non può dire al suo servitore: vai a fare pipì al mio posto. In questo caso regna la democrazia più radicale, a grado zero, che comprende re, regine, papi, milionari, gente semplice del popolo, uomini e donne, bambini e anziani.

Perché non siamo in grado di trattarci a vicenda umanamente? Cioè accogliendoci come membri della stessa specie homo, rispettandoci reciprocamente nei diversi modi di organizzare la vita sociale e personale, nelle abitudini, nelle tradizioni, nelle espressioni religiose e nelle pratiche sessuali. Cosa c’è in noi che ci rende nemici gli uni degli altri, omicidi, fratricidi, etnocidi e, ultimamente, biocidi? C’è chi sostiene che l’uomo di Neanderthal, anch’egli uomo pensante, sarebbe stato sterminato dall’homo sapiens.

È già stato osservato dai bio-antropologi che siamo una specie estremamente attiva, irrequieta, violenta e forse di breve durata su questo pianeta. D’altra parte, genetisti e neurologi confermano che appartengono al nostro DNA (cfr. Watson, Crik, Maturana) l’amore, la solidarietà e il sentimento di appartenenza. Esistono modi per mettere sullo stesso piano questi dati apparentemente contraddittori? Perché abbiamo raggiunto gli attuali livelli di disumanità?

Non conosco alcuna risposta soddisfacente. Ciò che possiamo dire, come hanno sostenuto tanti pensatori, è che l’essere umano, per la sua condizione esistenziale, è contemporaneamente sapiens e demens. È mosso da impulsi contraddittori che convivono nella stessa persona, uno di distruzione e l’altro di costruzione. Ho lavorato con due categorie: la dimensione sim-bolica dell’essere umano (ciò che unisce e aggrega) e la dimensione dia-bolica (ciò che disunisce e disaggrega). Entrambe coesistono, si confrontano e portano dinamismo alla storia.

Per un certo periodo, per molteplici ragioni che non possiamo qui discutere, ha prevalso la dimensione sim-bolica. Cosi emerge una società di convivenza pacifica e collaborativa. In un altro prevale la dimensione dia-bolica, che lacera il tessuto sociale, produce violenza e perfino guerre. Temo che attualmente siamo sotto il predominio del dia-bolico, poiché prevalgono il pensiero fondamentalista, fascista e l’uso della violenza per risolvere i problemi umani.

Non basta descrivere questa fenomenologia della dualità. Dobbiamo scavare più a fondo. Credo che la causa principale della disumanità attuale e storica risieda nell’erosione della Matrice Relazionale (Relational Matrix). Ovvero, nel corso della storia, lentamente ma alla fine in modo completo, abbiamo rotto la sensazione che siamo tutti interconnessi, che si stabiliscono relazioni tra tutti gli esseri, formando il grande insieme della natura, della Terra e perfino del cosmo.

Con l’irruzione della ragione e il suo utilizzo come potere di dominio, abbiamo rotto con la Matrice Relazionale. Ci siamo considerati signori e padroni delle cose. Possiamo usarle senza scrupoli a nostro beneficio, con il falso presupposto che esse non abbiano valore in sé e, quindi, siano prive di scopo, compreso il pianeta Terra. Così è stato fondato il paradigma della modernità.

Questa rottura si mostra oggi estremamente dannosa, poiché la natura, o la Terra, si sta rivoltando contro di noi, inviandoci eventi estremi, una serie di virus letali e, negli ultimi tempi, il riscaldamento globale ormai diventato irreversibile. Ha introdotto una nuova e pericolosa fase del pianeta Terra e della storia umana.

La rottura della Matrice Relazionale con gli esseri della natura ha portato alla rottura con la sua origine, con il Creatore di tutte le cose. Quella che è stata chiamata “la morte di Dio” significa che abbiamo perso quel Legame che dava coesione e senso di pienezza alla nostra vita e all’esistenza di un Senso ultimo della vita e della storia. La proclamazione della morte di Dio (la sua assenza nella nostra coscienza personale e collettiva) ha dato origine a esseri umani sradicati e immersi in una profonda solitudine. L’opposto di una visione umanistico-spirituale del mondo che sostiene che la vita ha un senso e che la storia non finisce nel vuoto, non è il materialismo o l’ateismo. È lo sradicamento e il sentimento di essere soli nell’universo e perduti, cosa che una visione umano-spirituale del mondo impediva.

