Stato del mondo: crisi di civiltà, dramma o tragedia?

                     Leonardo Boff

Seguitemi in questo pensiero: qualcuno sa dire dove stiamo andando? Né il Dalai Lama, né papa Francesco, né alcuna autorità potranno dirlo. Nel frattempo abbiamo tre seri avvertimenti: uno di papa Francesco nella sua ultima enciclica ‘Fratelli tutti’ (2020): «Siamo sulla stessa barca: o ci salviamo tutti o non si salva nessuno» (n.32). Un’altra, anche con la massima autorevolezza, la Carta della Terra del 2003: “L’umanità deve scegliere il suo futuro; la scelta è questa: o formare un’alleanza globale per prendersi cura della Terra e degli altri o rischiare la nostra distruzione e la diversità della vita” (Preambolo). Il terzo è arrivato dal segretario generale dell’ONU, António Guterres a metà luglio di quest’anno 2022 in una conferenza a Berlino sui cambiamenti climatici: “Non abbiamo scelta. Azione collettiva o suicidio collettivo. È nelle nostre mani”. La maggior parte non si sente nella stessa barca, né coltiva la cura e nemmeno elabora azioni collettive.

Consideriamo alcuni fenomeni: il Brasile è permeato da un’ondata di odio, di menzogne ​​e di violenze contro una vasta gamma di persone, vilmente disprezzati e diffamati, un’ondata incoraggiata dal Presidente che elogia la tortura, le dittature e viola costantemente la Costituzione. Senza alcuna prova mette in dubbio la sicurezza del voto elettorale. Convoca tutti gli ambasciatori per parlare male delle nostre istituzioni giuridiche e fa capire che se non verrà rieletto, effettuerà un colpo di stato. Commette un crimine di lesa-patria, motivo per impugnare la sua candidatura. Né ci riferiamo alla fame e alla disoccupazione di milioni che imperversano nel paese.

La situazione ecologica mondiale non è meno preoccupante: in piena estate europea il clima ha raggiunto i 40 gradi o più. Ci sono incendi praticamente in tutti i paesi del mondo. Questi sono eventi estremi aggravati dal riscaldamento globale. Nel nostro paese abbiamo assistito quest’anno a: grandi inondazioni nel sud di Bahia, nel nord di Minas, del Rio Tocantins e del Rio delle Amazzoni e tragiche frane a Petrópolis e Angra dos Reis, con numerose vittime e una prolungata siccità nel sud.

Ci sono 17 focolai di guerra nel mondo, il più visibile di tutti in Ucraina attaccata dalla Russia con un alto potere distruttivo. Gravissima è stata la decisione dei paesi occidentali, inglobati nella Nato che ha gli Usa come attore principale, quando hanno stabilito “un nuovo impegno strategico” per passare da un patto difensivo a un patto offensivo. Dichiara ipsis litteris la Russia come il nemico attuale, e più avanti la Cina. Non si tratta di un concorrente o un avversario, ma di un nemico che, dal punto di vista del giurista hitleriano Carl Schmitt, deve essere combattuto e distrutto, con ogni mezzo, compresi quelli militari e, al limite, quelli nucleari. Come ha evidenziato il riconosciuto economista Jeffrey Sachs, rafforzato da Noam Chomsky: se ciò accadesse, sarebbe la fine della specie. Questo significherebbe la grande tragedia.

Forse la minaccia più eminente viene dal suddetto riscaldamento globale accelerato. Con lo sforzo congiunto di tutti i paesi si dovrebbe limitare il riscaldamento a 1,5 gradi Celsius entro il 2030. Ora constatiamo che si è accelerato con il massiccio afflusso di metano dovuto allo scongelamento delle calotte polari e del parmafrost. Si è anticipato rispetto a quanto previsto per il 2027. L’ultimo rapporto in tre volumi dell’IPCC pubblicato pochi mesi fa avvertiva che poteva arrivare molto prima. C’è il rischio, notato in precedenza dall’Accademia Nord-Americana delle Scienze, di un “salto brusco” che può innalzare il clima di 2,7 gradi Celsius o più. La conclusione a cui è giunto l’IPCC è “che gli impatti nel mondo costituiscono una minaccia per l’umanità”. La maggior parte degli organismi viventi non può adattarsi e finisce per scomparire. Allo stesso modo, moltitudini di esseri umani possono soffrire terribilmente e anche morire prima del tempo. Un evento del genere può verificarsi entro i prossimi 3-4 anni. Non sembra che analisti e pianificatori tengano conto di questa eventualità.

