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Brasile, verso una nuova dittadura?

Confini

di Pierluigi Mele

Brasile, verso una nuova dittatura? Intervista a Leonardo Boff

Leonardo Boff (ANSA)

Dopo 100 giorni di governo di estrema destra dove sta andando il Brasile
di Bolsonaro ? Ne parliamo, in questa intervista, con un famoso
intellettuale brasiliano: il teologo e filosofo Leonardo Boff. Leonardo Boff
è considerato uno dei padri fondatori della Teologia della Liberazione in
America Latina.

Leonardo Boff, sono passati i primi 100 giorni del governo
Bolsonaro. Il grande giornalista brasiliano Ricardo Kotscho si
domandava se il Brasile si muove verso una nuova dittatura. È
d’accordo con Riccardo Kotscho?

Sono d’accordo con Kotscho, uno dei migliori osservatori della
politica brasiliana. Viviamo in un tempo di post-democrazia e in uno
Stato senza legge. Lo Stato è militarizzato: ci sono 8 ministri militari e
più di 100 funzionari provenienti dalle Forze Armate nelle seconde fila
del Governo. In tutte le scuole è stato collocato un militare in
pensione come guardia. Il progetto d’imporre un ultra neo-liberismo fa
con che il Governo passi in cima della Costituzione e non rispetti
alcuna legge. Esiste nelle scuole la censura e io stesso sono stato
censurato per una conferenza all’Istituto Tumori di Rio de Janeiro,
per medici e infermieri sull’etica della cura e dell’importanza della
spiritualità nell’accompagnamento di malati terminali. Ma c’è stata
pressione sociale e, di conseguenza, l’istanza superiore dell’Istituto a
Brasilia ha cancellato l’evento e doppo lo ha permesso. Solo questo fatto dimostra il livello
d’insicurezza che regna nella società e la presenza della censura in
tutti gli ambiti.

Quale direzione sta prendendo il Brasile?

La strategia del governo Bolsonaro, chiaramente di estrema-destra, è
associarsi ai regimi autoritari già visitati, come USA, Cile e Israele. E’
esplicito l’allineamento del governo Bolsonaro alle politiche di Trump,
facendogli molte concessioni senza aver ricevuto assolutamente
niente in cambio. La peggiore di queste è permettere che i capitali
nord-americani sfruttino l’Amazzonia e le terre indigene dove ci sono
ricchezze strategiche per gli interessi degli Stati Uniti. In questo modo
il Brasile entra come socio minore e aggregato al progetto di Trump
anti-globalista, nazionalista e bellicoso.

“Il mito”, così si fa chiamare Bolsonaro, ha vinto con un
programma di estrema destra con l’obiettivo di distruggere le
conquiste di Lula. A che punto è questo folle programma?

Bolsonaro utilizza un linguaggio che fu usato anche da Hitler:
distruggere tutto per costruire dopo qualcosa di nuovo. In effetti, sta
smontando tutti i progetti sociali dei governi Lula-Dilma che hanno
tirato fuori dalla fame 36 milioni di persone e permesso di costruire
abitazioni dignitose con i progetti “Mia Casa- mia Vita” e “Luce per
Tutti”. Oltre a ciò, la creazione di 17 nuove università federali e
decine di scuole tecniche con vari progetti che hanno permesso a
poveri e neri di inserirsi in percorsi scolastici superiori. Specialmente
il riscatto della dignità dei poveri, intenzione primaria di Lula, sta
essendo distrutto perché milioni dalla povertà sono ritornati alla
miseria. Il Brasile che era uscito dalla mappa della fame, è tornato
nuovamente, secondo la FAO, alla mappa della fame.

Sul piano economico si è affidato all’ultra liberista Gaudes.
Gaudes è un “Chicago Boy” (sono quelli che hanno sostenuto la
politica economica di Pinochet). Come si sta muovendo
Gaudes?