Oggi dobbiamo ritornare alla nostra essenza per rifondare un umanesimo minimo. Cioè, ponendo come linee guida della nostra esistenza e convivenza su questo pianeta la cura reciproca e per con la comunità di vita, l’amore come la più grande forza aggregante e umanizzante di tutte le relazioni, facendo emergere interiormente la nostra forza di solidarietà soprattutto con quelli che restano indietro, un’opzione collettiva per la corresponsabilità per il destino comune e, infine, l’aprirci a quell’Energia potente e amorevole che intuiamo nel nostro proprio essere come ragione e sostegno di tutta la realtà. Possiamo dargli mille nomi o nessuno. Le religioni lo chiamano Dio, i cosmologi lo chiamano Abisso che nutre tutti gli esseri, o come preferisco, “quell’Essere che fa esistere tutti gli esseri”. Dimentichiamo i nomi e concentriamoci su questa Energia Intelligente e Suprema che sostiene ed è alla base di tutti gli esseri e fenomeni. È una visione umano-spirituale delle cose.

Su questi presupposti potremo fondare un umanesimo minimo, con il quale tutti si riconosceranno come compagni dello stesso viaggio su questo pianeta, come fratelli e sorelle di tutte le cose (poiché abbiamo la stessa base genetica) reciprocamente. Per essere realistici, il dato sim-bolico e dia-bolico saranno presenti, ma sotto la reggenza del sim-bolico.

In questo modo costruiremo una convivenza umana nella quale non sarà tanto difficile accoglierci reciprocamente e nella quale potrà fiorire la solidarietà essenziale e l’amore “che muove il cielo, tutte le stelle” e i nostri cuori. O faremo questo passo oppure ci divoreremo a vicenda.

Leonardo Boff ha scritto Terra madura: uma teologia da vida, São Paulo, Planeta 2023. (traduzione dal portoghese di Gianni

La urgencia de un humanismo mínimo

    Leonardo Boff*

Mi sentimiento del mundo me dice que posiblemente nunca en la historia de los últimos tiempos hemos vivido, a nivel universal, tanta inhumanidad. Cuando hablo de inhumanidad quiero expresar  el total desprecio del valor del ser humano para otro ser humano diferente, ya sea de etnia (negros, indígenas, palestinos), sea político (fundamentalistas, conservadores), sea de religión (musulmanes, umbandistas), sea de género (mujeres y personas LGBT+). Por unas zapatillas se mata a una persona. Una pequeña discusión de tráfico puede terminar en un asesinato a tiros.  

Sin  hablar de la guerra Russia-Ucrania (por detrás estan los USA y la NATO), toda la humanidad está presenciando la más terrible inhumanidad, a través de los medios  digitales, a cielo abierto: la destrucción de todo un pueblo, los palestinos de la Franja de Gaza, con miles de niños inocentes sacrificados por la furia vengativa del actual primer ministro israelí Benjamín Netanyahu. Su ministro de Defensa declaró explícitamente que los palestinos de la Franja de Gaza (especialmente el brazo militar de Hamas que perpetró un acto terrorista contra Israel el 7 de octubre de 2023 con más de mil víctimas) son como animales, son sub-humanos y así deben ser tratados, eventualmente, exterminados.

Cercados por todas partes, como en un campo de exterminio, los que viven en la Franja de Gaza están siendo  atacados permanentemente de día y de noche, por tierra, mar y aire por las fuerzas de guerra del gobierno israelí. Muchos mueren de sed, de hambre bajo los escombros y de sus heridas, pues les es  negado todo.

Ni de lejos se alimenta la idea de que todos somos humanos, del mismo género de seres y, por lo tanto, que existe un lazo innegable de hermandad entre todos. Todos respiramos, todos pisamos el mismo suelo, todos recibimos los mismos rayos de sol y las gotas de lluvia. Todos, por altos que sean sus cargos, tenemos que atender las necesidades de la naturaleza. El rey de Inglaterra no puede decir a su servidor: vete a hacer pipí por mi. En este punto reina la más radical democracia en grado cero, que incluye a reyes, reinas,  papas, millonarios, gente sencilla del pueblo, hombres y mujeres, niños y ancianos.

¿Por qué somos incapaces de tratarnos humanamente? Es decir, de acogernos  como miembros de la misma especie homo,  respetarnos en nuestras distintas formas de organizar la vida social y personal, los hábitos, tradiciones,  expresiones religiosas y prácticas  sexuales. ¿Qué existe en nosotros que nos hace  enemigos unos de otros, homicidas, fratricidas, etnocidas y últimamente biocidas? Hay algunos que afirman que el hombre de Neandertal, también un humano pensante, habría sido exterminado por el homo sapiens.

Los bioantropólogos ya han observado que somos una especie extremadamente activa, inquieta, violenta y posiblemente con poca duración sobre este planeta. Por otro lado, genetistas y neurólogos  (cf.Watson, Crik, Maturana) constatan que pertenece a nuestro ADN el amor, la solidaridad,  el sentimiento de pertenencia. ¿Hay cómo   encajar estos datos aparentemente contradictorios? ¿Por qué  hemos llegado a los niveles de inhumanidad actuales?