Quindi è chiaro che alcuni scienziati del clima siano tecnofatalisti e scettici. Affermano che con i miliardi di tonnellate di CO2 e altri gas serra già accumulati nell’atmosfera (rimangono circa 100 anni) non siamo in grado d’impedire il riscaldamento globale. Siamo arrivati ​​troppo tardi. Gli eventi estremi fatalmente arriveranno, sempre più frequenti e dannosi, devastando parti dei biomi terrestri e delle coste marine. Poiché disponiamo di scienza e tecnologia, possiamo solo mitigare gli effetti dannosi, ma non evitarli. Ecco una crisi del nostro tipo di civiltà.

A questo quadro drammatico si aggiunge il Sovraccarico della Terra: consumiamo più di quello che può offrirci, poiché abbiamo bisogno di più di una Terra e mezza (1,7) per soddisfare le esigenze del consumo umano, soprattutto quello sontuoso delle classi opulente.

Di fronte a questo scenario innegabilmente drammatico, cosa pensare? Forse è arrivata la nostra ora di essere esclusi dalla faccia della Terra? Data la voracità del processo produttivista globalizzato che non conosce moderazione, ogni anno stanno scomparendo circa 100 mila specie di organismi viventi. Qui si adattano le parole dell’eminente naturalista francese Théodore Monod, da noi citato alcune volte: siamo capaci di una condotta insensata e demenziale; d‘ora in poi si può temere tutto, tutto, compreso l’annientamento del genere umano: sarebbe il giusto prezzo della nostra follia e della nostra crudeltà”. Questa opinione è condivisa da altre personalità importanti come Toynbee, Lovelock, Rees, Jacquard, Chomsky tra gli altri.

Non possiamo verificare come sarà il nostro futuro. Ma esso non potrà essere un’estensione del presente. La natura della logica capitalista non cambierà, altrimenti sarebbe obbligato a rinunciare di essere ciò che è e vuole: accumulare illimitatamente senza curarsi delle esternalità.

Come ha mostrato Hans Jonas nel suo libro The Responsibility Principle, il fattore paura e spavento può essere decisivo. Rendendosi conto che può scomparire, l’essere umano farà di tutto per sopravvivere, come le vecchie navi che, rischiando di affondare, gettavano fuori bordo tutto il loro carico. Ci sarebbero cambiamenti radicali soprattutto nei consumi frugali e solidali.

Esiste anche il principio dell’imponderabile e dell’imprevisto della meccanica quantistica. L’evoluzione non è lineare. Nei momenti di grande complessità e di grande caos, puoi fare un salto verso un nuovo ordine e raggiungere un altro equilibrio. Nel nostro caso non è impossibile. Ma sarà sicuramente fatto anche con il sacrificio di vite umane. Questo è il nostro dramma.

Infine, c’è la speranza teologica, l’eredità giudaico-cristiana, che va intesa anche come un’emergenza del processo evolutivo e non come qualcosa di esogeno. Essa afferma il principio della vita e del Dio vivo e donatore della vita che ha creato tutto per amore. Essa sarà in grado di creare le condizioni affinché gli esseri umani si convertano a un altro corso del loro destino e possano così salvarsi. Ma “chi lo sa”? Sta a noi ‘o esperençar’ di Paulo Freire, cioè creare le condizioni per un’utopia praticabile, la speranza che l’insperato accadrà e che la vita sempre avrà un futuro ed è destinata a cambiare per continuare e continuare splendente.