Guedes è un portavoce, non del liberismo tradizionale e
convenzionale. Lui, seguendo la scuola di Chicago, propone un ultra-
neo-liberismo, una specie di capitalismo selvaggio nello stile di quello
di Manchester, criticato da Karl Marx. Il capitalismo brasiliano mai fu
civilizzato, sempre è stato altamente accumulatore di ricchezza, non
ha permesso tantomeno la lotta delle classi, poiché subito la faceva a
pezzi. Guedes viene da settori che pensano cosi. Lui concentra tutte
le sue politiche nel mercato e nelle privatizzazioni dei beni pubblici
(petrolio, gas, terre, imprese nazionali), minacciando di privatizzare
tutta la Petrobrás, le Poste, il Banco do Brasil, la Banca ufficiale del
Governo). Propone una riforma della Previdenza (delle pensioni) che
pregiudica i più poveri, gli operai, i contadini, gli insegnanti e gli
anziani, trasferendo grandi fortune alle classi più agiate. Dietro a
Guedes sta un’oligarchia brasiliana che è considerata una delle più
egoiste, non solidale e che più si arricchisce al mondo.

Che rapporto ha Bolsonaro con la lobby delle armi?

Sono molti analisti e psicanalisti che vedono Jair Bolsonaro preso da
una paranoia: vede comunisti da tutte le parti, considera il nazismo
un movimento di sinistra e come simbolo durante la campagna elettorale e anche come Presidente usa le dita della mano a forma di
arma. Il primo decreto come capo di Stato ha stabilito il diritto di
ciascun cittadino di possedere fino a quattro armi, come forma per
diminuire la violenza in Brasile. Questo è un assurdo, poiché
favorisce la violenza ed effettivamente, si è legittimato a partire
dall’alto, una cultura della violenza da parte della polizia che uccide
molti giovani neri delle favelas, sospetti di traffico di droga, giovani tra
i 17 e 24 anni. Solo nel gennaio del 2019 sono stati uccisi 119 di
questi ragazzi. La paranoia si caratterizza per un’idea fissa che non
esce dalla testa anche quando si vede una realtà che la contraddice.
Bolsonaro ha visitato il museo dell’Olocausto a Gerusalemme che
mostra come 6 milioni di ebrei sono morti a causa del nazismo.
Uscendo ha riaffermato, scandalizzando le autorità ebraiche, che il
nazismo è di sinistra. In seguito, ha pregato che dobbiamo perdonare
lo sterminio nelle camere a gas, anche se non dobbiamo
dimenticarlo. Questa dichiarazione ha scandalizzato non solo gli
ebrei ma tutto il mondo.

I diritti civili della comunità LGBT sono in pericolo ora in
Brasile?

L’istigazione all’odio, le diffamazioni e l’utilizzazione di migliaia di
fake news e di bugie contro il Partito dei Lavoratori, e la dichiarazione
di perseguire i portatori di altre condizioni sessuali, i LGBT, ha fatto si
che la violenza, già esistente nel paese (solo nel 2018 ci sono stati
60 mila assassinati in Brasile), aumentasse e guadagnasse
legittimazione a partire dall’alto. Per questo molti omosessuali sono
morti in strada o perseguitati, generando una grande paura tra questa
comunità. Molti indigeni e quilombolas (abitanti di antichi rifugi di
schiavi) hanno visto le loro terre invase e molti sono morti, senza che
ci sia stata alcuna indagine, in una situazione di maggiore impunità.

Sappiamo che Bolsonaro sta mettendo a rischio le popolazioni
indigene dell’Amazzonia. Infatti il FUNAI (Fundação Nacional do
Índio) è stato depotenziato. C’è un grande rischio per
l’Amazzonia?

Bolsonaro non possiede nessuna comprensione di cosa sia l’indigeno
e la cultura indigena. Crede che debbano essere brasiliani come
qualsiasi altro, senza rispettare la loro identità, le loro tradizioni e i
loro territori. Non sa che il territorio appartiene all’identità indigena e
che, pertanto, deve essere rispettato. Lui crede che loro abbiano un

sovrappiù di terre. Non riconosce le demarcazioni ufficiali e sta
permettendo la penetrazione d’imprese straniere per lo sfruttamento
di risorse minerarie, di legname pregiato e altri minerali rari,
importanti per le nuove tecnologie. Bolsonaro è completamente
ignorante rispetto alle questioni ecologiche. Per questo è quasi certo
che soffrirà grande pressione mondiale dei principali governi che
sanno che alla preservazione dell’Amazzonia e della sua biodiversità
è legato il futuro della vita e dell’equilibrio climatico del pianeta Terra.
Dovrà fare marcia indietro, nonostante la pressione delle grandi
corporate globali che vogliono sfruttare l’Amazzonia all’interno del
paradigma della deforestazione e estrazione delle ricchezze naturali
in funzioni dell’arricchimento privato.