No conozco ninguna respuesta satisfactoria. Lo que podemos decir, como han sostenido tantos pensadores, es que el ser humano, por su condición existencial, es simultáneamente sapiens y demens. Está movido por impulsos contradictorios que conviven en la misma persona, uno de destrucción y otro de construcción. He trabajado con dos categorías:  la dimensión sim-bólica del ser humano (la que une y congrega) y la dimensión dia-bólica (la que desune y desagrega). Ambas conviven, se enfrentan y aportan dinamismo a la historia.

En ocasiones, por múltiples razones que no podemos exponer aquí, predomina la dimensión simbólica. Así surge una sociedad de convivencia pacífica y colaboradora. En otras, impera la dimensión dia-bólica que desgarra el tejido social, produce violencia e incluso guerras. Temo que estamos en este momento bajo el predominio de lo dia-bólico, pues prevalece el pensamiento fundamentalista, fascista y de uso de la violencia para resolver los problemas humanos.

No basta describir esta fenomenología de dualidad. Tenemos que cavar más hondo. Estimo que la causa principal de la inhumanidad actual e histórica reside en la erosión de la Matriz Relacional (Relational Matrix). Es decir, a lo largo de la historia, lentamente pero finalmente de forma cabal, rompemos el sentimiento de que todos estamos interligados, de que se instauran relaciones entre todos los seres, formando el gran todo de la naturaleza, de la Tierra e incluso del cosmos.

Con la irrupción de la razón y su uso como poder de dominación, hemos roto con la Matriz Relacional. Nos hemos considerado señores y dueños de las cosas. Podemos usarlas sin el menor escrúpulo en  benefício nuestro, con el falso supuesto de que ellas no poseen valor en sí mismas y, por eso, carecen de propósito, inclusive el planeta Tierra. Así se fundó el  paradigma de la modernidad.

Esa ruptura se muestra hoy extremadamente dañina, pues la naturaleza, o la Tierra, están volviéndose contra nosotros, enviándonos eventos extremos, una gama de virus letales y, en los últimos tiempos, el calentamiento global, que ya no tiene vuelta atrás. Ha iniciado una nueva y peligrosa fase del planeta Tierra y de la historia humana.

La ruptura de la Matriz Relacional con los seres de la naturaleza llevó a una ruptura con su origen, con el Creador de todas las cosas. Lo que se llamó “la muerte de Dios” significa que perdimos aquel Eslabón que daba cohesión y sentido de plenitud a nuestra vida y la existencia de un Sentido último de la vida y de la historia. La proclamación  de la muerte de Dios (su ausencia en nuestra  conciencia personal y colectiva) dio origen a seres humanos desenraizados y hundidos en una profunda soledad. Lo opuesto a una visión  humanístico-espiritual del mundo, que sustenta que la vida tiene sentido y la  historia no termina en el vacío, no  es el materialismo o el ateísmo: es el desenraizamiento y el sentimiento de que estamos solos en el universo y perdidos, cosa que una visión humano-espiritual del mundo impedía.

Hoy tenemos que volver a nuestra propia esencia para refundar un humanismo mínimo. Quiero decir,  colocar como marcos orientadores de nuestra existencia y coexistencia en este planeta  el cuidado de unos a otros y de la comunidad de vida, el amor como la mayor fuerza congregadora y humanizadora de todas las relaciones, desentrañar de nuestro interior nuestra potencia de solidaridad especialmente con los que quedaron atrás, una opción colectiva por la co-responsabilidad sobre el destino común, y, finalmente, abrirnos a aquella Energía poderosa y amorosa que intuimos en nuestro propio ser como razón y soporte de toda la realidad. Podemos darle mil nombres o ninguno. Las religiones la llaman Dios, los cosmólogos, Abismo alimentador de todos los seres, o lo que prefiero, “aquel Ser que hace ser a todos los seres”. Olvidemos los nombres y concentrémonos en esa Energía Inteligente y Suprema que sustenta y subyace a todos los seres y fenómenos. Es una visión humano-espiritual de las cosas.

Sobre estos presupuestos podremos fundar un humanismo mínimo, mediante el cual todos nos reconoceremos como compañeros del mismo  caminar en este planeta y como hermanos y hermanas de todas las cosas (pues tenemos la misma base genética) y unos de otros. Para ser realistas, el dato sim-bólico y dia-bólico estará presente, pero bajo la regencia de lo sim-bólico.

De esta forma construiremos una convivencia humana en la cual no será tan difícil acogernos los unos a los otros y en la que podrá florecer la solidaridad esencial y el amor “que mueve el cielo, todas las estrellas” y nuestros  corazones. O damos este paso o nos devoraremos unos a otros.