Leonardo boff ha scritto Forse la Terra si salverà, Terra Santa, Roma 2022.

(Traduzione al portoghese per Gianni Alioti)

CONCLAMAÇÃO PELA VIDA E PELA DEMOCRACIA

Este texto, CONCLAMAÇÃO Pela Vida e pela Democracia, nasceu como expressão de amor à pátria, ao povo brasileiro, especialmente, aos milhões de empobrecidos e marginalizadso que passam fome ou se encontram em grave insuficiência nutricional e às famílias que choram as mais de 676 mil vítimas do Coronavírus, a maioria delas, evitáveis.

Nasceu também como protestação contra os verdadeiros crimes cometidos pelo atual presidente contra o povo, os pobres, os povos indígenas, negros,quilombolas,  mulheres, de outra opção sexual e jovens, contra a natureza e a própria humanidade. Especialmente a forma torpe como enxovalhou membros do STF e do TSE e a segurança das urnas eletrônicas diante de 40 embaixadores estrangeiros convocados ao palácio presidencial.

O grande desafio consiste na reconstrução do que foi literalmente destruído e na criação de uma atmosfera de civilidade, de dignidade e de irmandade entre todas as pessoas.

Esse é o sentido desta CONCLAMAÇÃO Pela Vida e pela Democracia ssubscrita principalmente por pessoas ligadas aos direitos humanos, ao trabalho com comunidades de base, por professores universitários, psicólogas, por teólogos e teólogas de várias igrejas, filósofos, por intelectuais e pessoas do meio popular.

               CONCLAMAÇÃO PELA VIDA E PELA DEMOCRACIA

Vivemos tempos dramáticos, como mundo e como país, tempos que nos obrigam a fazer uma opção, especialmente pela forma como o presidente enxovalhou instituições nacionais e pôs em dúvida a segurança das urnas eletrônicas diante de 40 embaixadores de países estrangerios. Somamo-nos à indignação que veio das principais instâncias do país. Por imperativo humano, ético e também espiritual afirmamos:

Somos pela vida, em toda a sua diversidade, especialmente pela vida humana a partir daqueles que menos vida têm, condenados a morrer antes do tempo.

Somos contra a morte produzida pela violência secularmente praticada contra pobres, negros, indígenas, mulheres e LGBTIQ+, e hoje agravada, pois insuflada a partir de cima e naturalizada. Nos insurgimos contra a morte das mais de 676 mil pessoas vitimadas pela Covid-19 que, em grande parte, poderia ter sido evitada se não fosse a irresponsabilidade do governo.

Somos pelo ato de amar que move o céu, as estrelas e nossos corações.

Somos contra armar a população, o que fez disparar o número de mortes violentas na rua, no trânsito e nas casas, como claramente ocorreu em Foz do Iguaçu-PR.

Somos contra o ódio, a difamação, os maus hábitos e a violência simbólica, difundidos pelas redes sociais, Rádios, TVs e imprensa.

Somos pela verdade contra toda a mentira, as fake news e o ocultamento da realidade, como políticas de estado. Consequentemente condemos  orçamento secreto  parlamentar  sem transparência nem indicação clara da aplicção dos bilhões de reais  liberados.

Somos pelo cuidado e pela preservação de nossas riquezas naturais, de nossas florestas e biomas, Amazônia, Mata Atlântica, Cerrado, Caatinga e Pantanal, cada vez mais agredidos e devastados; de nossas águas e solos contaminados pelo excesso de adubação química e dos agrotóxicos.

Somos contra a sistemática devastação de nossos ecossistemas, via mineração, garimpos ilegais em terras indígenas, madeireiras, avanço das pastagens e do gado, da soja, algodão e outras monoculturas do agronegócio, voltadas para a exportação em detrimento da produção de alimentos para a população. Com a disparada dos preços, a fome voltou a rondar a mesa das famílias.

Somos pela defesa de nosso rico patrimônio cultural, pelo incentivo à educação de qualidade para todos, à ciência e à tecnologia para estarmos à altura da complexidade e das demandas de nossa sociedade.