E l’opposizione a Bolsonaro come si sta comportando?

Tutti i politici sono perplessi. Le dichiarazioni di Bolsonaro d’elogio a
torturatori e la sua esaltazione del porto d’armi indiscriminato erano
considerate un vanto e l’eccesso di un paranoico, che non dovevano
essere prese sul serio. È successo che si è candidato. È stato
appoggiato per l’oligarchia nazionale, pensando che avrebbe potuto
facilmente manipolarlo. Ha approfittato della corruzione generalizzata
nel paese per colpevolizzare di ciò il PT, facendolo diventare il capro
espiatorio, appellandosi all’inaugurazione di una nuova politica, ha
fatto in modo da suscitare il senso di colpa nell’anima brasiliana e
conquistare i voti che gli garantirono la vittoria. È stato uno shock per
tutto il pensiero politico brasiliano, giacche mai abbiamo avuto un
governo di estrema-destra e totalmente sottomesso alla logica degli
interessi nord-americani. Jair Bolsonaro, di fronte alla crisi nazionale,
ha riconosciuto che non è fatto per essere presidente, ma per essere
un militare. É importante dire che nemmeno come militare vale, visto
che fu espulso dall’esercito per indisciplina e, solo dopo una dubbia
negoziazione con il Supremo Tribunale Militare, fu pensionato invece
di essere espulso. La previsione dei migliori analisti è che non resterà
a lungo al potere, perché i militari e gli stessi alleati e soprattutto
l'opinione pubblica, lo vedono come un impedimento allo sviluppo del
paese e, per le sue dichiarazioni di estrema destra, si è trasformato in
una vergogna internazionale. O ci saranno nuove elezioni o i militari
assumeranno il potere, senza trovare il cammino per tirarci fuori dalla
peggiore crisi politico-economica della nostra storia.

(Traduzione dal Portoghese di Gianni Alioti)

La resurrección de un torturado y crucificado

La Pascua de Resurrección de este año se celebra en el contexto de un país donde casi toda la población está siendo sofocada por un gobierno de extrema derecha que tiene un proyecato político-social radicalmente ultraneoliberal. Se muestra sin piedad y sin corazón pues desmonta los avances y los derechos de millones de trabajadores y de personas de otras categorías sociales. Pone a la venta bienes naturales pertenecientes a la soberanía del país. Acepta la recolonización de Brasil e intenta traspasar nuestra riqueza a manos de pequeños y poderosos grupos nacionales e internacionales. No tiene ningún sentido de solidaridad ni de empatía hacia los más pobres ni hacia los que viven amenazados de violencia e incluso de muerte por el hecho de vivir en favelas, ser negros y negras, indígenas, quilombolas o de otra condición sexual.

Andando por este país y un poco por el mundo, oigo en muchas partes gemidos de sufrimiento y de indignación. Entonces me parece escuchar las palabras sagradas: “He visto la opresión de mi pueblo, he oído el clamor que le arrancan sus opresores y conozco sus angustias. Voy a bajar para liberarlos y hacerlos salir de este país hacia una tierra buena y espaciosa” (Ex 3,7-8).

Dios deja su trascendencia (“¿Dios por encima de todos?”), baja y se pone en medio de los oprimidos para ayudarlos a dar el paso (pessach= pascua) desde la opresión a la liberación.

Es de resaltar el hecho de que hay algo de amenazador y perverso en curso: un jefe de estado exalta a torturadores, elogia a dictadores sanguinarios y considera un mero accidente que un negro, padre de familia, sea acribillado de 80 balazos a manos de militares. Y todavía propone el perdón para los que promovieron el holocausto de seis millones de judíos. ¿Cómo hablar de resurrección en el contexto de alguien que predica un perenne “viernes santo” de violencia? Él tiene continuamente el nombre de Dios y de Jesús en sus labios y olvida que somos herederos de un prisionero político, calumniado, perseguido, torturado y crucificado: Jesús de Nazaret. Lo que hace y dice es un escarnio, agravado por el apoyo de pastores de iglesias neopentecostales, cuyo mensaje tiene poco o nada que ver con el evangelio de Jesús.