*Leonardo Boff ha escrito Tierra madura: una teología de la vida, São Paulo, Planeta 2023.

Traducción de María José Gavito Milano

A urgência de um humanismo mínimo

                                    Leonardo Boff

Meu sentimento do mundo me diz que possivelmente nunca na história dos últimos tempos tenhamos vivido, a nível universal, tanta desumanidade. Quando falo em desumanidade quero expressar  o desprezo total pelo valor  do ser humano para com outro ser humano diferente, seja de etnia (negros, indígenas, palestinos), seja político (fundamentalistas,conservadores), seja de religião (muçulmanos,candomblé), seja de gênero (mulheres e LGBTQ+). Por um tênis alguém é morto. Uma pequena discussão de trânsito pode terminar num assassinato à bala.

Sem falar da guerra Rússia-Ucrânia (por detrás estão os USA e a NATO), a mais espantosa desumanidade está sendo assistida por  toda a humanidade, através das mídias digitais, a céu aberto: a dizimação de todo um povo, palestinos da Faixa de Gaza, centenas de mulheres e  milhares de crianças inocentes sacrificadas pela fúria vingativa do atual primeiro ministro israelense, de extrema-direita, Banjamin Netanyahu. Seu ministro da Defesa declarou explicitamente que os palestinos da Faixa de Gaza (especialmente o ramo militar Hamas que perpetrou um ato terrorista contra Israel a 7 de outubro de 2023 com cerca de 1200 vítimas) são como animais, são sub-humanos e assim devem ser tratados, eventualmente, exterminados.

Cercados por todos os lados, como num campo de extermínio,os que vivem na Faixa de Gaza são permanentemente atacados dia e noite por ar,terra e mar pelas forças de guerra do  governo israelense. Muitos morrem de sede, de fome, sob os escombros e de seus ferimentos, pois, tudo lhes é negado.

Nem de longe se alimenta a ideia de que somos todos humanos, do mesmo gênero de seres e, portanto, vigora um inegável um laço de irmandade entre todos. Todos respiram,todos comem,todos pisam o mesmo solo, todos recebem os mesmos raios de sol e as gotas de chuva. Todos, por mais altos que sejam seu cargos, têm que atender as necessidades da natureza. O rei da Inglaterra não pode dizer ao seu serviçal: vá fazer pipi no meu lugar. Nesse ponto reina a mais radical democracia em grau zero, incluindo, reis, rainhas, papas, milionários, simples gente do povo, homens e mulheres, crianças e idosos.

Por que somos incapazes de nos tratar humanamente? Vale dizer, nos acolher como membros da mesma espécie homo, nos respeitar nas formas diversas de organizar a vida social e pessoal, nos hábitos, nas tradições  e nas expressões religiosas e práticas  sexuais. O que existe em nós que nos torna inimigos uns dos outros, homicidas, fratricidas, etnocidas e ultimamente biocidas? Há alguns que afirmam que o homem de Neanderthal, também um humano pensante, teria sido exterminado pelo homo sapiens.

Já foi observado por bioantropólogos que somos uma espécie extremamente ativa, irrequieta, violenta e possivelmente com pouca duração sobre este planeta. Por outro lado, geneticistas e neurólogos constatam que pertence ao nosso DNA (cf.Watson, Crik, Maturana) o amor, a solidariedade, a cooperaç e o sentimento de pertença. Há modos de equacionar estes dados aparentemente contraditórios? Por que chegamos aos níveis atuais de desumanidade?

Não conheço nenhuma resposta satisfatória. O que podemos dizer, como tantos pensadores o tem sustentado, que o ser humano, por sua condição existencial, é simultaneamente sapiens e demens. É movido por impulsos contraditórios mas que convivem na mesma pessoa, um de destruição e outro de construção. Tenho trabalhado com duas categorias: a dimensão sim-bólica do ser humano (a que une e congrega) e  dimensão dia-bólica (a que desune e desagrega). Ambas convivem, se confrontam e dão dinamismo à história.

Por um tempo, por razões múltiplas que não cabe aqui aventar, predomina a dimensão sim-bólica. Assim surge uma sociedade de convivência pacífica e cooperativa. Num outro, impera a dimensão dia-bólica que dilacera o tecido social, produz violência e até guerras. Temo que estamos neste momento sob o predomínio do dia-bólico, recalcando o sim-bólico, pois prevalece o pensamento fundamentalista, fascista e de uso da violência para resolver os problemas sociais.