Por esta razão, somos contra e condenamos veementemente a desmonte oficialmente conduzido de nosso  sistema educacional, de nossas instituições científico-técnicas, das universidades públicase do menosprezo de nossas  tradições populares, afro e indígenas.

Somos contra a privatização dos bens que pertencem a todo o povo, como a água, as terras públicas, as áreas de proteção ambiental, a energia, a Eletrobrás e a Petrobrás.

Somos contra um chefe de estado que não pratica as virtudes que deveriam ser abraçadas pelos cidadãos e pelas cidadãs, que é deseducado, usa palavras de baixo calão, exalta a violência e até mesmo a tortura e está permanentemente em conflito com as instituições que regem um estado democrático de direito.

Somos contra as constantes ameaças de uma ruptura institucional, por parte do chefe de estado, ao arrepio da constituição e no desrespeito às leis.

Somos pela democracia como valor universal a ser vivido em todas as instâncias e como forma de organização social, que busca representar os interesses gerais da população e não os interesses dos poderosos, com privilégios acobertados pelo orçamento secreto. Toda destinação de dinheiro público deve ser transparente, acompanhada pelos cidadãos, e auditada pelos Tribunais de Conta e controlada pelo parlamento e por uma imprensa livre.

Somos pela plena liberdade democrática na manifestação das opiniões, no direito de frequentar todos os espaços públicos e de ter acesso aos bens comuns.

Cultivamos a esperança de que a verdade triunfará sobre a falsidade e de que a convivência pacífica entre todos e todas corresponda ao anelo mais profundo do nosso ser.

Estimamos que a democracia representa uma das melhores formas de as pessoas participarem na construção do bem comum e construir relações que propiciem uma vida mais humana e espiritual e que torne mais fácil o amor, a solidariedade e o cuidado recíproco de uns pelos outros e pela Mãe Terra.

Estamos, finalmente, seguros de que a Vida seguirá abrindo uma senda de esperança no caminhar de nossa atribulada sociedade brasileira.

Petrópolis, 21 de julho de 2022.

Maria Helena Arrochellas– Diretora do Centro Alceu Amoroso Lima para a Liberdade/CAALL, Coordenadora Editorial do Boletim REDE de Cristãos e membro do grupo Emaús.

Leonardo Boff – Teólogo,filósofo e Membro da Iniciativa Internacional da Carta da Terra, do Centro de Defesa dos Direitos Humanos/CDDH de Petrópolis, escritor  e  do grupo Emaús.

Márcia Maria Monteiro de Miranda – Educadora popular, Teóloga, Co-fundadora do CDDH de Petrópolis e membro do grupo Emaús.
José Oscar Beozzo– Historiador, Coordenador Geral do Centro Ecumênico de Serviços à Evangelização e Educação Popular/CESEEP e membro do grupo Emaús.

Celso Carias –  professor universitário e do grupo Emaús.

Aurelina de Jesus Cruz Carias (Leu Cruz) Educadora, liturgista, animadora da Comunidade Batismo do Senhor – Duque de Caxias, RJ e membro do grupo Emaús.

Francisco Assis Dias de Araujo

Dayse de Paula Silva

Vilma Baptista

Márcia Cristina Ferreira

Marlene Bartolomeu de Oliveira Silva

Mariana Freire Lopes – Raiz Orgânica Agricultura

Valmira Freire Lopes

Maria Amélia Clemente Coelho

Jorge Luiz de Souza

Jorge Manoel Coelho

Wagner Jorge Clemente Coelho

Tatiana Coelho Gomes da Silva

Vera Neves Pereira

Roberto Martins Gomes da Silva

Umbandistas de Duque de Caxias, RJ

Maria de Lourdes Cruz

Anna Maria Hassel

Marta Aparecida Batista da Silva

Ildete Ferreira Neto

Flavio Luiz Oliva

Rafael Cruz Carias

Marcelo Barros – Monge, escritor, Teólogo niilista e membro do Grupo de Emaus.