A pesar de esta infamia, queremos celebrar la Pascua de Resurrección que es la fiesta de la vida y de la floración, como la del semiárido nordestino: después de algunas lluvias, todo resucita y reverdece.

Los judíos, esclavizados en Egipto vivieron la experiencia de una travesía, de un éxodo desde la servidumbre a la libertad en dirección a “una tierra buena y espaciosa, a una tierra que mana leche y miel” (símbolos de justicia y de paz: Ex 3,8). La “Pessach” judaica (la Pascua) celebra la liberación de todo un pueblo, no solamente de individuos.

La Pascua cristiana se agrega a la Pessach judaica, prolongándola. Celebra la liberación de toda la humanidad por la entrega de Jesús, que aceptó la injusta condenación a muerte de cruz. Esta le fue impuesta, no por el Padre de bondad, sino como consecuencia de su práctica liberadora ante los desvalidos de su tiempo, y por presentar otra visión de Dios-Padre, bueno y misericordioso, y no un Dios castigador con normas y leyes severas, hecho inaceptable para la ortodoxia de la época. Jesús murió en solidaridad con todos los humanos, abriéndonos el acceso al Dios de amor y de misericordia.

La Pascua cristiana celebra la resurrección de un torturado y crucificado. Él realizó el paso y el éxodo de la muerte a la vida. No volvió a la vida que tenía antes, limitada y mortal como la nuestra. En él irrumpió otro tipo de vida no sometida ya a la muerte, que representa la realización de todas las potencialidades presentes en ella (y en nosotros). Aquel ser que venía naciendo lentamente dentro del proceso de la cosmogénesis y de la antropogénesis, alcanzó por su resurrección tal plenitud que, finalmente, acabó de nacer. Como dijo Pierre Teilhard de Chardin, Jesús, plenamente realizado, explosionó e implosionó hacia dentro de Dios. San Pablo entre perplejo y encantado le llama “novissimus Adam” (1Cor 15,45), el nuevo Adán, la nueva humanidad. Si el Mesías resucitó, su comunidad, que somos todos nosotros, hasta el cosmos del cual somos parte, participamos de ese evento bienaventurado. Él es el “primero entre muchos hermanos y hermanas” (Rom 8, 29). Nosotros le seguiremos.

A pesar del “viernes santo” de odio y de exaltación de la violencia, la resurrección nos infunde la esperanza de que daremos el paso (pascua) desde esta situación siniestra a la recuperación de nuestro país, donde ya no habrá nadie que se atreva a favorecer la cultura de la violencia, ni que exalte la tortura, ni que se muestre insensible al holocausto de millones de personas. Aleluya. Feliz Pascua para todos.

*Leonardo Boff, teólogo y filósofo, ha escrito Pasión de Cristo-pasión del mundo”, Sal Terrae 2005.

Traducción de Mª José Gavito Milano

 

El alma brasilera está enferma

Todo lo que está sano puede enfermar. La enfermedad remite siempre a la salud. Esta es la referencia principal y constituye la dimensión esencial de la vida en su normalidad.

Los desgarros sociales, las andanadas de odio, ofensas, insultos, palabras groseras que están predominando en los medios sociales o digitales e incluso en los discursos públicos, revelan que el alma brasilera está enferma.

Las más altas instancias del poder se comunican con la población usando noticias falsas (fake news), mentiras directas e imágenes que se inscriben en el marco de la pornografía y de la escatología. Esta actitud revela la falta de decencia y de sentido de la dignidad y respetabilidad, inherentes a los más altos cargos de una nación. En el fondo se ha perdido un valor esencial, el respeto a sí mismo y a los otros, marca imprescindible de una sociedad civilizada.