Não basta descrever esta fenomenologia de dualidade. Temos que cavar mais fundo. Estimo que a causa principal da desumanidade atual e histórica reside na erosão da Matriz Relacional (Relational Matrix). Quer dizer, ao longo da história, lentamente, mas por fim de forma cabal, rompemos o sentimento de que todos estamos interligados, que relações se instauram entre todos os seres, formando o grande todo da natureza, da Terra e até do cosmos.

Com a irrupção da razão e seu uso como poder de dominação, rompemos com a Matriz Relacional. Temos nos considerado senhores e donos das coisas. Podemos usá-las inescrupulosamente em nosso benefício, com o pressuposto falso de que elas não possuem valor em si mesmas e, por isso, são destituídas propósito, inclusive o planeta Terra. Assim se fundou o paradigma da modernidade.

Essa ruptura mostra-se hoje extremamente danosa, pois a natureza ou a Terra, estão se voltando contra nós, enviando-nos eventos extremos, uma gama de vírus letais e, nos últimos tempos, o aquecimento global que já se tornou sem retorno. Introduziu uma nova e perigosa fase do planeta Terra e da história humana.

A ruptura da Matriz Relacional com os seres da natureza levou a uma ruptura com sua origem, com  o Criador de todas as coisas. O que se chamou de “a morte de Deus”significa que perdemos aquele Elo que dava coesão e sentido de plenitude ao nosso viver e a existência de um Sentido último da vida e da história. A proclamação  da morte de Deus (sua ausência na consciência pessoal e coletiva) deu origem a muitos humanos desenraizados e mergulhados numa profunda solidão. O oposto à uma visão humanístico-espiritual do mundo que afirma que a vida tem sentido e a história não termina no vazio,  não é o materialismo ou o ateísmo. É o desenraizamento e  o sentimento de que estamos sós no universo e perdidos, coisa que uma visão humano-espiritual do mundo impedia.

Hoje temos que voltar à nossa própria essência para refundar um humanismo mínimo. Quer dizer, colocar como marcos orientadores de nossa existência e coexistência neste planeta o cuidado de uns para com os outros e para com a comunidade de vida, o amor como a maior força congregadora e humanizadora de todas as relações, desentranhar de nosso interior nossa potência de cooperação e de solidariedade especialmente para com os que ficaram para trás, uma opção coletiva pela corresponsabilidade pelo destino comum, e, por fim, abrirmo-nos àquela Energia poderosa e amorosa de intuímos em nosso íntimo como razão e sustentáculo de toda a realidade. Podemos dar-lhe mil nomes ou nenhum. As religiões chamam-na de Deus, os cosmólogos de “Abismo alimentador de todos os seres”, ou o que prefiro, “aquele Ser que faz ser todos os seres”. Esqueçamos os nomes e concentremo-nos nessa Energia Inteligente e Suprema que sustenta e sub-jaz a todos os seres e fenômenos. É a visão humano-espiritual das coisas.

Sobre estes pressupostos poderemos fundar um humanismo mínimo, pelo qual todos se reconhecerão como companheiros na mesma caminhada neste planeta e como irmãos e irmãs de todos as coisas (pois temos a mesma base genética) e uns dos outros. Para sermos realistas, o dado sim-bólico e dia-bólico estará presente,mas sob a regência do sim-bólico.

Desta forma construiremos uma convivência humana na qual não será tão difícil a acolhida de uns e de outros e na qual poderá florescer a solidariedade essencial, a cooperação e o amor “que move o céu, todas as estrelas” e os nossos corações. Ou daremos este passo ou nos devoraremos uns aos outros.

Leonardo Boff  escreveu Terra madura:uma teologia da vida, São Paulo, Planeta 2023.


























































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                                    Leonardo Boff

Meu sentimendo do mundo me diz que possivelmente nunca
na história dos últimos tempos tenhamos vivido, a nível universal, tanta
desumanidade. Quando falo em desumanidade quero expressar  o desprezo total pelo valor  do ser humano para com outro ser humano
diferente, seja de etnia (negros, indígenas, palestinos), seja político
(fundamentalistas,conservadores), seja de religião (muçulmanos,candomblé), seja
de gênero (mulheres e LGBTQ+). Por um tênis alguém é morto. Uma pequena
discussão de trânsito pode terminar num assassinato à bala.

Sem falar da guerra Rússia-Ucrânia (por detrás estão
os USA e a NATO), a mais espantosa deseumanidade está sendo assistida por  toda a humanidade, através das mídias
digitais, a céu aberto: a dizimação de todo um povo, palestinos da Faixa de
Gaza, centenas de mulheres e  milhares de
crianças inocentes sacrificadas pela fúria vingativa do atual
primeiro ministro israelense, de extrema-direita, Banjamin Netanyahu. Seu
ministro da Defesa declarou explicitamente que os palestinos da Faixa de Gaza (especialmente
o ramo militar Hamas que perpetrou um ato terrorista contra Israel a 7 de
outubro de 2023 com cerca de 1200 vítimas) são como animais, são sub-humanos e
assim devem ser tratados, eventualmente, exterminados.