Sarah Silva Telles – Socióloga, PUC Rio.

Ivo Lesbaupin -Sociólogo, coordenador do Iser Assessoria e do Gruupo Emaús.
Cesar Kuzma – Teólogo, professor da PUC-Rio, presidente da SOTER e membro do Grupo Emaús.

Rosemary Fernandes da Costa – Professora, assessora do MEL (Movimento de Juventudes e Espiritualidade Libertadora), membro do Grupo Emaús e da Comunidade Batismo do Senhor
Maria Clara Bingemer – Teóloga, Professora do Dpto. Teologia da PUC-Rio.

Cláudio Ribeiro – Pastor Metodista, teólogo, membro do grupo Emaús
Edward Guimarães – Teólogo e Professor Universitário PUC MG
Luiz Carlos Suzin – Teólogo e Professor Universitário PUC Rio Grande do Sul. Professor permanente e pesquisador do programa de pós-graduação em Teologia.
Edson Fernando de Almeida – Teólogo, Pastor da Igreja Cristã de Ipanema, professor universitário e membro do Grupo de Emaús

Anna Paula Florenzano de Almeida – pela Universidade Estadual de Londrina – PR e Pesquisadora Graduada em do Laboratório Interdisciplinar de Pesquisa em Atenção Primária à Saúde (LIPAPS/UERJ).

Rosi Schwantes – Doutora em Ciências da Religião e psicóloga.
Maurício Abdala -Professor de filosofia da UFES e membro da rede nacional de Assessores do Cefep.

Maria Tereza Sartorio – Pedagoga, membro da coordenação do Movimento Nacional Fé e Política, Juiz de Fora – MG

Pedro A. Ribeiro de Oliveira – Sociólogo, professor aposentado da UFJF e PUC-Minas, membro da coordenação do Movimento Nacional Fé e Política, de Juiz de Fora – MG.

Pastora Romi Márcia Bencke – Pastora da IECLB – Conselho Nacional de Igrejas Cristãs.

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Situação do mundo: crise civilizacional, drama ou tragédia?

                                             Leonardo Boff

Sigam-me neste pensamento: alguém pode dizer para onde vamos? Nem o Dalai Lama, nem o Papa Francisco nem alguma autoridade o poderá dizer. No enteando temos três advertência sérias: uma do Papa Francisco em sua última encíclica Fratelli tutti (2020): “Estamos no mesmo barco: ou no salvamos todos ou ninguém se salva”(n.32). Outra também com a mais alta autoridade, a Carta da Terra de 2003: “a humanidade deve escolher o seu futuro; a escolha é essa: ou formar uma aliança global para cuidar da Terra e uns dos outros ou arriscar a nossa destruição e a diversidade da vida”(Preâmbulo). A terceira veio do Secretário Geral da ONU António Guterres em meados de julho deste ano de 2022 num conferência em Berlim sobre mudanças climáticas: “Nós temos uma escolha. Ação coletiva ou suicídio coletivo. Está em nossas mãos.” A maioria não se sente no mesmo barco nem cultiva o cuidado e sequer elabora ações coletivas.

Consideremos alguns fenômenos: o Brasil é perpassado por uma onda de ódio, de mentiras e de violência contra uma gama imensa de pessoas, covardemente desprezadas e difamadas, onda incentivada pelo Presidente que elogia a tortura, as ditaduras e constantemente viola a Constituição. Sem nenhuma prova questiona a segurança das urnas. Convoca todos os embaixadores para falar mal de nossas instituições jurídicas e dá a entender que, caso não se reeleja, dará um golpe de estado. Comete um crime de lesa-pátria, motivo para impugnar sua candidatura. Nem nos refinemos à fome e o desemprego de milhões que campeiam no país.

A situação ecológica do mundo não é menos preocupante: em pleno verão europeu o clima chegou a 40 graus ou mais. Há incêndios praticamente em todos os países do mundo. São os eventos extremos agravados pelo aquecimento global. Temos visto em nosso país neste corrente ano: grandes enchentes no sul da Bahia, no norte de Minas, do Rio Tocantins e Amazonas e trágicos deslizamento de encostas em Petrópolis e Angra dos Reis, com inúmeras vítimas e simultaneamente prolongada estiagem no sul.