La razón de este desvío se debe a que la dimensión de lo Numinoso ha quedado oscurecida. Lo “Numinoso” (numen en latín es el lado sagrado de las cosas) se revela a través de experiencias que nos envuelven totalmente y que confieren densidad a la vida aún en medio de los mayores padecimientos. Posee un inmenso poder transformador. La experiencia entre dos personas que se aman y la pasión que las vuelve fascinantes configuran una experiencia de lo Numinoso. El encuentro profundo con una persona que en medio de una grave crisis existencial nos encendió una luz, representa una experiencia de lo Numinoso. El choque existencial ante una persona portadora de carisma por su palabra convincente o por sus acciones valientes, nos evoca la dimensión de lo Numinoso. La Presencia inefable que se deja sentir ante la grandeur del universo o de una noche estrellada, suscita en nosotros lo Numinoso. Igualmente los ojos brillantes y profundos de una criaturita.

Lo Numinoso no es una cosa, sino la resonancia de las cosas que tocan lo profundo de nuestro ser y que por eso se vuelven preciosas. Se transforman en símbolos que nos remiten a Algo más allá de ellas mismas. Las cosas, además de ser lo que son, se transfiguran en realidades simbólicas, repletas de significados. Por un lado nos fascinan y atraen y por otro nos llenan de respeto y de veneración. Ellas producen en nosotros un nuevo estado de conciencia y perfeccionan nuestros comportamientos.

Ese Numinoso, en el lenguaje de los místicos, como en el mayor de ellos, Mestre Eckhart, o en Teresa de Ávila, así como en el de la psicología de lo profundo de C.G. Jung, está representado por el Sol interior o por nuestro Centro irradiador. El Sol tiene la función de un arquetipo central. Como el Sol atrae a su órbita a todos los planetas, así el arquetipo-Sol satelitiza a su alrededor nuestras significaciones más profundas. Él constituye el Centro vivo e irradiante de nuestra interioridad. El Centro es un dato-síntesis de la totalidad de nuestra vida que se impone por sí mismo. Habla dentro de nosotros, nos advierte, nos apoya y como el Gran Anciano o la Gran Anciana nos aconseja para seguir los mejores caminos. Y entonces nunca seremos defraudados.

El ser humano pode cerrarse a este Centro o a este Sol. Hasta puede negarlos pero nunca puede aniquilarlos. Ellos están ahí como una realidad inmanente al alma.

Este Centro o su arquetipo, el Sol, nos dan equilibrio, armonía personal y social y la convivencia de los contrarios sin exacerbarse por la intolerancia ni por los comportamientos de exclusión.

Pues bien, este Centro se ha perdido en el alma brasilera. Hemos ensombrecido el Sol interior, a pesar de que él está ahí continuamente presente, como el Cristo del Corcovado. Aunque escondido tras las nubes, él sigue allí con los brazos abiertos. Así nuestro Sol interior.

Al perder nuestro Centro y al oscurecer la irradiación del Sol interior, perdemos el equilibrio y la justa medida, bases de cualquier ética, de la sociedad y de toda convivencia. Desequilibrados, andamos errantes, pronunciando palabras desconectadas de toda civilidad y compostura. Nos empequeñecemos y abandonamos la ley áurea de toda ética: “trata humanamente a todos y a cada uno de los seres humanos.” En este momento en Brasil, muchos y muchas no tratan humanamente a sus semejantes. De eventuales adversarios en el campo de las ideas y de las opciones políticas o sexuales se hacen enemigos a quienes cabe combatir y eventualmente eliminar.

Tenemos, urgentemente, que curar nuestra alma herida, recuperar nuestro Centro y nuestro Sol interior, acogiendo las diferencias sin permitir que se tornen desigualdades, a través del diálogo abierto y de la empatía con los que más sufren. Como decía el perfil de una mujer inteligente en twitter: “al colocarnos en el lugar del otro, hacemos del mundo (de la sociedad) un lugar para todos”. Esta es nuestra urgencia, si no queremos conocer la barbarie.

Leonardo Boff es teólogo y filósofo ha escrito Virtudes para otro mundo posible (3 vol), Sal Terrae 2012.

Traducción de Mª José Gavito Milano

 

Spreading hate and proclaiming “God above all” is blasphemous

I wish I did not have to write this article. But the acute current political crisis and abuse committed in God’s name, call on theology’s public function. As any other field, theology also has a social responsibility. There are times when the theologian must descend from his perch and say a few words in the political arena. That means denouncing abuses and announcing good actions, even though this role of a theologian can be misunderstood by some groups or viewed as partisan, which is not.