Cercados por todos os lados, como num campo de
extermínio,os que vivem na Faixa de Gaza são permanentemente atacados dia e
noite por ar,terra e mar pelas forças de guerra do  governo israelense. Muitos morrem de sede, de
fome, sob os escombros e de seus ferimentos, pois, tudo lhes foi lhes é negado.

Nem de longe se alimenta a ideia de que somos todos
humanos, do mesmo gênero de seres e, portanto, vigora um inegável um laço de
irmandade entre todos. Todos respiram,todos comem,todos pisam o mesmo solo,
todos recebem os mesmos raios de sol e as gotas de chuva. Todos, por mais altos
que sejam seu cargos, têm que atender as necessidades da natureza. O rei da
Inglaterra não pode dizer ao seu serviçal: vá fazer pipi no meu lugar. Nesse
ponto reina a mais radical democracia em grau zero, incluindo, reis, rainhas,
papas, milionários, simples gente do povo, homems e mulheres, crianças e
idosos.

Por que somos incapazes de nos tratar humanamente?
Vale dizer, nos acolher como membros da mesma espécie homo, nos respeitar nas formas diversas de orgnizar a vida social e
pessoal, nos hábitos, nas tradições  e nas expressões religiosas e práticas  sexuais. O que existe em nós que nos torna
inimigos uns dos outros, homicidas, fraticidas, etnocidas e ultimamente biocidas?
Há alguns que afirmam que o homem de Neandertahl, também um humano pensante,
teria sido exterminado pelo homo sapiens.

Já foi observado por bioantropólogos que somos uma
espécie extremamente ativa, irriquieta, violenta e possivelmente com pouca
duração sobre este planeta. Por outro lado, geneticistas e neurólogos constatam
que pertence ao nosso DNA (cf.Watson, Crik, Maturana) o amor, a solidariedade e
o sentimento de pertença. Há modos de equacionar estes dados aparentemente
contraditórios? Por que chegamos aos níveis atuais de desumanidade?

Não conheço nenhuma resposta satisfatória. O que
podemos dizer, como tantos pensadores o tem sustentado, que o ser humano, por
sua condição existencial, é simultaneamente sapiens
e demens
. É movido por impulsos contraditórios mas que convivem na mesma
pessoa, um de destruição e outro de construção. Tenho trabalhado com duas
categorias: a dimensão sim-bólica do ser humano (a que une e congrega) e  dimensão dia-bólica (a que desune e
desagrega). Ambas convivem, se confrontam e trazem dinamismo à história.

Por um tempo, por razões múltiplas que não cabe aqui
aventar, predomina a dimensão sim-bólica. Assim surge uma sociedade de
convivência pacífica e cooperativa. Num outro, impera a dimensão dia-bólica que
dilacera o tecido social, produz violência e até guerras. Temo que estamos
neste momento sob o predomínio do dia-bólico, pois prevalece o pensamento
fundamentalista, fascista e de uso da violência para resolver os problemas
sociais.

Não basta descrever esta fenomenologia de dualidade.
Temos que cavar mais fundo. Estimo que a causa principal da desumanidade atual
e histórica reside na erosão da Matriz Relacional (Relational Matrix).Quer dizer, ao longo da história, lentamente mas
por fim de forma cabal, rompemos o sentimento de que todos estamos
interligados, que relações se instauram entre todos os seres, formando o grande
todo da natureza, da Terra e até do cosmos.

Com a irrupção da razão e seu uso como poder de
dominação, rompemos com a Matriz Relacional. Temos nos considerado senhores e
donos das coisas. Podemos usá-las inescrupulosamente em nosso benefício, com o
pressuposto falso de que elas não possuem valor em si mesmas e, por isso, são
destituídas propósito, inclusive o planeta Terra. Asssim se fundou o paradigma
da modernidade.

Essa ruptura mostra-se hoje extremamente danosa, pois
a natureza, ou a Terra, estão se voltando contra nós, enviando-nos eventos
extremos, uma gama de vírus letais e, nos últimos tempos, o aquecimeto global
que já se tornou sem retorno. Introduziu uma nova e perigosa fase do planeta
Terra e da história humana.