Há 17 focos de guerra no mundo,o mais visível de todos na Ucrânia atacada pela Rússia com alto poder de destruição. Gravíssima foi a decisão dos países ocidentais,englobados pela Nato que tem os USA como seu  principal ator, ao estabelecer “um novo compromisso estratégico” de passar  de um pacto defensivo para um pacto ofensivo. Declara ipsis litteris a Rússia como inimigo presente, e mais adiante a China. Não se trata de um concorrente ou adversário, mas de inimigo que na perspectiva do jurista de Hitler Carl Schmitt, cabe combater e destruir,usando todos os meios inclusive os militares e, no limite, os nucleares.Como apontou o reconhecido economista ecológico Jeffrey Sachs, reforçado por Noam Chomsky: se isso ocorrer seria o fim da espécie. Isto significaria a grande tragédia.

Talvez a ameaça mais eminente nos vem do já citado aquecimento global acelerado. Com o esforço conjugado de todo os países dever-se-ia limitar o aquecimento a 1,5 grau Celsius até 2030. Agora constata-se que se acelerou com a entrada maciça do metano devido ao degelo das calotas polares e do parmafrost. Antecipou-se para 2027. O último relatório em tres volumes do IPCC publicado há poucos meses advertiu que poderá vir bem antes. Há o risco notado já anteriormente pela Academia Norte-americana de Ciências de um “salto abrupto” que pode elevar o clima a 2,7 ou mais graus Celsius. A conclusão que o IPCC chega é “que os impactos em todo mundo constituem uma ameaça à humanidade”. Grande parte dos organismos vivos não consegue se adaptar e acaba desaparecendo. Da mesma forma multidões humanas podem sofrer terrivelmente e também morrer antes do tempo.Tal evento pode ocorrer nos próximos 3-4 anos. Não parece que os analistas e os planejadores tomam em conta essa eventualidade.

Daí se entendem que alguns cientistas em clima, sejam tecnofatalistas e céticos. Afirmam que com as bilhões de toneladas de CO2 e de outros gases de efeito estufa já acumulados na atmosfera (eles permanecem cerca de 100 anos) não temos condições de impedir o aquecimento global. Chegamos tarde demais. Os eventos extremos fatalmente virão, cada vez mais frequentes e danosos, devastando partes dos biomas terrestres e das costas marítimas. Pelo fato de dispormos de ciência e de tecnologia podemos apenas mitigar os efeitos  nocivos mas não de evitá-los. Eis uma crise de nosso tipo de civilização.

Acresce a este quadro dramático, a Sobrecarga da Terra: consumimos mais do que ela nos pode oferecer, pois necessitamos mais de uma Terra e meia (1,7) par atender as demandas do consumo humano, especialmente, aquele suntuoso das classes opulentas.

Diante deste cenário inegavelmente dramático que pensar? Talvez tenha chegado a nossa vez de sermos excluídos da face da Terra? Dada a voracidade do processo produtivista mundializado que não conhece moderação, a cada ano estão desaparecendo cerca de 100 mil espécies de organismos vivos. Aqui cabem as palavras do eminente naturalista francês Théodore Monod, por nós algumas vezes citado:” somos capazes de uma conduta insensata e demente; pode-se a partir de agora temer tudo, tudo mesmo, inclusive a aniquilação da raça humana: seria o justo preço de nossas loucuras e de nossas crueldade”. Essa opinião é compartilhada por outras notáveis personalidades como Toynbee, Lovelock, Rees, Jacquard, Chomsky entre outros.

Não podemos travejar como será nosso futuro. Mas ele não pode ser o prolongamento do presente. A natureza da lógica capitalista não mudará senão a  obrigaria a renunciar de ser o que é e quer: acumular ilimitadamente sem cuidar das externalidades.