I am humbled to find myself following in the tradition of such prophetic Bishops as Dom Helder Camara, of Cardinals Dom Paulo Evaristo Arns (let’s remember, Brazil Never Again, the book that helped overthrow the dictatorship), and Dom Aloysio Lorscheider, Bishop Dom Waldir Calheiros, and others who in the dark days of the 1964 military dictatorship had the courage to raise their voices in defense of human rights, and against the disappearances and tortures carried out by agents of the State.

We are now living in a country torn by visceral hatreds, accusations by some against others, with the lowest kind of language and plenty of fake news, spread even by the highest authority of the country, the current President. That way he demonstrates the lack of composure in his high office and disastrous consequences of his interventions, as well as the absurdities he puts forth here in Brazil and abroad.

His campaign slogans were, and still are, “God above all” and “Brazil over everything”. We must denounce that use of the name of God. The second divine Commandment is clear: “Do not take the holy name of God in vain”. As it happens, invoking the name of God in this manner is not only abusive, but it represents a true blasphemy. Why?

Because is not possible to link God to hatred, to the praise of torture, torturers and threats against his opponents the way Bolsonaro and his children do. In the sacred Judaic-Christian texts God reveals the divine nature as “love” and “mercy”. “Bolsonarism” includes a policy of confronting the opposition, not by engaging in dialogue with Congress, but where politics is understood as conflict, of the fascist type. This has nothing to do with God-love and God-mercy. Consequently it spreads and legitimates, from above, a true culture of violence, one that allows each citizen to posses up to four weapons. A weapon is not a kindergarten toy, but an instrument to kill or to defend oneself by mutilating or killing the other.

He considers himself religious, but his is a spiteful religiosity; his religiosity appears bereft of sacredness and reveals a perturbing lack of spirituality, or sense of commitment, either to human life or to nature’s other creatures, especially those who have less. Pope Francis often says, rightly, that he prefers an ethical atheist of good will to a Christian hypocrite who neither has love or empathy for the other, nor cultivates human values.

I quote from a text by one of the greatest theologians of the last century, who at the end of his life, was named a Cardinal, the French Jesuit Henri De Lubac:

«If I lack love or justice I inevitably move away from You, my God, and my cult is nothing more than idolatry. To believe in You I must believe in love and justice. It is a thousand times more valuable to believe in love and justice than to pronounce Your name. It is impossible for me to find You if I am divorced from love and justice. Those who take love and justice as their guide are on the path that leads them to You» (Sur les chemins de Dieu, Aubier 1956, p.125).

Bolsonaro, his clan and followers (but not all of them) are neither guided by love nor appreciative of justice. This is why they are divorced from the “milieu divin” (Teilhard de Chardin) and their path does not lead them to God. There are neo-Pentecostal pastors who see Bolsonaro as God-sent, but that changes nothing about the attitude of the President, who, to the contrary, amplifies ever more the offense to the holy name of God, especially when they hang a pornographic internet youtube against the Carnival.

What kind of God takes away the rights of the poor and grants privileges to the wealthy classes, what God humiliates the elderly, degrades women and despises peasants, depriving them of the hope of having a pension in old age?

The Social Security project creates profound social inequalities, and yet they have the nerve to say that is creating equality. Inequality is a neutral analytic concept. Ethically it means social injustice. Theologically, inequality is a social sin that negates God’s design of gathering all in a great fraternal fellowship.

French economist Thomas Piketty, famous for his book, Capital in the Twenty First Century, (El Capital en el siglo XXI, FCE 2014), also penned an entire book about The Economics of Inequality, (La economía de las desigualdades, Siglo veintiuno, 2015). According to Piketty, the simple fact that the 1% who are multi-billionaires control a great part of the income of the people of the world, and in Brazil, according to Marcio Pochmann, a specialist on the subject, the six main billionaires have the same wealth as the 100 million poorest Brazilians (JB 25/9/2017), reveals our social injustice.

Our hope is that Brazil is bigger than the reigning irrationality and that we will emerge better from the present crisis.

Leonardo BoffEco-Theologian-Philosopher Earthcharter Commissioner

Free translation from the Spanish sent by
Melina Alfaro, alfaro_melina@yahoo.com.ar.
Done at REFUGIO DEL RIO GRANDE, Texas, EE.UU.

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