A ruptura da Matriz Relacional com os seres da
natureza levou a uma ruptura com sua origem, com  o Criador de todas as coisas. O que se chamou
de “a morte de Deus”significa que perdemos aquele Elo que dava coesão e sentido
de plenitude ao nosso viver e a existência de um Sentido último da vida e da
história. A proclamação  da morte de Deus
(sua ausência na consciência pessoal e coletiva) deu origem a seres humanos
desenraizados e mergulhados numa profunda solidão. O oposto à uma visão
humanístico-espiritual do mundo que sustenta que a vida tem sentido e a
história não termina no vazio,  não é o materialismo ou o ateismo. É
o desenraizamento e  o sentimento de que estamos sós no universo e
perdidos, coisa que uma visão humano-espiritual do mundo impedia.

Hoje temos que voltar à nossa própria essência para
refundar um humanismo mínimo. Quer dizer, colocar como marcos orientadores de
nossa existência e coexistência neste planeta o cuidado de uns para com os outros e para com a comunidade de vida,
o amor como a maior força
congregadora e humanizadora de todas as relações, desentranhar de nosso
interior nossa potência de solidariedade
especialmente com os que ficaram para trás, uma opção coletiva pela co-responsabilidade pelo destino comum,
e, por fim, abrirmo-nos àquela Energia poderosa e amorosa de intuimos em nosso
próprio ser como razão e sustentáculo de toda a realidade. Podemos dar-lhe mil
nomes ou nenhum. As religiões chamam-na de Deus, os cosmólogos de Abismo
alimentador de todos os seres, ou o que prefiro, “aquele Ser que faz ser todos
os seres”. Esqueçamos os nomes e concentremo-nos nessa Energia Inteligente e Suprema que sustenta e subjaz a todos os
seres e fenômenos. É uma visão humano-espiritual
das coisas.

Sobre estes pressupostos poderemos fundar um humanismo
mínimo, pelo qual todos se reconhecerão como companheiros na mesma caminhada
neste planeta e como irmãos e irmãs de todos as coisas (pois temos a mesma base
genética) e uns dos outros. Para sermos realistas, o dado sim-bólico e
dia-bólico estará presente,mas sob a regência do sim-bólico.

Desta forma construiremos uma convivência humana na
qual não será tão difícil a acolhida de uns e de outros e na qual poderá
florescer a solidariedade essencial, a cooperação e o amor “que move o céu,
todas as estrelas” e os nossos corações. Ou daremos este passo ou nos
devoraremos uns aos outros.

Leonardo Boff 
escreveu Terra madura:uma teologia
da vida,
São Paulo, Planeta 2023.

La minaccia più sensibile: il cambiamento climatico

        Leonardo Boff

Ci sono diverse minacce che affliggono la vita, soprattutto quella umana, sul nostro pianeta: la minaccia nucleare, il collasso globale del sistema economico-sociale, il superamento dell’Earth Overload (insufficienza di beni e servizi naturali che sostengono la vita), la scarsità globale di acqua dolce, tra gli altri.

Forse la più sensibile è il cambiamento climatico, poiché sta toccando la pelle di intere popolazioni. A ciò è collegata la crisi idrica che già colpisce buona parte delle nazioni. Personalmente sto vivendo questo dramma dell’acqua. Ai confini del mio terreno, scorreva un piccolo fiume con abbondante acqua. Una piccola parte di esso veniva incanalata per produrre una cascata frequentata da molti, durante tutto l’anno. Lentamente, però, il fiume ha cominciato a diminuire, la cascata è scomparsa fintanto che, per un lungo tratto, il fiume si è prosciugato completamente, per poi ricomparire con una visibile diminuzione delle acque. Esso sorge nel mezzo di una foresta vicina completamente preservata. Non ci sarebbe alcun motivo per cui le sue acque diminuiscano. Ciò nonostante sappiamo che il fattore idrico è sistemico, è tutto interconnesso. C’è una crescente carenza di acqua potabile in tutto il mondo.

Il rischio più vicino e con conseguenze dannose è il cambiamento climatico, di origine antropica, prodotto cioè dal modo in cui gli esseri umani, soprattutto i proprietari dei grandi complessi industriali e finanziari, hanno trattato la natura negli ultimi tre secoli. Il progetto che animava e anima tuttora questo modo di vivere sulla Terra è la crescita illimitata di beni e servizi nel presupposto che anche la Terra possieda questi beni in forma illimitata. Tuttavia, dopo la pubblicazione del Rapporto “I limiti della crescita” nel 1972 da parte del Club di Roma, divenne chiaro che la Terra è un piccolo pianeta con beni e servizi limitati. Essa non supporta una crescita illimitata. Oggi, per soddisfare le richieste dei consumatori, abbiamo bisogno di più di una Terra e mezza, il che sottopone il pianeta a uno stress totale. Esso reagisce, essendo una super Entità che si comporta sistemicamente come un essere vivente, riscaldandosi, producendo eventi estremi e inviando virus sempre più pericolosi, addirittura letali, come abbiamo visto con il coronavirus.