Como mostrou Hans Jonas em seu livro O Princípio Responsabilidade, o fator medo e pavor pode ser decisivo. Ao dar-se conta de que pode desaparecer, o ser humano fará tudo para sobreviver, como os navios antigos que sob risco de naufragar, jogavam toda a carga ao mar. Haveria mudanças radicais especialmente no consumo frugal e solidário.

Existe ainda o princípio do imponderável e do inesperado da mecânica quântica. A evolução não é linear. Em momentos de alta complexidade e de grande caos pode dar um salto para uma nova ordem e conquistar um outro equilíbrio. No nosso caso não é impossível. Mas seguramente se fará com o sacrifício de vidas também humanas.É o nosso drama.

Por fim, há a esperança teologal, o legado judaico-cristão, que deve ser entendido também como uma emergência do processo evolucionário e não como algo exógeno. Ela afirma o princípio da vida e do Deus vivo e doador da vida que criou tudo por amor. Ele  poderá criar condições para os seres humanos se converterem para um outro rumo de seu destino e assim poderem se salvar. Mas “chi lo sa”? A nós cabe o esperançar de Paulo Freire, quer dizer, criar as condições para a utopia viável, a esperança, de que o inesperado acontecerá e que a vida sempre terá futuro e está destinada a mudar para  continuar e continuar brilhando.

Leonardo Boff escreveu O doloroso parto da Mãe Terra:uma sociedade de fraternidade sem fronteiras e de amor universal, Vozes 2021 e Habitar a Terra, Vozes 2022.

Presente en nuestro DNA,el amor vencerá el odio del bolsonarismo

Leonardo Boff*

Una figura siniestra, claramente poseída por la pulsión de muerte y de odio fue elegida presidente de Brasil. Parece haber sufrido una lobotomía, pues extrañamente está ausentes en él cualquier sentimiento de empatía hacia los millones de familias enlutadas por la acción mortal del Covid-19. Se hizo aliado suyo, pues lo minimizó, ridiculizó y combatió, siendo responsable de gran parte de las más de 600 mil víctimas. La distorsión de la realidad, las fake news y la mentira componen el menú de la política gubernamental. Ha sembrado odio y espíritu de venganza entre sus seguidores, ha apoyado prácticas criminales con respecto a la Amazonia y discriminatorias contra la población indígena, negra, quilombola, de otra condición sexual y, en general, contra los pobres y marginalizados.

Esta triste figura, que no posee un centro psíquico, consiguió sacar a la luz las distintas sombras que acompañan a nuestra sociedad, desde el genocidio indígena, la colonización, la esclavitud y la dominación de las élites opulentas que siempre ocuparon el estado y sus aparatos en beneficio propio y a costa del bienestar de las grandes mayorías. Ha liberado la dimensión dia-bólica (que divide) que habita en los sótanos oscuros de la psique personal y colectiva, hasta el punto de hacer desaparecer la dimensión sim-bólica (la que une), la que nos hace verdaderamente humanos y sociables. El asesinato por razones políticas cometido por un bolsonarista en Foz de Iguaçu, no exime de responsabilidad moral al presidente, pues él dio luz verde para el uso de la violencia.

Esta ola de odio que está inundando varias naciones en el mundo, pero de forma exponencial entre nosotros, hizo que el eminente intelectual norteamericano Noam Chomsky, casado con una brasilera, dijese recientemente: “Brasil es un caso especial; raramente he visto un país donde elementos de la élite tengan tanto desprecio y odio hacia los pobres y hacia el pueblo trabajador”.

A ese odio debemos contraponer el amor, la amorosidad, que decía Paulo Freire, promover aquellos valores a los que el presidente, sus hijos y sus seguidores jamás podrán referirse: el amor, la solidaridad, la fraternidad, el cuidado de unos a otros y a  la naturaleza, el derecho de cada uno a tener un pedacito de Tierra, la Casa Común, que Dios destinó a todos, una vivienda decente, el cultivo de la compasión con los que sufren, el respeto, la comprensión, la renuncia a todo espíritu de venganza, la transparencia de los actos gubernamentales y el derecho a ser feliz. Todos estos valores son negados teórica y prácticamente por la verdadera secta bolsonarista.

Abordaré el tema del amor, no en el sentido ético/moral, filosófico y teológico. Me basaré solo en su base biológica, tan bien formulada por los científicos Humberto Maturana y James D. Watson, que junto con Francis Crick decodificó en 1953 el código genético.

El biólogo chileno Humberto Maturana, en sus estudios sobre la autopoyesis, es decir, sobre la autoorganización de la materia de la cual resulta la vida, mostró cómo el amor irrumpe desde dentro del proceso evolutivo. En la naturaleza, afirma él, se constatan dos tipos de conexiones (él las llama acoplamientos) de los seres con el medio y entre sí: uno necesario, ligado a la propia subsistencia y otro espontáneo, vinculado a relaciones gratuitas, por afinidades electivas y por puro placer, en el fluir del propio vivir.

Cuando ocurre esta última, incluso en estadios primitivos de la evolución hace miles de millones de años, surge ahí la primera manifestación del amor como fenómeno cósmico y biológico de relaciones mutuas. En la medida en que el universo se expande y se vuelve más complejo, esa conexión espontánea y amorosa tiende a incrementarse. A nivel humano gana fuerza, se hace un proyecto consciente de vida y se convierte en el móvil principal de las acciones humanas (Cf. El árbol de la vida: la base biológica del entendimiento humano, 1955).

El amor se orienta siempre hacia el otro. Significa una aventura abrahámica, de dejar su propia realidad e ir al encuentro del otro, hombre o mujer, y establecer una relación de afectividad, de alianza vital y de amor.

Whatson, en su voluminoso libro DNA: el secreto de la vida (2005) afirma explícitamente: «En el DNA, el manual de instrucciones de la creación humana, el amor pertenece a la esencia del ser humano. Aunque yo no sea religioso no dejo de ver elementos profundamente verdaderos, escritos por San Pablo en su primera Carta a los Corintios (13,1-13): “aunque hablase en lenguas, las de los hombres y las de los ángeles… y tuviese el don de la profecía, el conocimiento de todos los misterios y de toda la ciencia… si me falta el amor, no sería nada”. Continúa Whatson: «Pablo, a mi entender, reveló con claridad la esencia de nuestra humanidad; el amor, ese impulso que nos hace tener cuidado del otro, fue lo que permitió nuestra supervivencia y éxito en el planeta; es impulso creo que es el que salvaguardará nuestro futuro… tan fundamental es el amor para la naturaleza humana. Estoy seguro de que la capacidad de amar está inscrita en nuestro ADN; un Pablo secular como yo diría que el amor es el mayor don de nuestros genes a la humanidad» (p.413-414).

Como podemos ver, quienes hacen tales afirmaciones son científicos de la mayor seriedad y reconocimiento internacional. El amor pertenece a nuestra naturaleza esencial. Obrando en contra de él, como lo hace el presidente y el bolsonarismo, se sitúan a contramarcha de la humanidad y de la lógica del universo. De ahí su maldad y perversidad.

La sociedad brasilera no puede construirse sobre esta barbarie y antihumanismo. El pueblo deberá rechazar su reelección, no solo por razones ético-morales-políticas y de buen sentido, sino también por razones científicas.

De su boca oí y de su ejemplo aprendí lo que mi padre legó a toda la familia: “Quien no vive para servir, no sirve para vivir”. El presidente actual no sirve al pueblo brasilero, peor aún, niega aquella energía única que crece y se renueva cuanto más es vivida y donada: el amor. Amor, repito, negado al pueblo brasilero, a la naturaleza y a la Madre Tierra.

*Leonardo Boff es teólogo, filósofo y ha escrito: Brasil: concluir la refundación o prolongar la dependencia, Vozes 2018; La busca de la justa medida, Vozes 2022.

Traducción de MªJosé Gavito Milano