Conclusione: abbiamo superato il punto critico. Siamo già nel mezzo del riscaldamento globale. Si è verificata una deregolamentazione ecologica. I gas serra, che producono calore, sono aumentati in modo esponenziale. Diamo un’occhiata ad alcuni dati. Nel 1950 venivano emessi annualmente 6 miliardi di tonnellate di CO2. Nel 2000, 25 miliardi di tonnellate. Nel 2015 erano già 35,6 miliardi di tonnellate. Nel 2022/23 si sono raggiunti i 37,5 miliardi di tonnellate l’anno. In totale nell’atmosfera circolano circa 2,6 trilioni di tonnellate di CO2, che vi restano per circa 100 anni. Inoltre, gli analisti non includono ancora nel peggioramento del riscaldamento globale, l’interazione sinergica tra comunità vegetale, masse terrestri, oceani e ghiaccio, il che rende drammatica la situazione climatica. Ci accostiamo ai limiti insormontabili della Terra. Se continuiamo nel nostro modo di agire e di consumare, la vita sarà minacciata o la Terra non ci vorrà più sulla sua superficie.

L’accordo di Parigi firmato nel 2015 affinché tutti i paesi si impegnassero a ridurre i gas serra per evitare di superare 1,5°C o addirittura 2°C rispetto all’era industriale, è stato frustrato. I paesi non hanno fatto i compiti. Era necessaria una riduzione immediata del 60-80% delle emissioni di CO2. Altrimenti sarebbe esistito il rischio concreto di cambiamenti irreversibili, che avrebbero lasciato inabitabili vaste regioni della Terra. L’ultima COP28 ha dimostrato che l’uso di energia fossile, petrolio, gas e minerali è aumentato.

Il presidente Lula lo ha detto bene alla COP28 di Dubai: “Il pianeta è stufo degli accordi sul clima non rispettati. Abbiamo bisogno di azioni concrete. Quanti leader mondiali sono effettivamente impegnati a salvare il pianeta?”

Ciò che predomina è il negazionismo. Si dice che il riscaldamento sia l’effetto di El Niño. El Niño entra nell’equazione, ma non lo spiega, non fa altro che aggravare il processo in corso, già iniziato e senza ritorno. Gli stessi scienziati dell’area confessano: la scienza e la tecnologia sono arrivate tardi, non sono in grado di invertire questo cambiamento, possono solo avvisarne l’arrivo e attenuarne gli effetti dannosi.

Ciononostante, sono proposti due modi per affrontare il riscaldamento attuale: il primo, utilizzando organismi foto-sintetici, per assorbire la C02 attraverso la fotosintesi delle piante e trasformarla in biomassa. È la strada giusta ma non sufficiente. Il secondo, sarebbe quello di rilasciare particelle di ferro negli oceani, aumentandone la capacità di fotosintesi. Ma questo metodo non è scientificamente consigliato a causa dei prevedibili danni alla vita negli oceani.

In verità non abbiamo soluzioni praticabili. Ciò che è certo è che dobbiamo adattarci ai cambiamenti climatici e organizzare le nostre vite, le città oceaniche e i processi produttivi per ridurre al minimo gli inevitabili danni. In fondo bisogna tornare al mito della cura di sé e di tutte le cose, come sostengo da anni, in quanto la cura appartiene all’essenza dell’essere umano e di tutti i viventi.

Immaginiamo se un giorno l’umanità prendesse coscienza che la vita possa scomparire e costringesse l’intera popolazione mondiale, in un fine settimana, a piantare alberi e quindi sequestrare carbonio e creare le condizioni affinché il sistema vitale e l’umanità sopravvivano? Sarebbe un tentativo che possiamo attuare e forse salvarci. L’imponderabile può sempre accadere, come la storia ha dimostrato.

Vale l’avvertimento di un eminente filosofo tedesco Rudolf-Otto Apel: «Per la prima volta nella storia del genere umano, gli esseri umani sono stati posti, in pratica, di fronte al compito di assumere la responsabilità solidale per gli effetti delle loro azioni in un parametro che coinvolge tutto il pianeta» (O a priori da Comunidade de Comunicação, San Paolo: Editora Loyola, 2000 p. 410). O ci responsabilizziamo, senza eccezione di nessuno, per il nostro futuro comune oppure potrebbe succedere che non saremo più tra i viventi del pianeta Terra.

Leonardo Boff ha scritto: Saber cuidar: ética do humano-compaixão pela Terra,Vozes 1999/2010; Cuidar da Terra-proteger a vida: como escapar do fim do mundo, Record, RJ 2010; Terra madura: uma teologia da vida, Planeta, São Paulo 2023. (traduzione dal portoghese d